Il sessismo nel Contratto di Governo M5S-Lega

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Così come abbiamo fatto per i programmi dei principali partiti che si presentavano alle elezioni italiane 2018, analizzeremo adesso i pro e i contro del Contratto di Governo M5S-Lega per quanto riguarda le questioni di genere e la lotta al sessismo.

PUNTI CONTRO:

1.) “Prorogheremo la misura sperimentale “opzione donna” che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 anni di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo. Prorogheremo tale misura sperimentale, utilizzando le risorse disponibili.”

“Opzione donna” è una manovra che permette alle donne di andare in pensione prima, bypassando le richieste UE di equiparare donne e uomini nell’età pensionabile, e di fatto legalizzando una discriminazione.
Si tratta, in sintesi, di discriminazione contro gli uomini nell’accesso alla pensione.

2.) “Occorre introdurre politiche efficaci per la famiglia, per consentire alle donne di conciliare i tempi della famiglia con quelli del lavoro, anche attraverso servizi e sostegni reddituali adeguati. Inoltre, è necessario prevedere: l’innalzamento dell’indennità di maternità, un premio economico a maternità conclusa per le donne che rientrano al lavoro e sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro le madri
dopo la nascita dei figli.”

Ovviamente questo significa che:
a) vi saranno “servizi e sostegni reddituali” solo per donne, soprattutto madri, che escluderanno i padri e gli uomini in generale;
b) non vi sarà un innalzamento dell’indennità di paternità, causando un ulteriore squilibrio;
c) il premio economico a maternità conclusa” non si applicherà anche agli uomini a paternità conclusa;
d) gli sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro le madri dopo la nascita dei figli” ovviamente non verranno applicati anche alle imprese che mantengono al lavoro i padri dopo la nascita dei figli;
e) tutto questo ovviamente va ad incrementare il gap già enorme tra ciò che è il congedo di maternità e ciò che è quello di paternità in Italia.

3.) “È prioritario l’inasprimento delle pene per la violenza sessuale, con l’introduzione di nuove aggravanti ed aumenti di pena quando la vittima è un soggetto vulnerabile ovvero quando le condotte siano particolarmente gravi.”

a) Vorremmo sperare che “soggetto vulnerabile” non voglia dire “donna”, e che diventi un’operazione neutra per il genere!
Crediamo purtroppo che non sia così, visto che subito dopo fa riferimento a questioni femminili:

“Ai fini della prevenzione e del contrasto del femminicidio, risulta opportuno impartire una specifica formazione agli operatori delle forze dell’ordine sulla ricezione delle denunce riguardanti reati a sfondo sessuale, stalking e maltrattamenti, per i quali sarà previsto anche un vero e proprio “codice rosso”.”

b) Il che fa capire che questa “specifica formazione” darà una visione della violenza unidirezionalmente uomo-su-donna, che ignorerà le vittime maschili ed LGBT di violenza sessuale, stalking e maltrattamento.
c) Il “codice rosso”, allo stesso modo, dobbiamo presupporre che probabilmente sarà anch’esso genderizzato e reso quindi applicabile alle sole donne.

 

PUNTI (o meglio, punto) PRO:

“Nell’ambito di una rivisitazione dell’istituto dell’affidamento condiviso dei figli, l’interesse materiale e morale del figlio minorenne non può essere perseguito se non si realizza un autentico equilibrio tra entrambe le figure genitoriali, nel rapporto con la prole. Pertanto sarà necessario assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori, rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento e valutando l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale.”

 

Fonte: https://www.quotidiano.net/polopoly_fs/1.3919629.1526651257!/menu/standard/file/contratto_governo.pdf

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Le frasi alla Baci Perugina di Abbatto i Muri contro gli MRA

abbatto i baci

Abbatto i Muri ha recentemente scritto una serie di post contro gli MRA, il cui contenuto di frasi stereotipate e finto-rivoluzionarie all’interno è simile a quello che si trova nei Baci Perugina e al “Lo rivendico con orgoglio!” dell’imitazione di Daniela Santanchè fatta dalla grandissima comica Paola Cortellesi su “Parla con me” (per chi non la conoscesse, faccia mea culpa e guardi questi video: https://youtu.be/KeWsxTQPhoc e https://www.youtube.com/watch?v=-aVgHYT3Tks ).

Ma andiamo a vedere nel dettaglio di che stiamo parlando.

Nel suo post “Sono un ragazzo e ho bisogno del femminismo”, Abbatto i Muri riprende la solita trita e ritrita giustificazione del femminismo che si basa sul “noi agiamo quasi esclusivamente per le donne perché gli uomini quando vengono discriminati lo sono perché associati alle donne!”.

Secondo questa visione, la misandria non esisterebbe, sarebbe solo “misoginia che si ritorce contro gli uomini”. Ovviamente anche se abbiamo debunkerato quest’esercizio di ginnastica mentale e competizione agonistica di arrampicamento sugli specchi più e più volte, risbuca fuori come se non avessimo mai detto niente. Ma andiamo a vedere cosa si sono inventati questa volta.

Abbatto i Muri scrive, infatti:
——
“Sono un ragazzo e ho bisogno del femminismo.
Non dei “diritti dell’uomo”. Ma del Femminismo.
Ecco perché.

Tutto ciò di cui parlano i MRA (Men’s Rights Activist, “attivisti per i diritti dell’uomo”), ciò che gli uomini non possono fare o per cui sono socialmente puniti, nasce direttamente e immediatamente dalla misoginia.
Non dalla “misandria”, ma dalla misoginia.

Che stia esprimendo le mie emozioni, giocando con i bambini, cucinando dolci, facendo sesso in cui sono io ad essere penetrato.
Che stia indossando il colore sbagliato, parlando nel modo sbagliato, atteggiandomi nel modo sbagliato.
Che sia stato molestato o aggredito sessualmente.
Che non sia abbastanza attento ad apparire come uno che non e’ per nulla attento a come appare.
Quando la società mi punisce o mi deride o mi emargina per queste cose, ciò accade perché sono cose che ci si aspetta dalle donne, non dagli uomini. E in larga parte la nostra società odia le donne.

Non ce ne rendiamo ancora conto?
Uomini, potete pensare anche a un solo stramaledetto comportamento per il quale siete stati derisi che non fosse collegato a ciò che la società misogina vede come “feminilizzazione”?
Persino quando uomini sovrappeso sono derisi per i loro corpi, sono descritti come “uomini-con-le-tette”, maledizione.

Come vi aspettate di poter migliorare queste cose con i “diritti degli uomini”?
Per che diritti state combattendo?
Io ve lo posso dire per che diritti credo stiate combattendo. Io penso che stiate combattendo per il diritto di contenere e controllare la misoginia, e ributtarla addosso alle donne, là dove credete debba stare.
Voi volete mantenere il vostro privilegio, ma cancellate le sue conseguenze. E per questo motivo il vostro movimento è ridicolo: è un gigantesco stramaledetto cane che si morde la coda.

Come potete aspettarvi che gli uomini siano liberi dagli effetti periferici della misoginia quando vi rifiutate anche solo di riconoscere che è maledettamente reale?”
——

Tutto questo discorso non ha il benché minimo senso logico.
L’idea che “la misandria sia in realtà misoginia, perchè la società odierebbe il femminile” è assurda.
Ciò che in realtà viene scoraggiato è *uscire fuori dai ruoli che sono assegnati a ciascun genere*. Quindi la società approverà un uomo maschile ma disapproverà un uomo femminile, così come approverà una donna femminile ma disapproverà una donna maschile.
Le femministe asseriscono che le donne “maschiacce” siano punite per non essere femminili, perchè la società odia *le donne che escono fuori dai loro ruoli di genere*, ma gli uomini sarebbero puniti non per lo stesso motivo (in quanto uomini che escono fuori dai loro ruoli di genere), bensì perchè la società odierebbe *i tratti femminili (e per estensione le donne)*, nonostante *apprezzi tali tratti nelle donne*.
E’ perfettamente evidente che si stia usando un doppio standard. Potremmo infatti, con la stessa logica, affermare lo stesso argomento al rovescio, e dire che la misoginia non esista, che sia solo misandria perchè le donne vengono punite dalla società quando hanno tratti maschili, pertanto la società odia gli uomini. Ma sarebbe sciocco.

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Proviamo, infatti, a rovesciare il discorso di prima invertendo i generi e vedendo cosa viene fuori:
——
“Sono una ragazza e ho bisogno del Movimento per i Diritti degli Uomini.
Non del “femminismo”. Ma dei Diritti degli Uomini.
Ecco perché.

Tutto ciò di cui parlano le femministe, ciò che le donne non possono fare o per cui sono socialmente punite, nasce direttamente e immediatamente dalla misandria.
Non dalla “misoginia”, ma dalla misandria.

Che mi stia facendo forza, facendo carriera, facendo lavori impegnativi, facendo sesso in cui sono io a penetrare.
Che stia indossando il colore sbagliato, parlando nel modo sbagliato, atteggiandomi nel modo sbagliato.
Che tra i due coniugi sia io a “portare a casa la pagnotta”.
Che non sia abbastanza attenta ad apparire come una che è attenta a come appare.
Quando la società mi punisce o mi deride o mi emargina per queste cose, ciò accade perché sono cose che ci si aspetta dagli uomini, non dalle donne. E in larga parte la nostra società odia gli uomini.

Non ce ne rendiamo ancora conto?
Donne, potete pensare anche a un solo stramaledetto comportamento per il quale siete state derise che non fosse collegato a ciò che la società misandrica vede come “mascolino”?
Persino quando le donne muscolose sono derise per i loro corpi, sono descritte come “donne-che-sembrano-uomini”, maledizione.

Come vi aspettate di poter migliorare queste cose con i “diritti delle donne”?
Per che diritti state combattendo?
Io ve lo posso dire per che diritti credo stiate combattendo. Io penso che stiate combattendo per il diritto di contenere e controllare la misandria, e ributtarla addosso agli uomini, là dove credete debba stare.
Voi volete mantenere il vostro privilegio, ma cancellate le sue conseguenze. E per questo motivo il vostro movimento è ridicolo: è un gigantesco stramaledetto cane che si morde la coda.
Come potete aspettarvi che le donne siano libere dagli effetti periferici della misandria quando vi rifiutate anche solo di riconoscere che è maledettamente reale?”
——
Questa è una presa in giro, peccato che quella scritta da Abbatto i Muri non lo sia.

Inoltre, non contenta di questo, pubblica le dichiarazioni di un uomo femminista sulla sua pagina. Ecco cosa scrive:
——
“lui scrive: cara eretica ho letto il post di riotrite sul privilegio maschile e la misoginia dei movimenti per la difesa dei “diritti maschili”. io sono un “maschio” e non ho bisogno di prendermela con le donne per difendere i miei diritti di persona. persona e non maschio. se non fosse stato per il femminismo non avrei mai potuto compiere un percorso di liberazione dal patriarcato che opprime anche molti uomini. dal femminismo ho imparato a non vergognarmi di mostrare la mia vulnerabilità, a non vedere le donne come un oggetto sessuale e a non credere che i rapporti tra i maschi siano fondati su un patto virile di branco. contesto anche il termine virilità che corrisponde ad un modello di maschio ben preciso, difatti non sono le donne a chiamarmi omosessuale (non lo sono e se lo fossi ne sarei fiero) perché non mi “faccio” tutte le donne che incontro e non mi “faccio” in generale nessuna donna. baso le mie relazioni su altri presupposti e credo sia un bene aver capito che il pericolo per la mia libertà non sono le donne ma è la cultura maschilista che voleva fare di me un guardiano reazionario della conservazione. i diritti maschili per quel che mi riguarda sono come i diritti dei bianchi. gli oppressori che rivendicano diritti mi fanno ridere perché sono conservatori mascherati da progressisti. perciò io seguo questa pagina e anche se commento raramente perché in genere sono d’accordo, oggi voglio parlare perché se non parlano gli uomini riguardo questi movimenti maschili non saprei chi altro dovrebbe parlarne. sono movimenti che vedo come nemici. io non voglio una guerra con le donne. non voglio battermi con uomini per fare vedere che ce l’ho più lungo (è metaforico). non voglio stare dalla parte sbagliata della storia. ho compreso quale sia la parte giusta e quindi sto con voi. sempre. Silvano”
——
Analizziamo ciò che dice:
– “dal femminismo ho imparato a non vergognarmi di mostrare la mia vulnerabilità, a non vedere le donne come un oggetto sessuale e a non credere che i rapporti tra i maschi siano fondati su un patto virile di branco.”
In realtà il Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) richiede proprio questo, chiede che i suicidi maschili diminuiscano, che si faccia qualcosa per aiutare tutti gli uomini depressi che, oppressi dalla società tradizionalista (fondata su una cultura a cui *tutti* contribuiscono, sia uomini che donne con pari responsabilità, quindi non solo responsabilità maschile e pertanto non definibile “patriarcato”), vanno a morire, costituendo la stragrande maggioranza dei suicidi.
Il femminismo, al contrario, sebbene dica agli uomini di “piangere”, quando gli uomini richiedono un aiuto concreto (ad esempio l’estensione dei servizi antiviolenza per le vittime maschili di violenza domestica), risponde picche e addirittura prende in giro con magliette, post e tazze con scritto “male tears” (“lacrime maschili”). Insomma, il femminismo vuole che gli uomini piangano a vuoto, senza servizi d’aiuto. Quelli, come i centri antiviolenza, sono riservati alle sole donne™.

Il Movimento per i Diritti degli Uomini pensa che la problematica della violenza sessuale non sia un problema esclusivamente femminile, così come la violenza domestica. Oltre 40 anni di ricerca mostrano infatti che uomini e donne hanno pari possibilità di essere carnefici e vittime sia di violenza sessuale che domestica. Pertanto l’idea che solo gli uomini si comportino in maniera aggressiva o solo le donne siano vittime di violenza sessuale è da noi rigettata.

– “contesto anche il termine virilità che corrisponde ad un modello di maschio ben preciso”
Le femministe parlano di “mascolinità tossica” per descrivere i ruoli a cui gli uomini sono stati costretti da secoli, mentre parlano di “ruoli di genere in cui le donne erano confinate” per descrivere la stessa cosa per le donne.
L’idea che viene fuori è quella per cui i ruoli di genere sono confusi con l’identità, ma solo per gli uomini e non anche per le donne.
Mentre le donne sono “vittime” dei ruoli di genere, gli uomini – secondo il femminismo – sono partecipi di essi, autori della loro stessa oppressione.
Il femminismo quindi dà la colpa agli uomini per le loro oppressioni, il che è assurdo, come sarebbe assurdo dire che era colpa delle donne per il mancato diritto all’aborto.
E’ vero che molti uomini sostengono i ruoli di genere che li opprimono e li opprimevano, ma allo stesso modo vi erano moltissime donne che sostenevano i ruoli di genere che le opprimevano prima della liberazione femminile (liberazione che nel caso degli uomini, per colpa dell’unidirezionalità del femminismo, impegnato solo per le donne, non è mai avvenuta).
Se non vogliamo dare la colpa alle donne per le loro oppressioni, parlando di “femminilità tossica”, perché lo facciamo con gli uomini? Se i ruoli di genere erano un’imposizione per le donne, perché mai dovremmo pensare che per gli uomini non lo fossero? O non erano imposizioni per entrambi o erano imposizioni per entrambi. Tertium non datur.

– “baso le mie relazioni su altri presupposti e credo sia un bene aver capito che il pericolo per la mia libertà non sono le donne ma è la cultura maschilista che voleva fare di me un guardiano reazionario della conservazione.”
La cultura è condivisa da tutti, pertanto è responsabilità delle donne quanto degli uomini.
La mentalità è formata sia da uomini che da donne, sia dal tizio che scrive che dalla tizia che parla fuori dalla chiesa, sia dal padre che dalla madre, sia dal fratello che dalla sorella, sia dal vicino che dalla vicina.
La mentalità – essendo formata da uomini e donne – non è responsabilità solo maschile.
E se questa cultura, formata da entrambi, ha oppresso entrambi, allora non è lecito chiamarla solo maschilista: per tutti questi secoli è stata sia maschilista che ginocentrica. E’ stata bisessista o tradizionalista.

“i diritti maschili per quel che mi riguarda sono come i diritti dei bianchi. gli oppressori che rivendicano diritti mi fanno ridere perché sono conservatori mascherati da progressisti.”
E’ bellissimo come la gente che parla di “conservatori” per riferirsi agli MRA poi sia quella che li attacca quando chiedono la rinuncia di paternità dicendo che “il padre poteva tenerselo nei pantaloni”, che è l’equivalente maschile della scusa degli antiabortisti che dicono alle donne “poteva non aprire le gambe”!
Eppure saremmo noi i conservatori!
Noi non vogliamo togliere diritti alle donne, vogliamo estendere i diritti agli uomini.
Non vogliamo togliere il voto alle donne, vogliamo togliere le liste di leva solo per uomini (che erano state ideate come servizio che il cittadino dava in cambio del diritto di voto);
Non vogliamo togliere il diritto all’aborto, vogliamo avere il diritto alla rinuncia di paternità!
Non vogliamo togliere servizi antiviolenza alle donne, vogliamo che vengano estesi agli uomini!
Non vogliamo togliere tutele alle vittime femminili di stupro, vogliamo che vengano estese alle vittime maschili di stupro e di false accuse!
Non vogliamo togliere diritti alle madri, vogliamo dare gli stessi diritti ai padri con collocamento condiviso dopo il divorzio, doppia residenza per il bambino e mantenimento diretto!
Non vogliamo che le donne tornino in cucina, vogliamo che anche gli uomini – che ad oggi sono la quasi totalità dei suicidi per motivi economici – possano farlo ed essere mantenuti da una donna senza scherno e con la stessa facilità di quanto una donna può essere mantenuta da un uomo!

– “difatti non sono le donne a chiamarmi omosessuale (non lo sono e se lo fossi ne sarei fiero) perché non mi “faccio” tutte le donne che incontro e non mi “faccio” in generale nessuna donna.”
Infatti non esistono madri omofobe, noooo.
In realtà, seguendo proprio una vicenda recente, quella dell’Incel di Toronto (https://antisessismo.wordpress.com/2018/04/28/se-difendi-le-vittime-di-violenza-sei-complice-di-un-pluriomicida-lassurda-logica-degli-anti-mra/ ), si è scoperchiato che moltissime donne femministe e donne in generale hanno un atteggiamento di virginshaming nei confronti degli uomini “sfigati”. L’idea che sia solo un problema maschile è contraddetta dalle stesse asserzioni delle donne femministe.

In generale, sul tema omofobia, esistono numerose prove che dimostrano che non sia un problema esclusivamente maschile. Ad esempio, una ricerca sul Journal of Homosexuality ha trovato che, dove i ruoli di genere sono più rigidi, le donne sembrano essere leggermente più omofobe degli uomini:

“the results found that women are slightly more homophobic than men, female homophobia is more pronounced toward female homosexuals than male homosexuals, and male homophobia is equally directed toward male and female homosexuals. The differences are hypothesized to stem from the similarly rigid gender roles […]”
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9378948

La stessa cosa si riscontra nel personale medico e infermieristico a contatto con pazienti sieropositivi:
“No significant differences were found between scores for doctors and nurses, but women respondents were significantly more homophobic than men.”
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4086006

E ancora:
“this finding is consistent with previous reports that women are found to be more homophobic than men.”
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2795451/

Tra gli psichiatri le omofobe sono tante quanti gli omofobi anche in Paesi come l’India dove l’omosessualità è un reato:
“Attitudes towards homosexuality among psychiatrists in India […] do not vary across age, gender, work area and practice profile.”
http://web.a.ebscohost.com/abstract?direct=true&profile=ehost&scope=site&authtype=crawler&jrnl=15092046&AN=118571269&h=06NW95SKVHdfIX1aei6iUC%2bEfUVJsramSZHEfGW4BN1PEzcNOEO2UACC9uX6EKmkyPjzBZCzgzk4NgKRNoQZEA%3d%3d&crl=c&resultNs=AdminWebAuth&resultLocal=ErrCrlNotAuth&crlhashurl=login.aspx%3fdirect%3dtrue%26profile%3dehost%26scope%3dsite%26authtype%3dcrawler%26jrnl%3d15092046%26AN%3d118571269

Inoltre il 63% delle donne non frequenterebbe un uomo che ha avuto un rapporto omosessuale, anche se il 31% di questo 63% ha avuto un rapporto con una donna:
“It’s generally accepted that a woman’s sexuality is more fluid than a man’s but what happens when women who identify as straight encounter a bisexual man who wants to date them? Well, 63% of women polled by Glamour magazine said they wouldn’t date a man who’d ever had a same sex encounter, even though 31% of these same women had had a same sex encounter themselves.
What’s up with that, ladies?
Even crazier, some women then took to Facebook to defend their prejudice by saying male on male sex is gross and unsanitary.
And that all men are promiscuous and don’t wear condoms.
Also, judging someone on the past sexual history is apparently preference, not being judgmental which is news to me. Doesn’t this fly in the face of what women ask of men, not be judged on their sexual history?
Also, if your man has ever had a same sex encounter it means he will have sex with every man you ever thought he was “just friends” with. Who knew?
And being bi is just like being short or skinny, y’know, it’s something you can see. Except it isn’t.”
https://thoughtcatalog.com/lisa-woods/2016/10/wow-straight-women-are-super-homophobic/

Con questo penso sia tutto. Ringrazio per l’attenzione chi mi ha letto fino a qui e invito le nostre care amiche femministe a diminuire il consumo di Baci Perugina 😉

[A.]

Se difendi le vittime di violenza… sei complice di un pluriomicida?! L’assurda logica degli anti-MRA

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Il 23 aprile Alek Minassian, un uomo che si autodefiniva “Incel” (ovvero “Involontariamente Celibe”) ha ucciso 10 persone a Toronto, investendo la folla con un furgone in una strada affollata della città canadese.

Prima di compiere questo attentato, avrebbe scritto sul suo profilo social di aver iniziato “La Ribellione degli Incel”, il cui obiettivo sarebbe “distruggere tutti i Chad [uomini attraenti che fanno sesso] e le Stacy [donne attraenti che fanno sesso]!”.

Abbatto i Muri, blog anti-MRA molto noto, già da subito (questa volta affiancato anche da altri media) ha cercato di associare gli Incel agli MRA. Spiegheremo qui come mai il paragone è fuori luogo e quali sono, secondo noi, le soluzioni a fenomeni così terrificanti come questo.

 

Partiamo dal motivo principale per cui gli MRA vengono assimilati, dai nostri oppositori, agli Incel. Questo motivo può essere riassunto con una parola, una parola odiosissima, che è “manosphere”. Alcuni hanno tradotto questa parola con uomosfera, altri con manosfera, altri ancora con maschiosfera (non so quale traduzione sia la peggiore). In sintesi, si tratta del raggruppamento di tutte quelle realtà che si occupano di uomini o mascolinità. Questo gruppo però riunisce realtà così opposte che tanto varrebbe unire assieme MRA, barbieri e stilisti che si occupano di abiti maschili. E’ un termine inutile che mischia insieme in un unico calderone cose che stanno agli estremi opposti.

In virtù di questo termine, vengono assimilati gli MRA – ovvero persone che, credendo in una visione del sessismo non unidirezionale, bensì bi-direzionale, si occupano dei diritti dei padri separati, chiedono diritti riproduttivi come la rinuncia di paternità, vogliono pari servizi antiviolenza per le vittime maschili di abuso fisico, domestico e sessuale, e così via – con… Redpillati, MGTOW e Incels.
Quindi secondo questa logica, la logica di Abbatto i Muri, se difendi le vittime di violenza domestica, in automatico sei complice di un pluriomicida!
Se vuoi fermare i suicidi maschili (che sono la stragrande maggioranza del totale), sei responsabile delle morti causate da un tizio che investe la folla con un furgone!
Se vuoi l’equiparazione tra congedi di paternità e di maternità, sei un assassino!
Se vuoi l’affido condiviso, ammazzi le persone!1!1!1!

Ecco, in sintesi, il pensiero assurdo che porta avanti Abbatto i Muri.
In virtù di una parola che non vuol dire niente, vengono squalificate tantissime battaglie per *diritti civili*, per *diritti umani*, tra cui la salvaguardia dell’incolumità fisica di persone vittime di violenza fisica, sessuale e/o domestica, che ancora oggi non possono accedere a centri antiviolenza solo per la loro appartenenza a un sesso.
Ecco a cosa porta la parificazione di movimenti diversi che tra loro non hanno nulla a che fare!

 

Inoltre gli Incel non si capisce in che modo possano essere equiparati a chi lotta per i diritti maschili (MRA), perché, come abbiamo visto, attaccano sia uomini (i “Chad”) che donne (le “Stacy”), perciò il loro atteggiamento è misandrico oltre che misogino. Questo li pone in evidente contrasto con il movimento MRA, il quale richiede diritti per tutti gli uomini, e che, come sostiene la body acceptance dei corpi maschili non considerati dagli standard di bellezza attuali (al pari di come fanno le attiviste per i diritti femminili con i corpi femminili), allo stesso modo sostiene anche l’accettazione degli uomini che vi aderiscono (quelli che gli Incel chiamano “Chad”, e che ad esempio sono spesso attaccati proprio per l’ideale fisico che portano avanti, vedasi l’idea per cui i culturisti non sarebbero intelligenti, il classico “tutto muscoli e niente cervello” e così via).
Inoltre, così come sosteniamo il diritto degli uomini che non vanno a letto con molte donne a non essere insultati (opposizione al virginshaming), allo stesso modo sosteniamo il diritto a non essere insultati degli uomini che invece vanno a letto con molte donne (opposizione al pigshaming; il pigshaming sarebbero gli insulti e le vessazioni contro tali uomini, definiti porci, promiscui, e così via).
Nella stessa maniera, sosteniamo la libertà di esprimere la propria sessualità da parte degli uomini gay, bisessuali e pansessuali, oltre che la possibilità di esprimere la propria identità di genere nel caso degli uomini trans (appoggio alle tematiche LGBT+).

Tornando a noi, è evidente che questo individuo fosse misandrico. Come poteva dunque essere MRA? L’invisibilizzazione della misandria di soggetti simili si ebbe anche nel caso di Elliot Rodger, omicida a cui si pensa si sia ispirato Alek Minassian; Rodger infatti uccise oltre a 2 ragazze, anche 4 ragazzi: George Chen, di 19 anni; Cheng Yuan “James” Hong, di 20 anni; Weihan “David” Wang, di 20 anni e Christopher Michaels-Martinez, anche lui di 20.
Nonostante il numero di vittime maschili risultasse maggiore di quelle femminili, la misandria del gesto non venne mai messa in evidenza.

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In entrambi i casi, nonostante si parli di persone *misandriche*, cioè odiatrici di uomini, si cerca di collegarle – impropriamente – al movimento per i diritti degli uomini, il che è folle.

 

Gli MRA vengono visti come l’origine del fenomeno degli Incel, ciò che li avrebbe causati. In realtà è l’esatto opposto: il Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) si oppone, come abbiamo visto, al virginshaming, ed è proprio il virginshaming a creare la mentalità Incel.
E’ proprio l’idea per cui il valore di un uomo dipende da quante donne lo trovano bello, da quante donne vanno con lui, da quanto riesce a catturare l’approvazione femminile, ad aver creato gli Incel.
Sono proprio ragionamenti come quelli che leggo in queste ore su diversi giornali, che definiscono gli Incel “sfigati con l’uccello piccolo che non riescono a trovare una donna” a creare gli Incel.

Noi al contrario, contrastando il virginshaming, diciamo agli uomini: “il vostro valore non dipende dall’approvazione femminile, non dipende da quante donne vi trovano attraenti o vanno a letto con voi. Il vostro valore è intrinseco e indipendente da tutto questo. Non siete dei quadri, il cui unico scopo è quello di essere gradevoli alla vista di chi vi guarda, siete persone umane e avete diritti umani, qualunque sia il vostro aspetto e il numero di ragazze con cui siete stati o non stati”.
Eppure i media, soprattutto quelli femministi, dicono che è colpa nostra di questa tragedia. Non è colpa loro che parlano di “sfigati” riferendosi agli uomini che hanno avuto poche ragazze, no, è colpa nostra!
Noi che contrastiamo il fenomeno che crea gli Incel, noi che diciamo agli uomini che non hanno bisogno di essere “approvati” dalle donne o dalla società… saremmo la causa degli Incel! Assurdo, davvero assurdo.

Poi leggo addirittura chi parla di “uomini che si sentono in diritto di accedere al corpo delle donne”. Queste persone non hanno colto minimamente il punto.
Gli Incel non si sentono in diritto di accedere al corpo delle donne, al contrario, la società ha detto loro che potranno ottenere valore solo e unicamente se qualche donna li troverà attraenti.
E’ dunque questo il nucleo fondamentale che crea gli Incel. Gli Incel sono incaxxati non perchè non riescono a sfogare pulsioni sessuali, ma perchè la società dice loro “finchè non accadrà tu non vali nulla”, “il tuo valore è 0 finchè una donna non ti troverà attraente”.
Il motivo per cui sono arrabbiati con gli uomini (sì, perchè la loro è anche misandria e non solo misoginia) e con le donne non-incel è perchè pensano “tu non vuoi darmi valore”, “tu vuoi che io continui a valere zero”. Vedono quindi gli uomini non-incel come persone già valorizzate che impediscono loro di essere anch’essi riconosciuti come degni di valore, e se la prendono con le donne perchè le vedono come persone che non vogliono conferire loro un valore.
La soluzione a tutto questo dunque non sta nel definirli, nuovamente, “sfigati che non riescono a trovare una donna”, perchè è proprio quello il problema!
La soluzione si avrà solo quando smetteremo, come società, di pensare che un uomo che non riceve approvazione femminile, che non viene considerato attraente da una donna, non abbia valore.
Rimarcare che sono degli “sfigati con l’uccello piccolo”, a enfatizzare la mancanza di attrattività fisica, creerà nuovi Incel.
E’ solo quando l’attrattività fisica non conterà più nell’assegnare un valore alle persone che questo fenomeno terminerà.

 

Qualcosa di analogo è già avvenuto, è avvenuto con la body acceptance per le donne più in carne rispetto agli attuali standard di bellezza femminile. Anche loro chiedevano di essere considerate come esseri umani, di non essere insultate, criticate, e il femminismo è riuscito molto bene a portare avanti questo proposito.
Purtroppo, però, lo stesso femminismo adesso parla di “uomini sfigati che non riescono ad andare a letto con nessuna donna”, lo stesso femminismo usa termini di body-shaming, parlando di uomini “con l’uccello piccolo”, quello stesso femminismo che diceva che “tutti i corpi sono perfetti”. Quello stesso femminismo che voleva sconfiggere il body-shaming, il sex-shaming, adesso parla di “sfigati”, parla della sessualità maschile facendo pesare su di essa degli standard che non accetterebbe se pesassero sulle donne.
Il femminismo, in questo momento, sta portando avanti una campagna di body-shaming e virgin-shaming contro molti uomini insicuri, causando, de facto, fenomeni come quello degli Incel.
Perpetra, de facto, il tradizionalismo, o almeno gli aspetti della società tradizionale che opprimono gli uomini.

 

Il virginshaming, però, è un’arma davvero ignobile, per un movimento che afferma di combattere per i diritti delle persone: viene usato in situazioni molto gravi, ad esempio per colpevolizzare le vittime maschili di violenza sessuale.

Riporto in proposito questo video di una vittima maschile di stupro che, a seguito dell’atto, *deve* dire che l’abuso che ha subito gli è piaciuto, perché sa che se non lo facesse verrebbe preso in giro, come “verginello”, come “sfigato” e come gay, usando il termine in senso dispregiativo (perché ricordiamo che misandria e omofobia sono collegate):

 

Nel video, il ragazzo dice che doveva fingere di averlo voluto. Che doveva fingere di essergli piaciuto, che doveva fingere che fosse stata una bella esperienza, anche se in realtà era “la cosa peggiore che mi potesse capitare, come se fossi meno che umano”, perché altrimenti avrebbero riso di lui, lo avrebbero chiamato f*nocchio. Ecco. E’ questo ciò a cui porta il virginshaming.

In quest’altra foto, un ragazzo vittima di violenza sessuale scrive, su di un cartello: “Non ti preoccupare, ai ragazzi deve piacere”:

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In quest’altro caso, un ragazzo scrive: “Sei un ragazzo. Non puoi dire no a una ragazza come me”.

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Viviamo in un mondo dove un ragazzo che dice di no, viene visto come un “verginello”, come uno “sfigato”, e un ragazzo che non riesce a ottenere l’approvazione femminile che la società gli impone, viene considerato come avente un valore minore.
E’ questa la ragione per cui esistono gli Incel. E’ questa la ragione, inoltre, per cui le vittime maschili di stupro non vengono avanti. E’ questa la ragione per cui entrambi questi fenomeni, il silenzio delle vittime maschili e i gruppi come gli Incel, sono ancora vivi nella nostra società.

Solo il contrasto al virginshaming può aiutare. E noi stiamo combattendo per questo, non siamo noi il nemico, non siamo noi gli incitatori di Incel. Noi siamo ciò che cerca di risolvere questi fenomeni.
Per l’origine di essi, si deve guardare altrove, a quegli stessi media che adesso si sentono tanto paladini della giustizia e che invece contribuiscono a creare, con le loro narrative, un mondo del genere.

 

A seguito di questo evento ci hanno detto di tutto, ci hanno accusato di tutto. Ma io mi chiedo, da founder di Antisessismo, uno dei più grandi gruppi MRA in Italia, come si può pensare che io, ragazzo gay, abbia cercato di creare una simile realtà – come sono stato accusato da molte femministe in questi giorni di aver fatto – per “poter chiav*re con più donne, e arrabbiarmi con tutte le donne se non lo fanno”? C’è qualche cosa che non torna, tipo, sapete, il fatto che i ragazzi gay non cercano di chiava*e con donne! ^^’’ E poi dove sarebbe l’attacco a tutte le donne? Bah…

Il motivo per cui ho creato questo sito è per poter far fronte a questioni gravi che affliggono la società, e che sono ignorate dai più, non per motivi di interesse personale.
Come me, moltissime persone sono MRA e quasi tutte lo fanno per empatia verso le vittime maschili di violenza, lo fanno per evitare suicidi, morti sul lavoro, ridurre il numero di senzatetto, che ancora oggi sono prevalentemente uomini; lo fanno per far riabbracciare i figli ai loro padri, lo fanno per poter permettere ai padri di poter passare più tempo con i propri figli grazie a congedi di paternità degni di questo nome, lo fanno per poter permettere a ragazzi a cui le partner bucano i preservativi di non spendere 18 anni di lavoro per un figlio voluto solo da una parte ma non dall’altra, che è stata semplicemente ingannata.
Non è per altro che lottiamo. Lottiamo per la giustizia per gli uomini, non per togliere diritti alle donne.

 

Così come non generalizziamo sulle femministe, non diciamo cioè che tutte le femministe sono assassine perché ci sono stati casi simili, non è giusto che lo si faccia con gli MRA.
Sì, avete capito bene, casi simili sono esistiti. Facciamo qualche esempio:

  • Suzanne Steinmetz fece l’errore di pubblicare un libro ed articoli che mostravano chiaramente come uomini e donne fossero violenti in egual misura. L’odio si concretizzò in minacce di bombe al matrimonio di sua figlia, è stata vittima di una campagna per negarle il posto e stroncarle la carriera universitaria alla University of Delaware. 20 anni dopo lo stesso è accaduto ad un ricercatore all’University of Manitoba la cui tesi dimostrò che uomini e donne sono violenti in egual misura: gli hanno impedito la promozione ed il posto.

    [Fonte: Strauss, Murray A. (2007). Processes Explaining the Concealment and Distortion of Evidence on Gender Symmetry in Partner Violence. European Journal on Criminal Policy and Research 74 (13): 227–232.]

  • Erin Pizzey, creatrice del primo rifugio antiviolenza nel Regno Unito, e sostenitrice della simmetria di genere nella violenza domestica tra uomini e donne, ricevette minacce di morte a lei e alla sua famiglia, minacce di bombe, e addirittura le uccisero un cane la giornata di Natale.

    [Fonte: http://www.fathersforlife.org/pizzey/failfamt.htm ]

  • Valerie Solanas, autrice del trattato femminista “SCUM Manifesto”, attentò alla vita dell’artista Andy Warhol, del suo critico d’arte, e del suo curatore e compagno di allora Mario Amaya, sparando diversi colpi di pistola.

    [Fonte: Ingrid Schaffner. The Essential Andy Warhol. New York City, Harry N. Abrams, 1999, p. 79.]

  • A maggio 2017, a Clifton (contea di Mesa dello stato del Colorado, negli USA), il 29enne Aleksandr Kolpakov ha ucciso con diversi colpi di arma da fuoco su collo e torace la 31enne Heather Anable. Entrambi erano youtuber femministi, e gestivano assieme l’account “Skeptic Feminism”: lui era conosciuto con il nickname di “Russian Deadpool“, mentre lei con quello di “Poison Ivy“. L’account era associato con posizioni particolarmente ostili verso le questioni maschili, e gli attacchi contro gli MRA, nei vari video registrati dai due, si sprecavano.
    http://it.avoiceformen.com/propaganda-femminista/youtuber-femminista-anti-mra-commette-femminicidio/
  • Un membro dell’associazione femminista “Maschile Plurale”, è stato accusato di violenza qualche anno fa. Ovviamente potrebbe essere una falsa accusa, ma Abbatto i Muri riferendosi al problema parla di “presunti pericoli di false accuse da parte di donne vendicative”, perciò se non riconosce la presunzione di innocenza negli altri casi perché dovrebbe fare eccezione con i femministi?
    http://it.avoiceformen.com/mega-evidenza/membro-di-maschile-plurale-accusato-di-violenza-e-una-calunnia-femminista/
  • Le femministe, in India, hanno manifestato per chiedere che la legge sulla violenza sessuale non si applicasse anche agli uomini, rendendoli di fatto privi di protezione. Una delle principali autrici di questo atto immondo, la femminista Flavia Agnes ha dichiarato, al Times of India, testuali parole: “Mi oppongo alla proposta di rendere le leggi neutre per il genere. Ci siamo opposte quando il governo ha reso le leggi sullo stupro sui bambini neutre per il genere”.

    [Fonte: http://timesofindia.indiatimes.com/india/Activists-oppose-making-rape-gender-neutral/articleshow/15049606.cms ]

Come vediamo, quindi, seguendo lo stesso principio di generalizzazione, se l’attivismo per i diritti degli uomini è la porta di accesso per tante cose brutte e orribili, allora logicamente anche il femminismo è la porta di accesso per la violenza e l’omicidio.

Oppure, più razionalmente, qualunque movimento ha le sue mele marce.

Cosa dunque deve importare nel valutare un movimento? La sua Weltanschauung, la sua concezione del mondo.

Noi non ci opponiamo al femminismo perché qualche femminista ha fatto qualcosa di brutto o ha detto qualcosa di brutto, ma semplicemente perché la nostra concezione del mondo non coincide con la loro. Tutto qui.

 

E qual è la concezione del mondo del movimento MRA? La seguente. Cito da un nostro articolo precedente:

“[L]’aderenza al Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) […] dipende […] dall’opposizione alla “Teoria del Patriarcato” o “Teoria della Dominazione Maschile”.

Ma cos’è la Teoria del Patriarcato?
La Teoria della Dominazione Maschile o Teoria del Patriarcato (in senso esteso) è l’idea che gli uomini abbiano, nel corso della storia, oppresso e sottomesso le donne.
Tale teoria a sua volta è scomponibile in 3 sotto-teorie:
– Teoria del Privilegio Maschile;
– Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta;
– Teoria del Patriarcato nel senso stretto del termine.

La Teoria del Privilegio Maschile afferma che gli uomini non subiscano discriminazioni, o se le subiscono siano semplicemente un “fuoco di ritorno” dei loro privilegi o peggio ancora siano “misoginia benevola”: gli uomini sarebbero, secondo questa teoria e secondo le femministe, le quali la appoggiano, discriminati solo quando si comportano in maniera considerata “femminile” dalla società. Esisterebbe dunque non un odio contro gli uomini ma un odio contro la femminilità e quindi le donne, anche quando espresso dagli uomini.
Gli MRA rispondono a questa teoria mostrando in primis la realtà delle problematiche maschili, in secondo luogo dimostrando la loro esistenza già dagli albori della società, parlando dunque di Bisessismo al posto di Privilegio di un sesso o dell’altro, e infine spiegando che ogni sesso è oppresso quando non segue le regole dettate dai ruoli di genere imposte a tale sesso. Perciò gli uomini sono sì oppressi principalmente quando si comportano in maniera “femminile”, ma anche le donne sono oppresse principalmente quando si comportano in maniera “maschile”. Dunque o quest’ultimo caso è la prova che la società odia il maschile e quindi gli uomini, o non ha senso asserire che la società odi il femminile e le donne. La società, in sintesi, secondo gli MRA, odia tutti gli uomini e le donne che fuoriescono dai propri rispettivi ruoli di genere.

La Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta asserisce che gli uomini siano stati facilitati nel loro intento di opprimere le donne dalla loro maggiore indole violenta.
Gli MRA al contrario mettono in dubbio l’esistenza di una simile indole violenta tipicamente maschile, ritenendo che nè influenze biologiche nè influenze socio-ambientali siano abbastanza forti da causarla. Gli MRA dunque ritengono che uomini e donne:
– abbiano la stessa propensione a uccidere e a infliggere violenza fisica;
– abbiano la stessa propensione a stuprare (nel caso femminile si intende il “forzare a penetrare”) e a commettere violenza sessuale;
– abbiano la stessa propensione ad uccidere o a commettere violenza fisica o sessuale sul partner (violenza domestica);
– infliggano violenza della stessa gravità (le persone meno forti fisicamente impiegherebbero difatti maggiormente oggetti per sopperire alla minore potenza corporea).
Gli MRA ritengono che la maggiore presenza di uomini tra gli incarcerati per crimini violenti sia spiegabile dal sessismo giuridico, ovvero dalla maggiore possibilità che, a parità di reato e circostanze, un uomo venga arrestato, incarcerato se colpevole e che abbia una pena più lunga o severa; dalla maggiore clemenza che si dimostra verso le autrici di crimini violenti di sesso femminile (viste come più deboli e quindi più innocenti) e dall’under-reporting delle vittime maschili di violenza femminile.

La Teoria del Patriarcato (in senso stretto, mentre in senso esteso è sinonimo di Teoria della Dominazione Maschile), infine, attribuisce la colpa delle discriminazioni di genere ai soli uomini, in quanto maggioranza dei governatori e dei regnanti durante tutta la storia umana.
Gli MRA al contrario, asseriscono che il sesso dei regnanti sia poco rappresentativo del pensiero che li domina e che domina la società tutta: tale pensiero deriverebbe invece da un substrato culturale condiviso tra uomini e donne, che ambedue sostengono e alimentano.
Mentre gli uomini sostengono indubbiamente tale substrato culturale mediante l’autorità, le donne contribuirebbero ad esso grazie al potere per procura o “by proxy”.
L’accezione antropologica di Patriarcato fa infatti riferimento all’autorità politica, ma c’è differenza tra autorità e potere. Riprendendo un famoso detto, se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, anche dietro un meschino patriarca c’è una meschina donna. Entrambi esercitano potere, ma solo in un caso (l’uomo) tale potere è un’autorità formale. Il potere femminile è dunque un potere “per procura”, “by proxy”, come quello delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita o, più genericamente, delle mogli dei governanti, delle reggenti, delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni.
Per gli MRA, dunque, non esisteva un Patriarcato nell’imposizione dei ruoli di genere, ma un contributo maschile dovuto all’autorità e un contributo femminile dovuto al potere per procura: basti pensare che se l’educazione dei figli era affidata alle madri, proprio una donna era la prima a contribuire al passaggio generazionale delle idee sui ruoli di genere.Dunque attribuire la responsabilità del sistema dei ruoli di genere ad un solo sesso appare riduttivo.

Come vediamo, dunque, gli MRA sostituiscono la Teoria della Dominazione Maschile con la “Teoria del Bisessismo” (in senso esteso) o “Teoria della Bi-oppressione”, e quindi rispettivamente:
– La Teoria del Privilegio Maschile con la “Teoria del Bisessismo” (in senso stretto);
– La Teoria della Dominazione Violenta o Violenza di Genere con la“Teoria della Simmetria di Genere”;
– La Teoria del Patriarcato con la “Teoria dell’Autorità Maschile e del Potere Femminile”.”

 

In che modo tutto ciò è assimilabile all’idea di far fuori tutti i Chad e tutte le Stacy di cui ha parlato Alek Minassian? In nessun modo.

[A.]

 

Leggi anche:

Risposta a La 27esimaOra sul criterio del Tenore di Vita

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Su La 27esimaOra, blog del Corriere della Sera, è stato pubblicato un articolo firmato da varie esponenti di associazioni femministe e intitolato “Il divorzio e i conti (sbagliati) sul tenore di vita uomo/donna”. Il suo scopo è quello di fare pressione affinché venga rivisto l’orientamento stabilito dall’ultima sentenza della Cassazione in merito all’assegno di mantenimento all’ex coniuge, che aboliva il parametro del tenore di vita nella sua quantificazione, riducendolo ad un assegno “di sussistenza”.

L’articolo si oppone dunque ad una sentenza storica e antisessista, per chiedere a gran voce il ritorno di un assegno divorzile che permetta all’ex moglie non solo di sopravvivere, ma di continuare ad avere lo stesso tenore di vita che aveva in costanza di matrimonio grazie ai soldi del marito. Secondo le autrici, insomma, la donna deve poter liberarsi dagli svantaggi di un’unione diventata a quel punto sgradita, senza però dover rinunciare anche ai vantaggi derivanti dall’unione patrimoniale. Poco importa, poi, che questa irruzione a mano armata nei portafogli degli ex mariti costituisca una palese violazione dei loro diritti ‒ o nello specifico una forma di violenza economica, come vedremo più avanti.
Rispondiamo, adesso, ai punti salienti dell’articolo:

“Con il divorzio ciascuno va per la sua strada, ammonisce la Corte, con le risorse di cui dispone in quanto singolo/singola in base al principio dell’autosufficienza economica, non dovendosi dare alcun valore alla qualità e durata del tempo vissuto insieme, all’entità dell’apporto di ciascuno/a alla vita e al patrimonio comune.”

Ovvio. Uomini e donne sono uguali, nessuno impedisce alle donne di lavorare e di guadagnare per provvedere al proprio sostentamento.
Alla qualità del tempo vissuto insieme contribuiscono in egual misura entrambe le parti: le mogli non sono “dame da compagnia” che stanno con i mariti per fare loro un piacere o dietro compenso (almeno vogliamo sperare!), ma persone che, in una coppia che si ama, danno e ricevono. Proprio come i loro coniugi di sesso maschile.

“Sotto il profilo della dimensione pubblica occorre considerare che, se è vero che l’Italia si apre verso un modello paritario di divisione del lavoro sia per la maggiore possibilità di accesso al lavoro retribuito delle donne che per la più equa distribuzione del lavoro familiare nelle coppie, secondo l’Istat il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni rimane tra i peggiori dell’Unione europea: l’Italia è, infatti, al penultimo posto, prima della Grecia.”

Grossa leggerezza, qui: se non si è occupati, si può essere disoccupati o inattivi. La differenza è che i disoccupati cercano lavoro, mentre gli inattivi non lo cercano.
In Italia è il numero di inattive, e non di disoccupate, a determinare un tasso di occupazione femminile inferiore a quello maschile.
Tenendo conto dei dati Istat più recenti a nostra disposizione (quelli di Febbraio 2018, pubblicati il 4 aprile 2018, ovvero pochissimi giorni fa), notiamo infatti che vi sono più disoccupati uomini (1.526 migliaia di unità) che disoccupate donne (1.308 migliaia di unità) [1].
Ergo, chi abbassa la percentuale delle donne occupate è quella fetta di donne che si fanno mantenere dal coniuge, pratica tradizionalmente accettata per la donna ma non per l’uomo, che se non porta a casa la pagnotta è visto come uno sfaticato che si sottrae al suo dovere.

Sono gli uomini, infatti, ad essere più svantaggiati da questa impostazione, visto che le donne non sono obbligate a stare a casa, ma nemmeno sono obbligate a lavorare. La donna, al giorno d’oggi, può scegliere, mentre l’uomo no.
Ella difatti dispone di 3 possibilità, mentre il suo compagno solo di una. Lei può decidere tra:
– Farsi mantenere,
– Farsi mantenere in parte e lavorare part-time,
– Lavorare full-time.

Mentre lui, al contrario, può “scegliere” solo tra diverse gradazioni della medesima opzione, ovvero:
– Mantenere se stesso e la moglie totalmente;
– Mantenere se stesso e la moglie in parte;
– Mantenere solo se stesso.

Questa pressione a mantenere e l’assenza dell’opzione socialmente accettata di farsi mantenere da una donna fa sì che gli uomini ancora oggi siano la quasi totalità dei suicidi per motivi economici (nel 2012 erano 86 uomini e 3 donne; nel 2013 erano 144 uomini e 5 donne; nel 2014 erano 187 uomini e 14 donne; nel 2015 erano 175 uomini e 14 donne; durante il primo semestre del 2016 erano 75 uomini e 6 donne [2]) e la stragrande maggioranza dei senzatetto (85,7% [3]).
Difatti, se sei obbligato socialmente a mantenere e non riesci più a farlo per motivi economici, la tua vita è rovinata: non vali più come persona, e nessuno è altrettanto disponibile ad aiutarti economicamente, a mantenerti o anche solo ad ospitarti, e spesso ti ritrovi per strada o preferisci la via tragica del suicidio.

È quindi oggettivo che ancora oggi molte donne *SCELGANO* di non lavorare, e quando si fa una scelta consapevole ce ne si assume anche la responsabilità e ne si accettano le conseguenze (cioè l’inappetibilità sul mercato del lavoro). Se invece vogliamo premiare quelle donne che *NEL DUEMILADICIOTTO* (sì, nell’anno corrente) scelgono di non istruirsi e di non cercare l’indipendenza economica (!!!), distribuendo loro quel paracadute sociale che è il mantenimento al coniuge con tanto di tenore di vita invariato rispetto a prima, che incentivo avranno a lavorare e a rendersi indipendenti? È un circolo vizioso e controproducente, ed è molto strano che dopo tutta questa presunta attenzione ai fattori e alle dinamiche sociali ci si lasci sfuggire di vista la cosa più importante.
Al contrario, rimuovere il mantenimento al coniuge salvo in caso di mancanza dei mezzi di sussistenza è proprio ciò che spingerebbe le donne inattive a cercare un lavoro e a rompere quei ruoli di genere che le femministe dicono tanto di odiare ma che qui sembrano tanto amare e difendere.

“Tra le donne occupate con figli, il 67% del lavoro familiare prodotto dalla coppia è a carico delle donne per la cura dei figli, delle persone anziane e di eventuali componenti disabili della famiglia, mancando in Italia un welfare che le sostenga.”

Questa percentuale è dovuta proprio alla mancanza di *possibilità* per gli uomini di occuparsi dei figli.
E’ paradossale usare questi dati per chiedere il mantenimento della moglie: se un uomo è occupato a lavorare per mantenere la moglie, dove lo trova il tempo per vedere i figli?
E’ infatti proprio quest’obbligo che spinge gli uomini a lavorare più delle donne, e quindi ad avere meno tempo per tutte queste mansioni che invece svolgerebbe.

Ricordiamo infatti che vi sono diversi ostacoli socialmente imposti che intralciano la possibilità di cura dei bambini da parte dei padri:
– la mancanza di un collocamento paritario nei modi e nei tempi, a seguito della separazione e/o del divorzio;
– l’assenza di un congedo di paternità di pari durata e modalità, identico in tutto a quello di maternità;
– l’obbligo sociale che grava sugli uomini a mantenere la famiglia, che quindi li porta a lavorare più ore, a fare lavori più gravosi e pertanto ad occuparsi di meno della casa e della cura dei figli.

E’ quindi singolare chiedere di mantenere un ostacolo alla maggiore partecipazione degli uomini alla vita della prole, usando questi dati come sostegno.
Al contrario: è necessario che il padre stia maggiormente con i figli e per farlo è imperativo che li sostenga direttamente, che possa accedere a un congedo di paternità degno di questo nome e soprattutto che possa avere del tempo da dedicare loro al posto di impiegarlo per lavorare di più per mantenere l’ex moglie.
Inoltre, in virtù delle maggiori ore di lavoro fuori casa dell’uomo, ne consegue un numero minore di ore da parte della donna, che dunque avrà proprio per questo motivo maggior tempo da dedicare alla casa e ai figli.

Infatti il mito per cui “le donne fanno due lavori, uno in casa e uno fuori, mentre gli uomini solo uno” è, appunto, solo un mito.
Citando Warren Farrell: “Le donne lavorano sì più ore dentro casa, ma ciò che non sentiamo a riguardo è che gli uomini lavorano più ore fuori casa. L’uomo medio si sposta più lontano, passa più tempo a lavorare in giardino, a fare lavori di riparazione e a ripitturare, e quando tutti questi elementi sono combinati, come ha scoperto uno studio dell’Università del Michigan nel Journal of Economic Literature nel 1991 [quindi un periodo in cui gli uomini contribuivano ancora MENO in casa rispetto ad oggi, N.d.T.], l’uomo medio lavorava 61 ore a settimana. Le donne medie lavoravano 56 ore.” [4]

Questo dato è confermato dal rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD) del 2013, che parla di un minor numero di ore lavorate dalle donne, e [del]la più alta prevalenza femminile in lavori temporanei e part-time” [5].

In definitiva, quindi, l’attuale situazione dipende dal ruolo di mantenitore che la società impone ancora agli uomini e alla conseguente scelta di molte donne del lavoro part-time o comunque di un lavoro che preveda un numero minore di ore e che lasci loro più tempo per occuparsi dei bambini.

Probabilmente molte di loro, influenzate dal loro ruolo di genere, nemmeno si chiedono se sia giusto che il peso del mantenere la famiglia gravi maggiormente (o esclusivamente, nel caso delle inattive di cui abbiamo parlato poco fa) sull’uomo piuttosto che su di loro.
Molte altre donne, inoltre, probabilmente influenzate anch’esse dal loro ruolo di genere, si sentono ancora in dovere di essere il genitore che si occupa maggiormente della cura dei figli. Tuttavia, si presume che queste siano scelte di coppia condivise da ambo le parti, le quali spesso avranno scelto l’opzione “di default”, ma volendo avrebbero potuto fare altrimenti. Se una delle parti accetta la cosa controvoglia, deve incolpare solo se stessa e la sua incapacità di imporsi a livello decisionale nella relazione.

Ribadiamo, nessuno obbliga le coppie a dividersi la cura dei figli in questo modo. Le scelte di coppia non devono interessare al legislatore.

La 27esimaOra continua tirando in ballo “Altri dati [che] confermano la condizione di disuguaglianza sostanziale in cui versano molte donne”.
Tra questi dati vi sarebbero:
– discriminazioni, molestie, ricatti o fantomatici divari salariali sul lavoro;
– violenza domestica intesa come “violenza psicologica o economica dal partner attuale, intendendo per violenza economica, tra l’altro, l’impedimento alla donna di lavorare o di conoscere il reddito familiare e decidere le spese familiari, di avere una carta di credito o un bancomat, di usare il proprio denaro e il costante controllo sulle spese di lei”.

Per quanto riguarda la violenza domestica, quasi 40 anni di studi hanno dimostrato che essa sia simmetrica tra uomini e donne, ovvero che uomini e donne la sperimentino in egual misura dal/la proprio/a partner [6]. Pertanto questo dato non può essere preso come esempio per indicare una condizione di disuguaglianza sostanziale a danno delle donne.

L’articolo, poi, lascia ad intendere che la violenza economica colpisca più le donne che gli uomini. Questa supposizione, però, fa a botte con il fatto che la quasi totalità dei suicidi per motivi economici siano di sesso maschile. Quindi, per evitare grottesche contraddizioni, sarebbe forse il caso di prendere in considerazione anche le modalità con le quali la violenza economica può essere esercitata dalla donna sull’uomo, che sono sostanzialmente diverse ma ugualmente devastanti:

Mettere in dubbio la virilità e la dignità di un uomo che non mantiene “abbastanza” la sua donna, umiliandolo pubblicamente e definendolo un “ominicchio”, non è forse anch’essa violenza economica?

Non contribuire alle spese familiari e aspettarsi che l’altra persona compri tutto, paghi tutto, senza metterci mai un soldo di tasca propria, non è forse anch’essa una forma di violenza economica?
Umiliare l’altro se non lo fa, asserendo che non sia un “vero uomo” se si sottrae a quest’obbligo sociale, non è forse anch’essa violenza economica?

Minacciare di togliere la casa e di far rimanere per strada il proprio compagno – considerando che gli uomini in situazioni di difficoltà economica ricevono meno spesso ospitalità rispetto alle donne, il che li porta a diventare la stragrande maggioranza dei senzatetto – non è forse anch’essa violenza economica?

Minacciare di non far vedere i propri figli all’ex marito se questi non porta a casa regali, soldi, oggetti e così via non è forse una forma di violenza economica?

Infine, dare alle donne sempre più strumenti per dire “se non fai come dico divorzio e ti prendo figli, casa e stipendio” non è forse un incoraggiamento alla violenza economica?

Per quanto riguarda invece la violenza psicologica non prettamente economica, ricordiamo che anche le donne hanno la possibilità di esercitare un controllo ossessivo sul partner, limitare la sua libertà nell’agire, nel comportarsi, nel rapportarsi ad amici, parenti e altre persone significative e spingerlo a isolarsi da essi.

La violenza economica non ha sesso, così come tutta la violenza domestica in generale, sia psicologica che fisica [7].

Per ciò che concerne invece le discriminazioni sul lavoro, dipende dal tipo di lavoro.
Così come vi sono lavori a maggioranza maschile, in cui le donne si trovano svantaggiate, vi sono lavori a maggioranza femminile in cui lo sono gli uomini. Pensiamo alle difficoltà degli uomini che svolgono lavori a contatto con i bambini o in mansioni tipicamente considerate femminili.
E’ dunque lecito, in base a tali difficoltà, richiedere che gli uomini che svolgono questi lavori vengano mantenuti dalle ex mogli?
Non credo proprio. Pertanto non ha alcun senso richiedere la stessa cosa a parti invertite.

Inoltre, per quanto riguarda la disparità salariale, essa non sussiste, o vogliamo forse pensare che i sindacati stipulino Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) con la clausola del gender gap?
L’idea dell’esistenza nel XXI secolo di un gap di genere nei salari proviene probabilmente dall’America, Paese dove tra l’altro è già stata smontata più e più volte [8], perché compara mele (salari di tutti gli uomini) con pere (salari di tutte le donne), senza considerare che gli uomini:
– lavorino più ore delle donne;
– accettino lavori più pesanti o rischiosi;
– vi sia un maggior numero di uomini che si specializza in lavori a più alta paga rispetto alle donne, che preferiscono di solito materie umanistiche (basti vedere i dati degli iscritti alle varie materie, senza andare a urlare alla discriminazione!);
– le donne hanno la possibilità di accedere al congedo di maternità, mentre quello di paternità è indegno di essere chiamato tale (quindi si tratta di una discriminazione contro gli uomini e a favore delle donne che si ritorce contro le donne stesse, ma solo di ritorno, e che andrebbe sanata dando pari diritti agli uomini nei congedi).
Inoltre, se fosse vero che le donne a parità di ore prendono una paga minore, perché le imprese, per risparmiare, non assumono solo donne?

E’ dunque evidente che le giustificazioni all’assegno di mantenimento non reggono, e, anche se vi fossero svantaggi contro le donne sul lavoro, non è responsabilità del marito sopperire, così come non sarebbe responsabilità della moglie mantenere un ex marito discriminato in un posto di lavoro a maggioranza femminile.
Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, che la tutela aggiuntiva costituita dal criterio del tenore di vita sia illegittima, poiché si fonda su una violazione dei diritti maschili: come è noto, togliere diritti ad alcuni per darne ad altri è sbagliato, soprattutto se ‒ come abbiamo dimostrato ‒  non c’è alcuno squilibrio da correggere in termini di opportunità di indipendenza economica.

Al contrario, per migliorare la situazione delle donne nell’ambito del lavoro, per permettere loro di lavorare più ore e stare meno ore a casa a badare ai figli, dobbiamo agire in direzione del permettere agli uomini di mantenere meno: avere minore pressione a mantenere la famiglia, spingendo così le donne inattive a lavorare e non a vedersi precipitare un assegno di mantenimento dall’ex coniuge, dando agli uomini congedi di paternità identici a quelli di maternità, e rimuovendo l’obbligo a mantenere l’ex moglie.
Ecco, quindi, che l’aiuto a rimuovere i ruoli di genere va in contrasto con la pressione delle associazioni femministe a richiedere che il criterio del tenore di vita permanga.

Sicuramente, c’è da ribadirlo, l’influenza dei ruoli di genere nel determinare la divisione del lavoro nelle coppie è ancora molto forte. Ma se si vuole che le donne lavorino tanto quanto gli uomini, aumentare l’assegno di mantenimento alle ex mogli è davvero l’ultima cosa da fare: non solo sarebbe, nel qui ed ora, un ingiustificato privilegio, ma alla lunga consoliderebbe questi ruoli piuttosto che rimuoverli. Si rivelerebbe cioè uno sforzo controproducente nella lotta a queste scorie del tradizionalismo. Il modo corretto di agire, lo ribadiamo, consiste invece nel sollevare gli uomini dalla pressione a mantenere la famiglia (facendo sì che donne e uomini sentano la stessa urgenza di fare carriera), nel dare agli uomini congedi di paternità identici a quelli di maternità (unico modo per eliminare le discriminazioni nelle assunzioni), e nel rimuovere l’obbligo a mantenere l’ex coniuge (spingendo così le divorziate inattive a lavorare invece di vedersi precipitare un assegno di mantenimento). Questo equilibrerebbe la situazione attuale, permettendo agli uomini di stare maggiormente in casa e alle donne di essere economicamente indipendenti quanto gli uomini.
Ci aiuterebbe a rimuovere finalmente questi dannati ruoli di genere.

Il grande errore di fondo dell’articolo de La 27esimaOra è invece il pretendere delle leggi “contestualizzate”, che ‒ tradotto ‒ vuol dire differenziate in base al genere. Ma la giurisprudenza e la sociologia dovrebbero essere tenute ben separate, poiché la società non potrà mai progredire finché ci saranno leggi a sbarrare la strada al cambiamento. Se la legge tiene conto dei ruoli di genere, finirà per legittimarli e rafforzarli; la parità (sociale, lavorativa) potrà arrivare solo se le leggi cominceranno a presupporla. È un sine qua non.
Una codificazione legale dei ruoli di genere come questa che loro chiedono è invece un’aberrazione che danneggerà tutti: in primis gli uomini, che si vedranno obbligati a pagare per le scelte delle partner (alle quali nessuno le aveva obbligate), e in secondo luogo le donne stesse, alle quali la società dirà “Ma tu prendi l’assegno di mantenimento apposta perché ci si aspetta che durante la vita matrimoniale sia tu a fare queste cose? Allora ti spetta farle davvero”.

È veramente assurdo che il femminismo stesso (le firmatarie dell’articolo sono femministe, ricordiamolo) non riconosca questo aspetto e, pur di fornire ad ogni donna privilegi nel qui ed ora, avvalli misure che alla lunga rafforzano i ruoli di genere invece di eradicarli.

 

Fonti:

[1] https://www.istat.it/it/files/2018/04/CS_Occupati-e-disoccupati_FEBBRAIO_2018.pdf?title=Occupati+e+disoccupati+%28mensili%29+-+04%2Fapr%2F2018+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf

[2]
Suicidi per motivazioni economiche. Dati: 2012, 2013, 2014, 2015, 2016 (1° semestre). A cura di Link Lab (Laboratorio di Ricerca Sociale della Link Campus University).

http://linklab.unilink.it/wp-content/uploads/2016/07/Suicidi-crisi-1%C2%B0semestre-2016-NEW.pdf

[3]
Anno 2014. Le persone senza dimora. Istat, Caritas Italiana, fio.PSD, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 10 dicembre, 2015.
https://www.istat.it/it/files/2015/12/Persone_senza_dimora.pdf?title=Le+persone+senza+dimora+-+10%2Fdic%2F2015+-+Testo+integrale.pdf

[4] Warren Farrell. The Myth of Male Power: Why Men Are the Disposable Sex (Part One). New Male Studies: An International Journal, Vol. 1, Issue 2, 2012, pp. 4-33.

[5] OECD (2013). How’s Life? 2013: Measuring Well-being. OECD Publishing, pag. 114.

[6]
Straus, M. A. (2010). Thirty years of denying the evidence on gender symmetry in partner violence: Implications for prevention and treatment. Partner Abuse, 1(3), 332-362.

[7]
Leggasi i numerosi studi che abbiamo raccolto qui:
https://antisessismo.wordpress.com/2014/06/29/violenza-domestica-verso-gli-uomini-e-le-donne/
qui:
https://antisessismo.wordpress.com/2015/10/19/le-inesattezze-di-chi-attacca-lauren-southern/
qui:
https://antisessismo.wordpress.com/2016/06/03/no-la-violenza-sulle-donne-non-ha-conseguenze-piu-gravi-di-quella-sugli-uomini/
e qui:
https://antisessismo.wordpress.com/2017/06/29/perche-e-stupido-non-usare-la-parola-maschicidio/

[8] Leggasi: http://time.com/3222543/wage-pay-gap-myth-feminism/
E vedasi le numerose documentazioni riassunte in questi video: https://www.youtube.com/watch?v=BDj_bN0L8XM
https://www.youtube.com/watch?v=58arQIr882w
 

Elezioni 2018 e misandria: un’analisi dei partiti

DESTRA SINISTRA VALE VALE2

Fonte: http://www.linterferenza.info/lettere/la-misandria-dei-partiti-candidati-le-elezioni-2018/

“Fin da quando ero piccolo ho sempre creduto fermamente che fosse un diritto inalienabile di tutti gli individui quello di ricercare la propria felicità, di autorealizzarsi, e che questo diritto non dovesse essere influenzato dalle diverse condizioni di nascita con cui ognuno di noi è venuto al mondo.
Credo fermamente nella parità tra sessi, etnie, condanno con tutto me stesso ogni atto di discriminazione basato sulla differenza di orientamento sessuale, di identità di genere, così come ogni forma di razzismo, fascismo e sessismo.
Mi sono però accorto che nella politica italiana e probabilmente anche in quella internazionale, questo principio è stato distorto in favore di quello per cui esisterebbero delle discriminazioni buone e delle discriminazioni cattive, un sessismo buono e un sessismo cattivo, uno accettabile e uno no.
Questo atteggiamento, come sarà possibile notare da soli leggendo i dati che semplicemente riporto, non ha colore politico, non ha partito, non è né di destra né di sinistra e, ahimè, ciò significa anche che non ci lascia alcuno scampo, non ci lascia alcuna scelta nella decisione che andremo a prendere questa domenica, il giorno delle elezioni.
Ed è per questo motivo che, pur avendo sempre sostenuto ideologicamente numerose battaglie politiche, quest’anno ho deciso di astenermi dal voto, non come fuga da un dovere, bensì come dovere politico e morale, perché ritengo che la politica del meno peggio non possa applicarsi quando parliamo di esseri umani, di esseri senzienti, di persone che in base alla scelta che faremo vedranno la loro vita radicalmente cambiare e probabilmente cambiare in peggio. Questo è il motivo del mio astensionismo, e con questa mia analisi sul programma dei vari partiti e di come essi siano inevitabilmente corrotti e irrecuperabilmente deformati dalle più becere forme di sessismo e misandria, vorrei spiegare come sono arrivato a questa conclusione.
Ho elencato qui tali criticità per ognuno dei principali partiti che si presenteranno alle elezioni del 2018. Data la lunghezza del documento è possibile passare direttamente al paragrafo relativo al partito che ci interessa. I partiti presi in esame sono:
– Movimento 5 Stelle (M5S)
– Forza Italia (FI)
– Fratelli d’Italia (FdI)
– Partito Democratico (PD)
– Lega
– Liberi e Uguali (LeU)
– +Europa
– Civica Popolare (CP)
– Insieme
– Potere al Popolo (PaP)

Iniziamo!

:: Movimento 5 Stelle ::

1) Il M5S candida Andrea Girolamo Coffari di Gilferraro*, autore di audizioni contro l’affido condiviso**, promotore di leggi contro la protezione dei bambini dall’abuso dell’alienazione genitoriale; e se non basta andate a leggere cosa scrive LiberoQuotidiano***.

* http://www.firenzetoday.it/politica/elezioni-2018/candidati-movimento-5-stelle-toscana-firenze.html
** http://www.senato.it/documenti/repository/commissioni/comm02/documenti_acquisiti/957%20Movimento%20per%20infanzia.pdf
*** http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1099352/Una-scenata-pianificata—L-audio-che-puo-imbarazzare–la-madre-di-Padova.html

2) Il M5S afferma, in risposta ad una petizione su Change.org:
“Il programma del M5S sul tema è inequivocabile: aumentare il lasso di tempo in cui è possibile denunciare una violenza, maggiori investimenti sul Piano Antiviolenza, raccolta sistematica dei dati sulla violenza di genere. Più nel dettaglio occorre anche inasprire il reato di violenza sessuale tramite la creazione di una fattispecie aggravata che preveda ******pene più severe nel caso di penetrazione******, oltre ad aumenti di pena per chi commette stupro di gruppo, valutando inoltre strumenti che possono incentivare a denunciare i colpevoli. Su questo tema ci vuole tolleranza zero e nessun compromesso al ribasso.”

Fonte: https://www.change.org/p/una-violenza-non-si-dimentica-metoo-pdnetwork-forza-italia-mov5stelle-liberi-uguali/responses/40746

Benissimo per tutto, salvo due cose:
– il piano antiviolenza e il parlare di “violenza di genere” prevede che la mossa sia indirizzata alle sole donne;
– “pene più severe nel caso di penetrazione” E’ UN’ABERRAZIONE. Significa creare anche da noi, come nel Regno Unito, una distinzione tra stuprati di serie B e stuprate di serie A. Significa creare una distinzione come negli USA dove gli uomini che hanno subito violenza sessuale non vengono considerati “stuprati” ma “forzati a penetrare” perchè loro non sono stati penetrati e quindi non vengono considerati “vere” vittime di stupro.

Tutto questo è ABERRANTE e mi batterò con le unghie e con i denti per evitare che accada, perchè già pochissimi uomini stuprati usano per loro stessi questa parola (molti pensano soltanto che “qualcosa sia andato storto”, si sentono “usati”, e usano altri eufemismi), ancora di meno lo dicono a qualcuno, ancora di meno vanno a denunciare per vedersi ridere contro, ancora di meno denunciano lo stesso, e ancora di meno portano avanti la denuncia.
Quando, dopo tutti questi dolorosissimi step, un uomo stuprato deve vedere la propria stupratrice fare meno anni di uno stupratore maschio, allora vuol dire che siamo al colmo.
Vuol dire che c’è qualcosa che non va.
Vuol dire creare ostacoli e favorire gli stupri.
Ripeto ancora: non lascerò in alcun modo che una simile modifica passi.

3) Leggiamo nel programma, sempre sul tema:
“Piena attuazione del piano nazionale antiviolenza”, ovviamente però soltanto per le vittime femminili, infatti si legge che si richiede “la messa in sicurezza e il sostegno economico delle donne vittime di violenza” e non delle vittime di violenza domestica in generale, sia uomini che donne.

Messa in sicurezza e sostegno economico per gli uomini vittime di violenza non vengono contemplati.
Anche se dopo parla del “finanziamento delle attività e la formazione permanente di tutti gli operatori che entrano in contatto con le vittime di violenza”, essendo stato evidenziato in precedenza che ci si riferiva alle sole vittime femminili, è naturale pensare che tale finanziamento alle attività e formazione dei servizi e operatori antiviolenza escluda servizi e attività di aiuto alle vittime maschili.

Nel programma Salute viene aggiunto, inoltre: “messa a punto delle reti antiviolenza territoriali, implementazione del previsto sistema integrato di raccolta ed elaborazione dei dati finalizzato alla banca dati nazionale; attività di prevenzione e contrasto a molestie e violenze nei luoghi di lavoro”, il tutto sempre indirizzato comunque solo alle donne. Ovviamente servizi antiviolenza per vittime maschili, raccolta di dati sulle vittime maschili, prevenzione e contrasto a molestie e violenze contro gli uomini sono esclusi.

4) Andiamo avanti: “prevenzione della violenza​, delle discriminazioni e degli stereotipi sessisti nella rappresentazione della donna” ma non nella rappresentazione dell’uomo.
Tale rappresentazione verrà regolamentata in diversi settori, tra cui: la pubblicità, i mezzi di comunicazione, i libri scolastici, le società del settore pubblico e privato.

5) “Educazione di genere” nelle scuole, in cui ovviamente il rispetto è solo dell’uomo verso la donne e non anche viceversa.

https://www.movimento5stelle.it/programma/wp-content/uploads/2018/02/Affari-Costituzionali.pdf

6) Il M5S afferma di voler trattare diversamente i soggetti vulnerabili e fornire loro maggiori tutele nella gestione dei flussi migratori:

“Nella gestione dei flussi migratori particolarmente problematica è la tutela dei soggetti vulnerabili , al fine di offrire loro adeguato sostegno e orientamento. Il Movimento 5 Stelle sosterrà ogni intervento diretto a salvaguardare i diritti inviolabili dei soggetti vulnerabili […] e a garantire loro la dovuta assistenza, la predisposizione di progetti educativi, d’ integrazione sociale, nonchè l’adeguata formazione di tutte le diverse figure con cui verranno in contatto durante le procedure.”

Il problema è che nell’elenco di tali soggetti vulnerabili troviamo, oltre a classificazioni normali come “minori, in particolar modo quelli non accompagnati, gli anziani”, “vittime di tortura, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale”, anche le donne.

Questo significa richiedere che, nella gestione dei flussi migratori, si dia maggiore tutela alle donne rispetto agli uomini, si garantisca loro maggiore assistenza rispetto agli uomini, si predispongano progetti educativi e d’integrazione sociale non accessibili agli uomini e si formino figure per venire in contatto con le donne ma non con gli uomini.
E tutto questo è discriminazione in base al sesso.

https://www.movimento5stelle.it/programma/wp-content/uploads/2018/02/Immigrazione.pdf

7)
Leggiamo ancora, nel programma:

“Proponiamo inoltre l’ innalzamento delle indennità di maternità dall’80% al 100% e un premio di 150 euro al mese, per 3 anni, a maternità conclusa, per le donne che rientrano al lavoro, e sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro le lavoratrici dopo la nascita dei figli.”

Ovviamente tutto ciò non si applica agli uomini, non si applica per l’indennità di paternità, non si parla di alcun premio per gli uomini che rientrano al lavoro dopo il congedo di paternità, e soprattutto non vi sono sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro i lavoratori uomini dopo la paternità.

https://www.movimento5stelle.it/programma/wp-content/uploads/2018/02/Lavoro.pdf

8) “introdurre politiche efficaci per la famiglia​, per consentire alle donne di conciliare i tempi della famiglia con i tempi del lavoro​, anche attraverso servizi e sostegni reddituali adeguati.”

Qualcosa, a questo punto, ci fa credere che tali servizi e sostegni reddituali non saranno indirizzati anche agli uomini.

9) “garantire la libera scelta della donna riguardo la maternità e le condizioni appropriate del parto fisiologico​, creando le condizioni assistenziali, sociali ed economiche affinché tale scelta possa essere effettiva, tutelando anche la donna che scelga di non portare avanti una gravidanza attraverso la presenza di personale non obiettore e percorsi assistenziali protetti in tutte le strutture;”

Tutto perfettamente lecito, peccato però che non si richieda anche di garantire la libera scelta dell’uomo riguardo la paternità, e quindi anche la rinuncia alla paternità nel caso in cui il padre non volesse diventare genitore legale del bambino durante il periodo in cui la madre può abortire o dare il figlio in adozione.

https://www.movimento5stelle.it/programma/wp-content/uploads/2018/02/Salute.pdf

10) Il M5S vuole “prevedere un fondo adeguato a garantire, in una fase transitoria che anticipi una adeguata regolamentazione, la tutela per le atlete donna durante il periodo della maternità”.
Insomma, fondi per la maternità alle atlete donne e zero fondi per la paternità agli atleti uomini.

https://www.movimento5stelle.it/programma/wp-content/uploads/2018/02/Sport.pdf

11) In generale, troviamo continui accenni al congedo maternità nel programma del Movimento 5 Stelle, senza mai richiedere un’equiparazione totale delle modalità e dei tempi di durata del congedo tra padri e madri.

:: Forza Italia ::

1) Berlusconi afferma: “Per quanto riguarda le casalinghe che sono sette milioni e mezzo e fanno un lavoro faticoso: daremo la pensione minima di 800 euro più 200 presi dal fondo delle casalinghe per poter arrivare a 1.000 euro“.

https://www.newslavoro.com/berlusconi-promette-mille-euro-al-mese-alle-casalinghe-e-abolizione-di-equitalia/

Tale mossa la ritroviamo anche nel programma di Forza Italia, dove leggiamo: “Difesa delle pari opportunità e tutela delle donne con riconoscimento pensionistico a favore delle madri” e “Aumento delle pensioni minime e pensioni alle mamme”.

Ovviamente si tratta di una misura assolutamente sessista, che aiuta soltanto la povertà maschile ad espandersi e alimenta la sacrificabilità degli uomini per la società.
Secondo Berlusconi infatti una persona che si occupa della casa deve essere donna, “una mamma”, “le nostre mamme che meritano una pensione per una vecchiaia serena e dignitosa”. E i nostri padri? E i casalinghi? Non esistono, perché per questa gente e per la società in generale solo l’uomo deve mantenere, la donna non deve mantenere l’uomo, e quindi se sei uomo e perdi il lavoro puoi andartene direttamente per strada.

L’uomo deve scegliere tra:
– lavorare per sé se anche la moglie lavora;
– lavorare e mantenere la moglie/compagna;
– lavorare e mantenerla un pochino se la moglie lavora part time.

La donna invece può scegliere tra:
– lavorare, se le va;
– farsi mantenere;
– lavorare part time e farsi mantenere per il resto.

E se un uomo non riesce a mantenere? Beh la società gli dice che non vale nulla, la cultura convince le donne a non prenderlo ed ecco che gli uomini diventano il 95% dei suicidi per motivi economici e la stragrande maggioranza dei senzatetto. Ecco perché gli uomini casalinghi sono ancora oggi stigmatizzati e considerati degli sfaticati.

Le donne possono chiedersi “voglio lavorare o mi faccio mantenere?”. Questa scelta gli uomini non ce l’hanno, e Berlusconi cerca di mantenere le cose in questo stato.

2) Sempre nel programma di FI troviamo: “Tutela del lavoro delle giovani madri”. Ovviamente giovani padri esclusi.

3) Leggiamo anche “Piano straordinario per la natalità con asili nido gratuiti e consistenti assegni familiari più che proporzionali al numero dei figli”, e, sebbene sia una proposta neutra per il genere, dopo quanto abbiamo sondato finora ci sembra logico pensare che se verrà applicata probabilmente sarà indirizzata alle sole madri.

Fonte del programma: http://www.forzaitaliaromacapitale.it/wp-content/uploads/Programma-centrodestra-condiviso-10-PUNTI-FORZA-ITALIA.pdf

:: Fratelli d’Italia ::

1) Nel programma di FdI, leggiamo: “Rilancio dell’occupazione femminile, garantendo il part-time e diffondendo il telelavoro; tenuto conto che l’indice di natalità aumenta dove cresce l’occupazione femminile” e “Le nuove coppie non hanno garanzie di sostegno: […] assenza di tutela delle donne con contratti atipici” (solo donne, eh! Gli uomini con contratti atipici chissene frega, giusto?)

http://www.fratelli-italia.it/le-sfide-per-l-italia-9-gennaio-pomeriggio/

Questo punto abbastanza generico sull’occupazione femminile viene specificato meglio in un’intervista di Giorgia Meloni su Il Sole 24 Ore, dove le chiedono: “A proposito di donne: che ne pensa della pensione per le mamme di Berlusconi?”. La risposta è la seguente:

“Alle mamme va anzitutto garantita la scelta di poter lavorare e questo significa servizi, asili, aiuti per i figli ma anche per le aziende che assumono donne. […] Questa per me è la priorità.”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-02-26/giorgia-meloni-cosi-sosterremo-lavoro-donne-214720.shtml?uuid=AEjFX86D&refresh_ce=1

Insomma, servizi solo per donne, aiuti per figli solo per donne e aiuti alle aziende che assumono donne. Nessun servizio per gli uomini, nessun aiuto per figli per gli uomini e mancanza di meritocrazia nell’assunzione da parte delle aziende.

2) Sul sito di FdI, si legge, inoltre:
“Il femminicidio non è soltanto l’omicidio di un essere umano, è un reato che ha l’aggravante del cosiddetto “omicidio di genere”, ovvero l’uccisione di una donna in quanto donna [cosa smentita dai dati, visto che il movente principale è la gelosia e quindi tu attacchi la persona in quanto tuo partner e non in quanto sconosciuta appartenente a un genere che odi, N.d.R.]. ****Né l’ordinamento italiano, né quello europeo contemplano il reato di femminicidio****, nonostante i più recenti aggiornamenti normativi (la 119/13). Ci sono leggi che se applicate, possono o arginare la crescita esponenziale di questo drammatico fenomeno, nella consapevolezza che le leggi sono sempre condizione necessaria, ma non sufficiente, se non integrate da un processo di maturazione sociale e da una educazione al rispetto delle differenze.”

http://www.fratelli-italia.it/2018/03/01/latina-rauti-necessaria-serrata-riflessione-femminicidio-inefficacemente-contrastato-dalle-leggi-italiane/

Il dire “né l’ordinamento italiano, né quello europeo contemplano il reato di femminicidio” mi inquieta assai, perché lascia intendere una volontà di rendere le leggi sulla violenza sul partner (già non proprio imparziali, perlomeno non nei fondi per i centri antiviolenza e nei servizi d’assistenza alle vittime) non più neutre per il genere ma creando un reato ad hoc valido solo per le donne. Significherebbe rendere l’uccisione di una donna punita in maniera peggiore di quella di un uomo.

:: Partito Democratico ::

1) Chiede l’introduzione del reato di femminicidio anche Francesca Puglisi, Responsabile nazionale Scuola del PD, oltre che Presidente della “Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere” (il che la dice lunga!), istituita presso il Senato della Repubblica. Dello stesso avviso è Linda Lanzillotta, vicepresidente del Senato della Repubblica e anch’ella nel PD.

http://www.senatoripd.it/stampa/comunicati-stampa/puglisi-prossimo-parlamento-introduca-reato-femminicidio-bene-appello-organismi-parita-regionali/

Il reato di femminicidio sarebbe così un reato specifico che punirebbe con pene maggiori e più severe l’uccisione di una donna rispetto a quella di un uomo. Per dirla con un esempio, la donna che ha ammazzato il marito l’altra notte nel sonno sarebbe condannata sulla base di un reato diverso e meno grave rispetto al carabiniere che l’altro giorno ha tentato di uccidere la moglie. Si tratterebbe di una discriminazione schifosa, che distinguerebbe tra vite di serie A e vite di serie B, solo sulla base del sesso della vittima o del carnefice.

2) Inoltre nel programma del PD leggiamo:
“Offriremo anche un sostegno economico alle madri che vogliono tornare subito al lavoro.

E per i padri? Ah giusto loro nemmeno hanno un congedo di paternità degno di questo nome. Il PD chiede:
“Ed estendere per sempre a 10 giorni il congedo obbligatorio per i padri.”
Peccato che questa manovra sia completamente distante dai giorni, anzi, mesi, concessi alle madri. Lo stesso programma PD ammette che “Oggi le mamme, dopo la fine della maternità obbligatoria, possono restare a casa con una retribuzione pari al 30% dello stipendio per 6 mesi”. Questo quello facoltativo, in più il congedo di maternità obbligatorio è di un periodo di cinque mesi (due mesi precedenti la data presunta del parto e tre dopo). ( https://www.nostrofiglio.it/gravidanza/maternita-e-lavoro/il-congedo-maternita-che-cosa-e )

Il PD propone 10 giorni (che ad oggi sono solo solo 4 giorni) per i padri contro 5 mesi per le madri, per il congedo obbligatorio, più aggiunte facoltative di circa 6 mesi, che però si applicano solo alle madri visto che “Il congedo facoltativo del padre è invece condizionato alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni di congedo maternità. I giorni fruiti dal padre anticipano quindi il termine finale del congedo di maternità della madre.” ( https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemDir=50584. )

Quindi non solo non si aggiusta questa discriminazione, ma se ne aggiunge un’altra.

In sintesi gli uomini non solo non hanno e non avranno i mesi di congedo delle donne, ma addirittura le donne potranno avere lo stesso pagamento dei mesi di congedo (maggiori degli uomini) lavorando come gli uomini che ne sono privi. Praticamente si sta legalizzando che per un certo periodo le donne siano pagate di più degli uomini per lo stesso lavoro.

3) Sempre nel programma PD troviamo “opzione donna”: “opzione donna” è una manovra che permette alle donne di andare in pensione prima, bypassando le richieste UE di equiparare donne e uomini nell’età pensionabile, e di fatto legalizzando una discriminazione.

Opzione Donna è approvata anche dal Movimento 5 Stelle, come leggiamo qui sul loro sito, “Pensioni, M5S vuole la proroga di ‘Opzione donna’. Conviene pure allo Stato”:
http://www.movimento5stelle.it/parlamento/lavoro/2017/09/pensioni-m5s-vuole-la-proroga-di-opzione-donna-conviene-pure-allo-stato.html

E sul loro programma, dove promettono “allargamento della possibilità di usufruire della cosiddetta “opzione donna”
https://www.movimento5stelle.it/programma/wp-content/uploads/2018/02/Lavoro.pdf

4) Leggiamo poi, tornando al programma PD: “l’essere donna nella violenza sessuale contro queste ultime, non sono neutrali rispetto al reato, del quale costituiscono il fondamento.”

Probabilmente questo potrebbe lasciar presagire una richiesta di introdurre un’aggravante nell’essere donna per i reati di violenza sessuale, il che sarebbe un’ulteriore discriminazione per gli uomini stuprati, che sono molto più restii delle vittime femminili a denunciare.

5) Leggiamo ancora dal programma PD:
“Il rifinanziamento del fondo per i centri antiviolenza e per i centri per le vittime della tratta delle donne con incentivazione dei centri protetti, l’inserimento delle donne vittime nel mondo del lavoro, la formazione specifica delle forze dell’ordine e del personale sanitario sugli aspetti della violenza di genere.”

Ovviamente centri antiviolenza aperti a vittime maschili, aiuti a vittime maschili di tratta degli esseri umani, aiuto all’inserimento delle vittime maschili nel mondo del lavoro e formazione di forze dell’ordine e personale sanitario sulla violenza sugli uomini sono tutte cose escluse da questa promessa elettorale.

6) Il PD va avanti “Indicando due priorità chiare: natalità e occupazione femminile. Perché nei paesi dove le donne lavorano di più si fanno anche più figli.”

Ovviamente dobbiamo presagire che aiuto all’occupazione femminile significhi, in questo contesto, contrasto alla meritocrazia e discriminazioni sul lavoro contro gli uomini.

Fonte del programma: http://ftp.partitodemocratico.it/programma2018/PD2018-programmaA4_5feb.pdf

:: Lega ::

1) Dal programma della Lega leggiamo che Salvini chiede:
“Per le donne madri riduzione della età di pensionamento o dell’anzianità contributiva di 9 mesi per ogni figlio con un massimo di 3.”

E per gli uomini padri? Nada.

2) Anche Salvini chiede “Opzione donna: proroga per tutto il 2018.”

3) Leggiamo poi nel programma:
“Castrazione chimica per chi abusa di minori e per chi reitera il reato di violenza sessuale. In numerosi Paesi, la castrazione chimica è prevista, fra le pene possibili (ma il soggetto deve essere pienamente informato e consenziente).”

Ovviamente la castrazione chimica si potrebbe applicare ai soli uomini. E le donne abusatrici? E le pedofile? E le stupratrici? Questa richiesta dà per scontato che la violenza sessuale sia effettuata esclusivamente dagli uomini, nonostante i dati dei CDC abbiano mostrato che uomini e donne sono ugualmente inclini a stuprare (oops scusate, per le stupratrici non lo chiamano stupro, lo chiamano “forzare a penetrare”!).

4) Sempre nel programma della Lega, la violenza viene vista come esclusivamente qualcosa di attuato dagli uomini nei confronti delle donne, infatti si reputano “violenza domestica, molestie sessuali, stupro, matrimonio forzato, mutilazioni genitali e […] bambini […] testimoni delle violenze” come aspetti della “violenza di genere” o “violenza sulle donne”. Salvini parla, non a caso, di “piano strategico nazionale sulla violenza maschile 2017-2020 che andrebbe coordinato, attuato e integrato” e di attuazione della “Convenzione di Istanbul del maggio 2011 con riferimento alla violenza contro le donne”.

Le modifiche che propone relative allo stalking e alla violenza sulle donne, che a questo punto immagino saranno improntate verso un aiuto esclusivo alle donne ignorando le vittime maschili, sono:

“Prevedere un nuovo impianto normativo che:
» riduca i tempi della giustizia: prevedere tempi di intervento certi e più brevi;
» preveda la responsabilità del magistrato che prende in carico il fascicolo, se la denuncia viene ignorata;
» preveda, nei confronti del soggetto ammonito per stalking che reitera la condotta, l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare quale misura precautelare ad opera delle forze di polizia, individuando una speciale procedura ed una speciale squadra antistalking che abbia un filo diretto – anche telematico – con il pm deputato ad autorizzare la misura, evitando che resti del tutto inapplicata
» preveda, nelle ipotesi di stalking in cui l’indagato risulti già ammonito dal Questore, la facoltà per il PM di richiedere il giudizio immediato (in situazioni di elevata pericolosità e stress emotivo per la vittima, le lungaggini del procedimento penale possono risultare altamente lesive e in taluni casi spingere la vittima stessa a rinunciare a denunciare l’aggressore).
» attribuisca al provvedimento di ammonimento del Questore un maggior peso in ambito processuale, consentendo di velocizzare i tempi procedimentali tramite il giudizio immediato (allo stato attuale non fornisce alcuna concreta tutela per la vittima dagli atti persecutori)”

Sull’essere forcaioli o garantisti non mi pronuncio, ma in ogni modo la si veda, un provvedimento di questo tipo che si applichi solo ad un genere fa paura.

5) Il reato di femminicidio sembra presagirsi anche nel programma della Lega, leggiamo infatti: “Introdurre modifiche all’ordinamento penale per prevenire e reprimere il reato di “femminicidio” affinché coloro che si macchiano di reati gravi commessi a danno delle donne sia applicata una pena elevata e che venga effettivamente scontata”

Il fatto che si parli solo delle donne fa ritenere che l’attuazione di queste modifiche non sarà neutra per il genere.

6) Inoltre nel programma Lega leggiamo una proposta simile a quella del PD (sebbene in una certa misura diversa):

“Innalzamento delle retribuzioni delle donne in periodo di maternità facoltativa”
che similmente alla proposta PD creerebbe un’ulteriore discriminazione nella discriminazione per i padri.

7) “La frequentazione gratuita dell’Asilo non sarà subordinata a parametri di reddito almeno fino ai 60.000 euro, ma garantirà priorità di accesso alle mamme che lavorano e che sono residenti nel Comune da più di 5 anni.”

E i papà? Dimenticati.

8) “Introduzione del reato di coercizione del matrimonio di minorenni (spose bambine)”

I minorenni vittime di questo crimine possono essere anche maschi. La domanda resta una: il testo sarà neutro per il genere?

9) E infine:
“bocciatura per gli studenti che rifiutano di partecipare a determinate materie obbligatorie o che rifiutano il dovuto rispetto per i superiori di sesso femminile

Della serie: “uno studente dice qualcosa di misogino? Bocciato! Dice qualcosa di misandrico? Chissene frega!”

Fonte del programma: http://www.leganord.org/component/phocadownload/category/5-elezioni?download=1514:programma-lega-salvini-premier-2018

:: Liberi e Uguali ::

1) Il leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, ha più volte pubblicamente fatto accuse contro tutti gli uomini, generalizzando e dipingendo tutti i cittadini maschi come violenti.
Relativamente al tema molestie ha affermato, infatti:
“Siamo noi, noi uomini, a essere colpevoli. Non esistono giustificazioni, non esistono attenuanti, soprattutto non esistono eccezioni.”
https://www.facebook.com/PietroGrasso/posts/1807244319293816

In precedenza aveva fatto un’uscita simile, dicendo:
“A nome di tutti gli uomini ti chiedo scusa. […] Scusateci tutte, è colpa nostra, è colpa degli uomini. Non abbiamo ancora imparato che siamo noi, noi uomini, a dover evitare queste tragedie, a dover sempre rispettarvi [non rispetto nessun genere, rispetto le persone tutte, uomini e donne, indipendentemente da cosa hanno in mezzo alle gambe, caro Grasso, N.d.R.], a dover sradicare quel diffuso sentire che vi costringe a stare attente a come vestite o a non poter tornare a casa da sole la sera [peccato che le vittime di aggressioni per strada siano per la stragrande maggioranza uomini, N.d.R.]. È un problema che parte dagli uomini e solo noi uomini possiamo porvi rimedio.”

http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/grasso-violenza-donne-a-colpa-uomini-scusateci-tutte/

Ovviamente la presidente della Camera Laura Boldrini (anch’ella candidata con Liberi e Uguali) ha subito applaudito il gesto.

Ora, immaginiamoci frasi del genere contro gli stranieri, contro i musulmani, contro qualunque altro gruppo sociale. Non sarebbe forse stata subito immediatamente tacciata (giustamente) di essere razzista e discriminatoria?

2) Nel programma di LeU si parla di “prevenzione e il contrasto della violenza di genere” in riferimento alle sole donne. Ergo si parla di esclusione della prevenzione e del contrasto alla violenza sugli uomini.

3) “Puntiamo ad annullare il divario salariale tra uomini e donne” che non esiste, o vogliamo forse pensare che i sindacati stipulino Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) con la clausola della disparità salariale?

4) “Anche la maternità deve essere riconosciuta come fattore di possibile anticipo dell’età di pensionamento”.

Ma non la paternità, ovviamente.

5) “va garantita la stabilizzazione di “Opzione donna””
Quindi non solo come eccezione, già di per sé discriminatoria, ma proprio come prassi.

6)un’attenzione specifica [leggasi “discriminazione, N.d.R.] alla promozione del diritto alla salute delle donne
Nonostante gli uomini muoiano prima delle donne.
Voglio ricordare che un provvedimento del genere potrebbe incidere negativamente sulla salute fisica e sulla stessa possibilità di rimanere in vita di numerose persone di sesso maschile.

7) “È necessaria un’azione determinata e continua di contrasto alla violenza nei confronti delle donne”

Ma non di contrasto alla violenza nei confronti degli uomini.

8) “un piano straordinario per l’occupazione femminile che renda le donne libere di scegliere e fiduciose nel proprio futuro. Per fare questo abbiamo bisogno di una maggiore presenza femminile nella politica, nel mondo economico, nelle professioni.”
Leggasi “discriminazione sul lavoro legalizzata contro gli uomini e quote rosa anti-meritocratiche nella politica, nel mondo economico e sul lavoro in generale”.

Fonte del programma: http://liberieuguali.it/programma/

:: +Europa ::

1) Nel programma di +Europa leggiamo:
“È anche importante promuovere il ritorno delle donne al lavoro dopo la maternità, con strumenti che le garantiscano sotto il profilo della retribuzione e dell’inquadramento professionale.”

Frasi nebulose, non si sa quali strumenti si intendano, ma con tutto quello che hanno promesso gli altri partiti, mi permetto di aver paura di scoprirlo.

2) Stesse frasi nebulose le troviamo con “occorre mettere a disposizione delle donne strumenti molto più efficaci per la conciliazione tra lavoro e famiglia. In particolare, occorre continuare a intervenire sul piano dei servizi”.

Si intende servizi solo per donne? O cos’altro? Non si sa.

3) “Occorre rivedere il nostro welfare […] con interventi mirati e miglioramento dei servizi, soprattutto a favore delle donne e delle famiglie giovani”

Ancora una volta, si parla (più o meno esplicitamente) di interventi mirati e di servizi solo per donne. Il fatto che si includano i giovani non deve ingannare: un ragazzo avrà un’agevolazione solo in quanto giovane, una ragazza avrà doppia agevolazione sia come giovane che come donna. E questa sì, è discriminazione.

4) “Contributi alla formazione, sostegno al reddito e servizi che consentano alle donne di conciliare famiglia e lavoro sono le nostre priorità per garantire giustizia sociale e per promuovere la crescita del nostro paese, che deve avere in giovani e donne i suoi principali protagonisti.”

Contributi alla formazione, sostegno al reddito e servizi solo per donne, e quindi che escludono gli uomini. Poi ovviamente gli uomini non possono e non devono occuparsi della famiglia (perché i padri non servono a nulla, giusto?), quindi parliamo del “conciliare famiglia e lavoro” solo per le donne, eh! *sarcasmo*

Fonte del programma: https://piueuropa.eu/cms/wp-content/themes/%2Beuropa/assets/files/programma.pdf

:: Civica Popolare ::

1) Leggiamo dal programma:
“Occupazione femminile. Raggiungere l’obiettivo 60% europeo”
E come farlo? Chiedendo alle donne di andare a lavorare? Probabilmente no, soprattutto se lo si vuole ottenere entro il 2022 come afferma la Lorenzin. Molto più plausibilmente mediante discriminazioni sul lavoro e nell’assunzione contro gli uomini, tramite quote rosa e altre misure anti-meritocratiche.

2) Sempre nel capitolo “Occupazione femminile” leggiamo: “Nelle aziende: defiscalizzazione degli investimenti per gli asili e il welfare aziendale; valorizzazione del ruolo della donna. Abbattimento della diseguaglianza retributiva di genere [che non esiste, N.d.R.].”

Cosa si intenda con valorizzazione del ruolo della donna, in relazione alle aziende, non si sa, potrebbe essere un “viva le donne” o un “diamo alle aziende che assumono donne tot soldi”. La frase è ambigua ma resta pericolosa.

3) “Sul fronte maternità: per ogni figlio un anno di contributi reali per un massimo di tre anni di riduzione dell’età pensionabile.”
Che ovviamente non si applica per gli uomini padri, e quindi discriminazione contro gli uomini sull’età pensionabile.

4) “Potenziare il Piano di Azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere;
Aiutare concretamente e tempestivamente le donne vittime di abusi e crimini domestici.”
Ovviamente escludendo le vittime maschili di stupro e violenza fisica/domestica.

Fonte del programma: http://www.civicapopolare.it/wp-content/uploads/2018/02/programma-al-15-02.pdf

:: Insieme ::

Dato che probabilmente non lo voterà nessuno ne parlo brevemente:
1) Luana Zanella e Monica Frassoni dei Verdi di Insieme affermano pubblicamente cose assurde come: “Gli uomini assumano problema del femminicidio” e “Crediamo anche che sia arrivata l’ora in cui gli uomini assumano come problema della differenza maschile, la violenza sulle donne.”
http://www.insieme2018.it/zanella-frassoni-uomini-assumano-problema-femminicidio/

2) Nel programma di Insieme troviamo:
– “L’utilizzo degli appalti pubblici per contribuire allo sviluppo dell’imprenditoria femminile”, ergo discriminazione legalizzata contro gli uomini e anti-meritocrazia;
– “L’introduzione di incentivi per il rientro al lavoro dopo la maternità. Le donne che tornano al lavoro dopo la maternità obbligatoria dovrebbero ricevere almeno tanto quanto quelle che prolungano il congedo, e cioè il 30% del proprio stipendio, per esempio sotto forma di bonus o di voucher per le spese di cura”, stesso discorso della mossa del PD, in sintesi gli uomini non solo non hanno e non avranno i mesi di congedo delle donne, ma addirittura le donne potranno avere lo stesso pagamento dei mesi di congedo (maggiori degli uomini) lavorando come gli uomini che ne sono privi. Praticamente si sta legalizzando che per un certo periodo le donne siano pagate di più degli uomini per lo stesso lavoro.
– “Il mantenimento dei cinque mesi obbligatori del congedo di maternità ma legandone solo tre al momento del parto, lasciando la fruizione degli altri due secondo accordo tra lavoratrice e datore di lavoro entro il primo anno di vita del bambino. L’introduzione di un mese di congedo di paternità obbligatorio, retribuito allo stesso livello di quello materno, da fruirsi entro il primo anno di vita del bambino, con l’obiettivo di coinvolgere i padri nella cura dei bambini.”
Ergo 5 mesi delle madri contro 1 dei padri (escludendo ulteriori mesi facoltativi solo per le madri). Quindi si legifererebbe ulteriormente la discriminazione contro i padri al posto di risolverla.
– “L’inserimento nel bilancio annuale del dato relativo alla percentuale di presenza femminile in rapporto alla forza lavoro complessiva”. Ovviamente questo implica una volontà di spingere ad una discriminazione legalizzata sul lavoro contro gli uomini nell’assunzione.
– “
Inserimento del codice “rosa” in tutti gli ospedali e aumento del Fondo per i centri antiviolenza contro il femminicidio.”
Leggasi: “esclusione delle vittime maschili di violenza dall’assistenza medica (codice rosa) e da quella dei centri antiviolenza”.

Fonte del programma: http://www.insieme2018.it/programma-elettorale-lista-insieme/

:: Potere al Popolo ::

1) Affermano che le donne “dedicano al lavoro domestico e di cura una media di oltre 5 ore al giorno, il triplo degli uomini”, non rendendosi conto che è ovvio visto che, come loro stessi affermano, “sulle donne si concentrano il part-time […] (più che doppio rispetto agli uomini)”. Perciò, se la matematica non è un’opinione, è normalissimo che se hai il part-time stai più tempo a casa rispetto a chi, come gli uomini, lavora full-time, e dunque lavori a casa di più. Non c’è discriminazione in questo, c’è solo differenza tra full e part-time. Le donne vogliono lavorare di meno a casa? Richiedano allora maggiormente lavori full-time!

2) Anche Potere al Popolo chiede “la stabilizzazione di “opzione donna””, ovvero discriminazione contro gli uomini nell’accesso alla pensione.

3) “la rottura del carattere monosessuato dello spazio pubblico e della politica”

Sembra molto rivoluzionario a leggersi, ma è solo un modo enfatico di chiedere le solite classiche quote rosa.

4) “una formazione che fornisca strumenti per decostruire il sessismo e educhi al riconoscimento della molteplicità delle differenze”
Da finto-rivoluzionariese a italiano: imporre ai bambini l’idea che se sei maschio sei automaticamente violento ed “educhiamo i maschi a non stuprare!” (pensiamo al caos se qualcuno proponesse qualcosa di analogo come “educhiamo i bambini stranieri a non stuprare/rubare o quelli islamici a non farsi esplodere”. Esatto, stiamo a questi livelli).

5) “la piena e reale libertà di scelta sulle proprie vite e i propri corpi, il pieno diritto alla salute sessuale e riproduttiva, negata in tante strutture pubbliche dalla presenza di medici obiettori”
Ma mi raccomando, la libertà di scelta non per i padri, ovvero nessun diritto alla rinuncia di paternità! Perché per le donne il consenso al sesso non è consenso alla riproduzione, mentre per gli uomini se fai sesso automaticamente accetti di diventare padre! Benvenuti nell’uguaglianza di genere del 21° secolo! *sarcasmo*

6) “soluzioni che inibiscano ogni forma di violenza (fisica, ma anche sociale, culturale, normativa) e discriminazione delle donne”
Ma non degli uomini, mi raccomando!

Fonte del programma: https://poterealpopolo.org/potere-al-popolo/programma/

Se gli MRA sono quasi-nazisti, le femministe sono quasi-assassine?

reductio

Premessa: questo post ribadisce l’ovvio così tanto che mi sento stupido a scriverlo. Non lo indicizzo neppure perché penso che occuperebbe spazio inutile. Eppure c’è chi si lascia abbindolare da chiacchiere da bar e quindi ci dobbiamo abbassare anche noi a questi minimi livelli.
Di che sto parlando? Sto parlando di due articoli, pubblicati sul blog femminista “Abbatto i Muri”: “L’attivismo per i diritti degli uomini (MRA) è la porta d’accesso per l’Alt-Right” e “La parità secondo Mra e Nazisti: picchiare le donne come si fa con gli uomini”. I titoli sono esplicativi, inutile dire che se apparisse un cartellone per ogni fallacia logica scritta qui sopra non si riuscirebbe più nemmeno a leggerli questi articoli per quanto ne sono pieni, e soprattutto spunterebbe un enorme avviso con tanto di lucine lampeggianti recitante “Attenzione, attenzione: Reductio ad Hitlerum, Reductio ad Hitlerum!”.
Ma in fondo la Legge di Godwin già lo prevedeva e infatti recita: “Mano a mano che una discussione online si allunga, la probabilità di un paragone riguardante Hitler, tende ad 1”.

In questi articoli gli MRA vengono assimilati a Christopher Cantwell, un neonazi americano che si è dichiarato attivista per i diritti degli uomini. La sua idea? Che i ruoli di genere di uomini e donne “non sono, non possono e non dovrebbero essere uguali”. Insomma tutto il contrario dei principi MRA.
Se qualcuno conoscesse un minimo le idee di base degli MRA (già elencate in “Lessico delle femministe e degli anti-MRA” e in “Ancora sui linguaggi delle femministe e degli anti-MRA“) saprebbe infatti che il principale obiettivo del movimento MRA è quello di smontare i ruoli di genere che opprimono gli uomini, spiegando al contempo come il Bisessismo, ovvero il sistema dei ruoli tradizionali che discrimina sia uomini che donne, opprima i due sessi quando questi non seguono le regole dettate da questi stessi ruoli.
Christopher Cantwell non è un MRA, è un tradcon. Un tradizionalista. Come abbiamo detto in “No, gli MRA non sono tradizionalisti e non rivogliono i ruoli di genere”:
“un MRA che sia coerente con la propria idea non può assolutamente essere Tradizionalista, perchè il Tradizionalismo è supportivo della Sacrificabilità Maschile. Giustifica la Sacrificabilità e non ritiene che sia un problema”.

Ma questo quelli di Abbatto i Muri lo sanno bene: gliel’abbiamo spiegato nelle nostre precedenti risposte. Eppure la reductio continua imperterrita. Come avevamo scritto anche all’epoca: “è evidente l’intento di far sembrare gli MRA tutti etero, bianchi, cisgender, ecc. quando la realtà è completamente diversa, e noi per primi di Antisessismo annoveriamo tra le nostre fila admin e utenti di tutti i sessi e gli orientamenti, gay, bisessuali ed etero indifferentemente”.

Io stesso, il founder di Antisessismo, sono gay, e nella mia attività di informazione ho sempre fatto distingui tra sistemi del dominio e sistemi di bioppressione (vedasi “No, la misandria non è come il “razzismo contro i bianchi” o l’”eterofobia””).
Non consideriamo il sessismo un sistema del dominio per un semplice motivo: nei sistemi del dominio l’avvantaggiato non subisce discriminazioni, o sono nettamente inferiori. Nel caso del sessismo invece accade l’inverso: gli uomini subiscono tanto sessismo quanto se non più (adesso che molte questioni femminili sono risolte, come il voto, il diritto all’aborto, alla compravendita, ma non le corrispettive maschili, come le liste di leva, la rinuncia di paternità e l’obbligo sociale a mantenere la compagna) delle donne.
Questo ci dicono i dati, che le minoranze etniche e sessuali (immigrati, gay, trans, ecc.) subiscono maggiormente discriminazione rispetto alle maggioranze (italiani, etero, cisgender, ecc.) e che il sessismo invece è bidirezionale. Non a caso, abbiamo parlato diverse volte di come la misandria colpisca maggiormente gli uomini di altre etnie rispetto a quella dominante e affligga maggiormente uomini gay, bisessuali e trans*. Leggasi in proposito il nostro articolo “Doppiamente discriminati: come la misandria colpisce maggiormente le minoranze”.
In esso abbiamo scritto:
“L’omomisandria è la doppia discriminazione che subiscono gli uomini gay o bisessuali (in questo caso, bimisandria) dovuta sia al proprio genere (misandria) che al proprio orientamento sessuale (omo/bi-fobia). Vediamo adesso come le questioni maschili colpiscono gli uomini gay. Notiamo che non solo li colpiscono, ma anzi, molte discriminazioni vengono addirittura rafforzate dalla condizione omosessuale. Questo ci fa capire come l’ambiente MRA debba curarsi di come le problematiche maschili opprimano in maniera più pesante gli uomini appartenenti a minoranze, siano esse sessuali, legate all’identità di genere (persone in transizione, transgender) o etniche (immigrati, persone di altre nazionalità, etnia o colore della pelle).”
Mi chiedo come tutto questo sia assimilabile alle idee dei neonazi. Risposta semplice: non lo è.

Ma va bene, visto che secondo Abbatto i Muri tutti gli MRA sarebbero neonazi perché qualche neonazi che non ha compreso cosa sia davvero il Movimento per i Diritti degli Uomini ha detto di esserlo, dovrebbe valere lo stesso anche per le femministe, giusto?
Allora facciamo qualche esempio:
Valerie Solanas, autrice del trattato femminista “SCUM Manifesto”, attentò alla vita dell’artista Andy Warhol, del suo critico d’arte, e del suo curatore e compagno di allora Mario Amaya, sparando diversi colpi di pistola.
Recentemente (maggio 2017), a Clifton (contea di Mesa dello stato del Colorado, negli USA), il 29enne Aleksandr Kolpakov ha ucciso con diversi colpi di arma da fuoco su collo e torace la 31enne Heather Anable. Entrambi erano youtuber femministi, e gestivano assieme l’account “Skeptic Feminism”: lui era conosciuto con il nickname di “Russian Deadpool“, mentre lei con quello di “Poison Ivy“. L’account era associato con posizioni particolarmente ostili verso le questioni maschili, e gli attacchi contro gli MRA, nei vari video registrati dai due, si sprecavano.
Un membro dell’associazione femminista “Maschile Plurale”, è stato accusato di violenza qualche anno fa. Ovviamente potrebbe essere una falsa accusa, ma Abbatto i Muri riferendosi al problema parla di “presunti pericoli di false accuse da parte di donne vendicative”, perciò se non riconosce la presunzione di innocenza negli altri casi perché dovrebbe fare eccezione con i femministi?

Come vediamo, quindi, seguendo lo stesso principio degli articoli di Abbatto i Muri, se l’attivismo per i diritti degli uomini è la porta di accesso per l’Alt Right e il Nazismo, allora logicamente anche il femminismo è la porta di accesso per la violenza e l’omicidio.

Ovviamente non è così, esistono persone violente per ogni schieramento, ma fa comodo far sembrare che quelli degli altri siano la regola e i propri “l’eccezione”. E’ un modo di semplificare le cose. Ti evita di dover capire la *visione del mondo* dell’altro.
Perché sì, la differenza tra MRA e Femminismo sta proprio nella visione del mondo. E’ Teoria del Patriarcato (Femminismo) vs Teoria del Bisessismo (MRA).
Il fatto che non si parli del merito ma si cerchi l’attacco ad personam, l’argumentum ad hominem, mi fa pensare che si abbia paura di mettere in discussione le proprie credenze. Perchè o è quello è una mancanza di competenze a rispondere nel merito, ma voglio essere buono e quindi sostengo la prima ipotesi.

Altre accuse sono la solitissima “ah ma Paul Elam ha scritto l’articolo ‘Bash a violent bitch month’!!!1!1!”.
Quante volte dovremo rispondere a questa fesseria? Sono stanco e così cito direttamente da Red Pill (il film che Abbatto i Muri non vuole farvi vedere, che ha criticato aspramente e alle cui accuse abbiamo risposto qui: link):
“Ho poi scoperto che il famoso articolo del ‘Picchia una stronza violenta’ di Paul Elam fu scritto in risposta a questo articolo di Jezebel intitolato “Hai mai picchiato il tuo fidanzato? Perché, beh, noi sì.”
L’articolo cita uno studio che rivela che il 70% della violenza non reciproca è perpetrato da donne.
L’autrice ha poi continuato dicendo di aver condotto un sondaggio informale in ufficio, ed in sintesi è venuto fuori che molte donne avevano aggredito fisicamente il loro uomo, e questo veniva presentato come qualcosa di divertente o che lui “se la fosse cercata”.
Non ho potuto fare a meno di notare l’ipocrisia nel fatto che un importante sito femminista si burlasse della violenza sugli uomini, e nel fatto che i media abbiano dipinto gli MRA come “quelli violenti” solo perché avevano reagito alla provocazione.”

Andiamo avanti:
Secondo Abbatto i Muri, porre attenzione alle vittime maschili di violenza equivarrebbe al chiedere che le donne vadano picchiate.
Per loro infatti gli MRA citando questi casi, al posto di voler richiedere servizi antiviolenza per tutti (vittime maschili, femminili ed LGBT+), arriverebbero invece alla seguente conclusione. Cito:
“Gli elementi che portano solitamente nelle discussioni sono questi:

  • le donne sono egualmente violente
  • dunque tutti gli uomini sono vittime
  • le donne devono smetterla di fare le vittime
  • perché le vere vittime sono i maschi”

Secondo questo principio, allora porre attenzione alle vittime femminili di violenza domestica coinciderebbe con il chiedere che gli uomini vadano picchiati.

Infine, secondo le femministe di Abbatto i Muri, per gli MRA “tutti gli uomini sono vittime e tutte le donne sono carnefici. Chiedono che noi non consideriamo gli uomini tutti carnefici e identificano le femministe che lo pensano come nazi eccetera ma poi definiscono tutte le donne come carnefici. Colpevoli. Come se fossero le donne a doversi scusare con gli uomini a prescindere dalle nostre azioni. Colpevoli alla nascita. Definite così da chi chiede che non si definiscano gli uomini colpevoli alla nascita”.
In realtà, come detto anche l’altra volta:
“Gli antifemministi non dicono che sia tutto colpa delle donne, gli antifemministi dicono che i ruoli di genere, le discriminazioni contro uomini e donne, siano CULTURALI, ovvero sostenute sia da uomini che da donne, con EGUAL partecipazione. Non stiamo quindi rovesciando il “dare la colpa ai soli uomini” delle femministe con un “dare la colpa alle sole donne”. Stiamo dando la colpa a ENTRAMBI.”

E con questo chiudo qui questo vergognoso articolo. Vergognoso perché sono abituato a discorsi più alti rispetto a un insieme di fallacie logiche che riuscirebbe a smontare anche un bambino.

Buona serata,
[A.]

Il Piano Sessista ed Eteronormativo di Non Una Di Meno

non una etero(Immagine de “Il bonobo pensatore” per la campagna/hashtag #NonUnaETERODiMeno)

Qualche giorno fa, l’associazione femminista “Non Una di Meno” ha pubblicato un documento dal nome “Abbiamo un Piano”, allo scopo di analizzare il problema della “violenza sulle donne” ed avanzare richieste alle istituzioni. Come prevedibile, il documento presenta molte criticità. Vediamole insieme:

1) COLPEVOLIZZAZIONE DEGLI UOMINI E NEGAZIONISMO DELLA POSSIBILITÀ CHE POSSANO ESSERE VITTIME ANCHE LORO
Nel documento si parla in continuazione di patriarcato e di “violenza maschile contro le donne”. Nessun accenno alle vittime maschili e al fatto che i centri antiviolenza aperti a loro si contano sulle dita di una mano, nonostante i dati mostrino una sostanziale simmetria di genere per quanto riguarda violenza domestica, stupri e autori di omicidi. No, meglio concentrarsi solo sulle vittime femminili!
Non Una di Meno, che per quanto segue sarebbe meglio rinominare Non Una ETERO di Meno, addirittura stigmatizza la possibilità di centri antiviolenza neutri per il genere, aperti cioè non solo alle donne etero, ma anche agli uomini etero e agli uomini e alle donne in una relazione omosessuale. Cito (il maiuscolo è mio):

“La Conferenza Stato Regioni ha definito i requisiti minimi necessari dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio per il loro riconoscimento a livello nazionale e per poter accedere al riparto delle risorse finanziarie. Quanto stabilito lascia ampi spazi nella definizione di CAV e di chi può candidarsi a gestirlo, consentendo l’attivazione di servizi NEUTRI, assistenzialistici e privi di competenze specifiche che non sono in grado di accogliere le donne e accompagnarle in un percorso di autonomia e autodeterminazione. […] In quest’ottica pretendiamo che la definizione di CAV e Case Rifugio, così come gli enti chiamati a gestirli e il ruolo delle operatrici e la loro formazione, riflettano i principi espressi in questo Piano [e nel piano si parla di donne etero come uniche vittime, ndr]“.

2) ESCLUSIONE DELLE VITTIME MASCHILI ED LGBT+ DAI SERVIZI ANTIVIOLENZA
E’ una conseguenza di quanto sopra. Nel paragrafo “Libere di (Auto)Formarci e di Formare”, Non Una Di Meno chiede:
Operatrici donne (e quindi esclusione di operatori uomini) per i Centri Antiviolenza
– Servizio improntato sulle donne vittime di violenza maschile, che dunque esclude l’assistenza a vittime maschili ed LGBT+ di violenza domestica e sessuale
– Formazione di insegnanti, operatori socio-sanitari, consulenti, avvocati ed educatori, a una visione quindi che è nettamente di parte e che ostacolerà dunque il riconoscimento di uomini e persone LGBT+ come vittime di violenza, nonostante ancora oggi denuncino molto meno delle donne etero proprio in virtù dello stigma sociale
Attività di lobbying: nel piano si includono nella formazione anche le “istituzioni politiche”
Attacco alla neutralità dei magistrati e delle forze dell’ordine: includendo anch’essi nella formazione, si rafforzerà ancora di più il sessismo giuridico, che porta gli uomini a essere arrestati e incarcerati più spesso e ad avere sentenze più lunghe rispetto alle donne, il tutto a parità di reato commesso e di circostanze (come evidenziato da numerosi studi)
Influenza sui sindacati: il piano auspica “lo sviluppo di forme di raccordo virtuose tra questi ultimi [i Centri Antiviolenza femministi, ndr] e le associazioni sindacali”.

3) FEMMINISMO ANCHE IN OSPEDALE
– Il Piano recita:
“Per scongiurare la medicalizzazione e l’istituzionalizzazione degli interventi a favore delle donne che subiscono violenza pretendiamo che nell’elaborazione di qualsiasi iniziativa di contrasto a quest’ultima vengano coinvolti attivamente i CAV laici e femministi. Riteniamo infatti inadeguati e dannosi interventi di stampo esclusivamente assistenziale, emergenziale e repressivo, che non tengono conto dell’analisi femminista della violenza come fenomeno strutturale. Per questo esprimiamo contrarietà al cosiddetto “Codice Rosa” (codice di accesso al Pronto Soccorso riservato alle donne che subiscono violenza, coordinato da Procura, Regione e Azienda Sanitaria), e ne chiediamo la totale riorganizzazione al di fuori delle logiche securitarie che impongono percorsi obbligati, lesivi dell’autonomia e della libertà di scelta delle donne.”
Insomma, se prima c’era la possibilità di aiutare, per caso, gli uomini e le persone LGBT+ vittime di violenza domestica, nonostante il Codice Rosa sia qualcosa di estremamente sessista che ha sempre ostacolato tutto ciò, adesso togliamo anche questa piccola possibilità: gli ospedali devono ricorrere all’analisi femminista!
Magari evitando anche che decidano in merito gli organi preposti, mettiamoci le femministe direttamente a negare l’assistenza alle vittime! Questo è quanto vuole Non Una Di Meno.

– “Incoraggiamo l’apertura di nuove e sempre più numerose consultorie femministe e transfemministe, intese come spazi di sperimentazione, auto-inchiesta, mutualismo e ridefinizione del welfare”
Nuovamente, un attacco alla neutralità di un servizio statale.

4) IL FEMMINISMO COME MINISTERO DELLA VERITÀ
La Teoria del Patriarcato fa acqua da tutte le parti, ma loro pretendono di diffondere la loro narrativa unilaterale:

a) A SCUOLA: “formazione in materia di prevenzione della violenza di genere, mediazione dei conflitti ed educazione alle differenze per insegnanti, educatori ed educatrici”: questa visione della violenza ovviamente va ad escludere la sensibilizzazione sul fenomeno delle vittime maschili ed LGBT+ di violenza domestica e sessuale (che non corrispondono ai criteri di “violenza di genere” della narrazione femminista).
Si parla inoltre di “revisione dei manuali e del materiale didattico adottati nelle scuole di ogni ordine e grado e nei corsi universitari, perché la scuola non contribuisca più a diffondere una visione stereotipata e sessista dei generi e dei rapporti di potere tra essi”: nuovamente si introduce l’idea che vi sia un rapporto di potere tra i sessi, in cui gli uomini, genere privilegiato, hanno da sempre comandato e oppresso le donne, genere oppresso; si cerca dunque di diffondere una visione patriarchista, visione che da tempo abbiamo già smentito, più e più volte.

b) ALL’UNIVERSITÀ: in molte strutture americane il programma di studi di genere, che poteva essere benissimo usato per informare sulle questioni di minoranze appartenenti alla comunità LGBT+, affrontare i problemi di omofobia, bifobia, transfobia, riconoscimento dei diritti intersex, asessuali e poliamorosi, è stato dirottato, mutando un ambito originariamente neutrale, che avrebbe dovuto occuparsi delle questioni maschili e femminili in maniera indifferenziata, in mera retorica femminista; non a caso spesso il nome “studi di genere” è stato sostituito con “women’s studies”, “studi delle donne”.
Questo è quanto richiede anche Non Una Di Meno
, che parla de “la valorizzazione di luoghi di diffusione di culture e pratiche femministe all’università – sia sul piano curricolare con la creazione di corsi specifici, sia introducendo la prospettiva di genere nei corsi già esistenti”.
Si vorrebbe anche che le università e le scuole creassero “reti mutualistiche territoriali assieme a consultori, Centri Antiviolenza (CAV), associazioni femministe […] dove si possa progettare in cooperazione metodi e pratiche didattiche e di ricerca”; addirittura le strutture femministe dovrebbero formare “in materia di prevenzione della violenza di genere” (escludendo dunque le vittime maschili ed LGBT+) chi lavora in ambito scolastico e universitario, al punto da richiedere “che siano presenti nei corsi di abilitazione all’insegnamento”. Insomma si vorrebbe togliere la neutralità di spazi universitari e scolastici per sottometterli alla retorica patriarchista femminista.

c) SUL POSTO DI LAVORO, con corsi obbligatori tenuti da femministe allo scopo di informare sulla “violenza maschile sulle donne”.

d) Soprattutto, NEL GIORNALISMO, con modalità analoghe (corsi femministi obbligatori per essere abilitati alla professione). Ovvio il motivo dell’attenzione particolare al giornalismo, ossia la diffusione dell’ideologia patriarchista tramite mass media. Leggiamo infatti: “La violenza nasce dalla disparità di potere ed è strettamente connessa alla cancellazione sistematica delle donne e dei soggetti non conformi alle norme di genere: occorre promuovere un uso consapevole del linguaggio che sia rispettoso dei generi e che restituisca la storia delle donne.”
Il fatto che gli studi più autorevoli mostrino invece il contrario, ovvero che la violenza è simmetrica tra uomini e donne e che il patriarcato come motivo per essa non sta in piedi, è un dettaglio che Non Una Di Meno evita di menzionare.

Tra le linee guida più inquietanti da seguire per una narrazione “non sessista” troviamo:

– “La violenza è strutturale e come tale deve essere raccontata: occorre evitare di presentarla come emergenza o di trattare i fatti di cronaca come episodi privi di legami fra loro, dovuti a circostanze peculiari e fattori individuali
Ergo: bisogna presentarla come “violenza maschile sulle donne”, fenomeno sistematico da ricondurre al fantomatico Patriarcato. Alle donne le tutele e il monopolio della narrazione mediatica, agli uomini un bel niente, perché sono privilegiati e oppressori.

– “Le donne al centro: occorre fare riferimento a CAV [Centri Antiviolenza, ndr] e associazioni femministe come fonti principali di informazione
Associazioni femministe che, già di per sé poco imparziali, avrebbero tutto l’interesse a gonfiare i numeri della violenza sulle donne e a sgonfiare quelli della violenza sugli uomini, in modo da far sì che i CAV femministi prendano quanti più fondi possibile dallo Stato e soprattutto che non debbano spendere questi soldi per occuparsi anche delle vittime maschili ed LGBT+.

– “Gli uomini che agiscono violenza non sono mostri, belve, pazzi, depressi”: insomma, tutti gli uomini sono potenzialmente violenti. Gli uomini sarebbero tutti dei violenti di Schrödinger. Immaginiamo l’idea contrapposta, che per poche donne violente non esistano donne “mostri, belve, pazze, ecc.”, ma che tutte le donne siano potenzialmente violente, che tutte le donne siano delle violente di Schrödinger. Farebbe scalpore, giusto? Sarebbe offensivo, giusto? Sessista magari? E perché in questo caso no?

5) FINANZIAMENTI PUBBLICI A CENTRI ANTIVIOLENZA CHE ESCLUDONO VITTIME MASCHILI ED LGBT+
Non Una Di Meno richiede:
“Risorse e finanziamenti adeguati economicamente e rispondenti ai bisogni individuati dai CAV. I finanziamenti pubblici devono prevedere convenzioni o contratti a tempo indeterminato che coprano le spese di gestione annuali. Il contratto di finanziamento dovrebbe coprire tutti i servizi forniti, e non essere suddiviso in diverse parti”.
Secondo noi un Centro Antiviolenza dovrebbe invece ricevere finanziamenti pubblici SOLO ED ESCLUSIVAMENTE se dimostrasse di essere aperto e di sponsorizzare equamente i suoi servizi sia agli uomini che alle donne, sia a persone etero che a persone omosessuali e bisessuali, e sia a persone cisgender che a persone transgender e non-binarie.
Altrimenti non dovrebbe prendere nemmeno una lira dallo Stato.

6) PERCORSI FACILITATI PER LE DONNE CHE CERCANO LAVORO (MA NON PER GLI UOMINI)
Leggiamo:
“Che la formazione e l’orientamento al lavoro, per le donne coinvolte nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, superino gli stereotipi sessisti, ossia non indirizzino l’occupazione delle donne su un arco ristretto e specificatamente “femminile” di opzioni. Per questo è opportuno implementare una rete di supporto che sia efficacemente collegata alle aziende, alle strutture istituzionali e agli enti territoriali e che preveda un percorso basato sul riconoscimento della centralità delle donne”.
Insomma, si richiede che alle donne sia concesso un favoritismo nelle assunzioni. Tutto ciò è discriminatorio e assolutamente in contrasto con i principi egualitari che reggono la società civile.

7) SALARI MINIMI, REDDITO DI AUTODETERMINAZIONE E WELFARE PER TUTT@ (MA IN REALTÀ SOLO PER LE DONNE)
Tutto molto bello, se non fosse che è tutto declinato al femminile.

– IL SALARIO MINIMO PER LE DONNE lo vogliono perché secondo loro c’è il gender pay gap (che invece non esiste… o pensiamo che i sindacati inseriscano il gender gap nei contratti collettivi di lavoro?!). Ovviamente SOLO per le donne, eh!

– IL REDDITO DI AUTODETERMINAZIONE PER DONNE CHE VOGLIONO USCIRE DALLA VIOLENZA:
In soldoni, diamo dei soldi per convincere le donne (etero e cisgender, in quanto vittime universali di violenza; uomini etero e gay, insieme alle lesbiche e alle persone trans, ne saranno esclusi. Alla faccia della parità!) a denunciare i propri aguzzini. Ok, qui c’è da ridere per non piangere. Perché se va bene, stai creando una fabbrica di truffe. Se va male, ad essere ottimisti centuplichi le false denunce.

– IL REDDITO DI AUTODETERMINAZIONE PER LE DONNE IN QUANTO DONNE: detta così sembra il riciclo del punto precedente, ma leggendo la descrizione sul sito di Non Una Di Meno ci si accorge che è molto peggio: “reddito di autodeterminazione di base, slegato dalle condizioni lavorative, di soggiorno e di cittadinanza”. Insomma, si sta dicendo: “Sei donna?” – “Sì!” – “Bene ti diamo tot euro per sostenerti economicamente perché non importa se sei schifosamente ricca, ti meriti quei soldi perché sei donna e sei nata con l’apparato riproduttivo giusto”.

– UN WELFARE PER I DISABILI SOLO SE DONNE:
leggiamo che si parla di un welfare apparentemente universale ma poi lo stesso richiede “il rafforzamento dei servizi e delle infrastrutture a sostegno delle donne disabili, la cui carenza aggrava peraltro l’esposizione di queste ultime alla violenza”: insomma se sei un uomo disabile non subisci violenza e anche se la subisci chissenefrega, secondo Non Una Di Meno.

– Sempre parlando del loro modello di WELFARE APPARENTEMENTE UNIVERSALE, esso è finalizzato a “riconoscere garanzie e diritti sociali non solo alle donne, ma alle persone migranti, alle soggettività lesbiche, gay, trans, queer e intersex”. Al 95% degli uomini quindi no, mentre agli uomini gay e alle altre persone LGBT+ solo a parole ma non nei fatti, visto che l’attenzione di Non Una (Etero) di Meno è solo sulla “violenza maschile contro le donne”, mantra che viene ripetuto fino alla nausea e che è presente persino sulla copertina del piano. Per entrare nei Centri Antiviolenza così come da loro concepiti, devi necessariamente essere una donna che ha subito violenza da un uomo, altrimenti non ci entri.
Uomini etero, gay e bisessuali e donne lesbiche e bisessuali che sono state con donne sono tutti esclusi.
Questa non è inclusività, ma esclusività misandrica ed eteronormativa.


8) DONNE MIGRANTI FACILITATE RISPETTO AGLI UOMINI MIGRANTI
– Recita il piano:
“Pretendiamo intanto l’applicazione di procedure semplificate, accelerate e requisiti ridotti per l’ottenimento della cittadinanza per le donne migranti”.
E gli uomini migranti? A Non Una Di Meno non importa. Sessismo anche nell’antirazzismo!

– “L’effettivo accesso alle procedure e il riconoscimento della protezione internazionale per le donne che si sottraggono a ogni forma di violenza. A tal fine chiediamo il riconoscimento esplicito delle donne e delle soggettività LGBT*QIA+ come determinato “gruppo sociale” ai fini della legislazione sulla protezione internazionale.
Questo significa richiedere protezione internazionale solo per le donne, ignorando gli uomini vittime di violenza. Addirittura si associa la condizione delle donne a quella delle persone LGBT+, comparando così un atto di violenza (anche privo di matrice sessista) verso una donna con una violenta oppressione sistematica di un individuo ad esempio perché omosessuale.
Inoltre si pone il sessismo contro un 50% della popolazione, le donne (la misoginia), come intrinsecamente più grave di quello contro l’altro 50%, gli uomini (la misandria), comparandolo invece all’oppressione che subirebbe una minoranza (una minoranza non è il 50% del totale, però!).

– “Deve essere praticato un approccio femminista sia nei percorsi dedicati alle vittime di tratta sia a quelli per le richiedenti asilo, con l’obiettivo che l’utenza diventi agente delle strategie di fuoriuscita dalla violenza”
Secondo Non Una Di Meno, le vittime maschili di tratta (ad esempio per lavori forzati) ovviamente vanno ignorate, così come i richiedenti asilo uomini!

– “Che sia allargata la tutela del permesso di soggiorno per le donne che subiscono qualunque forma di violenza (art. 18 bis TUIMM), anche episodica e sul posto di lavoro, svincolandolo dal percorso giudiziario/penale, e garantendone l’accesso effettivo alle donne prive di documenti sul territorio.”
Nuovamente: e gli uomini che subiscono violenza? Ah vero loro non importano!

9) INTERSEZIONALISMI IMPROBABILI: LA VIOLENZA AMBIENTALE SULLE DONNE
Cito:
“Vediamo la necessità di inserire nel nostro piano il tema della violenza ambientale sulle donne, su tutti gli esseri viventi e sulla natura stessa, intesa come tessuto bio-relazionale in cui siamo tutte interconnesse, perché riconosciamo nel modello antropocentrico, neutro-maschile, eterosessuale corrente un dispositivo di dominio patriarcale che impone come “naturale” un sistema di oppressione e sfruttamento dei corpi.
Definiamo “violenza ambientale” quella che si attua contro il benessere dei nostri corpi e gli ecosistemi in cui viviamo attraverso pratiche di sfruttamento biocida, ossia attraverso uno sfruttamento che impiega mezzi e sostanze nocivi per la salute dei microrganismi animali e vegetali […]”

In pratica, i maschi brutti e cattivi hanno creato il sistema capitalista e neoliberista che sfrutta le risorse ambientali e opprime non solo le donne, ma qualsiasi essere vivente. Ovviamente, il sistema capitalista e le sue storture non esisterebbero se governassero le donne, perché si sa, le donne sono brave, buone, pure, incorruttibili, altruiste e tanto altro.
Desta molte perplessità anche questo passaggio, che non commento perché troppo criptico:
“[…] è violenza ambientale quella che disegna spazi urbani e rurali attraverso logiche che non rispondono alle esigenze delle donne e nega accesso agli spazi abitativi e non […]”

10) OPPOSIZIONE ALLA BIGENITORIALITÀ
Non Una di Meno si oppone all’affidamento alternato perché “causa pregiudizio e svuotamento dei diritti economici delle donne (la perdita del diritto all’assegnazione della casa familiare e del mantenimento)”. Parafrasando, ciò che si sta dicendo è che ogni donna che si separa dal marito dovrebbe aver diritto in automatico a un mantenimento e alla casa familiare. Questi non sono diritti, ma soprusi. Una donna che non sia oggettivamente impossibilitata a farlo dovrebbe cercarsi un lavoro, pagarsi l’affitto e provvedere da sola a sé stessa, come fanno tutti gli altri. Senza violare i diritti del marito, che per l’unica “colpa” di esser stato sposato, si vede costretto a finire in mezzo alla strada e a corrispondere assegni vita natural durante per non si sa bene quale “disabilità” della moglie. Altrimenti il matrimonio e il divorzio si trasformeranno (come già ormai sono) in un business, il che sarebbe una cosa disgustosa e con conseguenze sociali molto gravi.

11) FACILITAZIONI PER LE LAVORATRICI DONNE RISPETTO AI LAVORATORI UOMINI
– Si vuole inoltre “vietare il licenziamento e prevedere il trasferimento dai luoghi di lavoro con assicurazione di ricollocazione, il diritto alla flessibilità di orario, l’aspettativa retribuita e la sospensione della tassazione per le lavoratrici autonome”.
Non è ben chiaro se queste ultime misure sono rivolte solo alle donne vittime di violenza o a tutte le donne, certo è però che se parli di lavoratrici autonome allora ti stai riferendo a tutte le lavoratrici autonome. In caso contrario andava specificato. Dunque si tratta di misure facilitate per le donne, attuando una piena discriminazione a carico degli uomini.

12) CONGEDI PER LE DONNE, MA NON PER GLI UOMINI, VITTIME DI VIOLENZA
Non Una Di Meno chiede di “Modificare il congedo lavorativo per violenza (articolo 24 del D.lgs. n. 80/2015) che esclude le lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari e non garantisce l’anonimato.”
Il problema è che il congedo è solo per donne: “Art. 24. Congedo per le donne vittime di violenza di genere”.
Quindi la prima cosa da chiedere è che venga esteso anche agli uomini vittime di violenza domestica, e che la dizione “violenza di genere” venga sostituita, in modo da potersi applicare anche alle persone LGBT+ vittime di violenza dal/la partner.

13) ALTRE MISURE A SENSO UNICO
– “[…] vietare di procedere a valutazione psicologica e psicodiagnostica sulle donne vittime di violenza e sulla loro capacità genitoriale, valutazione che dovrebbe essere centrata sulla sola figura paterna evitando l’equiparazione dell’uomo maltrattante alla donna maltrattata”
Si suppone che lo standard sia quello di procedere a valutazione psicologica su entrambi i partner in ogni caso di violenza, indipendentemente dal sesso. Se si vuole vietare di fare la valutazione psicologica sulla donna maltrattata, allora bisognerebbe vietarla anche quando è l’uomo ad essere maltrattato. Non Una di Meno, naturalmente, non si preoccupa di richiedere anche questo, perché ritiene la violenza uomo su donna l’unica esistente.
Stessa cosa quando si chiede “l’applicazione dei provvedimenti ablativi e/o limitativi della responsabilità genitoriale paterna”: o vale anche per quella materna o si ha una disparità di trattamento.

– “Ampliare, modificare e applicare su tutto il territorio nazionale l’esperienza della Delibera 163 del Comune di Roma prevedendo che il contributo quadriennale per l’affitto sia destinato anche alle donne uscite da situazioni di violenza; a tal fine è necessario che sia equiparata, per gravità e urgenza, la necessità di fuga dalla casa familiare per sottrarsi a una situazione di violenza all’essere colpite da una ingiunzione di sfratto, esperimento già utilizzato con successo in alcuni municipi di Roma Capitale
Idem come sopra: o vale anche per gli uomini usciti da situazioni di violenza, o è discriminazione.
Essendo già stato applicato a Roma, inoltre, chiediamo che dove è stato messo in pratica venga esteso a tutti, uomini e vittime LGBT+ inclusi.

– “Prevedere l’istituzione di un fondo di garanzia che permetta una stipula del contratto facilitato per le donne, che potrebbero così avvalersi dei Centri Antiviolenza e delle Associazioni che li gestiscono come garanti”
Ancora una volta: o vale anche per gli uomini, o è discriminazione.

– “Assegnare nelle graduatorie per le case popolari massimi punteggi per le donne che hanno avviato un percorso di uscita dalla violenza presso i CAV”
Dovrebbe valere anche per gli uomini o non dovrebbe valere per nessuno.

– “Mettere a disposizione il 10% del patrimonio pubblico per l’implementazione di case di Semiautonomia gestite da Centri Antiviolenza, e di case con affitti calmierati per donne che escono da situazioni di violenza, da sole o in co-housing, per una durata di 4 anni
Centri Antiviolenza che però, come abbiamo visto sopra, non accolgono uomini e, al di là di una certa retorica vuota e contraddittoria, non accolgono neanche le vittime LGBT+ (visto che lo sforzo di Non Una di Meno è tutto incentrato sulla lotta alla “violenza maschile contro le donne”).

– “Mettere a disposizione per attività di imprenditoria femminile una percentuale dei beni commerciali confiscati”
Trattasi di discriminazioni “positive”, solo per donne, la morte della meritocrazia.

14) ALTRE VISIONI DISTORTE DEI FATTI
Nella sezione “Violenza assistita: minori” si legge: “[…] gli episodi di violenza spesso si amplificano con la cessazione della convivenza familiare e vedono le e i figl@ strumentalmente utilizzat@ dai padri contro le madri.
Questa interpretazione è estremamente di parte. Come fanno i padri a strumentalizzare i figli se a loro non li affidano quasi mai? È più facile mettere un figlio contro l’altro genitore se ce l’hai sempre o quasi sempre da te, o se lo vedi solo ogni morte di papa? E ricordiamoci che l’affido condiviso è condiviso solo nel nome ma non nei fatti, che sono sotto gli occhi di tutti. Non a caso, si distingue tra affidamento – che implica il diritto a prendere decisioni per il futuro del bambino, come la scuola che dovrà frequentare – e collocamento, che è dove il bambino va a stare: abbiamo un affido condiviso ma non una residenza alternata, non un collocamento condiviso, che sarebbe la vera uguaglianza nella custodia dei figli dopo il divorzio.

15) DANNEGGIARE ANCHE LE DONNE CHE SI VOGLIONO PROTEGGERE
Il piano infatti agisce anche “contrastando in sede penale ogni forma di obbligatorietà della denuncia e procedibilità d’ufficio dei reati – che limiti il diritto di autodeterminazione delle donne”. Altrove sempre su Non Una Di Meno spunta anche lo slogan: “Nessun obbligo di denuncia nei pronto soccorso senza il consenso delle donne”: una simile proposta non contrasta la violenza, anzi fa solo compiere dei passi indietro. Una denuncia che proviene da un ente terzo e con delle referenze, come una struttura sanitaria, durante un processo ha un livello probatorio maggiore. Oltretutto attraverso la denuncia in automatico, si aiutano persone che rischierebbero la vita restando in una situazione che in nessun modo può essere accettata, anche se consensuale alle vittime (si può davvero parlare di consenso in un contesto di paura, minacce e terrore per la propria vita?).

16) ACCUMULARE DATI… FREGANDOSENE DELL’UNDER-REPORTING
Non Una Di Meno vuole accumulare dati partendo da chi si rivolge ai Centri Antiviolenza o comunque da un campione femminile. Il problema è che ovviamente, se le offerte dei centri e le altre rilevazioni si rivolgono alle sole donne etero, resta un numero sommerso di vittime maschili ed LGBT+ che non verranno calcolate. Noi chiediamo, al contrario, che l’ISTAT raccolga dati non solo sulla violenza sulle donne, ma anche sugli uomini, come già accade in altri Paesi. Chiediamo inoltre che nei sondaggi sulla violenza domestica vengano inclusi campioni rappresentativi della comunità LGBT+ in modo da sensibilizzare sulla loro condizione e istituire servizi antiviolenza estesi e diretti anche a loro, così agli uomini di qualsiasi orientamento sessuale.

Il piano termina con una sezione: “Libere di Dare i Numeri”. In questo siamo d’accordo con Non Una (Etero) Di Meno: con questo piano state davvero dando i numeri!