Risposta a “Guida ragionata all’universo MRA”

guida

Un articolo su Medium, “Guida ragionata all’universo MRA”, ci ha indirettamente citato. Andremo quindi a vedere cosa ha detto e riporteremo le nostre risposte alle loro conclusioni.

Ovviamente ci limiteremo solo al materiale che ci riguarda, perché come abbiamo già affermato in altri contesti, non sentiamo di essere parte di una “uomosfera”, “manosfera” o “maschiosfera”, in quanto quest’ultima include movimenti con cui non concordiamo né a livello teorico né tantomeno pratico.

Cominciamo:

Breve storia del Movimento MRA

“MRA è un acronimo che sta per Men’s Rights Activist (o Activism), cioè “attivista per i diritti maschili”. L’attivismo MRA nasce in risposta al femminismo della seconda ondata (quello degli anni Settanta), ma solo negli ultimi dieci anni ha assunto un’importanza cruciale nel dibattito culturale, specialmente negli Stati Uniti.”

Iniziamo subito dicendo che non è vero. Anche il movimento MRA ha avuto 3 diverse ondate, e se è vero che la seconda ondata è nata come costola del movimento femminista poi distaccatasi da esso per via della sua adesione alla Teoria del Patriarcato (ricordiamo infatti che Warren Farrell, il più importante teorico del movimento MRA di 2^-3^ ondata, è stato l’unico uomo a entrare nei consigli direttivi di una delle più grandi se non la più grande associazione femminista, la NOW, prima di uscire da essa per via della sua posizione anti-affido condiviso e misandrica in generale), il movimento MRA nasce con Ernest Belfort Bax, un socialista inglese del XIX-XX secolo, vissuto nel periodo delle lotte del primo femminismo e precedente la vittoria del voto alle donne, che ha riportato come anche all’epoca vi fossero gravissime discriminazioni contro gli uomini a livello legale, e ha quindi dimostrato che anche nella società industriale pre-femminista del 1896 (anno in cui appare il suo libro “The Legal Subjection of Men”), la discriminazione maschile fosse pari a quella femminile.

Possiamo dunque dire che il movimento MRA sia nato come separato da quello femminista, che abbia provato ad affiancarsi ad esso per lottare assieme, ma che, al fronte della misandria e della narrazione dominata dalla Teoria del Patriarcato di quest’ultimo, si sia poi nuovamente distaccato.

Della serie: “ci abbiamo provato, ma voi non volevate liberare anche noi”.

 

Warren Farrell e le fasi del Sistema dei Ruoli di Genere

Molti dei fondamenti teorici dell’attuale movimento MRA possono essere ricondotti al libro del 1993 The Myth of Male Power di Warren Farrell, in cui l’autore sostiene che gli uomini siano in realtà il genere oppresso e succube alle vere detentrici del potere, le donne attraenti (Poland 2016: 128).

Questa è una volontaria distorsione del pensiero di Warren Farrell.

Warren Farrell, nel suo libro “Il Mito del Potere Maschile”, distingue la storia del sistema dei ruoli di genere in due fasi:

Fase I:  Dominano le necessità base di sopravvivenza
In questo periodo nessuno aveva “il potere”. Per “potere” si intende un controllo sulla propria vita. Al contrario, tutti avevano un ruolo: lei doveva badare ai figli, lui doveva raccogliere il denaro sufficiente per mantenere figli e moglie.
Entrambi erano vittime del Bisessismo.

– Fase II: Superamento delle necessità base di sopravvivenza e raggiungimento di obiettivi di autorealizzazione
In questo periodo, il primo gruppo a essere liberato dalla preoccupazione per la sopravvivenza fu quello delle donne i cui mariti guadagnavano sufficiente denaro da permettere loro di porsi obiettivi di autorealizzazione.
In questo modo gli uomini, agendo conformemente al loro ruolo di genere (ovvero di coloro che mantengono e provvedono alle donne), hanno liberato le donne da gran parte dei ruoli a cui queste ultime erano obbligate, ma non hanno liberato loro stessi.
Nonostante fossero state liberate da numerose aspettative di genere, in alcune circostanze le limitazioni femminili sussistevano e sussistono ancora, quindi si tratta di una fase che è “quasi completa” ma non ancora interamente completata.
In virtù del loro ruolo di genere, le donne venivano viste come vittime da proteggere (e gli uomini confermavano tale ruolo in virtù del ruolo di genere imposto loro di protettori). Questo ha fatto sì che fosse più facile liberare per prime le donne: anche l’atto di liberazione dai ruoli di genere è stato, per le donne, facilitato dai ruoli che la società imponeva loro, mentre è stato ed ancora è, per gli uomini, ostacolato dai ruoli che la società imponeva e ancora impone loro.
Gli uomini dunque ancora non sono altrettanto liberi, dato che il ruolo di provvidente economico e di carne da cannone sacrificabile impedisce di vederli come vittime e quindi di permettere loro di ricevere un adeguato sostegno sociale che possa aiutarli a liberarsi dai ruoli che gli sono stati imposti.

Lo scopo del movimento MRA è dunque quello di far passare anche gli uomini dalla Fase I alla Fase II, ovvero di liberarli dai loro ruoli di genere esattamente come è successo per le donne.

 

Divorzio e padri separati: colpa del Tradizionalismo o della Dottrina degli Anni Teneri?

Uno dei temi su cui gli MRA hanno costruito la propria egemonia culturale è il tema del divorzio e della custodia dei figli. […] Si tratta infatti di un problema reale –come molti di quelli individuati, anche se spesso ingigantiti – che ha una radice sessista (l’idea che le donne siano naturalmente più adatte ad accudire e crescere i figli, e che quindi per il benessere dei figli sia sempre meglio affidare a loro la custodia in caso di divorzio), che però non viene riconosciuta perché si preferisce una narrazione che incolpa le donne anziché riferirsi al contesto culturale in cui tali decisioni vengono prodotte.

In realtà in passato erano gli uomini ad avere l’affido esclusivo dei figli. E’ stato l’intervento della Dottrina degli Anni Teneri di Caroline Norton (che, pur non essendo femminista, è stata sostenuta da numerose femministe) che ha spinto a cambiarlo. E anche la situazione pre-Dottrina degli Anni Teneri non era evidenza di un patriarcato (oppressione unilaterale delle donne) ma di un bisessismo (oppressione bidirezionale di uomini e donne). Cito infatti da un discorso di Karen Straughan:

Quando gli uomini ricevevano automaticamente l’affidamento dei figli dopo il divorzio, era perché erano i soli ad avere l’obbligo di mantenere i figli. Quando le prime femministe fecero approvare la TYD (“Tender Years Doctrine”, Dottrina degli Anni Teneri), quell’obbligo non passò alle donne: le madri ottennero l’affidamento ma i padri erano ancora obbligati a fornire il sostegno economico. Incidentalmente, quando questa dottrina fu introdotta, il tasso di divorzi, che era stato costante per secoli, crebbe di 15 volte in 50 anni.”

 

L’ostacolo del Femminismo alla Liberazione Maschile

Ma andiamo avanti:

Altri temi tipici delle rivendicazioni MRA sono le false accuse di stupro e la violenza sessuale e domestica contro gli uomini. Tutti problemi validi e degni di attenzione, ma spesso affrontati incolpando genericamente “le femministe” anziché la cultura patriarcale da cui effettivamente scaturiscono.

Sicuramente non è colpa delle femministe per l’esistenza del sistema tradizionalista/bisessista. Ma il femminismo, chiamando il sistema bisessista con il nome di “Patriarcato” e riconducendo tutte le questioni maschili a questioni femminili, de facto blocca gli aiuti agli uomini, affermando che anche quando sono questi a essere colpiti, siano le donne “le vere vittime della situazione”.

E’ questa distorsione, che l’articolista impropriamente chiama “vere cause dei problemi maschili”, che il movimento MRA combatte. Approfondiremo meglio in seguito questo tema, parlando di Narcisismo Conversazionale Femminista, quindi stay tuned.

Determinismo biologico: opprime anche gli uomini

Un orientamento che è convinto dell’inferiorità biologica della donna e che porta avanti discorsi misogini e violenti;

Pur non parlando di noi ma di gruppi non-MRA (che però l’autrice mette comunque nel calderone, per far credere che siano tutti MRA anche quando si tratta di realtà diverse e da cui ci teniamo ben lontani), è singolare notare come si classifichi come “affermazione dell’inferiorità biologica della donna” un discorso che invece parla di semplici complementarietà (a cui comunque noi ci opponiamo, ma che abbiamo l’onestà intellettuale di classificare come narrazione mutualmente dannosa sia per uomini che per donne, mentre l’autrice la vede come dannosa soltanto per le donne). Cito:

«la maschiosfera è quasi esclusivamente dominata dalla psicologia evolutiva, che si basa fortemente sul determinismo genetico per spiegare i comportamenti maschili e femminili in relazione alla selezione sessuale»

e poi:

I discorsi di determinismo biologico non si applicano solo alle donne, ma anche agli stessi membri della comunità che tendono a categorizzarsi come “beta”, in contrapposizione al concetto di “maschio alpha”.

De facto, l’autrice sancisce un doppio standard: se il determinismo biologico viene usato per opprimere le donne, è misoginia, se viene usato per opprimere gli uomini… è comunque misoginia!
Anche quando gli uomini sono oppressi (sì da altri uomini, ma per misandria interiorizzata, visto che comunque questi uomini se la prendono con altri uomini e non con donne), il discorso ruota sempre e comunque attorno alle donne!

Nemmeno una riga su come il determinismo biologico opprima anche gli uomini, sebbene la stessa autrice riconosca una stereotipizzazione nella differenziazione operata da questi gruppi tra uomini “alfa” e “beta” nei discorsi che fanno (che devo pensare che evidentemente avalla, non avendola criticata?).

 

Cancellare le vittime maschili: il caso di Elliot Rodger

Da questa cultura sono nati gravi episodi come l’attentato perpetrato da Elliot Rodger all’ University della California Santa Barbara, in cui 6 persone hanno perso la vita e altre 14 sono state ferite

E’ evidente che questo individuo fosse misandrico, oltre che misogino. Come poteva dunque essere MRA? L’invisibilizzazione della misandria di Elliot Rodger è evidente nell’erasing fatto nei confronti delle sue vittime maschili; Rodger infatti uccise, oltre a 2 ragazze, anche 4 ragazzi: George Chen, di 19 anni; Cheng Yuan “James” Hong, di 20 anni; Weihan “David” Wang, di 20 anni e Christopher Michaels-Martinez, anche lui di 20.
Nonostante il numero di vittime maschili risulti maggiore di quelle femminili, la misandria del gesto non viene mai messa in evidenza.

rodger

 

Bisessismo e Agency Femminile

Ed ora parliamo di noi. L’autrice afferma, sul nostro conto:

Come invece 300 anni di elaborazione filosofica e teorica femminista (e non solo) ci hanno ampiamente dimostrato, il sessismo opera grazie a un sistema socio-economico ben radicato, il patriarcato, che opprime donne e uomini. Il bisessismo invece rifiuta l’esistenza del patriarcato, opponendo l’idea che anche le donne hanno atteggiamenti e comportamenti sessisti che hanno per vittima gli uomini. In realtà, tali comportamenti possono benissimo essere inquadrati in un’ottica di interiorizzazione patriarcale (ad es., l’idea che gli uomini debbano rispondere a certi standard di mascolinità, e quelli che non lo fanno meritano la derisione o la violenza, ecc.).

De facto, un simile discorso potrebbe essere tranquillamente rivoltato per dire che, se è vero che “quando le donne hanno atteggiamenti e comportamenti sessisti che hanno per vittima gli uomini, hanno interiorizzato il patriarcato, allora è anche vero che “quando gli uomini hanno atteggiamenti e comportamenti sessisti che hanno per vittima le donne, hanno interiorizzato il ginocentrismo.

In realtà ginocentrismo e patriarcato sono due facce della stessa medaglia, il bisessismo.
E così come è sbagliato ricondurre le questioni femminili a quelle maschili (dicendo che sono “sottoprodotti del ginocentrismo”), è altrettanto sbagliato ricondurre le questioni maschili a quelle femminili (dicendo che sono “sottoprodotti del patriarcato”).

Inoltre, un patriarcato agito sia da uomini che da donne che ha come vittime sia uomini che donne, come fa a essere chiamato patriarcato?
L’autrice stessa dimostra che è un bisessismo, in quanto non uni-direzionale ma bi-direzionale.

Infine, passiamo al discorso di quanto sia deresponsabilizzante dire che “le donne non fanno le cose, è il patriarcato che agisce attraverso di loro”.
Questa narrazione nega la loro agency, de facto nega che siano esseri responsabili e le infantilizza, le riduce a meri esseri agiti e non agenti attivi del loro destino.
E questa, sì, questa è misoginia.

Che è anche il motivo per cui parliamo di patriarcato e non di bisessismo, perché il termine patriarcato ha come implicito l’idea che gli uomini abbiano *voluto* il sistema, mentre le donne l’abbiano *subito*.
In realtà nessuno dei due l’ha voluto, o meglio entrambi l’hanno voluto.
Il sistema è co-creato da uomini e donne e i ruoli opprimono entrambi. Se non crediamo che opprima gli uomini, ma che questi l’abbiano scelto volontariamente, dovremmo essere coerenti e affermare allo stesso modo che anche le donne l’abbiano scelto volontariamente (pensiamo infatti alla percentuale risibile di donne che volevano il voto nell’epoca pre-suffragio femminile).
O l’una o l’altra. O è stato imposto a tutti o tutti l’hanno voluto.
Non si può trattare la responsabilità dei ruoli a macchia di leopardo.

 

Essenzialismo di Genere: un nemico della lotta alla Sacrificabilità Maschile

Un ultimo elemento che accomuna tutti e tre gli orientamenti, ma che a mio parere è davvero assurdo nel contesto del bisessimo, è una visione estremamente binaria del mondo. Gli antisessisti infatti contestano l’idea che il genere sia un costrutto sociale, ritenendo che sia importante affermare un’idea naturale di “mascolinità” e “femminilità”. Ma è proprio l’assunto che esistano una mascolinità e una femminilità definite a creare l’oppressione.

In realtà basta leggere la nostra definizione su cosa siano MRA e WRA (sì, esiste anche un modo per lottare per le questioni femminili senza dover dare dei privilegiati agli uomini, che strano!), per vedere come siamo in contrasto con l’essenzialismo di genere o determinismo biologico. Cito:

“MRA e WRA concordano ovviamente con la necessità di superare i ruoli di genere, e quindi si oppongono al tradizionalismo. I tradizionalisti (o “tradcon”, ovvero tradizionalisti-conservatori) non vogliono liberare gli uomini, ma tornare alla situazione bisessista del passato, ripristinando i ruoli di genere femminili e mantenendo in piedi quelli maschili.
Per un tradizionalista, la sacrificabilità maschile va bene, finché la società dice “grazie”, celebra la “mascolinità eroica” e non insulta gli uomini.
Anche gli MRA credono che gli uomini non debbano subire male-bashing, ma credono che non debbano essere nemmeno sacrificabili.

 

Mascolinità e Femminilità Egemoniche, Tossiche e Ibride

Altra questione che l’articolo riporta è il termine “mascolinità egemonica”.

R.W. Connell (ideatrice di questo termine) sostiene che gli uomini che si adeguano ai ruoli (mascolinità egemonica) opprimano sia gli uomini che non si adeguano ai ruoli (mascolinità non egemoniche) sia donne che non si adeguano che donne che si adeguano (tutte le femminilità).
L’analisi della Connell però non riconosce il potere informale femminile e disconosce i vantaggi della donna che si adegua ai ruoli, ovvero ignora la femminilità egemonica e de facto fa victim blaming sugli uomini tutti.

Nella realtà dunque non avviene una lotta del tipo “mascolinità egemonica contro tutti”, ma bensì:

Mascolinità Egemonica + Femminilità Egemonica

opprimono

Mascolinità non-egemoniche + Femminilità non-egemoniche.

Inoltre il termine mascolinità tossica o egemonica viene usato solo nel caso maschile, mentre a parti inverse si impiega “ruoli imposti alle donne” o semplicemente “misoginia”.

E’ necessario dunque chiamarla misandria e non mascolinità tossica, perché a parti invertite la chiamiamo misoginia, non femminilità tossica.

Questo perché mascolinità/femminilità sembrano mescolarsi con l’identità personale, come a dire che gli uomini non l’avrebbero subito, questo ruolo: non sarebbe stato imposto loro, ma l’avrebbero voluto.

Quando in realtà sia uomini che donne subiscono dei ruoli imposti dalle aspettative della società.

Usare un termine che mescola le aspettative della società (ruoli di genere) e l’identità (identità di genere) fa sembrare che gli uomini non siano vittime di questa misandria del sistema tradizionalista, ma che siano autori intenzionali, quando invece il disconforto di tutti quegli uomini (e ragazzi e bambini maschi) che non si adeguano a questi ruoli, che li vedono come limitanti e che vengono oppressi nel caso in cui provino a sfuggire da essi, dimostra che non è così.

In questa fase della nostra società abbiamo dei ruoli “ibridi”, da qui il termine “mascolinità ibrida” che usa l’autrice.
Però se è vero che i ruoli di genere si sono ibridati, ossia uomini e donne tendono ad avere una maggiore libertà di scelta, tali ruoli sono più ibridati nelle donne che negli uomini.
Pensiamo al fatto che le donne possono votare ma gli uomini ancora sono iscritti alle liste di leva; le donne possono avere aborti ma gli uomini ancora non possono rinunciare alla paternità; le donne possono lavorare (hanno una doppia scelta, sia di lavorare che di non lavorare, che di lavorare solo part-time facendosi mantenere per il resto) mentre gli uomini casalinghi sono ancora meno dell’1% del totale dei casalinghi (non potendo essere mantenuti, in caso di povertà finiscono più spesso suicidi – la quasi totalità dei suicidi per motivi economici è maschile -, senzatetto – stesso discorso – o a fare lavori faticosi, usuranti e/o rischiosi – morti sul lavoro quasi totalmente uomini) e molto altro ancora.

È quindi evidente che questa ibridazione sia maggiormente femminile che maschile, il che mostra la necessità di un movimento MRA, ovvero di un movimento che liberi gli uomini e li renda più “ibridi”, come ibridi sono le donne nella loro interiorizzazione dei ruoli.

 

Patriarcato, Misoginia che opprime gli uomini e Narcisismo Conversazionale Femminista

Infine, notiamo come l’enfasi sul chiamare il sistema che opprime entrambi i generi (e la stessa autrice lo conferma) con il nome di uno solo dei generi (“patriarcato” da “padre”) sia una forma di narcisismo conversazionale.
Ovvero il fenomeno per cui, anche quando si parla di questioni non-femminili, il femminismo faccia ruotare tutto comunque attorno alle donne.

Se diciamo, ad esempio: “Gli uomini sono gli unici ad essere obbligati ad andare in guerra tramite la leva, o se sospesa ad essere iscritti alle liste di leva in caso di grave crisi internazionale o attacco al paese”, le femministe sicuramente ci risponderanno:

“Eh ma è una discriminazione contro le donne, perché le donne vengono infantilizzate”.

E se oseremo dire che gli uomini che provano a uscire dai loro ruoli di genere vengono oppressi?

“E’ perché sono visti come femminili, cioè simili alle donne”.

E se parleremo di oppressione degli uomini?

“E’ un colpo di ritorno dell’oppressione delle donne”.

Ovviamente anche noi potremmo dire che l’oppressione delle donne è in realtà oppressione degli uomini perché gli uomini sono ritenuti sacrificabili (1° caso),

perché le donne che escono fuori dai ruoli di genere sono viste come maschili cioè simili agli uomini (2° caso)

o perché è un colpo di ritorno dell’oppressione degli uomini (3° caso),

ma non ci viene nemmeno in mente di farlo.

E perché non ci viene in mente?
Perché il nostro scopo non è volere che gli uomini e le loro questioni siano sempre al centro dell’attenzione (narcisismo) ma semplicemente l’equità.

Il punto è proprio qui, perché è su questo che si gioca tutto.
Il femminismo non è semplicemente lotta per i diritti delle donne, ma è mettere la donna al centro del dibattito di genere.
La donna deve essere sempre il centro dell’attenzione, per cui parlare di questioni maschili viene visto come qualcosa di sbagliato, di minaccioso, non perché la questione sia o meno lecita in sé, ma perché toglie le donne dai “riflettori”.

Infatti il femminismo, anche quando parla di questioni maschili, lo fa sempre in funzione delle donne. Il narcisismo conversazionale serve difatti a far tornare le donne al centro del dibattito.

Accusarci quindi di “incolpare genericamente ‘il femminismo’ anziché la cultura patriarcale da cui i ruoli di genere effettivamente scaturiscono” non ha senso, perché il femminismo de facto è un ostacolo proprio al riconoscimento di tali ruoli e alla lotta contro di essi.
Proprio perché riconduce ogni questione, anche quando non affligge le donne, ad esse.
Impedisce dunque di vedere gli uomini come degni di liberazione e vittime del sistema.
Vengono invece visti come individui casualmente colpiti da proiettili vaganti in realtà destinati alle donne.

Non possiamo avere nessuna liberazione maschile dai ruoli di genere se non riconosciamo che quei proiettili erano invece indirizzati proprio contro gli uomini.

Non possiamo quindi avere nessuna liberazione maschile senza disconoscere il femminismo, fintanto che il femminismo non smetterà di essere narcisismo conversazionale che nega l’oppressione subita dagli uomini.

[A.]

Uomini stuprati da donne: più comune di quanto si pensi!

male victims of rape1

“Gli stupri maschili sono operati maggiormente da altri uomini, vedasi i numeri degli autori di stupro nelle statistiche!”

Questa obiezione non tiene conto che le statistiche che riportano una maggioranza maschile di autori di stupro contro gli uomini dividono tra stupro (rape) e forzare a penetrare (made to penetrate).

Andando a vedere gli autori di rape e di made to penetrate, ci rendiamo conto che i made to penetrate sono effettivamente operati a stragrande maggioranza da donne.

Quindi si può dire che gli stupri sugli uomini siano operati da uomini solo se arbitrariamente escludiamo gli stupri operati da donne dalla definizione, classificandoli come qualcos’altro (made to penetrate, appunto).

Inoltre gli stupri “rape” (che implicano che la vittima sia stata penetrata) nei 12 mesi precedenti sono molto più rari degli stupri sulle donne, ma invece gli stupri “made to penetrate” nei 12 mesi precedenti sono pari di numero agli stupri sulle donne.

I 12 mesi precedenti sono più affidabili delle statistiche sul lifetime proprio per via del fatto che, per conformarsi alla narrazione condivisa, le vittime tendono maggiormente a rimuovere con il corso del tempo il ricordo dell’esperienza traumatica.

“Gli uomini che hanno erezioni in stati di paura sono molto pochi!”
In primis, anche se non è in erezione, cercare di avvolgere il pene di un uomo con la propria vulva senza che lui dia il consenso è stupro.
In fondo una persona che “lavora” con i genitali di un’altra nel mezzo di un’attività sessuale sta già compiendo una violenza, che poi tale atto porti o meno ad un’erezione o ad un orgasmo non lo rende meno violenza.
Per illustrare meglio questo concetto, porterò l’esempio dello stupro effettuato da Amy Schumer, che ha violentato un ragazzo a cui l’erezione non è arrivata, ma spero che nessuno consideri quello che ha subito come qualcosa di diverso da una violenza sessuale.

Amy Schumer ha tenuto questo discorso al Gloria Awards and Gala dell’associazione femminista “Ms. Foundation for Women”. Vorrei porre attenzione sulla parte in cui la Schumer ha affermato: “io stavo qui, e volevo essere tenuta e toccata e sentita desiderata, nonostante tutto. Volevo stare con lui”.
Ecco, lei aveva capito che lui non era in grado di acconsentire davvero, non era in grado nemmeno di stare bene in piedi (infatti dice che cercava di guardarla “di lato, come uno squalo”) – al punto che successivamente, mentre lo fanno, lui si addormenta più e più volte e cade addirittura dal letto – ma lei se ne frega. Lei voleva “essere tenuta e toccata e sentita desiderata, nonostante tutto”. E questo anche facendo sesso con una persona che evidentemente non era in grado di acconsentire.

Riporto qui le parti salienti del discorso che fanno riferimento allo stupro:

“Finalmente, la porta si apre. E’ Matt, ma non davvero. Lui è lì, ma non veramente. La sua faccia è una specie di distorta, e i suoi occhi sembrano come se non si potessero concentrare su di me. In realtà sta cercando di vedermi di lato, come uno squalo. “Hey” urla, troppo forte, e mi dà un abbraccio, troppo forte. E’ fottutamente andato. […] Ma io stavo qui, e volevo essere tenuta e toccata e sentita desiderata, nonostante tutto. Volevo stare con lui. Ci immaginavo sul campus insieme, tenendoci per mano, dimostrando, “Guarda! Sono adorabile! E piaccio a questo ragazzo figo e più grande di me!”. Non posso essere la bambolina a forma di troll che temevo fossi diventata. […] Le sue dita si infilarono dentro di me come se avessero perso le chiavi lì dentro. E poi venne il sesso, e uso quella parola molto vagamente. Il suo pene era così soffice, sembrava come uno di quei cosi antistress che scivolano dalla tua mano? […] Iniziò a scendere su di me. E’ ambizioso, credo. E’ ancora considerato azzeccarci se il ragazzo cade addormentato ogni tre secondi e muove la sua lingua come un anziano che mangia la sua ultima farina d’avena? […] Lo scuotei per svegliarlo. “Matt, cos’è questo? Il suoundtrack di Braveheart? Puoi mettere qualcosa di diverso, per favore?” Si sveglia scontroso, cade sul pavimento, e striscia. […] Strisciò indietro nel letto, e provò a schiacciare a questo punto la sua terza palla nella mia vagina. Al quarto colpo, si arrese e si addormentò sul mio seno.

Questo non è stupro, forse? Anche se non c’è stata un’erezione? Sfido chiunque ad affermarlo. Questo è uno stupro. Su un uomo. E non è stata necessaria un’erezione per affermarlo.
E la sua stupratrice lo ha deriso pubblicamente per un’erezione che non è riuscito a sostenere, pur essendo cosciente che non era in grado di acconsentire per via del suo stato.

Per spiegare poi come sia possibile stuprare un uomo e quali meccanismi, oltre all’erezione, le stupratrici usano, ho stilato questo schemino, che cito:

“A chi dice che non è possibile che una donna stupri un uomo, spieghiamo noi in che modo è possibile:
1) ricatto o minaccia
2) alcol (ad esempio inducendo o approfittando di uno stato di alterazione alcolica tale che la persona non è in grado di dare il consenso)
3) droghe o farmaci
4) forza (sia fisica nel caso di maggiore massa che usando armi proprie o improprie nel caso di minore massa)
5) non rispettare il “no” dell’individuo e questi è freezato o per attitudine non reagisce (ma nemmeno dà il consenso) quando l’altra parte insiste e fa come le pare
6) come il #5 ma durante un rapporto già avvenuto, quando ad esempio si contratta di cambiare posizione e la vittima non consente ma l’altra parte va avanti comunque.

Se chiede invece in cosa consista, può essere:
1) stimolazione (orale, manuale o coadiuvata da sex toys) dei capezzoli
2) sesso orale (sia con sia senza erezione, sia di sé che dell’altra parte)
3) sesso manuale (mast..bazione all’altro e/o ricevuta, sia con sia senza erezione)
4) penetrazione vaginale con erezione spontanea
5) tentata penetrazione vaginale senza erezione spontanea
6) penetrazione anale con erezione spontanea
7) tentata penetrazione anale senza erezione spontanea
8) anilingus (sia ricevuto sia eseguito)
9) penetrazione ricevuta tramite dita, strapon, dildo, sex toys o altri oggetti
10) probabilmente molto altro, visto che il sesso è un argomento molto vasto, e quindi altrettanto vaste sono le possibilità di impiegarlo come strumento per fare violenza
.

Premesso dunque che non è necessaria l’erezione per parlare di stupro dato che è stupro anche il solo provare/maneggiare i genitali altrui senza il consenso dell’altro, numerosi studi hanno riscontrato che l’erezione è riflessogenica e che può avvenire anche in caso di rabbia, paura, terrore e altre emozioni sicuramente non positive.
In più c’è sempre la possibilità di far ingerire all’altro del viagra o farmaci simili.”

Anche alcuni femministi, rispondendo ad un articolo analogo, hanno evidenziato come gigolò e trans mtf nel giro della prostituzione riescano a fare sesso e ad ottenere erezioni anche con persone da cui non sono attratti e attratte.

Cito:

Stefano scrive: “Certi maschi anche in caso di sottomissione e paura, con la stimolazione ripetuta possono ottenere un’erezione, le erezioni non sono semplici e uguali a tutti come sembra dire l’articolo.
Anche obbligarlo al sesso orale o inserendogli cose nell’ano è stupro, drogarlo o minacciarlo per sesso idem.
Non è detto che lei debba sottometterlo tutto il tempo con le sue mani, potrebbe anche riuscire legarlo o minacciarlo con tipo un coltello.
Ricordiamoci che gigolò e trans mtf nel giro della prostituzione la maggior parte delle volte fan sesso con gente che non gli attrae manco un po’ e riescono ad avere erezioni.”

E:

A chi dice che solo chi ha un pene può stuprare risponde Clare che dice: “//Solo chi ha un pene può stuprare// allora castrare gli stupratori funzionerebbe benissimo, mentre l’obiezione classica è che un violento castrato troverà altri modi per esercitare il suo desiderio di sopraffazione (oggetti, per dirne una?). Il nemico non è l’uccello, è il disprezzo per il consenso.”

Questo è un punto importante, il fatto che lo stupro non sia sinonimo di eccesso di desiderio sessuale, ma di sopraffazione dell’altro impiegando il sesso come mezzo.

 

“Sì ma non hai ancora spiegato perché l’erezione dovrebbe avvenire anche in stato di paura!”

Spiego subito.
L’erezione è molto facile da mantenere in caso di violenza o di stato di intossicazione. Partiamo da questo, infatti molte persone erroneamente credono che non si possa ottenere un’erezione se l’uomo è ubriaco.

Cito ad esempio da un articolo del 2004:

“Reported American cases have, to some extent, acknowledged that a man is able to sustain an erection during unwanted sexual contact. For example, in State v. Karlen, 166 the Supreme Court of South Dakota interpreted a sexual encounter as non-consensual when a man performed fellatio upon another man to the point of ejaculation when the victim had been asleep and/or passed out. The Massachusetts court of appeals held similarly in Commonwealth v. Tatro, 167 where the victim dozed off and/or passed out and subsequently awoke to find the defendant performing fellatio on him.
[…] these cases […] recognize that a victim can sustain an erection during unwanted sexual touching, […] the alleged consent was induced by fraud, drugs, or alcohol.
[Siegmund Fred Fuchs. Male sexual assault: issues of arousal and consent. Cleveland State Law Review 51:93–121, 2004.]

Un altro articolo, del 2011, afferma: “This review supports the idea that men often experience involuntary erections or ejaculations during a sexual assault and that these responses do not signify consent by the victim.”
Voglio sottolineare l’often, spesso. Non si tratta di casi isolati ma di un fenomeno diffuso.
Cito ancora dallo stesso paper:
Many male victims, either because of physiological effects of […] direct stimulation by their assailants, have an erection, ejaculate, or both during the assault. This is incorrectly understood by assailant, victim, the justice system, and the medical community as signifying consent by the victim. Studies of male sexual physiology suggest that involuntary erections or ejaculations can occur in the context of nonconsensual […] sex. Erections and ejaculations are only partially under voluntary control and are known to occur during times of extreme duress in the absence of sexual pleasure. Particularly within the criminal justice system, this misconception, in addition to other unfounded beliefs, has made the courts unwilling to provide legal remedy to male victims of sexual assault, especially when the victim experienced an erection or an ejaculation during the assault.”
[Clayton M. Bullock and Mace Beckson. Male Victims of Sexual Assault: Phenomenology, Psychology, Physiology. Journal of the American Academy of Psychiatry and the Law Online April 2011, 39 (2) 197-205.]

E i casi dove l’uomo è ansioso? Può un uomo ansioso (e si presuppone che uno stupro crei ansia) avere un’erezione? Un paper del 2011 conferma di sì. Cito:

“Studies have show that increased anxiety is associated with premature or spontaneous ejaculation, and there is a notable body of literature, going back to Freud, on the association of anxiety-provoking situations with erections and ejaculation. Men and boys have been described as having spontaneous ejaculations in response to several exciting or anxiety-provoking stimuli, including during examinations and public performances or when experiencing fear of being punished or fear of not being able to finish tasks. Several case reports describe individuals who have spontaneous ejaculations during times of extreme anxiety or even during panic attacks. Premature ejaculation is a common sexual dysfunction in male socially phobic patients, and one study found that 9 of 19 patients studied retrospectively had this complaint. Anxiety seems to facilitate erections in men. For example, a 1983 study of male volunteers found that the threat of contingent shock while the volunteers watched an explicitly erotic video produced the highest penile tumescence. “If anything, anxiety stimulates sexual arousal” (Ref. 55, p 242). In an excellent collection of case reports, Sarrel and Masters describe several cases of men forcibly sexually assaulted, who nevertheless maintained erections and ejaculated during the assault. This includes one case of a 27-year-old who was drugged, taken to a motel room, tied to a bed, and gagged. He was forced to perform coitus with four different women repeatedly over the course of more than 24 hours. At one point between coital episodes, he was threatened with castration and a knife applied to his scrotum when he experienced difficulty having an erection. He was able to have a full erection after rest periods. Kinsey concluded, “The record suggests that the physiologic mechanism of any emotional response (e.g., anger, fright, and pain) may be the mechanism of sexual response.”
[Clayton M. Bullock and Mace Beckson. Male Victims of Sexual Assault: Phenomenology, Psychology, Physiology. Journal of the American Academy of Psychiatry and the Law Online April 2011, 39 (2) 197-205.]

Proprio questo caso è esemplare. Sarrel e Masters parlano di un 27enne che è stato drogato, portato in una stanza di un motel, forzato a fare sesso con 4 diverse donne ripetutamente nel corso di più di 24 ore, con minacce di castrazione e con un coltello puntato al suo scroto quando aveva difficoltà ad avere un’erezione. Eppure, nonostante questo, è stato in grado di avere erezioni dopo dei periodi di riposo tra un rapporto e l’altro.

Lo studio di Sarrel e Masters afferma categoricamente, quindi che “la convinzione che sia impossibile per i maschi rispondere sessualmente quando sottoposti a molestie sessuali da parte di donne è contraddetta. L’erezione può verificarsi in una varietà di stati emotivi, tra cui la rabbia e il terrore [Sarrel PM, Masters WH. Sexual molestation of men by women. Arch Sex Behav. 1982 Apr;11(2):117-31.].
Similmente, un articolo del 2004 sul Journal of Clinical Forensic Medicine afferma che: “La review esamina se la stimolazione sessuale non richiesta o non consensuale sia di femmine che di maschi possa portare ad eccitazione sessuale indesiderata o addirittura a raggiungere l’orgasmo. La conclusione è che tali scenari possono verificarsi e che l’induzione di eccitazione e l’orgasmo non indicano che i soggetti abbiano acconsentito alla stimolazione. La difesa dei perpetratori costruita semplicemente sul fatto che la prova di un’eccitazione genitale o dell’orgasmo dimostri il consenso non ha validità intrinseca e deve essere ignorata[Levin RJ, van Berlo W. Sexual arousal and orgasm in subjects who experience forced or non-consensual sexual stimulation — a review. J Clin Forensic Med. 2004 Apr;11(2):82-8.].

 

“Sussistono però dei casi di ansia da prestazione e/o impotenza. Non li consideri?”

Certo, però sono ostacoli molto meno impattanti di quanto si creda. Inoltre i dati mostrano che anche gli stupratori uomini che violentano donne talvolta sono soggetti a episodi di disfunzione erettile
[Bownes IT, O’Gorman EC. Assailants’ sexual dysfunction during rape reported by their victims. Med Sci Law. 1991 Oct;31(4):322-8.].

Togliendo dunque sia i tentati stupri uomo-su-donna che non si sono concretizzati a causa di disfunzioni erettili dello stupratore uomo che i tentati stupri donna-su-uomo che non si sono concretizzati a causa di disfunzioni erettili della vittima maschile, la parità di risultati tra uomini e donne nella percentuale di vittime e perpetratori rimane invariata.

In aggiunta, nei casi di disfunzione erettile è possibile far ingerire alla vittima sostanze come il viagra.

Infine, se consideriamo stupro su una donna l’azione di un uomo che forza sessualmente nonostante la mancata erezione, perché non dovremmo considerare stupro su un uomo l’azione di una donna che forza sessualmente un uomo nonostante la sua mancata erezione?

Riassumendo, quindi:
– l’erezione non è necessaria perché un uomo possa essere stuprato, anche solo provare a forzarlo a penetrare è uno stupro;
– l’erezione si verifica anche in caso di paura, rabbia e terrore (studio di Sarrel e Masters);
– l’erezione si verifica anche in caso di ubriachezza o intossicazione da alcol o sostanze (studio di Siegmund Fred Fuchs);
– l’erezione si verifica anche in caso di ansia (studio di Bullock e Beckson);
– l’erezione si verifica SPESSO in caso di violenza (anche qui Bullock e Beckson);
– l’erezione si verifica anche nell’eventualità dell’impiego di forza e minaccia di violenza grave, come il caso del 27enne forzato a fare sesso con 4 diverse donne ripetutamente nel corso di più di 24 ore con minacce di castrazione e con un coltello puntato al suo scroto.

Nuovi MRA? 6 punti su cui dovete fare attenzione!

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Ho notato che chi si approccia alla questione maschile e al movimento MRA inizialmente lo fa ponendo dei paletti che, de facto, sono in contrasto con lo spirito MRA stesso.
Tra questi, i più “gettonati” sono:

1) Ignorare o minimizzare gli stupri sugli uomini da parte di donne (ovvero il “forzare a penetrare”).

2) Affermare che gli uomini siano uccisi meno spesso, che la violenza sugli uomini sia più psicologica o che, visto che gli uomini sono più forti, i danni della violenza siano maggiori sulle donne.

3) Affermare che il femminismo sia diventato un movimento dannoso verso gli uomini in questo periodo storico ma che in passato cercasse solo la parità.

4) Asserire che in passato o in medioriente vi fosse realmente il Patriarcato e/o che venissero oppresse solo le donne e non anche gli uomini con pari gravità.

5) Ritenere che il testosterone o altri fattori biologici rendano gli uomini più violenti delle donne.

6) Basarsi sulle statistiche sul numero di incarcerati (a stragrande maggioranza uomini) per asserire che gli uomini siano più violenti delle donne.

Risposte:

Partiamo quindi con il primo mito da debunkerare.

#1. L’idea che lo stupro sugli uomini non sia un tema rilevante o diffuso di solito si origina a causa dell’erronea applicazione dei principi di scarsità sessuale delle dinamiche del sesso consensuale allo stupro.
Il punto è che la scarsità sessuale non c’entra nulla con lo stupro.
Uno stupratore non cerca sesso, cerca di arrecare violenza tramite il sesso.
Quindi anche in popolazioni come quella maschile in cui, per motivi culturali, la maggioranza degli uomini ricerca il sesso, una stupratrice – volendo arrecare violenza tramite il sesso e non ricercando il sesso in sé – si orienta verso la minoranza non interessata al sesso.
Perché la stupratrice non sta cercando di fare sesso ma le piace vedere la sofferenza non consensuale dell’altro tramite il sesso.
Anche nel caso in cui la stupratrice fosse in una relazione stabile o non trovasse uomini non interessati al sesso, potrebbe benissimo attuare pratiche a cui gli uomini con cui va a letto non consentano, che li disgustino o che non vogliano fare; potrebbe insistere con la forza o con le minacce nei momenti in cui loro non vogliano (per priorità maggiori, contesto inadeguato, stanchezza, disinteresse, ecc.) e scegliere proprio quelle pratiche o proprio quei momenti.
Questo perché forzando in quei momenti o in quelle pratiche in maniera non consensuale, può umiliare l’altra persona e, all’interno di una immaginaria competizione con l’altro, porsi al di sopra di esso, vedendolo come essere inferiore da calpestare per mostrare a sé stessa la propria superiorità.

E’ evidente infatti che lo stupratore e la stupratrice, anche laddove non soddisfino tutti i criteri per poter effettuare una diagnosi, abbiano numerosi tratti di narcisismo patologico e psicopatia.
E’ infatti proprio una bassa empatia verso l’altro e una necessità di competizione, di sentirsi superiori e di “schiacciare l’altro” per dimostrarlo, che spingono lo stupratore e la stupratrice a fare violenza non consensuale tramite il sesso.

Considerato ciò, dunque, possiamo comprendere che le dinamiche dello stupro sono completamente diverse e indipendenti dalle dinamiche del sesso consensuale (come la scarsità sessuale) e infatti le statistiche riportano livelli analoghi di perpetrazione di stupro tra uomini e donne.

Visto che dobbiamo trattare anche altri punti, rimandiamo chi avesse ulteriori domande agli altri articoli sul tema, ovvero:
“Anche le donne stuprano. Ecco come”,
“Domande frequenti sullo stupro sugli uomini”,
“Uomini (e donne) vittime di violenza sessuale”,
“Stupri sugli uomini, Lara Stemple e il negazionismo dei suoi detrattori”.

 

#2. Il secondo punto è sull’idea che le donne abbiano – a seguito di violenza subita – le conseguenze fisiche peggiori, che la violenza subita dagli uomini sia più in senso psicologico, o anche se fisica abbiano conseguenze fisiche minori o addirittura vengano uccisi in numero minore, proprio a causa della maggiore forza fisica maschile.
Questa obiezione è riassumibile dunque nel classico “ma gli uomini sono più forti!1!1”.

Abbiamo già parlato di questa obiezione nei nostri articoli “No, la violenza sulle donne NON ha conseguenze più gravi di quella sugli uomini” e “Tra biologia e sacrificabilità: l’uomo è più forte, quindi tutto è lecito?”, che potete leggere per avere un quadro più completo di obiezioni, controbiezioni, dati e statistiche.

In realtà, è evidente che come specie noi ci siamo imposti su animali molto più grandi di noi, proprio in virtù del nostro pollice opponibile e della nostra capacità di usare armi proprie od improprie, ovvero oggetti. Basandoci solo sulla nostra forza fisica, saremmo morti. Questo dimostra già da ora che l’impiego di oggetti od armi può sopperire egregiamente alla mera forza fisica, anche parlando di creature il cui rapporto di differenza di forza fisica con noi è molto maggiore rispetto a quello tra uomini e donne.

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Le donne infatti utilizzano maggiormente armi proprie o improprie come oggetti nel fare violenza rispetto agli uomini, proprio perché non si sentono sicure quanto gli uomini della loro forza fisica. Pensiamo al lancio di piatti, togliersi le scarpe e usare i tacchi per darli addosso all’altro, afferrare oggetti e darli contro, utilizzare spray di vario tipo (usabile non solo per difendersi ma anche per l’attacco) e così via.
Questi oggetti e molti, molti altri non necessitano di maggiore forza o maggiore coordinazione, perché sono accessibili ovunque, non richiedono sforzi eccessivi e possono provocare molte lesioni e conseguenze gravi, comparabili all’impiego della forza fisica maschile.

Difatti gli uomini tendono a usare di meno oggetti nel fare violenza fisica, proprio perché si sentono più sicuri.
Quindi minor uso maschile e maggior uso femminile di oggetti, sommato assieme a maggiore forza fisica maschile e a minore forza fisica femminile, portano le conseguenze della violenza maschile a essere pari alle conseguenze della violenza femminile.

Infatti gli studi ci dimostrano che, quando le donne infliggono lesioni gravi ai loro partner, nella maggior parte dei casi usano un’arma o un oggetto.
Al contrario, gli uomini che infliggono questo stesso grado di lesione sono più propensi ad usare i loro soli corpi per assalire le loro vittime.

Difatti alcuni studi mostrano che non ci sia differenza nella percentuale di donne e uomini che infliggono livelli di lesione da grave a estremo ai loro partner – lesioni, queste, che richiedono attenzione medica e/o che includono contusioni, ossa rotte e ferite da coltello e così via – mentre anche le ricerche che affermano che le donne subiscano più ferite mostrano che anche quando tali ferite sono subite a maggioranza da donne, le ferite causate a partner femminili tendono a essere più lievi e meno gravi di quelle causate a partner maschili.
Quindi secondo questi stessi studi, le donne subiscono più ferite ma lievi, mentre gli uomini subiscono meno ferite ma quelle che subiscono sono gravi. Le donne hanno più probabilità di subire danni fisici lievi mentre gli uomini hanno più probabilità di subirne di gravi.
I ricercatori infatti hanno mostrato che l’evidenza di queste ricerche contraddice l’idea che la violenza compiuta da partner maschili sia generalmente più grave.

Ovviamente, se la violenza più grave è subita dagli uomini, l’idea che le donne siano maggiormente vittime di omicidio da parte del partner rispetto agli uomini, a causa della differenza di forza e di conseguenze subite, non sta in piedi.

Infine, per rispondere all’idea secondo cui la violenza sugli uomini – a differenza di quella sulle donne – sarebbe più psicologica che fisica, faccio notare che le ricerche mostrano che la probabilità di attuare violenza fisica sia la stessa per uomini e donne.

Tutti i riferimenti bibliografici per queste ricerche sono disponibili negli articoli appena citati sulla forza fisica e sulle conseguenze della violenza, oltre che nei seguenti:
“Violenza domestica verso gli uomini (e le donne)”,
“Approfondimenti su violenza domestica, CTS e terrorismo intimo”,
“Le donne sono violente tanto quanto gli uomini? Vero! – Prevalenza nel lifetime e nei 12 mesi”,
“Maschicidi: quanti sono?”.

Prima di andare avanti con il prossimo punto, è interessante vedere come l’idea che la violenza delle donne sia meno grave impatti sulla percezione stessa della violenza. Numerosi studi hanno mostrato infatti che si tende a sottovalutare la gravità di una violenza, fisica o sessuale, se tale azione viene compiuta da una donna, e che tale percezione di minore gravità aumenti via via che il tempo passa.

E’ stato dimostrato infatti che, quando si diviene testimoni o vittime di violenza da parte di un uomo o di una donna ugualmente violenti, la forza che la donna ha usato viene percepita e via via ricordata come minore rispetto a quella dell’uomo, anche se con parametri esterni è possibile stabilire che fosse la medesima.

Quindi è evidente che la gravità della violenza sugli uomini riportata nelle interviste, nelle ricerche, nelle statistiche, nei report e dagli studiosi sia in realtà sotto-riportata, perché questo effetto impatta anche sulla percezione degli psicologi e degli psichiatri, dei ricercatori, degli assistenti sociali, delle forze dell’ordine, dei giudici e così via.

Dunque anche gli studi sulla violenza devono essere analizzati e controllati perché tengano conto di questo possibile bias e lo contrastino, al fine di non sottostimare la gravità della violenza subita dagli uomini.

distorsione forza

 

#3. Il Femminismo non “nasce buono” e “diventa cattivo”. Già parlare di buono e cattivo è semplicistico.
Il Femminismo agisce in base a una weltanschauung, ovvero una visione del mondo, quella della Teoria del Patriarcato, e sulla base di questa produce delle richieste che hanno conseguenze sulla vita sociale, legale, politica e pubblica delle persone.
Quello che ci dobbiamo chiedere è se questa visione del mondo sia corretta e se tale visione del mondo sia cambiata nel corso del movimento.

In realtà la visione del mondo non è cambiata proprio per niente. La Teoria del Patriarcato non è qualcosa che fosse assente nella prima ondata.
Vediamo ad esempio la Convenzione di Seneca Falls del 1848, documento di nascita ufficiale del Femminismo, che afferma:
“La storia del genere umano è una storia di ricorrenti offese e usurpazioni attuate dall’uomo nei confronti della donna, al diretto scopo di stabilire su di lei una tirannia assoluta”.

Anche se vogliamo retrodatare il Femminismo al 1791 con la pubblicazione della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges, leggiamo anche qui frasi evidentemente patriarchiste come: “Uomo, sei capace d’essere giusto?”, “Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso?”, l’uomo viene visto come colui che ha un “tirannico potere” sulla donna e che “vuole comandare da despota”.

“Sì ma che c’entra con le politiche solo per donne che fanno le femministe?”

C’entra, perché se pensi che solo le donne siano oppresse, ritieni che gli uomini non siano oppressi e che anche mettendo le più inique condizioni contro gli uomini esse saranno sempre compensate dall’innato e infinitamente più grande privilegio maschile, e dunque tali inique condizioni non impatteranno minimamente sulla vita degli uomini. Quindi, avendo tutto il privilegio, tutto il potere ed esercitando questi diritti con la violenza, gli uomini anche se discriminati dal femminismo riusciranno benissimo a non subirne conseguenze negative.

Ecco dunque che la visione del mondo è direttamente legata alle riforme che vengono chieste al mondo.

Perché ammettiamolo, se fosse così avrebbero ragione.
Se il mondo fosse davvero un Patriarcato che dà solo privilegi agli uomini, agire solo per le donne avrebbe senso.

Quando non ha senso? Quando la visione del mondo portata avanti da questo movimento risulta essere sbagliata. Ovvero quando c’è ignoranza su come sia realmente il mondo.
Perché questa ignoranza ti spinge a fare riforme che nella tua idea di mondo avrebbero senso, ma che nella realtà impattano in modi diversi e dannosi.
Sappiamo quindi che il mondo, se fosse un Patriarcato, ricaverebbe un beneficio dal femminismo, ma se non fosse un Patriarcato?

Se non fosse mai stato un Patriarcato ma, come dicono gli MRA, un Bisessismo?
Allora la femminista di prima ondata che chiede il diritto di voto con ignoranza, senza sapere del collegamento tra leva (o, nel sistema censitario, pagamento delle tasse) e voto, fa un danno agli uomini, perché invisibilizza la loro sofferenza dovuta alla leva o al pagamento delle tasse, sofferenza esattamente tanto grave quanto quella dovuta alla mancanza di voto femminile.

Similmente, sempre la femminista di prima ondata fa lo stesso errore con l’obbligo di mantenimento maschile e l’abrogazione dell’autorizzazione maritale nella compravendita femminile.
E ancora, la femminista di seconda ondata lo fa ad esempio con la rinuncia alla paternità legale e l’aborto.

Ecco quindi che, quando diciamo che il Femminismo delle prime ondate non fosse “buono”, non vogliamo dire che non abbia combattuto per diritti buoni (come il voto, l’abrogazione dell’autorizzazione maritale e l’aborto), ma che semplicemente abbia agito per ignoranza e abbia così contribuito alla narrazione per cui temi maschili tanto importanti quanto quelli del femminismo di prima ondata non solo non sono stati risolti, ma non sono stati nemmeno riconosciuti come problemi tanto importanti quanto quelli femminili già risolti.

Se nessuno parla della leva (rimasta al giorno d’oggi come liste di leva) o dell’obbligo di mantenimento (rimasto come pressione sociale e non più legale) o della rinuncia di paternità come si parla del diritto di voto alle donne, del diritto alla compravendita senza l’autorizzazione del marito e del diritto all’aborto e alla rinuncia di maternità… beh la colpa è del Femminismo delle prime due ondate, non solo di quest’ultimo di terza ondata.

Se dunque il substrato teorico è lo stesso e gli effetti negativi sono gli stessi, non si può affermare che il Femminismo si sia “guastato” nel tempo.
Il Femminismo è sempre stato ignoranza e azione guidata dall’ignoranza.

Il Femminismo si è sempre basato sulla Teoria del Privilegio Maschile (gli uomini sono/sono stati privilegiati), sulla Teoria della Dominazione Violenta (gli uomini sono più violenti/hanno imposto questo sistema alle donne con la violenza) e sulla Teoria del Patriarcato (in senso stretto, ovvero solo gli uomini avevano il potere ed erano responsabili di questo sistema).

Ecco quindi che l’unica risposta possibile del movimento MRA è quella di contrapporre a queste teorie fallaci, visioni del mondo più razionali ed empiricamente basate, ovvero sostituire:

  • La Teoria del Privilegio Maschile con la Teoria del Bisessismo (in senso stretto, per ogni problema femminile c’è sempre stato un problema maschile corrispondente);
  • La Teoria della Dominazione Violenta o della Violenza di Genere con la Teoria della Simmetria di Genere (le donne sono violente quanto gli uomini);
  • La Teoria del Patriarcato (in senso stretto) con la Teoria dell’Autorità Maschile e del Potere Informale Femminile (le donne avevano un potere grande quanto quello maschile, solo che era informale, dunque sia uomini che donne erano co-responsabili di questo sistema e nessuno dei due sessi l’ha mai imposto all’altro).

 

#4. Il Bisessismo è la base di partenza, quindi dire che in passato le donne fossero più oppresse degli uomini o dire che lo siano ancora in medioriente (considerato più vicino al nostro passato che al nostro presente) significa che non si sta più parlando di Teoria del Bisessismo, ma di una variante della Teoria del Patriarcato. Il Patriarcato non esisterebbe più, come dicono invece le femministe, ma sarebbe esistito.

In realtà anche questa posizione di Teoria del “Patriarcato superato” è basata, come ogni Teoria del Patriarcato, sull’ignoranza delle corrispondenze tra questioni maschili e femminili.

Infatti, anche quando le donne erano più discriminate di oggi, gli uomini lo erano ugualmente ma in maniera complementare: i problemi degli uomini non sono nati oggi, esistono da sempre.

– Quando le donne lottavano per il voto, gli uomini morivano in guerra perché il voto era connesso alla leva (e ancora oggi che la leva vera e propria è stata sospesa, gli uomini sono gli unici che continuano ad essere inseriti nelle liste di leva).

Il voto era connesso alla leva proprio perché sarebbe stato molto scorretto dare il voto a qualcuno, e quindi la possibilità di decidere di mandare milioni di persone in guerra, se chi decideva non aveva l’obbligo a partire anch’egli, come nel caso delle donne.

– Quando le donne non potevano lavorare fuori casa (o potevano lavorare fuori casa con una paga minore), gli uomini non potevano lavorare in casa (salvo lavori ad alto rischio come riparazioni, manutenzioni et similia che tra l’altro aumentano la mortalità maschile), né fare i casalinghi.
Ancora oggi gli uomini casalinghi vengono derisi e disprezzati, mentre le donne lavoratrici sono la norma.

– Quando le donne non avevano il diritto alla compravendita senza l’autorizzazione del marito, il marito era obbligato a mantenerle (e se ci pensiamo era proprio per assicurarsi di poter adempiere a quest’obbligo che lui doveva avere il controllo su ciò che lei spendeva, perché se lei avesse speso tutto, lui come avrebbe fatto a mantenerla?), e ancora oggi la pressione sociale al mantenimento (che prima era obbligo legale) porta gli uomini ad essere la quasi totalità dei suicidi per cause economiche.

– Allo stesso modo, quando le donne non potevano studiare, quegli uomini che potevano farlo dovevano usare la loro istruzione per mantenerle. Questo proprio perché a differenza degli uomini, le donne non erano tenute a mantenere chicchessia, bensì ad essere mantenute dal marito, per cui il loro grado di istruzione era ininfluente nel loro diritto a essere mantenute, mentre invece era necessario agli uomini affinché potessero assicurare un maggiore benessere alle proprie donne.
Infatti se una ragazza avesse preso uno dei pochi posti disponibili a scuola, a un ragazzo sarebbe stata negata l’istruzione, il che lo avrebbe costretto ad un lavoro meno remunerativo che avrebbe abbassato non solo la qualità della sua vita, ma anche e soprattutto la qualità di vita delle persone che avevano il diritto ad essere mantenute da lui, ovvero sua moglie e i suoi eventuali figli.
Inoltre l’obbligo a mantenere spingeva (e ancora spinge, attraverso la pressione sociale) gli uomini a intraprendere lavori ad alto rischio, pericolosi o massacranti, che ancora oggi sono purtroppo a maggioranza maschile, e che portano gli uomini ad essere ancora oggi la quasi totalità delle morti sul lavoro.

– Proprio per l’obbligo al mantenere, anche quando le donne non potevano ereditare a differenza dei loro fratelli, esse avevano comunque diritto all’eredità che il marito aveva ricevuto dai suoi parenti: se anche le mogli avessero potuto ereditare, infatti, avrebbero avuto sia l’eredità propria che quella del marito, poiché egli aveva l’obbligo a condividerla con la moglie per provvedere al suo mantenimento.

– Quando c’erano leggi poco severe contro la violenza sulle donne, quella sugli uomini non aveva proprio leggi e anzi veniva pubblicamente derisa.

– Quando la legge a tutela delle donne stuprate era molto permissiva, gli uomini vittime di stupro da parte di donne non erano proprio considerati vittime.

– Quando le testimonianze femminili di eventi terzi valevano meno di quelle maschili in tribunale e/o le donne non potevano diventare giudici o parte della giuria, gli uomini venivano condannati e puniti più duramente a parità di crimine commesso, e in alcuni Paesi addirittura erano i mariti ad andare in carcere per i reati delle mogli (vedasi la dottrina legale della Coverture). Ancora oggi, a parità di reato e di circostanze, gli uomini ricevono pene il 63% più lunghe ed hanno il doppio di possibilità di essere incarcerati se condannati.

– Quando le donne avevano minor libertà di movimento, come succede ad esempio ancora oggi in alcuni Paesi Islamici, dove la moglie può uscire solo se accompagnata o con il permesso del marito, l’uomo le faceva da scudo umano, avendo l’obbligo a proteggerla in caso di aggressione.
Infatti vi era una condanna sociale maggiore se in caso di aggressione fuggiva lui e la moglie si faceva male o moriva rispetto a quando invece era lei a fuggire e lui a farsi male o morire.
Ovviamente se si assegna agli uomini l’obbligo a proteggere le donne, non possono farle uscire senza di loro o senza il loro permesso (ovvero senza che abbiano valutato che il luogo dove le mogli andranno è privo di pericoli), perché se non so dove vai, come posso assolvere all’obbligo di proteggerti?
L’unico modo per dare alle donne libertà di movimento è liberare prima gli uomini dall’obbligo di proteggerle e di sacrificarsi per loro in caso di aggressione o attacco di altro tipo.

– Quando l’adulterio era punito più pesantemente per le donne, gli uomini erano obbligati a mantenere un figlio non loro se il tradimento della moglie non veniva scoperto (a volte addirittura anche se veniva scoperto). Al contrario, quando erano gli uomini a tradire, i figli erano mantenuti o dai mariti ignari delle amanti o dagli stessi mariti traditori, quindi non pesavano sui soldi della moglie.
Il tradimento della moglie dunque pesava economicamente sul marito ma era trattato con maggiore severità, mentre il tradimento del marito non pesava economicamente sulla moglie ma era trattato con minore severità.
In più, questa differenza di trattamento è spiegabile dal fatto che, in un’epoca in cui i test del DNA non esistevano, il tradimento della moglie era più difficile da scoprire perché “mater semper certa est, pater numquam” (“la madre è sempre certa, il padre mai”).
L’uomo, inoltre, doveva calcolare quanti figli avere perché, se fossero stati in numero maggiore rispetto alle sue risorse economiche, non avrebbe potuto mantenere né loro né sua moglie.
L’uomo che tradiva, dunque, si prendeva la responsabilità di assicurare che le risorse rimaste sarebbero bastate a mantenere anche gli altri figli e la moglie (visto che le mogli potevano andare dai giudici per ottenere provvedimenti contro i mariti inadempienti da questo punto di vista), mentre la moglie che tradiva, non gestendo lei i soldi (ma non avendo al contempo nemmeno l’obbligo al mantenimento), aumentando le bocche da sfamare, avrebbe rischiato di aggiungere spese eccessive rispetto alle risorse economiche del marito, e perciò di abbassare la qualità di vita dell’intero nucleo familiare (lei stessa inclusa) che dipendeva economicamente da lui.

– Quando le donne non avevano diritto all’aborto, gli uomini non avevano alcun diritto alla rinuncia di paternità, e ancora oggi, mentre le donne hanno ottenuto sia il diritto all’aborto che alla rinuncia di maternità lasciando il figlio anonimamente in ospedale al momento del parto (“parto in anonimato”) o abbandonandolo successivamente in una “culla per la vita” (una moderna versione della “ruota degli esposti”), la legge ancora non riconosce agli uomini il diritto riproduttivo a rinunciare alla paternità legale di un figlio non voluto. Quindi il consenso al sesso da parte di una donna non è consenso alla riproduzione, mentre invece il consenso al sesso da parte di un uomo ancora comporta legalmente un consenso alla riproduzione.

– Quando le donne non avevano congedi di maternità, gli uomini non avevano congedi di paternità e ancora adesso questi ultimi sono minuscoli rispetto ai primi.

– Le donne morivano maggiormente per parto e la scienza ha fatto diminuire drasticamente tali decessi grazie a uno sforzo mirato, mentre gli uomini morivano in età più giovane e questo divario al posto di diminuire si è allargato nel corso degli anni.

– Durante le emergenze la vita delle donne, proprio in virtù della loro capacità di partorire, era considerata più importante e da salvare prima.

– Quando le lesbiche erano invisibilizzate dalla società, l’omosessualità maschile era punita molto più di quella femminile, e ancora oggi molti Stati che condannano l’omosessualità lo fanno solo con quella maschile o questa riceve le pene peggiori, come la morte.

– Quando le donne hanno iniziato a lavorare, gli uomini hanno comunque dovuto fare più anni di lavoro prima di arrivare alla pensione e solo adesso si sta ponendo rimedio.

– Quando il linguaggio era più orientato al maschile non facendo sentire rappresentate le donne, gli uomini venivano automaticamente invisibilizzati proprio da tale linguaggio: se morivano 5 uomini e 2 donne si diceva che vi erano stati “7 morti, tra cui 2 donne“; se un problema attaccava principalmente gli uomini era un problema “della gente”, se attaccava principalmente donne era un “problema delle donne” o peggio “un problema di genere”.
Questo problema persiste anche laddove si sia risolto quello del linguaggio orientato al maschile, ad esempio si sente spesso dire “sono morte 7 persone, di cui 2 donne”: in questo caso il linguaggio è neutro (“persone”) e non più maschile (“morti”) ma il numero di donne continua ad essere specificato.

– Quando le donne non potevano aspirare a entrare al governo di un Paese o a governare come monarca (negli stati pre-democratici… tra l’altro, ciao regina Vittoria!), gli strati più bassi della società come i senzatetto erano a maggioranza maschile e tuttora lo sono.
Inoltre le donne esercitavano forme di potere indiretto come ad esempio nell’educazione (una forma innegabile di potere, al punto che veniva utilizzata per indottrinare le future generazioni anche nei periodi di colonizzazione, vedasi l’impegno dei missionari gesuiti a costruire scuole cattoliche per imporre la loro religione alla popolazione), che spettava alle madri (pensiamo al potere che aveva la madre di un regnante, ad esempio, nel controllare le sue strategie). Altri esempi di potere informale femminile, oltre a quello delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni, sono quelli delle reggenti, delle mogli dei governanti, delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita, e molti altri ancora.

– Quando le donne venivano considerate emotive, agli uomini veniva (e ancora viene) negata la possibilità di esprimere emozioni e li si induceva a reprimerle, portando ad un minor tasso di denunce quando erano vittime di abusi, ad un maggior under-reporting, a una minore attenzione alla propria salute sia fisica che mentale, all’impossibilità di esprimere normali sentimenti di tristezza, paura o insicurezza e quindi ad un’assenza di aiuti, attenzioni, servizi e tutele per gli uomini offerti dalla società. Tutto questo a sua volta si è manifestato nelle percentuali di suicidi, che già in passato erano e ancora oggi restano a maggioranza maschile, e si è tradotto anche in un ampio divario nell’aspettativa di vita tra uomini e donne a danno dei primi.

– Quando i figli erano affidati in automatico al padre, ciò succedeva perché era il padre che aveva l’obbligo a mantenerli. Quando questo paradigma è cambiato e i figli hanno iniziato ad essere affidati in automatico alla madre, era sempre il padre a dover dare il mantenimento: nel periodo in cui venivano affidati in automatico al padre invece non esisteva nessun mantenimento economico della madre verso i figli affidati al padre. Quindi si è passato da un equilibrio (mantenimento economico in cambio dell’affido) a uno squilibrio (affido ma mantenimento economico a carico dell’altro genitore).

– A questi problemi si sono aggiunti altri, come quello della dispersione scolastica maggiormente maschile. Problemi moderni, questi, ma tutti gli altri molto più antichi.

 

#5. Gli uomini non sono più violenti delle donne, e dunque non lo sono per via di motivi biologici come il testosterone.

A questa obiezione abbiamo già risposto nel nostro articolo “Negli stereotipi di genere l’origine della violenza… o dei bias di giudizio?”, da cui riporto adesso alcuni estratti (i riferimenti bibliografici li trovate nell’articolo originale):

“In primis, l’idea per cui “gli uomini compiono maggiori atti di abuso” è messa in dubbio, sempre più documenti nella letteratura scientifica mondiale infatti mostrano parità sia nell’ambito della violenza domestica [1] [2] che di quella sessuale [3] [4], e infine anche di quella generale [5].

Per quanto riguarda il legame tra l’aspetto biologico maschile e l’aggressività, esso è stato confutato in diversi articoli della prestigiosa rivista scientifica “Nature”: in uno di questi, del 2009, si è mostrato come addirittura donne a cui venivano somministrate dosi di testosterone agissero più onestamente rispetto a quelle a cui non veniva somministrata [6]; un paper del 2010 ha mostrato che solo coloro che credevano di aver ricevuto una dose di testosterone erano più aggressivi, mentre chi lo riceveva e non ne era consapevole mostrava un comportamento più onesto [7], e infine un articolo del 2011 su un blog che fa capo a “Nature”, Scitable, dopo aver analizzato diversi studi pubblicati sulla stessa Nature, conclude così:

“Il testosterone può infatti essere la chiave per il comportamento aggressivo dei mammiferi. Può anche essere la fonte della vita. Chi lo sa. Ma il più forte (e forse l’unico) collegamento corrente tra il testosterone e l’aggressività umana è un implicito assunto culturale. E ciò che è implicito e non esplicito è troppo spesso sbagliato.” [8]

Se ciò non bastasse, la teoria per cui gli ormoni – o meglio, l’esposizione prenatale agli ormoni – influenzerebbe il cervello al punto da renderlo “maschile” o “femminile” e differenziare così i comportamenti e le tendenze tra uomini e donne, sembra non essere confermata.

Vi sono stati, infatti, diversi tentativi di collegare i livelli di testosterone prenatale e comportamento mascolino, ma sono falliti miseramente.

Ad esempio, la psicologa Melissa Hines ha misurato i livelli di testosterone nel sangue delle donne incinte e ha collegato i livelli più elevati dell’ormone ad un comportamento più maschile nei bambini di 3 anni e mezzo nati da quelle donne, definendo il comportamento maggiormente maschile come “un coinvolgimento con giocattoli, giochi e attività tipici del sesso del bambino”. Nel frattempo, lo psicologo Simon Baron-Cohen ha misurato il testosterone nel liquido amniotico e ha collegato più alti livelli dell’ormone a tendenze che ha ritenuto tipiche dei maschi (minor contatto visivo a 1 anno, relazioni sociali più povere e interessi più ristretti a 4 anni).
Il problema è stato che Hines ha trovato un collegamento per le femmine ma non per i maschi [9], mentre Baron-Cohen su alcune misure ha trovato una relazione solo per i maschi e su altre misure per maschi e femmine presi assieme [10]. Per i comportamenti di gioco, non riporta alcun collegamento con i livelli di testosterone per nessun genere [11].
Insomma, è difficile mettere insieme questi progetti e tirarne fuori una storia coerente. Invece, è un guazzabuglio.

Ulteriori ricerche sono state quelle su persone con disturbi di intersessualità, ad esempio un gran numero di studi ha riguardato le donne e le ragazze con iperplasia surrenalica congenita (CAH), una malattia genetica che coinvolge la sovrapproduzione di androgeni come il testosterone. Poiché queste femmine hanno esposizioni ormonali più vicine a quelle dei maschi, la teoria vorrebbe che i loro comportamenti e interessi dovrebbero tendere anch’essi verso il “maschile”. Ed in effetti, alcuni dati suggeriscono che le femmine CAH possono avere più probabilità rispetto alle loro sorelle di giocare con veicoli e giocattoli legati alla costruzione, come i bambini. Esse possono essere meno propense a dare priorità al matrimonio e alla maternità a discapito della carriera. Inoltre, possono essere più inclini ad esprimere interesse in una carriera a prevalenza maschile, come ingegneria o conduzione di aerei di linea. Questa prova ha giocato un ruolo da protagonista nel dibattito sulla possibilità che un minor numero di donne occupasse posizioni di ruolo in questi campi in quanto intrinsecamente meno interessate alla materia.
D’altra parte, è stato messo in luce che questa differenza è da attribuire non a differenze biologiche rispetto alle altre ragazze, ma al fatto che molte pazienti CAH sono nate con genitali mascolinizzati, e questo può averle fatte sentire più libere di esprimere preferenze che sono meno comuni o accettabili per le ragazze, come desiderare di pilotare aeroplani per vivere. Le ragazze CAH, inoltre, passano attraverso un monitoraggio medico e una terapia estensivi, i quali possono, anch’essi, fare la differenza.
Infatti, a metà degli anni ’80, quando le ragazze CAH sono state comparate con altre ragazze non-CAH, divise a loro volta in ragazze con diabete e ragazze senza nessuna condizione di questo tipo, la ricercatrice che ha condotto l’esperimento – Froukje Slijper – ha trovato che “entrambi i gruppi di ragazze con malattie croniche hanno segnato punteggi maggiori nella gamma più maschile” rispetto alle normali ragazze sane [12]. Insomma, le ragazze CAH risultavano simili a ragazze con malattie non collegate al testosterone [13].
Il collegamento tra comportamento mascolino e testosterone, ancora una volta è sfumato.
Ma perché la differenza ormonale non influenzerebbe il cervello? In primis, l’esposizione agli effetti dell’ormone avviene nel periodo prenatale, quindi ci concentriamo, per analizzare tali influenze ormonali, sul momento dell’esposizione fetale.
Ebbene, diversi studi mostrano che già pochissime ore dopo l’esposizione fetale all’ormone, le differenze che quest’esposizione provoca scompaiono.
Insomma quest’effetto ormonale sarebbe tutt’altro che permanente, e basterebbero semplici interazioni con l’ambiente per azzerarne completamente l’influenza [14].”

 

#6. Come mai le statistiche sugli autori di violenza non sono affidabili per stabilire la percentuale di uomini e donne violenti?

Semplice: perché, come dimostra un’ampia letteratura scientifica, esiste un Sessismo Giuridico contro gli uomini.

Molti dei casi in cui gli uomini sarebbero la maggioranza (es. “gli uomini sono la maggioranza degli autori di stupro, violenza fisica generale e violenza domestica sulla partner”) in realtà sono falsi.
Semplicemente questi dati vengono estratti dalle statistiche sulle incarcerazioni, che però sono falsate da numerosi bias.
Gli uomini vengono infatti sospettati di più rispetto alle donne, vengono denunciati di più rispetto alle donne, vengono arrestati di più rispetto alle donne, vengono condannati più spesso rispetto a donne altrettanto colpevoli, vengono incarcerati più spesso e scontano pene più lunghe delle donne (e questo è importante perché, facendo una “fotografia” di quanti carcerati ci sono in un certo momento, se un carcerato ha una pena di cinque mesi e quello che arriverà in carcere sei mesi dopo di altri cinque mesi, la “fotografia” segnerà un solo carcerato; se un carcerato ha una pena di un anno e quello che arriverà in carcere sei mesi dopo di un altro anno, la “fotografia” segnerà due carcerati).

Se rimuoviamo quindi i bias legati al sospetto, alla denuncia, all’arresto, alla condanna, all’incarcerazione e alla lunghezza della pena, gli uomini che hanno compiuto stupro e violenza domestica contro donne sono in numero pari delle donne che hanno compiuto stupro e violenza domestica contro uomini.

Ecco dunque che la realtà è che gli uomini non sono più violenti delle donne, sono le donne a farla franca più spesso degli uomini.

E come fanno a farla franca, a farsi scagionare, queste donne? Molte volte con la “finta legittima difesa”.

L’abbiamo vista agire anche nei casi recenti: l’autrice di violenza, donna, si finge vittima della vera vittima, uomo, e dichiara di aver agito per legittima difesa, anche se in realtà è lei la perpetratrice. 
La società offuscata dagli stereotipi di genere reagisce o non sospettandola proprio, o se riesce ad essere accusata formalmente, scagionandola credendo alle sue bugie.
Questo meccanismo funziona ancora meglio con gli omicidi: nel caso dei maschicidi, infatti, vale il principio che un uomo morto non parla.

Per maggiori informazioni in proposito, si leggano gli articoli:
No, gli uomini non sono più violenti delle donne, parte 1: il sessismo giuridico,
No, gli uomini non sono più violenti delle donne, parte 2: la biologia e gli stereotipi di genere,
No, gli uomini non sono più violenti delle donne, parte 3: non gli stereotipi di genere ma l’attaccamento insicuro è alla base della violenza!,
“Maschicidio e femminicidio a confronto”,
“Difesa del gioco erotico e finta legittima difesa: ancora doppi standard femministi!”.

Finisco ringraziando tutti per l’attenzione e per aver letto fino a qui.

 

MRA/WRA che si occupano delle donne e Femministi/e che si occupano degli uomini

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La visione del mondo dei due movimenti è completamente diversa

Si può agire per i diritti delle donne ed essere MRA/WRA e si può agire per i diritti degli uomini ed essere femministi/e.

Una persona che lotta per i diritti delle donne, magari anche parlando SOLO dei diritti delle donne, ma riconoscendo (e ovviamente esprimendo tale riconoscimento) che:

  • il sistema tradizionalista è co-responsabilità di entrambi i sessi (uomini – tramite autorità formale -, donne – tramite potere informale come l’educazione dei figli, l’appello alla mascolinità e l’incitazione – ed entrambi – tramite influenza sociale, influenza sul marito/moglie, sulla famiglia e sulla propria nicchia di conoscenti);
  • il sistema opprimeva entrambi i sessi allo stesso modo PRIMA del femminismo (Bisessismo) e adesso, con 200 anni di focus solo sulle donne, opprime in misura maggiore gli uomini (essendo rimaste le corrispettive maschili non ancora risolte delle problematiche femminili già risolte + le corrispettive maschili ancora da risolvere delle problematiche femminili ancora da risolvere)
  • la violenza fisica, domestica e sessuale (nell’ambito maschile nel senso di “forzare a penetrare”, corrispettivo della “penetrazione subita forzata” femminile) sia effettuata in maniera paritetica tra uomini e donne (capendo che le statistiche ufficiali si basano su un dato biased, quello degli incarcerati, che non tiene conto del sessismo giuridico che porta gli uomini a essere più sospettati, arrestati, condannati, incarcerati se condannati, e ad avere pene più lunghe a parità di reato e circostanze)

… non è femminista! È WRA.
Anche se agisse solo per i diritti delle donne resterebbe WRA/MRA e non femminista, in quanto condividerebbe i presupposti teorici (Teoria del Bisessismo) del movimento MRA/WRA, totalmente in opposizione a quelli della Teoria del Patriarcato femminista.

Allo stesso modo una persona può occuparsi di diritti maschili come il congedo di paternità ma essere femminista anti-MRA.
Perché anche se magari vuoi il congedo di paternità, se lo chiedi per “aiutare le donne a essere assunte”, comunque contribuisci all’ambiente che vede l’uomo come mezzo e non come fine, che non lo identifica come vittima, alimenti il narcisismo conversazionale femminista e rafforzi l’idea che le questioni maschili siano “proiettili vaganti” che hanno colpito gli uomini solo per sbaglio ma che erano indirizzati originariamente alle donne.
Quindi anche se agisci per un diritto maschile, crei un ambiente che va a inficiare le successive lotte perché decostruisci una coscienza di genere maschile, declassando gli uomini dal ruolo di vittime del sistema dei ruoli a quello di carnefici o di beneficiari anche nei casi in cui sono loro a soffrirne.

[A.]

Sul tempio induista di Sabarimala e l’esclusione delle donne

In molti templi in India gli uomini non possono entrare, perché allora fanno scalpore solo i templi dove non entrano le donne?

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Nell’immagine, alcune donne induiste che protestano contro la decisione della Corte Suprema di estendere l’entrata del tempio di Sabarimala alle donne tra i 10 e i 50 anni di età

Ringrazio Fabrizio per l’articolo che ha scritto sulla protesta delle donne in India relativa alla chiusura del tempio di Sabarimala nello stato indiano del Kerala alle donne di età compresa tra i 10 e i 50 anni.
Lo ringrazio perché rispecchia completamente l’intento antisessista che tutti noi che ci occupiamo di questioni maschili condividiamo. L’equiparazione dell’“attivismo per i diritti degli uomini” alla “misoginia” è infatti una bufala di dimensioni gigantesche: dare pari diritti agli uomini non vuol dire togliere diritti alle donne.

Questo, però, penso si possa applicare a un contesto laico, in cui si condividono servizi essenziali alle persone e tali servizi devono essere necessariamente estesi a tutti.
Da un punto di vista religioso, invece, ritengo possa esistere una differenziazione, ad esempio determinati spazi per uomini e altri per donne, l’importante secondo me è che ci sia un’equità.
Ad esempio se un tempio o determinati rituali sono preclusi agli uomini, devono esistere altri templi o altri rituali che siano preclusi alle donne, e viceversa.

Dato che solitamente chi è religioso crede che tali restrizioni abbiano senso, a differenza di altri ambiti, quelli laici, dove invece queste motivazioni sono pretestuose e ostacolano l’accesso a servizi destinati alla popolazione tutta (servizi che ovviamente non possono fare una distinzione in base al genere), non credo sia giusto rimuovere le limitazioni a templi o riti religiosi.

Perché mai? Molto semplicemente perché solitamente una persona che crede in una Divinità crede anche ai dogmi e ai miti che la circondano. Chi crede in un Dio o una Dea solitamente ha fede anche in tutte le credenze connesse a tale Dio o a tale Dea.
Quindi che senso ha estendere agli uomini o alle donne dati templi, se le credenze e i miti prevalenti in quei templi affermano che la presenza di uomini o donne offenda la Divinità locale?

Il fatto è che la religione non è un servizio laico, bensì lavora con forze che i devoti ritengono possano fare addirittura del male a chi non segue le regole ma si ostina a ritualizzare.

Inoltre, quando pensiamo all’Induismo tendiamo a vederlo dal punto di vista delle religioni abramitiche (Ebraismo, Cristianesimo e Islam), ma in realtà si tratta di un culto Indo-Europeo, che quindi è analogo a quello delle religioni europee pre-cristiane (Paganesimo Romano, Greco, Celtico, Germanico, Slavo, e così via).
In tutte le religioni Indo-Europee esistono riti o misteri maschili e riti o misteri femminili, e si crede che sia necessaria una simile differenziazione proprio perché alcune forze danneggerebbero gli uomini e altre danneggerebbero le donne.

Pensiamo ad esempio, nella Religione Romana, al tempio della Bona Dea che si trovava sotto l’Aventino: qui, in un Bosco Sacro vicino al tempio, solo le donne e le ragazze potevano partecipare alla celebrazione dei misteri della Bona Dea, che si teneva ogni anno nei primi di dicembre.
Il mito afferma che Ercole, escluso egli stesso, aveva istituito, per compensare tale esclusione maschile, presso il suo Altare, posto poco lontano da quello della Dea, cerimonie dove le donne non potevano partecipare.
(Fonti: Macrobio, Saturnalia, I,12,22-27; Sesto Properzio, Elegiae, IV,9).

Come vediamo, dunque, è normale che nei culti di origine Indo-Europea ci siano alcuni templi e alcuni rituali esclusi a un genere. Questo però non vuol dire che tale genere sia considerato “impuro”, semplicemente si pensa di lavorare con forze che beneficerebbero un sesso e danneggerebbero invece l’altro se esso vi si approcciasse.

L’importante quindi, in questi casi, è capire se effettivamente l’esclusione di un genere sia compensata dall’esclusione dell’altro genere in altri riti o in altri templi.
L’essenziale dunque non è estendere a tutti il singolo tempio o rituale, ma l’avere un corrispettivo.
Avere solo misteri femminili o solo misteri maschili è quindi sbagliato, ma non è sbagliato avere simili misteri maschili o femminili in sé, è però necessario che per ogni rito che esclude gli uomini ve ne sia uno che esclude le donne e viceversa.

Nel caso in questione si applica lo stesso principio. Ad esempio, Sadhguru, un mistico indiano molto famoso e popolare, afferma in proposito:

“Voglio che sappiate questo: diversi templi sono stati costruiti in modi diversi per scopi specifici […] (alcuni templi) possono seriamente impattare sulla loro vita, quindi dicono che le donne non dovrebbero andarci”.

Egli infatti afferma addirittura che alcuni templi, come quello del Dio Shani, sono stati costruiti per “scopi occulti”, per “magia nera”, per tale motivo le donne incinte e nel loro periodo di ciclo sarebbero particolarmente vulnerabili a tali energie, rischiando addirittura di trasmetterle al bambino che portano in grembo, quindi possono entrare nel tempio solo se non si trovano in queste due condizioni (ciclo o gravidanza); similmente, altri templi lavorano con altre energie che possono andare in contrasto con le energie di altre persone.
“Queste sono prescrizioni, non sono restrizioni”, afferma Sadhguru, “queste sono prescrizioni, non sono discriminazioni, sono fatte con uno specifico intento.”

Infatti, tali prescrizioni si applicano anche agli uomini, eppure nessuno protesta:
“Adesso che stai parlando dei diritti delle donne, perchè non lotti per i diritti degli uomini? Nel nostro tempio, nel tempio di Bhairav che abbiamo, gli uomini non sono ammessi all’interno del sanctum, perché non ti ribelli e combatti per quello? Perché non sono ammessi? Quel tempio è solo per le donne, gli uomini non sono ammessi, perché? È una discriminazione? Non c’entra la discriminazione, è una certa dimensione della vita. Se segui questa cruda concezione dell’uguaglianza, farai immensamente del male alle donne.
Ci sono milioni di templi aperti a chiunque; improvvisamente perché mai la discriminazione dovrebbe arrivare in un unico tempio? Di che stai parlando? Questa non è una cultura che discrimina le donne. Ci sono più Divinità Femminili in questo Paese che Divinità Maschili. In qualunque villaggio tu vada, c’è il tempio di una Devi [“Dea” in sanscrito, N.d.T.], e pensi che sia discriminazione?”
(Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=HcmaAbI2_pg)

“Al Linga Bhairavi, agli uomini non è permesso di entrare nel sanctum sanctorum, ma non protestano mai. Sono sposati e addomesticati – sono stati allenati a non protestare contro niente (risate).
[…] Vi sono templi per Shani Deva, dove Saturno è personificato come un Dio. Attualmente, vi è una controversia riguardo al permettere alle donne di entrare in un certo tempio a Maharashtra, il tempio di Shani Shingnapur. Processi molto potenti avvengono in questo tempio. I templi di Shani sono principalmente usati per scopi occulti ed esorcismi. Le persone arrivano lì principalmente per respingere influenze occulte o perché sentono di essere possedute. A causa dei processi occulti che avvengono lì, le energie non sono favorevoli alle donne. Dato che a una donna è affidata l’importante responsabilità di fabbricare la prossima generazione, il suo corpo è molto più ricettivo e vulnerabile a certi tipi di energie – specialmente durante la gravidanza e i cicli mestruali.
Le donne non dovrebbero entrare affatto nel sanctum? Potrebbero entrarvi se fossero addestrate adeguatamente, ma sarebbe molto più difficile addestrare le donne rispetto agli uomini a questo scopo, semplicemente a causa di alcuni vantaggi biologici che gli uomini hanno in questo settore della vita. Nella natura stessa della biologia femminile, le forze occulte possono avere un impatto più profondo sul suo sistema.
Per rimuovere le influenze occulte ed eseguire degli esorcismi, vengono usate certe energie che non sono affatto belle per una donna. Shani non è gentile. Ma è parte delle nostre vite – dobbiamo fare i conti anche con lui. A causa di queste forze occulte, alle donne viene chiesto di non entrare nell’area in cui sono fatte tali cose. Non sarebbe buono per il loro benessere fisico.
Quando certe cose vanno male nella vita, devi affrontarle in un certo modo, il che potrebbe non essere piacevole. Questi templi sono stati creati per questo scopo. Oggi, alcune persone percepiscono come una discriminazione che le donne non dovrebbero entrare in questo spazio. Non è discriminazione ma discrezione.
Forse il modo in cui viene applicata è grezzo e sembra discriminatorio, ed è per questo che queste donne protestano. **Se un giorno, gli uomini protesteranno davanti al Linga Bhairavi e vorranno entrare nel sanctum, io lo chiuderò a chiave. Non li lascerò entrare nel sanctum perché non è progettato per gli uomini a meno che non siano adeguatamente addestrati per questo.** Questa non è discriminazione – è necessaria discrezione. Lo spazio di Dhyanalinga, per metà del ciclo lunare, è gestito da uomini; per l’altra metà, è gestito da donne – poiché questa è la natura di una consacrazione inclusiva, come quella di Dhyanalinga.
In certi templi, come il tempio della collina di Velliangiri, alle donne viene impedito di salire la montagna, poiché il sentiero attraversa una fitta foresta che in passato era ricca di fauna selvatica, ed era considerato pericoloso per le donne intraprendere questo viaggio. Ma oggi queste regole possono essere allentate.
In vista della richiesta di consentire alle donne di entrare nel tempio di Shani, abbiamo bisogno di educare le persone sulla scienza che sta dietro questi templi – di cosa si tratta e perché sono stati costruiti. Nel fervore democratico di oggi, vogliamo stabilire l’uguaglianza, ma in certi contesti, ciò andrebbe a svantaggio delle donne. **In tutti gli altri casi, siamo una specie e due generi. Tranne che per alcune aree come questa, gli unici posti in cui il sesso dovrebbe avere importanza sono i bagni e le camere da letto.**

(Fonte: https://isha.sadhguru.org/us/en/wisdom/sadhguru-spot/shani-shingnapur-controversy-discrimination-or-discretion)

Quindi, come vediamo, esistono templi che non accettano gli uomini esattamente come esistono templi che non accettano le donne. Lo stesso proprietario di uno dei templi che non accetta gli uomini all’interno del sanctum, ci dice apertamente che se gli uomini provassero ad accedervi lui lo chiuderebbe a chiave.

Esistendo quindi tanti templi (alcuni sempre in Kerala, lo Stato in cui si trova il tempio della protesta) che escludono gli uomini, il problema non dovrebbe porsi. Diverso sarebbe stato se non fossero esistiti.
Ma anche in quel caso, essendo forze che danneggiano chi vi si approccia in maniera disarmonica, secondo la credenza dei fedeli, forse sarebbe stato meglio creare riti o templi solo femminili (analogamente a quanto fatto da Ercole nella leggenda romana per quelli dedicati agli uomini) che estendere riti o templi solo maschili danneggiando le stesse donne che vi si avvicinano.

Elenchiamo quindi adesso, a titolo esemplificativo, alcuni dei templi induisti in India dove agli uomini non è concesso di entrare per tutto o in alcune giornate:

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– Tempio di Attukal – Thiruvananthapuram, Kerala

E’ chiamato anche “il Sabarimala delle donne” (e Sabarimala, lo ricordo, è il nome del tempio oggetto della polemica), il tempio di Attukal Bhagavathy è situato in Kerala (lo stesso Stato del tempio di Sabarimala), è dedicato alla Dea Bhadrakali, una forma di Mahakali.
E’ stato inserito nel Libro dei Guinness dei Primati per aver rappresentato, con la festa di Pongala, un festival della durata di 10 giorni che cade tra febbraio e marzo, il più grande raduno di donne al mondo, con ben 3 milioni di donne che vi hanno partecipato.
Durante questa festività, agli uomini è negato l’accesso al tempio.

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– Tempio di Brahma – Pushkar, Rajasthan

Esistono pochissimi templi del Dio Brahma nel mondo, uno di essi è il famoso tempio di Brahma a Pushkar, nel Rajasthan, costruito nel 14° secolo.
I Purana (alcune delle principali scritture sacre induiste assieme ai Veda, alle Upanishad e ai Brahmasutra) riportano il mito per cui il Signore Brahma avrebbe eseguito uno yajna (sacrificio rituale con il fuoco) al lago di Pushkar, ma sua moglie, Saraswati, occupata a prepararsi per la cerimonia, non sarebbe riuscita a presentarsi in tempo. Senza una moglie, Brahma non poteva eseguire lo yajna al momento giusto, così dovette trovare un’altra consorte rapidamente e sposò quindi la Dea Gayatri per completare il rituale. Quando Saraswati finalmente arrivò, era furiosa che Brahma avesse sposato un’altra e lo maledisse, e da quel momento in poi a nessun uomo sposato fu permesso di entrare nel tempio di Brahma, e se lo avesse fatto un evento nefasto sarebbe capitato nella sua vita matrimoniale.

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– Tempio di Devi Kanya Kumari – Kanyakumari, Tamil Nadu

Gli uomini non sono ammessi nel tempio salvo se eremiti (samnyasin), e anch’essi solo alle porte, perché la Dea in questione è la Devi “Kanya Kumari” (Dea del “sanyasa”), ovvero la Signora Bhagavathy in forma di ragazza adolescente. Il tempio è un Shakti Peeth, ovvero uno dei più importanti santuari e destinazione di pellegrinaggio dello Shaktismo, la tradizione induista secondo la quale l’Assoluto supremo coincide con il Principio Femminile, la Dea, Shakti.
Il mito su cui si poggia l’esclusione maschile è quello per cui la Dea avrebbe cercato quest’area per praticare la tapasya (una forma di austerità eremitica) in modo da poter ottenere che il Signore Shiva diventasse suo sposo, e per questo motivo gli uomini (specialmente se sposati, che non possono accedere nemmeno alle porte del tempio) vengono esclusi.

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– Tempio di Chakkulathukavu – Alappuzha, Kerala

Questo tempio, collocato in Kerala (lo stesso Stato del famoso tempio di Sabarimala), venera la Dea Bhagavathi. Il tempio osserva un rito annuale, chiamato “Naari Puja”, che si svolge durante il Dhanu, a dicembre. Durante questo periodo, soltanto alle donne viene permesso di entrare nel tempio, e il sacerdote maschio lava i piedi di migliaia di donne devote che hanno digiunato per 10 giorni. Si sceglie inoltre un’ospite speciale, anch’essa donna, che viene fatta sedere su di un particolare trono (peetam), le si lavano i piedi, le si offrono fiori e ghirlande e si esegue in suo onore il rito dell'”aarti”, come se fosse una Divinità.

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– Tempio di Durga Mata – Muzaffarpur, Bihar

Durante un particolare periodo, agli uomini è severamente proibito entrare in questo tempio che si trova a Muzaffarpur, in Bihar, al punto tale che addirittura il Pujari (sacerdote che esegue l’offerta, detta “puja”) del tempio non può entrare nell’edificio.
Le regole per la restrizione degli uomini nel resto dell’anno sono anch’esse molto strette.

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– Tempio di Kamrup Kamakhya – Assam

Questo tempio è uno dei più antichi Shakti Peeth e si crede che qui siano cadute l’utero e la vagina della Dea Sati. Per questo la Divinità del tempio, la Dea Madre Kamakhya, si crede che passi attraverso un ciclo mestruale. Durante questo periodo, il tempio è permesso solo alle donne.
Solo le sacerdotesse o i sanyasi servono il tempio, e il tessuto mestruale di Maa Sati è considerato molto propizio, al punto che viene distribuito alle devote. Esiste un tempio simile, con una leggenda anch’essa molto somigliante, a Chengannur, sempre in Kerala, dove una Dea che passa attraverso un ciclo mestruale viene venerata solo da donne.

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– Tempio di Linga Bhairavi – Coimbatore, Tamil Nadu

Il tempio di Linga Bhairavi è il tempio a cui accennava Sadhguru, essendo stato consacrato da lui.
Questo tempio non permette agli uomini di partecipare in alcuni rituali e agli uomini non è permesso di entrare nel sanctum sanctorum.

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– Tempio di Santoshi Maa – Chhindwara, Madhya Pradesh

Le donne o le ragazze non sposate eseguono il “Vrata” per la Dea Santoshi Maa in questo tempio e solo le donne e le ragazze possono eseguire questo digiuno. Non possono mangiare frutta acida o sottaceti durante questo periodo.
Agli uomini non è permesso entrare nel tempio il venerdì.

(Fonti: http://www.fireflydaily.com/men-not-allowed/
https://www.ibtimes.co.in/heres-list-8-temples-india-where-men-are-not-allowed-enter-706187
https://www.freepressjournal.in/weekend/6-temples-rituals-in-india-where-men-are-not-allowed/834414)

Come abbiamo visto, esistono tantissimi templi che non accettano gli uomini, in toto o con piccole eccezioni ad esempio per gli asceti, similmente al tempio di Sabarimala che non accetta le donne, salvo oltre i 50 anni o le bambine di età inferiore ai 10.
Perché questi templi escludono gli uomini? Per motivi mitologici, spesso. Esattamente come il tempio di Sabarimala.
Alcuni di questi templi si trovano nello stesso Stato indiano in cui si è tenuta la protesta contro il tempio di Sabarimala e in cui è situato il tempio stesso. E allora perché in un caso vi sono proteste e negli altri no?
Il doppio standard è evidente.

L’idea stessa che è stata fatta passare, cioè che solo le donne venissero escluse da alcuni templi, è nient’altro che una bugia, una menzogna pericolosamente propagandata senza fact-checking da numerosi giornalisti che evidentemente dovrebbero cambiare lavoro.
Quello che sembra passare, tacendo dei numerosi templi per sole donne, è l’idea che sia giusto rimuovere le limitazioni femminili ma non rimuovere le limitazioni maschili.

Si vuole far passare come discriminazione qualcosa che non lo è. Se ci sono servizi per sole donne, allora i servizi per soli uomini smettono di essere discriminatori. Se ci sono templi che non accettano gli uomini, i templi che non accettano le donne smettono di essere discriminatori. Se esiste un corrispettivo non è discriminazione, altrimenti sarebbero discriminatori anche i bagni e gli spogliatoi.

Quello che si nota è il gap emotivo nella reazione tra esclusione degli uomini ed esclusione delle donne. Escludere le donne da un tempio è cosa inaudita; escludere gli uomini, invece, beh, per quello ogni giustificazione è valida. Come al solito, il femminismo si mette all’opera solo quando alle donne è impedito di fare qualcosa, a prescindere, senza pensare a null’altro. Che anche agli uomini sia impedito di fare la stessa cosa a pochi kilometri di distanza non importa. Gli uomini mica sono persone, in fondo!

Diciamo “preferisco fare il signore e lasciare che entrino” quando lo chiedono le donne, mentre diciamo “che bambino che sei a chiedere di entrare” quando lo chiedono gli uomini. È un doppio standard.
Non è lecito infatti valutare la superficialità o la profondità di una reazione, ma è lecito farlo solo di un problema. Se diciamo infatti che è stupido fare barricata per tenere chiusi certi templi, beh è stupido sia farlo nel caso di quelli per soli uomini, sia nel caso di quelli per sole donne.
Quello invece a cui assistiamo è un giudizio sulla reazione e non sul problema. È la reazione maschile a essere giudicata: se vuole estendere i templi delle donne perché “sii uomo e non comportarti da bambino”, e se vuole evitare di estendere i templi degli uomini perché “fai il signore, lascia fare, non alzare una barricata”.
Quello che vediamo dunque non è un giudizio sulla questione: nessuno giudica la reazione delle donne che tengono chiusi i templi femminili né giudichiamo come inutile e infantile la richiesta di estendere quelli maschili. Non giudichiamo la cosa in sé. Giudichiamo *chi* intraprende questa o quella lotta, questa o quella battaglia.

Il gap si vede anche e soprattutto nella nonchalance con cui molte persone vorrebbero risolvere la questione. “Facciamo i signori”, dicono, “e lasciamo che vadano nei templi per soli uomini, poi ai templi per sole donne ci penseremo in seguito o comunque non è così importante e possiamo anche lasciarli così”.
Alcuni potrebbero obiettare infatti che, in fondo, estendere solo alle donne i templi e mantenere la restrizione agli uomini non rappresenti un problema così grande, se lo vediamo da un punto di vista laico.
In realtà però anche dal punto di vista non-religioso la cosa è terribile, perché una simile decisione sdogana l’idea che gli spazi maschili possano essere invasi, mentre quelli femminili no.
E una volta che tale idea è stata sdoganata, beh, non la togli più via.

Se vuoi uno spazio femminile devi essere disposta ad avere anche uno spazio maschile. Lasciar fare – lasciare cioè che si estenda alle donne senza richiedere lo stesso per gli uomini – perpetua invece l’idea che sia giusto invadere gli spazi maschili ma non quelli femminili. E una volta che l’idea si è propagata, investe tutto.
Una simile idea parte da uno e poi procede con tutti gli altri spazi maschili, e alla fine ci si ritrova soltanto con spazi femminili e spazi per tutti.
Gli uomini dunque alla fine della fiera si trovano così a vedersi diminuito il totale degli spazi a loro disposizione.

“Ah se le donne vogliono entrare in uno spazio maschile che entrino, che vuoi che succeda?”
Succede che poi dopo qualche tempo gli uomini continuano a non poter entrare negli spazi femminili mentre le donne possono entrare in quelli maschili.
Quindi lasciare che si estenda solo da una parte fa sì che tu abbia uno spazio in cui possono entrare tutti e uno spazio in cui può entrare solo un genere.

È necessario dunque difendere il diritto dei templi a escludere le donne fintanto che vi saranno templi che escludono gli uomini: fare barricata è vitale per poter permettere di agire in maniera equa, perchè o capisci che l’uguaglianza è a due vie, o non ti permetto di farla solo a una via. Perché se la fai a una via adesso, la farai a una via anche per cose molto più importanti ed essenziali.
Lasciar stare va bene solo se anche l’altra parte “lascia stare”. Se lasci stare solo tu perdi il tuo spazio e l’altro ce ne ha 2 al posto di uno: quello che aveva prima e il tuo che adesso è aperto anche a lui.
Dobbiamo rimarcare che voler rimuovere una limitazione per le donne senza rimuovere la corrispettiva o analoghe per gli uomini è sbagliato.

La portata di una simile azione, quella cioè di estendere alle donne un tempio maschile senza pretendere che si estenda al contempo anche agli uomini un tempio femminile, è enorme: perpetra l’asimmetria nella reazione all’esclusione di un sesso rispetto all’altro, non è roba da poco!
Quello che passa è che escludere gli uomini da un servizio o da uno spazio non sia grave quanto escludere le donne!
Quale servizio o quale spazio verrà inglobato nella prossima mossa del femminismo ancora non lo sappiamo: iniziamo con i templi, e poi si va a scalare.
Le idee non sono a compartimenti stagni. Un’idea sbagliata è molto pericolosa, perché anche presentandosi in ambiti “leggeri” (per quanto gli Dei, per un fedele, sono tutt’altro che leggeri), penetra e si diffonde ovunque.
Non si può pretendere di estendere solo da una parte. Estendere solo da una parte vuol dire creare una discriminazione.
E creare discriminazioni è sbagliato.

Un ulteriore punto da approfondire sulla questione è che, sebbene molte donne abbiano protestato per chiedere l’estensione di tale tempio, in primis questa protesta è stata organizzata dal Partito Comunista d’India (che, per quanto si possa apprezzare per altri versi, in questo ambito è ben noto che il comunismo sia fortemente anti-religioso e ateo), che governa il Kerala, e non si può ignorare la cospicua presenza di donne musulmane in questo evento, che ovviamente non rappresentano il sentire delle donne induiste, visto che le musulmane nei templi induisti non entrano perché non è la loro religione.
Anche le donne che hanno richiesto alla Corte Suprema di far aprire il tempio alle donne sembrerebbero non essere induiste.

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Ora, la protesta di un partito ateo appoggiata dai musulmani sembra quanto di più lontano possibile dall’azione spontanea delle fedeli, che anzi risultano molto spesso contrarie, visto che ai templi per sole donne non vorrebbero veder spuntare qualche uomo.
Infatti a seguito della decisione della Corte Suprema, numerosissime donne induiste hanno protestato contro questa estensione.

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La protesta anti-estensione si è effettuata simultaneamente in 200 locazioni diverse all’interno dello stato del Kerala, e in più vi è stata un marcia più grande che si è svolta a Pandalam (sempre in Kerala).

(Fonte: https://www.indiatoday.in/india/story/sabarimala-protests-put-kerala-on-hold-200-locations-blocked-1360237-2018-10-10)

Ad esempio, qui possiamo vedere un mare di donne (tra l’altro indigene) protestare *contro* l’estensione del tempio di Sabarimala alle donne nella sola città di Kannur: https://www.hinduhumanrights.info/video-a-sea-of-indigenous-hindu-women-defending-the-traditions-of-sabarimala/

Perché una donna dovrebbe appoggiare l’esclusione femminile? Perché, come fanno gli uomini con le esclusioni maschili, rispetta il mito che ne sta dietro. Secondo la leggenda del tempio di Sabarimala, infatti, il Dio locale, Ayyappa, sarebbe celibe.
Secondo il racconto locale, Ayyappa sarebbe nato dall’unione tra il Dio Shiva e il Dio Vishnu (nella sua incarnazione femminile, Mohini) per distruggere la demonessa Mahishi, che si voleva vendicare contro gli Dei per la morte di suo fratello, il demone Mahishasura.
Dopo averla uccisa, Ayyappa la benedì perché raggiungesse l’altro mondo in pace. Ma con quest’atto Mahishi si liberò della maledizione che la rendeva una demonessa e divenne una splendida donna, che gli chiese di sposarla. Lui a quel punto dovette rifiutare, dovendo vivere come brahmachari (cioè in celibato) fino a che l’ultimo fedele avesse smesso di andare al tempio di Sabarimala in suo onore.
Solo quando ciò sarebbe accaduto lui avrebbe potuto sposarla.
Per rispetto quindi nei confronti del giuramento tra i due, alle donne di età fertile (e non dunque a *tutte* le donne, come si è invece falsamente propagandato sui media occidentali) è vietato entrare nel tempio.
Ecco quindi che esiste un mito specifico per questa particolarità, e non è dunque vero che lo si faccia perché le donne sono viste come impure e cattive: come potrebbero esserlo ed esistere al tempo stesso numerosissimi templi dedicati a Dee e templi soprattutto dove gli uomini non possono entrare?

Dopo aver analizzato attentamente la questione, notiamo come le femministe, che si riempiono sempre la bocca di “parità”, non riescano a concepire che la parità è anche nell’esclusione: se vi sono Dee che non vogliono uomini nei loro templi, perché non dovrebbero esservi Dei che non vogliono donne nei loro?
Non si può chiedere di rimuovere spazi solo maschili se non si rimuovono contemporaneamente spazi solo femminili: questa non è parità, è invasione. La parità è rimuovere tutti e due i tipi di spazi o averceli entrambi; rimuoverne solo uno è oppressione.

Dato che non chiediamo e non vogliamo invadere i templi delle Dee, si smetta di cercare di invadere quelli degli Dei.
Il Signore Ayyappa non vuole donne attorno a lui. No significa no. Quanto è difficile rispettare il consenso?
Con che faccia una persona si definisce devota del Dio Ayyappa se non rispetta nemmeno il suo amore, il suo giuramento, il suo voto di brahmacharya?

Che Sri Ayyappa illumini le menti di chi concepisce la parità solo in una direzione.
La parità non è delle donne: la parità è di tutti.

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Tratto da “l’Interferenza”: http://www.linterferenza.info/attpol/sul-tempio-induista-sabarimala-lesclusione-delle-donne

Bufale sugli MRA

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Demoliremo oggi una critica fatta dai nostri oppositori riguardante il Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM).
Per farlo citeremo stralci dell’articolo rappresentativi delle argomentazioni contro gli attivisti per i diritti degli uomini (MRA).
Iniziamo subito:

Il MRM ha scatenato anche la reazione di altri attivisti per i diritti degli uomini dopo la strage in California, quando è venuto alla luce che l’omicida Elliot Roger era legato movimento e aveva postato su numerosi blog e forum misogini. In rispostale organizzazioni in difesa delle vittime di sesso maschile hanno cominciato a prendere le distanze dal movimento e non desiderano essere pubblicamente associate ad esso.

In primis, Elliot Rodger non era in alcun modo legato con il MRM, non si è mai definito tale e difatti, oltre a 2 ragazze, ha ucciso anche 4 giovani: George Chen, di 19 anni; Cheng Yuan “James” Hong, di 20 anni; Weihan “David” Wang, di 20 anni e Christopher Michaels-Martinez, anche lui di 20. Per quale assurdo motivo un attivista per i diritti degli uomini se la sarebbe presa con degli uomini?
Rodger era invece legato al movimento dei “pick-up artists”, che non ha alcun collegamento con il MRM, ma è costituito invece da persone dedite a descrivere modi con cui sedurre le donne (talvolta utilizzando anche tecniche pseudoscientifiche come la PNL).

quando protesti contro le “false accuse di stupro” come se tutte le accuse di di stupro fossero falsenecessariamente invalidi tutto ciò che si potrebbe cercare di realizzare.”

Attendere la condanna definitiva di un giudice e agire in virtù del principio di presunzione di innocenza è un atteggiamento che lo stesso sistema legale supporta, è forse anch’esso misogino nel farlo?
Non diciamo che ogni accusa sia falsa, diciamo semplicemente che andrebbero contrastate le false accuse al pari degli atti di violenza.
Agire contro la violenza sessuale e agire contro le false accuse in che modo andrebbe in contraddizione?
Siamo totalmente solidali con le vere vittime di violenza, e proprio per questa ragione non possiamo sopportare chi se ne prende gioco strumentalizzando questa terribile esperienza per i propri disonesti fini.

 tendono a soffocare le voci di uomini più moderati e filo-femministi che lottano per quelle importanti questioni sociali che colpiscono gli uomini,come l’abuso sessuale nelle carceri, i diritti di custodia dei figli

Qui vi è una contraddizione assai forte: se si è a favore dei diritti di custodia dei figli, perchè la stesa autrice nella quasi totalità degli articoli della sua pagina si schiera apertamente contro l’affido condiviso, con arrampicate sugli specchi che fanno rigirare nella tomba Bowlby, e che non tengono assolutamente conto degli effetti deleteri sui bambini del distacco dai propri caregiver?
Se si dice di essere a favore di tali diritti da una parte, perchè poi li si ostacola dall’altra?

Nel frattempo, altri uomini moderati hanno iniziato a creare comunità in rete, concentrandola loro attenzione sull’evoluzione del ruolo degli uomini nella società contemporaneaAdesempioThe Good Men Project (GMP) è un canale che permette agli uomini di raccontarestorie sui momenti salienti della loro vita nella speranza di sollecitare una conversazionenazionale su cosa significhi essere un uomo buono nel 21° secolo”.

GMP lascia pochissimo spazio alle rivendicazioni dei diritti maschili, vi è solo qualche accenno in tutto il sito. Parlare degli uomini non significa automaticamente parlare dei diritti degli uomini, così come parlare delle donne non coincide con l’organizzare manifestazioni per il diritto all’aborto.
D’altra parte anche associazioni che non attaccano direttamente il femminismo, come la Canadian Association For Equality (CAFE), hanno ricevuto da attiviste femministe varie contestazioni – anche intimidatorie e di minaccia – sebbene sul loro sito è visibile che l’unico obiettivo che si prefigge tale associazione – che si occupa, tra l’altro, anche di contrasto all’omofobia e di diritti GLBT – sia l’uguaglianza di genere.
Sembra dunque che dia fastidio qualsiasi movimento che prenda in considerazione le istanze maschili, e non solo quelli antifemministi.

Men Can Stop Rape”ad esempiosi propone di porre fine alla violenza sia contro le donne che contro gli uomini organizzando laboratori sulle molestie sessuali e offrendo consulenza ai maschi perpetratori di violenza.

In primis il nome: “gli uomini possono fermare lo stupro”. Da movimento umanista ed egualitarista lo riteniamo altamente discriminatorio, e chiederci di accettarlo sarebbe come chiedere ad associazioni antirazziste di approvare una fondazione denominata “gli immigrati possono fermare il furto”. Razzismo, sessismo, cambia forse qualcosa?
In secondo luogo, perchè non offre consulenze anche alle donne perpetratrici di violenza, dato che colpisce in egual misura sia uomini che donne?

Mentre i “What Men Can Do” sono attivisti antiporno di sesso maschile, i quali ritengono che la rappresentazione del sesso nel porno sia fallocentrica” e danneggi sia gli uomini che le donne, riducendo le ragazze a oggetti sessuali e contribuendo ad aumentare la violenza sessuale e la misoginia.

Ma queste sono rivendicazioni femminili. Non vedo come potrebbero tali associazioni sostituire organizzazioni per l’uguaglianza di genere e il contrasto al sessismo verso gli uomini. O forse vanno bene soltanto associazioni maschili che combattano per i diritti delle donne?
Sarebbe come approvare solo associazioni femminili che si dedichino a problematiche maschili: una follia.

 “gravi attacchi misogini dedicati a demolire le femministe in particolare e le donnesoprattutto le donne americanein generale

Il MRM certamente ha criticato le femministe, ma mai le donne.
Tra l’altro non tutti i femministi sono donne, ci sono molti uomini femministi, e sono stati criticati anche loro.
Far coincidere femminista e donna è un po’ come far coincidere ambientalisti e ambiente: si possono criticare le politiche degli ambientalisti senza per questo essere a favore dell’inquinamento dell’ambiente.
Semplicemente il movimento femminista agisce solo per i diritti delle donne e parte da una prospettiva ginocentrica, ignorando la situazione corrispettiva degli uomini o addirittura peggiorandola, introducendo leggi non-neutre per il genere. Si potrà obiettare che questo tipo di femminismo non rappresenti la totalità delle femministe, ma di sicuro rappresenta quello espresso dalle principali associazioni e dalla letteratura femminista, ad esempio la NOW è apertamente in contrasto con l’affido condiviso e ogni autrice femminista parla apertamente di Patriarcato (e non anche di Ginocentrismo o almeno Bisessismo).

Gli anti-femministi sono stati collegati al neoconservatorismo

In realtà il tradizionalismo è in contrasto con l’Attivismo per i Diritti degli Uomini, perché il nostro fine è proprio liberare gli uomini dai loro ruoli di genere, non rimarcarli, quindi questa obiezione non ha senso.

Il gruppo antifemminista più noto e influente in questo momento è “A Voice For Men”(AV4M) che vanta mezzomilione di visite al mese, grazie alla sua retorica che rasenta l’apologia dello stupro

Essere scettici prima di mettere una persona alla gogna pubblica è diverso da essere apologeti dello stupro.
Soprattutto se ci sono dei precedenti, come in questo caso. Lo stigma sociale ha portato al suicidio Tom Acton, 16enne falsamente accusato di aver stuprato una ragazza per aver raccontato alla polizia degli spacciatori di droga nella sua città.
Un altro caso è quello di Luke Harwood, 18enne, che è stato picchiato a morte da una gang per una falsa accusa di stupro e un’altra vicenda simile è quella di Stephen Lyne, 17enne, ucciso a seguito di un’accusa di stupro che si rivelerà poi falsa.
Casi di false accuse non succedono solo per questo ambito, Casey Anthony, ad esempio, è stata falsamente accusata di aver ucciso la figlia, e nessuno le ridarà quella dignità tolta nel momento più triste della sua vita.
Gente uccisa, spinta al suicidio, parenti che nel pieno della disperazione per la perdita dei loro cari sono al contempo accusati di esserne gli autori… tutta questa è gente vera, reale. Non si parla di ideologie, ma di persone vere, vive, a cui viene rovinata la vita, mentre ancora qualcuno si sta chiedendo se sia giusto parlarne o sia meglio ignorare il tutto, far finta che non esista per non andare contro il politically correct.
Ma sono persone, esseri umani con lo stesso diritto a vivere una vita decente come me e i nostri oppositori. Gente che ha bisogno di qualcuno che li difenda: se non noi, chi? Chi lotterà per loro? Coloro che innalzano un’idea più delle reali necessità delle persone? Non credo proprio.

Questo non sorprende, considerato quanto questo sia attualmente caratterizzato dall’odio verso le donne.

Noi non possiamo odiare le donne, dato che tra i nostri aderenti abbiamo donne come:
Erin Pizzey, Alison Tieman, Janet Bloomfield, Dr. Tara Palmatier, Dr. Helen Smith, Suzanne Venker, Karen Straughan, Janice Fiamengo, la sen. Anne Cools, Suzanne McCarley, Barbara Kay, Dianna Thompson e Hannah Wallen.
Invito tutti a cercare informazioni su queste donne. A leggere cosa scrivono e a chiedersi:
Queste donne sembrano essere altro che persone intelligenti, autonome, che hanno avuto successo? Sembrano essere ossequiose verso gli uomini?
O fieramente indipendenti e competenti? Non sono proprio quello che le femministe promettevano che le donne sarebbero state libere di diventare?
Fra di loro c’è la donna che ha fondato il primo centro anti-violenza; c’è la prima senatrice nera nell’America del Nord…
Sarebbe mai possibile che questo gruppo di donne attive nella società ed indipendenti avrebbe motivi di collaborare con uomini che le odiano e che vogliono levar loro diritti?
La donna che ha fondato il primo centro anti-violenza vorrebbe ora sostenere la violenza?
In secondo luogo, nessuno attacca le femministe in quanto attiviste per i diritti delle donne, ma perchè a capo delle organizzazioni femministe vi è gente che impedisce di parlare dei diritti degli uomini, e la letteratura femminista considera l’agire per i diritti degli uomini quasi un anatema.
La NOW, ad esempio, si è apertamente schierata contro l’affido condiviso, molte associazioni a capo del femminismo in India hanno protestato contro l’estensione della legge contro la violenza sessuale anche agli uomini vittime di violenze, vi sono state contestazioni contro eventi di prevenzione del suicidio maschile (cosa avranno mai di tanto misogino tali eventi?), alcune figure di spicco del movimento hanno deriso apertamente le vittime maschili di suicidio, ad Erin Pizzey sono arrivate ad ucciderle il cane e a minacciarle di morte i figli piccoli, tanto da costringerla ad andare in America.
Non si può pretendere che un simile comportamento venga accettato passivamente. Non si possono compiere certi atti e poi pretendere che non si scateni una risposta.

C’è da chiedersi inoltre perchè ci attacchi un sito che ci cita solo gruppi maschili per le questioni femminili come “alternativa” al MRM e che è contro l’affido condiviso? Perchè noi siamo per l’uguaglianza.
Quando le grandi associazioni femministe verranno in piazza con noi a chiedere uguali diritti anche per gli uomini (gli stessi diritti che – dice l’articolo a cui rispondiamo – a parole sostengono), saremo lieti di averle come alleate.
Cosa aspettano? Perchè non lo fanno? Perchè non richiedono che le leggi diventino neutre per il genere, non lottano per l’affidamento condiviso e per l’apertura di centri antiviolenza per uomini (o almeno inclusivi delle vittime di entrambi i generi)?
Non siamo dunque noi che escludiamo loro, ma loro che escludono noi.

Perché un registro degli stupratori aumenterebbe gli stupri

Recentemente vi sono state associazioni (come “Preferenziale Rosa”) che, a seguito dello stupro della tassista a Roma, hanno richiesto di istituire un registro degli stupratori, adducendo la motivazione per cui chi compie simili atti non avrebbe più diritto alla riservatezza dei dati.
Questa proposta, sebbene comprensibile, è da rifiutare nettamente per motivazioni sia pratiche che etiche.
Partiamo con le prime:
Una persona che esce dal carcere dopo aver scontato la propria pena e che cerca di rifarsi una vita, come riuscirebbe a farlo laddove la sua persona fosse associata all’atto commesso? Quasi certamente ciò significherebbe l’assenza di un lavoro e quindi povertà. Si dà il caso che la povertà sia uno dei maggiori predittori di criminalità, quindi tale stigma spingerebbe a commettere ulteriormente atti antisociali e quale crimine più di quello che si è già commesso, vale a dire lo stupro? In sintesi tale mossa aumenterebbe ancora più la reiterazione del reato.
Passiamo adesso alle motivazioni etiche:
1) Il carcere ha – ufficialmente – funzione educativa, non punitiva, pertanto una persona uscita da esso dovrebbe essere migliorata e sapersi reintegrare nella società. Se non la si vuole reintegrare subito per questione di sicurezza, si richieda una pena aggiuntiva al reato perché abbia maggiori possibilità di essere rieducato, non si capovolga la funzione stessa dell’incarcerazione. Ma una persona ha il diritto a rifarsi una vita, non ha senso altrimenti toglierla dal carcere per non farla vivere da persona libera. La maggiore pena in caso di reiterazione del reato va ovviamente conservata al fine di scoraggiarne la ripetizione, ma l’informazione del reato commesso non deve essere di dominio pubblico, semmai solo delle autorità competenti.
2) Uno strumento di pubblica gogna aumenterebbe sicuramente le false accuse, in quanto diventerebbe un più allettante modo di vendicarsi di una persona per cui si prova astio. Ricordiamoci la storia e gli effetti che il sistema inquisitorio utilizzato nella caccia a streghe, eretici, ecc. ha avuto nell’eliminare personaggi sgraditi.
3) Aumento dei suicidi a seguito dell’impossibilità di rifarsi una vita: qualcuno dirà “chissene frega, è uno stupratore”. Benissimo, ma allora cosa distingue questo da una pena di morte diretta? Eppure tale sistema è stato ripudiato dall’Italia e dalla maggior parte dei Paesi civili, e moltissime organizzazioni per i diritti umani (pensiamo ad esempio ad Amnesty International) si prefiggono proprio l’abolizione della pena capitale nell’intero globo. Una simile misura, dunque, andrebbe in pieno contrasto con i Diritti Fondamentali Umani.
4) Assenza di un registro per chi compie false accuse: un registro simile che non includesse le persone che costruiscono false accuse di reati sessuali sarebbe sicuramente incompleto e discriminante verso le persone erroneamente inserite nel primo registro, dato che i loro calunniatori non potrebbero subire lo stesso trattamento riservato ad essi.
5) Aumento della giustizia fai-da-te. A seguito di false accuse di stupro vi sono stati casi di suicidi, aggressioni, omicidi e linciaggi pubblici, che non possiamo ignorare.
 
Ricordiamo tra i tanti: 
  • Stephen Lyne, 17 anni, pugnalato a morte nel 2009 a seguito di una falsa accusa di una ragazza diciottenne (che poi ha confessato di aver mentito):

    stephen

  • Luke Harwood, 18 anni, picchiato a morte da una gang, che gli ha tagliato le dita e tolto i denti dal corpo, a seguito di una falsa accusa di una ragazza di 21 anni. Anch’essa ha poi confessato la sua bugia:

    luke

  • Tom Acton, 16 anni, spinto al suicidio a seguito di bullismo dovuto a false accuse di stupro nei suoi confronti sparse dagli spacciatori del suo quartiere che aveva denunciato:

    tom

  • Syed Khan, 35 anni, accusato di stupro. Il 5 marzo 2015, una folla di 7000-8000 persone assalta la prigione di Dimapur e lo tira fuori. Viene spogliato, preso a calci, lapidato e poi impiccato mentre la gente lo riprende con il telefonino. Il 6 marzo le telecamere dell’hotel dove sarebbe avvenuto lo stupro vengono esaminate e viene visto che la donna accompagna l’uomo sia all’entrata che all’uscita senza timore, anzi. Il 7 marzo vengono esaminati i reperti medici, che dimostrano l’assenza di violenza. Delle migliaia di manifestanti, sono stati arrestati solo 22:

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  • Vi sarebbero anche molte altre false accuse di stupro che si sono risolte in tragedia, ma cambiamo argomento per un attimo e parliamo anche di casi come quello di Jeetu, 22 anni, di casta Dalit (cioè Paria), accusato di aver compiuto un approccio molesto in stato di ubriachezza verso una ragazza (non risulta l’abbia toccata, ma esclusivamente seguita). Per questo è stato picchiato a morte da una folla. Anche se fosse stato colpevole… davvero crediamo sia questa la giusta punizione?

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  • O parliamo invece di casi come quello di Christian Adamek, un ragazzino che per giocare ha corso nudo in un campo di calcio. Uno scherzo, uno scherzo qualunque che però gli ha fatto rischiare l’inserimento nel Registro dei Sex Offenders. Per evitarlo si è suicidato. Aveva 15 anni:

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