Cavalleria e rimanenze di tradizionalismo nelle relazioni etero (Parte I)

Cavalleria e rimanenze

Recentemente un mio amico bisessuale mi ha confessato che secondo lui le relazioni omo sono “più comode”: gli uomini sono più protettivi, fanno la prima mossa anche loro, ti accompagnano a casa anche loro, non si aspettano la cena pagata e tollerano le tue insicurezze, eventuali sbalzi di umore, instabilità o debolezze senza che ciò ti “demascolinizzi” ai loro occhi o faccia perdere loro interesse nei tuoi confronti.

Da uomo gay non ho mai fatto attenzione a queste cose, forse perché per me sono la normalità e ho sempre potuto dare per scontato che la reciprocità fosse lo standard, la situazione di default in ogni rapporto sano. Faccio fatica a immaginare che la maggioranza della gente ritenga invece che in una relazione etero certi atteggiamenti debbano essere a senso unico, ma evidentemente è così.

L’unico scorcio diretto a questo “strano mondo” che sono le dinamiche relazionali etero l’ho avuto tramite una mia amica che mi ha raccontato, soddisfatta (mai reazione fu più inappropriata di questa!), che in passato due amici a cui aveva dato segnali di interesse avevano litigato “per lei”. Una simile reazione felice e anzi fiera mi era sembrata non solo fuori luogo, ma oserei dire antisociale: qualunque persona, vedendo rapporti di amicizia di lunga data incrinarsi per colpa sua, dovrebbe vergognarsi ed agire per ripararli, non compiacersene dicendo “wow che romantico!”.

Il problema di fondo, secondo me, è che la gente dovrebbe pensare a sé e al/la proprio/a partner come persone e non come ruoli, aspettandosi le stesse cose dall’altro/a indipendentemente dal suo genere. I ragazzi dovrebbero essere trattati esattamente come le ragazze, e questo da parte di tutti, sia da ragazzi gay che da ragazze etero. Non ha senso pensare che solo nel mondo gay ci si debba aspettare protezione e reciprocità: sono cose che un uomo dovrebbe ricevere tanto se va con un altro uomo quanto se va con una donna!

Mi rendo però conto che se si è dello stesso sesso il fattore “aspettative di genere” scompare, cosa che non avviene nelle relazioni etero dove invece queste catene che sono i ruoli di genere sono ancora fortemente dominanti.

A mio avviso un uomo bi non dovrebbe aspettarsi di “lasciare queste catene” quando va con un uomo e di “riprenderle” quando va con una donna. Tutti, non solo gli uomini, dovrebbero trattare gli uomini come persone e non come bancomat viventi o protettori.

È assurdo che ancora oggi sia tabù che un ragazzo chieda protezione a una ragazza ma che viceversa sia la norma. Invito pertanto tutti i ragazzi, al primo appuntamento o successivi, a dire frasi come “mi sento protetto quando sto con te” o “mi piace sentirmi così vicino a te, mi sento come se mi proteggessi”. Osservate le reazioni, e se l’altra persona reagisce male allora invito tutti a scaricarla.
Se si desidera che gli altri ci trattino come esseri umani, bisogna necessariamente scartare chi non lo fa. Non possiamo pretendere che questa cosa poi cambi in automatico, né ha senso lamentarsene quando abbiamo accettato l’atteggiamento dell’altro.

Facciamo un discorso con la nostra potenziale partner, in cui esprimiamo che a nostro avviso:

  • la protezione dev’essere un atteggiamento reciproco, e non unicamente maschile;
  • in caso di pericolo (aggressioni, furti, risse, ecc.) dunque un uomo deve essere protetto, difeso e soccorso dalla propria partner quanto lei da lui, senza sacrifici unidirezionali;
  • un uomo deve essere riaccompagnato a casa dalla propria partner tanto spesso quanto lui riaccompagna lei;
  • un uomo deve avere il diritto ad aprirsi alle proprie debolezze, sbalzi di umore, insicurezze, senza che ciò lo renda “meno uomo” agli occhi di una donna;
  • la “prima mossa” e il “provarci” devono diventare appannaggio delle donne quanto attualmente lo sono degli uomini;
  • l’altezza, i muscoli o la dimensione dei genitali non devono essere fattori rilevanti nella scelta del partner quanto non deve esserlo la grandezza del seno per selezionare le donne;
  • le donne devono pagare la cena agli uomini tanto spesso quanto avviene il contrario; nel caso non si voglia pagare la cena ad altri, non si deve pretendere che venga pagata a sé stessi;
  • nel caso di convivenza, un uomo in difficoltà economiche deve avere la stessa possibilità di una donna nelle stesse condizioni di poter essere mantenuto dalla partner e dedicarsi ai lavori di casa come casalingo, smantellando l’idea dell’uomo come obbligato ad essere breadwinner e della donna come unica a poter diventare casalinga o a essere mantenuta.

cavalleria provider

Nuovamente: se l’altra parte rifiuta queste condizioni, 2 di picche e arrivederci. Come ci si può lamentare di non essere trattati da esseri umani se accettiamo che l’altra parte declini le conditio sine qua non perché ciò sia possibile?

cavalleria essere umano

NB: Qualcuno potrebbe obiettare che il post, indicando un maggiore svantaggio da parte degli uomini etero rispetto agli uomini gay nelle relazioni, lascerebbe intendere che gli uomini etero siano più “oppressi” rispetto ai gay. In realtà è l’esatto contrario: è proprio in virtù di questa maggiore libertà dalle aspettative di genere, di questo potenziale di liberazione maschile presente nelle relazioni omo, che tali relazioni sono state reputate pericolose e da sopprimere. È proprio perché la società non voleva darla vinta così facilmente agli uomini, permettendo loro di fuggire – mediante rapporti con altri uomini – dalle aspettative di genere a loro imposte, che l’omosessualità è stata duramente contrastata, soprattutto e con maggior vigore quella maschile.
Le relazioni omosessuali permettono alle persone di “scappare” dai loro ruoli, e proprio perché un uomo che si sottraeva al suo ruolo di genere, che era quello di proteggere e mantenere unilateralmente una donna, rappresentava un affronto ben più grande per il sistema tradizionalista del sottrarsi di una donna (che sfuggendo al proprio ruolo aveva come effetto collaterale soltanto quello di non lasciarsi mantenere, che è meno grave rispetto al rifiutarsi di mantenere qualcuno che, secondo i dettami della società, avrebbe il diritto a essere mantenuto), l’omosessualità maschile è stata avversata molto più duramente di quella femminile. Proprio per evidenziare questa maggiore discriminazione degli uomini gay è stato coniato il termine omo-misandria, che riassume così la loro doppia oppressione sia in quanto uomini che in quanto gay. Per maggiori approfondimenti in merito, è possibile leggere il nostro articolo a (questo link).
È dunque evidente che in questo post non si stia postulando alcuna oppressione degli etero o fantomatiche “eterofobie”. Gli uomini etero sono sì oppressi, ma in quanto uomini e non in quanto etero.

[A.]

+++ Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi continuare la lettura, qui trovi la seconda parte: [LINK] +++

Annunci

Donne in fabbrica in tempo di guerra e donne che supportano il conflitto armato

partigiane

Molte volte si sente dire che il fatto che le donne facessero i lavori degli uomini in tempo di guerra implicherebbe che le donne fossero oppresse in quel periodo tanto quanto gli uomini mandati a morire nel conflitto armato per colpa della leva esclusivamente maschile.
Alcuni hanno addirittura parlato di “poteri maschili che, terminati gli scontri, hanno ricacciato le donne dentro casa dopo che queste avevano retto il Paese lavorando negli uffici e nelle fabbriche durante le guerre, mentre i mariti erano al fronte”.

Peccato che, essendo la morte a seguito della leva obbligatoria un massacro che colpiva selettivamente gli uomini, un simile ragionamento equivarrebbe al dire che gli uomini, nel caso si trovassero a svolgere le mansioni delle femmine durante un massacro selettivo contro le donne, sarebbero vittime di questo massacro al pari di queste ultime. Tutto ciò, ovviamente, è assurdo.

In guerra, infatti, erano obbligati ad andarvi soltanto gli uomini, quindi la situazione più pericolosa spettava a loro, come testimonia il numero dei caduti e dei mutilati.
Mentre erano al fronte, qualcuno doveva necessariamente sostituirli nelle loro mansioni; una volta terminata la situazione di emergenza, chiaramente la società tradizionalista tornava in gran parte al suo assetto originario.

In tempi di pace il massimo pericolo lavorativo erano le fabbriche, e quindi erano gli uomini a lavorarci, in quanto sacrificabili. In tempi di guerra, il massimo pericolo diventava il conflitto armato stesso, perciò gli uomini venivano reclutati e qualcuno doveva evidentemente rimpiazzarli nelle fabbriche.

In questo senso, dunque, è improprio dire che le donne venissero “ricacciate” in casa alla fine del conflitto militare: le donne durante la guerra venivano protette da un pericolo maggiore, la guerra appunto, mentre durante i tempi di pace venivano protette dal pericolo del lavoro nelle fabbriche.

 

“Ma i lavori d’ufficio?”

I lavori d’ufficio e intellettuali, rispetto a quelli in cui viene impiegata la forza fisica, possono essere visti come una deviazione moderna: in origine (pensiamo ad esempio alla preistoria) praticamente tutti i lavori erano più o meno pericolosi, poi nel tempo se ne sono creati altri anche non pericolosi, ma sono rimasti gli uomini a farli proprio come retaggio.

Il rischio di questi ultimi, dei lavori cosiddetti non-pericolosi, era comunque rappresentato dal fatto che tramite essi si doveva mantenere la famiglia, obbligo che alle donne non toccava (ed erano invece loro ad usufruire del beneficio del mantenimento). Gli uomini quindi, anche tramite questi lavori non-pericolosi, erano meno tutelati perché economicamente non li manteneva nessuno e ciò dunque implicava una forma di rischio che le donne invece non correvano.

In questo senso, la moglie che assume il ruolo del marito quando lui va al fronte prende quel rischio minore (il mantenere economicamente qualcuno, in questo caso se stessa), mentre al marito spetta il rischio assai maggiore (la possibilità di morire in guerra). Questo rispetta appieno il binomio libertà maggiore – tutela minore che veniva assegnato agli uomini e tutela maggiore – libertà minore che veniva affibbiato invece alle donne.

Inoltre anche in periodo di pace l’assetto del tradizionalismo opprimeva entrambi i sessi: non erano infatti solo le donne ad essere “ricacciate” in casa, ma anche gli uomini ad essere “ricacciati” nel loro ruolo di lavoratori e mantenitori obbligati a sostenere economicamente le proprie mogli.

 

Non è vero che la guerra è un rischio maggiore per gli uomini, perchè le donne sono la maggior parte dei civili uccisi!

Questa è una falsità bella e buona.

Gli uomini adulti sono stati, secondo un report del 2015 delle Nazioni Unite, il 70% delle vittime civili in Afghanistan. Il restante 30% non include solo le donne, ma sia donne che bambini che bambine.
Qui per maggiori informazioni: https://hombresgeneroydebatecritico.wordpress.com/2015/08/15/las-victimas-civiles-en-afganistan-como-naciones-unidas-discrimino-a-los-hombres-otra-vez/

Questi dati sono confermati da Emergency, che parla delle vittime donne e bambini dicendo che sarebbero pari a circa un terzo (sottintendendo perciò che gli uomini siano i due terzi): http://www.emergency.it/afghanistan/2013-in-aumento-le-vittime-civili.html

Anche Medici Senza Frontiere riporta numeri simili:
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2015/06/29/news/afghanistan_decine_di_feriti_curati_dopo_i_pesanti_combattimenti_nella_provincia_di_kunduz_un_terzo_sono_donne_e_bambini_-117916417/

Parlando più in generale e non solo dell’Afghanistan, diversi studi, tra cui alcuni che si basano su dati delle Nazioni Unite, mostrano che le vittime civili delle guerre sono in prevalenza uomini:
http://www.feministcritics.org/blog/2007/10/25/are-the-vast-majority-of-war-victims-unarmed-civilians/

Ulteriori numerose analisi delle fonti ufficiali dimostrano che gli uomini siano la stragrande maggioranza dei civili uccisi in guerra:

http://www.feministcritics.org/blog/2006/09/08/are-80-of-war-victims-women-and-children/

http://www.feministcritics.org/blog/2006/09/13/evolution-of-a-myth-more-on-that-80-figure/

http://www.feministcritics.org/blog/2006/09/16/what-the-icrc-really-tells-us-about-war-casualties/

https://www.cambridge.org/core/journals/international-organization/article/women-and-children-first-gender-norms-and-humanitarian-evacuation-in-the-balkans-199195/416E848849B8C92DBB571D4855F7BFEB

E infine report internazionali mostrano che vi sono da 1,3 a 10 volte più morti dirette civili maschili rispetto a quelle femminili:
http://politicalviolenceataglance.org/2013/07/11/male-victimhood-in-armed-conflict/

 

La guerra è intrinsecamente una colpa maschile, perciò non facciamo finti vittimismi! Il conflitto armato si lega intrinsecamente con un culto del corpo maschile e della forza fisica! Gli uomini ricavavano una gloria duratura nel caso di vittorie in campo bellico!

In realtà il culto del corpo maschile (pensiamo ad esempio all’arte greca) era probabilmente legato alla sua utilità per la comunità. A cosa “serviva” un corpo maschile, secondo la società? A proteggere.

L’uomo veniva rappresentato – e perciò ci si aspettava da lui che fosse – alto, forte e muscoloso (qualità legate alla maggiore prestanza fisica e quindi alla possibilità di essere sfruttato per la protezione), o almeno un bravo ed eroico soldato, che avrebbe difeso la sua donna o la Patria (cioè “donne e bambini”, visto che erano costoro che rimanevano a casa) anche a costo della sua stessa vita.

Perciò questa esaltazione della bellezza maschile, come anche l’aspirazione ad un’astratta gloria post-mortem in generale, non erano altro che degli inganni per convincere gli uomini ad adempiere al proprio ruolo.

L’appellativo di “eroe” è dunque molto simile a quello di “angelo del focolare”, per cui è ipocrita che nel caso degli uomini si veda questa come una grande “esaltazione”, mentre per le donne una “riduzione”. Si tratta in entrambi i casi di semplici inganni imposti dalla società – e spesso interiorizzati – per spingere le persone ad aderire alle aspettative di genere.

Come dice Warren Farrell: “La più grande barriera che impedisce agli uomini di guardare dentro di sé è costituita da quell’aver insegnato loro a definire potere ciò che qualsiasi altro gruppo definirebbe impotenza. Non parliamo di sessismo per «l’uccisione di uomini»; parliamo piuttosto di «gloria». Non parliamo di olocausto nel caso di un milione di uomini ammazzati o mutilati nel corso di una sola battaglia durante la prima guerra mondiale (la battaglia della Somme[2]); parliamo di «servire la patria». Non definiamo «assassini» coloro che scelgono soltanto gli uomini perché vadano a morire. Sono «elettori».”

L’idea che, visto che la guerra era considerata un’arte e portava gloria, allora non era uno svantaggio, ha poi ben poco senso.

Proviamo ad esempio a traslare questo pensiero con il lavoro domestico:
Visto che il lavoro domestico era considerato un bene e portava i plaudi della società, allora non era uno svantaggio.

Se infatti diciamo che il chiamare “eroe” un uomo per convincerlo a lottare e a mettere a repentaglio la sua vita annulla tutti gli svantaggi del morire quasi sicuramente (ricordiamo che parliamo di un’epoca pre-antibiotici, per cui anche una piccola ferita poteva portare alla morte, se non si veniva uccisi direttamente), a maggior ragione, il chiamare una donna “angelo del focolare” per convincerla a stare a casa annulla tutti gli svantaggi del badare alla casa.

O è così per entrambi o non è così per nessuno. Tertium non datur.

 

Sono gli uomini che si spingono a fare gli eroi, che si auto-discriminano, le donne non appoggiano minimamente l’eroismo maschile!

Peccato che numerosi studi dicano il contrario. Uno realizzato dall’Università di Southampton ha presentato a 92 donne diversi modelli di uomo, dagli sportivi agli affaristi, e il più apprezzato è risultato proprio l’eroe di guerra. Anche uno studio successivo realizzato in Olanda dagli stessi ricercatori, stavolta su 159 donne, ha prodotto risultati simili. Addirittura l’eroismo sul campo di battaglia è risultato più apprezzato che quello in zone di disastri naturali.
Tutto questo, quando parliamo delle chance di sopravvivenza nel passato, ha molto senso. Un uomo pronto a sacrificarsi in battaglia significava più protezione, e in un mondo ostile quale era quello antico o preistorico non era un vantaggio da poco, considerando anche la ridotta mobilità femminile dovuta alle frequenti gravidanze.

[Fonte: Hannes Rusch, Joost M. Leunissen, Mark van Vugt. Historical and experimental evidence of sexual selection for war heroism. Evolution and Human Behavior 2015, 36(5): 367-373.]

 

Ok potranno aver appoggiato l’eroismo, ma le donne non hanno mai appoggiato la guerra, che è stata intrapresa esclusivamente da uomini! Se ci fossero più donne al potere ci sarebbero meno guerre!

In realtà le donne hanno appoggiato politiche di guerra e governi distruttivi o comunque che sicuramente non si prefiggevano scopi umanitari: pensiamo ad esempio al fatto che le analisi sul voto femminile nella Germania degli anni ’20 e ’30 hanno appurato che il ruolo dell’elettorato femminile nell’ascesa del Partito Nazista fu tanto importante quanto quello maschile.

[Fonte: Helen L. Boak. “Our Last Hope”; Women’s Votes for Hitler: A Reappraisal. German Studies Review, Vol. 12, No. 2 (May, 1989), pp. 289-310.]

 

Un altro esempio di appoggio femminile ai conflitti armati è sicuramente “La Campagna delle Piume Bianche”:
Il Regno Unito fu uno dei pochissimi Paesi che permetteva l’obiezione di coscienza alla leva militare in tempo di guerra. La “Campagna delle Piume Bianche” fu un’iniziativa promossa da gruppi di donne britanniche che distribuivano, durante la Prima Guerra Mondiale, piume bianche ai giovani che non indossavano la divisa per umiliarli pubblicamente accusandoli di codardia, spingendo così moltissimi uomini a partire a morire ammazzati.

[ Per maggiori informazioni: https://hombresgeneroydebatecritico.wordpress.com/2013/05/16/las-plumas-blancas-hombria-guerra-y-coaccion-femenina/ ]

 

Infine, anche se spesso si pensa che gli Stati guidati da donne siano meno inclini al conflitto di quelli guidati dagli uomini, ciò non è supportato da prove. Alcuni ricercatori, per approfondire la questione, hanno esaminato le politiche di guerra in Europa tra il XV e il XX secolo. In questo periodo le donne avevano più possibilità di acquisire il ruolo di monarca se il precedente non aveva un figlio maschio o se aveva una sorella che poteva seguirgli come succeditrice. E’ stato notato che, in questo intervallo di tempo, le regine avevano più possibilità di dichiarare guerra rispetto ai re. Infatti, analizzando 28 regni europei guidati da regine dal 1480 al 1913, i ricercatori hanno trovato una percentuale del 27% in più di possibilità di dichiarare guerra quando una regina era a capo rispetto a quando regnava un re.

[Fonte: Oeindrila Dube, S.P. Harish. Queens. National Bureau of Economic Research, April 2017, Working Paper No. w23337. ]

 

Come abbiamo visto, dunque, le donne in fabbrica non erano oppresse quanto gli uomini che andavano a morire in guerra, gli uomini sono la maggioranza dei civili uccisi, l’esaltazione del corpo maschile e la gloria sono inganni sociali (al pari del costrutto di “angelo del focolare” femminile) costruiti dalla comunità per poter spingere gli uomini a difenderla, e le donne supportano l’eroismo e la guerra (almeno) quanto gli uomini.

Perciò, in ultima analisi, possiamo dire che la guerra è responsabilità delle donne perlomeno quanto lo è degli uomini.

Il populismo è maschio? No! Risposta a The Vision su genere e guerra

antisessismo risponde vision

Rispondiamo in questa sede a un post di The Vision, “Gli uomini deboli hanno bisogno di leader forti”, ad opera di Samuele Cafasso, che sembra partire dall’idea che la responsabilità per l’estremismo di destra e addirittura per le guerre sia attribuibile esclusivamente agli uomini.
Come al solito nelle nostre risposte, citeremo prima alcune parti dell’articolo dell’autore, a cui seguirà un nostro commento. Iniziamo!

“Il populismo è maschio”, afferma l’autore. “Stiamo sostituendo [il soffitto di vetro] con mattoni di una virilità stereotipata ed esibita fino al ridicolo: ruspe, missili nucleari, soldati ai confini. […] Facciamo scontrare i nostri giocattoli l’uno contro l’altro, perché il conflitto è ciò che ci caratterizza in quanto veri uomini.”

Qui c’è un errore evidente: la guerra è vista come una fissazione intrinsecamente maschile, ma in realtà è uno strumento politico esercitato da chi è al potere, indipendentemente dal genere. Se quando pensiamo a politici guerrafondai ci vengono in mente quasi solo uomini, è solo perché storicamente sono stati quasi sempre di sesso maschile i re o i politici con l’autorità di dichiarare guerra. Per inciso, sostenere che per questo gli uomini abbiano avuto più potere significherebbe commettere la fallacia dell’apice*, poiché i potenti costituiscono solo una risibile percentuale della popolazione, in qualunque periodo storico.
Ma soprattutto, sostenere che le donne siano meno guerrafondaie solo perché solitamente non hanno occupato posizioni di autorità militare è ugualmente fallace, oltre che dimostrato falso da uno studio sulle guerre dichiarate dalle regine regnanti tra la fine del quindicesimo e gli inizi del ventesimo secolo.
E’ stato infatti notato che, in questo intervallo di tempo (in cui le donne avevano più possibilità di acquisire il ruolo di monarca se il precedente non aveva un figlio maschio o se aveva una sorella che poteva seguirgli come succeditrice), le regine avevano il 27% di possibilità in più di dichiarare guerra rispetto ai re [1].

* La Fallacia dell’Apice o Apex Fallacy consiste nel presupporre che le proprietà dei membri più visibili di un gruppo siano condivise da tutti i membri del gruppo. Ad esempio, Usain Bolt è velocissimo, ma ciò non vuol dire che tutti i giamaicani lo siano. Allo stesso modo, se in una data società in un dato momento storico l’autorità politica è detenuta da uomini, non è automatico che tutti gli uomini abbiano autorità politica. Così come non è automatico che chi è in quella posizione favorisca scientemente gli individui del proprio sesso biologico, basti pensare ad esempio alla Regina Elisabetta I e alla Regina Vittoria. Ah, giusto: in quei casi è maschilismo interiorizzato. E perché a parti invertite non è misandria interiorizzata?

 

“L’Italia fascista è stata il modello di un potere che ha provato a ricacciare le donne dentro casa, dopo che queste avevano retto il Paese lavorando negli uffici e nelle fabbriche durante la Prima guerra mondiale, mentre i mariti erano al fronte.”

Intanto in guerra ci erano andati solo gli uomini, quindi come al solito la situazione più pericolosa se l’erano beccata loro, come testimonia il numero dei caduti e dei mutilati. Mentre erano al fronte, qualcuno doveva pur sostituirli nelle loro mansioni; una volta terminata la situazione di emergenza, chiaramente la società tradizionalista è tornata in gran parte al suo assetto originario, che opprimeva entrambi i sessi.
Non erano quindi solo le donne ad essere “ricacciate” in casa, ma anche gli uomini ad essere “ricacciati” nel loro ruolo di lavoratori e mantenitori.

 

“[…] il culto del corpo maschile e la riduzione della donna ad angelo del focolare.”

Ehm, il culto del corpo maschile a cosa serviva, di grazia? A proteggere. L’uomo doveva essere alto, forte e muscoloso, o alternativamente un bravo ed eroico soldato, per proteggere la sua donna o la Patria (che è solo un altro modo di dire “donne e bambini”, dato che erano coloro che rimanevano a casa). Quindi questa glorificazione, come anche l’aspirazione ad un’astratta gloria post-mortem in generale, non era altro che un modo per convincere gli uomini ad adempiere al proprio ruolo. L’appellativo di “eroe” è l’esatto omologo di “angelo del focolare”, per cui non si capisce perché nel caso degli uomini sarebbe una grande “esaltazione”, mentre per le donne una “riduzione”.

 

“Sono stati tutti strumenti del modello ideologico al testosterone di un regime che ha provato, e in parte è riuscito, a frenare l’emancipazione femminile che tanto spaventava i reduci, tornati in un Paese che spesso dava segno di non avere più bisogno di loro.”

Quello dei reduci a cui venivano chiuse le porte in faccia e non riuscivano a ricostruirsi una vita dopo tutto quello che avevano dovuto passare mi sembra un dramma degno di rispetto e di empatia, e non di toni canzonatori grondanti di guerrasessismo.
Voi non sareste spaventati se, al ritorno da una guerra, scopriste di non avere più posto nella società? Farne una mera questione di genere è pretestuoso.

 

“[…] la verità è che la retorica dell’uomo forte che piace alle donne è una palla che si raccontano solo i maschi tra di loro.”

Una palla, eh? Peccato che alcuni studi dicano il contrario. Uno realizzato dall’Università di Southampton ha presentato a 92 donne diversi modelli di uomo, dagli sportivi agli affaristi, e il più apprezzato è risultato proprio l’eroe di guerra. Anche uno studio successivo realizzato in Olanda dagli stessi ricercatori, stavolta su 159 donne, ha prodotto risultati simili. Addirittura l’eroismo sul campo di battaglia è risultato più apprezzato che quello in zone di disastri naturali. [2]
Tutto questo, quando parliamo delle chance di sopravvivenza nel passato, ha molto senso. Un uomo pronto a sacrificarsi in battaglia significava più protezione, e in un mondo ostile quale era quello antico o preistorico non era un vantaggio da poco, considerando anche la ridotta mobilità femminile dovuta alle frequenti gravidanze.

 

Andiamo avanti. L’autore afferma che il populismo di destra sarebbe “una guerra ingaggiata da maschi” poiché il gradimento maschile per Trump è superiore a quello femminile, salvo poi contraddirsi subito affermando che “in Italia non ci sono segnali, secondo le indagini di Ipsos, di differenze significative nel voto tra i sessi”. Capito? Quindi il ragionamento “Trump è più apprezzato dagli uomini quindi gli uomini votano più a destra” viene immediatamente a cadere per stessa ammissione dell’autore del pezzo, cosa che però non gli ha impedito di portare avanti la sua argomentazione come se nulla fosse.

E non è solo il caso dell’Italia a dimostrare che non c’è nessun legame di causa-effetto né alcuna tendenza in questo senso, ma anche le analisi sul voto femminile nella Germania degli anni ’20 e ’30, le quali hanno appurato il ruolo dell’elettorato femminile nell’ascesa del Partito Nazista fu tanto importante quanto quello maschile. [3]

 

“[…] maschi che si sentono franare il terreno sotto i piedi, e se la prendono con tutti: lo straniero, “il diverso” e le donne.”

Ma se Salvini e i suoi seguaci ripetono ogni due per tre che dai barconi vanno salvati “donne e bambini”, parlando invece in tono spregiativo dei “ragazzoni muscolosi”, cioè gli uomini, ritenuti evidentemente indegni di aiuto…

donne e bambini salvini

Ma è inutile, l’autore ha già deciso che il tradizionalismo sia una cosa creata dai “maschi” e che opprima solo le donne, in barba ad ogni evidenza che mostri il contrario.

 

Più avanti nell’articolo si sostiene poi che i maschi rosichino perché la loro disoccupazione sta aumentando mentre quella femminile sta diminuendo:

Ma i dati ci dicono che dall’inizio della crisi a oggi l’occupazione maschile è passata dal 70,4% al 68%, mentre quella femminile è cresciuta dal 47,3% al 49,7%. La frustrazione dei disoccupati è tra i migliori carburanti per il populismo e quest’Italia di senza lavoro è un’Italia di giovani uomini che, nel segreto delle loro stanze, si chiedono se avranno anche loro, un giorno, una Isoardi che gli stiri le camicie mentre guardano la partita in tv.

Non è un modo parecchio puerile di approcciare la tematica? Anche qui vale infatti il discorso di prima: è perfettamente normale che la perdita del lavoro provochi disagio sociale e rabbia. Che questa rabbia però sia indirizzata verso le donne è un’idea che sta solo nella testa dell’autore, che io ormai immagino intento a fare del puro tifo da stadio.

Inoltre, a parti invertite parleremmo davvero così delle frustrazioni delle donne che perdono o non riescono a trovare lavoro, o mostreremmo tutti un’empatia maggiore? Eventuali comportamenti negativi legati a questa problematica messi in atto dalle donne (e ripetiamo, ancora non sono state portate prove valide e non-contraddittorie di un eventuale comportamento negativo a maggioranza maschile!) sarebbero condannati o si cercherebbe di affrontare il problema alla radice, intervenendo sull’occupazione anche in modo illegittimo, ad esempio attraverso quote rosa e incentivi all’assunzione per sole donne?

 

L’ultima della lunga serie di idee balzane che incontriamo è quella per cui i politici maschi punterebbero troppo spesso sulle dimostrazioni di potere e di coercizione per mostrare il loro valore, insomma un accenno alla famigerata “mascolinità tossica”.
Torna quindi la fallacia di cui abbiamo parlato all’inizio: le caratteristiche tipiche dei potenti, quando sono negative, vengono indebitamente estese agli uomini e considerate maschili. E nel fare ciò non ci si rende conto che se non abbiamo equivalenti femminili di Salvini, Trump, Putin o Kim Jong-un è solo perché ci sono pochissime donne tra i leader dei vari Paesi.

In generale questo articolo mi è parso imbevuto di disprezzo per gli uomini: la derisione e lo svilimento che traspaiono tra le righe non risparmiano nessuno, dai reduci di guerra agli uomini che perdono il lavoro, liquidando sbrigativamente tanti problemi che meriterebbero di essere affrontati in modo serio e imparziale pur di inquadrarli forzatamente nell’ottica di un conflitto tra i sessi del quale sono già stati decisi i buoni e i cattivi.

 

Note:

[1] Oeindrila Dube, S.P. Harish. Queens. National Bureau of Economic Research, April 2017, Working Paper No. w23337.

http://nymag.com/scienceofus/2016/01/european-queens-waged-more-wars-than-kings.html

[2] Hannes Rusch, Joost M. Leunissen, Mark van Vugt. Historical and experimental evidence of sexual selection for war heroism. Evolution and Human Behavior 2015, 36(5): 367-373.

https://www.southampton.ac.uk/news/2015/03/sexual-appeal-of-war-heroes.page

[3] Helen L. Boak. “Our Last Hope”; Women’s Votes for Hitler: A Reappraisal. German Studies Review, Vol. 12, No. 2 (May, 1989), pp. 289-310.

https://www.jstor.org/stable/1430096?seq=1#page_scan_tab_contents

 

[H.]

 

Feminist who? Di Sante, Streghe e Principesse… o qualcosa del genere

feminist who

Risponderemo in questa sede a un articolo su Facebook, intitolato “Feminist who? Di Sante, Streghe e Principesse… o qualcosa del genere”, un testo di critica verso di noi e verso il movimento MRA in generale.
Come al solito nelle nostre risposte, citeremo prima alcune parti dell’articolo dell’autore, a cui seguirà un nostro commento. Iniziamo!

 

Da qualche mese sono venuto a contatto con un paio di pagine facebook dal nome accattivante: “Antisessismo” e “Diritti Maschili”, e sono andato a curiosare. Le due pagine nascono per rivendicare l’importanza dei problemi maschili e, sebbene siano mosse forse da una nobiltà d’intenti, finiscono per pubblicare articoli storicamente inesatti, parziali, confusi, addirittura pericolosi.

Cominciamo subito con una bella fallacia detta “avvelenamento del pozzo”.
Cito da Wikipedia: “Per “avvelenamento del pozzo” si intende un tipo di fallacia argomentativa per cui ciò che sarà sostenuto dall’avversario viene pubblicamente delegittimato in anticipo insinuando un sospetto circa la sua buona fede o sulla sua credibilità.”

 

Chi ha creato le suddette pagine sembra nutrire la convinzione che il patriarcato non sia mai esistito davvero e che il femminismo sia un “moderno fascismo” di matrice femminile, una parolaccia insomma.

Per quanto riguarda la prima affermazione, è vero: crediamo effettivamente che il patriarcato non sia mai esistito. Tuttavia, non riteniamo che il femminismo sia una forma di moderno fascismo, in primis perché la Convenzione di Seneca Falls, documento di nascita del femminismo, essendo del 1848 precede il fascismo di più di mezzo secolo, perciò ritenere il femminismo una versione moderna del fascismo ha poco senso cronologicamente parlando.
In secondo luogo, il femminismo spesso nasce da una “visione compensatoria”, ovvero “dato che in passato la società era tutta pro-maschi, adesso dobbiamo agire solo per le femmine e abbiamo riequilibrato tutto”. Non sarebbe malvagia come idea, se solo i presupposti su cui si basa fossero corretti.
Se la visione del mondo è sbagliata, allora si compiono azioni sbagliate, che portano ad effetti negativi sulle persone.
Ma non si tratta del tipo di negatività “cattiva”, non c’è un qualcuno che vuole fare del male di proposito con malvagità, è semplicemente una strategia terribile, che nonostante le buone intenzioni allontana tutti noi dalla parità dei sessi piuttosto che avvicinarci ad essa.
La via per l’inferno, non a caso dice l’adagio, è lastricata di buone intenzioni.

 

Su quelle pagine si può leggere (e vedere – notare l’immagine di copertina della presente nota), tra le varie assurdità, la tesi secondo cui l’elevato tasso di mortalità maschile nelle guerre d’età antica (contrapposto alla sicurezza domestica delle donne) sarebbe un indice valido per sostenere la concezione di una “maggiore sacrificabilità” dell’uomo rispetto alla donna, spingendoci a pensare che gli uomini fossero discriminati in egual misura già allora. Non voglio dilungarmi eccessivamente su questo punto, ma se proprio vogliamo parlare di sacrificabilità allora dovremmo tenere presente due aspetti: 1) la guerra, soprattutto in età antica, era considerata un onore e un’arte prima che un dovere, e partecipare a una guerra recava molti privilegi materiali e simbolici (certo, potevi morire, ma il nome e la gloria sopravvivevano, e ne beneficiava l’intero nucleo familiare in termini di eredità e prestigio sociale, mentre le donne morivano nell’anonimato,  e non solo quelle che stavano a casa, ma anche quelle che ogni tanto, in qualche civiltà, combattevano.

L’immagine di copertina a cui si riferisce è questa: copertina

In sintesi, la logica che l’autore della critica a noi porta avanti è:
Visto che la guerra era considerata un’arte e portava gloria, allora non era uno svantaggio.

Proviamo a traslare questo pensiero con il lavoro domestico:
Visto che il lavoro domestico era considerato un bene e portava i plaudi della società, allora non era uno svantaggio.

Se infatti diciamo che il chiamare “eroe” un uomo per convincerlo a lottare e a mettere a repentaglio la sua vita annulla tutti gli svantaggi del morire quasi sicuramente (ricordiamo che parliamo di un’epoca pre-antibiotici, per cui anche una piccola ferita poteva portare alla morte, se non si veniva uccisi direttamente), a maggior ragione, il chiamare una donna “angelo del focolare” per convincerla a stare a casa annulla tutti gli svantaggi del badare alla casa.

O è così per entrambi o non è così per nessuno.

Tertium non datur.

 

2) le donne anche si sacrificavano morendo di parto, qualcuno per caso ricorda i loro nomi?

Il parto è un processo biologico e non sociale, nessuno spingeva le donne a morire di parto, semplicemente in un’epoca in cui le condizioni igieniche erano quelle che erano, l’anestesia era inesistente, la stragrande maggioranza dei farmaci attuali non esisteva, anche attività normali come la nascita portavano a rischi, ma così come li portavano tantissime altre attività, anche a maggioranza maschile, ad esempio anche il lavorare in miniera (ambito tipicamente maschile) o in altri lavori rischiosi (le cui morti ancora oggi sono a maggioranza maschili). Tutto ciò è evidente dal fatto che l’aspettativa di vita era molto ridotta rispetto ad oggi, proprio in virtù di questa qualità di vita precaria che colpiva tutti, uomini così come donne.

Dunque associare questo stato delle cose al costringere deliberatamente qualcuno con la forza ad andare a morire è un collegamento non forzato, di più.

Inoltre, voglio ricordare che mentre in passato le donne morivano maggiormente per parto e la scienza ha fatto diminuire drasticamente tali decessi grazie a uno sforzo mirato, al contempo gli uomini morivano e muoiono in età più giovane e questo divario al posto di diminuire si è allargato nel corso degli anni (dati confermati dall’OMS: [Peter Baker et al. The men’s health gap: men must be included in the global health equity agenda. Bulletin of the World Health Organization 2014;92:618-620.]).

Infine, durante le emergenze la vita delle donne, proprio in virtù della loro capacità di partorire, era considerata più importante e da salvare prima, perciò il parto è semmai l’esempio più lampante della sacrificabilità *MASCHILE* e non femminile.

 

Quelle che non morivano badavano ai figli e ai mariti per il resto della vita.

Così come gli uomini che non morivano badavano al mantenimento di figli e moglie per il resto della vita.
Infatti solo il marito aveva l’obbligo al mantenimento. Citando Karen Straughan (che ci parla della situazione nel tradizionalismo dei Paesi Islamici):

“se lei SCEGLIESSE di lavorare fuori casa, lui e i suoi figli non avrebbero diritto neanche ad un centesimo dei suoi guadagni ma lui dovrebbe comunque continuare a provvedere ai bisogni essenziali della moglie”.

[Fonte: https://www.avoiceformen.com/feminism/when-female-privilege-backfires-2/%5D

Questa è la società tradizionalista, caro.

 

[l’autore spiega cosa l’ha influenzato da piccolo e l’ha spinto a diventare femminista, citando…]
Penso al riuscitissimo cartone Mulan (“una donna che come tale non varrà mai niente”, e invece…)

Stiamo parlando dello stesso cartone dove il padre viene costretto ad andare in guerra e la figlia per salvarlo si finge un uomo? Dove insomma si vede chiaramente che tra un uomo e una donna chi veniva scelto per morire era un uomo?

 

Dovevo sapere perché i miei genitori ritenessero normale che io fossi scalmanato in quanto maschietto mentre vedevano come curioso il fatto che mia sorella lo fosse altrettanto, mi chiedevo anche perché da piccolo le femmine mi prendessero in giro se volevo giocare con loro a pettinare le barbie invece che a calcio con gli altri maschietti. Volevo capire a quale divinità invisibile avrei dovuto assomigliare per essere accettato come maschio a tutti gli effetti e così iniziai a informarmi, a studiare e a fare tutte le domande che si fanno per capire chi si dovrebbe essere prima ancora di capire chi si è per davvero. Il fatto che nel 2018 senta persone dire che in Occidente le donne sono “libere come e più degli uomini” mi induce a pensare che di libertà e di femminismo ci sia ancora bisogno di parlare, soprattutto perché a decidere il grado di emancipazione femminile sembrano essere sempre gli uomini.

Paragrafo contraddittorio, visto che l’autore scrive due frasi in opposizione tra loro, ovvero:

“mi chiedevo anche perché da piccolo le femmine mi prendessero in giro se volevo giocare con loro a pettinare le barbie invece che a calcio con gli altri maschietti”

e

“Il fatto che nel 2018 senta persone dire che in Occidente le donne sono “libere come e più degli uomini” mi induce a pensare che di libertà e di femminismo ci sia ancora bisogno di parlare”

Insomma, l’autore condivide una sua esperienza di discriminazione per l’essere andato fuori dal suo ruolo di genere, ma subito dopo afferma che dire che gli uomini abbiano problemi tanto o più delle donne sia sbagliato.
Caro, o l’una o l’altra. Di nuovo, tertium non datur.

 

Il solo fatto che ogni capo partito nostrano sia ossessionato dalla fertilità delle donne e dall’agevolazione delle condizioni per una genitorialità esclusivamente declinata al femminile suggerisce che in Italia la donna è ancora e innanzitutto moglie e madre, e poi si vede.

Il fatto che si parli solo di genitorialità femminile implica che la donna sia sì collegata alla gestione dei bambini, ma non vuol dire che gli uomini per questo se la passino bene. Anche perchè, chi deve mantenere economicamente questi bambini?

Gli uomini. Un uomo DEVE mantenere, non può scegliere di essere mantenuto.

Ancora oggi infatti un uomo casalingo fa scalpore, l’idea che una donna mantenga un uomo è vista come un insulto alla donna stessa, “cosa, ti devo mantenere IO?”.

Gli uomini infatti sono la quasi totalità dei suicidi per motivi economici e la stragrande maggioranza dei senzatetto proprio perchè non meritano, secondo la società, l’aiuto economico tanto quanto le donne e soprattutto non da donne, che al vedersi assegnato un simile compito la prendono proprio come un’offesa.

Infatti anche oggi in cui le donne possono scegliere di mantenersi da sole, comunque conservano la possibilità di scegliere di farsi mantenere, mentre gli uomini non hanno questa scelta.

Infatti mentre le donne hanno:

– la possibilità di essere mantenute interamente

– la possibilità di essere mantenute in parte e in parte di mantenersi da sole

– la possibilità di mantenersi interamente da sole,

 

gli uomini hanno:

– la possibilità di mantenere se stessi e la propria moglie interamente

– la possibilità di mantenere se stessi e in parte la propria moglie

– la possibilità di mantenere solo se stessi

 

ma non hanno la possibilità di farsi mantenere, nè in parte nè tanto meno totalmente!
Questo a me non pare molto uno svantaggio verso le donne, anzi!

Inoltre, le donne hanno non solo l’obbligo a essere madri, ma anche il DIRITTO a esserlo.
Gli uomini non hanno il diritto a essere padri, vedasi infatti la mancanza di congedi di paternità di pari lunghezza di quelli di maternità, e vedasi la discriminazione dei padri separati, obbligati a mantenere figli ed ex mogli anche dopo il divorzio, ma al tempo stesso senza poter vedere i figli tanto quanto le madri.

Infine, le campagne di fertilità sono indirizzate principalmente alle donne perché sono loro in ultima istanza a decidere se tenere o abortire il bambino, quindi sono loro che hanno il controllo sulle nascite. Gli uomini, al contrario, non hanno controllo sulle nascite e vabbè, qui il motivo è biologico e non ci si può far nulla, ma non ce l’hanno neanche sull’essere legalmente padri.
Infatti mentre una madre può lasciare il figlio in adozione anonima, rinunciando così alla sua maternità legale, un padre biologico non può rinunciare alla sua paternità legale.
I diritti riproduttivi femminili sono riconosciuti dalla legge, mentre quelli maschili no.
Che poi anche quelli femminili spesso non vengano applicati è un altro discorso, ma almeno loro, a differenza di quelli maschili, su carta esistono.

 

Di proposito evito di soffermarmi dettagliatamente sul fenomeno del femminicidio

Oltre 30 anni di ricerche hanno mostrato che la violenza domestica è simmetrica, ovvero che uomini e donne hanno pari possibilità di essere vittime e autori di violenza sul partner.
Questo vale sia per la violenza lieve che per quella grave (incluso appunto l’omicidio).
Il fatto che più uomini che donne siano incarcerati per violenza domestica è spiegato dal sessismo giuridico, ovvero dal fatto che a parità di reato e condizioni gli uomini hanno il doppio di possibilità di essere incarcerati se ritenuti colpevoli, ed esiste un bias negli arresti, al punto che numerose vittime maschili di violenza domestica che chiamano la polizia vengono arrestate per i pregiudizi sessisti de “la vittima è sempre la donna” anche se sono loro a essere stati picchiati e non le loro partner, che invece sono le carnefici.

 

o su quello della mortalità femminile negli ospedali (numerosi studi hanno fatto luce su come a parità di patologia muoiano più donne che uomini, il che è dovuto tanto all’assenza di una medicina di genere quanto alla sottovalutazione di patologie che colpiscono maggiormente le donne, curate male poiché il loro dolore sarebbe “più psicologico che fisico”)

AHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHA!!
In realtà, come dice l’OMS: “per tutto il periodo dal 1970 al 2010, le donne avevano una speranza di vita più lunga rispetto agli uomini. Durante quel periodo di 40 anni, la speranza di vita femminile alla nascita è aumentata da 61,2 a 73,3 anni, mentre l’aspettativa di vita maschile è aumentata da 56,4 a 67,5 anni. Queste cifre indicano che il divario nella speranza di vita alla nascita si è ampliato tra i sessi a svantaggio degli uomini in quei 40 anni.”

[Peter Baker et al. The men’s health gap: men must be included in the global health equity agenda. Bulletin of the World Health Organization 2014;92:618-620.]

Insomma il gap è invece all’opposto: al posto di chiudersi, si sta ampliando sempre di più a danno degli uomini.

Ad esempio, Cancer Research UK in un suo report del 2013 (“Excess Cancer Burden in Men”) ha rilevato che gli uomini abbiano un rischio maggiore del 35% rispetto alle donne di morire di cancro.
Quando sono escluse forme sesso-specifiche del cancro (a prostata, ovaie, ecc.) il gap è ancora maggiore, con un 67% di probabilità in più per gli uomini di morire rispetto alle donne.

La questione della medicina di genere si pone semmai sulla scia di una medicina personalizzata, un’ottica che ci dice che ogni medicina reagisce in maniera leggermente diversa a seconda della persona, e quindi sarebbe necessario implementare tale diversità nelle ricerche cliniche per ottenere un livello di efficienza sempre maggiore.
Non si tratta perciò di valutare quale genere stia peggio a livello della salute e dell’attenzione della ricerca (ad esempio sui fattori di rischio che pongono gli uomini ad avere maggiori incidenze di certe patologie o strategie di cura più adatte agli uomini che alle donne) e della medicina (cioè di sforzi mirati con sensibilizzazione, campagne educative e di prevenzione, ecc. indirizzati specificamente agli uomini), perchè in quel caso sono gli uomini a essere svantaggiati.

Inoltre io mi chiederei in primis, perché gli uomini sono sovrarappresentati nella ricerca clinica? Perché sono la maggioranza dei soggetti sperimentali di farmaci.
È essenzialmente più facile reclutare un uomo, che per mantenere moglie e figli si costringe a fare da “cavia umana” (certo, adesso esistono cose come il microdosing, la fase I, la precedente sperimentazione preclinica, ecc. che permettono una riduzione del rischio, ma sempre di rischio parliamo), piuttosto che una donna.
Un uomo, nuovamente, è sacrificabile.
È proprio la sacrificabilità maschile a far sì che gli uomini siano la maggioranza dei soggetti di sperimentazione clinica, non è una fantomatica discriminazione contro le donne a condurre a ciò: semplicemente ci risulta più accettabile un uomo “cavia umana” che una donna “cavia umana”.

 

Basterebbe analizzare i detti popolari (tira più un pelo di figa che un carro di buoi, donna al volante pericolo costante, ma anche donna angelo del focolare et similia) o il linguaggio in generale per capire quanto siamo normalmente maschilisti anche nel modo di pensare.

Questi sono esempi di particolari discriminazioni e pregiudizi, ma non sono esempio di un’unidirezionalità delle discriminazioni e dei pregiudizi sessisti. Quindi il discorso non ha molto senso: nessuno nega che le donne soffrano il sessismo, ciò che diciamo è che sia falso affermare che gli uomini non lo soffrano.

 

Un esempio concreto: il “maestro”, che sia un regista, un direttore d’orchestra, un docente, un insegnante di arti marziali, un artigiano, Yoda o Gandalf, sempre maschio rimane. La “maestra” in italiano è solo la maestra di scuola, che diviene “maestrina” non appena prova a dire due parole in più rispetto a quello che le è socialmente e istituzionalmente consentito.

Il fatto che gli uomini siano stati considerati maggiormente adatti a lavori intellettuali, e quindi di conseguenza associati maggiormente alla figura del maestro (intellettualmente parlando) rispetto alle donne, non vuol dire che le donne stessero peggio.
Perché gli uomini sono stati associati, infatti, all’intelligenza?
Perché lo studio (che è la dimostrazione dell’intelligenza per eccellenza nel pensiero popolare) era necessario a molti lavori, e quindi dato che solo sugli uomini pendeva il compito di mantenere le donne, lo studio era più necessario agli uomini che alle donne.

Citando nuovamente da Karen Straughan: “In Afghanistan, oggi, una donna con un lavoro (un lavoro del quale non ha bisogno perché secondo la legge islamica lei ha tutto il diritto di essere mantenuta dal marito, dal padre o dal figlio) non solo ruba quel lavoro ad un uomo ma ruba anche il cibo dalla bocca della famiglia di quell’uomo. Se trova un lavoro facile e sicuro (come le donne sono solite fare), l’uomo che rimpiazza sarà costretto a trovarne uno più pericoloso. E se quest’uomo viene ucciso, lei ha rubato il sostentamento alla donna e ai bambini che dipendevano da lui.
Allo stesso modo, se sua figlia prende uno dei pochi posti disponibili a scuola, al figlio di qualcun altro verrà negata un’istruzione e il futuro lavoro che sarà obbligato a fare, per mantenere se stesso e le persone che hanno il diritto ad essere mantenute da lui, sarà meno remunerativo, rendendo così più bassa la qualità di vita di molta gente. […] ciò che è successo in Afghanistan, riguardo all’impedire alle donne di lavorare e alle bambine di andare a scuola, è essenzialmente un contraccolpo del privilegio femminile. Quando i posti di lavoro sono pochi, non li dai a persone che hanno il diritto di beneficiare del dovere altrui di lavorare. Quando l’istruzione è limitata, non la dai a persone che hanno il diritto di beneficiare del dovere di altri, che sarebbero a loro volta facilitati dall’istruzione nel compiere questo dovere. Dai queste cose alle persone che hanno il dovere di dividere i loro benefici con altri, non a coloro ai quali la legge permette di tenere i benefici tutti per loro.”

Ovviamente a furia di associare il lavoro intellettuale agli uomini, le donne sono state reputate meno intelligenti, ma gli uomini venivano maggiormente istruiti e reputati maggiormente intelligenti per il motivo opposto rispetto all’essere valorizzati: l’essere usati. Usati come fonte di mantenimento delle donne e usati come fonte di mantenimento della famiglia.

 

Per dirla con Schopenhauer, la donna è un essere biologicamente potente in quanto il coacervo di natura e cultura è in lei più evidente che nell’uomo: una donna avverte fin da ragazza la presenza ostile di quella “soggettività nascosta ma ingombrante” che altri non è che la Natura, la quale non manca mai di ricordare mensilmente a ogni donna del proprio ruolo di funzionario della specie, precedente rispetto a quello di individuo (secondo il punto di vista della Natura almeno). A prescindere dalle proprie scelte individuali, a una donna viene costantemente ricordato che ella è sempre “generatrice in potenza” di nuova vita, anche quando tale generazione non diviene “atto”.

Determinismo biologico mischiato con complottismo alla Marija Gimbutas e sessismo misandrico alla “go girl!”.

In primis, l’idea del ciclo come fenomeno connesso alla Natura, che fa ricordare alla donna che è generatrice in potenza… è un po’ una ca.ata pazzesca! Uuuh che poesia! Che cacchiata, direi!
Spesso per dimostrare questo “collegamento con la Natura” alcuni hanno avanzato il mito per cui il ciclo sarebbe connesso con le fasi lunari.
In merito, cito uno studio del 2013, che ha seguito 74 donne monitorando 980 cicli mestruali avvenuti nel corso di un anno:

“A dispetto delle credenze tradizionali e contrariamente a quanto alcuni ricercatori hanno sostenuto con il lavoro di ricerca a breve termine, in questo studio a lungo termine non abbiamo riscontrato alcuna sincronia delle fasi lunari con il ciclo mestruale.”
[Ilias I, Spanoudi F, Koukkou E, Adamopoulos DA, Nikopoulou SC. Do lunar phases influence menstruation? A year-long retrospective study. Endocr Regul. 2013 Jul;47(3):121-2.]

aH mA lA NaTuRaAahH?!?11

Io penso che una donna (o un uomo trans) che ha il ciclo non pensi “oh potenza generatrice costantemente rinnovata dallo scorrere del sangue vitale!!!!!111!” ma semplicemente “oh oggi ho il ciclo”. Poi potrei sbagliarmi, ma forse no.

 

Per non parlare dell’esperienza (bella e terribile insieme) della gravidanza: dal punto di vista dell’individuo è una perdita su ogni fronte – interruzione del lavoro, alterazione del ciclo del sonno, sbalzi ormonali, cambiamenti fisici a volte permanenti, problemi rilevanti di salute – mentre per l’economia della specie è un guadagno assoluto. Questa doppia soggettività è ovviamente presente anche nell’uomo, tuttavia è meglio celata, ed è logico che fin dall’antichità gli uomini abbiano voluto impadronirsi come potevano del potere più grande esistente sulla Terra: il potere di generare. Chiunque abbia il potere di vita e di morte sul prossimo ha il potere del Re. In un orizzonte patriarcale, se la generazione è un potere, allora sarà l’unico potere che verrà consentito a chi può esercitarlo, mentre tutti gli altri verranno trasferiti su chi quel potere non ce l’ha.

Doppia contraddizione: se le donne avevano il “potere di un Re”, come hanno fatto gli uomini a prendere questo enorme potere? Con un’avventura in stile arcade?

O forse ha più senso pensare che, essendo uomini e donne intimamente legati (si parla infatti di persone che sono tra loro vicine per parentela, padri e madri, fratelli e sorelle, mogli e mariti, ecc.), magari cercassero di fare il bene comune per sopravvivere in un ambiente pericoloso privo di tutte le comodità del giorno d’oggi?

E che magari quello che all’epoca era il “bene superiore” e accettato in virtù della sopravvivenza adesso è solo un peso che ci portiamo dietro, e che resta a noi nella figura dei ruoli di genere?

Perché questa è un’ipotesi molto più probabile.

Piuttosto che fantomatici avventurieri uomini che cercavano di rubare il potere delle donne dopo aver affrontato vari livelli di un gioco di ruolo ambientato tra le amazzoni, ha più senso un altro sistema.

Questa è infatti la nostra visione:
“[…] in epoca preistorica la riproduzione sessuale serviva per far crescere la popolazione e quindi aumentare le capacità produttiva e difensiva del gruppo. Questo richiedeva un gran numero di nascite, vista l’alta mortalità infantile, ma solo metà popolazione era in grado di partorire. Questa importanza data alla riproduzione ha spinto le donne a specializzarsi nell’ambito domestico e gli uomini ad assumere il ruolo di protettori e fornitori di risorse, in modo da sopperire alla mancanza di contributi delle donne in gravidanza.
L’aspettativa imposta agli uomini era quindi quella di provvedere ad altri (compagna, figli e villaggio) oltre che a sè stessi. Quest’aspettativa è chiamata hyperagency.
Vi era invece un’assenza di aspettative per le donne. Quest’assenza è detta hypoagency.
Data questa assenza di aspettative, le ragazze diventavano donne semplicemente crescendo: divenivano fertili con il menarca, con il primo ciclo, in maniera automatica.
I maschi invece dovevano dimostrare di riuscire a provvedere ad altri: i bambini quindi non diventavano automaticamente uomini.
La femminilità è dunque innata, mentre la mascolinità è da conquistare. Proprio per questa innatezza, per questa hypoagency, la donna assume un ruolo passivo, di agita, mentre per l’aspettativa di hyperagency l’uomo assume quello di attivo, di agente.
Essendo l’utilità sociale delle donne indipendente dalle proprie azioni, le donne sono viste come innatamente preziose.
Gli uomini al contrario acquistano utilità sociale a seconda delle proprie azioni: vengono dunque visti come sacrificabili.
Questo crea una situazione in cui i maschi sono visti come iperagenti innatamente sacrificabili che guadagnano valore vivendo la loro vita aderendo all’ideale di maschilità. Le femmine, invece, sono viste come ipoagenti di valore innato che, come i bambini, sono il futuro e quindi implicitamente preziose per la società, ma sono anche meno competenti e meno in grado di affrontare le sfide della vita.
Si viene dunque a creare una “dicotomia di base” delle oppressioni: sacrificabilità (uomini) – infantilizzazione (donne).”.

Non ha forse un po’ più senso?

 

Le donne erano già discriminate nella Grecia classica, la culla della “democrazia per eccellenza” (nonostante le grandissime imperfezioni). Nell’òikos ateniese la donna figliava e vegliava sulla prole, e come ricorda Aristotele – pensatore fondamentale anche per gran parte del Medioevo – la donna era ritenuta parzialmente menomata, materia sterile e funzionale al seme maschile, che supplisce all’inferiorità naturale femminile. Le donne erano anche estromesse dalla vita pubblica e dalle dinamiche sociali come dalle relazioni amorose (in Grecia l’amore era nobile tra due uomini, mentre tra un uomo e una donna era funzionale alla procreazione). Il mondo latino non è più indulgente a tal proposito: “Casta fuit, lanam fecit, domum servavit”, questa la famosa epigrafe funeraria del II secolo a.C che elogia una donna romana, del cui marito si raccontano gesta eroiche e grandi virtù morali.

Le donne badavano alla casa, sì.
Ma gli uomini erano obbligati a mantenerle, quindi perché mai questa sarebbe un’oppressione unidirezionale?

Gli uomini prendevano le decisioni politiche, le donne no.
Ma gli uomini erano anche gli unici che per quello Stato andavano a morire, quindi le donne non morivano per lo Stato ma non decidevano per esso mentre gli uomini morivano per lo Stato ma decidevano per esso.

Per quanto riguarda la misoginia di Aristotele, essa è semplicemente un’interpretazione dei fatti. I ruoli che i misogini sostengono, anche se differiscono nell’interpretazione di quei ruoli, sono sempre gli stessi. E quei ruoli, abbiamo visto, danneggiano uomini e donne allo stesso modo (Bisessismo).
Un misogino non ti dirà mai che vuole togliere la leva obbligatoria – per fare un esempio – e non ti parlerà di sacrificabilità maschile come un affronto ai maschi. Al contrario, valorizzerà quegli stessi ruoli che sono dannosi verso gli uomini, semplicemente li reinterpreterà come cose positive. Questo significa dunque che quei ruoli sono davvero positivi verso gli uomini e sono stati creati a loro vantaggio? Assolutamente no, semplicemente i misogini tradizionalisti se li fanno andar bene con una loro interpretazione della realtà.
Per capire meglio quello che voglio dire, fornirò ora un’interpretazione “alternativa” e misandrica degli stessi ruoli di genere:
Moderata Fonte, pseudonimo di Modesta Pozzo de’ Zorzi (Venezia, 1555 – 1592), scrisse, nel suo libro “Il merito delle donne ove chiaramente si scuopre quanto siano elle degne e più perfette de gli uomini”:
“si vede chiaramente che ’l loro proprio [dovere, degli uomini, N.d.T.] è di andarsi a faticar fuor di casa e travagliarsi per acquistarci le facoltà, come fanno a punto i fattori o castaldi, acciò noi [le donne, N.d.T.] stiamo in casa a godere e commandare come patrone; e perciò sono nati più robusti e più forti di noi, acciò possino sopportar le fatiche in nostro servizio“.

Chi, partendo da questa citazione, direbbe mai che le donne hanno imposto loro i ruoli di genere agli uomini? Chi, partendo da questa citazione, direbbe mai che le donne erano le uniche a beneficiare dei ruoli e gli uomini erano gli unici oppressi? Nessuno spero.
Perché questa, lo riconosciamo tutti, è un’interpretazione arbitraria della persona che l’ha espressa. Questa non ci rivela nulla sul motivo per cui esistono i ruoli, ci rivela solo i ragionamenti complessi che le persone facevano per accettarli, visto che non avevano la forza per rigettarli né l’ambiente in cui vivevano aveva mai permesso loro di riflettere sul fatto che potevano, effettivamente, rigettarli.

Quindi, perché la cosa non dovrebbe valere anche al contrario?
Perché mai una donna che interpretava i ruoli in maniera positiva verso le donne manifestava un meccanismo di difesa per andare avanti, per fingere che la situazione non fosse così grave, per dare una giustificazione razionale a una situazione che non poteva cambiare anche se la metteva in svantaggio, mentre un uomo che interpretava i ruoli in maniera positiva verso gli uomini è la prova che i ruoli li hanno imposti gli uomini e che erano privilegiati?

Quando i misogini giustificavano lo status quo, i ruoli di genere, dicendo che gli uomini sono superiori, quando la società definiva gli uomini “capofamiglia”, “autorità”, ecc. li prendeva semplicemente in giro.
Con la scusa dell’autorità vengono addossate discriminazioni.
Esattamente come il mito dell’“angelo del focolare” motivava le donne ad aderire al proprio ruolo di genere prestabilito, lo stesso avveniva nei confronti degli uomini denominandoli “capofamiglia”: in entrambi i casi si trattava solo di una strategia per incastrare le persone all’interno delle gabbie convenzionalmente stabilite dalla società.
Esattamente come una donna che dica che le donne sono superiori rispetto agli uomini in quanto patrone della casa, come afferma Moderata Fonte, si sta solo prendendo in giro da sola nel considerare le proprie gabbie come qualcosa di valore, allo stesso modo anche gli uomini che affermano di essere superiori alle donne avallando i propri ruoli si stanno prendendo in giro da soli. Le loro affermazioni, dunque, non dovrebbero essere considerate più di un semplice meccanismo di difesa attivato per accettare dei ruoli da cui non possono sfuggire.

Come dice Warren Farrell: “La più grande barriera che impedisce agli uomini di guardare dentro di sé è costituita da quell’aver insegnato loro a definire potere ciò che qualsiasi altro gruppo definirebbe impotenza. Non parliamo di sessismo per «l’uccisione di uomini»; parliamo piuttosto di «gloria». Non parliamo di olocausto nel caso di un milione di uomini ammazzati o mutilati nel corso di una sola battaglia durante la prima guerra mondiale (la battaglia della Somme[2]); parliamo di «servire la patria». Non definiamo «assassini» coloro che scelgono soltanto gli uomini perché vadano a morire. Sono «elettori».”

Ripeto ancora: sono prese in giro, sono raggiri, sono inganni, sono illusioni della società e autoillusioni per spingere gli uomini ad eseguire i propri doveri. Sono tutto questo, non sono prove di una sottomissione della donna né tantomeno di una dominazione maschile.

 

Ipazia, intellettuale scomoda, grande filosofa e matematica, fatta lapidare e bruciare su ordine di un uomo che oggi è a pieno titolo Santo e Dottore della Chiesa cristiana: Cirillo d’Alessandria, lodato pubblicamente da Papa Ratzinger nel 2007 come “uomo energico”.

Ipazia, caro mio, era una filosofa neoplatonica. E il neoplatonismo, leggasi Giamblico, Proclo, Plotino, Porfirio, ecc. è (stato) una vera e propria religione.
Il neoplatonismo è stato infatti l’egida sotto cui Giuliano Imperatore ha cercato di riformare il paganesimo precristiano e unirlo contro il cristianesimo.
Parliamo quindi di una persecuzione più religiosa che di genere.

 

Il resto dell’articolo è una serie di name dropping a profusione: si citano tutte le ondate del femminismo, citando a caso autori, libri… che però partono tutti dallo stesso presupposto! Ed essendo il presupposto stato smontato pezzo per pezzo fino a qui, direi di potermi fermare.
Infatti nonostante l’autore dica:

“Ora, a coloro che spesso mi dicono che il femminismo è violento, intollerante, inutile e parziale, vorrei chiedere: a quale femminismo fate riferimento? Quali sono i testi, quali i manifesti e quali i pensatori che vi disturbano? Vi riferite alla prima ondata, alla seconda, alla terza? Al femminismo queer o a quello nero? Perché la critica legittima è solo quella che si salda su una profonda conoscenza dell’argomento di cui si sta discutendo, il resto è fuffa.”

anche lui stesso si rende conto (e il suo stesso post è evidenza di ciò, altrimenti non lo avrebbe scritto!) che tutti questi diversi femminismi si basano sull’idea di patriarcato, perciò diversificare su questo punto è inutile.

L’intero articolo quindi, in ultima analisi, si basa sul presupposto che, poiché le donne stavano male, gli uomini stavano bene, e che affermare che anche gli uomini stavano male equivalga al dire che le donne stavano bene.
Eppure siamo stati molto molto molto chiari in merito: la discriminazione contro gli uomini che avveniva nel passato non nega l’esistenza di una discriminazione contro le donne nello stesso periodo.

Il sessismo nel Contratto di Governo M5S-Lega

32893579_1707684815952641_4131638361272090624_n

Così come abbiamo fatto per i programmi dei principali partiti che si presentavano alle elezioni italiane 2018, analizzeremo adesso i pro e i contro del Contratto di Governo M5S-Lega per quanto riguarda le questioni di genere e la lotta al sessismo.

PUNTI CONTRO:

1.) “Prorogheremo la misura sperimentale “opzione donna” che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 anni di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo. Prorogheremo tale misura sperimentale, utilizzando le risorse disponibili.”

“Opzione donna” è una manovra che permette alle donne di andare in pensione prima, bypassando le richieste UE di equiparare donne e uomini nell’età pensionabile, e di fatto legalizzando una discriminazione.
Si tratta, in sintesi, di discriminazione contro gli uomini nell’accesso alla pensione.

2.) “Occorre introdurre politiche efficaci per la famiglia, per consentire alle donne di conciliare i tempi della famiglia con quelli del lavoro, anche attraverso servizi e sostegni reddituali adeguati. Inoltre, è necessario prevedere: l’innalzamento dell’indennità di maternità, un premio economico a maternità conclusa per le donne che rientrano al lavoro e sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro le madri
dopo la nascita dei figli.”

Ovviamente questo significa che:
a) vi saranno “servizi e sostegni reddituali” solo per donne, soprattutto madri, che escluderanno i padri e gli uomini in generale;
b) non vi sarà un innalzamento dell’indennità di paternità, causando un ulteriore squilibrio;
c) il premio economico a maternità conclusa” non si applicherà anche agli uomini a paternità conclusa;
d) gli sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro le madri dopo la nascita dei figli” ovviamente non verranno applicati anche alle imprese che mantengono al lavoro i padri dopo la nascita dei figli;
e) tutto questo ovviamente va ad incrementare il gap già enorme tra ciò che è il congedo di maternità e ciò che è quello di paternità in Italia.

3.) “È prioritario l’inasprimento delle pene per la violenza sessuale, con l’introduzione di nuove aggravanti ed aumenti di pena quando la vittima è un soggetto vulnerabile ovvero quando le condotte siano particolarmente gravi.”

a) Vorremmo sperare che “soggetto vulnerabile” non voglia dire “donna”, e che diventi un’operazione neutra per il genere!
Crediamo purtroppo che non sia così, visto che subito dopo fa riferimento a questioni femminili:

“Ai fini della prevenzione e del contrasto del femminicidio, risulta opportuno impartire una specifica formazione agli operatori delle forze dell’ordine sulla ricezione delle denunce riguardanti reati a sfondo sessuale, stalking e maltrattamenti, per i quali sarà previsto anche un vero e proprio “codice rosso”.”

b) Il che fa capire che questa “specifica formazione” darà una visione della violenza unidirezionalmente uomo-su-donna, che ignorerà le vittime maschili ed LGBT di violenza sessuale, stalking e maltrattamento.
c) Il “codice rosso”, allo stesso modo, dobbiamo presupporre che probabilmente sarà anch’esso genderizzato e reso quindi applicabile alle sole donne.

 

PUNTI (o meglio, punto) PRO:

“Nell’ambito di una rivisitazione dell’istituto dell’affidamento condiviso dei figli, l’interesse materiale e morale del figlio minorenne non può essere perseguito se non si realizza un autentico equilibrio tra entrambe le figure genitoriali, nel rapporto con la prole. Pertanto sarà necessario assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori, rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento e valutando l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale.”

 

Fonte: https://www.quotidiano.net/polopoly_fs/1.3919629.1526651257!/menu/standard/file/contratto_governo.pdf

Le frasi alla Baci Perugina di Abbatto i Muri contro gli MRA

abbatto i baci

Abbatto i Muri ha recentemente scritto una serie di post contro gli MRA, il cui contenuto di frasi stereotipate e finto-rivoluzionarie all’interno è simile a quello che si trova nei Baci Perugina e al “Lo rivendico con orgoglio!” dell’imitazione di Daniela Santanchè fatta dalla grandissima comica Paola Cortellesi su “Parla con me” (per chi non la conoscesse, faccia mea culpa e guardi questi video: https://youtu.be/KeWsxTQPhoc e https://www.youtube.com/watch?v=-aVgHYT3Tks ).

Ma andiamo a vedere nel dettaglio di che stiamo parlando.

Nel suo post “Sono un ragazzo e ho bisogno del femminismo”, Abbatto i Muri riprende la solita trita e ritrita giustificazione del femminismo che si basa sul “noi agiamo quasi esclusivamente per le donne perché gli uomini quando vengono discriminati lo sono perché associati alle donne!”.

Secondo questa visione, la misandria non esisterebbe, sarebbe solo “misoginia che si ritorce contro gli uomini”. Ovviamente anche se abbiamo debunkerato quest’esercizio di ginnastica mentale e competizione agonistica di arrampicamento sugli specchi più e più volte, risbuca fuori come se non avessimo mai detto niente. Ma andiamo a vedere cosa si sono inventati questa volta.

Abbatto i Muri scrive, infatti:
——
“Sono un ragazzo e ho bisogno del femminismo.
Non dei “diritti dell’uomo”. Ma del Femminismo.
Ecco perché.

Tutto ciò di cui parlano i MRA (Men’s Rights Activist, “attivisti per i diritti dell’uomo”), ciò che gli uomini non possono fare o per cui sono socialmente puniti, nasce direttamente e immediatamente dalla misoginia.
Non dalla “misandria”, ma dalla misoginia.

Che stia esprimendo le mie emozioni, giocando con i bambini, cucinando dolci, facendo sesso in cui sono io ad essere penetrato.
Che stia indossando il colore sbagliato, parlando nel modo sbagliato, atteggiandomi nel modo sbagliato.
Che sia stato molestato o aggredito sessualmente.
Che non sia abbastanza attento ad apparire come uno che non e’ per nulla attento a come appare.
Quando la società mi punisce o mi deride o mi emargina per queste cose, ciò accade perché sono cose che ci si aspetta dalle donne, non dagli uomini. E in larga parte la nostra società odia le donne.

Non ce ne rendiamo ancora conto?
Uomini, potete pensare anche a un solo stramaledetto comportamento per il quale siete stati derisi che non fosse collegato a ciò che la società misogina vede come “feminilizzazione”?
Persino quando uomini sovrappeso sono derisi per i loro corpi, sono descritti come “uomini-con-le-tette”, maledizione.

Come vi aspettate di poter migliorare queste cose con i “diritti degli uomini”?
Per che diritti state combattendo?
Io ve lo posso dire per che diritti credo stiate combattendo. Io penso che stiate combattendo per il diritto di contenere e controllare la misoginia, e ributtarla addosso alle donne, là dove credete debba stare.
Voi volete mantenere il vostro privilegio, ma cancellate le sue conseguenze. E per questo motivo il vostro movimento è ridicolo: è un gigantesco stramaledetto cane che si morde la coda.

Come potete aspettarvi che gli uomini siano liberi dagli effetti periferici della misoginia quando vi rifiutate anche solo di riconoscere che è maledettamente reale?”
——

Tutto questo discorso non ha il benché minimo senso logico.
L’idea che “la misandria sia in realtà misoginia, perchè la società odierebbe il femminile” è assurda.
Ciò che in realtà viene scoraggiato è *uscire fuori dai ruoli che sono assegnati a ciascun genere*. Quindi la società approverà un uomo maschile ma disapproverà un uomo femminile, così come approverà una donna femminile ma disapproverà una donna maschile.
Le femministe asseriscono che le donne “maschiacce” siano punite per non essere femminili, perchè la società odia *le donne che escono fuori dai loro ruoli di genere*, ma gli uomini sarebbero puniti non per lo stesso motivo (in quanto uomini che escono fuori dai loro ruoli di genere), bensì perchè la società odierebbe *i tratti femminili (e per estensione le donne)*, nonostante *apprezzi tali tratti nelle donne*.
E’ perfettamente evidente che si stia usando un doppio standard. Potremmo infatti, con la stessa logica, affermare lo stesso argomento al rovescio, e dire che la misoginia non esista, che sia solo misandria perchè le donne vengono punite dalla società quando hanno tratti maschili, pertanto la società odia gli uomini. Ma sarebbe sciocco.

3

Proviamo, infatti, a rovesciare il discorso di prima invertendo i generi e vedendo cosa viene fuori:
——
“Sono una ragazza e ho bisogno del Movimento per i Diritti degli Uomini.
Non del “femminismo”. Ma dei Diritti degli Uomini.
Ecco perché.

Tutto ciò di cui parlano le femministe, ciò che le donne non possono fare o per cui sono socialmente punite, nasce direttamente e immediatamente dalla misandria.
Non dalla “misoginia”, ma dalla misandria.

Che mi stia facendo forza, facendo carriera, facendo lavori impegnativi, facendo sesso in cui sono io a penetrare.
Che stia indossando il colore sbagliato, parlando nel modo sbagliato, atteggiandomi nel modo sbagliato.
Che tra i due coniugi sia io a “portare a casa la pagnotta”.
Che non sia abbastanza attenta ad apparire come una che è attenta a come appare.
Quando la società mi punisce o mi deride o mi emargina per queste cose, ciò accade perché sono cose che ci si aspetta dagli uomini, non dalle donne. E in larga parte la nostra società odia gli uomini.

Non ce ne rendiamo ancora conto?
Donne, potete pensare anche a un solo stramaledetto comportamento per il quale siete state derise che non fosse collegato a ciò che la società misandrica vede come “mascolino”?
Persino quando le donne muscolose sono derise per i loro corpi, sono descritte come “donne-che-sembrano-uomini”, maledizione.

Come vi aspettate di poter migliorare queste cose con i “diritti delle donne”?
Per che diritti state combattendo?
Io ve lo posso dire per che diritti credo stiate combattendo. Io penso che stiate combattendo per il diritto di contenere e controllare la misandria, e ributtarla addosso agli uomini, là dove credete debba stare.
Voi volete mantenere il vostro privilegio, ma cancellate le sue conseguenze. E per questo motivo il vostro movimento è ridicolo: è un gigantesco stramaledetto cane che si morde la coda.
Come potete aspettarvi che le donne siano libere dagli effetti periferici della misandria quando vi rifiutate anche solo di riconoscere che è maledettamente reale?”
——
Questa è una presa in giro, peccato che quella scritta da Abbatto i Muri non lo sia.

Inoltre, non contenta di questo, pubblica le dichiarazioni di un uomo femminista sulla sua pagina. Ecco cosa scrive:
——
“lui scrive: cara eretica ho letto il post di riotrite sul privilegio maschile e la misoginia dei movimenti per la difesa dei “diritti maschili”. io sono un “maschio” e non ho bisogno di prendermela con le donne per difendere i miei diritti di persona. persona e non maschio. se non fosse stato per il femminismo non avrei mai potuto compiere un percorso di liberazione dal patriarcato che opprime anche molti uomini. dal femminismo ho imparato a non vergognarmi di mostrare la mia vulnerabilità, a non vedere le donne come un oggetto sessuale e a non credere che i rapporti tra i maschi siano fondati su un patto virile di branco. contesto anche il termine virilità che corrisponde ad un modello di maschio ben preciso, difatti non sono le donne a chiamarmi omosessuale (non lo sono e se lo fossi ne sarei fiero) perché non mi “faccio” tutte le donne che incontro e non mi “faccio” in generale nessuna donna. baso le mie relazioni su altri presupposti e credo sia un bene aver capito che il pericolo per la mia libertà non sono le donne ma è la cultura maschilista che voleva fare di me un guardiano reazionario della conservazione. i diritti maschili per quel che mi riguarda sono come i diritti dei bianchi. gli oppressori che rivendicano diritti mi fanno ridere perché sono conservatori mascherati da progressisti. perciò io seguo questa pagina e anche se commento raramente perché in genere sono d’accordo, oggi voglio parlare perché se non parlano gli uomini riguardo questi movimenti maschili non saprei chi altro dovrebbe parlarne. sono movimenti che vedo come nemici. io non voglio una guerra con le donne. non voglio battermi con uomini per fare vedere che ce l’ho più lungo (è metaforico). non voglio stare dalla parte sbagliata della storia. ho compreso quale sia la parte giusta e quindi sto con voi. sempre. Silvano”
——
Analizziamo ciò che dice:
– “dal femminismo ho imparato a non vergognarmi di mostrare la mia vulnerabilità, a non vedere le donne come un oggetto sessuale e a non credere che i rapporti tra i maschi siano fondati su un patto virile di branco.”
In realtà il Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) richiede proprio questo, chiede che i suicidi maschili diminuiscano, che si faccia qualcosa per aiutare tutti gli uomini depressi che, oppressi dalla società tradizionalista (fondata su una cultura a cui *tutti* contribuiscono, sia uomini che donne con pari responsabilità, quindi non solo responsabilità maschile e pertanto non definibile “patriarcato”), vanno a morire, costituendo la stragrande maggioranza dei suicidi.
Il femminismo, al contrario, sebbene dica agli uomini di “piangere”, quando gli uomini richiedono un aiuto concreto (ad esempio l’estensione dei servizi antiviolenza per le vittime maschili di violenza domestica), risponde picche e addirittura prende in giro con magliette, post e tazze con scritto “male tears” (“lacrime maschili”). Insomma, il femminismo vuole che gli uomini piangano a vuoto, senza servizi d’aiuto. Quelli, come i centri antiviolenza, sono riservati alle sole donne™.

Il Movimento per i Diritti degli Uomini pensa che la problematica della violenza sessuale non sia un problema esclusivamente femminile, così come la violenza domestica. Oltre 40 anni di ricerca mostrano infatti che uomini e donne hanno pari possibilità di essere carnefici e vittime sia di violenza sessuale che domestica. Pertanto l’idea che solo gli uomini si comportino in maniera aggressiva o solo le donne siano vittime di violenza sessuale è da noi rigettata.

– “contesto anche il termine virilità che corrisponde ad un modello di maschio ben preciso”
Le femministe parlano di “mascolinità tossica” per descrivere i ruoli a cui gli uomini sono stati costretti da secoli, mentre parlano di “ruoli di genere in cui le donne erano confinate” per descrivere la stessa cosa per le donne.
L’idea che viene fuori è quella per cui i ruoli di genere sono confusi con l’identità, ma solo per gli uomini e non anche per le donne.
Mentre le donne sono “vittime” dei ruoli di genere, gli uomini – secondo il femminismo – sono partecipi di essi, autori della loro stessa oppressione.
Il femminismo quindi dà la colpa agli uomini per le loro oppressioni, il che è assurdo, come sarebbe assurdo dire che era colpa delle donne per il mancato diritto all’aborto.
E’ vero che molti uomini sostengono i ruoli di genere che li opprimono e li opprimevano, ma allo stesso modo vi erano moltissime donne che sostenevano i ruoli di genere che le opprimevano prima della liberazione femminile (liberazione che nel caso degli uomini, per colpa dell’unidirezionalità del femminismo, impegnato solo per le donne, non è mai avvenuta).
Se non vogliamo dare la colpa alle donne per le loro oppressioni, parlando di “femminilità tossica”, perché lo facciamo con gli uomini? Se i ruoli di genere erano un’imposizione per le donne, perché mai dovremmo pensare che per gli uomini non lo fossero? O non erano imposizioni per entrambi o erano imposizioni per entrambi. Tertium non datur.

– “baso le mie relazioni su altri presupposti e credo sia un bene aver capito che il pericolo per la mia libertà non sono le donne ma è la cultura maschilista che voleva fare di me un guardiano reazionario della conservazione.”
La cultura è condivisa da tutti, pertanto è responsabilità delle donne quanto degli uomini.
La mentalità è formata sia da uomini che da donne, sia dal tizio che scrive che dalla tizia che parla fuori dalla chiesa, sia dal padre che dalla madre, sia dal fratello che dalla sorella, sia dal vicino che dalla vicina.
La mentalità – essendo formata da uomini e donne – non è responsabilità solo maschile.
E se questa cultura, formata da entrambi, ha oppresso entrambi, allora non è lecito chiamarla solo maschilista: per tutti questi secoli è stata sia maschilista che ginocentrica. E’ stata bisessista o tradizionalista.

“i diritti maschili per quel che mi riguarda sono come i diritti dei bianchi. gli oppressori che rivendicano diritti mi fanno ridere perché sono conservatori mascherati da progressisti.”
E’ bellissimo come la gente che parla di “conservatori” per riferirsi agli MRA poi sia quella che li attacca quando chiedono la rinuncia di paternità dicendo che “il padre poteva tenerselo nei pantaloni”, che è l’equivalente maschile della scusa degli antiabortisti che dicono alle donne “poteva non aprire le gambe”!
Eppure saremmo noi i conservatori!
Noi non vogliamo togliere diritti alle donne, vogliamo estendere i diritti agli uomini.
Non vogliamo togliere il voto alle donne, vogliamo togliere le liste di leva solo per uomini (che erano state ideate come servizio che il cittadino dava in cambio del diritto di voto);
Non vogliamo togliere il diritto all’aborto, vogliamo avere il diritto alla rinuncia di paternità!
Non vogliamo togliere servizi antiviolenza alle donne, vogliamo che vengano estesi agli uomini!
Non vogliamo togliere tutele alle vittime femminili di stupro, vogliamo che vengano estese alle vittime maschili di stupro e di false accuse!
Non vogliamo togliere diritti alle madri, vogliamo dare gli stessi diritti ai padri con collocamento condiviso dopo il divorzio, doppia residenza per il bambino e mantenimento diretto!
Non vogliamo che le donne tornino in cucina, vogliamo che anche gli uomini – che ad oggi sono la quasi totalità dei suicidi per motivi economici – possano farlo ed essere mantenuti da una donna senza scherno e con la stessa facilità di quanto una donna può essere mantenuta da un uomo!

– “difatti non sono le donne a chiamarmi omosessuale (non lo sono e se lo fossi ne sarei fiero) perché non mi “faccio” tutte le donne che incontro e non mi “faccio” in generale nessuna donna.”
Infatti non esistono madri omofobe, noooo.
In realtà, seguendo proprio una vicenda recente, quella dell’Incel di Toronto (https://antisessismo.wordpress.com/2018/04/28/se-difendi-le-vittime-di-violenza-sei-complice-di-un-pluriomicida-lassurda-logica-degli-anti-mra/ ), si è scoperchiato che moltissime donne femministe e donne in generale hanno un atteggiamento di virginshaming nei confronti degli uomini “sfigati”. L’idea che sia solo un problema maschile è contraddetta dalle stesse asserzioni delle donne femministe.

In generale, sul tema omofobia, esistono numerose prove che dimostrano che non sia un problema esclusivamente maschile. Ad esempio, una ricerca sul Journal of Homosexuality ha trovato che, dove i ruoli di genere sono più rigidi, le donne sembrano essere leggermente più omofobe degli uomini:

“the results found that women are slightly more homophobic than men, female homophobia is more pronounced toward female homosexuals than male homosexuals, and male homophobia is equally directed toward male and female homosexuals. The differences are hypothesized to stem from the similarly rigid gender roles […]”
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9378948

La stessa cosa si riscontra nel personale medico e infermieristico a contatto con pazienti sieropositivi:
“No significant differences were found between scores for doctors and nurses, but women respondents were significantly more homophobic than men.”
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4086006

E ancora:
“this finding is consistent with previous reports that women are found to be more homophobic than men.”
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2795451/

Tra gli psichiatri le omofobe sono tante quanti gli omofobi anche in Paesi come l’India dove l’omosessualità è un reato:
“Attitudes towards homosexuality among psychiatrists in India […] do not vary across age, gender, work area and practice profile.”
http://web.a.ebscohost.com/abstract?direct=true&profile=ehost&scope=site&authtype=crawler&jrnl=15092046&AN=118571269&h=06NW95SKVHdfIX1aei6iUC%2bEfUVJsramSZHEfGW4BN1PEzcNOEO2UACC9uX6EKmkyPjzBZCzgzk4NgKRNoQZEA%3d%3d&crl=c&resultNs=AdminWebAuth&resultLocal=ErrCrlNotAuth&crlhashurl=login.aspx%3fdirect%3dtrue%26profile%3dehost%26scope%3dsite%26authtype%3dcrawler%26jrnl%3d15092046%26AN%3d118571269

Inoltre il 63% delle donne non frequenterebbe un uomo che ha avuto un rapporto omosessuale, anche se il 31% di questo 63% ha avuto un rapporto con una donna:
“It’s generally accepted that a woman’s sexuality is more fluid than a man’s but what happens when women who identify as straight encounter a bisexual man who wants to date them? Well, 63% of women polled by Glamour magazine said they wouldn’t date a man who’d ever had a same sex encounter, even though 31% of these same women had had a same sex encounter themselves.
What’s up with that, ladies?
Even crazier, some women then took to Facebook to defend their prejudice by saying male on male sex is gross and unsanitary.
And that all men are promiscuous and don’t wear condoms.
Also, judging someone on the past sexual history is apparently preference, not being judgmental which is news to me. Doesn’t this fly in the face of what women ask of men, not be judged on their sexual history?
Also, if your man has ever had a same sex encounter it means he will have sex with every man you ever thought he was “just friends” with. Who knew?
And being bi is just like being short or skinny, y’know, it’s something you can see. Except it isn’t.”
https://thoughtcatalog.com/lisa-woods/2016/10/wow-straight-women-are-super-homophobic/

Con questo penso sia tutto. Ringrazio per l’attenzione chi mi ha letto fino a qui e invito le nostre care amiche femministe a diminuire il consumo di Baci Perugina 😉

[A.]

Se difendi le vittime di violenza… sei complice di un pluriomicida?! L’assurda logica degli anti-MRA

incel11

Il 23 aprile Alek Minassian, un uomo che si autodefiniva “Incel” (ovvero “Involontariamente Celibe”) ha ucciso 10 persone a Toronto, investendo la folla con un furgone in una strada affollata della città canadese.

Prima di compiere questo attentato, avrebbe scritto sul suo profilo social di aver iniziato “La Ribellione degli Incel”, il cui obiettivo sarebbe “distruggere tutti i Chad [uomini attraenti che fanno sesso] e le Stacy [donne attraenti che fanno sesso]!”.

Abbatto i Muri, blog anti-MRA molto noto, già da subito (questa volta affiancato anche da altri media) ha cercato di associare gli Incel agli MRA. Spiegheremo qui come mai il paragone è fuori luogo e quali sono, secondo noi, le soluzioni a fenomeni così terrificanti come questo.

 

Partiamo dal motivo principale per cui gli MRA vengono assimilati, dai nostri oppositori, agli Incel. Questo motivo può essere riassunto con una parola, una parola odiosissima, che è “manosphere”. Alcuni hanno tradotto questa parola con uomosfera, altri con manosfera, altri ancora con maschiosfera (non so quale traduzione sia la peggiore). In sintesi, si tratta del raggruppamento di tutte quelle realtà che si occupano di uomini o mascolinità. Questo gruppo però riunisce realtà così opposte che tanto varrebbe unire assieme MRA, barbieri e stilisti che si occupano di abiti maschili. E’ un termine inutile che mischia insieme in un unico calderone cose che stanno agli estremi opposti.

In virtù di questo termine, vengono assimilati gli MRA – ovvero persone che, credendo in una visione del sessismo non unidirezionale, bensì bi-direzionale, si occupano dei diritti dei padri separati, chiedono diritti riproduttivi come la rinuncia di paternità, vogliono pari servizi antiviolenza per le vittime maschili di abuso fisico, domestico e sessuale, e così via – con… Redpillati, MGTOW e Incels.
Quindi secondo questa logica, la logica di Abbatto i Muri, se difendi le vittime di violenza domestica, in automatico sei complice di un pluriomicida!
Se vuoi fermare i suicidi maschili (che sono la stragrande maggioranza del totale), sei responsabile delle morti causate da un tizio che investe la folla con un furgone!
Se vuoi l’equiparazione tra congedi di paternità e di maternità, sei un assassino!
Se vuoi l’affido condiviso, ammazzi le persone!1!1!1!

Ecco, in sintesi, il pensiero assurdo che porta avanti Abbatto i Muri.
In virtù di una parola che non vuol dire niente, vengono squalificate tantissime battaglie per *diritti civili*, per *diritti umani*, tra cui la salvaguardia dell’incolumità fisica di persone vittime di violenza fisica, sessuale e/o domestica, che ancora oggi non possono accedere a centri antiviolenza solo per la loro appartenenza a un sesso.
Ecco a cosa porta la parificazione di movimenti diversi che tra loro non hanno nulla a che fare!

 

Inoltre gli Incel non si capisce in che modo possano essere equiparati a chi lotta per i diritti maschili (MRA), perché, come abbiamo visto, attaccano sia uomini (i “Chad”) che donne (le “Stacy”), perciò il loro atteggiamento è misandrico oltre che misogino. Questo li pone in evidente contrasto con il movimento MRA, il quale richiede diritti per tutti gli uomini, e che, come sostiene la body acceptance dei corpi maschili non considerati dagli standard di bellezza attuali (al pari di come fanno le attiviste per i diritti femminili con i corpi femminili), allo stesso modo sostiene anche l’accettazione degli uomini che vi aderiscono (quelli che gli Incel chiamano “Chad”, e che ad esempio sono spesso attaccati proprio per l’ideale fisico che portano avanti, vedasi l’idea per cui i culturisti non sarebbero intelligenti, il classico “tutto muscoli e niente cervello” e così via).
Inoltre, così come sosteniamo il diritto degli uomini che non vanno a letto con molte donne a non essere insultati (opposizione al virginshaming), allo stesso modo sosteniamo il diritto a non essere insultati degli uomini che invece vanno a letto con molte donne (opposizione al pigshaming; il pigshaming sarebbero gli insulti e le vessazioni contro tali uomini, definiti porci, promiscui, e così via).
Nella stessa maniera, sosteniamo la libertà di esprimere la propria sessualità da parte degli uomini gay, bisessuali e pansessuali, oltre che la possibilità di esprimere la propria identità di genere nel caso degli uomini trans (appoggio alle tematiche LGBT+).

Tornando a noi, è evidente che questo individuo fosse misandrico. Come poteva dunque essere MRA? L’invisibilizzazione della misandria di soggetti simili si ebbe anche nel caso di Elliot Rodger, omicida a cui si pensa si sia ispirato Alek Minassian; Rodger infatti uccise oltre a 2 ragazze, anche 4 ragazzi: George Chen, di 19 anni; Cheng Yuan “James” Hong, di 20 anni; Weihan “David” Wang, di 20 anni e Christopher Michaels-Martinez, anche lui di 20.
Nonostante il numero di vittime maschili risultasse maggiore di quelle femminili, la misandria del gesto non venne mai messa in evidenza.

incel2

In entrambi i casi, nonostante si parli di persone *misandriche*, cioè odiatrici di uomini, si cerca di collegarle – impropriamente – al movimento per i diritti degli uomini, il che è folle.

 

Gli MRA vengono visti come l’origine del fenomeno degli Incel, ciò che li avrebbe causati. In realtà è l’esatto opposto: il Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) si oppone, come abbiamo visto, al virginshaming, ed è proprio il virginshaming a creare la mentalità Incel.
E’ proprio l’idea per cui il valore di un uomo dipende da quante donne lo trovano bello, da quante donne vanno con lui, da quanto riesce a catturare l’approvazione femminile, ad aver creato gli Incel.
Sono proprio ragionamenti come quelli che leggo in queste ore su diversi giornali, che definiscono gli Incel “sfigati con l’uccello piccolo che non riescono a trovare una donna” a creare gli Incel.

Noi al contrario, contrastando il virginshaming, diciamo agli uomini: “il vostro valore non dipende dall’approvazione femminile, non dipende da quante donne vi trovano attraenti o vanno a letto con voi. Il vostro valore è intrinseco e indipendente da tutto questo. Non siete dei quadri, il cui unico scopo è quello di essere gradevoli alla vista di chi vi guarda, siete persone umane e avete diritti umani, qualunque sia il vostro aspetto e il numero di ragazze con cui siete stati o non stati”.
Eppure i media, soprattutto quelli femministi, dicono che è colpa nostra di questa tragedia. Non è colpa loro che parlano di “sfigati” riferendosi agli uomini che hanno avuto poche ragazze, no, è colpa nostra!
Noi che contrastiamo il fenomeno che crea gli Incel, noi che diciamo agli uomini che non hanno bisogno di essere “approvati” dalle donne o dalla società… saremmo la causa degli Incel! Assurdo, davvero assurdo.

Poi leggo addirittura chi parla di “uomini che si sentono in diritto di accedere al corpo delle donne”. Queste persone non hanno colto minimamente il punto.
Gli Incel non si sentono in diritto di accedere al corpo delle donne, al contrario, la società ha detto loro che potranno ottenere valore solo e unicamente se qualche donna li troverà attraenti.
E’ dunque questo il nucleo fondamentale che crea gli Incel. Gli Incel sono incaxxati non perchè non riescono a sfogare pulsioni sessuali, ma perchè la società dice loro “finchè non accadrà tu non vali nulla”, “il tuo valore è 0 finchè una donna non ti troverà attraente”.
Il motivo per cui sono arrabbiati con gli uomini (sì, perchè la loro è anche misandria e non solo misoginia) e con le donne non-incel è perchè pensano “tu non vuoi darmi valore”, “tu vuoi che io continui a valere zero”. Vedono quindi gli uomini non-incel come persone già valorizzate che impediscono loro di essere anch’essi riconosciuti come degni di valore, e se la prendono con le donne perchè le vedono come persone che non vogliono conferire loro un valore.
La soluzione a tutto questo dunque non sta nel definirli, nuovamente, “sfigati che non riescono a trovare una donna”, perchè è proprio quello il problema!
La soluzione si avrà solo quando smetteremo, come società, di pensare che un uomo che non riceve approvazione femminile, che non viene considerato attraente da una donna, non abbia valore.
Rimarcare che sono degli “sfigati con l’uccello piccolo”, a enfatizzare la mancanza di attrattività fisica, creerà nuovi Incel.
E’ solo quando l’attrattività fisica non conterà più nell’assegnare un valore alle persone che questo fenomeno terminerà.

 

Qualcosa di analogo è già avvenuto, è avvenuto con la body acceptance per le donne più in carne rispetto agli attuali standard di bellezza femminile. Anche loro chiedevano di essere considerate come esseri umani, di non essere insultate, criticate, e il femminismo è riuscito molto bene a portare avanti questo proposito.
Purtroppo, però, lo stesso femminismo adesso parla di “uomini sfigati che non riescono ad andare a letto con nessuna donna”, lo stesso femminismo usa termini di body-shaming, parlando di uomini “con l’uccello piccolo”, quello stesso femminismo che diceva che “tutti i corpi sono perfetti”. Quello stesso femminismo che voleva sconfiggere il body-shaming, il sex-shaming, adesso parla di “sfigati”, parla della sessualità maschile facendo pesare su di essa degli standard che non accetterebbe se pesassero sulle donne.
Il femminismo, in questo momento, sta portando avanti una campagna di body-shaming e virgin-shaming contro molti uomini insicuri, causando, de facto, fenomeni come quello degli Incel.
Perpetra, de facto, il tradizionalismo, o almeno gli aspetti della società tradizionale che opprimono gli uomini.

 

Il virginshaming, però, è un’arma davvero ignobile, per un movimento che afferma di combattere per i diritti delle persone: viene usato in situazioni molto gravi, ad esempio per colpevolizzare le vittime maschili di violenza sessuale.

Riporto in proposito questo video di una vittima maschile di stupro che, a seguito dell’atto, *deve* dire che l’abuso che ha subito gli è piaciuto, perché sa che se non lo facesse verrebbe preso in giro, come “verginello”, come “sfigato” e come gay, usando il termine in senso dispregiativo (perché ricordiamo che misandria e omofobia sono collegate):

 

Nel video, il ragazzo dice che doveva fingere di averlo voluto. Che doveva fingere di essergli piaciuto, che doveva fingere che fosse stata una bella esperienza, anche se in realtà era “la cosa peggiore che mi potesse capitare, come se fossi meno che umano”, perché altrimenti avrebbero riso di lui, lo avrebbero chiamato f*nocchio. Ecco. E’ questo ciò a cui porta il virginshaming.

In quest’altra foto, un ragazzo vittima di violenza sessuale scrive, su di un cartello: “Non ti preoccupare, ai ragazzi deve piacere”:

malerape

In quest’altro caso, un ragazzo scrive: “Sei un ragazzo. Non puoi dire no a una ragazza come me”.

malerape2

Viviamo in un mondo dove un ragazzo che dice di no, viene visto come un “verginello”, come uno “sfigato”, e un ragazzo che non riesce a ottenere l’approvazione femminile che la società gli impone, viene considerato come avente un valore minore.
E’ questa la ragione per cui esistono gli Incel. E’ questa la ragione, inoltre, per cui le vittime maschili di stupro non vengono avanti. E’ questa la ragione per cui entrambi questi fenomeni, il silenzio delle vittime maschili e i gruppi come gli Incel, sono ancora vivi nella nostra società.

Solo il contrasto al virginshaming può aiutare. E noi stiamo combattendo per questo, non siamo noi il nemico, non siamo noi gli incitatori di Incel. Noi siamo ciò che cerca di risolvere questi fenomeni.
Per l’origine di essi, si deve guardare altrove, a quegli stessi media che adesso si sentono tanto paladini della giustizia e che invece contribuiscono a creare, con le loro narrative, un mondo del genere.

 

A seguito di questo evento ci hanno detto di tutto, ci hanno accusato di tutto. Ma io mi chiedo, da founder di Antisessismo, uno dei più grandi gruppi MRA in Italia, come si può pensare che io, ragazzo gay, abbia cercato di creare una simile realtà – come sono stato accusato da molte femministe in questi giorni di aver fatto – per “poter chiav*re con più donne, e arrabbiarmi con tutte le donne se non lo fanno”? C’è qualche cosa che non torna, tipo, sapete, il fatto che i ragazzi gay non cercano di chiava*e con donne! ^^’’ E poi dove sarebbe l’attacco a tutte le donne? Bah…

Il motivo per cui ho creato questo sito è per poter far fronte a questioni gravi che affliggono la società, e che sono ignorate dai più, non per motivi di interesse personale.
Come me, moltissime persone sono MRA e quasi tutte lo fanno per empatia verso le vittime maschili di violenza, lo fanno per evitare suicidi, morti sul lavoro, ridurre il numero di senzatetto, che ancora oggi sono prevalentemente uomini; lo fanno per far riabbracciare i figli ai loro padri, lo fanno per poter permettere ai padri di poter passare più tempo con i propri figli grazie a congedi di paternità degni di questo nome, lo fanno per poter permettere a ragazzi a cui le partner bucano i preservativi di non spendere 18 anni di lavoro per un figlio voluto solo da una parte ma non dall’altra, che è stata semplicemente ingannata.
Non è per altro che lottiamo. Lottiamo per la giustizia per gli uomini, non per togliere diritti alle donne.

 

Così come non generalizziamo sulle femministe, non diciamo cioè che tutte le femministe sono assassine perché ci sono stati casi simili, non è giusto che lo si faccia con gli MRA.
Sì, avete capito bene, casi simili sono esistiti. Facciamo qualche esempio:

  • Suzanne Steinmetz fece l’errore di pubblicare un libro ed articoli che mostravano chiaramente come uomini e donne fossero violenti in egual misura. L’odio si concretizzò in minacce di bombe al matrimonio di sua figlia, è stata vittima di una campagna per negarle il posto e stroncarle la carriera universitaria alla University of Delaware. 20 anni dopo lo stesso è accaduto ad un ricercatore all’University of Manitoba la cui tesi dimostrò che uomini e donne sono violenti in egual misura: gli hanno impedito la promozione ed il posto.

    [Fonte: Strauss, Murray A. (2007). Processes Explaining the Concealment and Distortion of Evidence on Gender Symmetry in Partner Violence. European Journal on Criminal Policy and Research 74 (13): 227–232.]

  • Erin Pizzey, creatrice del primo rifugio antiviolenza nel Regno Unito, e sostenitrice della simmetria di genere nella violenza domestica tra uomini e donne, ricevette minacce di morte a lei e alla sua famiglia, minacce di bombe, e addirittura le uccisero un cane la giornata di Natale.

    [Fonte: http://www.fathersforlife.org/pizzey/failfamt.htm ]

  • Valerie Solanas, autrice del trattato femminista “SCUM Manifesto”, attentò alla vita dell’artista Andy Warhol, del suo critico d’arte, e del suo curatore e compagno di allora Mario Amaya, sparando diversi colpi di pistola.

    [Fonte: Ingrid Schaffner. The Essential Andy Warhol. New York City, Harry N. Abrams, 1999, p. 79.]

  • A maggio 2017, a Clifton (contea di Mesa dello stato del Colorado, negli USA), il 29enne Aleksandr Kolpakov ha ucciso con diversi colpi di arma da fuoco su collo e torace la 31enne Heather Anable. Entrambi erano youtuber femministi, e gestivano assieme l’account “Skeptic Feminism”: lui era conosciuto con il nickname di “Russian Deadpool“, mentre lei con quello di “Poison Ivy“. L’account era associato con posizioni particolarmente ostili verso le questioni maschili, e gli attacchi contro gli MRA, nei vari video registrati dai due, si sprecavano.
    http://it.avoiceformen.com/propaganda-femminista/youtuber-femminista-anti-mra-commette-femminicidio/
  • Un membro dell’associazione femminista “Maschile Plurale”, è stato accusato di violenza qualche anno fa. Ovviamente potrebbe essere una falsa accusa, ma Abbatto i Muri riferendosi al problema parla di “presunti pericoli di false accuse da parte di donne vendicative”, perciò se non riconosce la presunzione di innocenza negli altri casi perché dovrebbe fare eccezione con i femministi?
    http://it.avoiceformen.com/mega-evidenza/membro-di-maschile-plurale-accusato-di-violenza-e-una-calunnia-femminista/
  • Le femministe, in India, hanno manifestato per chiedere che la legge sulla violenza sessuale non si applicasse anche agli uomini, rendendoli di fatto privi di protezione. Una delle principali autrici di questo atto immondo, la femminista Flavia Agnes ha dichiarato, al Times of India, testuali parole: “Mi oppongo alla proposta di rendere le leggi neutre per il genere. Ci siamo opposte quando il governo ha reso le leggi sullo stupro sui bambini neutre per il genere”.

    [Fonte: http://timesofindia.indiatimes.com/india/Activists-oppose-making-rape-gender-neutral/articleshow/15049606.cms ]

Come vediamo, quindi, seguendo lo stesso principio di generalizzazione, se l’attivismo per i diritti degli uomini è la porta di accesso per tante cose brutte e orribili, allora logicamente anche il femminismo è la porta di accesso per la violenza e l’omicidio.

Oppure, più razionalmente, qualunque movimento ha le sue mele marce.

Cosa dunque deve importare nel valutare un movimento? La sua Weltanschauung, la sua concezione del mondo.

Noi non ci opponiamo al femminismo perché qualche femminista ha fatto qualcosa di brutto o ha detto qualcosa di brutto, ma semplicemente perché la nostra concezione del mondo non coincide con la loro. Tutto qui.

 

E qual è la concezione del mondo del movimento MRA? La seguente. Cito da un nostro articolo precedente:

“[L]’aderenza al Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) […] dipende […] dall’opposizione alla “Teoria del Patriarcato” o “Teoria della Dominazione Maschile”.

Ma cos’è la Teoria del Patriarcato?
La Teoria della Dominazione Maschile o Teoria del Patriarcato (in senso esteso) è l’idea che gli uomini abbiano, nel corso della storia, oppresso e sottomesso le donne.
Tale teoria a sua volta è scomponibile in 3 sotto-teorie:
– Teoria del Privilegio Maschile;
– Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta;
– Teoria del Patriarcato nel senso stretto del termine.

La Teoria del Privilegio Maschile afferma che gli uomini non subiscano discriminazioni, o se le subiscono siano semplicemente un “fuoco di ritorno” dei loro privilegi o peggio ancora siano “misoginia benevola”: gli uomini sarebbero, secondo questa teoria e secondo le femministe, le quali la appoggiano, discriminati solo quando si comportano in maniera considerata “femminile” dalla società. Esisterebbe dunque non un odio contro gli uomini ma un odio contro la femminilità e quindi le donne, anche quando espresso dagli uomini.
Gli MRA rispondono a questa teoria mostrando in primis la realtà delle problematiche maschili, in secondo luogo dimostrando la loro esistenza già dagli albori della società, parlando dunque di Bisessismo al posto di Privilegio di un sesso o dell’altro, e infine spiegando che ogni sesso è oppresso quando non segue le regole dettate dai ruoli di genere imposte a tale sesso. Perciò gli uomini sono sì oppressi principalmente quando si comportano in maniera “femminile”, ma anche le donne sono oppresse principalmente quando si comportano in maniera “maschile”. Dunque o quest’ultimo caso è la prova che la società odia il maschile e quindi gli uomini, o non ha senso asserire che la società odi il femminile e le donne. La società, in sintesi, secondo gli MRA, odia tutti gli uomini e le donne che fuoriescono dai propri rispettivi ruoli di genere.

La Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta asserisce che gli uomini siano stati facilitati nel loro intento di opprimere le donne dalla loro maggiore indole violenta.
Gli MRA al contrario mettono in dubbio l’esistenza di una simile indole violenta tipicamente maschile, ritenendo che nè influenze biologiche nè influenze socio-ambientali siano abbastanza forti da causarla. Gli MRA dunque ritengono che uomini e donne:
– abbiano la stessa propensione a uccidere e a infliggere violenza fisica;
– abbiano la stessa propensione a stuprare (nel caso femminile si intende il “forzare a penetrare”) e a commettere violenza sessuale;
– abbiano la stessa propensione ad uccidere o a commettere violenza fisica o sessuale sul partner (violenza domestica);
– infliggano violenza della stessa gravità (le persone meno forti fisicamente impiegherebbero difatti maggiormente oggetti per sopperire alla minore potenza corporea).
Gli MRA ritengono che la maggiore presenza di uomini tra gli incarcerati per crimini violenti sia spiegabile dal sessismo giuridico, ovvero dalla maggiore possibilità che, a parità di reato e circostanze, un uomo venga arrestato, incarcerato se colpevole e che abbia una pena più lunga o severa; dalla maggiore clemenza che si dimostra verso le autrici di crimini violenti di sesso femminile (viste come più deboli e quindi più innocenti) e dall’under-reporting delle vittime maschili di violenza femminile.

La Teoria del Patriarcato (in senso stretto, mentre in senso esteso è sinonimo di Teoria della Dominazione Maschile), infine, attribuisce la colpa delle discriminazioni di genere ai soli uomini, in quanto maggioranza dei governatori e dei regnanti durante tutta la storia umana.
Gli MRA al contrario, asseriscono che il sesso dei regnanti sia poco rappresentativo del pensiero che li domina e che domina la società tutta: tale pensiero deriverebbe invece da un substrato culturale condiviso tra uomini e donne, che ambedue sostengono e alimentano.
Mentre gli uomini sostengono indubbiamente tale substrato culturale mediante l’autorità, le donne contribuirebbero ad esso grazie al potere per procura o “by proxy”.
L’accezione antropologica di Patriarcato fa infatti riferimento all’autorità politica, ma c’è differenza tra autorità e potere. Riprendendo un famoso detto, se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, anche dietro un meschino patriarca c’è una meschina donna. Entrambi esercitano potere, ma solo in un caso (l’uomo) tale potere è un’autorità formale. Il potere femminile è dunque un potere “per procura”, “by proxy”, come quello delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita o, più genericamente, delle mogli dei governanti, delle reggenti, delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni.
Per gli MRA, dunque, non esisteva un Patriarcato nell’imposizione dei ruoli di genere, ma un contributo maschile dovuto all’autorità e un contributo femminile dovuto al potere per procura: basti pensare che se l’educazione dei figli era affidata alle madri, proprio una donna era la prima a contribuire al passaggio generazionale delle idee sui ruoli di genere.Dunque attribuire la responsabilità del sistema dei ruoli di genere ad un solo sesso appare riduttivo.

Come vediamo, dunque, gli MRA sostituiscono la Teoria della Dominazione Maschile con la “Teoria del Bisessismo” (in senso esteso) o “Teoria della Bi-oppressione”, e quindi rispettivamente:
– La Teoria del Privilegio Maschile con la “Teoria del Bisessismo” (in senso stretto);
– La Teoria della Dominazione Violenta o Violenza di Genere con la“Teoria della Simmetria di Genere”;
– La Teoria del Patriarcato con la “Teoria dell’Autorità Maschile e del Potere Femminile”.”

 

In che modo tutto ciò è assimilabile all’idea di far fuori tutti i Chad e tutte le Stacy di cui ha parlato Alek Minassian? In nessun modo.

[A.]

 

Leggi anche: