Definire il Movimento per i Diritti degli Uomini e il problema dei finti MRA

finti mra

Molte persone pensano che basti semplicemente assecondare un paio di questioni maschili per potersi definire MRA (“Men’s Rights Advocates”, Difensori dei Diritti degli Uomini). Questa idea ha portato a situazioni assurde, per cui attualmente è possibile vedere sedicenti MRA compiere affermazioni completamente fuori dalla linea del movimento, come: “gli uomini sono più violenti delle donne!”; “le donne sono la maggioranza delle vittime di violenza domestica e/o subiscono conseguenze più gravi!”; “gli stupri sugli uomini da parte di donne sono eccezioni!”; “gli uomini uccidono più delle donne!”; “una volta le donne erano più oppresse degli uomini!” o addirittura “i problemi degli uomini derivano da altri uomini!”.

In realtà, l’aderenza al Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) non dipende dall’accettazione o meno di un paio di questioni maschili (in caso contrario, anche diverse femministe dovrebbero essere definite MRA!), ma piuttosto dall’opposizione alla “Teoria del Patriarcato” o “Teoria della Dominazione Maschile”.

Ma cos’è la Teoria del Patriarcato?
La Teoria della Dominazione Maschile o Teoria del Patriarcato (in senso esteso) è l’idea che gli uomini abbiano, nel corso della storia, oppresso e sottomesso le donne.
Tale teoria a sua volta è scomponibile in 3 sotto-teorie:
– Teoria del Privilegio Maschile;
– Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta;
– Teoria del Patriarcato nel senso stretto del termine.

La Teoria del Privilegio Maschile afferma che gli uomini non subiscano discriminazioni, o se le subiscono siano semplicemente un “fuoco di ritorno” dei loro privilegi o peggio ancora siano “misoginia benevola”: gli uomini sarebbero, secondo questa teoria e secondo le femministe, le quali la appoggiano, discriminati solo quando si comportano in maniera considerata “femminile” dalla società. Esisterebbe dunque non un odio contro gli uomini ma un odio contro la femminilità e quindi le donne, anche quando espresso dagli uomini.
Gli MRA rispondono a questa teoria mostrando in primis la realtà delle problematiche maschili, in secondo luogo dimostrando la loro esistenza già dagli albori della società, parlando dunque di Bisessismo al posto di Privilegio di un sesso o dell’altro, e infine spiegando che ogni sesso è oppresso quando non segue le regole dettate dai ruoli di genere imposte a tale sesso. Perciò gli uomini sono sì oppressi principalmente quando si comportano in maniera “femminile”, ma anche le donne sono oppresse principalmente quando si comportano in maniera “maschile”. Dunque o quest’ultimo caso è la prova che la società odia il maschile e quindi gli uomini, o non ha senso asserire che la società odi il femminile e le donne. La società, in sintesi, secondo gli MRA, odia tutti gli uomini e le donne che fuoriescono dai propri rispettivi ruoli di genere.

La Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta asserisce che gli uomini siano stati facilitati nel loro intento di opprimere le donne dalla loro maggiore indole violenta.
Gli MRA al contrario mettono in dubbio l’esistenza di una simile indole violenta tipicamente maschile, ritenendo che nè influenze biologiche nè influenze socio-ambientali siano abbastanza forti da causarla. Gli MRA dunque ritengono che uomini e donne:
– abbiano la stessa propensione a uccidere e a infliggere violenza fisica;
– abbiano la stessa propensione a stuprare (nel caso femminile si intende il “forzare a penetrare”) e a commettere violenza sessuale;
– abbiano la stessa propensione ad uccidere o a commettere violenza fisica o sessuale sul partner (violenza domestica);
– infliggano violenza della stessa gravità (le persone meno forti fisicamente impiegherebbero difatti maggiormente oggetti per sopperire alla minore potenza corporea).
Gli MRA ritengono che la maggiore presenza di uomini tra gli incarcerati per crimini violenti sia spiegabile dal sessismo giuridico, ovvero dalla maggiore possibilità che, a parità di reato e circostanze, un uomo venga arrestato, incarcerato se colpevole e che abbia una pena più lunga o severa; dalla maggiore clemenza che si dimostra verso le autrici di crimini violenti di sesso femminile (viste come più deboli e quindi più innocenti) e dall’under-reporting delle vittime maschili di violenza femminile.

La Teoria del Patriarcato (in senso stretto, mentre in senso esteso è sinonimo di Teoria della Dominazione Maschile), infine, attribuisce la colpa delle discriminazioni di genere ai soli uomini, in quanto maggioranza dei governatori e dei regnanti durante tutta la storia umana.
Gli MRA al contrario, asseriscono che il sesso dei regnanti sia poco rappresentativo del pensiero che li domina e che domina la società tutta: tale pensiero deriverebbe invece da un substrato culturale condiviso tra uomini e donne, che ambedue sostengono e alimentano.
Mentre gli uomini sostengono indubbiamente tale substrato culturale mediante l’autorità, le donne contribuirebbero ad esso grazie al potere per procura o “by proxy”.
L’accezione antropologica di Patriarcato fa infatti riferimento all’autorità politica, ma c’è differenza tra autorità e potere. Riprendendo un famoso detto, se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, anche dietro un meschino patriarca c’è una meschina donna. Entrambi esercitano potere, ma solo in un caso (l’uomo) tale potere è un’autorità formale. Il potere femminile è dunque un potere “per procura”, “by proxy”, come quello delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita o, più genericamente, delle mogli dei governanti, delle reggenti, delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni.
Per gli MRA, dunque, non esisteva un Patriarcato nell’imposizione dei ruoli di genere, ma un contributo maschile dovuto all’autorità e un contributo femminile dovuto al potere per procura: basti pensare che se l’educazione dei figli era affidata alle madri, proprio una donna era la prima a contribuire al passaggio generazionale delle idee sui ruoli di genere. Dunque attribuire la responsabilità del sistema dei ruoli di genere ad un solo sesso appare riduttivo.

Come vediamo, dunque, gli MRA sostituiscono la Teoria della Dominazione Maschile con la “Teoria del Bisessismo” (in senso esteso) o “Teoria della Bi-oppressione”, e quindi rispettivamente:
– La Teoria del Privilegio Maschile con la “Teoria del Bisessismo” (in senso stretto);
– La Teoria della Dominazione Violenta o Violenza di Genere con la “Teoria della Simmetria di Genere”;
– La Teoria del Patriarcato con la “Teoria dell’Autorità Maschile e del Potere Femminile”.

Perciò, come si vede, tutte quelle affermazioni di esempio elencate all’inizio dell’articolo implicano una non appartenenza al movimento MRA della persona che le supporta, per il semplice motivo che ognuna di quelle frasi conferma la Teoria del Patriarcato:

“Gli uomini sono più violenti delle donne!”; “le donne sono la maggioranza delle vittime di violenza domestica e/o subiscono conseguenze più gravi!”; “gli stupri sugli uomini da parte di donne sono eccezioni!” e “gli uomini uccidono più delle donne!” supportano la Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta;
“Una volta le donne erano più oppresse degli uomini!” supporta la Teoria del Privilegio Maschile;
– Infine “i problemi degli uomini derivano da altri uomini!” supporta la Teoria del Patriarcato (nel senso stretto del termine).

Ne deriva che un individuo che appoggi tali idee non possa definirsi MRA. Si tratterà dunque, al massimo di un falso MRA: una persona che supporta qualche questione maschile ma che non è parte del MRM, non aderisce al Movimento per i Diritti degli Uomini.

No, gli MRA non sono tradizionalisti e non rivogliono i ruoli di genere

TRADCON FEMMINISTI

Definiamo un secondo le parole: cosa intendiamo per “Tradizionalismo”?
Il Tradizionalismo è la difesa dei ruoli di genere tradizionali e per estensione il sistema dei ruoli stesso. Il Tradizionalismo è quello che la società chiama erroneamente “Maschilismo”. Perchè dico erroneamente? Per un semplice motivo: non è di aiuto agli uomini.

E’ stato il Femminismo a farci credere che il sistema dei ruoli di genere fosse impostato in modo da favorire gli uomini e opprimere le donne (Teoria del Patriarcato), ma nella realtà il sistema dei ruoli, il tradizionalismo, è stato deleterio anche verso la popolazione maschile; il Tradizionalismo è la base dell’oppressione contro gli uomini così come è la base di quella contro le donne.

All’interno del Tradizionalismo possiamo distinguere due “aspetti”:
– Maschilismo,
– Ginocentrismo.

Il primo aspetto del Tradizionalismo è quello che conosciamo tutti, è l’oppressione della libertà della donna. Si fonda sul Binomio Tutela-Infantilizzazione: la donna viene maggiormente tutelata e protetta (pensiamo al “prima le donne e i bambini!” o all’ “una donna non si tocca neanche con un fiore!”) ma per farlo la si infantilizza; in quanto infantilizzata non viene vista come in grado di assumersi responsabilità e quindi si limita la sua libertà per “proteggerla”.

Il secondo aspetto del Tradizionalismo, il Ginocentrismo, è invece l’oppressione dell’uomo. Il Ginocentrismo si fonda sul Binomio Libertà-Sacrificabilità: l’uomo viene visto come sacrificabile, privo di tutele (pensiamo alla frase “gli uomini non piangono” quando un ragazzo esprime i suoi sentimenti o chiede aiuto, o all’empathy gap, il divario di empatia quando un uomo viene ucciso, scompare, ecc. rispetto a una donna: le notizie stesse dicono “5 persone sono rimaste uccise, tra cui 2 donne” senza specificare gli uomini), ma grazie al suo essere carne da macello viene visto come più responsabile e quindi più libero, perciò può studiare e lavorare (ma in quanto sacrificabile con il ricavato del lavoro è obbligato a mantenere la moglie e i figli).

In questa sede, inoltre, intendiamo il termine “Femminismo” come sinonimo di Teoria del Patriarcato, ovvero l’idea che le donne siano il sesso oppresso e gli uomini siano il sesso oppressore. In realtà il Femminismo include sia questa idea che le parti di Tradizionalismo che non punta a rimuovere. Se il Femminismo, con la sua Teoria del Patriarcato, non riconosce l’esistenza dell’aspetto Ginocentrico del Tradizionalismo, evidentemente lo giustificherà o lo appoggerà.
Possiamo dunque dire che il Femminismo sia un Tradizionalismo a cui è stato rimosso l’aspetto Maschilista ma che conserva, in virtù dell’invisibilizzazione delle questioni maschili dovuta alla Teoria del Patriarcato, l’aspetto Ginocentrico. Perciò:
Femminismo = Tradizionalismo – Maschilismo = Ginocentrismo;
Tradizionalismo = Maschilismo + Ginocentrismo.

Il Tradizionalista dunque è semplicemente una persona che è avversata dai Femministi non perchè supporta i ruoli di genere, ovvero Maschilismo e Ginocentrismo, ma perchè supporta il Maschilismo. Il Ginocentrismo, al contrario, è appoggiato da entrambi i movimenti. Possiamo dunque considerare il Femminismo un’evoluzione del Tradizionalismo, un suo sottoinsieme che rifiuta il Maschilismo, un Ginocentrismo 2.0.

Dal punto di vista delle questioni maschili, il Tradizionalista teme il movimento MRA tanto quanto il Femminismo. Il Movimento MRA vuole infatti rimuovere il Ginocentrismo (senza cercare di far rimanere il Maschilismo, anzi talvolta avversandolo apertamente), mentre quello femminista vuole rimuovere il Maschilismo (mantenendo però il Ginocentrismo, perchè ogni atto contro il Ginocentrismo sarebbe una disprova della Teoria del Patriarcato).

Perciò:
– il Tradizionalista cerca di imprigionare le donne mantenendo gli uomini imprigionati anch’essi;
– il Femminista cerca di liberare le donne mantenendo gli uomini imprigionati;
– l’MRA cerca di liberare gli uomini mantenendo la liberazione delle donne.

Come si può vedere, un MRA che sia coerente con la propria idea non può assolutamente essere Tradizionalista, perchè il Tradizionalismo è supportivo della Sacrificabilità Maschile. Giustifica la Sacrificabilità e non ritiene che sia un problema.

La società adesso mette l’accento sul fatto che il Tradizionalista ritenga che le questioni femminili non siano un problema e che rivuole l’istituzione dei ruoli per le donne, ma questo non deve far pensare che il Tradizionalismo si comporti in modo migliore verso gli uomini. Semplicemente non essendoci un’alternativa conosciuta (come il movimento MRA) che punta alla liberazione degli uomini, l’aspetto Ginocentrico non viene notato, dato che viene condiviso da entrambi gli assetti: sia dal Femminismo che dal Tradizionalismo.

In aggiunta, da questo punto di vista possiamo capire che i Tradizionalisti sono i migliori alleati (o meglio, i migliori utili i*ioti) del Femminismo, perché gli danno ragione: dicono che nel passato si stava bene, che i ruoli di genere del passato andavano bene.
Il femminismo di suo partendo dalla Teoria del Patriarcato afferma che i ruoli di genere opprimevano solo le donne, e che invece “gli uomini stavano bene”.
Quindi in una immaginaria conversazione tra femministi e tradizionalisti, si direbbero:
– Tradizionalista: i ruoli di genere del passato erano di beneficio per tutti! Uomini e donne!
– Femminista: no per le donne no! Per gli uomini sì.
– Tradizionalista: siamo in disaccordo con le donne, ma sul fatto che facessero bene agli uomini siamo dello stesso parere!

Come è stato appena detto, i Tradizionalisti sono utili i*ioti, ovvero i*ioti utili alla narrativa femminista che spinge l’idea per cui nel passato gli uomini fossero privilegiati e non ci fosse nessuna componente Ginocentrica nella società del passato.

Un MRA, per definizione, dunque, non può essere Tradizionalista, perché i Tradizionalisti negano che ci fossero questioni maschili nel passato e hanno nostalgia dei “bei vecchi tempi” e dei loro ruoli, mentre gli MRA affermano che quei tempi e quei ruoli di genere erano certamente vecchi ma assolutamente non belli per gli uomini, che all’epoca venivano considerati carne da macello, erano elementi sacrificabili per la società.

tradizionalismo

Il Bisessismo di ieri è il Ginocentrismo di oggi

bisessismo ieri ginocentrismo oggi

Su questo sito, in linea di massima, siamo abbastanza restii a parlare di privilegi nell’ambito delle questioni di genere.
Ci sarebbero però delle cose da chiarire.
Come sapete, noi partiamo dall’assunto che la società tradizionale, così come è esistita per millenni, sia stata bisessista. Questo significa, detto in parole povere, che entrambi i sessi erano ugualmente oppressi, sebbene in modo diverso: gli uomini erano costretti nei loro ruoli di hyperagency (erano più liberi di agire rispetto alle donne, ma dovevano usare quella libertà per ottemperare a tutta una serie di doveri sociali che gravavano esclusivamente su spalle maschili: trovarsi un lavoro, mantenere la famiglia, e andare a morire in guerra in caso di necessità, ecc.; inoltre erano meno protetti e tutelati: erano il “sesso sacrificabile”), le donne nei loro ruoli di hypoagency (la vita delle donne era cioè molto più “statica” e caratterizzata da una mancanza di libertà: ad esse si appioppava il ruolo di badare alla casa e ai figli, in cambio però della protezione e della sicurezza economica che il lavoro del marito forniva loro e della tutela sociale: in caso di emergenza la vita della donna era da salvare prima di quella dell’uomo).
Dato che la libertà è solo uno dei vari fattori che determinano la qualità dell’esistenza umana, e che la tutela co-partecipa di buon grado nella valutazione di tale qualità di vita, non si può affermare che gli uomini stessero meglio delle donne o viceversa. E, a dirla tutta, né gli uomini né le donne erano liberi di vivere la loro vita al di fuori dei ruoli di genere che venivano loro aprioristicamente assegnati, quindi anche la libertà di cui godevano gli uomini era limitata e valeva solo in determinati ambiti.

Ciò che è invece possibile affermare è che il tradizionalismo fosse “”””egualitario”””” in maniera negativa, nel senso che uomini e donne erano oppressi ugualmente (sia chiaro, aberriamo il tradizionalismo e non ci torneremmo neanche se ci pagassero, ma bisogna riconoscere questa cosa).
Nell’ambito del tradizionalismo, quindi, non è possibile parlare di privilegi, vantaggi o svantaggi, né maschili né femminili, a maggior ragione se si vuole mantenere una visione d’insieme della questione.
Tuttavia, la società attuale non è più quella di cent’anni fa, e su una base tradizionalista si è innestato, negli ultimi decenni, un nuovo strato progressista (o finto tale).
Questo strato si chiama femminismo. Come ben sappiamo, il femminismo è fondato sull’idea fallace che in un sistema tradizionalista fossero gli uomini a stare meglio. I femministi hanno diffuso quest’idea fino a portarla nelle istituzioni, e di conseguenza negli ultimi decenni ci si è occupati solo dei problemi delle donne e mai di quelli degli uomini.

Quindi, ora, chi sta peggio?
Non ci piace parlare di privilegio, perché sembra un’accusa e non vogliamo affatto insinuare che le donne non abbiano problematiche irrisolte: ne hanno, soprattutto a livello sociale, e qualcuna ancora in ambito istituzionale.
Tuttavia, gli uomini hanno la stessa quantità di problematiche sociali, e a queste va aggiunta una valanga di discriminazioni da parte delle istituzioni. Sono i compiti arretrati del femminismo, quelli che gli costeranno la bocciatura a fine anno. Il femminismo è proprio come un alunno scapestrato: non solo si concentra su una sola materia fregandosene di tutte le altre, ma va anche in giro a sfottere e bullizzare gli altri alunni a cui quelle materie invece interessano.

In sintesi, se la situazione di partenza, ossia il tradizionalismo, presentava un equilibrio in negativo, al giorno d’oggi si ha una situazione di squilibrio, il ginocentrismo, in cui le donne hanno acquisito la maggior parte dei diritti che dovrebbero avere, mentre gli uomini sono ancora al punto di partenza.
Da qui la necessità di avere un movimento che si concentri sui diritti maschili. E questo è il motivo per cui siamo qui.

[H.]

antisessismo vero2

Ancora sui linguaggi delle femministe e degli anti-MRA

doppi standard

(Presa da “Equal Rights Advocate”)

Dopo aver risposto alle sue accuse precedenti nel nostro post “Lessico delle femministe e degli anti-MRA“, Abbatto i Muri continua ad attaccarci, questa volta con un articolo dal titolo “Ancora su linguaggi di maschilisti, antifemministi, mra“. Nuovamente, accomuna indebitamente l’attivismo per i diritti degli uomini (MRA) alla misoginia, già partendo dal titolo.

L’articolo in sintesi dice in una riga “invitiamo a non demonizzare e che teniate ben chiaro il fatto che esistono varie e più espressioni dell’antifemminismo” e la riga dopo “Sono gruppi diversi ma di eguale ispirazione”. In sintesi “non generalizzate ma sono tutti uguali”. Questo fa già capire quanto approssimativa sia la loro “critica femminista”.

Iniziamo subito:

Manu ci informa che negli Stati Uniti esistono mra, i redpillers e i mgtow. Sono gruppi diversi ma di eguale ispirazione.

Assolutamente no, non sono uguali. Ma come, la stessa persona che gestisce un blog in cui è sempre a discutere con altre correnti femministe, fa una simile generalizzazione?
Noi generalizziamo sulle femministe perchè tutte partono dal presupposto della Teoria della Dominazione Maschile, ma non lo facciamo in merito alla posizione sulla prostituzione (sex-positive e sex-negative), sulla transessualità (TERF e femministe queer), ecc. Allo stesso modo l’unica cosa che accomuna redpillers, MGTOW, MRA (e aggiungo io) PUA è il parlare degli uomini. Ma sono pensieri assolutamente distinti l’uno dall’altro, che non c’entrano assolutamente tra loro:

– si definisce MRA qualunque individuo che rigetta la Teoria della Dominazione Maschile e che fa o supporta l’attivismo per risolvere le questioni maschili;

– si definisce MGTOW qualunque individuo che attivamente scoraggia gli uomini a intraprendere relazioni romantiche con donne, specialmente il matrimonio, a causa di condizioni sfavorevoli per gli uomini in questo ambito;

– si definisce RedPiller qualunque individuo che analizza la differenza nell’approccio tra uomini e donne e lo usa per aumentare il proprio “”valore attrattivo”” (e solo indirettamente attirare donne, se uomo etero);

– si definisce PUA o Pick-Up Artist qualunque individuo che cerca di attrarre maggiormente persone a cui è interessato (tipicamente donne, se il PUA in questione è un uomo etero) mediante tecniche di seduzione.

[Gli MRA] Esistono anche in India, dove approdano nel 2010 in seguito al varo della legge sulla violenza domestica, ritenuta oppressiva per i mariti. Ovviamente la cultura che diffondono peggiora la già grave situazione delle donne indiane.

Però per carità, non diciamo che le leggi in India sono così deficitarie per i diritti maschili che le vittime maschili di stupro non possono denunciare perchè… manca la legge! E non diciamo che le femministe, in India, hanno manifestato per chiedere che la legge sulla violenza sessuale non si applicasse anche agli uomini, rendendoli di fatto privi di protezione. Non diciamo che una delle principali autrici di questo atto immondo, la femminista Flavia Agnes ha dichiarato, al Times of India, testuali parole: “Mi oppongo alla proposta di rendere le leggi neutre per il genere. Ci siamo opposte quando il governo ha reso le leggi sullo stupro sui bambini neutre per il genere“.
(Fonte: http://timesofindia.indiatimes.com/india/Activists-oppose-making-rape-gender-neutral/articleshow/15049606.cms)

Dunque devo pensare che questa opposizione all’attivismo MRA in India sia dovuta al supporto verso atti di questo tipo?

A partire dalle dichiarazioni del fondatore dei “mens right activist”

Non esiste nessun fondatore dell’Attivismo per i Diritti degli Uomini, non siamo una monarchia, e nemmeno eleggiamo Presidenti del Consiglio. Esiste un pensiero condiviso dalla maggioranza degli MRA, ovvero il rigetto della Teoria della Dominazione Maschile e il supporto dell’attivismo per le questioni maschili, punto.

Possiamo citare frasi prese da qui o da lì, e poi indebitamente generalizzarle a tutti gli MRA, così come possiamo citare frasi prese da qui o da lì e generalizzarle a tutte le femministe. Possiamo farlo con tutti i movimenti. Qualsiasi movimento avrà un pazzo o una pazza all’interno che svalvolerà e ci sarà sicuramente qualcuno a registrarlo/a in quel momento per poi poter generalizzare su tutti gli altri.
Noi però non crediamo a questo tipo di confronti, non crediamo che le discordie dipendano da un tizio o una tizia X che ha detto qualche follia. Noi pensiamo che le differenze si intravedano nella Weltanschauung, nel modo di concepire la società che i due movimenti hanno. E’ quello, è la concezione del mondo differente che crea la divisione tra femministi ed MRA, non è una persona che dal nulla se ne esce e dice assurdità.
E tale Weltanschauung è la Teoria della Dominazione Maschile: le femministe vi aderiscono, gli MRA no. Punto.

Ridurre tutto nella frase che una volta ha detto una persona sulle migliaia di personaggi di spicco dei nostri movimenti è, me lo si conceda, infantile, oltre che riduzionista nell’analisi dei conflitti tra i due gruppi.

Ma visto che dall’altra parte hanno tirato fuori dichiarazioni random, giochiamo anche noi. Citiamo ad esempio da “S.C.U.M. Manifesto” di Valerie Solanas, trattato politico femminista del ’67, che già dal titolo lascia intendere tutto: S.C.U.M., oltre che per f*ccia, sta per “Society for Cutting Up Men”. Questo manifesto non fu solo un testo morto, difatti la Solanas di morto voleva vedere Andy Warhol, che provò ad assassinare sparandogli. Quest’ultimo si salvò in extremis riportando però ferite gravi. Riporto (censurando con un asterisco le parole peggiori):

“S.C.U.M. sterminerà tutti gli uomini che non fanno parte dell’Ausiliare Maschile di S.C.U.M. Gli uomini dell’Ausiliare sono quelli che si applicano con diligenza alla propria eliminazione, uomini che sono nel giusto, qualunque siano le loro motivazioni, uomini che hanno accettato la partita con S.C.U.M. Ecco alcuni esempi tra l’Ausiliare Maschile: uomini che uccidono uomini, biologi impegnati in programmi costruttivi (invece di preparare la guerra biologica), giornalisti, scrittori, redattori, editori, produttori che promuovono e diffondono le idee che servono le mete di S.C.U.M.; fr*ci, che con il loro esempio magnifico incoraggiano altri uomini a smascolinizzarsi e perciò a rendersi relativamente inoffensivi [si intravede omofobia, ma in fondo da una donna che ha provato a uccidere un uomo gay che ci si può aspettare?, N.d.T.]. Nelle file dell’Ausiliare, ci sono anche uomini che generosamente mettono a disposizione denaro, proprietà, servizi; uomini che dicono le cose come stanno (fino adesso nemmeno uno lo ha fatto), quei pochi che sanno come comportarsi correttamente con le donne, che tirano fuori la verità sul proprio conto, che danno alle più str*nze femminemaschio un po’ di frasi corrette da ripetere; quelli che insegnano che lo scopo primario della donna dovrebbe essere quello di schiacciare il sesso maschile. Per aiutare gli uomini in questo sforzo S.C.U.M. organizzerà dei Seminari di M*rda, dove ogni maschio presente farà un discorso che dovrà cominciare così: “Sono una m*rda, una m*rda volgare e abbietta”, proseguendo con la lista completa di tutti i suoi aspetti m*rdosi. Come ricompensa, alla fine del seminario, lo si lascerà fraternizzare con le donne S.C.U.M. che saranno presenti.
[…] Prima di essere rimpiazzati dalle macchine, i maschi dovranno rendersi utili alle donne: servirle, soddisfare i loro minimi capricci, obbedire a tutti i loro ordini, essere totalmente sottomessi ed esistere solo per la loro volontà; questo per capovolgere la situazione attuale, completamente degenerata e distorta, in cui gli uomini non solo esistono e ingombrano il mondo con la loro ignominiosa presenza, ma si fanno anche leccare i piedi e il culo dalla massa delle donne inginocchiate in adorazione dell’Agnello d’Oro, e fanno anche i padroni, portati al guinzaglio dal loro cane, mentre la sola posizione accettabile per l’uomo, la meno miserabile, è, a parte quella di fare la drag queen [nuovamente omofobia, presente nel ritenere le drag queen “miserabili”, N.d.T.], quella di prostrarsi ai piedi della donna, come suo schiavo. Gli uomini ragionevoli desiderano farsi calpestare, schiacciare, torchiare e triturare, farsi trattare da vermi (perché tali sozzerie sono) e hanno bisogno di vedere confermata la loro ignominia. Gli uomini irragionevoli, malati, quelli che cercano di difendersi dalla loro ignominia, vedendo S.C.U.M./la f*ccia rotolargli addosso, si aggrapperanno terrorizzati alla Grande Mamma con le Grandi Tett* di gommapiuma; ma le Grandi Tett* non li salveranno da S.C.U.M./la feccia. La Grande Mamma si aggrapperà a Papà che starà lì in un angolo a ca*arsi nelle sue mutande di Superman. Gli uomini ragionevoli, invece, non scalceranno, non si dibatteranno, non faranno storie, ma siederanno col cuore in pace, approfitteranno dello spettacolo e si abbandoneranno alla deriva verso il loro destino finale.

Che dire, che orrore. Misandria + omofobia + lo schifo dello schifo. Ma noi non ci comportiamo da bambini, quindi non useremo tali parole per generalizzare sulle femministe, noi non ci attacchiamo agli estremisti dell’altra fazione per criticarla, esattamente come fanno i razzisti che generalizzano sugli arabi citando i terroristi islamici.
No, noi attacchiamo il femminismo – il pensiero, e mai le persone – per la sua concezione del mondo, non per frasi di qualche esaltata.
Mostriamo soltanto, però, che se vogliamo giocare a questo gioco, il femminismo non ne esce vincitore come voleva far credere.

Questo accade perché chi gestisce le pagine Mra, mascherate dietro un presunto quanto dubbio “antisessismo”, racconta solo la mezza messa e non fa vedere il vero volto del movimento.

La frase, vedendo dai commenti da cui è stata ripresa, in realtà era:

Questo accade perche’ chi gestisce le pagine mra, come ad esempio la famigerata “antisessismo”, racconta solo la mezza messa e non fa vedere il vero volto del movimento.

Quindi, come vediamo, è un attacco a noi. Tentativo di camuffamento fallito.
In primis, se noi non siamo così, perchè attaccarci? Magari potrebbero dire “ah vedi, sì in America c’è un tizio che dice frasi misogine ma per fortuna in Italia Antisessismo non è così”.
Invece ci stanno dicendo che noi non siamo misogini ma che lo siamo comunque perchè un altro tizio MRA, che non è il nostro migliore amico, con cui non usciamo la sera a prenderci una birra nè la mattina presto a fare colazione assieme, ha detto qualche frase misogina.
Ma che cosa…?!?!? No, vabbè, è un ragionamento così illogico che non ci perdo neanche tempo a smontarlo, fa già ridere così.

Allora ve lo faccio vedere io. Ecco un paio di dichiarazioni di paul elam, leader e fondatore degli mra:

Nuovamente, non esiste un fondatore degli MRA. Paul Elam è il fondatore di A Voice for Men, non del MRM (Movimento per i Diritti degli Uomini), tra l’altro non è neanche rappresentativo di tutta AVFM, dato che AVFM è un collettivo, e ci può scrivere praticamente chiunque facendone richiesta e avendo a cuore le questioni maschili, anche andando in contrasto con quanto scritto da Elam. Quindi la generalizzazione delle affermazioni di quest’uomo è pari a zero.

Sostanzialmente dice che proclama il mese di Ottobre come mese della violenza su una “c*gna” perché sarebbe un gesto di eguaglianza.

In realtà non dice il mese della violenza su una “c*gna”, ma su una “c*gna violenta“, ovvero su una donna autrice di violenza domestica contro un uomo. Invita dunque gli uomini vittime di violenza domestica a reagire contro la violenza che subiscono.
Assolutamente d’accordo sul fatto che è sbagliato reagire con eccesso nella legittima difesa, come invece sembra voler suggerire l’articolo, ma non mi pare che dall’altro lato della barricata ci si scandalizzi per cose di questo genere. Ad esempio esistono progetti femministi che vogliono la liberazione delle donne che hanno ucciso il marito abusante anche in situazione non di pericolo imminente, progetti femministi che dunque vorrebbero legalizzare l’omicidio per vendetta.
Io mi focalizzerei più su questo che sull’articolo di un blog, sinceramente.

“Should I be called to sit on a jury for a rape trial, I vow publicly to vote not guilty, even in the face of overwhelming evidence that the charges are true.”
fonte
In questa altra dichiarazione dice che bisognerebbe chiamarlo a far parte di una giuria in un processo per stupro e lui voterà “non colpevole” anche di fronte a prove schiaccianti contro l’accusato.

Basta aprire il link citato per leggere che si trattava di una provocazione, e che parlava non del caso di un sistema di giustizia imparziale (difatti asserisce che ciò vale “Until the system is reformed”, finchè il sistema sarà riformato), ma avendo presente i limiti – che lui ritiene siano molto estesi – di un sistema pieno di bias. Che tali limiti siano così estesi da non poter arrivare a nessuna conclusione è discutibile, e io ad esempio voterei in base all’evidenza, indipendentemente da quanto il sistema sia fallace (perchè altrimenti, nell’attesa di un sistema migliore, si ottiene l’immobilismo), ma la cosa essenziale è far notare che si trattava di una figura retorica per mostrare quanto il sistema giuridico fosse poco affidabile e non di un “liberiamo gli stupratori!!!1!!1!!111!”. Attribuirgli quest’ultimo significato è dunque un atto di estrema disonestà intellettuale.

Cito dalla nota editoriale:

Editorial note: in the early years of A Voice for Men, when it first started, deliberately inflammatory articles were often written in order to shake people out of their comfortable sensibilities and confront brutal realities they just did not want to see. This tiny handful of old articles is cited time and again by critics of the Men’s Human Rights Movement’s literature as “typical” and the sort of thing you see “all the time” or in a “steady stream,” when, rather tellingly, these are almost always articles at least a few years old and actually rather unusual.

In this particularly controversial essay, Paul Elam asks a provocative question: if you truly believe you cannot trust police, prosecutors, or judges to make sure you get the truth, the whole truth, and nothing but the truth, when rape shield laws withhold exculpatory evidence, how can you in good conscience trust anything you see in a court of law, no matter how damning the evidence might look?

It is an uncomfortable question, but it is rather telling that in the years since this was written, almost everyone continues to bring up this old article without ever addressing the substance of it, but instead just emotionally characterize it as “Paul Elam says men should get away with rape,” when what he actually says could not be more clear: due process and presumed innocence have been undermined, and until that changes how can you in good conscience convict a man of practically anything?

Until the system is reformed, it would seem to us that a growing number of people are going to come to the same uncomfortable conclusions Elam does here, and although not everyone in the Men’s Human Rights movement endorses this view, it is telling that most reactions to it are emotional and not logical. What most frequently happens is the whole thing is misinterpreted as “rape apologia’ rather than what it is: an indictment of a flawed criminal justice system.

It is also telling that, once again, this unusual article, not typical at all of AVfM content, is still years later regularly cited as “typical,”  instead of what it was: a provocative piece meant to force people to think about things they don’t like thinking about. Eds

Infine, noi non siamo legati ad Elam, quindi mi chiedo, fosse pure stato quello il suo pensiero, che c’azzecca con noi?

Sodini, voce autorevole, dice:
“properly owning a dog is excellent training for properly owning a woman. The behavior of dogs and women is eerily similar, and their relation to man testifies to that.
Like dogs, women need to be led. They *want* to be led. In fact, though they will never admit it, women want to be owned by their men.”

Fonte

Vale a dire che possedere un cane sarebbe un ottimo allenamento per riuscire a dominare una donna. Secondo lui il comportamento dei cani e delle donne sarebbe simile e identica sarebbe la relazione con l’uomo. “Come i cani anche le donne hanno bisogno di essere guidate. Vogliono essere guidate. In realtà, anche se non lo ammetteranno mai, vogliono essere di proprietà degli uomini.”

In realtà sembra che il sito (“Chateau Heartiste”) non sia MRA. Difatti anche autori tradizionalisti/della neo-mascolinità (in sintesi, sessisti), lo contrappongono ai siti MRA più conosciuti:

“It’s obvious that men, especially young men, don’t want what the MRM is selling: the most popular MRM sites, such as A Voice for Men and Fathers & Families, are eclipsed in popularity by sites like Roosh’s and Chateau Heartiste.”

L’articolo che lo afferma, dichiaratamente pro-tradizionalismo, si intitola “Feminism and the Men’s Rights Movement as Ideological Autism” e quindi non può essere accusato di favoreggiare gli MRA.

Jay hammers, altra voce autorevole altra corsa:

“Age of consent laws are designed to punish beta males. A beta male in his 20s, unsuccessful with women his own age who are infused with a sense of feminist entitlement and deride all but the top alpha males who take interest in them, who seeks companionship with a younger, sexually mature female who desires him, should not go to prison for acting on that which is normal male sexuality.
Females generally do not significantly mature mentally past puberty so it should always be illegal for any woman to have sex or it should never be illegal for any woman to have sex. There is no arbitrary age where females suddenly become self-aware, realizing the consequences of their actions, and stop seeking out alpha males. Thus there must not be an arbitrary age of consent for sex.”

Ovvero: “Le leggi che determinano qual è l’età del consenso sono realizzate per punire i maschi beta. Un maschio beta sui vent’anni, senza successo con le donne della sua età, le quali hanno respirato la cultura femminista dei diritti civili e che deridono tutti, quel maschio che cerca la compagnia di una femmina più giovane, non dovrebbe andare in prigione perché vive la naturale spinta che caratterizza la sessualità maschile.” (traduzione non letterale)
Continua dicendo che non esiste un’età in cui una donna diventa consapevole e si lamenta del fatto che le donne non cagano i maschi beta ma cedono alle attenzioni dei maschi alpha. Solita solfa del maschio sessualmente insoddisfatto che per l’incapacità di accettare un NO e il diritto al consenso da parte delle donne sviluppa una malata tendenza misogina.

Basta fare una ricerchina per trovare che:
“In fact, Jay Hammers was more or less excluded from the ‘Men’s Rights Movement’ soon after publishing it.” (Traduzione: “Infatti, Jay Hammers fu più o meno escluso dal “Movimento per i Diritti degli Uomini” subito dopo averlo pubblicato [l’articolo sull’età del consenso]”).

Altra osservazione di Manu è relativa al fatto che pagine facebook non si presentano come Mra se non dopo aver acquisito spazio e un minimo di consenso, perchè, per loro stessa ammissione, se non si nascondessero dietro espressioni rubate al femminismo troverebbero molte resistenze e avrebbero scatenato proteste. Diversamente negano l’origine del movimento al quale aderiscono e indorano la pillola continuando a demonizzare il femminismo con una puntuale retorica sessista e negazionista della quale conosciamo ogni virgola.

Ecco, qui è un attacco a noi.
No, lo mettiamo bene in chiaro: non abbiamo mai negato di essere MRA. Siamo stati i primi in Italia a identificarci con questo termine, e inizialmente abbiamo appoggiato il femminismo, è vero, ma sempre vedendolo come complementare all’Attivismo MRA. E’ possibile vederlo da uno dei nostri primi articoli che ahinoi, per pigrizia e mancanza di tempo ancora non abbiamo cambiato. Faccio lo screen:

mra

Adesso, essendoci resi conto che il Femminismo è indissolubilmente legato alla Teoria della Dominazione Maschile, vediamo MRA e WRA (Attivismo per i Diritti delle Donne al di fuori della Teoria della Dominazione Maschile) come complementari dell’Antisessismo, ma siamo sempre stati MRA e l’abbiamo sempre dichiarato.

Tutto questo fraintendimento proviene da un post che abbiamo pubblicato sulla pagina diversi mesi fa, e che faceva riferimento non al nostro “scoprirci come MRA” dopo le migliaia di like, ma al nostro rivelare che tutti i post che avevamo fatto fino al momento, servivano solo per raccogliere gente da far partecipare alle petizioni e agli invii mail. Questo quindi ha svelato non il nostro essere MRA, che già si sapeva, ma il fatto che privilegiamo le azioni di attivismo che possono portare a cambiamenti concreti al condividere post su facebook. Tutto qui. Quando si dice farsi i film mentali…

Non tutti coloro che parlano di diritti maschili sono semplicemente antifemministi e misogini. Manu segnala un progetto in cui si lotta per quei diritti senza spargere odio contro femministe e donne.

Il progetto in questione, MensLib:
1) non ha alcun seguito (su fb sono qualche decina di like, che non sono nulla sui social) e sembra essere stato creato solo come contentino per dire “vedete, facciamo qualcosa!”,
2) parte dalla Teoria della Dominazione Maschile e dunque da una visione del mondo falsata che non permette la piena liberazione dell’uomo dagli obblighi di genere imposti su di lui dalla società,
3) si focalizza sui sentimenti (ad esempio il poter piangere) e non sui cambiamenti strutturali della società (ottenendo l’assurdo di risultato di avere il diritto di “piangere inutilmente”, perchè i propri bisogni non verranno ascoltati).

dire che il patriarcato è una “teoria” pone gli Mra alla stessa stregua degli omofobi antiabortisti che parlano di teoria del gender. E vorrei anche dire che se a raccontare le mistificazioni Mra è un gay non significa che si espongono concetti antisessisti di per sè. Ne abbiamo conosciuti di gay sessisti e misogini. Oh quanti ne abbiamo conosciuti. Esattamente come abbiamo conosciuto tante donne sessiste.

Oh qui è l’attacco a me. Che belli, gli attacchi ad personam, che onore quando personaggi illustri come Abbatto i Muri ti accusano di essere “un gay misogino” per aver criticato una teoria. Perchè, non lo sapete? Le donne non sono fatte di carne e ossa, è una diceria, sono fatte di teorie! Scorrono i globuli teorini nel loro sangue, e le loro cellule nervose sono dette teoroni. E’ per questo che quando attacchi una teoria attacchi le donne, e non un pensiero, eh! *sarcasmo*

Parlando seriamente, sarebbe misogino negare il Patriarcato se dicessimo che le donne non sono mai state svantaggiate in alcun periodo storico dalla società. Ma no, noi non neghiamo la misoginia, noi estendiamo il sistema includendo anche la misandria. Inclusione, non esclusione. E’ per questo che la Teoria alternativa a quella della Dominazione Maschile è la Teoria della Bi-oppressione, una teoria che include la precedente ed estende anche agli uomini vittime di sessismo.

Ma poi la stessa frase citata ci conferma che le donne siano partecipi allo stesso modo degli uomini del sistema dei ruoli di genere (e dunque il termine “patriarcato” smette di aver senso). Infatti, se con patriarcato indichiamo l’atto di taluni uomini nell’opprimere le donne e lo allarghiamo con le varie scuse che le femministe affermano per indicarne l’origine anche di problemi maschili, diventa l’atto di tutti nell’opprimere tutti. Ad esempio, se aggiungiamo che “il patriarcato fa male anche agli uomini”, gli uomini possono opprimere gli uomini; se aggiungiamo che esistono donne che danno sostegno al patriarcato, le donne possono opprimere gli uomini; se aggiungiamo che esistono donne che hanno “interiorizzato il sessismo”, le donne possono opprimere le donne.
Come detto prima, si passa da una visione in cui “gli uomini opprimono le donne” a una in cui “la gente opprime altra gente”. Quindi, come accennato in precedenza, il termine patriarcato smette di aver senso.

Infine, l’accostamento tra Teoria della Dominazione Maschile e Teoria del Gender oltre che assolutamente fuori luogo, sembra essere un caso classico di fallacia di “avvelenamento del pozzo”. Cito da Wikipedia:

Per “avvelenamento del pozzo” si intende un tipo di fallacia argomentativa per cui ciò che sarà sostenuto dall’avversario viene pubblicamente delegittimato in anticipo insinuando un sospetto circa la sua buona fede o sulla sua credibilità. Ogni cosa che dirà l’interlocutore sarà quindi ignorata, considerata irrilevante o del tutto falsa, da parte degli astanti.
[…] L’avvelenamento del pozzo può assumere la forma di argomento implicito o esplicito. Questo argomento ha la seguente forma:

  1. Un’informazione sfavorevole (sia essa vera o falsa, rilevante o irrilevante) contro “A” (il bersaglio) è presentata da un altro (esempio: “Prima che ascoltiate il mio avversario, vorrei ricordarvi che lui è stato in prigione”).
  2. Conclusione implicita: “Pertanto, ogni richiesta fatta da “A” non può essere fatta valere”.

Una variante di questa forma consiste nell’applicazione di un attributo negativo a eventuali futuri avversari, nel tentativo di scoraggiare il dibattito (per esempio: “Questa è la mia posizione sul finanziamento del sistema della pubblica istruzione e chiunque sia in disaccordo con me odia i bambini”). Dunque, la persona che si farà avanti per contestare la posizione di colui che ha applicato preventivamente questo attributo negativo rischierà di vedere attribuita a se stesso l’etichetta sfavorevole.

Questo argomento può presentarsi anche in un’altra forma:

  1. Vengono presentate definizioni sfavorevoli (vere o false) che impediscono il disaccordo (o fanno valere la posizione affermativa).
  2. Eventuali contestazioni che preventivamente non accettino le definizioni di cui sopra vengono automaticamente respinte.

E con questo è tutto. Grazie per l’attenzione,

il vostro amato [A.]

Lessico delle femministe e degli anti-MRA

privilegio

(Preso dalla pagina facebook “Equal Rights Advocate”)

 

Recentemente il blog femminista “Abbatto i Muri”, ha pubblicato un articolo in cui ha attaccato la nostra pagina (ci ha esplicitamente nominati: “[gli MRA] per lo più si nascondono dietro etichette mal interpretate tipo “antisessismo”, “diritti maschili”, assumendo come proprie, per esempio, le rivendicazioni di uomini che vivono situazioni di disagio familiare e affettivo”).
Tale articolo, “Lessico di maschilisti, antifemministi, mra (come riconoscerli)“, già dal titolo cerca di assimilare gli Attivisti per i Diritti degli Uomini (MRA, Men’s Rights Activists) ai misogini, in virtù del comune nemico, il Femminismo.

Ma perché gli MRA attaccano il Femminismo? Per il suo agire a favore delle donne? Assolutamente no, difatti il MRM (Movimento per i Diritti degli Uomini) supporta l’Attivismo WRA, ovvero l’Attivismo per i Diritti delle Donne (Women’s Rights Activism) ma non appoggia il Femminismo.
Cosa distingue dunque una Femminista da una WRA?
La “Teoria della Dominazione Maschile”.
La Teoria della Dominazione Maschile è l’idea che gli uomini abbiano, nel corso della storia, oppresso e sottomesso le donne.
Tale teoria a sua volta è scomponibile in 3 sotto-teorie:
– Teoria del Privilegio Maschile;
– Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta;
– Teoria del Patriarcato.

La Teoria del Privilegio Maschile afferma che gli uomini non subiscano discriminazioni, o se le subiscono siano semplicemente un “fuoco di ritorno” dei loro privilegi o peggio ancora siano “misoginia benevola”: gli uomini sarebbero, secondo questa teoria e secondo le femministe, le quali la appoggiano, discriminati solo quando si comportano in maniera considerata “femminile” dalla società. Esisterebbe dunque non un odio contro gli uomini ma un odio contro la femminilità e quindi le donne, anche quando espresso dagli uomini.
Gli MRA e le WRA rispondono a questa teoria mostrando in primis la realtà delle problematiche maschili, in secondo luogo dimostrando la loro esistenza già dagli albori della società, parlando dunque di Bisessismo al posto di Privilegio di un sesso o dell’altro, e infine spiegando che ogni sesso è oppresso quando non segue le regole dettate dai ruoli di genere imposte a tale sesso. Perciò gli uomini sono sì oppressi principalmente quando si comportano in maniera “femminile”, ma anche le donne sono oppresse principalmente quando si comportano in maniera “maschile”. Dunque o quest’ultimo caso è la prova che la società odia il maschile e quindi gli uomini, o non ha senso asserire che la società odi il femminile e le donne. La società, in sintesi, secondo MRA e WRA, odia tutti gli uomini e le donne che fuoriescono dai propri rispettivi ruoli di genere.

La Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta asserisce che gli uomini siano stati facilitati nel loro intento di opprimere le donne dalla loro maggiore indole violenta.
Gli MRA e le WRA al contrario mettono in dubbio l’esistenza di una simile indole violenta tipicamente maschile, ritenendo che nè influenze biologiche nè influenze socio-ambientali siano abbastanza forti da causarla. MRA e WRA dunque ritengono che uomini e donne:
– abbiano la stessa propensione a uccidere e a infliggere violenza fisica;
– abbiano la stessa propensione a stuprare (nel caso femminile si intende il “forzare a penetrare”) e a commettere violenza sessuale;
– abbiano la stessa propensione ad uccidere o a commettere violenza fisica o sessuale sul partner (violenza domestica);
– infliggano violenza della stessa gravità (le persone meno forti fisicamente impiegherebbero difatti maggiormente oggetti per sopperire alla minore potenza corporea).
Gli MRA e le WRA ritengono che la maggiore presenza di uomini tra gli incarcerati per crimini violenti sia spiegabile dal sessismo giuridico, ovvero la maggiore possibilità che, a parità di reato e circostanze, un uomo venga arrestato, incarcerato se colpevole e che abbia una pena più lunga o severa; dalla maggiore clemenza che si dimostra verso le autrici di crimini violenti di sesso femminile (viste come più deboli e quindi più innocenti) e dall’under-reporting delle vittime maschili di violenza femminile.

La Teoria del Patriarcato, infine, attribuisce la colpa delle discriminazioni di genere ai soli uomini, in quanto maggioranza dei governatori e dei regnanti durante tutta la storia umana.
Gli MRA e i WRA al contrario, asseriscono che il sesso dei regnanti sia poco rappresentativo del pensiero che li domina e che domina la società tutta: tale pensiero deriverebbe invece da un substrato culturale condiviso tra uomini e donne, che ambedue sostengono e alimentano.
Mentre gli uomini sostengono indubbiamente tale substrato culturale mediante l’autorità, le donne contribuirebbero ad esso grazie al potere per procura o “by proxy”.
L’accezione antropologica di Patriarcato fa infatti riferimento all’autorità politica, ma c’è differenza tra autorità e potere. Riprendendo un famoso detto, se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, anche dietro un meschino patriarca c’è una meschina donna. Entrambi esercitano potere, ma solo uno (l’uomo) autorità formale. Il potere femminile è dunque un potere “per procura”, “by proxy”, come quello delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita o, più genericamente, delle mogli dei governanti, delle reggenti, delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni.
Per gli MRA e le WRA, dunque, non esisteva un Patriarcato nell’imposizione dei ruoli di genere, ma un contributo maschile dovuto all’autorità e un contributo femminile dovuto al potere per procura: basti pensare che se l’educazione dei figli era affidata alle madri, proprio una donna era la prima a contribuire al passaggio generazionale delle idee sui ruoli di genere. Dunque attribuire la responsabilità del sistema dei ruoli di genere ad un solo sesso appare riduttivo.

Come vediamo, dunque, gli MRA e le WRA sostituiscono la Teoria della Dominazione Maschile con la “Teoria della Bi-oppressione”, e quindi rispettivamente:
– La Teoria del Privilegio Maschile con la “Teoria del Bisessismo”;
– La Teoria della Dominazione Violenta o Violenza di Genere con la “Teoria della Simmetria di Genere”;
– La Teoria del Patriarcato con la “Teoria dell’Autorità Maschile e del Potere Femminile”.

Perciò attribuire l’astio degli MRA verso il Femminismo alla misoginia è fuori luogo: gli MRA appoggiano l’azione per i diritti femminili quando agisce al di fuori della Teoria della Dominazione Maschile, ovvero quando tale azione è WRA, Attivismo per i Diritti delle Donne.

Una volta chiarite le basi, andiamo ad analizzare il contenuto dell’articolo per smontarne le accuse:

“[Gli MRA fanno] mansplaining spiegando a noi come deve essere la “vera donna”.”

Assolutamente falso, non abbiamo mai parlato di “vera donna”, così come rifiutiamo il concetto di “vero uomo”. Una vera donna o un vero uomo lo si diventa eseguendo le proprie funzioni fisiologiche di base, non mediante l’aderenza a stupidi stereotipi di genere.

“[Gli MRA] sostengono che il femminismo sia una forma di estremismo tale e quale al maschilismo. falso. il femminismo lotta per la liberazione di tutt*. il maschilismo lotta per ottenere l’egemonia su tutt*.”

In realtà il femminismo riduce il sessismo contro i maschi a un “fuoco di ritorno del maschilismo contro gli uomini”. In sintesi dice che anche quando gli svantaggiati sono gli uomini, le vere vittime sarebbero le donne, e se le donne sono le vere vittime, “perchè agire per gli uomini? Si risolverà tutto automaticamente agendo solo per le donne”. Come vediamo, è un semplice stratagemma per evitare di agire per migliorare la condizione maschile.

“sessismo=negazione dei diritti maschili. ma i diritti maschili di cui parlano quali sarebbero?”

Se le femministe agissero davvero per i diritti degli uomini, non farebbero domande su quali siano tali diritti che al momento mancano.
Ma rispondiamo nel merito: le questioni maschili sono innumerevoli, e le abbiamo già elencate altrove sul nostro sito (basta consultarlo), ma le principali sono sicuramente:
– assenza di un collocamento condiviso dei figli dopo la separazione;
– mancanza di servizi antiviolenza per gli uomini;
– liste di leva esclusivamente maschili;
– maggioranza maschile di morti sul lavoro;
– maggioranza maschile di suicidi;
– maggioranza maschile di senzatetto;
– maggioranza maschile di dropout scolastico;
– assenza di sforzi mirati a ridurre il gap di genere nell’aspettativa di vita;
– pressione sociale a mantenere economicamente la partner;
– assenza di considerazione (e in alcuni Paesi addirittura di leggi) per le vittime maschili di stupro, soprattutto ad opera di donne;
– pene più aspre e maggiore probabilità di arresto e incarcerazione per gli uomini a parità di reato e circostanze;
– assenza di una rinuncia di paternità per gli uomini che non vogliono diventare padri, analoga alla rinuncia di maternità già esistente;
– assenza di un’obbligatorietà di avviso per gli uomini che possa permettere loro di diventare genitori unici del bambino quando la madre lo dà in adozione al parto;
– assenza di un congedo di paternità con un numero di giorni pari a quello di maternità;
– discrepanza nell’età di pensionamento;
– assenza di anonimato per gli accusati di crimini violenti prima della condanna definitiva (che si collega al fenomeno delle false accuse);
– male-bashing;
– virgin-shaming e pig-shaming contro gli uomini;
– mantenimento alle stupratrici da parte delle vittime maschili di violenza sessuale in Paesi Occidentali come gli USA;
– vittime maschili di tratta;
– discriminazioni positive;
– frode di paternità;
– invisibilizzazione delle problematiche maschili;
solo per dirne alcuni.

“insistono col produrre idiozie tipo “se vai in giro con un orologio d’oro non devi lamentarti se te lo rubano”. tale metro di paragone viene sostenuto per colpevolizzare la vittima di stupro.”

Non abbiamo mai detto simili assurdità. È evidente che si tratti di uno straw man.
Cito da Wikipedia per chi non lo conoscesse: “L’argomento fantoccio (dall’inglese straw man argument o straw man fallacy) è una fallacia logica che consiste nel confutare un argomento proponendone una rappresentazione errata o distorta.”

“ogni volta che si parla di femminicidio arriva lo stuolo di presunti antisessisti a raccontare che bisogna considerare i suicidi e i morti sul lavoro.”

Perché mai dovremmo parlare di suicidi o morti sul lavoro quando si discute di violenza domestica? Noi accogliamo la necessità di discutere della violenza domestica, evitiamo solo che ciò avvenga da una sola parte, ovvero escludendo le vittime maschili di omicidio del partner intimo.

“se un uomo cade da una impalcatura non in sicurezza, si può dire che cade giù perchè quello è un lavoro che prevalentemente viene affidato a uomini, ma la causa sta nella assenza di sicurezza”

No, la causa dei morti sul lavoro è nella mancanza di sicurezza.
La causa della MAGGIORANZA MASCHILE nei morti sul lavoro è negli stereotipi di genere.
Ancora una volta una questione maschile minimizzata o negata dalle femministe: ma non avevano detto che agivano per liberare tutt*?

Relativamente ai suicidi, viene detto:
“una donna che viene picchiata dal marito perennemente e si suicida probabilmente lo fa perchè si sente una nullità, l’autostima è sprofondata di un chilometro e dunque si suicida perchè vittima di violenza. eppure queste non si considerano vittime di femminicidio.”

In realtà vi sono stati degli studi sui suicidi causati da violenza domestica, e danno risultati contrastanti con l’ideologia femminista. Infatti una ricerca del 2010 afferma che:
Quando i suicidi legati alla violenza domestica sono combinati con gli omicidi di violenza domestica, il numero totale di decessi legati alla violenza domestica è più elevato per i maschi che per le femmine.
[Richard Davis, (2010) “Domestic violence-related deaths”, Journal of Aggression, Conflict and Peace Research, Vol. 2 Iss: 2, pp.44 – 52.]

“un uomo che si suicida perchè ci si aspetta da lui che faccia l’uomo, con tutto quello che il ruolo imposto prevede per l’esercizio della funzione maschile, è una vittima per questioni legate al sessismo. se si suicida perchè affetto da depressione o per problemi economici, come molte altre persone fanno, la causa di tutto ciò va ricercata nei motivi che lo hanno ridotto in quello stato. economia malata, mancanza di lavoro, debiti, welfare inesistente, non possono definirsi, in tutti i casi, una questione di genere.”

Nuovamente, l’economia spiega perché esistono i suicidi economici, ma non spiega perché i suicidi economici siano A MAGGIORANZA MASCHILE.
Infatti, se vediamo che nel ruolo di genere maschile vi è l’obbligo a mantenere la partner, ci rendiamo conto che il fatto che il 95% (sì, il 95%: http://www.eures.it/upload/doc_1305878239.pdf ) dei suicidi per motivi economici sia maschile deriva proprio dalla misandria, ovvero dall’obbligo che la società ha imposto agli uomini di provvedere economicamente alla propria moglie o compagna e alla prole.
Questa non è forse una questione di genere? Assolutamente sì.

“nuova frontiera dell’antiabortismo o della sovradeterminazione sui corpi delle donne è l’idea che lui debba decidere su quel che una donna deve fare in caso decida di abortire o non ha voglia di farlo. ti dicono che sei sessista se pensi che la donna debba avere il sacrosanto diritto di scegliere perchè il corpo e suo e lo gestisce lei.”

Nuovamente argomento fantoccio: non abbiamo mai detto che gli uomini debbano decidere sull’aborto, ma gli uomini devono poter decidere di ESSERE O NON ESSERE PADRI. Paradossalmente, l’argomento femminista per cui ciò viene negato, il classico “potevi tenertelo nei pantaloni”, è analogo all’argomento antiabortista del “potevi tenere le gambe chiuse”.
Inoltre gli MRA chiedono che gli uomini possano decidere sul futuro del bambino QUANDO È NATO, ovvero al momento del parto, non prima.
Quando dunque la donna vuole darlo in adozione a terzi, non quando vuole subire una interruzione di gravidanza.
È evidente che vi sia una differenza sostanziale tra l’esigere che si chieda al padre se vuole essere genitore unico del bambino prima di darlo in mano ad estranei e il chiedere che l’uomo possa avere potere decisionale sull’intenzione della donna di interrompere la gravidanza.

“pensano che gli uomini siano stuprati tanto quanto le donne. possibile che subiscano stupri, in numero inferiore rispetto alle donne, e soprattutto per mano di altri uomini, ma non per questo assolvo donne che usano i corpi maschili solo perché pensano di poterlo fare.”

Questa è l’obiezione più assurda: si accusa un dato perché politicamente scorretto. Si scrive che saranno sicuramente più uomini a stuprare uomini senza minimamente uno straccio di prova, solo perché “suona meglio”. Questa è post-verità, questo è il mettere l’ideologia prima dei dati.
Questo è porre la propria narrativa prima della logica, i propri sentimenti prima dell’obiettività.

“ritengono che le donne usino il femminismo per risalire la scala sociale impoverendo gli uomini.”

Sbagliato: la critica al femminismo non è una critica alle donne, è la critica ad una narrativa. La nostra critica al femminismo dunque è aspra indipendentemente da chi sia il o la femminista in questione.
Anti-femminismo =/= anti-donna. Non attacchiamo un genere, nessuno attacca un genere, si attacca una narrativa, la Teoria della Dominazione Maschile, di cui il femminismo è l’esempio più lampante.
Gli antifemministi non dicono che sia tutto colpa delle donne, gli antifemministi dicono che i ruoli di genere, le discriminazioni contro uomini e donne, siano CULTURALI, ovvero sostenute sia da uomini che da donne, con EGUAL partecipazione. Non stiamo quindi rovesciando il “dare la colpa ai soli uomini” delle femministe con un “dare la colpa alle sole donne”. Stiamo dando la colpa a ENTRAMBI.

“per loro non esiste il privilegio maschile – ovvero quello che ti porti addosso perchè culturalmente trovi un contesto che ti mette un gradino più su nella scala di oppressione, rispetto ad una donna, un gay”

Vorrei sottolineare una cosa: da uomo gay che scrivo questo articolo, sono un patriarca cattivo e privilegiato o una povera vittima? Ma soprattutto dire che esista un privilegio degli uomini ed escludere noi uomini omosessuali, non sembra un filino omofobo? È evidente l’intento di dire che “non siamo veri uomini”, e allora che siamo? E dire che non siamo “veri uomini”, a me pare assolutamente discriminatorio. Svolgo le mie funzioni fisiologiche come ogni altro uomo, in che modo sarei “meno vero”?
Ma soprattutto è evidente l’intento di far sembrare gli MRA tutti etero, bianchi, cisgender, ecc. quando la realtà è completamente diversa, e noi per primi di Antisessismo annoveriamo tra le nostre fila admin e utenti di tutti i sessi e gli orientamenti, gay, bisessuali ed etero indifferentemente.

“tu maschio non fai rivendicazioni al posto mio, non mi dici come dovrei fare la femminista”

Ma paradossalmente invece tu femminista (donna o uomo indifferentemente), dici a me uomo come dovrei fare l’MRA, ovvero aderendo alla Teoria della Dominazione Maschile.
Chiariamo questo punto: gli MRA ce l’hanno con il Femminismo non per le questioni femminili (per questo supportano il WRA), ma perché il Femminismo impone la narrativa che le donne o la femminilità (modo implicito per far tornare nel discorso le donne) siano le uniche vittime del sistema di genere. Il Femminismo dunque sfora il campo che è suo lecito (quello delle questioni femminili) per INVADERE UNO CHE NON GLI APPARTIENE: quello delle questioni maschili. Facendo negazionismo, minimizzando, distorcendo i dati. Il tutto per far sembrare le donne NON VITTIME, ma le UNICHE vittime.

Il resto dell’articolo è una serie di argomenti fantoccio così mal costruita che non perdo tempo oltre a smontare un discorso che ogni persona dotata di ingegno capisce da sé non avere nè capo nè coda.

[A.]

Quando cambieremo le leggi sessiste sull’infanticidio?

nearly ten years(In Nuova Zelanda non ti riprendi dal parto dopo quasi 10 anni, e per questo puoi ammazzare tuo figlio e scontare solo 3 anni in prigione, se ci andrai. – Immagine di Mankind Equality Network)

 

Cito da [Susan Hatters Friedman, Phillip J. Resnick. Child murder by mothers: patterns and prevention. World Psychiatry. 2007 Oct; 6(3): 137–141.]:

“Le leggi sull’infanticidio spesso riducono la pena per le madri che uccidono i loro bambini fino a un anno di età, in base al principio che una donna che commette infanticidio lo fa perché “l’equilibrio della sua mente è disturbato a causa del suo non essersi pienamente recuperata dall’effetto di dare alla luce il bambino” (41). Il British Infanticide Act del 1922 (emendato nel 1938) permette alle madri di essere accusate di omicidio colposo e non di omicidio volontario se soffrono di un disturbo mentale. La legge è stata originariamente basata sul concetto obsoleto di follia dell’allattamento [lactational insanity, n.d.t.], ma il desiderio del pubblico di giustificare le donne sulla base della simpatia ha causato una riluttanza a modificare la legge dopo che la teoria della follia dell’allattamento è stata screditata. Le donne colpevoli di infanticidio spesso ricevono libertà vigilata e rinvio verso trattamenti per la salute mentale, piuttosto che il carcere (41).

Approssimativamente due dozzine di paesi hanno attualmente leggi sull’infanticidio (Australia, Austria, Brasile, Canada, Colombia, Finlandia, Germania, Grecia, Hong Kong, India, Italia [sì, il nostro Paese, n.d.t.], Giappone, Corea, Nuova Zelanda, Norvegia, Filippine, Svezia, Svizzera, Turchia e Regno Unito (12,19,21,41,63)). La maggioranza delle nazioni che hanno leggi sull’infanticidio ha seguito il precedente britannico e ha diminuito la pena per le madri che uccidono figli sotto un anno di età. Tuttavia, la definizione legale di infanticidio varia tra i Paesi. L’uccisione di bambini fino a dieci anni è inclusa in Nuova Zelanda (21).

In pratica, però, le donne condannate per infanticidio in Inghilterra molte volte non hanno una significativa malattia mentale come tecnicamente richiesto dalla legge (64). Gli oppositori della leggi sull’infanticidio sottolineano che ai padri viene concessa molto meno clemenza. Un padre che è altrettanto psicoticamente depresso come una madre, che uccide il suo bambino di 10 mesi in una credenza psicotica altruistica con un associato tentativo di suicidio, non dovrebbe essere trattato in modo diverso rispetto ad una madre che si trova in una situazione simile. Alcune femministe criticano le leggi sull’infanticidio per star “patologizzando il parto”. Ritengono che creando tale eccezione si nega loro la stessa capacità di auto-governo attribuito agli uomini (65). Inoltre, è illogico che una madre che in preda alla psicosi post-partum abbia ucciso il suo neonato e il suo figlio di due anni debba essere accusata di infanticidio/omicidio colposo per l’omicidio del neonato e di omicidio volontario per l’omicidio del figlio di due anni. Se gli Stati Uniti avessero avuto una legge dell’infanticidio, Andrea Yates non si sarebbe qualificata, perché oltre al suo infante uccise i suoi quattro bambini più grandi. Una madre psicotica acuta che ha ucciso il suo bambino di 13 mesi non si qualificherebbe per la legge sull’infanticidio in Inghilterra, mentre una madre che ha martoriato il suo bambino di 11 mesi potrebbe farlo.

Tutta questa orrenda situazione parte dall’idea che il figlio sia di proprietà della madre.
Oltre a un cambiamento legislativo, quindi, è necessaria una svolta nella mentalità della società, in modo che il primo tipo di cambiamento venga applicato e non venga annullato non appena raggiunto. E’ tempo per la società di smettere di dire “donne e bambini” come se questi ultimi fossero di proprietà della madre, perchè i padri amano i loro bambini quanto le madri.

men children(Nuovamente, immagine di Mankind Equality Network).

Lei mente sul prendere la pillola o ti stupra? Negli USA paghi lo stesso

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(Adattato da [Laura W. Morgan. It’s Ten O’Clock: Do You Know Where Your Sperm Are? Toward a Strict Liability Theory of Parentage. Divorce Litigation 11, no. 1 (1999).]
Traduzione ad opera di Medusa Zia)

I. INTRODUZIONE: LA STORIA

Peter Wallis e Kellie Smith lavoravano assieme a Albuquerque, nel New Mexico, nell’ospedale locale. Dopo che la Signora Smith e il Signor Wallis iniziarono a convivere, la Signora Smith scoprì di essere incinta. Il Signor Wallis le chiese di sposarlo ma la signorina Smith rifiutò perchè credeva che il Signor Wallis non l’amasse. Il Signor Wallis allora sfrattò la Signorina Smith dall’appartamento e lei andò a vivere dai suoi genitori.

Dopo la nascita del bambino, il Signor Wallis fece causa alla Signorina Smith per inadempimento (per non aver assunto la pillola anticoncezionale quando aveva promesso di prevenire gravidanze), frode (perchè supponeva che avesse mentito a proposito del prendere la pillola, visto che la Signorina  Smith dichiara che la gravidanza fu accidentale) e appropriazione indebita per aver “intenzionalmente acquisito e usato impropriamente il di lui materiale genetico, ovvero il suo sperma, allo scopo di restare incinta senza il di lui consenso”. Il Signor Wallis dichiarò che benchè la Signorina Smith non gli avesse fatto causa per il mantenimento del bambino (gli fece causa solo per il riconoscimento), lui era comunque danneggiato perchè era diventato padre senza il suo consenso e aveva visto nascere sua figlia in una famiglia divisa, una situazione che “gli spezzava il cuore”, stando ad un’intervista da lui rilasciata. La Signorina Smith dichiarò che lo sperma doveva essere considerato un dono perchè il Signor Wallis “rinunciò ad ogni diritto di possesso del suo seme quando lo trasferì volontariamente durante il rapporto sessuale”.

Questa storia attirò parecchia attenzione. Infatti, fu fatta circolare dalle agenzie di stampa e pubblicata dai principali quotidiani venduti negli Stati Uniti e in Canada, facendo torcere le mani, battere il petto e strappare i vestiti a opinionisti e commentatori. La Sociologa Barbara Katz Rothman, citata in un articolo di Barbara Vobejda per l’agenzia di stampa del Washington Post e pubblicata in dozzine di giornali il 23 Novembre 1998, disse che la causa intentata dal Signor Wallis è sintomatica di una cultura che tratta lo sperma come una merce che può essere stoccata, donata o venduta. Altri, in vari editoriali, opinarono che la storia è sintomatica di una cultura che condona il sesso fuori dal matrimonio e vede come normale la decisione di una donna di avere figli al di fuori del vincolo matrimoniale; la causa civile dell’uomo era il solo mezzo per impedire alle donne di avere figli fuori dal matrimonio. Su Slate (la rivista on line), Scott Shuger scrisse “La promessa di una donna di incaricarsi della contraccezione senza che lei lo faccia effettivamente resta la sola forma di frode monetaria… che non solo non viene punita ma viene, in effetti, premiata”. Su Newsday, Sheryl McCarthy scrisse che se Wallis dicesse il vero, avrebbe diritto ad una riduzione del mantenimento al bambino: “Un patto … è un patto,” disse. Sull’altro fronte, Katha Pollitt, nell’articolo del 28 Dicembre su The Nation, scrisse “Se si tratta di frode, allora la promessa non mantenuta di un uomo di ‘infilarlo solo per un minuto’ va considerata aggressione?… Quanto lontano potrebbe andare una donna in tribunale se accusata di aver rubato un utero e condannata a versare un risarcimento [per una gravidanza indesiderata]?”

A dispetto dei tanti articoli scritti, la “storia” non è affatto una storia. Non è una novità a livello legale. Ma comunque fornisce un buon punto di partenza per una discussione sulla responsabilità dei padri nel mantenimento dei figli quando non hanno intenzione di essere padri.

 II. “SI, HO MENTITO. ORA PAGA GLI ALIMENTI”.

La storia di Peter Wallis e Kellie Smith è solo l’ultima di una lunga serie di casi nei quali il padre di un bambino ha dichiarato di non essere responsabile del mantenimento del figlio e/o di avere diritto ad un risarcimento perchè la madre ha mentito sulla sua fertilità o sulla contraccezione. Ad ogni modo, la fallacia di una donna circa la contraccezione o la possibilità di avere bambini non ha mai protetto il padre dalla responsabilità del mantenimento.

A. Il diritto alla privacy nel quattordicesimo emendamento

In alcuni di questi casi, l’uomo ha dichiarato che la fallacia fraudolenta della donna riguardo alla contraccezione e/o alla di lei fertilità violava il suo diritto alla privacy e alla scelta procreativa garantiti dal quattordicesimo emendamento della costituzione americana, come enunciato in Griswold contro Connecticut, 381 U.S. 479 (1965) (sul garantire il diritto di privacy nell’organizzazione della famiglia) e Planned Parenthood contro Casey, 505 U.S. 833 (1992) (la Costituzione mette dei limiti al diritto di uno stato a interferire con le decisioni fondamentali di una persona sulla famiglia e sulla genitorialità). Di conseguenza, l’uomo ha affermato, non dovrebbe pagare il mantenimento per un bambino che non ha deciso di mettere al mondo.

Le corti hanno convenuto che gli stessi diritti garantiti in Griswold contro Connecticut e la sua discendenza impedivano alla corte di interferire nelle conversazioni private e negli accordi sulla contraccezione tra le parti e/o di forzarle. In uno dei primi casi che discussero l’argomento, Stephen K. contro Roni L., 105 Cal. App. 3d 640, 164 Cal. Rptr. 2D 618 (1980), la corte sostenne che l’argomentazione del padre, che sosteneva di non dover pagare il mantenimento perchè la partner mentì sulla contraccezione non era nulla di più che la richiesta della supervisione della corte delle promesse scambiate tra le parti, in camera da letto, riguardo la loro condotta sessuale privata. La corte opinò, inoltre, che dal momento che nessun metodo contraccettivo è sicuro al 100%, se l’uomo avesse desiderato che la sua condotta non risultasse in una gravidanza, avrebbe dovuto prendere precauzioni, indipendentemente da ciò che gli era stato fatto credere. In sostanza, il diritto alla privacy garantito dalla Costituzione include il diritto di un individuo di essere libero da ingiustificata interferenza del governo su materie fondamentali come la decisione di concepire o partorire un bambino, ma non si estende al diritto di rifiutare il mantenimento di un’eventuale figlio.

La rivendicazione di Stephen si esprime nel linguaggio dell’illecito di inganno. A dispetto del linguaggio legale, non è altro che chiedere alla corte di supervisionare le promesse scambiate tra due adulti consenzienti riguardo alle circostanze della loro condotta sessuale e privata. Farlo incoraggerebbe l’illecita intrusione governativa nelle materie che riguardano in diritto alla privacy dell’individuo.

105 Cal. App. 3d at 644-645, 164 Cal. Rptr. at 620.

In conclusione, benchè Roni possa aver mentito e tradito la fiducia che Stephen aveva riposto in lei, le circostanze e la natura altamente intima del rapporto nel quale la falsa rappresentazione dei fatti è avvenuta, sono tali che la corte non dovrebbe definire uno standard di condotta.

105 Cal. App. 3d at 643, 164 Cal. Rptr. at 620. Accord Beard contro Skipper, 182 Mich. App. 352, 451 N.W.2d 614 (1990); L. Pamela P. contro Frank S., 59 N.Y.2d 1, 462 N.Y.S.2d 819 (1983); M. contro G., 114 Misc. 2d 282, 451 N.Y.S.2d 607 (1982); Sorrel contro Henson, No. 02A01-9609-JV-00212 (Tenn. Ct. App. 12/19/98) (1998.TN.42268); Linda D. contro Fritz C., 38 Wash. App. 288, 687 P.2d 223 (1984).

B. Il Quattordicesimo emendamento e la pari tutela.

In aggiunta alle preoccupazione costituzionali espresse da queste corti, in base alle quali il riconoscimento di un illecito o il rifiuto del mantenimento di un figlio in base alla mancata contraccezione porterebbe la corte in un ambito di relazioni intime nel quale non dovrebbe entrare, due di queste corti dichiararono che permettere ad un padre di rinnegare le sue responsabilità per un figlio nato fuori del matrimonio come risultato del fatto che la madre avesse mentito sulla di lei fertilità o sul contraccettivo usato creerebbe una categoria nuova e inferiore di bambini basata sulle circostanze del loro concepimento. M. contro G., 114 Misc. 2d 282, 451 N.Y.S.2d 607 (1982); Linda D. contro Fritz C., 38 Wash. App. 288, 687 P.2d 223 (1984). Vedasi anche Il Popolo nell’interesse di B. 651 P.2d 1213 (Colo. 1982) (basato su Planned Parenthood of Central Missouri contro Danforth, 428 U.S. 52 (1976), che dichiara che un consorte obbligò l’altra ad abortire, la corte rigettò l’appello di un uomo al 14esimo emendamento poiché il suo diritto di non procreare fu violato dalla decisione della donna di non abortire); Harris contro State, 356 So. 2d 623 (Ala. 1978); L. contro C., 601 N.W.2d 475 (Tex. Ct. App. 1980); Dorsey contro English, 283 Md. 522, 390 A.2d 1133 (1978); Troppi contro Scarf, 31 Mich. App. 240, 187 N.W.2d 511 (1971); Hur contro Virginia Department of Social Services, 13 Va. App. 54, 409 S.E.2d 454 (1991).

C. La responsabilità civile in caso di illecito, se presente, è irrilevante per l’obbligo al mantenimento.

Nei casi discussi fin’ora, così come in altri, il padre ha dichiarato che i danni causati dall’illecito di frode e false dichiarazioni controbilancia il dovere di mantenimento. Le corti hanno universalmente dichiarato che le accuse di inganno fatte dal padre alla madre erano totalmente irrilevanti per la questione della paternità e del mantenimento. Lo statuto del mantenimento si basa sulla situazione finanziaria dei genitori e sui bisogni del bambino, non sugli accordi personali delle parti riguardo alla contraccezione. Erwin L.D. contro Myla Jean L., 41 Ark. App. 16, 847 S.W.2d 45 (1993); Beard contro Skipper, 182 Mich. App. 352, 451 N.W.2d 614 (1990); Faske contro Bonanno, 137 Mich. App. 202, 357 N.W.2d 860 (1984); Murphy contro Meyers, 560 N.W.2d 752 (Minn. Ct. App. 1997); Welzenbach contro Powers, 139 N.H. 688, 660 A.2d 1133 91995); Pamela P. contro Frank S., 59 N.Y.2d 1, 462 N.Y.S.2d 819 (1983); Weinberg contro Omar E., 106 A.D.2d 448, 482 N.Y.S.2d 540 (1984); Douglas R. contro Suzanne M., 127 Misc. 2d 745, 487 N.Y.S.2d 244 (1985); Smith contro Price, 74 N.C. App. 413, 328 S.E.2d 811 (1985); Yost contro Unanuae, 1986 Ohio Lexis CA-6928 (1986); Hughes contro Hutt, 500 Pa. 209, 455 A.2d 623 (1983); Linda D. contro Fritz C., 38 Wash. App. 288, 687 P.2d 223 (1984). Vedasi, in generale, l’annotazione di Anne M. Payne, di mantenimento da parte dei genitori quando alterata dalle false dichiarazioni fraudolente di altri genitori riguardo sterilità o uso di contraccettivi o il rifiuto di interrompere la gravidanza, 2 A.L.R.5th 337 (1992 & Supp. 1998); Nota, Frode tra partner sessuali riguardo l’uso di contraccettivi, 31 Ky. L.J. 593 (1983).

Mentre questi casi dimostrano che la responsabilità di un illecito, ove presente, non inficia il diritto al mantenimento del bambino, in alcuni casi si è arrivati a sostenere che l’illecito di frode per dichiarazione del falso per quanto riguarda l’uso di contraccettivi e/o la fertilità semplicemente non sussiste. Stephen K. contro Roni L., 105 Cal. App. 3d 640, 164 Cal. Rptr. 2d 618 (1980) (l’accusa, del padre verso la madre, di false dichiarazioni sull’uso di contraccettivi viene rigettata); Barbara A. contro John G., 145 Cal. App. 3d 369, 193 Cal. Rptr. 422 (1983) (L’accusa, della madre contro il padre, per i danni provocati dalla di lui dichiarazione di sterilità non viene ammessa sulla base della politica pubblica); C.A.M. contro  R.A.W., 237 N.J. Super. 532, 568 A.2d 556 (1990) (L’accusa di illecito, della madre contro il padre, per la di lui falsa dichiarazione di aver subito una vasectomia non viene ammessa sulla base della politica pubblica); Douglas R. contro Suzanne M., 127 Misc. 2d 745, 487 N.Y.S.2d 244 (1985) (L’accusa, di un uomo contro una donna, di aver averlo ingannato in merito all’uso di contraccettivi non viene ammessa sulla base della politica pubblica); Moorman contro Walker, 54 Wash. App. 461, 773 P.2d 887 (1989) (Al padre di un figlio illegittimo non viene permesso di accusare la madre di frode per parto illecito di bambino); Contra D. contro M., 113 Misc. 2d 940, 450 N.Y.S.2d 350 (1982) (Si accetta la teoria dell’accusa ma si si dichiara che la donna non ha dato prova dello stato emotivo richiesto nell’uomo per la frode). La stessa politica pubblica alla base del rifiuto delle cause per “vita illegittima” è alla base del rigetto dei danni per illecito per aver dato alla luce un figlio sano.

Il messaggio di questi casi è chiaro: se un uomo intende avere un rapporto sessuale con una donna e ne risulta un bambino, l’uomo è responsabile del suo mantenimento.

III. “SI, ERI SOTTO L’ETA’ DEL CONSENSO. ORA PAGA IL MANTENIMENTO.”

E se l’uomo che ha un rapporto sessuale è legalmente incapace di intendere e volere perchè sotto l’età del consenso? E’ ancora responsabile del mantenimento del figlio? Ancora una volta, la risposta è si.

In ogni caso arrivato in aula, la corte ha sostenuto che un uomo che era minorenne al momento del concepimento del bambino, sotto l’età del consenso, e per questo era legalmente vittima di stupro, è comunque responsabile del mantenimento del figlio. Il tipico ragionamento in questi casi è quello di San Luis Obispo contro Nathaniel J., 50 Cal. App. 4th 842, 57 Cal. Rptr. 2D 843 (1996). In quel caso, la corte sentenziò:

Se si viene feriti a seguito di un atto criminale al quale si è partecipati volontariamente non si è vittime di un reato. Ciò non comporta necessariamente che lui sia vittima di un abuso sessuale.

La legge non dovrebbe esentare Nathaniel J. dalla sua responsabilità perchè non è una vittima innocente degli atti criminali di Jones. Avendo discusso la cosa, lui e Jones ebbero rapporti sessuali circa cinque volte nel giro di due settimane.

50 Cal. App. 4th at 845, 57 Cal. Rptr. 2d at 844. Allo stesso modo, in Lo stato in relazione a Hermesmann contro Seyer, 252 Kan. 646, 847 P.2d 1273, 1279 (1993), la corte concluse:

L’interesse di questo stato nel chiedere ai genitori minorenni di mantenere i loro figli supera l’interesse opposto dello stato nel proteggere i giovani da atti sconsiderati, anche quando questi atti possano includere attività criminali da parte dell’altro genitore…. Questo bambino, il solo innocente, ha diritto al mantenimento da entrambi i genitori, indipendentemente dalla loro età.

Accord Schierenbeck contro Minorenne, 367 P.2d 333 (Colo. 1961); Ufficio imposte in relazione a Bennett contro Miller, 688 So. 2d 1024 (Fla. 5th DCA 1997); Sulla paternità di J.S., 193 Ill. App. 3d 563, 550 N.E.2d 257 (1990); Rush contro Hatfield, 929 S.W.2d 200 (Ky. Ct. App. 1996); Commonwealth contro un minorenne, 387 Mass. 678, 442 N.E.2d 1155 (1982); Jevning contro Chicos, 499 N.W.2d 515 (Minn. 1993); Contea di Mercer contro Alf M., 155 Misc. 2d 703, 589 N.Y.S.2d 288 (Fam. Ct. 1992); Sulla paternità di J.L.H., 149 Wis. 2d 349, 441 N.W.2d 273 (1989). Cf. Division of Child Support Enforcement in relazione a Esther M. contro Mary L., No. 94-33812 (1994.DE.19031), (le madri dei bambini non dovevano pagare il mantenimento per bambini concepiti a seguito di uno stupro/incesto del fratello).

Il messaggio di questi casi è ugualmente chiaro. Se un uomo ha un rapporto sessuale con una donna e ne risulta un bambino, l’uomo è responsabile del suo mantenimento. Il rapporto sessuale in questi casi è “di fatto consensuale” e perciò intenzionale, anche se non consensuale nel senso criminale in quanto il bambino era sotto l’età del consenso.

 

IV. “AVEVI INTENZIONE DI METTERMI INCINTA CON IL TUO SPERMA. ORA PAGA IL MANTENIMENTO.”

Nei casi discussi finora, l’obbligo di pagare per il mantenimento del figlio è stato affermato in base ad un rapporto sessuale volontario. Un uomo è comunque responsabile del mantenimento del figlio anche se non ha un rapporto sessuale con una donna ma si limita a fornire sperma per l’inseminazione artificiale e si accorda con la donna sul fatto che non ci sarà responsabilità di mantenimento? Ancora una volta, la risposta è sì. In questi casi, le corti hanno sostenuto all’unanimità che al di fuori dei precisi requisiti dello statuto giurisdizionale che regola l’inseminazione artificiale, una madre non può rinunciare al mantenimento per il figlio e un padre non può rinunciare ai suoi diritti genitoriali: un contratto del genere è nullo e va contro la politica pubblica. (Per un’eccellente discussione sul perchè le due parti dovrebbero essere libere di stipulare tale contratto, vedere Nancy Polikoff, La deliberata costruzione di famiglie senza padri: è un’opizione per madri lesbiche ed eterosessuali?, 36 Santa Clara Law Review 375 (1996) ).

Per cominciare, due genitori non possono prendere accordi per un’inseminazione artificiale tramite rapporto sessuale, laddove uno dei genitori è completamente escluso dal mantenimento del figlio. In Estes contro Albers, 504 N.W.2d 607 (S.D. 1993), la madre desiderava un bambino, chiese al padre di metterla incinta ed entrambi convennero che il padre non avrebbe avuto responsabilità economiche verso il figlio. Il bambino fu concepito naturalmente e nacque nel 1986. Successivamente, il padre dichiarò che, in base all’accordo, il suo status non era diverso da quello di un donatore di sperma e che lui non era obbligato a pagare il mantenimento. La corte rigettò la sua istanza su due piedi, facendo notare che il bambino era stato concepito naturalmente. Di conseguenza, lo status di donatore di sperma dell’uomo era inconsistente con la regolamentazione dell’inseminazione artificiale.

Allo stesso modo, in Straub contro B.M.T. by Todd, 645 N.E.2d 597 (Ind. 1994), la madre prese “accordi pre-concepimento” nei quali il padre acconsentiva a inseminarla e la madre a non pretendere alcun mantenimento. Anche in questo caso, il padre dichiarava di non essere altro che un donatore di sperma e che la madre aveva concepito tramite “inseminazione artificiale tramite rapporto sessuale”. La corte rigettò l’istanza, sostenendo che l’inseminazione deve essere artificiale e che vanno soddisfatti tutti i requisiti previsti dal Uniform Status of Children of Assisted Conception Act, 9B U.L.A. (Supp. 1998).

Le corti hanno sostenuto questi principi e hanno inoltre sostenuto che anche quando l’inseminazione è davvero “artificiale”, ovvero il sistema di inserimento dello sperma è una siringa e non un pene, se le due parti non aderiscono ai requisiti dello statuto sull’inseminazione artificiale, il padre è comunque responsabile del mantenimento e può ottenere la patria potestà mentre la madre può richiedere il mantenimento. Questo è il caso di Jhordan contro Mary K., 179 Cal. App. 3d 386, 224 Cal. Rptr. 530 (1986). In questo caso, il padre fornì direttamente il seme alla madre, che lo utilizzò per inseminarsi. Madre e padre erano d’accordo sul fatto che lui non fosse responsabile del mantenimento del figlio. Il padre poì richiese la patria potestà. La corte sostenne che, dato che il bambino non era stato concepito secondo le regole del Uniform Parentage Act, a Jhordan fu data la patria potestà. Accord Thomas S. contro Robin Y., 209 A.D. 2d 298, 618 N.Y.S.2d 356 (1994); M. contro C., 152 N.J. Super. 160, 377 A.2d 821 (1977) (uomo che dona a una donna del seme per l’inseminazione artificiale è padre e svolge le stesse funzioni di un marito); C.O. contro W.S., 64 Ohio Misc. 2d 9, 639 N.E.2d 523 (1994) (lo statuto che elimina i diritti genitoriali del donatore anonimo di sperma non si applica ai casi in cui la madre ha richiesto lo sperma al donatore). Cf. McIntyre contro Crouch, 98 Or. App. 462, 780 P.2d 239, review den. 308 Or. 593, 764 P.2d 1100 (1989) (Lo statuto dell’Oregon, che sostiene che al donatore di seme utilizzato per l’inseminazione artificiale è impedito di rivendicare diritti genitoriali, non si limita ai donatori anonimi ma si può applicare in situazioni in cui il donatore conosce la ricevente.)

Ancora una volta, il messaggio di questi casi è chiaro: se un uomo ha intenzione di fare un figlio con il suo sperma e lui e la madre non si attengono allo statuto giurisdizionale sull’inseminazione artificiale, l’uomo è responsabile del mantenimento del figlio.

V. “SEI STATO STUPRATO? ERA IL TUO SPERMA. ORA PAGA IL MANTENIMENTO.”

I casi elencati hanno dimostrato che sia l’intento di avere un rapporto sessuale che l’intento di ingravidare una donna hanno come risultato la responsabilità del mantenimento del figlio. Può un uomo sottrarsi a questa responsabilità se non intende avere un rapporto sessuale ne fare un bambino? La risposta è no. Dal momento che un uomo è coinvolto in un atto intimo e sessuale, che risulti nella deposizione del suo sperma, con una donna che poi resta incinta, egli è responsabile del mantenimento del bambino.

In Stato della Louisiana contro Frisard, 694 So. 2d 1032 (La. Ct. App. 1997), la madre e il padre del bambino il cui mantenimento era richiesto si incontrarono in un ospedale mentre il padre era in visita di un parente malato. La madre era un’aiuto infermiera e aveva accesso ad una serie di strumenti medici. La madre si offrì di praticare sesso orale sul padre e, stando alle sue dichiarazioni, “come… ogni uomo avrebbe fatto, ho accettato [.]”  694 So. 2d at 1035. La madre gli fece indossare un profilattico, che poi rimosse, e, alla di lui insaputa, si inseminò con il suo sperma usando una siringa.

La corte della Louisiana, sottolineando che la probabilità della paternità era del 99.9994%, sostenne che la testimonianza del padre secondo la quale “lui ebbe un qualche contatto sessuale con la querelante nel periodo del presunto concepimento, benchè abbia negato di aver avuto un rapporto sessuale” fosse sufficiente a provare la paternità. 694 So. 2d at 1036. Questo fatto obbliga il padre a mantenere il figlio. 694 So. 2d at 1034. In sostanza, poiché il padre intraprese volontariamente un atto sessuale, risultante nella deposizione del suo sperma, con la madre, è responsabile del mantenimento del figlio.

Un altro caso che ha portato allo stesso risultato con aspetti che sono, francamente, bizzarri, è S.F. Contro Alabama per conto di T.M., 695 So. 2d 1186 (Ala. Civ. App. 1996). In quel caso, il padre testimoniò che si recò ad una festa a casa della madre. Aveva bevuto per diverse ore prima di arrivare, e si era, infatti, sentito male lungo il tragitto. A casa della madre, il padre continuò a bere e l’ultima cosa che ricordava era di essersi sentito nuovamente male e che suo fratello lo aveva messo a letto a casa della madre. Il mattino seguente, il padre si svegliò in quello stesso letto con addosso solo la camicia. Il padre non ricordava di aver fatto sesso con la madre, e non lo aveva fatto volontariamente o sapendo di farlo.

Il fratello del padre testimoniò raccontando gli stessi fatti. Un amico sia della madre che del padre testimoniò con gli stessi fatti, aggiungendo che circa due mesi dopo la festa, la madre disse di aver fatto sesso col padre mentre lui “era svenuto” e che ciò le aveva risparmiato un viaggio alla banca del seme. Un altro amico testimoniò raccontando che la madre aveva detto di aver fatto sesso col padre “e lui non ne era nemmeno conscio”. Era dunque avvenuto uno stupro.

Un medico attestò che è possibile che un uomo intossicato al punto di perdere conoscenza può comunque avere un’erezione ed eiaculare: non si tratta di azioni coscienti e volontarie.

Il padre controbattè che poiché lui non aveva fatto sesso con la madre volontariamente, non era responsabile del mantenimento del figlio. La corte rigettò la sua istanza, comparandola a quella di L. Pamela P. contro Frank S.: la condotta sbagliata della madre nel causare il concepimento non elimina l’obbligo al mantenimento da parte del padre. La corte, inoltre, paragonò le argomentazioni del padre a quelle dei casi di stupro, concludendo che lo stupro del padre non inficiava le fondamenta della responsabilità di mantenimento.

Il dissenso avrebbe comunque reso il padre responsabile del mantenimento ma avrebbe costituito una deviazione dalle linee guida per il probabile mantenimento perchè “la condotta sessuale della madre era riprovevole e può essere considerata reato. A causa della condotta inappropriata della madre, la corte avrebbe dovuto deviare dalle linee guida” 695 So. 2d at 1191.

La lezione che si impara dal caso Frisard è semplice: un uomo è pienamente responsabile del luogo dove il suo sperma finisce quando intraprende volontariamente un atto sessuale. La lezione che si apprende da S.F. contro T.M., invece, è preoccupante: un uomo è pienamente responsabile del luogo dove il suo sperma finisce anche quando partecipa involontariamente e non coscientemente ad un atto sessuale. Anzichè paragonare la situazione del padre con quella della madre in Division of Child Support Enforcement per conto di Esther M. contro Mary L., No. 94-33812 (1994.DE.19031), nel quale una madre fu sollevata dagli obblighi di mantenimento perchè stuprata, la corte impose il mantenimento basandosi sulla paternità. Ciò può essere definito solamente un a teoria della piena responsabilità dello sperma.

A cosa porta la piena responsabilità dello sperma? Considerate i seguenti fatti, attualmente discussi davanti a una corte del Kansas: due coppie vanno in camporella in una macchina, una coppia sui sedili anteriori e una sul sedile posteriore. Scoprono di avere, tra tutti, solo un profilattico. La coppia sul sedile posteriore intraprende un rapporto sessuale usando il profilattico e poi lo passa alla coppia sui sedili anteriori. Il signore dei sedili anteriori, non volendo diffondere malattie, rovescia il profilattico. La coppia dei sedili anteriori, a quel punto, inizia il rapporto. Un mese dopo, la signora dei sedili anteriori scopre di essere incinta. Dopo la nascita del bambino, il test del DNA rivela che il padre è il signore del sedile posteriore. Chiaramente, fu il signore dei sedili anteriori ad avere un rapporto sessuale con la madre del bambino. Ma è lo sperma del signore del sedile posteriore ad averla ingravidata. A chi tocca il mantenimento? La corte dovrebbe forse imporre una teoria “collettiva” della responsabilità? O ad essere pienamente responsabile è il signore del sedile posteriore perchè si tratta del suo sperma?

VI. CONCLUSIONI

In tutti questi casi, eccetto S.F. contro T.M., il padre si è lamentato del fatto che la decisione di riprodursi era solo nelle mani della madre, poichè, una volta avvenuto il concepimento, non poteva costringerla a non avere il bambino. L’obiezione, in questi casi, sarebbe che le donne non si sono assumono solo tutti i “diritti riproduttivi” ma anche i rischi del fallimento della contraccezione.

Per via della biologia, poiché la donna è quella che partorisce, secondo questa logica gli uomini dovrebbero esercitare i loro diritti di non avere un figlio prima delle donne, ovvero in camera da letto e non in clinica o in tribunale. Dalle parole di una corte,

Se è vero che dopo il concepimento una donna ha più controllo di un uomo sulla decisione di avere un figlio, e può rifiutarsi unilateralmente di abortire, questi fatti erano noti al padre al momento del concepimento. La scelta possibile per una donna le appartiene per il fatto che lei e non l’uomo deve portare in grembo il bambino e sostenere qualsiasi trauma, fisico e mentale, che può avvenire durante il parto o l’aborto. I diversi trattamenti riservati a uomini e donne … non sono dovuti alla (legge) ma alla natura.

Ince contro Bates, 558 P.2d 1253, 1254 (Or. App. 1977).

Come sostenuto, con parole diverse, in Stephen K. contro Roni L., 105 Cal. App. 3d 640,645, 164 Cal. Rptr. 618, 621 (1980):

Quanto alle affermazioni di Stephen, che sostiene di essere stato imbrogliato e costretto ad essere padre di un figlio che non voleva, non c’è alcuna buona ragione per la quale lui non potesse prendere precauzioni. Anche se Roni assumeva regolarmente la pillola, quel metodo, benchè considerato il più efficace, non è affidabile al 100%. Benchè minima, esiste la possibilità di concepimento.

D’altra parte, queste obiezioni non reggono: nemmeno il preservativo è sicuro al 100%, inoltre una donna può avere accesso ad aborto e a rinuncia della maternità al momento del parto e nei safe haven (siti in cui, negli USA, è possibile lasciare i bambini a privati designati dallo Stato in modo che i bimbi vengano affidati allo Stato).

Ma soprattutto: è possibile che anche l’inganno, lo stupro (solo quello maschile, considerata la differenza di trattamento tra il caso S.F. contro T.M. e quello Esther M. contro Mary L.) e la pedofilia sotto l’età del consenso non fermino l’obbligo di mantenimento? Se costringere una ragazza stuprata a portare avanti la gravidanza è crudele, non lo è forse dover pagare per almeno 18 anni il mantenimento alla propria stupratrice o alla persona che ti ha truffato per mantenere un bimbo nato dal tuo abuso?