Genocidio di genere: intervista al prof. Adam Jones

adam watch
Adam Jones è professore di studi internazionali all’Università di Città del Messico ed è il fondatore ed il direttore esecutivo di Gendercide Watch (http://www.gendercide.org/).

.: Prof. Jones, come definisce il “genericidio” e come mai pensa che debba essere riconosciuto come un crimine specifico? :.

Definiamo “genericidio” l’omicidio di massa selettivo rispetto al genere. 
Devo fare qualche osservazione. Quando utilizziamo la parola genere la intendiamo sia come sesso biologico che come costrutto sociale, ma penso che per la maggior parte degli scopi parlare di omicidio di massa selettivo rispetto al sesso vada altrettanto bene. In secondo luogo quando parliamo di omicidio di massa assumiamo che esso possa avvenire anche in forma seriale, ad esempio nel caso dell’infanticidio femminile, dove l’esito della morte di massa scaturisce da tante decisioni individuali (o familiari). Infine enfatizziamo il concetto di selettività piuttosto che di specificità, per significare un’intenzione cosciente di separare i maschi dalle femmine o viceversa.

.: Com’è nato il progetto Gendercide Watch? :.

Il fenomeno dell’omicidio selettivo rispetto al genere sessuale, in particolare dell’omicidio selettivo dei maschi, è stato oggetto della mia attenzione a partire dal 1989, quando assistemmo al cosiddetto “massacro di Montreal”, l’uccisione di 14 donne a Montreal dove a quel tempo vivevo (si veda http://www.gendercide.org/case_montreal.html).
Di fatto è stato uno dei rarissimi casi in cui sono state le donne ad essere state separate dagli uomini ed ad essere uccise a farmi pensare alla separazione ed all’uccisione dei maschi – penso che sia avvenuto in parte come reazione contro il modo in cui quel crimine veniva rappresentato nei media, dove si sosteneva che si trattava di un tipico esempio di violenza “di genere” quando, nei fatti, mi sembrava che gli uomini fossero vittime molto più frequentemente delle donne di simili uccisioni selettive.
Se si legge il saggio che ho scritto nel 1991-1992 “The Globe ed i maschi”, sulla copertura di genere nel “giornale nazionale canadese”, vi si può identificare in nuce il progetto Gendercide Watch.
Nel 1994 ho pubblicato il saggio accademico “Gender and Ethnic Conflict in ex-Yugoslavia” (http://adamjones.freeservers.com/yugo.htm) nella rivista “Ethnic and Racial Studies”. Prendeva in considerazione in modo sistematico le esperienze di vittimizzazione che gli uomini e le donne subivano nelle guerre nei Balcani. La fase finale dell’evoluzione del progetto è stata la guerra in Kosovo del 1999 e più tardi, nello stesso anno, le violenze a Timor Est. Mi sembrava incredibile che l’omicidio selettivo rispetto al genere sessuale che aveva caratterizzato le guerre nella ex-Yugoslavia per molti anni fosse ignorato o notato appena dai governi, dai media, e dalle organizzazioni umanitarie e per i diritti umani, quando era così evidente la strategia repressiva chiave utilizzata dai Serbi in Kosovo (ed in seguito dagli Indonesiani a Timor Est, anche se ne sappiamo di meno). Pensai immediatamente al termine “genericidio” come descrizione di quello che stava accadendo – scoprii in seguito che il termine era stato già inventato ed utilizzato da Mary Anne Warren nel 1985 ed il suo uso di tale parola mi ha fornito notevoli strumenti analitici sull’argomento, sebbene la Warren limitasse il suo studio alla vittimizzazione delle donne e delle ragazze. Ho preso anche gradualmente consapevolezza del potere e dell’economicità di internet come strumento per divulgare il mio messaggio.
Insegnavo al Langar College a Vancouver e mi trovavo con due studenti ed amici, Carla Bergman (attualmente direttrice di Gendercide Watch) e Nart Villeneuve (che ha progettato il nostro sito). Il progetto è stato lanciato ufficialmente il giorno di S.Valentino, il 14 Febbraio 2000. E’ difficile da credersi, ma per quello che ne so, si tratta del primo tentativo nella storia umana, in qualsiasi lingua, di presentare uno studio storico globale e comparativo sul feomeno dell’uccisione selettiva rispetto al genere sessuale e di analizzare tale fenomeno in modo bilanciato ed inclusivo.

.: Qual è stato il genericidio che l’ha maggiormente impressionato? :.


Difficile scegliere, ma voglio citare due casi. In primo luogo, ricordo come fu sconvolto quando lessi in una nota (in una nota!!!) del libro “Hitler’s Willing Executioners” di Daniel Goldhagen della morte di 3,3 milioni di prisonieri di guerra sovietici catturati dai nazisti (2,8 di questi in soli 8 mesi tra il 1941 ed il 1942). Questo mi ha portato a compiere studi approfonditi su tale evento ed a redigere un saggio che espone gli avvenimenti (http://www.gendercide.org/case_soviet.html).
Per quanto riguarda le donne, sono stato particolarmente scioccato quando ho realizzato le dimensioni della tragedia della mortalità legata al parto – circa 600 mila donne muoiono in agonia ogni anno – ed ho rilevato in che misura ciò è il risultato di consapevoli politiche governative, come viene illustrato nel nostro studio (http://www.gendercide.org/case_maternal.html).
Forse dovrei anche menzionare il tema dei lavori forzati (http://www.gendercide.org/case_corvee.html). Qui ciò che davvero mi ha impressionato è stato l’immensa scala della morte e della sofferenza nel corso della Storia, la quasi totale mancanza di attenzione accademica verso questo tema (ancora non abbiamo nessuna trattazione storico-globale in inglese) ed infine il fatto che gli uomini (tra i 15 ed i 45 anni) sono specificatamente indicati tutt’oggi dalla convenzione sul lavoro forzato dell’International Labour Organization come vittime “legittime” di una pratica così distruttiva.

.: Quali sono i modi con cui gli uomini sono colpiti dai moderni genericidi? :.

In generale gli stessi con cui sono stati colpiti attraverso tutta la storia: sulla base della supposta minaccia che i maschi, in particolare i maschi “in età da battaglia”, rappresentano per oppressori ed invasori di qualsiasi colore. Ci sono poi molti casi in cui la distruzione dei maschi “in età da battaglia” serve come fase preliminare per un genocidio di intere comunità umane, come nel caso degli olocausti degli Armeni e degli Ebrei nel ventesimo secolo.
Inoltre gli uomini sono vittimizzati in quanto ritenuti adatti a forme brutali di sfruttamento, quali i lavori forzati o la coscrizione militare.
Si può individuare un schema di caccia alle streghe e di demonizzazione dei maschi che è profondamente radicato nella Storia, ma che ha assunto alcuni forme moderne veramente preoccupanti, come nel caso delle purghe di Stalin (http://www.gendercide.org/case_stalin.html) e dei massacri in Rwanda. (http://www.gendercide.org/case_rwanda.html). Mi sono occupato di questi temi nel mio articolo “Genocide and Humanitarian Intervention: Incorporating the Gender Variable,” pubblicato on-line sul Journal of Humanitarian Assistance (http://www.jha.ac/articles/a080.htm).

.: Ed in che occasioni sono le donne ad essere vittime? :.

Le donne sono tipicamente le vittime primarie di casi di stupro-omicidio di massa, come a Nanchino nel 1937-38 e in Rwanda nel 1994. Quando intere comunità sono prese di mira, come nel caso dell’Olocausto ebraico, possono essere uccise su una scala comparabile o persino uguale a quella dei maschi, talora con modalità particolarmente “di genere”. In generale, tuttavia, penso che il genericidio contro le donne il più delle volte prescinda dai contesti politico-militari, all’interno dei quali sono gli uomini ad essere tipicamente vittimizzati. Questo non vuol dire affatto che il numero di morti sia inferiore – 600 mila donne morte durante il parto sono pressoché l’equivalente dell’Olocausto del Rwanda e per di più si ripete ciò ogni anno.

.: Il massacro di Srebrenica è stato uno degli eventi più terribili degli ultimi anni. Che cosa ne pensa? Ed è vero che le Nazioni Uniti hanno una parte di responsabilità in questo genericidio? :.

Si possono sicuramente considerare i fatti di Srebrenica una della maggiori débacle delle Nazioni Unite degli anni ’90, insieme con il genocidio rwandese e l’intervento in Somalia. In pratica le Nazioni Unite promisero ai civili bosniaci una zona di sicurezza, li disarmarono e poi non ebbero la forza di opporsi ai Serbi, quando questi presero il controllo della “zona sicura”, separarono migliaia di uomini e ragazzi dal resto della popolazione civile e li massacrarono insieme con migliaia di altri che si erano rifiugiati nei boschi vicini. (Si veda il nostro studiohttp://www.gendercide.org/case_srebrenica.html). E’ stato il più terribile massacro in Europa dal tempo della seconda guerra mondiale.

.: Non c’è dubbio che la leva militare rappresenti una delle principali instituzioni genericide. La maggior parte dei paesi, inclusi molti paesi occidentali continuano a praticare la coscrizione obbligatoria o per lo meno la registrazione militare obbligatoria per i maschi. Qual’è la sua opinione sulla battaglia per abolire la coscrizione, inclusa la coscrizione in tempo di pace? :.

E’ un tema complesso con il quale mi sono confrontato per anni. Penso che la cosa migliore sia che citi il paragrafo finale del nostro studio sulla coscrizione militare (http://www.gendercide.org/case_conscription.html):
“Il vasto tema della coscrizione militare è fortemente controverso. Secondo Gendercide Watch, tuttavia la coscrizione (sia che sia selettiva rispetto al sesso sia che sia inclusiva di entrambi i sessi) deve essere vista come una forma di lavoro forzato che contraddice di diritti umani e civili fondamentali. Come il nostro studio sul lavoro forzato illustra (http://www.gendercide.org/case_corvee.html), la riluttanza di organismi internazionali, in particolare dell’International Labour Organization (ILO), a bandire completamente l’uso di maschi adulti per i lavori forzati è fortemente correlata al continuare di politiche di coscrizione che colpiscono selettivamente i maschi. Di conseguenza Gendercide Watch chiede l’eliminazone di tutte le politiche di coscrizione militare e la trasformazione delle forze militari in tutto il mondo in istituzioni basate solamente sui volontari. Intanto Gendercide Watch sostiene con enfasi il diritto di uomini e donne “in età di battaglia” all’obiezione di coscienza alla coscrizione, senza timore di molestie o di arresti. La commissione ONU sui Diritti Umani nel 1987 ha riconosciuto “il diritto di ciascuno ad avere obiezioni di coscienza al servizio militare obbligatorio come un legittimo esercizio della libertà di pensiero, di coscienza e di religione”. Sosteniamo il diritto di uomini e donne “in età da battaglia” alla libertà di movimento internazionale e riteniamo che fuggire dalla coscrizione debba essere un elemento sufficiente per richiedere lo status di rifugiato in qualsiasi paese che sia firmatario della Convenzione sui Rifugiati del 1951″.

.: La pena di morte come genericidio. E’ spesso enfatizzato il carattere razzista della pena di morte (i non bianchi sono più frequentemente giustiziati rispetto ai bianchi a parità di reato). Pochi invece notano che esiste uno sbilanciamento di genere a svantaggio dei maschi molto più forte. Che cosa ne pensa? :.

Sul tema abbbiamo preparato uno studio reperibile a:http://www.gendercide.org/case_imprisonment.html Mi sembra opportuno comunque rimandare in primo luogo al mio articolo “Of Rights and Men: Towards a Minoritarian Framing of Male Experience,” pubblicato sul Journal of Human Rights, 1: 3 (September 2002). In esso esploro tra l’altro il tema della pena di morte, nel contesto statunitense.
Ne cito qui un passaggio:
“Secondo il sito del Justice Center dell’Università dell’Alasak, di 19 mila esecuzione confermate a partire dal 1608 al 1998 negli Stati Uniti, solo 515, meno del 3%, ha riguardato donne. Fino al 198 Velma Barfield, giustiziata in North Carolina il 2 novembre 1984, era l’unica donna giustiziata da quando la pena di morte è stata ripristinata nel 1976. Altre due donne sono state giustiziate successivamente, per un totale di 3 donne su 596 esecuzioni (0,3%) tra il 1976 ed il Dicembre 1999. Quindi il 99,4% delle persone messe a morte dallo Stato in quel periodo sono state maschi. Il trend è confermato anche riguardo ai minorenni ed agli handicappati giustiziati. In queste categorie coloro che sono stati giustiziati dallo Stato sono stati esclusivamente maschi. Ci sono inoltre in questo momento 58 minorenni in attesa nel braccio della morte e sono tutti maschi. Dal 1976 alla fine del 1997 sono stati giustiziati 31 uomini ritardati mentali.
Le esecuzioni di maschi negli Stati Uniti sono sproporzionate rispetto al numero di omicidi che i maschi effettivamente commettono. Come ha osservato il Death Penalty Information Centre nel 1999 tipicamente le donne sono graziate via via che la macchina della punizione capitale va avanti: le donne rappresentano il 13% degli arresti per omicidio, l’1,9% di chi viene condannato a morte al processo, l’1,3% delle persone presenti nel braccio della morte e solo lo 0,6% delle persone che effettivamente vengono giustiziate. Il 57% delle condanne a morte imposte a delle donne dal 1973 sono state commutate – invece per gli uomini il rapporto è solo di un terzo.
[…]
La schiacciante preponderanza maschile tra i giustiziati rappresenta in sé un problema di diritti umani, al di là del tema della questione generale della pena di morte, contro la quale Amnesty International e Human Rights Watch hanno impostato campagne negli Stati Uniti ed altrove, considerandola “una punizione crudele ed inusuale”.E’ necessario occuparsi anche dell’aspetto “di genere” delle esecuzioni giovani e delle esecuzioni di ritardati mentali, delle permanenze proungate nel braccio della morte – una forma di tortura di Stato – e naturalmente delle condanne e delle esecuzioni di innocenti. (Tutti tranne 1 gli 88 prigionieri del braccio della morte che sono stati poi riconosciuti innocenti del crimine di cui erano accusati tra il 1973 ed il 2000 sono maschi. Hanno passato in media 7,6 anni della loro vita nel braccio della morte).”

.: I diritti umani delle donne nel mondo ottengono facilmente l’attenzione dei media e della politica – è il caso ad esempio della condizione delle donne afghane, delle mutilazioni genitali femminili o delle lapidazioni delle adultere). Perché i crimini di massa contro gli uomini non sono trattati nello stesso modo? E cosa possiamo fare perché le cose cambino? :.

Penso che ciò abbia molto a che fare con la percezione così radicata nella nostra cultura degli uomini come forti/inscalfibili/immuni – così che gli esempi della vittimizzazione dei maschi sono visti come colpa loro o comunque come loro incapacità di essere all’altezza del ruolo maschile che a loro spetta.
Ha anche molto a che fare con la simpatia altrettanto radicata nella nostra cultura che viene riservate a “donne e bambini”, visti come un gruppo inerme e vulnerabile. Ho imparato molto dal moderno femminismo, ma sono molto scettico sulla volontà di molte femministe di perpetuare fondamentalmente lo stereotipo vittoriano sotto nuove vesti (come nel caso della formula “donne e bambini”, che ai miei orecchi suona come “le donne sono bambini”). Per fortuna qualcosa sta cambiando. Ci sono interessanti esempi di letteratura femminista degli ultimi 5-7 anni che guarda a certi temi in maniera diversa, compreso il tema della vittimizzazione dei maschi (ed ho il piacere di dire che parte sono stati influenzati anche dal mio lavoro sull’argomento).
Infine un altro fattore che potrei menzionare è il comportamento delle istituzioni – cioè, una volta che determinati schemi si sono incastonati all’interno delle istituzioni governative e non-governative, c’è molta gente che viene ad avere forti interessi a mantenere le cose come stanno.
Cosa fare perché le cose cambino? Beh… un progetto di educazione come Gendercide Watch, che sfrutti le tecnologie telematiche, può dare un importante contributo – abbiamo migliaia di contatti alla settimana e ci si accorge del nostro lavoro anche ad altri livelli. (Ad esempio, sono appena tornato da Ginevra dove, come direttore esecutivo di Gendercide Watch sono stato invitato ad un “tavolo internazionale” del Centro per il Controllo Democratico delle Forze Armate.)
Anche l’attività accademica, come nel caso di alcuni recenti opere nel campo degli studi femministi e dei men’s studies, è importante.
In ogni caso molto deriva della capacità della gente di rifiutare di accettare cose che sono sempre state accettate, sia che si tratti dello sterminio selettivo dei maschi in situazioni di conflitto, sia che si tratti della mortalità per parto. E’ una trasformazione mentale che avviene a livello dei singoli individui, ma che in modo sottile e graduale può permeare la discussione pubblica e persino l’ambiente politico. O per lo meno mi auguro e penso che sia così.

(Tratto da: http://digilander. libero.it/uomini/adamjones.html)

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