Violenza domestica e false statistiche: un debunking di White e Kowalski

Inauguro con questo articolo la sezione “demoliamo gli argomenti degli oppositori”.

Partiamo da un dato riportato da alcuni oppositori della teoria della simmetria di genere:

La Tabella da White & Kowalsky nell’ articolo “Psychology of Women Quarterly” del 1994, mostra che la maggior parte delle donne che uccidono i loro coniugi lo fanno per autodifesa e ricevono una condanna dai 15 ai 20 anni, mentre la maggior parte degli uomini che uccidono le mogli lo fanno per ragioni di gelosia e ricevono una condanna dai 2 ai 6 anni.
 
Il lavoro a cui fa riferimento è:
White, J. G., & Kowalski, R. M. (1994). Deconstructing the myth of the nonaggressive female: A feminist analysis. Psychology of Women Quarterly, 18, 477-498.
 
Andando però a vedere nel full text dell’articolo, si nota che il dato in questione fa riferimento a “Booth et al., 1993”.
Andando a vedere la fonte, però, si nota che non si tratta di un paper scientifico o accademico, ma di un articolo del giornale “Time”, che quindi non ha mai subito un processo di “peer review” che ne controllasse la veridicità.
 
Il paper di White e Kowalski è stato poi citato in studi più seri e più recenti, che hanno smentito il dato, come quello di Harned, che riporta:
“Contrariamente alle ipotesi, le donne non avevano più probabilità di usare la violenza fisica per autodifesa rispetto agli uomini[1].
 
Inoltre i dati del Dipartimento di Giustizia statunitense dello stesso anno affermavano invece che le donne che avevano ucciso i loro mariti ricevevano una condanna media di soli 6 anni, mentre gli uomini che uccidevano le mogli ricevevano una condanna media di 17 anni [2].
 
Insomma parliamo di un articolo non-accademico di “Time” contro i dati ufficiali del Dipartimento di Giustizia statunitense. Evidentemente è Time a sbagliare.
 
Inoltre parliamo di un paper del 1994, che dunque non può paragonarsi assolutamente con studi più recenti che questo sito ha sempre riportato.
 
Ma a parte ciò, in aggiunta alle fonti già menzionate, vi sono anche paper più recenti che confermano la simmetria di genere e la discriminazione giudiziaria verso gli uomini.
 
Ad esempio, Theodore R. Curry e colleghi dell’University of Texas hanno “trovato l’evidenza che i delinquenti che vittimizzavano femmine ricevevano condanne sostanzialmente più lunghe dei delinquenti che vittimizzavano maschi. I risultati mostrano anche che gli effetti del genere delle vittime sulla lunghezza delle sentenze sono condizionate dal genere dell’autore del reato, in modo tale che i delinquenti maschi che vittimizzavano le femmine ricevevano le condanne più lunghe di qualsiasi altra combinazione genere della vittima/genere dell’autore del reato” [3].
 
Tale dato è confermato da una ricerca di Sonja B. Starr dell’Università del Michigan del 2012, secondo cui “le arrestate femmine hanno significativamente più probabilità di evitare accuse e condanne del tutto, e due volte più probabilità di evitare il carcere se condannate” [4].
 
Un articolo del 2002 conferma l’ipotesi sulla pari percentuale tra uomini e donne di coloro che ricorrono alla violenza solo per autodifesa:
“Maschi e femmine commettono violenza ad approssimativamente la stessa percentuale dentro le loro relazioni […], e la violenza perpetrata da femmine non può essere sempre scartata come auto-difesa. In uno studio […], sia maschi che femmine avevano uguale probabilità di tirare il primo colpo in caso di abuso coniugale. Inoltre, diversi studi hanno mostrato che approssimativamente nel 25% delle relazioni, il maschio è il solo perpetratore di violenza; approssimativamente nel 25% delle relazioni, la femmina è la sola perpetratrice di violenza; e approssimativamente nel 50% delle relazioni, la violenza è reciproca” [5].

Un paper del 2012 conferma il dato:
“Gli studi che hanno chiesto specificamente sull’auto-difesa hanno scoperto che solo una piccola percentuale di aggressioni femminili erano per auto-difesa, come il 5, il 10, o il 15. Per uno studio che ha trovato alti tassi di auto-difesa, la percentuale era leggermente superiore per gli uomini (56%) rispetto alle donne (42%) (Harned, 2001)” [6].

E uno studio recente del 2014 afferma che le donne siano aggressive fisicamente verso i loro partner per motivi di controllo nella stessa percentuale degli uomini, il che va a demolire la teoria del controllo maschile come spiegazione per la violenza domestica e al contempo anche la motivazione di “autodifesa” come principale motivazione per gli attacchi fisici femminili [7].

 
Note: 
1. [Harned MS. Abused women or abused men? An examination of the context and outcomes of dating violence. Violence Vict. 2001 Jun;16(3):269-85.]
2. [Michael Weiss, Cathy Young. Feminist Jurisprudence: Equal Rights Or Neo-Paternalism? Policy Analysis No. 256, Cato Institute, June 19, 1996.]
3. [Theodore R. Curry, Gang Lee, S. Fernando Rodriguez (2004). Does Victim Gender Increase Sentence Severity? Further Explorations of Gender Dynamics and Sentencing Outcomes. Crime & Delinquency 50:319–43.]
4. [Starr, Sonja B. Estimating Gender Disparities in Federal Criminal Cases (August 29, 2012). University of Michigan Law and Economics Research Paper, No. 12-018.]
5. [Hines, D. A., & Saudino, K. J. (2002). Intergenerational transmission of intimate partner violence: A behavioral genetic perspective. Trauma, Violence, and Abuse, 3, 210−225.]
6. [Bert H. Hoff, (2012) “US National Survey: more men than women victims of intimate partner violence”, Journal of Aggression, Conflict and Peace Research, Vol. 4 Iss: 3, pp.155 – 163]
7. [Bates, E. A., Graham-Kevan, N. and Archer, J. (2014), Testing predictions from the male control theory of men’s partner violence. Aggr. Behav., 40: 42–55.]

debunking

 
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