Gender o… semplicemente Scienza? Debunking del neurosessismo di Connellan e Baron-Cohen

neurosessismo Recentemente un articolo, “Gender: una teoria scientificamente infondata”, ha affermato come vi fossero differenze innate e cerebrali tra i sessi. Nella prima parte le argomentazioni vertono sul cosiddetto “Paradosso Norvegese” (da noi già demolito qui), mentre nell’altra si rifanno al lavoro di Jennifer Connellan, Simon Baron-Cohen e colleghi, che nel 2000 hanno pubblicato un articolo “”scientifico”” chiamato “Sex differences in human neonatal social perception”. Il laboratorio del dr. Baron-Cohen ha condotto, per questo studio, una ricerca sui bambini che avevano in media un giorno e mezzo, prima di qualsiasi priming di genere inconsciamente passato dai genitori ai figli. Jennifer Connellan, una delle studentesse laureate del dr. Baron-Cohen, che ha condotto lo studio, ha mostrato dei cellulari e quindi il proprio volto ai bambini. I risultati hanno mostrato che i bambini tendevano a guardare più i cellulari, le bambine più le facce. La dottoressa Corrdelia Fine, nel suo libro “Delusions of Gender” (in italiano “Maschi = Femmine”), smantella lo studio, citando, tra gli altri difetti di progettazione, il fatto che la signora Connellan conosceva il sesso dei bambini. Dato che era il suo viso che stavano guardando e lei teneva il cellulare, la dott.ssa Fine afferma che Connellan abbia inavvertitamente spostato il cellulare di più quando aveva a che fare con i bambini, oppure guardato più direttamente, o con occhi più grandi, le bambine. Inoltre i risultati non erano neanche così distanti di per sè, ad esempio la percentuale di tempo speso a guardare era:

Cellulare: bambini 51%, bambine 41%.

Faccia umana: bambini 41%, bambine 49%.

Altro: bambini 8%, bambine 10%.

In aggiunta, Fine fa notare che la correlazione non è causalità. Infatti potevano esservi alla base altre differenze che non sono legate alla sfera cognitiva, come quella olfattiva. Senza contare che non abbiamo alcuna idea se le preferenze dei neonati riflettano quelle che saranno le loro successive abilità. Insomma, da qui ad arrivare a dire che i bambini sono più “sistematizzanti” e le bambine più “empatiche”, ce ne vuole. Si va proprio di fantasia. Come si fa a considerare uno studio senza neanche il doppio cieco come una rivelazione, quando anche il più becero esperimento dovrebbe prevederlo?
Se ciò non bastasse, altri studi hanno effettuato esperimenti simili, ma i risultati non hanno combaciato con quelli di Connellan e Baron-Cohen. Leggiamo infatti, che un articolo che prende in esame le affermazioni secondo cui “(a) i maschi sono più concentrati sugli oggetti dall’inizio della vita e quindi sono predisposti per un migliore apprendimento su sistemi meccanici; (b) i maschi hanno un profilo di abilità spaziali e numeriche che produce una maggiore attitudine per la matematica; e (c) i maschi sono più variabili nelle loro abilità cognitive e quindi predominano nell’alto raggiungimento del talento matematico”, arriva alle seguenti conclusioni:

La ricerca sullo sviluppo cognitivo nei neonati umani, nei bambini in età prescolare, e sugli studenti a tutti i livelli non riesce a sostenere tali affermazioni. Invece, fornisce la prova che il ragionamento matematico e scientifico si sviluppa da un insieme di capacità cognitive a base biologica che maschi e femmine condividono. Queste capacità conducono gli uomini e le donne a sviluppare parità di talento per la matematica e le scienze.
[…]
L’esperimento è insolito, tuttavia, sotto tre aspetti. In primo luogo, è solo. E’ consuetudine, nella ricerca infantile, replicare i principali risultati ed assemblare esperimenti multipli a sostegno di qualsiasi pretesa. Nessuna replicazione dell’esperimento di Connellan e colleghi è stata pubblicata, tuttavia, e nessuna replica non pubblicata è stata menzionata nelle discussioni di Baron-Cohen (2003, 2005a) sui loro risultati. La mancanza di replicazione è particolarmente curiosa, perché una maggiore e più vecchia letteratura suggerisce che maschi e femmine siano interessati equamente in persone e oggetti (Maccoby & Jacklin, 1974). Numerosi esperimenti nel 1960 confrontavano l’attenzione visiva a facce rispetto a pattern inanimati. Uno studio, per esempio, ha valutato l’attenzione visiva infantile a una persona dal vivo in un ambiente di gioco libero a uno e tre mesi e ha valutato la loro attenzione visiva a immagini di volti e display inanimati in un ambiente controllato a quest’ultima età (Moss & Robson, 1968). I neonati maschi e femmine guardavano ugualmente alla persona dal vivo ad entrambe le età. A tre mesi, tutti i bambini guardavano più il volto che il display inanimato, e questa preferenza era maggiore per i neonati di sesso maschile. Questi risultati, come gli altri dalla ricerca più recente (vedi Rochat, 2001 per una rassegna), non portano alcuna evidenza che i bambini di sesso maschile siano più concentrati su oggetti e le bambine sono più concentrate sulle persone provenienti dai reparti di nascita.
Secondo, l’esperimento di Connellan e colleghi (2000) esperimento non prova a determinare la base della preferenza dei neonati tra la persona e gli oggetti. Asserzioni secondo cui i neonati preferiscano una categoria di soggetti ad un’altra devono affrontare un range di domande critiche. Si ritiene che la preferenza dipenda dalla distinzione categorica tra i soggetti o sulle altre differenze tra i due display, come il loro range di mobilità o di distribuzione del colore o di contrasto? La preferenza è generalizzabile ad altri membri delle due categorie, o è specifica per la coppia collaudata? (Per le recenti discussioni su questi problemi, si vedano Cohen, 2003; Mandler, 2004; Quinn & Oates, 2004; Shutts & Spelke, 2004). Connellan e colleghi non hanno neppure considerato queste domande.
Terzo, Connellan e colleghi (2000) non hanno discusso i controlli critici contro i bias dello sperimentatore. Dato che i neonati lattanti non possono tenere la testa eretta, le loro preferenze visive sono influenzate dal modo in cui sono posizionati e supportati; dato che uno dei due stimoli è stata una persona vivente ed espressiva, anche le preferenze potrebbero essere influenzate dal comportamento di quella persona. Baron-Cohen (2005a) ha indicato che gli sperimentatori hanno tentato di minimizzare i bias, ma una replicazione con controlli più rigorosi sarebbe auspicabile.
[…]
Migliaia di studi su neonati umani, condotti nell’arco di tre decenni, non forniscono alcuna prova di un vantaggio maschile nella percezione, apprendimento, o ragionamento sugli oggetti, sui loro movimenti e sulle loro interazioni meccaniche. Invece, i neonati maschi e femmine percepiscono e imparano a conoscere gli oggetti in modo altamente convergente. Questa conclusione si accorda bene con quella di Mac-Coby e Jacklin (1974), la cui review di una letteratura più vecchia li ha portati a caratterizzare l’idea che le ragazze siano più orientate socialmente e i ragazzi siano più orientato agli oggetti come la prima di molte “credenze infondate sulla differenza tra i sessi” (p.349).”

[Spelke ES. Sex differences in intrinsic aptitude for mathematics and science?: a critical review. Am Psychol. 2005 Dec;60(9):950-8.]

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Una risposta a “Gender o… semplicemente Scienza? Debunking del neurosessismo di Connellan e Baron-Cohen

  1. L’ha ribloggato su Pucke ha commentato:
    Quando la scienza dibatte sul famigerato Gender.

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