Paradosso Norvegese? Colpa del sessismo!

Gender

Il “Paradosso Norvegese” è una condizione di segregazione tra i sessi nei lavori che si ritrova in Norvegia, la quale, secondo le statistiche, è il Paese più equo tra quelli europei. A seguito del “documentario”, se così vogliamo definirlo, di Harald Eia, “Brainwashing” (“Hjernevask”), la questione è stata vista come una prova delle differenze biologiche innate tra le aspirazioni femminili e maschili (supportando il tutto con ricerche metodologicamente inaccurate, che abbiamo dimostrato essere errate qui e qui). D’altra parte, studi seri sul tema ci fanno notare come tale segregazione sia dovuta alle poche opportunità per le donne (ma in parte anche per gli uomini).

Questo ad esempio è l’abstract (il riassunto) della tesi di dottorato in proposito di Catherine Seierstad, dell’Università di Londra, datata 2011:

“Su tutte le misure internazionali di parità tra i sessi, i Paesi Scandinavi emergono come i più equi con la Norvegia come il più equo tra i Paesi. Eppure, nonostante un’apparente uguaglianza, la segregazione verticale è resiliente nei Paesi Scandinavi. L’uso di azioni positive (AA) è stato offerto come un modo potenziale per sfidare la disuguaglianza e la segregazione sessuale nell’occupazione, ma, come illustrato da Acker (2006b) queste strategie spesso falliscono. Pochi studi hanno indagato l’esperienza di segregazione di genere in Norvegia delle donne, inoltre, sappiamo poco dell’esperienza delle donne nelle occupazioni influenzate dalle strategie delle AA. Questa tesi si propone di contribuire alla comprensione dell’esperienza delle donne nel “più equo dei Paesi” e attinge ai “regimi di disuguaglianza” di Acker (2006b) come un quadro analitico. Questa tesi ha un approccio multilivello alla scoperta delle pratiche di genere all’interno della Norvegia in tre gruppi di occupazioni; la politica, il mondo accademico e i consigli di amministrazione per capire i processi alla base della segregazione verticale. La logica di concentrarsi su questi tre gruppi professionali risiede nella natura dei gruppi e nel loro uso di AA, nonché nella diversa rappresentazione delle donne. La tesi si basa su una varietà di metodi di natura sia qualitativa che quantitativa e dimostrerà la natura delle interrelazioni tra fattori strutturali e agenzia individuale a comprendere il paradosso Norvegese. In particolare, 66 interviste in profondità a donne impiegate in posizioni di rilievo all’interno dei tre gruppi professionali costituiscono il metodo chiave. Inoltre, la tesi si basa su dati quantitativi secondari per situare le donne nei tre gruppi professionali e in Norvegia.
I risultati rivelano che l’idea di uguaglianza della Norvegia è ancora più un’aspirazione che una realtà dato che i regimi di disuguaglianza di genere sono presenti in politica, nel mondo accademico, e nei consigli di amministrazione, ma prendono forme diverse.
La tesi trova che le organizzazioni norvegesi non sono neutre rispetto al genere; invece forniscono una serie di condizioni istituzionali che favoriscono forme di segregazione verticale. In particolare, la tesi identifica l’importanza delle strategie politiche, sia relative alle AA che al benessere per migliorare la parità. Tuttavia, la tesi riconosce anche la complessità di tali strategie e l’importanza di progettare strategie specifiche per il Paese e i gruppi occupazionali per progredire.
La tesi rivela la resilienza dei processi sociali di genere nell’esclusione delle donne, ma mette in luce anche le minori e più vincolate condizioni sotto cui la “donna” può anche avere un vantaggio. Quindi, questa tesi contribuisce alla letteratura sulla segregazione sessuale occupazionale e sulle AA.”

[Seierstad, C. (2011). Exploring the Norwegian paradox of vertical sex segregation: Strategies and experiences in politics, academia and company boards. London: University of London.]

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