Domande frequenti sullo stupro sugli uomini

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(Tratto da A Voice for Men – Italia)

  • “Un uomo non può essere stuprato perché non può avere un’erezione se non vuole fare sesso!”
  • In realtà, secondo uno studio sulla rivista scientifica Archives of Sexual Behavior, “la convinzione che sia impossibile per i maschi rispondere sessualmente quando sottoposti a molestie sessuali da parte di donne è contraddetta. L’erezione può verificarsi in una varietà di stati emotivi, tra cui la rabbia e il terrore [1].

    Questo stesso risultato ci è confermato da un articolo del 2004 apparso sul Journal of Clinical Forensic Medicine, che afferma:
    “La review esamina se la stimolazione sessuale non richiesta o non consensuale sia di femmine che di maschi possa portare ad eccitazione sessuale indesiderata o addirittura a raggiungere l’orgasmo. La conclusione è che tali scenari possono verificarsi e che l’induzione di eccitazione e l’orgasmo non indicano che i soggetti abbiano acconsentito alla stimolazione. La difesa dei perpetratori costruita semplicemente sul fatto che la prova di un’eccitazione genitale o dell’orgasmo dimostri il consenso non ha validità intrinseca e deve essere ignorata[2].

    E ancora, nel 2013, su JAMA Pediatrics, un paper del 2013 ce lo ripete ancora:
    “Non è raro credere che un uomo non possa essere stuprato da una donna [45, 46]. Gli stereotipi di genere possono rendere difficile immaginare una donna dominante costringere o forzare un uomo che non vuole a fare sesso [47]. Di conseguenza, le vittime maschili di autori femminili sono giudicate più duramente delle vittime maschili di autori maschili [48]. Inoltre, gli stessi comportamenti percepiti come sessualmente aggressivi quando commessi da un maschio possono essere percepiti come romantici o promiscui se commessi da una femmina [47,49]. Ciò nonostante, i dati fisiologici suggeriscono che gli uomini possono essere stuprati; un’erezione non significa necessariamente eccitazione sessuale [50] e può essere riflessogenica [51]. Gli operatori sanitari per gli adolescenti hanno bisogno di valutare il potenziale dei propri pregiudizi di genere in questo settore in modo che possano essere più efficaci nell’identificare e nel trattare autori femminili e vittime maschili quando essi si presentano” [3].

     

    • Ma sono la minoranza rispetto agli stupri sulle donne!

    In realtà un cospicuo e sempre crescente numero di studi [4] dimostra che la percentuale degli stupri sugli uomini sia circa il 50% del totale degli stupri, con leggere variazioni in più o in meno. Ad esempio, STIRitUP, un progetto di ricerca europeo sulla violenza tra partner nei giovani, portato avanti in 5 Paesi europei tra cui il nostro, l’Inghilterra, la Bulgaria, Cipro e la Norvegia, ha mostrato che in 3 paesi su 5 (incluso il nostro) il numero di vittime maschili di stupro superava quello delle vittime femminili [5]. Inoltre uno studio del 2015 in 6 Paesi europei sulla violenza tra partner ha rivelato che la violenza sessuale avviene in percentuali simili per entrambi i sessi [6]. Risultati simili sono stati trovati anche in Paesi non-occidentali come l’Uganda [7] e l’India [8], a dimostrazione che non si tratta di un fenomeno legato alla cultura locale.

     

    • Ma i casi di impotenza? E l’ansia da prestazione?

    Per l’ansia da prestazione, studi sia su umani che su animali [1][9] dimostrano che a livello fisiologico gli stati emotivi negativi che normalmente si provano durante lo stupro non differiscono dal piacere nel produrre potenziali erezioni a seguito di stimolazioni, quindi la percentuale di persone che non riescono a ottenere un’erezione in caso di stupro resterebbe comunque la stessa di coloro che non riescono ad avere erezioni in rapporti sessuali normali.
    Inoltre i dati mostrano che anche gli stupratori uomini che violentano donne talvolta sono soggetti a episodi di disfunzione erettile [10]. Togliendo dunque sia i tentati stupri uomo-su-donna che non si sono concretizzati a causa di disfunzioni erettili dello stupratore uomo che i tentati stupri donna-su-uomo che non si sono concretizzati a causa di disfunzioni erettili della vittima maschile, la parità di risultati tra uomini e donne nella percentuale di vittime e perpetratori rimane invariata.
    In aggiunta, nei casi di disfunzione erettile è possibile far ingerire alla vittima sostanze come il viagra.

     

    • Gli uomini per cultura sono più disponibili al sesso delle donne, quindi i casi non possono essere pari!

    Lo stupro è una violenza consapevole, non un rapporto sessuale normale.
    Il fatto che esista una maggiore possibilità di essere nuovamente vittime (fenomeno chiamato “rivittimizzazione sessuale”) o di diventare autori di stupro (sebbene la maggioranza delle vittime non lo diventi) in caso di violenza sessuale subita, ci suggerisce che essa sia un pattern di interazione sessuale violenza, e non una semplice questione di “opportunità” , e che dunque i criminali, uomini e donne, cerchino una vittima, piuttosto che una persona disponibile al sesso, che probabilmente non troveranno altrettanto interessante ai loro occhi.

     

    • Ma gli incarcerati per stupro non sono tutti uomini?

    I dati sui detenuti non sono affidabili sia perché le vittime maschili di stupro tendono molto più rispetto a quelle femminili a non denunciare che per il fatto che sono influenzati dal sessismo giuridico.
    Infatti anche fonti femministe, come uno studio del 2012 su “Feminist Criminology”, mostrano che a parità di crimine, nei reati sessuali, gli uomini vengono condannati più duramente:

    “L’ipotesi “donna cattiva” affermerebbe che le donne siano condannate più duramente, ma i dati mostrano che gli uomini ricevono condanne più lunghe per i reati sessuali rispetto alle donne. Il supporto è fornito per l’”ipotesi cavalleria” per spiegare l’immediata disparità di condanna” [11].

    Inutile dire che questo ovviamente riduce sensibilmente il numero delle incarcerazioni, soprattutto se poi la vittima non è creduta a causa della persistenza dei miti sullo stupro che stiamo elencando e se non denuncia, il che è la norma.

     

    • Ma la donna rischia di rimanere incinta!

    E l’uomo di mettere incinta la stupratrice, il che già di per sé crea uno sconforto perché sa che esiste un figlio da qualche parte ed è dibattuto se cercare di conoscerlo o se dimenticarlo completamente.
    In aggiunta però, quest’ultima opzione non è sempre possibile. Infatti in molti Paesi come gli USA le vittime maschili di stupro sono obbligate a pagare il mantenimento alle stupratrici per i figli nati dalla violenza. Questo significa dare 1/4 del proprio stipendio per 18 anni circa, e dato che 18:4=4,5, ciò vuol dire lavorare gratis per 4 anni e mezzo al fine di dare soldi alla persona che ti ha reso la vita un inferno.
    Si è arrivati a dire, durante il processo di uno di questi casi: “le vittime hanno diritti. Qui, le vittime hanno anche responsabilità” [12].

     

    • Ma l’uomo è più forte!

    La percentuale di violenza spesso non dipende dalla forza fisica, ma dall’aspetto psicologico. Ad esempio Walker e colleghi [13] riportarono che l’80% delle vittime maschili di stupro che avevano analizzato non resistettero all’attacco durante lo stupro perché rimasero congelate dalla paura e dall’impotenza per lo shock, specialmente quando venivano fatte minacce contro la loro vita. Questi risultati non erano influenzati dal fatto che la vittima avesse fatto un qualsiasi tipo di allenamento al combattimento o alle arti marziali prima della violenza.
    Inoltre le donne che fanno violenza fisica (e perché mai dovrebbe essere diverso per quella sessuale?), essendo consapevoli della loro forza minore, usano maggiormente (rispetto ai perpetratori uomini) armi od oggetti per sovrastare la potenza corporea della vittima [14].
    In aggiunta, è possibile usare minacce verbali o ritorsioni per costringere un uomo ad andare a letto con una donna o anche approfittare di un uomo in stato di perdita di coscienza o di intossicamento (ad esempio ubriacandolo o drogandolo fino al punto in cui non è più in grado di dare il suo consenso). Anche in questi casi il fattore forza fisica non conta più.

     

    • Non è grave come quello sulle donne, sicuramente sarà usata di meno la violenza fisica e più altri mezzi!

    I casi in cui è stato analizzato l’uso di diverse strategie (minacce e violenza fisica) nello stupro rivelano che la forza fisica era usata nella stessa percentuale sia da uomini che da donne [7].
    Addirittura vi sono ricerche che indicano che i maschi avrebbero maggiore probabilità di sperimentare livelli gravi di coercizione sessuale rispetto alle femmine [15], il che fa capire come sia questi studi che quelli che mostrano una maggiore gravità della violenza sessuale subita da donne mostrano in realtà normali variazioni di una media tendenzialmente paritaria tra uomini e donne nell’utilizzo della violenza grave.

     

    • E’ meno traumatico!

    Non è vero. Orman già nel 1985 riportò le esperienze di diverse vittime maschili di violenza sessuale femminile e affermò che ogni uomo trovava la violenza eterosessuale subita estremamente traumatica, vedeva l’abuso come un atto di aggressione piuttosto che come un atto sessuale, mostrò sintomi del disturbo post-traumatico da stress, il proprio funzionamento sessuale ne risultò compromesso ed emerse in ciascuno di loro una forte avversione al sesso [16]. Questi stessi sintomi furono trovati in vittime femminili di stupro [17], il che dimostra che lo stupro eterosessuale da parte di una donna contro un uomo non sia meno traumatico dello stupro di una donna da parte di un uomo.

     

    • Allora perché alcuni studi non mostrano questa parità?

    Per diversi motivi, tra cui i principali sono i seguenti:

    La definizione di stupro esclude le vittime maschili di violenza sessuale

    La definizione di stupro dell’FBI è: la penetrazione, non importa quanto lieve, della vagina o dell’ano con qualsiasi parte del corpo od oggetto, o la penetrazione orale da un organo sessuale di un’altra persona, senza il consenso della vittima”.
    Questa è già la nuova definizione entrata in vigore nel 2013, la precedente era: “la conoscenza carnale di una femmina con la forza e contro la sua volontà” [18].
    Inoltre uno dei primi sondaggi nazionali statunitensi a rivolgersi sia a vittime maschili che femminili, il “National Intimate Partner and Sexual Violence Survey” (NISVS) dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), distinse tra “stupro” e “made to penetrate” (forzare a penetrare). Infatti si può notare come nei 12 mesi precedenti il 2010, la percentuale di “made to penetrate” per gli uomini fosse pari a quella degli “stupri” per le donne [19], e l’anno successivo si ebbero risultati simili, sebbene con un piccolo aumento delle vittime maschili (nei 12 mesi precedenti le stime erano 1,7% di “made to penetrate” per gli uomini rispetto a 1,6% di “stupri” per le donne) [20].
    Infine, Mary P. Koss, la creatrice del Sexual Experiences Survey (SES), uno dei più usati questionari sulla violenza sessuale, affermò a più riprese di aver volontariamente escluso le vittime maschili con violentatrici donne dalla definizione. Leggiamo infatti:

    “Abbiamo lavorato diligentemente per sviluppare item di testo che catturassero il senso di pressione degli uomini ad avere rapporti sessuali e indirizzassero le loro risposte in una categoria appropriata di coercizione al posto di quella di stupro. [21]

    e ancora:

    “Anche se la considerazione delle vittime maschili è nel campo di applicazione degli statuti legali, è importante limitare il termine stupro ai casi in cui le vittime di sesso maschile sono state penetrate da criminali. Non è opportuno considerare come vittima di stupro un uomo che è coinvolto in un rapporto sessuale indesiderato con una donna. [22].

     

    – L’impostazione dei questionari

    Come abbiamo appena visto, il modo in cui sono attualmente organizzati i questionari inficia le stime degli stupri maschili. Questo però non riguarda solo gli studi di Mary Koss e di chi ha ripreso la sua metodologia.
    Infatti, uno studio del 2006 ha mostrato che il tipo di impostazione del questionario modifica le risposte dei partecipanti riguardo alla violenza sessuale. Ad esempio, limitando la risposta a una scelta dicotomica (sì/no) appariva una differenza sostanziale tra i generi nella perpetrazione (47% maschile vs 3% femminile), mentre con un approccio più corretto e dettagliato come quello a categorie le differenze non erano più significative tra i sessi (26% maschile vs 22% femminile) [23].

     

    – Il fenomeno dell’underreporting

    Ovvero le vittime maschili tendono a segnalare molto meno ciò che hanno subito per paura di non essere credute o di essere derise e quindi spesso sono sottoriportate rispetto alla realtà.

     

    – Il fatto che molti questionari si rivolgano esclusivamente a donne o usino termini genderizzati in cui la donna è per forza la vittima e l’uomo per forza il perpetratore e mai viceversa

     

    – Volontarie alterazioni dei dati

    Molti paper hanno mostrato l’esistenza di una volontaria alterazione dei dati nell’ambito della ricerca domestica per non mostrare come vi sia una parità di vittime maschili e femminili. E’ inutile dire che è molto probabile che tali strategie siano state applicate anche per qualcosa di ancora più genderizzato come lo stupro. Elenchiamo alcuni di questi metodi [24]:

    Metodo 1. Nascondere l’evidenza. I ricercatori che hanno un impegno ideologico a sostenere l’idea secondo cui gli uomini sarebbero gli unici colpevoli di violenza spesso nascondono l’evidenza che contraddice la loro idea. Fra i ricercatori non allineati all’ideologia molti hanno nascosto risultati che mostrano che uomini e donne sono violenti in egual misura per evitare di diventare vittime di accuse al vitriolio ed ostracismo. Quindi molti ricercatori hanno pubblicato solo dati su maschi violenti e femmine vittime, omettendo deliberatamente maschi vittime e femmine violente.

    Metodo 2. Evitare di ottenere dati inconsistenti con la teoria della “dominazione patriarcale”. Nelle indagini statistiche, questo metodo di manipolazione consiste nel chiedere alle donne delle violenze subite da uomini, ma evitare di chiedere se hanno commesso violenze.

    Metodo 3. Citare solo studi in cui gli uomini sono violenti. Per esempio le pubblicazioni del dipartimento di giustizia USA citano quasi sempre lo studio del National Crime Victimization, che assume predominanza maschile nella violenza domestica. Ignorano però che il dipartimento di giustizia (DoJ) pubblicò delle critiche, che hanno portato ad una revisione dell’indagine per correggere il bias. Tuttavia, la revisione è stata solo parzialmente andata a buon fine, ma ancora continuano a citare questo vecchio articolo ignorando i più recenti e accurati studi finanziati dello stesso DoJ che trovano simmetria di genere.

    Metodo 4. Concludere che i risultati supportano l’idea di una prevalenza maschile di perpetratori quando ciò è falso.

    Metodo 5. Creare evidenza per citazione. Si tratta del cosiddetto “effetto woozle” [un animale inesistente dei cartoni animati di Winnie the Pooh]. Si crea quando numerose citazioni di pubblicazioni passate che non contengono evidenze scientifiche ci ingannano nel credere che questa evidenza esista. Per esempio, articoli successivi citano uno studio di Kernsmith e uno dell’ONU come evidenza che le donne agiscono soprattutto in autodifesa, che è l’opposto di quello che la ricerca di Kernsmith ha trovato. Tuttavia, siccome ci sono citazioni ad un giornale scientifico e ad una rispettabile organizzazione internazionale, i lettori degli articoli successivi accettano l’affermazione come se fosse vera. La falsità diventa evidenza scientifica che viene citata e ri-citata.

    Metodo 6. Ostruire pubblicazioni e levare i fondi a ricerche che potrebbero contraddire l’idea che la dominanza maschile sia la causa della violenza domestica. Un esempio di blocco di fondi contro la ricerca che potrebbe contraddire l’ideologia secondo cui la violenza domestica è un crimine maschile, è la proposta di indagine del 2005 del National Institute of Justice: il bando diceva che non era permesso studiare la violenza sugli uomini. Un altro esempio è l’obiezione di un referee ad un collega accusato di “aver parlato della violenza domestica come un problema umano e non di un problema di genere”. Quando i punteggi assegnati dai diversi referee vengono mediati, basta che un solo referee assegni un punteggio molto basso per far sì che la proposta non venga finanziata. Altri sono stati bloccati in questo modo, per esempio Holtzworth-Munroe. Eugen Lupri, ricercatore canadese nel campo della violenza domestica, ha documentato esempi di resistenza a finanziare e pubblicare ricerca sulla violenza femminile.

    Metodo 7. Minacciare, assalire e penalizzare i ricercatori che producono risultati scientifici contrari all’ideologia di prevalenza maschile di perpetratori di violenza. Suzanne Steinmetz fece l’errore di pubblicare un libro ed articoli che mostravano chiaramente come uomini e donne fossero violenti in egual misura. L’odio si concretizzò in minacce di bombe al matrimonio di sua figlia, è stata vittima di una campagna per negarle il posto e stroncarle la carriera universitaria alla University of Delaware. 20 anni dopo lo stesso è accaduto ad un ricercatore all’University of Manitoba la cui tesi dimostrò che uomini e donne sono violenti in egual misura: gli hanno impedito la promozione ed il posto.

     

    Riferimenti Bibliografici:

    [1] Sarrel PM, Masters WH. Sexual molestation of men by women. Arch Sex Behav. 1982 Apr;11(2):117-31.
    [2] Levin RJ, van Berlo W. Sexual arousal and orgasm in subjects who experience forced or non-consensual sexual stimulation — a review. J Clin Forensic Med. 2004 Apr;11(2):82-8.
    [3] Ybarra ML, Mitchell KJ. Prevalence rates of male and female sexual violence perpetrators in a national sample of adolescents. JAMA Pediatr. 2013 Dec;167(12):1125-34.
    [4] http://it.avoiceformen.com/misandria/violenze-sessuali-femminili-contro-gli-uomini-qualche-dato/
    [5] Safeguarding Teenage Intimate Relationships (STIR). Briefing Paper 2: Incidence Rates and Impact of Experiencing Interpersonal Violence and Abuse in Young People’s Relationships.
    [6] Costa D, Soares J, Lindert J, Hatzidimitriadou E, Sundin Ö, Toth O, Ioannidi-Kapolo E, Barros H. Intimate partner violence: a study in men and women from six European countries. Int J Public Health. 2015 May;60(4):467-78.
    [7] Agardh A, Tumwine G, Asamoah BO, Cantor-Graae E (2012) The Invisible Suffering: Sexual Coercion, Interpersonal Violence, and Mental Health – A Cross-Sectional Study among University Students in South-Western Uganda. PLoS ONE 7(12): e51424.
    [8] Waldner LK, Vaden-Goad L, Sikka A. Sexual Coercion in India: an exploratory analysis using demographic variables. Arch Sex Behav. 1999 Dec;28(6):523-38.
    [9] Bancroft, J. (1980). Psychophysiology of sexual dysfunction. In L. Van Praag (Ed.), Handbook of biological psychiatry (pp. 359–392). New York: Marcel Dekker.
    [10] Bownes IT, O’Gorman EC. Assailants’ sexual dysfunction during rape reported by their victims. Med Sci Law. 1991 Oct;31(4):322-8.
    [11] Embry R & Lyons Jr. PM. (2012) Sex-based sentencing: sentencing discrepancies between male and female sex offenders. Feminist Criminology, 7(2):146-162.
    [12] http://law.justia.com/cases/california/court-of-appeal/4th/50/842.html
    [13] Walker J, Archer J, Davies M. Effects of rape on men: a descriptive analysis. Arch Sex Behav. 2005 Feb;34(1):69-80.
    [14] Busch, A. L., and Rosenberg, M. S. (2004). Comparing women and men arrested for domestic violence: A preliminary report. Journal of Family Violence, 19(1), 49-57.
    [15] Fiebert, M. S., & Osburn, K. (2001). Effect of gender and ethnicity on self reports of mild, moderate and severe sexual coercion. Sexuality & Culture, 5, (2), 3-11.
    [16] Orman, R. (1985). Women raping men: A male secret. Unpublished manuscript.
    [17] Burgess AW, Holmstrom LL. Rape trauma syndrome. Am J Psychiatry. 1974 Sep;131(9):981-6.
    [18] https://www.fbi.gov/about-us/cjis/ucr/crime-in-the-u.s/2013/crime-in-the-u.s.-2013/violent-crime/rape
    [19] Black, M.C., Basile, K.C., Breiding, M.J., Smith, S.G., Walters, M.L., Merrick, M.T., Chen, J., & Stevens, M.R. (2011). The National Intimate Partner and Sexual Violence Survey (NISVS): 2010 Summary Report. Atlanta, GA: National Center for Injury Prevention and Control, Centers for Disease Control and Prevention.
    [20] Breiding MJ, Smith SG, Basile KC, Walters ML, Chen J, Merrick MT. Prevalence and characteristics of sexual violence, stalking, and intimate partner violence victimization–national intimate partner and sexual violence survey, United States, 2011. MMWR Surveill Summ. 2014 Sep 5;63(8):1-18.
    [21] Koss, M.P., Abbey, A., Campbell, R., Cook, S., Norris, J., Testa, M., Ullman, S., West, C., White, J. (2007). Revising the SES: A collaborative process to improve assessment of sexual aggression and victimization. Psychology of Women Quarterly, 31, 357-370.
    [22] Koss MP. Detecting the Scope of Rape. A Review of Prevalence Research Methods. J Interpers Violence. 1993;8(2):198–222.
    [23] Hamby S, Sugarman DB, Boney-McCoy S. Does questionnaire format impact reported partner violence rates?: An experimental study. Violence Vict. 2006 Aug;21(4):507-18.
    [24] Strauss, Murray A. (2007). Processes Explaining the Concealment and Distortion of Evidence on Gender Symmetry in Partner Violence. European Journal on Criminal Policy and Research 74 (13): 227–232.

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