Archivi del mese: dicembre 2015

I Paesi più sviluppati hanno differenze tra i sessi più marcate? Ma anche no!

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Sta girando molto in rete la teoria per cui i paesi più sviluppati sarebbero quelli che hanno differenze tra i sessi più marcati. Secondo questo ragionamento, le maggiori differenze in Paesi più “liberi” sarebbero indice di una maggiore innatezza delle differenze.

A parte l’analisi neurobiologica che smentisce tale assunto, vi sono stati contributi a livello della ricerca in psicologia che hanno mostrato come tale idea fosse sbagliata.

Come spiega il sito dell’American Psychological Association, la ricerca in psicologia attualmente sostiene la gender similarities hypothesis, ovvero:

Studies show that one’s sex has little or no bearing on personality, cognition and leadership.
[…] The analysis presented evidence that gender differences fluctuate with age, growing smaller or larger at different times in the life span. This fluctuation indicates again that any differences are not stable.
[…] Media depictions of men and women as fundamentally “different” appear to perpetuate misconceptions – despite the lack of evidence. The resulting “urban legends” of gender difference can affect men and women at work and at home, as parents and as partners. As an example, workplace studies show that women who go against the caring, nurturing feminine stereotype may pay dearly for it when being hired or evaluated. And when it comes to personal relationships, best-selling books and popular magazines often claim that women and men don’t get along because they communicate too differently. Hyde suggests instead that men and women stop talking prematurely because they have been led to believe that they can’t change supposedly “innate” sex-based traits.
Hyde has observed that children also suffer the consequences of exaggerated claims of gender difference — for example, the widespread belief that boys are better than girls in math. However, according to her meta-analysis, boys and girls perform equally well in math until high school, at which point boys do gain a small advantage. That may not reflect biology as much as social expectations, many psychologists believe. For example, the original Teen Talk Barbie ™, before she was pulled from the market after consumer protest, said, “Math class is tough.” [1]

Ma andiamo ad analizzare un paper fondamentale per questa teoria, quello di Hyde, che è stato una review di 46 meta-analisi (che a loro volta sono “studi” che analizzano un’ulteriore mole di studi). Questo è stato il risultato:
“Results from a review of 46 meta-analyses support the gender similarities hypothesis. Gender differences can vary substantially in magnitude at different ages and depend on the context in which measurement occurs. Overinflated claims of gender differences carry substantial costs in areas such as the workplace and relationships.” [2]
Come vediamo, dunque, il contesto modifica la somiglianza. Vale a dire, in ambienti (e quindi anche in Paesi) dove c’è maggiore parità, c’è maggiore uguaglianza.

Autori come Archer, Lippa, Davies e Shackelford – accademici che hanno basato le proprie carriere sulla differenza tra i sessi – hanno criticato questi risultati, ma l’autrice ha contro-risposto, mostrando come le critiche fossero infondate e che “la miglior disponibile evidenza scientifica continua a supportare la gender similarities hypothesis” [3].

Un’altra meta-analisi del 2010, che analizzava gli studi tra il 1993 e il 2007, affrontava l’argomento sessualità. In essa, la maggioranza delle attitudini e dei comportamenti sessuali non presentavano differenze significative. Nelle poche differenze riscontrate, le nazioni e i gruppi etnici con maggiore parità di genere avevano differenze più piccole rispetto a quelli con minore parità di genere. [4]

Un paper del 2011 pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology ha poi mostrato che sia uomini che donne erano motivati ugualmente a fare sesso. Semplicemente gli uomini anticipavano che il sesso occasionale sarebbe stato piacevole, mentre le donne non anticipavano che il sesso occasionale sarebbe stato piacevole, a meno che un numero di condizioni fossero raggiunte, come il sentirsi al sicuro e il credere che il partner sia bravo a letto [5]. Tutte queste condizioni sono aspettative e paure indotte dalla società.

Per quanto riguarda invece la matematica, una meta-analisi su Psychological Bulletin di 242 studi pubblicati tra il 1990 e il 2007, rappresentante un campione totale di 1.286.350 persone, mostrò che maschi e femmine avevano performance simili nell’ambito della matematica [6].

Un’ulteriore metanalisi rappresentante un campione di 493.495 studenti tra i 14 e i 16 anni di età di 69 Nazioni diverse, mostrò differenze minime tra i sessi e fece notare come la parità nell’accesso a scuola, la quota di donne nei posti di lavoro nella ricerca e la rappresentanza parlamentare femminile aiutavano ad avere parità tra maschi e femmine nei risultati in matematica [7].

Infine, per essere brevi (nonostante ci sarebbero molti altri paper da analizzare), nel 2015 Zell e colleghi hanno pubblicato su American Psychologist una “metasintesi”, ovvero una meta-analisi di 106 ulteriori meta-analisi, trovando differenze poco significative [8].

Per riassumere la mole di dati, possiamo dire che in definitiva le differenze psicologiche tra i sessi sono o non esistenti o poco significative, e dove sono poco significative tendono a diminuire in ambienti improntati alla parità di genere e alla lotta agli stereotipi di genere. Dunque la credenza per cui le Nazioni più sviluppate avrebbero una maggiore differenza tra i sessi è infondata e non supportata scientificamente.

Riferimenti bibliografici:

[1] American Psychological. Men and Women: No Big Difference. October 20, 2005 – http://www.apa.org/research/action/difference.aspx
[2] Hyde JS. The gender similarities hypothesis. Am Psychol. 2005 Sep;60(6):581-92.
[3] Hyde J. S. Gender similarities still rule. American Psychologist, Vol 61(6), Sep 2006, 641-642.
[4] Petersen JL, Hyde JS. A meta-analytic review of research on gender differences in sexuality, 1993-2007. Psychol Bull. 2010 Jan;136(1):21-38.
[5] Conley TD. Perceived proposer personality characteristics and gender differences in acceptance of casual sex offers. J Pers Soc Psychol. 2011 Feb;100(2):309-29.
[6] Lindberg SM, Hyde JS, Petersen JL, Linn MC. New trends in gender and mathematics performance: a meta-analysis. Psychol Bull. 2010 Nov;136(6):1123-35.
[7] Else-Quest NM, Hyde JS, Linn MC. Cross-national patterns of gender differences in mathematics: a meta-analysis. Psychol Bull. 2010 Jan;136(1):103-27.
[8] Zell, Ethan; Krizan, Zlatan; Teeter, Sabrina R. Evaluating gender similarities and differences using metasynthesis. American Psychologist, Vol 70(1), Jan 2015, 10-20.
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Lo stalking è grave ma non è… di genere!

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Spesso si parla di stalking come un fenomeno genderizzato, effettuato principalmente da uomini nei confronti di donne. In realtà la questione è molto più complessa, la violenza infatti non ha sesso e all’incirca la metà degli stalker sono di sesso femminile.

Per dimostrarlo, riporto come al solito un elenco di studi in proposito:

  • Un articolo su Psychology and Law afferma che non vi era una differenza significativa tra vittime maschili (29%) e femminili (31%) di stalking. [1]
  • In uno studio di Spitzberg e colleghi “le analisi indicano che i maschi e le femmine non erano vittimizzati diversamente. [2]
  • Una ricerca del 2000 non ha trovato differenze significative tra uomini e donne nell’incidenza di intrusioni relazionali ossessive (ossia stalking). [3]
  • Uno studio del 2000 di Sinclair & Frieze afferma:
    “L’analisi fattoriale ha rivelato sei raggruppamenti di comportamenti in risposta a un corteggiamento non corrisposto: approccio, sorveglianza, intimidazione, danneggiare se stessi, abuso verbale/danni fisici miti, e danni fisici estremi. E’ stato riportato che il comportamento di approccio era usato più spesso dagli uomini, ma non c’erano differenze significative tra uomini e donne nella prevalenza auto-riferita di altri tipi di comportamenti di corteggiamento”. [4]
  • Haugaard e Seri, in un paper del 2003, rivelano che, in un campione di adolescenti, non vi erano differenze di genere in chi iniziava contatti intrusivi (cioè atti di stalking). [5]
  • Un paper del 2004 afferma:
    Non abbiamo trovato alcuna associazione tra il sesso e l’iniziare un contatto intrusivo; ciò è simile ai risultati di Langhinrichsen-Rohling et al. (2000). Inoltre, non abbiamo trovato differenze nei tipi di contatto intrusivo iniziato dalle femmine e dai maschi.
    I maschi, ad esempio, non intraprendevano contatti intrusivi caratterizzati come più aggressivi o più personalmente confrontivi delle femmine.
    Così, i nostri dati suggeriscono che maschi e femmine intraprendono contatti intrusivi che sono simili in natura e frequenza”.
    [6]
  • Uno studio del 2005 su Psychology of Women Quarterly mostra come gli uomini siano in leggera maggioranza nei comportamenti di stalking durante il corteggiamento, mentre le donne in leggera maggioranza nei comportamenti di stalking a seguito della rottura della relazione. [7]
  • Leila Dutton e Barbara Winstread nel loro articolo del 2006 rivelano che non vi era alcuna differenza tra uomini e donne nel riportare comportamenti di ricerca sgraditi (ovvero stalking), anche se le stalker donne erano più controllanti e facevano più male ai loro target rispetto agli stalker uomini. [8]
  • Christine M. Englebrecht della Bowling Green State University e Bradford W. Reyns della Weber State University hanno mostrato come gli uomini avevano soglie più alte delle donne nel definirsi vittime di stalking. Utilizzando però un approccio metodologico più sensibile ad evitare questi bias si è notato come il 40% degli uomini e il 39% delle donne potessero essere definiti vittime di stalking. [9]
  • Una ricerca del 2012 condotta da Carleen Thompson, Susan Dennison e Anna Stewart, tre ricercatrici della Griffith University (School of Criminology and Criminal Justice) di Brisbane, ha dimostrato che non vi era differenza tra uomini e donne nella violenza grave durante lo stalking, mentre per quanto riguardava la violenza moderata, era operata in maggior numero da stalker donne. Inoltre, sia stalker uomini che donne erano più pronti a giustificare il comportamento di stalking se effettuato da una donna che se effettuato da un uomo.
    Questo stesso studio afferma che i motivi per cui il fenomeno dello stalking femminile è poco riconosciuto sono:
    a) gli uomini tendono di meno ad identificarsi come vittime di stalking pur essendolo;
    b) gli uomini riportano di meno comportamenti di stalking alla polizia;
    c) gli uomini riportano di meno emozioni come la paura, indipendentemente dalla gravità dell’atto subito.
    In aggiunta, molte ricerche che mostrano una maggioranza di uomini tra gli stalker hanno un bias: sono infatti compiuti basandosi su risposte soggettive come la percezione della paura.
    Quando si omettono simili valori soggettivi e ci si focalizza sui comportamenti di stalking, le vittime maschili e le stalker donne aumentano considerevolmente. [10]
  • In uno studio del 2013 sulla rivista Violence and Victims, le donne erano in maggiore frequenza autrici di cyberstalking. [11]

 

Riferimenti Bibliografici:

1. [Adelma M. Hills & Jacqueline L Taplin. (1998). Anticipated responses tostalking: Effect of threat and target‐stalker relationship. Psychiatry, Psychology and Law, 5:1,139-146.]

2. [Spitzberg, B. H., Nicastro, A. M., & Cousins, A. V. (1998). Exploring the interactional phenomenon of stalking and obsessive relational intrusion. Communication Reports, 11, 33–48.]

3. [Cupach WR, Spitzberg BH. Obsessive relational intrusion: incidence, perceived severity, and coping. Violence Vict. 2000 Winter;15(4):357-72.]

4. [Sinclair HC, Frieze IH. Initial courtship behavior and stalking: how should we draw the line? Violence Vict. 2000 Spring;15(1):23-40.]

5. [Haugaard JJ, Seri LG. Stalking and other forms of intrusive contact after the dissolution of adolescent dating or romantic relationships. Violence Vict. 2003 Jun;18(3):279-97.]

6. [Haugaard, J.J. and Seri, L.G. (2004). Stalking and other forms of intrusive contact among adolescents and young adults from the perspective of the person initiating the intrusive contact. Criminal Justice and Behavior, 31, 37-54.]

7. [Williams, S. L., & Frieze, I. H. (2005). Courtship behaviors, relationship violence, and breakup persistence in college men and women. Psychology of Women Quarterly, 29, 248–257.]

8. [Dutton, L. B. and Winstead, B. A. (2006). Predicting unwanted pursuit: Attachment relationship satisfaction, relationship alternatives and break-up distress. Journal of Social and Personal Relationships, 23, 565-586.]

9. [Englebrecht CM, Reyns BW. Gender differences in acknowledgment of stalking victimization: results from the NCVS stalking supplement. Violence Vict. 2011;26(5):560-79.]

10. [Thompson C.M., Dennison S.M., Stewart A. Are Female Stalkers More Violent Than Male Stalkers? Understanding Gender Differences in Stalking Violence Using Contemporary Sociocultural Beliefs. Sex Roles, 2012 , 66, 351–365.]

11. [Strawhun J, Adams N, Huss MT. The assessment of cyberstalking: an expanded examination including social networking, attachment, jealousy, and anger in relation to violence and abuse. Violence Vict. 2013;28(4):715-30.]