Non chiamatelo Patriarcato, è Bisessismo!

In questo articolo vorremmo spiegare perché, secondo noi, il sessismo non ha origine dal “patriarcato” o “dominazione maschile”, ma da un sistema culturale, pertanto sorretto da tutti, uomini e donne, che va a danneggiare uomini e donne nella stessa maniera, in maniera analoga o addirittura complementare, e che chiameremo “Bisessismo”. Citando Warren Farrell, l’unico uomo ad essere stato eletto tre volte nel consiglio direttivo della più grande associazione per i diritti femminili negli USA:
“Sessismo? Oppure bisessismo? Sto forse suggerendo che il sessismo era una strada a doppio senso? Ebbene, sì. Noi pensiamo al sessismo come a qualcosa che per secoli ha reso le donne meno potenti degli uomini. In realtà, per secoli nessun sesso ha avuto il potere. Ognuno aveva piuttosto il proprio ruolo: lei aveva il compito di creare una famiglia, lui di proteggerla. Lei doveva preparare il cibo, lui doveva procurarselo. Se tutti e due i sessi avevano ruoli delimitati, non è esatto parlare di sessismo […]. Abbiamo dunque vissuto non in un mondo sessista, ma in un mondo bisessista.”

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Per iniziare, spieghiamo qual è la nostra visione sul pensiero che sta alla base della misoginia e della misandria:

L’uomo nella nostra società è visto come “agente”, la donna come “agito”, l’uomo come “forte”, la donna come “debole”. Da essi poi derivano tutti gli altri ruoli che abbiamo.
Da questo punto di vista, quand’è che vi è una situazione sfavorevole per la persona? Quando accetta il proprio ruolo? No, anzi, quando si ribella ad esso.

La donna viene ostacolata, vessata, ecc. quando si comporta nel modo che i ruoli di genere ritengono sia “da maschi”.
La donna che vuole lavorare (azione->forza->maschio), viene ostracizzata; la donna che vuole entrare nell’esercito (forza->maschio) allo stesso modo; la donna che vuole decidere sul suo corpo, attraverso quella che viene considerata un’azione violenta (sebbene non lo sia) verso l’embrione (azione violenta->forza->maschio), e così via.
La donna viene vista come debole, quindi come vittima. Quando la vittima si ribella, quando prende in mano la sua vita, la società la ributta nella sua condizione di debolezza, o almeno cerca di farlo.

Quand’è che il sistema dei ruoli di genere colpisce gli uomini? Nello stesso modo, quando questi ultimi agiscono “da femmine”.
Quando un bambino piange, cosa gli diciamo? “Comportati da uomo”, “gli uomini non piangono”. Il bambino e il futuro uomo vengono educati a non chiedere aiuto. In cosa si trasforma questo? Maggioranza dei suicidi [1].
“Comportati da uomo” veniva detto anche alle persone che si rifiutavano di morire sul Titanic, ordinando loro di lasciare il posto alle donne. L’uomo è eroe, ma un eroismo imposto è un omicidio.
La gloria è maschile, ma lo è anche una gloria imposta, quella della leva obbligatoria maschile ancora in molti Paesi, che è considerata da molti organi internazionali un vero e proprio genocidio di genere.
Lo stesso accade con il caso dei comportamenti a rischio, ad esempio i lavori “da vero uomo” sono quelli più rischiosi: gli uomini infatti sono il 90% circa dei morti sul lavoro [2].
Cosa si dice infatti a un uomo che rifiuta un lavoro rischioso? Che è uno sfaticato. Lo diremmo a una donna? Assolutamente no.
L’uomo vittima (debolezza->vittima->donna) di violenza domestica fino a pochi secoli fa veniva messo su un asino dalla parte della coda e portato per il villaggio, dove veniva deriso, sputato e insultato [3].
L’uomo vittima di violenza sessuale è ancora più sconosciuto o peggio denigrato: gli si dice “ti è piaciuto”, “che fortunato che sei”, ecc., perchè l’uomo è quello che propone, la donna è quella che accetta o rifiuta. L’uomo non può rifiutare, non è nel suo ruolo, l’uomo deve volere, proporre, chiedere, sempre. L’uomo che rifiuta non è concepito dalla società.
L’uomo è per i ruoli deputato a lavorare, la donna a stare con i bambini. Questo si traduce con un affidamento quasi automatico alla madre nei casi di divorzio e non piuttosto una bigenitorialità con affido condiviso [4].
L’uomo è forte, quindi è violento, e dunque se accade un crimine, c’è più possibilità che venga incarcerato un uomo rispetto a una donna, e gli uomini hanno sentenze più lunghe rispetto alle donne. Questo stesso pregiudizio avviene anche nei confronti dei neri, che a parità di reato hanno pene maggiori. Questo pregiudizio si traduce dunque in un “sessismo giuridico” [5], che si riflette anche – ad esempio – nei casi di violenza domestica sugli uomini in cui la vittima maschile che chiama la polizia viene arrestata al posto dell’autrice dell’abuso [6].
L’uomo viene visto come forte, quindi come violento e mai come vittima. Quando rigetta la forza, la società lo ributta nella sua condizione di forza, e ciò significa anche morte nel caso dei suicidi o della leva obbligatoria.

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Paradossalmente, all’origine di tutto ciò vi è anche l’omofobia e la transfobia. Perchè l’uomo gay viene ostracizzato, insultato, ecc.? Perchè rifiuta un ruolo eteronormativo “da uomo” e arriva ad assumere un comportamento che la società reputa “da donna” (le donne etero amano gli uomini->gli uomini gay amano gli uomini->si comportano da donne). Stessa cosa per le transgender MtF, mentre viceversa è per le lesbiche e gli FtM. Quindi la misoginia è alla base dell’omofobia verso le lesbiche e la transfobia verso gli FtM e la misandria alla base dell’omofobia verso i gay e le MtF.
C’è chi dice che noi gay siamo discriminati in quanto “il ruolo della donna è visto male dalla società”, ma non è possibile perchè seguendo questa logica tutte le discriminazioni in cui la donna va oltre il suo ruolo indicherebbero un odio della società verso il ruolo dell’uomo.
Ecco spiegata la fallacia logica per cui gli uomini gay sarebbero “vittime di misoginia, perchè la società odia i tratti femminili”, che equivale a dire: “le donne lesbiche sono vittime di misandria perchè la società odia i tratti maschili” ed entrambe sono affermazioni eterosessiste perchè non è neanche detto che una persona omosessuale debba assumere tratti del sesso opposto.
O ancora una donna in carriera è discriminata perchè va contro i ruoli di genere e un uomo che fa lavori di cura allo stesso modo. Dire che l’uomo in questo caso è vittima di misoginia perchè assume un ruolo di genere femminile è come dire che la donna è vittima di misandria perchè assume un ruolo di genere maschile.
Una donna troppo libertina (o che ha caratteristiche che vengono pensate come “troppo libertine”, ad esempio il mettere troppo trucco, le scollature, ecc.) viene vista male perchè va contro il ruolo di genere femminile della donna che non fa approcci ma li attende. Allo stesso modo un uomo troppo riservato, che non vuole fare sesso, ecc. è chiamato “sfigato”, “frocio”, e con altri appellativi denigratori perchè va contro il ruolo di genere maschile dell’uomo che deve essere “playboy” o comunque approcciare. Dire che quest’ultimo è vittima di misoginia perchè assume un ruolo di genere femminile è come dire che la donna è vittima di misandria perchè assume un ruolo di genere maschile.

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Introdotta la nostra posizione, rispondiamo adesso alle principali obiezioni in merito:

  • “La misandria non esiste, le discriminazioni contro gli uomini sono state decise da leggi approvate dagli stessi uomini! Al massimo è colpa del patriarcato, cioè degli uomini stessi!”
    E’ vero, gli uomini sono a capo dei governi, ma non per questo la società opprime le donne e non gli uomini. I governi infatti sono composti da persone che condividono un ambiente culturale, quello dei ruoli di genere, che permea tutti gli strati della società e agiscono riperpetrandolo. I ruoli di genere sono culturalmente condivisi, ovvero sono sostenuti da tutti, uomini e donne, chi sta al potere segue la linea d’azione della propria cultura, e la cultura la creiamo tutti noi.
    Ad esempio una legge può essere misogina, anche se creata da una donna: si parla di misoginia interiorizzata, proprio perchè ci rendiamo conto che la donna in questione ha solo riflesso un sentire comune, e che è la cultura alla base a rendere possibile l’atto e a partorire una legge sessista. Perché dunque non parliamo di misandria interiorizzata nei confronti degli uomini che hanno votato leggi sessiste? Dovremmo, a nostro avviso.
    Inoltre non è vero che i problemi degli uomini sono dovuti al patriarcato, perché:
    1) il patriarcato è il governo, ovvero una posizione derivante dai ruoli di genere, quindi questi ultimi per mettere gli uomini a capo di una nazione (ma anche agli strati più bassi, come i senzatetto, nella stragrande maggioranza uomini) devono precedere il patriarcato stesso, ergo sono collocabili non nel patriarcato, ovvero non coincidono con il governo, ma sono culturali, ergo sono collettivamente condivisi sia da uomini che da donne.
    2) Se con patriarcato indichiamo l’atto di taluni uomini nell’opprimere le donne e lo allarghiamo con le varie scuse che certe femministe dicono per indicarne l’origine anche di problemi maschili, diventa l’atto di tutti nell’opprimere tutti. Ad esempio, se aggiungiamo che “il patriarcato fa male anche agli uomini”, gli uomini possono opprimere gli uomini; se aggiungiamo che esistono donne che danno sostegno al patriarcato, le donne possono opprimere gli uomini; se aggiungiamo che esistono donne che hanno “internalizzato il sessismo”, le donne possono opprimere le donne.
    Come detto prima, si passa da una visione in cui “gli uomini opprimono le donne” a una in cui “la gente opprime altra gente”. Ergo il termine patriarcato smette di aver senso.
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  • “Ok, esistono discriminazioni maschili, ma è colpa del patriarcato che si è rivoltato contro gli uomini!”
    Siamo soliti chiamarla anche “teoria del proiettile vagante”: si presuppone (senza prove, tra l’altro) a priori che le discriminazioni contro gli uomini in realtà sarebbero state rivolte verso le donne, ma qualcosa non è stato ben calcolato e puff… l’atto inizialmente diretto alle donne si è rivolto contro gli uomini!
    Già vedendola così ci si rende conto che si tratta di quanto sia ridicola come ipotesi, ma soprattutto non tiene conto che una simile prospettiva può essere rovesciata: possiamo infatti ritenere allo stesso modo che le discriminazioni contro le donne siano in realtà discriminazioni contro gli uomini dettate dal ginocentrismo della società, per cui l’uomo è quello che deve proteggere la donna e il privilegio femminile di essere protette talvolta è degenerato nell’esclusione o nel possesso. Ovviamente è totalmente assurda anche questa teoria, e paradossalmente potrebbero coesistere entrambe, così come essere tutte e due fuffa, il risultato non cambia: unendo o rimuovendo ambo le ipotesi entrambi i sessi, logica vuole, risulteranno parimenti discriminati.
    Inoltre, la teoria ginocentrica non sembra forse colpevolizzante delle vittime e un modo per scaricarsi dalle responsabilità sulle questioni femminili? Non è forse come dire “è colpa delle donne per le loro questioni e quindi freghiamocene, se la sono voluta loro”? Allo stesso modo agisce anche la teoria patriarcale.

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  • “Il sessismo colpisce maggiormente le donne, basta guardare il linguaggio, è impostato al maschile, quindi fallocentrico, si lede l’importanza delle donne nella società già dalla parola!”
    Il linguaggio è impostato di default al maschile, è vero, ma questo fatto lo rende anche misandrico: proprio perché la gente e gli uomini coincidono, questi ultimi vengono invisibilizzati. Se ad esempio dico “ci sono stati 7 morti di cui 2 donne”, sto forse dando maggiore attenzione e importanza ai 5 uomini impliciti o alle 2 donne esplicitate? A queste ultime, ovviamente. Quindi dunque il linguaggio rende invisibili gli uomini e fa emergere tra la “massa informe” le donne.
    Citando Gleen Poole:
    “In generale, ci sono due ragioni per cui i media si riferiscono alla “gente”, quando ci raccontano storie:
    1) Perchè la “gente” a cui si riferiscono è un mix abbastanza omogeneo di uomini e donne.
    2) Perchè la maggioranza della “gente” di cui parlano sono uomini.
    Al contrario, sentirai molto raramente (se non mai) parlare di un gruppo di donne riferendosi ad esso come “la gente”. Puoi star certo, per esempio, che se la maggioranza della “gente” che muore in custodia della polizia fosse stata composta da donne, la storia non avrebbe più riguardato “la gente”, sarebbe diventata una storia genderizzata sulle donne o su “donne e ragazze”.
    E ancora, se la maggioranza della gente in una storia è composta da uomini, il loro genere diventa invisibile, non sono identificati come uomini, sono mascherati da “gente”. C’è un’eccezione a questa regola. Se la “gente” in questione ha perpetrato qualche efferato crimine, allora non è più “gente”, sono attori maschili in una storia genderizzata, e il fatto che siano “uomini” è spinto alla ribalta.
    Perché dunque è emerso un Movimento per i Diritti degli Uomini così in là rispetto a quello per i Diritti delle Donne? Per questo esatto motivo: i problemi degli uomini non sono mai stati visti come problemi degli uomini, ma della gente.
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  • “Il sessismo colpisce maggiormente le donne perché gli uomini sono culturalmente portati a controllare e quindi a opprimere le donne”
    Per rispondere a questa obiezione andiamo ad analizzare esattamente il costrutto che ci si presenta come giustificazione di questa affermazione: il controllo. Infatti secondo questa ipotesi, gli uomini sarebbero portati maggiormente a controllare le donne, e quindi questo porterebbe da parte loro a opprimere maggiormente le donne rispetto al contrario.
    A parte che, come abbiamo visto, la cultura è sostenuta da tutti, uomini e donne, quindi anche se fosse, l’origine dell’oppressione sarebbe comunque da attribuire sia ai maschi che alle femmine che formano la società. Ma questo risponde alla domanda “a chi dare la colpa del sessismo?”, mentre andiamo ad analizzare adesso la risposta a “chi ha maggiori ripercussioni negative dal sessismo?”.
    Secondo le statistiche nazionali statunitensi della CDC, vi è una sostanziale parità nella violenza psicologica verso il partner tra uomini e donne, anche nell’analisi del “controllo coercitivo” [7].

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    Se ciò non bastasse, uno studio del 2009 su “Evolution and Human Behavior” afferma:
    “Abbiamo trovato, contrariamente ad alcune precedenti ipotesi evolutive, che uomini e donne mostravano simili gradi di comportamenti di controllo, e che questo prediceva aggressione fisica ai partner in entrambi i sessi”. “Nel complesso, il comportamento di controllo non differiva tra i sessi ed è stato associato con l’aggressione fisica in entrambi i sessi” [8].
    In più, le analisi dei dati provenienti da 32 Nazioni (incluse non-occidentali) nell’International Dating Violence Study hanno trovato che, all’interno di una relazione di coppia, il dominio e il controllo da parte delle donne si verifica tanto spesso quanto quello da parte degli uomini e sono fortemente associati alla perpetrazione di violenza sul partner sia dalle donne che dagli uomini [9].

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  • “Il sessismo contro le donne è peggiore di quello contro gli uomini perché la società è pregiudizievolmente a favore degli uomini e contro le donne!”
    In realtà è esattamente il contrario. Ad esempio una ricerca sul Journal of Personality and Social Psychology ha trovato che sia uomini che donne tendevano ad avere un bias di favoritismo verso le donne, dovuto alle norme implicite della società [10].
    Se ciò non bastasse, la scienza riconosce due ulteriori bias cognitivi, detti Effetto “Missing White Woman” ed Effetto “Women are Wonderful”.

    L’Effetto Donna Bianca Scomparsa (o Missing White Woman nella sua formulazione originaria in lingua inglese) è il grado di copertura sproporzionato in televisione, radio, giornali e riviste riguardo ad avversità, il più delle volte un caso di persona scomparsa, che coinvolge una giovane, bianca, di classe medio-alta (spesso bionda) bella donna o ragazza. Questo grado di copertura è di solito in contrasto con casi riguardanti un maschio scomparso, o donne scomparse di altre etnie o classi socio-economiche.

    Il Professore Provost, presidente del National Center for Missing Adults, ritiene che i media tendono a concentrarsi su “damigelle in pericolo”. Tipicamente, giovani donne benestanti bianche e adolescenti [11].
    Questo effetto, hanno dimostrato ulteriori studi, si applica anche nei casi di omicidi: infatti i media danno molta più attenzione a omicidi uomo-su-donna rispetto al contrario [12].

    Per quanto concerne l’altro effetto, verso la metà degli anni ’90 un gruppo di psicologi [13] fece una ricerca su quale gruppo sociale, tra uomini e donne, venisse giudicato più positivamente. La risposta fu chiara: le donne erano viste in modo molto più positivo rispetto agli uomini, a causa di quello che viene chiamato “Women are Wonderful” Effect, “Effetto Donne Meravigliose”. Le donne venivano viste a priori come maggiormente accoglienti, solidali, empatiche e, appunto, meravigliose.

  • “Magari adesso è così, ma prima del femminismo solo le donne venivano oppresse!”
    Questo è un ulteriore mito da sfatare. Farò alcuni esempi di inizio ‘900 per mostrare come la situazione maschile, anche prima del femminismo, fosse terribile:
    1900: Louise Rutter venne portata davanti al giudice per la quinta volta per aver picchiato suo marito. Nonostante avesse comunicato la sua intenzione di rifarlo senza remore in futuro, gli furono dati solo 2 mesi in prigione e il giudice era assai riluttante nell’emettere la condanna [14].
    1912:
    Un giudice come “punizione” per una donna che picchiava ripetutamente il marito le intimò di smettere e le fece una multa di un dollaro (che corrisponde a 23,48 dollari odierni: http://www.dollartimes.com/inflation/inflation.php?amount=1&year=1914 , che sono 20,77€) [15].
    1912: Caso di una donna che sfruttò la legge per mandare in galera il marito evitando volontariamente di pagare le proprie tasse (l’uomo non era abbastanza ricco per pagargliele al posto suo). La legge infatti obbligava il marito ad essere responsabile penalmente se la moglie infrangeva una legge. Per questo andavano in prigione se loro (o le mogli stesse) non pagavano le tasse delle proprie spose [16].
    1914: Dopo che 14 donne omicide furono lasciate a piede libero dai giudici, un ministro della giustizia denunciò che era praticamente impossibile che un giudice – e questo solo in base al sesso dell’accusata – portasse all’incarcerazione di una donna [17].
    1946: Un giudice dichiara ufficialmente che è “sometimes legal” per una donna picchiare il proprio marito se lui la insulta [18].
    Oltre a ciò, invito a vedere ulteriori notizie dei primi del ‘900 riportate sui siti http://nomoremisandry.blogspot.com e http://unknownmisandry.blogspot.com/
    In aggiunta, il blog “¿Quién se beneficia de tu hombría?” (https://quiensebeneficiadetuhombria.wordpress.com), purtroppo solo in spagnolo, riporta spesso analisi delle principali discriminazioni maschili presenti nel passato e in popolazioni non-occidentali (come Iran, Afghanistan, India, Cina, Giappone, ecc.), mostrando un lato della medaglia sofferto ma di cui pochi hanno consapevolezza riconoscendolo quale oppressione di genere.
  • “Ma cosa state dicendo!? E il fatto che il reato di stupro, quando esisteva, era una bazzeccola non lo dite?!”
    In primis lo stupro su donne era inserito, secondo quanto riportato dalla
    Constitutio criminalis Bambergensis, un codice penale compilato da Giovanni di Schwarzenberg e promulgato per il territorio di Bamberga nel 1507, e dalla Constitutio criminalis Carolina, una compilazione di diritto penale pubblicata dall’imperatore Carlo V nel 1532 in Germania, nei reati capitali, assieme al ratto di donne e allo sfruttamento della prostituzione di mogli e figlie. Questi reati venivano puniti con la morte e così era anche prima ancora, in base al diritto consuetudinario del popolo germanico e degli altri popoli europei [19].
    In aggiunta, nelle leggi medievali dei Sassoni, ancora prima della conquista dei Normanni del 1066, era stabilito che la pena contro lo stupro su donne era la morte e lo smembramento, come riportato da Henry de Bracton nel suo “De Legibus et Consuetudinibus Angliae” [20].
    Mettiamo a confronto questo trattamento con quello che avevano le vittime maschili di stupro: nel migliore dei casi non vi erano leggi che tutelavano, mentre in casi peggiori si avevano delle vere e proprie gogne pubbliche.
    Prendo ad esempio quello delle vittime maschili di violenza domestica (ma penso che sia valso anche per quelle di stupro da parte di donne): nella Francia e nell’Inghilterra post-rinascimentali, la società derideva e umiliava i mariti che si pensava fossero stati maltrattati e/o dominati dalle loro mogli [21]. In Francia, per esempio, un marito “maltrattato” era trottato in giro per la città a cavallo di un asino all’indietro mentre teneva in mano la coda dell’animale. In Inghilterra, i mariti “abusati” erano legati ad un carrello e sfilavano per la città, mentre per tutto il tempo erano sottoposti allo scherno e al disprezzo della gente [22].
    Ancora oggi la maggioranza dei Paesi non contempla lo stupro come reato imputabile a una donna e, laddove succede, spesso implica una pena minore rispetto a quella che si darebbe a uno stupratore uomo. La maggior parte dei servizi antiviolenza, inoltre, non dà assistenza a vittime maschili di stupro e di violenza domestica. Ancora oggi. Nel XXI secolo.
    Qual è, alla luce di questi fatti, la categoria che ha e ha avuto meno tutele nell’ambito dello stupro? Gli uomini stuprati o le donne stuprate?
  • 9

  • “Non è vero che le donne culturalmente sostengono i ruoli che le imprigionano, si sono opposte sempre, è la forza degli uomini che le ha frenate dal richiedere i loro diritti e non la loro accettazione della cultura!”
    Le donne non si sono sempre opposte ai propri ruoli, anzi, spesso hanno accettato loro i ruoli femminili per le donne anche più di quanto gli uomini accettassero che le donne assumessero tali ruoli femminili.
    Ad esempio, nel 1975 il 56% degli uomini e solo il 48% delle donne era a favore dell’Equal Rights Amendment [23].
    Nel 1972 il 51% degli uomini e solo il 45% delle donne supportava il diritto all’aborto [24].
    Nel 1970 il 48,9% dei maschi all’interno dei college supportavano il movimento di liberazione delle donne, mentre solo il 45,4% delle donne lo faceva [25].
    Nel 1915, la maggioranza delle donne della East Coast si opponeva al voto alle donne [26].

    In un articolo della BBC si mostra come le donne indiane, rispetto agli uomini, giustifichino maggiormente la violenza sulle donne [27].

    10

    Inoltre, uno studio del 2014 dell’Unicef mostra che le femmine giustificano più dei maschi la violenza sulle donne nella maggior parte del mondo [28].

    11

    Vorremmo poi ricordare che l’infibulazione, una delle pratiche peggiori contro le donne, è compiuta da madre a figlia, e dunque implica totalmente un’accettazione della cultura dei ruoli di genere.
    In sintesi, dunque, le donne che supportano la cultura dei ruoli di genere sono in numero pari o addirittura maggiore rispetto agli uomini, e quindi pensare che siano stati questi ultimi a imporli è insensato.

  • “Il femminismo ha sempre combattuto anche per le istanze maschili e puoi essere femminista anche senza credere nel patriarcato!”
    Certamente puoi chiamarti femminista e non credere nel patriarcato, ma avendo ben presente che si tratta di una corrente nuova, quella dell’equity feminism, che la maggior parte delle altre correnti non riconosce e vede come “antifemminista”.
    Il femminismo ha avuto 3 ondate: nella seconda vi è stato l’emergere del concetto di patriarcato come substrato sociale, ma non bisogna pensare che nella prima ondata fosse molto diverso. Analizzando infatti il “documento di nascita” del femminismo, la “Dichiarazione dei Sentimenti”, anche chiamata “Convenzione di Seneca Falls”, leggiamo:
    “La storia del genere umano è una storia di ricorrenti offese e usurpazioni attuate dall’uomo nei confronti della donna, al diretto scopo di stabilire su di lei una tirannia assoluta.”
    Questa è la teoria patriarcale. Questo, quindi lega indissolubilmente la nascita del femminismo alla teoria patriarcale. D’altra parte, un cambiamento è possibile e auspicabile, ci auguriamo però che sia un cambiamento vero e non un autoilludersi credendo che le cose come sono vadano bene.


Riferimenti:

[1] Stack S, Wasserman I. Gender and suicide risk: the role of wound site. Suicide Life Threat Behav. 2009 Feb;39(1):13-20. – http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19298146
[2] European Commission. The state of men’s health in Europe report. Brussels: European Union; 2011.
[3] Steinmetz, S. K. (1980). Women and violence: Victims and perpetrators. American Journal of Psychotherapy, 34, 334-350.
[4] http://www.eurispes.eu/content/quando-separazione-e-divorzio-diventano-un-dramma-sociale
[5] Starr, Sonja B., Estimating Gender Disparities in Federal Criminal Cases (August 29, 2012). University of Michigan Law and Economics Research Paper, No. 12-018.
[6] http://www.huffingtonpost.co.uk/bob-morgan/male-domestic-violence_b_3962958.html
[7] Black, M.C., Basile, K.C., Breiding, M.J., Smith, S.G., Walters, M.L., Merrick, M.T., Chen, J., & Stevens, M.R. (2011). The National Intimate Partner and Sexual Violence Survey (NISVS): 2010 Summary Report. Atlanta, GA: National Center for Injury Prevention and Control, Centers for Disease Control and Prevention.
[8] Graham-Kevan N, Archer J. Control tactics and partner violence in heterosexual relationships. Evolution and Human Behavior. 2009;30(6):445–452.
[9] Murray A. Straus. Dominance and symmetry in partner violence by male and female university students in 32 nations. Children and Youth Services Review Volume 30, Issue 3, March 2008, Pages 252–275.
[10] Rudman LA, Goodwin SA. Gender differences in automatic in-group bias: why do women like women more than men like men? J Pers Soc Psychol. 2004 Oct;87(4):494-509.
[11] Damsels in Distress. David. Krajicek. 3. TruTV.com. July 7, 2011.
[12] Lundman, R.J. “The newsworthiness and selection bias in news about murder: comparative and relative effects of novelty and race and gender typifications on newspaper coverage of homicide.”. Sociological Forum 18 (3): 357–386.
[13] Eagly, Alice H.; Mladinic, Antonio; Otto, Stacey (1991). Are women evaluated more favorably than men? An analysis of attitudes, beliefs and emotions. Psychology of Women Quarterly 15 (2): 203–16.
[14] New York Times del 6 gennaio 1900: http://query.nytimes.com/gst/abstract.html?res=9F05EEDD1239E733A25755C0A9679C946197D6CF
[15] Giornale dell’epoca recuperato tramite Google News: https://news.google.com/newspapers?nid=1499&dat=19120531&id=U4MWAAAAIBAJ&sjid=2SAEAAAAIBAJ&pg=5783,1247905&hl=en
[16] Giornale dell’epoca recuperato tramite Google News: https://news.google.com/newspapers?nid=1499&dat=19120921&id=5JQWAAAAIBAJ&sjid=7CAEAAAAIBAJ&pg=6049,712919&hl=en
[17] Giornale dell’epoca recuperato tramite Google News: https://news.google.com/newspapers?id=BxRHAAAAIBAJ&sjid=F3sMAAAAIBAJ&pg=3144,3765563&dq=the+manner+in+which+women+who+have+committed+murder+in+this+county+have+escaped&hl=en
[18] Giornale dell’epoca recuperato tramite Google News: http://news.google.com/newspapers?nid=1144&dat=19460328&id=eTEbAAAAIBAJ&sjid=x0wEAAAAIBAJ&pg=3554,5416989
[19] Harold J. Berman. Diritto e rivoluzione. L’impatto delle riforme protestanti sulla tradizione giuridica occidentale. Vol. 2. Il Mulino, 2010, pp. 260-261.
[20] Bruce A. MacFarlane. Historical Development of the Offence of Rape. Pag. 5.
[21] Steinmetz, S. K. (1977-78). The battered husband syndrome. Victimology: An International Journal, 2, 499-509.
[22] George, M.J. (1994). Riding the donkey backwards: Men as the unacceptable victims of marital violence. The Journal of Men’s Studies, 3(2) 137-159.
[23] The Daily Times-News from Burlington, North Carolina, page 10. Thursday, May 22, 1975.
[24] The Express, Lock Haven, Pa. Page 6. Thursday, August 10, 1972.
[25] Kokomo Tribune, page 23. Wednesday, Nov. 11, 1970.
[26] San Francisco Chronicle. Thursday, October 21, 1915.
[27] Geeta Pandey. 100 Women 2014: Violence at home is India’s ‘failing’. BBC News India, 29 October 2014 – www.bbc.com/news/world-asia-india-29708612
[28] United Nations Children’s Fund. Hidden in Plain Sight: A statistical analysis of violence against children. UNICEF, New York, 2014, p. 151.

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2 risposte a “Non chiamatelo Patriarcato, è Bisessismo!

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