Archivi del mese: aprile 2016

Il viaggio di uomo dalla misoginia alla santità

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Commenteremo oggi un articolo: “Ero un Attivista per i Diritti degli Uomini. Il viaggio di un uomo dalla misoginia al femminismo”.
Perchè questo titolo? Perchè il modo in cui è impostato ricalca esattamente lo stesso modo che hanno le testimonianze dei predicatori più tenaci su come erano passati da una vita “affetta da Satana” a una di santità, chiesa e preghiera. E’ esattamente lo stesso schema. E si applica a tutto, la musica metal? E’ Satana! Sesso prima del matrimonio? E’ Satana! L’evoluzione? E’ Satana! Allo stesso modo, qui è tutto misoginia. Il movimento per i diritti degli uomini? E’ Sat… ops, misoginia! Gli MRA? Misogini! L’idea che gli uomini abbiano diritti? Misoginia!

Ma partiamo a commentare questa perla:

Non avevo mai visto la parola “misandria” prima, ma ero in grado di dedurre immediatamente il suo significato: se la misoginia è l’odio verso le donne, la misandria deve essere l’odio verso gli uomini.

Wow, questo sì che è audace e controcorrente, ho pensato. Non mi era mai capitato di sentire che un maschio bianco ed eterosessuale potesse essere quello discriminato. Era  così provocatorio. Sulla copertina c’era un ragazzo bianco con addosso un completo elegante che veniva strangolato dalla sua cravatta.

Avete notato questo aspetto? Se si parla di misandria subito le femministe presuppongono che si parli di misandria contro uomini BIANCHI ed ETERO.
“Beh, sono i più comuni nell’ambiente MRA”
In primis il sottoscritto, ovvero la persona che sta commentando questo articolo, è dichiaratamente gay, in secondo luogo moltissime persone con cui collaboro sono dei più disparati orientamenti sessuali ed identità di genere, infine mi viene da dire “vi siete viste voi?”
Il 90% delle femministe che parla di uomini bianchi cis etero è composto da donne bianche cis etero.
Quindi combattere per i diritti delle donne significa combattere per i diritti delle donne BIANCHE ETERO? Vedete che impressione fa? Sembra come se la persona accomunasse la sua lotta (di genere) con quella in cui nega che una minoranza (etnica o sessuale) sia più discriminata delle altre.
Ebbene, lo chiarisco subito: dire che gli uomini sono discriminati quanto le donne non significa dire che le MINORANZE (perchè no, le donne non sono una minoranza) siano discriminate quanto le maggioranze.
Ma le femministe (anzi, usiamo la stessa strategia: le femministe bianche cis etero) lo fanno apposta e usano questa modalità per indurre a pensare ciò che vogliono loro nel lettore.

L’ho comprato. Studiavo scienze politiche, all’epoca, quindi non avevo mai riflettuto su fenomeni sociali come la misoginia e il sessismo. E’ stata una rivelazione. Il libro parlava di come la cultura pop demonizza i maschi bianchi eterosessuali perché sono l’unica porzione di popolazione che è accettabile prendere in giro.

Di nuovo bianchi etero.
Di nuovo in questo passaggio si nota che il ragazzo dice “non avevo mai riflettuto su fenomeni sociali come la misoginia e il sessismo”. Anche questa è una strategia, sembra dire: “se ci avessi pensato, se avessi letto, se FOSSI STATO INTELLETTUALMENTE PREPARATO, non sarei caduto in quei quattro argomenti da fessacchiotto”. Pone in automatico la visione degli MRA come la visione degli ignoranti. A differenza di quanto si creda, invece, moltissimi MRA conoscono la letteratura femminista molto più di quanto la conoscano le femministe stesse, che invece tendono a leggere direttamente sui blog più in voga. Sto esagerando? Benissimo, senza barare: cos’è la convenzione di Seneca Falls? Chi è Andrea Dworkin? Chi è Germaine Greer? Chi è Naomi Wolf? Ricordate: Google non vale.

Il capitolo che spiccava di più era quello che descriveva il modo in cui gli uomini sono ritratti dalla televisione, in particolare nelle sitcom: imbranati babbei. Le loro mogli, invece, sono donne illuminate costrette a sopportare dei mariti idioti. La cultura pop rappresentava gli uomini come dei buffoni di corte, degli sciocchi. Le donne erano quelle “empowered”, la voce della ragione. Home Improvement (Quell’uragano di papà), con un Tim Allen che si esprimeva a grugniti, ne era l’esempio.

Se ci ripenso oggi, mi rendo conto che Home Improvement riproduceva dinamiche di genere anni ’50. Il protagonista era un uomo che aveva un sacco di successo con il suo show televisivo, che era il capo di se stesso e aveva organizzato l’intero garage di casa in modo da poter trascorrere tutto il suo tempo libero riparando vecchie auto. La moglie, invece, era relegata alla sfera domestica, e anche se aveva un lavoro, la sua vita professionale era marginale rispetto al suo ruolo di madre e moglie.

Notate una cosa? Il riparare auto, i lavori tecnici in casa, sono tempo libero. In automatico. Se un uomo lavora, ripara, aggiusta, antenna, ecc. è una sua volontà. Chi l’ha costretto? E chi costringe le donne che lo vogliono (già il fatto che sia obbligato a scrivere “che lo vogliono” mentre per i lavori tecnici non debba farlo è indicativo! Diamo per scontato che tutti gli uomini lo vogliano fare e che tutte le donne non lo vogliano fare) a sbrigare faccende domestiche? “Beh quella è una scelta condizionata”. Perchè, quella degli uomini non lo è? Non viene automatico dire “se devo fare un lavoro tecnico in casa chiamo lui”, “sei tu l’uomo in casa, lo fai tu”, ecc.? Stessa cosa per i lavori pesanti (indipendentemente dal fatto che due donne riescano a sostenere il peso senza sforzi e anche quando lui è una piuma e lei un po’ meno piuma, se devi scegliere tra chiedere a un ragazzo o a una ragazza, la scelta va sul ragazzo, anche prima delle differenze corporali, anche quando il corpo di un ragazzo è quasi identico a quello di una ragazza per forza, sempre un ragazzo si sceglie).
Quindi lei è “relegata”, lui passa “tempo libero”. Due pesi due misure. Poi non so nello show esattamente, non l’ho visto, ma parlo in termini generali.

Secondo punto, il lavoro di lei è marginale in quanto donna o in quanto si deve rappresentare la sua relazione con il protagonista, che evidentemente non farà lo stesso lavoro suo (non so, non ho visto lo show) e quindi è più probabile trovare tale relazione in ambito domestico piuttosto che lavorativo?
Questo apre un’altra domanda: se un tizio è protagonista di uno show, tale show non può essere offensivo nei suoi confronti? Non può dipingerlo come idiota?
Sì che può farlo, altrimenti tutti quei vecchi sketch Disney razzisti che avevano protagonisti bambini neri non sarebbero più razzisti?

Infine, notate la dicotomia “o misoginia o misandria”? E’ un pensiero dicotomico, binario, o è l’uno o è l’altro. O esiste la misandria o esiste la misoginia.
Care femministe e caro aspirante santo che hai scritto questo sermon… coff coff, questa tua esperienza, vi faccio una rivelazione: possono esistere entrambi.
Entrambi, sì, può esistere sia la misandria che la misoginia.

Invece no, il femminismo parte da questo presupposto: o, o. Ed è questo il motivo per cui il movimento per i diritti degli uomini lo ha avversato. Immaginatevi un femminismo che vi dicesse “ma sì, esiste la misandria, tu rispetta che esista la misoginia e io rispetto che esista la misandria”. Sarebbe la pacchia. Sarebbe la pace tra i due schieramenti. Invece no, perchè altrimenti come fai a parlare di genere oppresso e genere oppressore? Gli MRA non hanno questa visione dicotomica, non ribaltano genere oppresso e genere oppressore come pensano le femministe, non siamo femministi al rovescio, siamo persone che riconoscono che entrambe le cose sono importanti e bisogna agire.
Proprio perchè le femministe hanno questa visione dicotomica, la proiettano sugli MRA, e proprio perchè la visione dicotomica femminista, negando le istanze maschili, è misandrica, dato che proiettano su di noi la loro visione ma al rovescio, vedono le nostre azioni al pari delle loro solo di polarità opposta, vale a dire misogine, visto che la loro visione è sessista.

Non so se provavo la sensazione che gli uomini stessero perdendo il loro ruolo nella società prima di leggere “Diffondere la misandria”, ma so che il libro ha cristallizzato quella sensazione.

Perdere il loro ruolo. Ecco un’ulteriore strategia femminista: il ruolo. Sembra che loro vogliano distruggere i ruoli di genere e noi invece rimpiangiamo i nostri “ruoli nella società”. Assolutamente no!
Che razza di idiota vorrebbe il ruolo maschile, il ruolo di morire in guerra, il ruolo di non poter esprimere tristezza e tenersela dentro fino al suicidio, il ruolo di non essere riconosciuto come vittima quando la tua compagna (o anche il tuo compagno, tanto i servizi antiviolenza LGBT sono anche loro vittime dell’invisibilizzazione dovuta al monopolio femminista dei servizi antiviolenza) ti mena, ti stupra, ti uccide?Il femminismo non vuole la distruzione dei ruoli di genere, vuole la distruzione dei ruoli di genere DELLE DONNE.
Gli uomini che esprimono la loro volontà di essere fuori dai ruoli di genere, le vittime maschili di violenza, gli amici di chi si è suicidato e vuole capire perchè, le vittime di omomisandria che riconoscono la questione di genere nell’odio verso di loro… sono silenziati. Non esistono. “E’ colpa del patriarcato!”, dicono. Strano questo patriarcato che beneficia gli uomini ma appena provano a chiedere aiuto non li soccorre. E’ come dire che i gay sono vittime della lobby gay. Lobby gay, patriarcato, gli illuminati, non vedete il complottismo che ritorna in varie forme quando una persona vuole trovare un capro espiatorio per non fare nulla? Dà la colpa a un nemico immaginario e se ne lava le mani.
No, cara, non te ne lavi le mani, o se vuoi farlo allora ammettilo, ammettilo che non te ne frega nulla di togliere gli uomini dai loro ruoli di genere, perchè per toglierli dai loro ruoli devi riconoscere che sono vittime di tali ruoli, e questo mette in discussione il tuo schemino di genere oppresso e genere oppressore.
Noi siamo qui per fare questo lavoro. Non siamo tradizionalisti, siamo anzi coloro che sono stati colpiti o che rappresentano coloro che sono stati colpiti dai ruoli di genere tradizionali. Ruoli di genere che voi accettate.

Ero così confuso in quel momento della mia vita, così insicuro, che ero particolarmente sensibile a questa cosa dei diritti degli uomini. Le mie opinioni politiche erano sconnesse e disorganiche: pensavo di essere un ultraliberale e allo stesso tempo stavo esplorando profondamente il mio cattolicesimo – ero più confuso che mai. (Essere un liberale non collima granché con i dettami di una Chiesa autoritaria fondata su rigide gerarchie.) Da ragazzo avevo amato le armi e la caccia e avevo desiderato entrare nelle forze dell’ordine. Poi, all’università, mi ero reso conto che odiavo la caccia ed ero diffidente nei confronti delle forze dell’ordine.

Stava esplorando profondamente il suo cattolicesimo. Allora visto che è la storia di come è diventato un santo 😀 ? Sto scherzando ovviamente (anche se il paragone d’impostazione resta valido).
A parte ciò, la caccia e le armi. Ovvio, no? Devi dimostrare di essere maschile, di essere virile se sei un MRA, non è quello che dicono? Ah no?
Vi farò una rivelazione (un’altra? eh che ci volete fare, sono pieno di sorprese!):

Mel Feit, fondatore del National Center for Men, gruppo MRA di New York, si presentava in TV con la gonna. Sì, la gonna.

Questo per mostrare solo uno dei tanti esempi di come la libertà di un MRA sia sfuggire ai ruoli di genere, non aderirvi. Ma sfuggirvi non parlando di “mascolinità tossica” come fanno le femministe, parlando di ruoli imposti. Infatti avete notato che quando le femministe parlano di come i ruoli di genere opprimono i due generi, nel caso delle donne non si parla mai di “femminilità tossica” ma di “ruolo socialmente imposto”, che evoca appunto una contrarietà, un atto di imposizione non condiscendente, mentre quando parlano degli uomini, si cita la “mascolinità tossica” in cui il termine mascolinità va a collimare con la personalità stessa dell’uomo, del maschio, e quindi sembra che sia lui a essersi volontariamente assunto quel ruolo. Ancora una volta il binomio donna oppressa-uomo oppressore: ruolo della donna imposto, ruolo dell’uomo voluto e ricercato.

Più tardi, ho scoperto di soffrire di depressione clinica. C’è parecchia letteratura che spiega come i gruppi estremisti – i men’s rights o quelli della supremazia bianca – sfruttano giovani uomini la cui vita è in fermento, le loro credenze in conflitto. “Diffondere la misandria” era uno strumento per reclutare giovani leve e io ero un bersaglio facile.

Perchè ovviamente Valerie Solanas era proprio un esempio di persona che non si è minimamente avvicinata al femminismo proprio perchè aveva qualche problema interiore da sistemare (e che ha deciso di sistemare sparando a un paio di uomini… Sì, sparando, leggetevi la vita della Solanas).

La maggior parte dei miei amici in quel periodo erano donne, così ho iniziato ad allontanarmi da loro e ho cominciato ad uscire di più con i ragazzi. Non cercavo più un rapporto di amicizia con le donne, piuttosto pensavo a come avrei potuto portarmele a letto.

La mia principale collaboratrice nel progetto è una donna, e sinceramente mai ho pensato alle donne come tizie da rimorchiarmi (anche perchè in quanto gay sarebbe curioso altrimenti, ma alt, io non posso esistere, sono un ologramma perchè come diceva il tizio prima gli MRA sono tutti etero, vè?).

Non ho incontrato l’espressione “diritti degli uomini” fino al 2005, poco prima che esplodesse il fenomeno social media. Avevo cercato su Google “l’oppressione degli uomini” o “anti-femminista” e trovai tutto ciò che cercavo su Blogspot o nei commenti su siti pre-Reddit come Fark. E, naturalmente, su 4chan.

Ogni volta che inciampavo in qualche MRA che invocava l’uccisione delle femministe pensavo: “Questo è folle”. Ma poi mi dicevo quello che un sacco di MRA si dicono: “Sono solo voci isolate”, convincendomi che non parlavano per il movimento nel suo complesso.

Punto uno: 4chan?! Ovvio che su 4chan trovi robe allucinanti, 4chan è proprio lo scarto di internet dove la gente può postare i discorsi più assurdi, politicamente scorretti e di odio e poi soffocare di risate per le reazioni della gente a quei contenuti.
Scandalizzarsi per 4chan è come scandalizzarsi per Nonciclopedia.
Punto due: gli estremisti stanno ovunque, è questo il fatto, che la critica al femminismo non è perchè ha degli estremisti, è perchè le basi teoriche, vale a dire genere oppresso-genere oppressore, conducono automaticamente alla misandria, in modi più o meno velati a seconda di quanto la persona si affaccia alla realtà delle cose o di quanto le nega. Perchè se dici che sei un genere oppresso e l’altro è oppressore, se ti porto problemi che vanno contro questa visione, se hai un minimo di ragionamento logico che connetta le due asserzioni, fingerai che tali problemi non esistano e combatterai coloro che portano avanti la loro soluzione, perchè appunto riconoscerli significherebbe andare contro lo schema genere oppresso – genere oppressore. Se il femminismo fosse stato un’ideologia che non si basava su tale binomio, potevate avere tutti gli estremisti che volevate, ma erano passeggeri e ‘sta grande ceppa dei vostri estremisti. Il problema non sono gli estremisti, ma l’ideologia alla base.
Punto tre: a ogni idea, lotta sociale, filosofia, religione, ecc. si aderisce di più se si è in depressione o confusi. E’ un fatto brutto? Può darsi. Ma è un meccanismo che si ha anche con il femminismo e con qualsiasi cosa. Perchè è il fatto che sia un sistema coerente e che pone ordine in una vita disordinata mentalmente che attira la gente che sta passando periodacci. Ora, se una tizia aderisce ad esempio al femminismo perchè confusa, perchè cerca punti di riferimento, vuoi dirmi che in automatico il femminismo sia una filosofia dell’odio? No, ovviamente (perchè lo è per altri motivi :D).

La mia vita fuori dal web era interamente dedicata allo studio, così il mio attivismo per i diritti dei miei uomini si svolgeva esclusivamente in classe. Se si parlava dell’Equal Rights Amendment in una classe di scienze politiche io dicevo: “Beh, e gli uomini?” Se si parlava di epistemologia femminista in un corso di filosofia io dicevo, “non si preoccupa nessuno del modo in cui gli uomini vedono il mondo?” Pensavo a me stesso come ad un provocatore.

1) Guardate che alcune delle principali oppositrici dell’Equal Rights Amendment sono state proprio le femministe, dato che se hai una legge per cui non puoi fare distinzioni, tutta la differenza di trattamento per vittime femminili e maschili di violenza domestica, tutte le quote, tutti i trattamenti differenziali che aiutavano maggiomente le donne che gli uomini… scomparivano. Pensiamo ad esempio all’opposizione all’ERA da parte del Women’s Joint Congressional Committee.
2) E’ assurdo come nei post MRA si trovi sempre la classica femminista che lamenta che si parla poco delle questioni femminili, e nessuno dice nulla, mentre quando un MRA dice “e gli uomini?” tutti partano con ‘sta tiritera a stelle e strisce “what about the menzzzzz?”. Tra l’altro è una battuta stupida, non è che argomenta nulla, dimostra solo che alla persona non interessa la questione maschile. Ma allora se quando dici “e gli uomini” prendi in giro il tuo interlocutore, perchè mai dici di essere per l’uguaglianza? Dì “io mi occupo solo di tematiche femminili”. Quello che ti rispondono solitamente invece è “stai deragliando l’argomento, se vuoi parlare di questioni maschili prenditi i tuoi spazi”. E ok, uno lo fa, ma allora la stessa femminista che urlava “what about the meeenzzz?” adesso ti chiede “e le donne?”. Della serie: tu sei malata, ma malata forte. Di Alzheimer forse, o piuttosto di paraculismo smemorino.

Mi sono tenuto a distanza dalla sociologia quei primi anni, perché le classi erano costituite prevalentemente da donne e condividevo un’idea diffusa tra chi si occupa di scienza, ingegneria e tecnologia, ovvero che la sociologia non è una vera scienza – tratta solo di sentimenti e di come gli uomini sono la fonte di tutti i mali.

Finché mi iscrissi ad un corso di sociologia il penultimo anno di college. C’erano questi dibattiti sul femminismo e le istituzioni patriarcali, e io continuavo a pensare a me stesso, mi dicevo: io non opprimo le donne. Perché vengo attaccato? Perché vengo vittimizzato da questo nuovo ordine femminista?

Disprezzavo la sociologia.

Racconto questo aneddoto: conosco un ragazzo gay che nel suo corso di classe appena sente cose tipo “coppie in cui lei e lui” inizia a fare “e i gay?” “e le persone omosessuali?” e così via.
Ora, è logico capire che fare generalizzazioni in questo caso su tutti i gay sarebbe un discorso strumentale tipico da omofobi.
Ora, non sto accusando l’autore di omofobia, ci mancherebbe.
Lo sto accusando di usare la stessa identica strategia degli omofobi.

Gli uomini sono educati a diventare stoici esseri razionali. Le uniche emozioni che sono autorizzati a provare sono la rabbia e la gioia, e in poche occasioni è permesso loro di piangere – ad esempio quando la nostra squadra perde. Quando ero un MRA, ho sempre creduto che fosse colpa delle donne e del femminismo. Ma i testi femministi che leggevo non solo parlavano della crisi della mascolinità, ma spiegavano come gli stessi uomini sono responsabili delle gabbie nelle quali si sentono rinchiusi. Gli uomini si denigrano l’un l’altro dandosi delle “femminucce”, perché sono appassionati di cose come come il cucito o la cucina, perché piangono. Perché sono “froci”. “Fai l’uomo!” “Non sei una fighetta, vero?”

Ancora una volta il rovesciamento, o è colpa degli uomini per le femministe o – pensano loro – gli MRA crederanno che sia colpa delle donne.
Assolutamente no. Basta leggere i testi MRA per capirlo.
Non è colpa di nessuno: è colpa della società, della cultura, che formiamo tutti.
La società si è evoluta così perchè nella preistoria l’aderenza ai ruoli di genere serviva per assicurare la sopravvivenza, e si è conservata tale visione con distinti ruoli di genere anche ora che non ha più senso di esistere.
Non sto dando la colpa al femminismo o alle donne, lo sto dando alla cultura, ovvero a uomini e donne che la formano, che ancora oggi perpetrano quegli stessi stereotipi e ruoli.
Il femminismo ha come colpa il diniego delle questioni maschili, non la creazione delle stesse. Il femminismo ha come colpa la diffusione della visione genere oppresso – genere oppressore, che impedisce agli uomini di poter liberarsi dai ruoli di genere. Ma i ruoli di genere non li ha creati il femminismo, li ha creati la cultura.
Inoltre se dovessimo dare la colpa dei loro problemi agli uomini perchè sono coloro che si dicono a vicenda “froc*o”, allora dovremmo dare allo stesso modo colpa dei propri problemi alle donne, perchè sono coloro che si dicono a vicenda “pu**ana”, o perchè le donne sono coloro che infibulano le proprie figlie.
Ovviamente tutto ciò è assurdo: è la cultura a essere la responsabile, non gli uomini, non le donne.

I MRA e le femministe discutono degli stessi problemi, ma i MRA non li collegano alla giusta causa. Le femministe ci hanno fatto notare che “Tutto questo è radicato nelle stesse istituzioni patriarcali che danneggiano le donne.” E’ sottile ma profondo.

No, non sono le istituzioni, l’alto che ci impone i ruoli di genere.
Uno perchè se i ruoli di genere formano l’ordine della società, allora automaticamente formano il patriarcato inteso come l’autorità di un uomo o più uomini sul governo di una Nazione/tribù/Stato/ecc. Ergo se i ruoli di genere creano il patriarcato, precedono logicamente il patriarcato stesso, quindi non è il patriarcato che li ha creati.
Due, le stesse femministe ci mostrano che non è chi ci governa a essere responsabile dei ruoli di genere. Ad esempio se una donna fa una legge sessista, le femministe solitamente parlano di “misoginia interiorizzata”. La “misoginia interiorizzata” è n costrutto culturale, ergo possiamo benissimo parlare di “misandria interiorizzata” per i governanti che fanno leggi oppressive contro gli uomini piuttosto che di “patriarcato”, in quanto ancora una volta la colpa non è dell’individuo, dell’uomo che sta formalmente a capo, ma della cultura. Anche perchè, se non ci fosse un’accettazione di questa cultura anche in basso, non si rifletterebbe in alto.

Il femminismo ha mostrato che gli uomini di colore e gli uomini queer sperimentano il mondo in modo diverso dagli uomini bianchi eterosessuali che dominano gruppi MRA, i quali danno per scontato che tutti gli uomini sono come loro.

Uomo queer a rapporto. Sono ancora MRA? Controllo.

Sì, pare di sì.

A un certo punto ho scritto una tesi nella quale sostenevo che il metrosexualism opprimeva gli uomini, che si trattava di un tentativo di “femmilizzarci” colpevolizzandoci perché eravamo troppo pelosi, perché non andavamo bene così come eravamo.

Mio caro ingenuo amichetto, la società non ti opprime quando sei aderente ai ruoli del tuo genere, ma quando ne sei distante.
Schemino riassuntivo per babbei:
Misoginia = colpevolizzazione delle donne che escono dal loro ruolo di genere femminile ed assumono un ruolo di genere visto dalla società come maschile.
Misandria = colpevolizzazione degli uomini che escono dal loro ruolo di genere maschile ed assumono un ruolo di genere visto dalla società come femminile.

Alcuni sostengono che il movimento per i diritti degli uomini è simile al femminismo, ma  è errato. Il movimento per i diritti degli uomini è sempre stato innanzi tutto antifemminista, e solo in seconda battuta si interessa dei problemi degli uomini.

Oh perdonami, eh, posso chiederti come mai allora dagli anni ’70 ad oggi il femminismo non è riuscito in nessun Paese in cui si è imposto a fornire pari servizi antiviolenza a vittime maschili di violenza domestica, a far perlomeno sapere alla gente che anche gli uomini possono essere stuprati, a diminuire la percentuale maschile dei suicidi, a… ma perchè vado avanti, suvvia è una delle scuse più banali.
E’ ovvio che si è antifemministi, io ci ho provato a non esserlo, ho pensato per tanto tempo “eh ma le femministe sono per l’uguaglianza”, ma non è così. Sono sceso dalle nuvole. Ma la colpa non è delle femministe, non è delle attiviste, è del substrato teorico: se uomini e donne sono oppressore e oppresso, non puoi riconoscere le questioni maschili. E’ impossibile. E per chi non è impossibile è perchè non pensa alle contraddizioni logiche della cosa e le lascia marcire nel proprio subconscio. Mmmh, adesso che ci penso potrebbe essere questo tipo di femminista la femminista alleata. Però purtroppo caso vuole che i nodi vengano sempre al pettine e le contraddizioni si scoprano.

Ogni volta che mi guardo indietro, al periodo della mia vita in cui aderivo al movimento per i diritti degli uomini, tutto quello che vedo è negatività, rabbia, odio, amarezza e paura. Ma non mi vergogno del mio passato. Non so nemmeno se me ne rammarico, perché senza potrei non essere dove sono ora. E’ grazie a quella fase se ho iniziato a studiare e sono arrivato al femminismo.

Beh se prima provavi odio verso il mondo e adesso e adesso no, vuol dire che non te ne frega niente delle oppressioni che vedi. Siano maschili o femminili, solitamente quando hai a che fare con gente stuprata, aggredita, senzatetto, che si suicida, ecc. se hai mezzo cuore stai male per loro.
Che tu sia MRA o femminista, poco cambia, se non sei più emotivamente coinvolto hai solo cercato di trovare una scusa a tutto ciò che ti faceva male vedere e vivere ignorando i problemi del mondo. Certo, ogni tanto va fatto, ma non è una questione di quale idea credi sia valida, è una questione di fregarsene o meno dell’orrore e del dolore della gente che vedi.

Esco con la stessa donna dal 2004, e, oh Dio, dovevo darle proprio sui nervi allora.

Esci con qualcuno? Ma come, e la strada per la santità? Lo sai che se sprechi energia sul ciacccccra sessshuale poi non puoi indirizzarli verso l’illuminazione? Però su dai che un po’ di preghierine e di fioretti e la santità la conquisti in un battibaleno! Ti proclameremo beato e poi verrai calendarizzato come san Edwin da Monterotondo, patrono dei white knight. Ti sta bene?

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Omomisandria: Gli uomini gay non sono oppressi? Davvero?

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La Britain’s National Union of Students ha recentemente affermato che le associazioni di studenti LGBT affiliate con la NUS non dovranno avere nessun rappresentante gay maschio, in quanto a loro dire i gay maschi non sarebbero oppressi all’interno della cultura LGBT (http://www.pinknews.co.uk/2016/03/22/nus-tells-lgbt-societies-to-abolish-gay-mens-reps-because-they-dont-face-oppression/).

Questo è in linea con un cambiamento che si sta notando sempre di più nell’ambiente di coloro che chiamiamo “Social Justice Warriors”: gli uomini gay non sono più considerati “oppressi”. Adesso sono “parte del problema”, “parte del patriarcato” e “perpetratori dell’oppressione istituzionalizzata”.

Certo, gli uomini gay sono molto meno oppressi all’interno della cultura LGBT, perché? Perché hanno creato per primi la cultura LGBT e per la gran parte hanno costituito loro le istituzioni, hanno provveduto alla maggioranza del reclutamento e dei fondi. Hanno creato il movimento per i diritti gay, quindi è ovvio che questo movimento veda gli uomini gay come la “tipica” persona LGBT.
Ma… c’è un ma… nel corso del tempo, la visione “di genere” delle discriminazioni contro gli uomini gay, che qui chiameremo “omomisandria”, non è mai stata presa in considerazione, neanche all’interno della cultura LGBT. Al contrario, le lesbiche hanno da subito reclamato un’intersezionalità tra la loro condizione di donna e la loro condizione di omosessuale, creando così il termine “lesbofobia”. Allo stesso tempo, la comunità LGBT ha da subito cercato di intersecarsi con altri movimenti per ottenere legittimazione, quindi l’omofobia (contro gli uomini gay), in questa visione intersezionale, è stata vista come un sottoprodotto della misoginia in quanto l’omofobia avrebbe criticato gli uomini per la loro “femminilità”. Questo ragionamento al contrario, ovvero il vedere l’omofobia (questa volta contro le donne lesbiche) come sottoprodotto della misandria in quanto avrebbe criticato le donne per la loro “mascolinità”, ““stranamente”” non è stato fatto.
Siamo dunque arrivati a un momento in cui la parola “gay” può indicare sia uomini che donne, e se l’omofobia colpisce principalmente le donne omosessuali è “lesbofobia”, se colpisce maggiormente gli uomini omosessuali è “misoginia”, insomma gli uomini gay anche se sono (come vedremo) la maggioranza delle vittime di omofobia, vengono invisibilizzati: possono essere vittime in quanto gay, non in quanto UOMINI gay. Negare l’aspetto di genere di una discriminazione, non è forse essa stessa discriminazione? E ciò avviene quotidianamente all’interno della stessa comunità LGBT.
Dunque dire che gli uomini gay non siano oppressi all’interno della comunità LGBT è sbagliato.
Vengono negate le loro istanze di genere, come potremmo negare che questa sia oppressione?

Ma mettiamo caso che i gay non fossero oppressi all’interno della comunità LGBT (cosa che, come abbiamo visto, è falsa): questa non sarebbe comunque una giustificazione per negare loro una rappresentanza all’interno delle organizzazioni LGBT. Gli uomini gay hanno rappresentato la maggioranza dei fondi e degli sforzi per creare il moderno movimento per i diritti gay, e hanno fatto così perché la cultura etero li escludeva. Non è essere alienati dalla cultura gay che giustifica un rappresentante gay maschio in un ambiente gay, ma piuttosto l’essere alienati dalla cultura etero. Affermare che i gay uomini non dovrebbero essere rappresentati all’interno della cultura gay non è diverso dal dire che le donne non dovrebbero essere rappresentate all’interno degli spazi femminili perché le donne non sono oppresse all’interno di quegli spazi (con l’unica differenza che i gay maschi sono oppressi, come abbiamo visto, anche all’interno degli spazi LGBT).
Gli spazi trans non dovrebbero avere rappresentanti trans per lo stesso motivo? Ovviamente no. Questi spazi esistono in relazione a una cultura più estesa, questo è ciò che significa essere una “subcultura”. Le subculture sono inesorabilmente definite dalla loro relazione con la più ampia cultura in cui sono situate.

Ma la NUS non si ferma qui: afferma anche che gli uomini gay siano attivamente oppressivi verso altre parti del continuum LGBT, trans e bisessuali in particolare.

Sì, ci sono maschi gay che sono transfobici e bifobici. Indovinate un po’? Ci sono lesbiche che sono esattamente uguali. In aggiunta, è la seconda ondata femminista, quella del “femminismo radicale”, che spesso abbracciava il lesbianismo politico accompagnandolo da tensioni transfobiche che ora conosciamo sotto il nome di “TERF” (Trans-Exclusionary Radical Feminism). Ma la NUS chiede alle lesbiche di dar conto del TERFismo e della bifobia perpetrata dalle lesbiche? Ovviamente no.

Quindi la posizione della NUS è assolutamente idiota: la loro logica semplicemente non segue, e se fossero davvero coerenti con essa bannerebbero le loro rappresentanti lesbiche così come i loro rappresentanti gay.

Ma passiamo oltre, dicevamo prima che gli uomini gay (o meglio, le attrazioni maschili verso lo stesso sesso) soffrono maggiormente l’omofobia, e questo storicamente parlando. Inoltre un’ampissima fetta dell’omofobia è in realtà omomisandria, ovvero discriminazione contro l’omosessualità maschile piuttosto che contro l’omosessualità in generale.
 

Gli uomini gay/attratti da persone dello stesso sesso sono più oppressi delle donne gay: le prove

Le femministe solitamente dicono che gli uomini gay sono culturalmente odiati perché visti come effemminati/femminili. Come tali, gli uomini gay vanno in conflitto con il patriarcato e/o i valori patriarcali o i ruoli di genere patriarcali. Il risultato è che gli uomini gay, secondo la teoria femminista, sarebbero classificati come “donne onorarie” dalla società in generale. Ergo, la discriminazione, l’odio e l’oppressione che subiscono sarebbe meramente derivante dall’oppressione subita dalle donne. L’implicazione è che se gli uomini gay vogliono distruggere l’omofobia, devono distruggere gli ideali anti-femminili e misogini.

L’ovvio bias di questa teoria è che, seguendo questa logica, tutte le discriminazioni contro le donne che assumono un ruolo maschile (ad esempio le donne in carriera meno assunte) indicherebbero un odio della società verso l’uomo.
La fallacia logica per cui gli uomini gay sarebbero “vittime di misoginia, perchè la società odia i tratti femminili” equivale dunque a dire “le donne lesbiche sono vittime di misandria perchè la società odia i tratti maschili”.
E’ ovvio che sia assurdo.

Tornando a noi, la maggioranza dell’omofobia è rivolta contro uomini che sono (o che vengono percepiti come) omosessuali, non a donne che sono (o che vengono percepite come) omosessuali.

Ma andiamo indietro nel tempo, e vediamo cosa dice un testo che ha molto influito sulla società: la bibbia. I famosi versi contro gli omosessuali in realtà sono diretti esclusivamente contro uomini omosessuali. Levitico 18:22 e 20:13 descrivono come “abominio” quando un uomo giace con un altro uomo (e 20:13 prescrive la pena di morte per questo). L’omosessualità femminile non è menzionata. La storia di Sodoma (Genesi, capitolo 19) non specifica esattamente a cosa ci si riferisca con “sodomia”, anche se legalmente parlando si è soliti concettualizzarlo come sesso anale (qualcosa che le lesbiche non possono fare senza l’assistenza di sex toys che probabilmente non esistevano al tempo dell’antico testamento). Inoltre la storia menziona solo uomini, il che cementa l’insinuazione che la sodomia richieda un pene. 1 Corinzi 6:9-10 condanna esplicitamente “uomini che fanno sesso con uomini”, ma non donne che fanno sesso con donne.
1 Timoteo 1:9-10
non sembra compiere un riferimento neutro per il genere verso “coloro che praticano l’omosessualità”, e ancora, questo passaggio è stato tradotto dal Greco, dove venivano usate le parole “malakoi” e “arsenokoitai,” che generalmente sono considerate riferimenti all’effemminatezza maschile (che veniva spesso equiparata all’omosessualità).

Solo quando si arriva a Romani 1:26 abbiamo un esplicito attacco all’omosessualità femminile. Il versetto 27 co-unisce questo attacco con un’eguale condanna all’omosessualità maschile. Alla fine dei conti, la bibbia evidentemente contiene più versi anti-uomini-gay che versi anti-lesbiche.

Non mi dilungo con la visione dell’Islam in proposito, ma la storia di Sodoma sembra essere la base della visione coranica della materia. Ci si riferisce ai sodomiti come “la gente di Lut” (Lut è l’arabo per Lot) e il peccato per cui sono condannati è generalmente descritto in termini di omosessualità maschile. Anche oggi, le parole arabe per la condotta omosessuale e per la persona omosessuale derivano entrambe da “Lut”. Inoltre il mondo islamico è più crudele verso gli uomini gay che verso le lesbiche.

Andiamo avanti.
Il Buggery Act dell’Inghilterra del 1533 non conteneva alcuna proibizione contro qualsiasi atto sessuale femmina-femmina, e in generale le leggi sulla sodomia (basta dare un’occhiata a https://en.wikipedia.org/wiki/Sodomy_law per accorgersene) rendono chiaro che siano state sempre riguardanti l’omosessualità maschile, e spesso richiedevano la pena capitale.

Certo, ci sono state anche leggi sulla sodomia nelle nazioni occidentali che discriminavano contro  omosessuali di entrambi i sessi, specialmente negli Stati Uniti (anche se specificamente riferendosi a coppie “omosessuali”, termine neutro per il genere), ma queste leggi si presentarono solo quando la comunità lesbica iniziò a ottenere visibilità. La comunità gay maschile non aveva bisogno di ottenere visibilità affinchè scattassero leggi esplicitamente contro le loro pratiche sessuali. Cosa ci dice questo su cosa veniva visto come una maggiore “minaccia” alla società?

E, naturalmente, mentre molte leggi sulla sodomia sono state applicate storicamente sia a coppie etero (che praticavano sesso non convenzionale) che omosessuali, le ultime epoche di leggi sulla sodomia negli Stati Uniti sono state piene di attuazioni diseguali e, in alcuni casi almeno, con linguaggi legislativi esplicitamente omofobi (vedasi l’articolo di Andrew Sullivan sulla Unnatural Law qui: https://newrepublic.com/article/64542/unnatural-law).

La Germania nazista perseguiva le lesbiche, tuttavia i gay uomini erano perseguiti con molta più forza. Anche legalmente, i Nazisti definivano l’omosessualità in termini esclusivamente maschili (https://en.wikipedia.org/wiki/Persecution_of_homosexuals_in_Nazi_Germany_and_the_Holocaust#Definition_of_homosexuality). Anche il triangolo rosa, il segno che gli omosessuali erano forzati a indossare nei campi di concentramento, era assegnato esclusivamente a omosessuali maschi. Le lesbiche non erano neanche considerate omosessuali; venivano classificate come “asociali” (triangolo nero) e molte poche erano arrestate solo per la loro sessualità. Lo United States Holocaust Memorial Museum addirittura afferma, piuttosto inambiguamente, che “i Nazisti non perseguivano sistematicamente” le lesbiche (https://www.ushmm.org/wlc/en/article.php?ModuleId=10005478).

Anche se nell’Europa e negli USA attuali si ha più libertà rispetto alla Germania (grazie al cielo), possiamo vedere un’attitudine verso l’omosessualità che ricorda quella nazista.
Prendiamo ad esempio l’orribile pubblicità del gruppo anti-matrimonio egualitario “Americans For Marriage” quando facevano campagna per il sì sul voto della Proposizione 8 della California (https://www.youtube.com/watch?v=RfJEsd2rl8A). Mentre il matrimonio donna-donna è menzionato una sola volta nella pubblicità (quando la bambina dice “e io posso sposare una principessa!”), l’oggetto dell’orrore che vorrebbe suscitare la pubblicità è chiaramente il matrimonio maschio-maschio. Il libro che la bambina porta a casa si intitola “Re e Re” (e la madre ha una reazione scioccata al libro). L’intera linea di dialogo della bambina inizia con lei che annuncia come ha imparato che “un principe può sposare un principe”. Quando il professor Richard Peterson della Pepperdine University’s School of Law va a fare il suo argomento, menziona solo come le scuole del Massachusetts abbiano iniziato (in vista della legalizzazione del Massachusetts dei matrimoni egualitari) a insegnare agli studenti che “i ragazzi possono sposare i ragazzi”. Il professor Peterson non menziona ragazze che sposano ragazze o una qualsiasi variazione di lesbismo. Le allusioni al matrimonio maschio-maschio superano quelle sul matrimonio femmina-femmina con un rapporto di 3 a 1… questo cosa ci dice su quale sia più temuto?

Anche se i bisessuali non sono omosessuali, è la bisessualità maschile che è più soggetta a bi-cancellazione (“bisexual erasure”) rispetto a quella femminile. Ovviamente uno dei motivi per questo è il feticismo che molti maschi etero hanno verso le donne che fanno sesso con altre donne, ma questo non altera il punto sottostante, in quanto tale fantasia è probabilmente un prodotto della visione maggiormente preoccupata che la società ha verso il rapporto sessuale tra due uomini e non una sua causa. Le donne bisex hanno più possibilità di vedere la loro bisessualità accettata, mentre gli uomini bisex hanno molta più possibilità di essere legati a un pletismografo penile per vedere se stanno o non stanno dicendo la verità. Le bisessuali donne sono considerate quasi un ideale, mentre i bisessuali uomini sono o fabbriche di malattie sessualmente trasmissibili o “gay che negano di esserlo”. Come Mark Simpson (giornalista gay inglese che ha coniato il termine “metrosexual”) ha sottolineato (http://www.marksimpson.com/blog/2006/04/26/curiouser-and-curiouser-the-strange-disappearance-of-male-bisexuality/): “Non si è legiferato contro l’azione d’amore donna-su-donna perché, a differenza del sesso omo maschile, semplicemente non era considerata di grandi conseguenze. Può essere difficile per le femministe da afferrare, ma ‘il patriarcato’ stato sempre molto più preoccupato di dove andassero i peni degli uomini rispetto alla lingua delle donne”.

Simpson continua, “le donne etero ora hanno qualcosa da guadagnare e poco da perdere ammettendo un interesse per altre donne. Piuttosto che l’esilio alle miniere di acrilato di Planet Lesbo, le rende più interessanti, più avventurose, più moderne… solo più. Per la maggior parte, tuttavia, gli uomini eterosessuali hanno ancora nulla da guadagnare e tutto da perdere facendo un’ammissione simile. Ciò li rende molto… meno. A differenza delle donne, il sesso maschile è immediatamente sospetto se esprime un interesse per lo stesso sesso” Così, è un po’ come l’essere nerd; la bisessualità negli uomini è un biglietto per l’evirazione sociale, mentre la bisessualità nelle donne può (almeno in molte comunità in Occidente) aumentare lo status sociale di ogni donna e la sua attrattiva particolare. Come Simpson continua quando si parla di un articolo di giornale del Regno Unito circa due bisessuali calciatori Premier League inglesi, “Il titolo della storia ha usato la parola GAY con un font così grande che copriva più di metà pagina. (Le parole ‘sordido’ e ‘perverso’ e ‘osceno’ erano anche molto in evidenza, in una storia di donne bisessuali le parole sarebbero state: ‘sbarazzina’, ‘bollente’ e ‘sexy’).”

 

Perché gli uomini gay sono più oppressi?

Il punto di vista femminista ha un fondo di verità; l’omofobia contro i maschi è infatti radicata nel sistema di genere tradizionale. Tuttavia, il femminismo non riesce a capire veramente la natura del sistema di genere, il che a sua volta lo porta a mal diagnosticare la radice dell’omofobia contro i maschi.

Come spiegato nell’articolo “Summa Genderratica” (http://honeybadgerbrigade.com/2014/02/27/summa-genderratica-the-anatomy-of-the-gender-system/), la premessa-nucleo del sistema di genere è che gli uomini fanno, le donne sono. Gli uomini sono soggetti, le donne sono oggetti. Gli uomini sono azioni umane, le donne sono esseri umani. Gli uomini sono agenti morali, le donne sono pazienti morali. Ma dal momento che sia gli uomini che le donne hanno bisogno di agire al fine di provvedere alle loro necessità di sopravvivenza, gli uomini sono culturalmente tenuti a compensare la mancanza di ciò che le donne si presume non portino; il risultato è che gli uomini sono gravati con l’aspettativa di hyperagency (vale a dire che devono provvedere per più persone oltre che per sè stessi), mentre le donne sono sellate con la presunzione di hypoagency.

In aggiunta a questo, i maschi sono tenuti a dimostrare il loro valore per la società durante la loro vita, dando continuamente prova di aderire a questo ideale di hyperagency, mentre le femmine sono considerate come aventi un valore innato per la società solo per essere in grado di avere figli (e la società attribuisce questo valore a tutte le donne in generale, anche se non tutte le donne possono fare o avere figli). Questo crea una situazione in cui i maschi sono visti come iperagenti innatamente-sacrificabili che guadagnano valore vivendo la loro vita aderendo a questo ideale, mentre le femmine sono viste come ipoagenti innatamente-preziose che, come i bambini, sono il futuro e quindi preziose, ma sono anche meno competenti e meno in grado di affrontare le sfide della vita. In un articolo su Honey Badger Brigade (http://honeybadgerbrigade.com/2014/05/23/a-useful-phrase-the-instrumentalization-infantilization-dichotomy/), è stata coniata la frase “Dicotomia Strumentalizzazione-Infantilizzazione” per fare riferimento rispettivamente ai ruoli di genere maschile e femminile.

Se ciò è vero, allora non dobbiamo meravigliarci che gli uomini gay siano più oppressi delle donne lesbiche. Perché? Perché i maschi sono tenuti ad agire per conto non solo di sè stessi, ma per conto di donne, bambini e della società in generale. Dato che i ruoli di genere delimitano il dovere di agency ai maschi, quando un maschio si sottrae al suo dovere sta danneggiando non solo se stesso, ma almeno una donna e potenziali (e talvolta effettivi) bambini, quindi danneggia gli altri. Il modo tradizionale con cui i maschi hanno vissuto la loro aderenza al dovere di hyperagency era quello di impegnarsi con una donna (o, nel mondo antico e in alcune frange di comunità religiose, varie donne), e di provvedere al loro benessere e ai bambini che avevano insieme. Gli uomini erano tenuti a sposarsi, procreare e provvedere; dovevano fare cose per la loro donna/le loro donne e i loro bambini.

L’omosessualità maschile implica che gli uomini, invece di fare cose per le donne e i bambini, le facciano tra di loro.
La matematica dietro questo ragionamento è, almeno in teoria, ovvia.

Naturalmente questa matematica ha poco senso quando si guardano le cose in una luce moderna; dal momento infatti che i maschi possono essere bisessuali, il sesso maschio-maschio non implica l’incapacità di desiderio sessuale per le femmine o di impegnarsi con una femmina e allevare figli con lei. E le esperienze che abbiamo avuto nel corso dei decenni (e discutibilmente secoli) con gli uomini gay rendono abbastanza chiaro che molti uomini gay sono disposti ad almeno cercare di adempiere ai loro doveri socialmente assegnati, anche se non trovano farlo particolarmente appagante. Ma queste considerazioni più razionali chiaramente non hanno informato le posizioni della società del passato nei giorni in cui i ruoli di genere erano economicamente necessari e avere uno o due figli non garantiva la crescita della popolazione (e, per estensione, in un mondo a bassa tecnologia e crescita economica), considerando anche che la crescente accettazione della non-eterosessualità implica che gli uomini non eterosessuali divengano molto meno propensi ad accettare vivere nascosti per lunghi periodi della loro vita adulta. L’essere gay uomini nel mondo di oggi ancora suscita la reazione di chi vede il modo di vivere gay meno impegnativo, soprattutto se l’economia sessuale (cioè la relativa facilità di ottenere sesso da parte degli uomini rispetto all’ottenere sesso da parte delle donne) viene presa in considerazione.

Quindi gli uomini omosessuali sono vittime di gay bashing mentre le donne omosessuali raramente lo sono? Beh, certo, perché secondo il sistema dei ruoli di genere gli uomini gay si sottraggono al loro dovere e quindi lasciano che donne e bambini soffrano e muoiano di fame perché non le stanno proteggendo nè provvedendo a loro!

Gli uomini gay sono il default di persona gay/la persona gay primaria e sono trattati come più pericolosi e più minacciosi delle donne gay? Beh, certo, perché la società perde di più con un uomo gay che con una donna gay!

La bicancellazione (bisexual erasure) danneggia sproporzionatamente i bisessuali maschi? Beh, certo, gli uomini bisessuali possono sostituire il sesso con le donne con il sesso con gli uomini, il che significa che non hanno proprio lo stesso incentivo a provvedere/proteggere che hanno gli uomini eterosessuali! Inoltre, le donne bisessuali possono ancora avere una gravidanza e far saltar fuori un bambino (proprio questa minore paura della bisessualità femminile ha portato al feticismo sessuale che spinge molti uomini eterosessuali ad accogliere facilmente una partner di sesso femminile bisessuale).

Certo, le lesbiche sono vittime dell’orrendo crimine dello stupro “correttivo”, ma non è vero che gli uomini gay ne siano esenti. Per un attimo, però, glissiamo su questo, e ammettiamo senza concedere che le donne lesbiche siano la maggioranza degli stupri correttivi. Per quanto effettivamente siano atroci questi crimini, si fondano sull’idea che le lesbiche non siano intrinsecamente difettose (perché possono essere “curate”) e invece siano solo illuse o abbiano avuto un brutto momento con gli uomini o siano sciocche e immature. I gay, d’altra parte, spesso vengono picchiati a morte. Non sono considerati una “risorsa salvabile” nello stesso modo in cui lo sono le lesbiche (questo non significa sostenere che lo stupro correttivo non sia un’atrocità, vuol dire solo che esso si fonda su una base più ottimistica del gay bashing).

Ma, in realtà, come accennato prima, le lesbiche hanno “solo” lo stupro correttivo, mentre gli uomini gay vengono picchiati a morte e subiscono anche loro lo stupro correttivo. Le donne lesbiche vengono viste a priori come salvabili, contro gli uomini gay invece si ha “un’ampia scelta”, si può usare anche una tortura meno permanente (lo stupro, appunto) se funziona, altrimenti passare (o andare direttamente) a quella definitiva (la morte) per far “cambiare loro idea”: la concezione di fondo è che per eliminare un grande pericolo per la società si può ricorrere ad ogni mezzo.

Ma riportiamo i dati: uno studio del 2003 condotto da Out LGBT Well-Being (Out) e dall’University of South Africa Centre for Applied Psychology (UCAP) ha “trovato che la percentuale di uomini gay neri che affermava di aver sperimentato stupro correttivo coincideva con quella delle lesbiche nere che avevano preso parte allo studio”.
Brigadier Bafana Linda, il capo sezione dell’unità d’indagine sulla violenza familiare, sulla protezione dei minori e sui reati sessuali nel servizio di polizia del Sud Africa aggiunge che, dato che la maggior parte delle donne non denunciano i loro stupri, si può solo immaginare quanti pochi uomini si facciano avanti per riportarli. Cito le sue parole:
“Potrebbe avere qualcosa a che fare con la stigmatizzazione. Potrebbe avere a che fare con l’idea sbagliata per cui, se vanno lì per [segnalarlo], la gente potrebbe ridere di loro”.
Nel corso di un’indagine da parte dell’organizzazione giovanile loveLife della squadra magazine Uncut, sono stati evidenziati quattro casi di stupro correttivo su uomini, ma solo una persona ha accettato di lasciare che la propria storia venisse pubblicata.
Non ho mai segnalato il mio stupro [alla polizia]“, dice Asvat. “Io non volevo che la mia famiglia lo scoprisse perché è come [imbarazzante] per loro. Me ne sono occupato io stesso e con l’aiuto dei miei amici.” Né ha avuto alcun fiducia nelle autorità: “Una volta ho segnalato una rapina alla polizia pensando che forse avrebbero fatto qualcosa, ma non l’hanno fatto”.
(http://bhekisisa.org/article/2014-04-11-men-are-also-corrective-rape-victims)
[Polders, L. & Wells, H. (2004). Levels of Empowerment among Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender [LGBT] People in Gauteng, South Africa. Pretoria: Out LGBT Well-being.]

Tornando a noi, possiamo dire di vivere in un sistema di genere in cui dalle donne ci si aspetta di non essere in grado di “fare” roba, ma che invece venga fatta roba per loro. Il loro valore sociale non si trova in quello che “fanno”, ma piuttosto in quello che sono. Ergo, quando le donne fanno tra di loro, ciò non è visto come un mettere in pericolo il loro valore per la società, mentre quando gli uomini fanno tra di loro non hanno alcun incentivo a prendersi cura di donne e bambini e pertanto non vengono socialmente considerati come aventi valore.

Questo spiega il motivo per cui le politiche di genere della società puniscano i maschi più severamente rispetto alle femmine (e l’omofobia è chiaramente una forma di politica di genere); dal momento che la società pone implicitamente tutte le sue fortune nelle mani degli attori maschi, quando un uomo non agisce più “correttamente” è a rischio.

 

Conclusione

Trovo i tentativi di giocare alle “Olimpiadi dell’Oppressione” di cattivo gusto, e io non voglio dare l’impressione che le donne non eterosessuali abbiano vita facile (chiaramente non ce l’hanno). Ma storicamente parlando, la maggior parte dell’omofobia è stata omo-misandria e le lesbiche sono state spesso ignorate o invisibilizzate. Ora, l’invisibilizzazione non è assolutamente una buona cosa (come qualsiasi bisessuale, in particolare un maschio bisex, sarebbe felice di sottolineare), ma essere ignorato è preferibile all’essere ucciso.

Religiosamente, legalmente, storicamente e culturalmente, sono gli uomini gay che sono i target primari dell’omofobia. Gli uomini gay sono i target del gay bashing molto più delle donne gay. Le leggi sulla sodomia e i versi dei testi religiosi abramitici vietano l’omosessualità maschile molto più spesso dell’omosessualità femminile. Anche in campagne politiche contemporanee contro i diritti degli omosessuali, i maschi omosessuali sono visti come più minacciosi rispetto alle femmine omosessuali. Anche i nazisti vedevano gli uomini gay come un problema più grande rispetto alle donne gay. E la bisessualità maschile era difficilmente esente dai divieti religiosi e giuridici del passato, dal momento che tali divieti sono stati basati sull’atto sessuale, piuttosto che sul desiderio sessuale. In effetti, alcuni studiosi sostengono che i divieti religiosi in realtà si applichino più alla bisessualità maschile che all’omosessualità maschile; giacere con un uomo come si giace con una donna (se preso in modo assolutamente letterale) probabilmente non si applica a un uomo gay (che non dorme con le donne, presumibilmente) ma si applica a un uomo bisessuale (che giace con entrambi).

La NUS del Regno Unito sostiene che gli uomini gay non siano oppressi all’interno della cultura LGBT; ciò non è vero, dato che la cultura LGBT tende a negare l’aspetto di genere delle discriminazioni contro gli uomini gay mentre riconosce l’aspetto di genere delle discriminazioni contro le donne gay (avendo coniato il vocabolo universalmente accettato di “lesbofobia”). Tale negazione dell’aspetto di genere dell’omofobia contro gli uomini (che abbiamo chiamato “omo-misandria”) non è forse essa stessa discriminazione?
Pertanto affermare che gli uomini gay non siano oppressi all’interno della cultura LGBT è errato.

Inoltre gli uomini gay hanno creato la comunità LGBT come ‘spazio sicuro’ lontano dalla brutalità hanno sopportato dalla cultura etero. Questa brutalità sembra essere maggiore di quella sopportata dalle donne gay e quasi certamente più di quella sopportata dalle donne bisessuali (le questioni transgender sono una questione diversa, ma data la teoria sopra ho il sospetto che le donne trans vengano trattate socialmente in modo simile agli uomini gay, e forse peggio). Gli uomini gay hanno bisogno che le loro posizioni nella cultura LGBT vengano rispettate, perchè quegli spazi sono il luogo dove si possono recuperare dalle difficoltà con cui vengono trattati dalla cultura etero. La stessa logica, tra l’altro, è valida per i rappresentanti di tutti i vari sottogruppi LGBT poiché tutti questi sottogruppi hanno in qualche modo affrontato le difficoltà della società etero.

Ma, mentre la NUS non ha sostenuto che i gay non affrontino oppressione (in generale), il fatto che gli uomini gay sembrino essere ‘gettati sotto il bus’ da parte di sempre più gruppi che millantano di essere ‘anti-oppressione’ è più che preoccupante, se si considera che gli uomini gay sono stati storicamente gli obiettivi espliciti della maggioranza del bigottismo legato alla sessualità. Ciò ci ricorda, ancora una volta, che essere ignorato o nemmeno discusso è un destino più piacevole che venire messo alla forca.

Forse c’è un lato positivo in tutto questo; se gli uomini gay cominciano ad essere trattati come un seconda scelta all’interno delle organizzazioni che hanno primariamente creato, potrebbero iniziare a mettere in discussione che il femminismo intersezionale sia veramente un alleato per la loro causa. Gli uomini gay possono, di conseguenza, cominciare a rivoltarsi contro il movimento femminista di terza ondata; come l’attivista per i diritti dei gay John Lauritsen ha sostenuto anche nei giorni del femminismo radicale di seconda ondata (http://paganpressbooks.com/jpl/DTF.HTM), una tale svolta è piuttosto in ritardo.

 

(Tratto e adattato da: http://honeybadgerbrigade.com/2016/03/30/gay-men-are-not-oppressed-really/)

Come un ragazzo FtM divenne MRA (Attivista per i Diritti degli Uomini)

trans men

Steven, un ragazzo transgender FtM, racconta nell’articolo “From woman to man to red pill”, come questa esperienza gli abbia aperto gli occhi, catapultandolo in una considerazione sociale differente e facendogli rendere conto degli svantaggi che hanno gli uomini nella società, che lui ha avuto in quanto uomo nella società.

Rivela, nell’articolo, che non conosceva neppure il Movimento per i Diritti degli Uomini al tempo della sua transizione. Il motivo per cui avvenne tale transizione era una disforia di genere che aveva da quando aveva 7 anni. Fin da piccolo, infatti, voleva essere considerato come un maschio, chiese alla madre di mantenere i capelli corti, si offendeva se un ragazzo gli faceva gesti di cavalleria. A 16 anni la crescita del seno accrebbe la disforia, e sognava di riuscire a risolvere tale contrasto tra il proprio genere e il proprio sesso biologico mediante la mastectomia. Poichè non gli era ancora possibile, sviluppò anoressia in modo da fermare il ciclo e ridurre il seno il più possibile.

Finalmente, il giorno della mastectomia avvenne: Steven aveva 20 anni. Leggiamo adesso direttamente dalle sue parole quale fu la reazione in questa nuova considerazione che il mondo aveva di lui, e come ciò lo condusse ad aderire al Movimento per i Diritti degli Uomini:

“Ero felice, celebravo il fatto che non ero più visto solo come un pezzo di carne, anche se più tardi mi sono reso conto che adesso la società o mi usa o mi ignora, perché non sono abbastanza attraente per essere un pezzo di carne. Sono invece solo una brutta bestia pelosa con un portafoglio e un paio di braccia muscolose. Oppure, potrei dire con un certo grado di ironia, un pezzo di carne che non attira nemmeno un fischio per strada.

Ho anche trovato molto difficile abituarsi a dover sempre agire e prendere decisioni. Dagli uomini ci si attende, li si costringe piuttosto, ad essere gli agenti attivi della società. Se c’è un problema, gli uomini sono tenuti a prendere l’iniziativa per risolverlo piuttosto che cercare aiuto o consigli o usufruire di servizi sociali.

Nelle relazioni etero, ci si aspetta che l’uomo si avvicini alla donna, avvii la conversazione, e sposti il rapporto nella direzione in cui vuole che vada pur essendo allo stesso tempo estremamente attento a monitorare gli spunti non detti di lei al fine di garantire che non sia uno stupratore o inquietante (e se non riesce a leggere correttamente questi segnali, rischia di essere messo in prigione ed essere stuprato egli stesso).

Anche nelle relazioni gay maschili, nessun partner assume il ruolo “femminile”: entrambi si aspettano dall’altro che approcci, inizi, si prenda carico e compia decisioni almeno la metà delle volte.

Essere un agente attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, non è un privilegio, ma una responsabilità molto tediosa e stressante. Essermi improvvisamente costretto a tutto ciò senza essere addestrato per questo fin dalla nascita era mentalmente e fisicamente estenuante.

L’onere di tutta quell’hyperagency ha un enorme svantaggio. A volte gli uomini hanno bisogno anche di aiuto. Quando lo fanno, le persone sono molto riluttanti a venire in loro aiuto e non esitano a prenderli in giro perchè necessitano di assistenza. Non ci sono praticamente rifugi anti-violenza domestica per gli uomini, nessuno si preoccupa se un uomo è senza casa o senza lavoro, o se è malato di mente e ha bisogno di cure e di accudimento, perché è un uomo, dannazione. Si suppone che sia forte e capace, per tutto il tempo, altrimenti è inutile e potrebbe anche non esistere (proprio come una donna anziana, poco attraente e sovrappeso è vista come inutile).

Secondo il femminismo il privilegio maschile garantisce che l’uomo abbia una vita molto più facile rispetto alle donne. Le femministe ridono al concetto che potrebbe essere difficile essere un uomo in questa società, perché non riescono a vedere l’altro lato.

Beh, sono stato in piedi su entrambi i lati della barricata e, senza pregiudizi da nessuno dei due, posso tranquillamente dire che il “privilegio maschile” in questi giorni e in questa era sia una stronzata. Le donne devono affrontare un sacco di minacce, certo; ma gli uomini devono affrontare molte delle stesse esatte minacce senza il sostegno sociale e legale che le donne hanno. Le questioni degli uomini non sono per la maggior parte neppure riconosciute come esistenti.

A causa dello stress al college e del bullismo (che, stranamente, è venuto solo dall’interno della comunità femminista del campus) ho richiesto un breve periodo in un ospedale psichiatrico la scorsa estate. Ero in un punto molto basso della mia vita e ho cominciato a piagnucolare durante la mia valutazione delle dosi, a quel punto il medico mi ha detto: “Tu sei un uomo, giusto? Questo piangere è patetico. Sii un uomo!”

Sii un uomo. Mi colpì improvvisamente che alla maggior parte degli uomini probabilmente viene detta questa frase centinaia di volte nel corso della loro infanzia. In un certo punto della mia vita avrei dato qualsiasi cosa affinchè le persone mi incoraggiassero a irrobustirmi come Xena. Ora ho capito che a volte gli uomini, come le donne, semplicemente non si sentono forti e hanno bisogno dello stesso amore e della stessa cura che le donne hanno quando stanno male. Perché è così difficile per la società da accettare? Sia gli uomini che le donne possono essere forti la maggior parte del tempo, ma ognuno ha momenti della propria vita in cui ha bisogno di essere accudito dagli altri.

[…]

Dopo un anno di queste esperienze, e un anno ad ascoltare la dottrina femminista estrema al mio college di letteratura (che mi ha istruito sulla violenza insita della sessualità maschile, sulla “cultura dello stupro”, sui “trigger warnings”, sugli “spazi sicuri”, ecc. mi sembrava che molte di loro volevano essere viste come deboli fiori delicati piuttosto che donne forti e capaci), ho iniziato a cambiare il modo in cui vedevo le cose. Ho preso la “pillola rossa”, si potrebbe dire.

Dato che le donne adesso condividono i tradizionali “privilegi” maschili, dovrebbero condividere anche le responsabilità tradizionalmente maschili; cioè portare i propri pesi e riconoscere le proprie colpe quando sono colpevoli, e rispettare e aver cura degli uomini nelle loro vite come gli uomini rispettano e hanno cura di loro.

L’attuale dottrina femminista vuole mantenere i privilegi femminili tradizionali (nella forma dell’atto contro la violenza contro le donne [senza un atto contro la violenza contro gli uomini, NdT], dei tribunali che favoriscono le madri sui padri e le ex mogli sugli ex mariti, ecc), così come tutti i diritti tradizionalmente maschili che hanno giustamente guadagnato nell’ultimo centinaio di anni (la possibilità di entrare in praticamente qualsiasi carriera che desiderano e partecipare pienamente alla vita sociale). E’ una degna vittoria dei diritti umani che le donne ora condividano i diritti tradizionalmente maschili, ma non è giusto che non siano disposte a rinunciare ai diritti tradizionalmente femminili in cambio, perché questo adesso mette gli uomini in una posizione svantaggiata.”

#GamerGate: Zoe Quinn fa cyber-terrorismo contro un progetto anti-bullismo

zoe quinn
Ricordate Zoe Quinn, la leader femminista del movimento anti-GamerGate che è andata dalle Nazioni Unite a chiedere di censurare i social network? Per chi non si ricorda la faccenda, GamerGate era un progetto anti-corruzione nell’industria del video-gaming accusato di misoginia dalle femministe dopo che una di loro, Zoe Quinn appunto, risultò implicata negli scandali sui conflitti di interesse.
Beh, ci sono novità: un gruppo anti-bullismo (SocialAutopsy, alla cui guida vi è una donna di nome Candace Owens) ha recentemente proposto di “schedare” per alcuni mesi le frasi di molestie da parte dei bulli assieme alle informazioni che il bullo condivide pubblicamente sui social, quindi senza dati sensibili o altro, il tutto con un apposito metodo di classificazione che permette di accedere alla frase non per argomento ma conoscendo già il nome del soggetto che l’ha espressa, frase che comunque verrebbe conservata solo per un periodo limitato.
E Zoe Quinn che c’entra in tutto ciò? Beh, ha chiamato la leader del progetto anti-bullismo, le ha detto che NON VOLEVA CHE LE FRASI VENISSERO CONSERVATE (forse perchè in questo modo le critiche di corruzione con PROVE non si possono censurare spacciandole per molestie?), la compagnia rigettato gentilmente e con tutta la cortesia del mondo la sua richiesta di eliminare il progetto, e da 8 messaggi che avevano ricevuto fino ad allora, hanno poi ricevuto guardacaso 52 minacce nella stessa giornata, tutte incentrate sul gaming, tutte utilizzanti parole già usate da Zoe nella telefonata, tutte da profili con impostato “maschio” come genere, insomma tutti simili al classico stereotipo che la stessa Zoe Quinn aveva addotto come la persona-tipo che l’avrebbe minacciata durante il caso GamerGate. Eppure, come si può intuire, queste minacce sono opera di Zoe stessa, perchè mai una simile faccenda sarebbe dovuta interessare alla comunità GamerGate?
Senza contare alcuni commenti del tipo “you are stopping bullying by bullying stupid teenagers like me from getting work”… WTF?? Davvero, chi sarebbe il genio che si definirebbe “stupido adolescente”?!?
Se ciò non bastasse, un’amica di Zoe (Randi Lee Harper) nella sua minaccia ha espressamente detto che l’attacco era opera sua e di Zoe e che la compagnia avrebbe fatto meglio a capire il messaggio e a chiudere il progetto; inoltre appena l’azienda ha dichiarato di voler comunicare in una puntata di un programma radiofonico che vi era Zoe Quinn dietro le minacce, tali minacce si sono fermate. Da circa 3 al secondo a 0. Casualità?
Pertanto non è improbabile pensare che questo episodio aiuti a svelare gli altarini, a farci capire che la cara Zoe Quinn, attaccata perchè accusata di CORRUZIONE NELL’INDUSTRIA DEL GAMING, che ha rigirato l’accusa affermando che si trattasse di misoginia come testimoniato – a suo dire – da commenti molesti online, si fosse inventata tutti quei commenti molesti anche allora, per coprire la sua accusa di corruzione.
Per questo motivo ha richiesto CENSURA (in questo senso aiutata da gran parte del movimento femminista) da parte dei social network davanti alle Nazioni Unite, e un progetto come quello proposto dall’azienda non le permetterebbe di fare i suoi comodi, di accorpare ogni critica e accusa legittima come molestia, di insabbiare tutto, per questo lo sta avversando, per questo lo odia così tanto e per questo, per amore dell’onestà, della libertà di pensiero e della lotta contro il vero cyber-bullismo, dovremmo supportare l’associazione attaccata dalla Quinn.