Come un ragazzo FtM divenne MRA (Attivista per i Diritti degli Uomini)

trans men

Steven, un ragazzo transgender FtM, racconta nell’articolo “From woman to man to red pill”, come questa esperienza gli abbia aperto gli occhi, catapultandolo in una considerazione sociale differente e facendogli rendere conto degli svantaggi che hanno gli uomini nella società, che lui ha avuto in quanto uomo nella società.

Rivela, nell’articolo, che non conosceva neppure il Movimento per i Diritti degli Uomini al tempo della sua transizione. Il motivo per cui avvenne tale transizione era una disforia di genere che aveva da quando aveva 7 anni. Fin da piccolo, infatti, voleva essere considerato come un maschio, chiese alla madre di mantenere i capelli corti, si offendeva se un ragazzo gli faceva gesti di cavalleria. A 16 anni la crescita del seno accrebbe la disforia, e sognava di riuscire a risolvere tale contrasto tra il proprio genere e il proprio sesso biologico mediante la mastectomia. Poichè non gli era ancora possibile, sviluppò anoressia in modo da fermare il ciclo e ridurre il seno il più possibile.

Finalmente, il giorno della mastectomia avvenne: Steven aveva 20 anni. Leggiamo adesso direttamente dalle sue parole quale fu la reazione in questa nuova considerazione che il mondo aveva di lui, e come ciò lo condusse ad aderire al Movimento per i Diritti degli Uomini:

“Ero felice, celebravo il fatto che non ero più visto solo come un pezzo di carne, anche se più tardi mi sono reso conto che adesso la società o mi usa o mi ignora, perché non sono abbastanza attraente per essere un pezzo di carne. Sono invece solo una brutta bestia pelosa con un portafoglio e un paio di braccia muscolose. Oppure, potrei dire con un certo grado di ironia, un pezzo di carne che non attira nemmeno un fischio per strada.

Ho anche trovato molto difficile abituarsi a dover sempre agire e prendere decisioni. Dagli uomini ci si attende, li si costringe piuttosto, ad essere gli agenti attivi della società. Se c’è un problema, gli uomini sono tenuti a prendere l’iniziativa per risolverlo piuttosto che cercare aiuto o consigli o usufruire di servizi sociali.

Nelle relazioni etero, ci si aspetta che l’uomo si avvicini alla donna, avvii la conversazione, e sposti il rapporto nella direzione in cui vuole che vada pur essendo allo stesso tempo estremamente attento a monitorare gli spunti non detti di lei al fine di garantire che non sia uno stupratore o inquietante (e se non riesce a leggere correttamente questi segnali, rischia di essere messo in prigione ed essere stuprato egli stesso).

Anche nelle relazioni gay maschili, nessun partner assume il ruolo “femminile”: entrambi si aspettano dall’altro che approcci, inizi, si prenda carico e compia decisioni almeno la metà delle volte.

Essere un agente attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, non è un privilegio, ma una responsabilità molto tediosa e stressante. Essermi improvvisamente costretto a tutto ciò senza essere addestrato per questo fin dalla nascita era mentalmente e fisicamente estenuante.

L’onere di tutta quell’hyperagency ha un enorme svantaggio. A volte gli uomini hanno bisogno anche di aiuto. Quando lo fanno, le persone sono molto riluttanti a venire in loro aiuto e non esitano a prenderli in giro perchè necessitano di assistenza. Non ci sono praticamente rifugi anti-violenza domestica per gli uomini, nessuno si preoccupa se un uomo è senza casa o senza lavoro, o se è malato di mente e ha bisogno di cure e di accudimento, perché è un uomo, dannazione. Si suppone che sia forte e capace, per tutto il tempo, altrimenti è inutile e potrebbe anche non esistere (proprio come una donna anziana, poco attraente e sovrappeso è vista come inutile).

Secondo il femminismo il privilegio maschile garantisce che l’uomo abbia una vita molto più facile rispetto alle donne. Le femministe ridono al concetto che potrebbe essere difficile essere un uomo in questa società, perché non riescono a vedere l’altro lato.

Beh, sono stato in piedi su entrambi i lati della barricata e, senza pregiudizi da nessuno dei due, posso tranquillamente dire che il “privilegio maschile” in questi giorni e in questa era sia una stronzata. Le donne devono affrontare un sacco di minacce, certo; ma gli uomini devono affrontare molte delle stesse esatte minacce senza il sostegno sociale e legale che le donne hanno. Le questioni degli uomini non sono per la maggior parte neppure riconosciute come esistenti.

A causa dello stress al college e del bullismo (che, stranamente, è venuto solo dall’interno della comunità femminista del campus) ho richiesto un breve periodo in un ospedale psichiatrico la scorsa estate. Ero in un punto molto basso della mia vita e ho cominciato a piagnucolare durante la mia valutazione delle dosi, a quel punto il medico mi ha detto: “Tu sei un uomo, giusto? Questo piangere è patetico. Sii un uomo!”

Sii un uomo. Mi colpì improvvisamente che alla maggior parte degli uomini probabilmente viene detta questa frase centinaia di volte nel corso della loro infanzia. In un certo punto della mia vita avrei dato qualsiasi cosa affinchè le persone mi incoraggiassero a irrobustirmi come Xena. Ora ho capito che a volte gli uomini, come le donne, semplicemente non si sentono forti e hanno bisogno dello stesso amore e della stessa cura che le donne hanno quando stanno male. Perché è così difficile per la società da accettare? Sia gli uomini che le donne possono essere forti la maggior parte del tempo, ma ognuno ha momenti della propria vita in cui ha bisogno di essere accudito dagli altri.

[…]

Dopo un anno di queste esperienze, e un anno ad ascoltare la dottrina femminista estrema al mio college di letteratura (che mi ha istruito sulla violenza insita della sessualità maschile, sulla “cultura dello stupro”, sui “trigger warnings”, sugli “spazi sicuri”, ecc. mi sembrava che molte di loro volevano essere viste come deboli fiori delicati piuttosto che donne forti e capaci), ho iniziato a cambiare il modo in cui vedevo le cose. Ho preso la “pillola rossa”, si potrebbe dire.

Dato che le donne adesso condividono i tradizionali “privilegi” maschili, dovrebbero condividere anche le responsabilità tradizionalmente maschili; cioè portare i propri pesi e riconoscere le proprie colpe quando sono colpevoli, e rispettare e aver cura degli uomini nelle loro vite come gli uomini rispettano e hanno cura di loro.

L’attuale dottrina femminista vuole mantenere i privilegi femminili tradizionali (nella forma dell’atto contro la violenza contro le donne [senza un atto contro la violenza contro gli uomini, NdT], dei tribunali che favoriscono le madri sui padri e le ex mogli sugli ex mariti, ecc), così come tutti i diritti tradizionalmente maschili che hanno giustamente guadagnato nell’ultimo centinaio di anni (la possibilità di entrare in praticamente qualsiasi carriera che desiderano e partecipare pienamente alla vita sociale). E’ una degna vittoria dei diritti umani che le donne ora condividano i diritti tradizionalmente maschili, ma non è giusto che non siano disposte a rinunciare ai diritti tradizionalmente femminili in cambio, perché questo adesso mette gli uomini in una posizione svantaggiata.”

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