Omomisandria: Gli uomini gay non sono oppressi? Davvero?

gay mra

La Britain’s National Union of Students ha recentemente affermato che le associazioni di studenti LGBT affiliate con la NUS non dovranno avere nessun rappresentante gay maschio, in quanto a loro dire i gay maschi non sarebbero oppressi all’interno della cultura LGBT (http://www.pinknews.co.uk/2016/03/22/nus-tells-lgbt-societies-to-abolish-gay-mens-reps-because-they-dont-face-oppression/).

Questo è in linea con un cambiamento che si sta notando sempre di più nell’ambiente di coloro che chiamiamo “Social Justice Warriors”: gli uomini gay non sono più considerati “oppressi”. Adesso sono “parte del problema”, “parte del patriarcato” e “perpetratori dell’oppressione istituzionalizzata”.

Certo, gli uomini gay sono molto meno oppressi all’interno della cultura LGBT, perché? Perché hanno creato per primi la cultura LGBT e per la gran parte hanno costituito loro le istituzioni, hanno provveduto alla maggioranza del reclutamento e dei fondi. Hanno creato il movimento per i diritti gay, quindi è ovvio che questo movimento veda gli uomini gay come la “tipica” persona LGBT.
Ma… c’è un ma… nel corso del tempo, la visione “di genere” delle discriminazioni contro gli uomini gay, che qui chiameremo “omomisandria”, non è mai stata presa in considerazione, neanche all’interno della cultura LGBT. Al contrario, le lesbiche hanno da subito reclamato un’intersezionalità tra la loro condizione di donna e la loro condizione di omosessuale, creando così il termine “lesbofobia”. Allo stesso tempo, la comunità LGBT ha da subito cercato di intersecarsi con altri movimenti per ottenere legittimazione, quindi l’omofobia (contro gli uomini gay), in questa visione intersezionale, è stata vista come un sottoprodotto della misoginia in quanto l’omofobia avrebbe criticato gli uomini per la loro “femminilità”. Questo ragionamento al contrario, ovvero il vedere l’omofobia (questa volta contro le donne lesbiche) come sottoprodotto della misandria in quanto avrebbe criticato le donne per la loro “mascolinità”, ““stranamente”” non è stato fatto.
Siamo dunque arrivati a un momento in cui la parola “gay” può indicare sia uomini che donne, e se l’omofobia colpisce principalmente le donne omosessuali è “lesbofobia”, se colpisce maggiormente gli uomini omosessuali è “misoginia”, insomma gli uomini gay anche se sono (come vedremo) la maggioranza delle vittime di omofobia, vengono invisibilizzati: possono essere vittime in quanto gay, non in quanto UOMINI gay. Negare l’aspetto di genere di una discriminazione, non è forse essa stessa discriminazione? E ciò avviene quotidianamente all’interno della stessa comunità LGBT.
Dunque dire che gli uomini gay non siano oppressi all’interno della comunità LGBT è sbagliato.
Vengono negate le loro istanze di genere, come potremmo negare che questa sia oppressione?

Ma mettiamo caso che i gay non fossero oppressi all’interno della comunità LGBT (cosa che, come abbiamo visto, è falsa): questa non sarebbe comunque una giustificazione per negare loro una rappresentanza all’interno delle organizzazioni LGBT. Gli uomini gay hanno rappresentato la maggioranza dei fondi e degli sforzi per creare il moderno movimento per i diritti gay, e hanno fatto così perché la cultura etero li escludeva. Non è essere alienati dalla cultura gay che giustifica un rappresentante gay maschio in un ambiente gay, ma piuttosto l’essere alienati dalla cultura etero. Affermare che i gay uomini non dovrebbero essere rappresentati all’interno della cultura gay non è diverso dal dire che le donne non dovrebbero essere rappresentate all’interno degli spazi femminili perché le donne non sono oppresse all’interno di quegli spazi (con l’unica differenza che i gay maschi sono oppressi, come abbiamo visto, anche all’interno degli spazi LGBT).
Gli spazi trans non dovrebbero avere rappresentanti trans per lo stesso motivo? Ovviamente no. Questi spazi esistono in relazione a una cultura più estesa, questo è ciò che significa essere una “subcultura”. Le subculture sono inesorabilmente definite dalla loro relazione con la più ampia cultura in cui sono situate.

Ma la NUS non si ferma qui: afferma anche che gli uomini gay siano attivamente oppressivi verso altre parti del continuum LGBT, trans e bisessuali in particolare.

Sì, ci sono maschi gay che sono transfobici e bifobici. Indovinate un po’? Ci sono lesbiche che sono esattamente uguali. In aggiunta, è la seconda ondata femminista, quella del “femminismo radicale”, che spesso abbracciava il lesbianismo politico accompagnandolo da tensioni transfobiche che ora conosciamo sotto il nome di “TERF” (Trans-Exclusionary Radical Feminism). Ma la NUS chiede alle lesbiche di dar conto del TERFismo e della bifobia perpetrata dalle lesbiche? Ovviamente no.

Quindi la posizione della NUS è assolutamente idiota: la loro logica semplicemente non segue, e se fossero davvero coerenti con essa bannerebbero le loro rappresentanti lesbiche così come i loro rappresentanti gay.

Ma passiamo oltre, dicevamo prima che gli uomini gay (o meglio, le attrazioni maschili verso lo stesso sesso) soffrono maggiormente l’omofobia, e questo storicamente parlando. Inoltre un’ampissima fetta dell’omofobia è in realtà omomisandria, ovvero discriminazione contro l’omosessualità maschile piuttosto che contro l’omosessualità in generale.
 

Gli uomini gay/attratti da persone dello stesso sesso sono più oppressi delle donne gay: le prove

Le femministe solitamente dicono che gli uomini gay sono culturalmente odiati perché visti come effemminati/femminili. Come tali, gli uomini gay vanno in conflitto con il patriarcato e/o i valori patriarcali o i ruoli di genere patriarcali. Il risultato è che gli uomini gay, secondo la teoria femminista, sarebbero classificati come “donne onorarie” dalla società in generale. Ergo, la discriminazione, l’odio e l’oppressione che subiscono sarebbe meramente derivante dall’oppressione subita dalle donne. L’implicazione è che se gli uomini gay vogliono distruggere l’omofobia, devono distruggere gli ideali anti-femminili e misogini.

L’ovvio bias di questa teoria è che, seguendo questa logica, tutte le discriminazioni contro le donne che assumono un ruolo maschile (ad esempio le donne in carriera meno assunte) indicherebbero un odio della società verso l’uomo.
La fallacia logica per cui gli uomini gay sarebbero “vittime di misoginia, perchè la società odia i tratti femminili” equivale dunque a dire “le donne lesbiche sono vittime di misandria perchè la società odia i tratti maschili”.
E’ ovvio che sia assurdo.

Tornando a noi, la maggioranza dell’omofobia è rivolta contro uomini che sono (o che vengono percepiti come) omosessuali, non a donne che sono (o che vengono percepite come) omosessuali.

Ma andiamo indietro nel tempo, e vediamo cosa dice un testo che ha molto influito sulla società: la bibbia. I famosi versi contro gli omosessuali in realtà sono diretti esclusivamente contro uomini omosessuali. Levitico 18:22 e 20:13 descrivono come “abominio” quando un uomo giace con un altro uomo (e 20:13 prescrive la pena di morte per questo). L’omosessualità femminile non è menzionata. La storia di Sodoma (Genesi, capitolo 19) non specifica esattamente a cosa ci si riferisca con “sodomia”, anche se legalmente parlando si è soliti concettualizzarlo come sesso anale (qualcosa che le lesbiche non possono fare senza l’assistenza di sex toys che probabilmente non esistevano al tempo dell’antico testamento). Inoltre la storia menziona solo uomini, il che cementa l’insinuazione che la sodomia richieda un pene. 1 Corinzi 6:9-10 condanna esplicitamente “uomini che fanno sesso con uomini”, ma non donne che fanno sesso con donne.
1 Timoteo 1:9-10
non sembra compiere un riferimento neutro per il genere verso “coloro che praticano l’omosessualità”, e ancora, questo passaggio è stato tradotto dal Greco, dove venivano usate le parole “malakoi” e “arsenokoitai,” che generalmente sono considerate riferimenti all’effemminatezza maschile (che veniva spesso equiparata all’omosessualità).

Solo quando si arriva a Romani 1:26 abbiamo un esplicito attacco all’omosessualità femminile. Il versetto 27 co-unisce questo attacco con un’eguale condanna all’omosessualità maschile. Alla fine dei conti, la bibbia evidentemente contiene più versi anti-uomini-gay che versi anti-lesbiche.

Non mi dilungo con la visione dell’Islam in proposito, ma la storia di Sodoma sembra essere la base della visione coranica della materia. Ci si riferisce ai sodomiti come “la gente di Lut” (Lut è l’arabo per Lot) e il peccato per cui sono condannati è generalmente descritto in termini di omosessualità maschile. Anche oggi, le parole arabe per la condotta omosessuale e per la persona omosessuale derivano entrambe da “Lut”. Inoltre il mondo islamico è più crudele verso gli uomini gay che verso le lesbiche.

Andiamo avanti.
Il Buggery Act dell’Inghilterra del 1533 non conteneva alcuna proibizione contro qualsiasi atto sessuale femmina-femmina, e in generale le leggi sulla sodomia (basta dare un’occhiata a https://en.wikipedia.org/wiki/Sodomy_law per accorgersene) rendono chiaro che siano state sempre riguardanti l’omosessualità maschile, e spesso richiedevano la pena capitale.

Certo, ci sono state anche leggi sulla sodomia nelle nazioni occidentali che discriminavano contro  omosessuali di entrambi i sessi, specialmente negli Stati Uniti (anche se specificamente riferendosi a coppie “omosessuali”, termine neutro per il genere), ma queste leggi si presentarono solo quando la comunità lesbica iniziò a ottenere visibilità. La comunità gay maschile non aveva bisogno di ottenere visibilità affinchè scattassero leggi esplicitamente contro le loro pratiche sessuali. Cosa ci dice questo su cosa veniva visto come una maggiore “minaccia” alla società?

E, naturalmente, mentre molte leggi sulla sodomia sono state applicate storicamente sia a coppie etero (che praticavano sesso non convenzionale) che omosessuali, le ultime epoche di leggi sulla sodomia negli Stati Uniti sono state piene di attuazioni diseguali e, in alcuni casi almeno, con linguaggi legislativi esplicitamente omofobi (vedasi l’articolo di Andrew Sullivan sulla Unnatural Law qui: https://newrepublic.com/article/64542/unnatural-law).

La Germania nazista perseguiva le lesbiche, tuttavia i gay uomini erano perseguiti con molta più forza. Anche legalmente, i Nazisti definivano l’omosessualità in termini esclusivamente maschili (https://en.wikipedia.org/wiki/Persecution_of_homosexuals_in_Nazi_Germany_and_the_Holocaust#Definition_of_homosexuality). Anche il triangolo rosa, il segno che gli omosessuali erano forzati a indossare nei campi di concentramento, era assegnato esclusivamente a omosessuali maschi. Le lesbiche non erano neanche considerate omosessuali; venivano classificate come “asociali” (triangolo nero) e molte poche erano arrestate solo per la loro sessualità. Lo United States Holocaust Memorial Museum addirittura afferma, piuttosto inambiguamente, che “i Nazisti non perseguivano sistematicamente” le lesbiche (https://www.ushmm.org/wlc/en/article.php?ModuleId=10005478).

Anche se nell’Europa e negli USA attuali si ha più libertà rispetto alla Germania (grazie al cielo), possiamo vedere un’attitudine verso l’omosessualità che ricorda quella nazista.
Prendiamo ad esempio l’orribile pubblicità del gruppo anti-matrimonio egualitario “Americans For Marriage” quando facevano campagna per il sì sul voto della Proposizione 8 della California (https://www.youtube.com/watch?v=RfJEsd2rl8A). Mentre il matrimonio donna-donna è menzionato una sola volta nella pubblicità (quando la bambina dice “e io posso sposare una principessa!”), l’oggetto dell’orrore che vorrebbe suscitare la pubblicità è chiaramente il matrimonio maschio-maschio. Il libro che la bambina porta a casa si intitola “Re e Re” (e la madre ha una reazione scioccata al libro). L’intera linea di dialogo della bambina inizia con lei che annuncia come ha imparato che “un principe può sposare un principe”. Quando il professor Richard Peterson della Pepperdine University’s School of Law va a fare il suo argomento, menziona solo come le scuole del Massachusetts abbiano iniziato (in vista della legalizzazione del Massachusetts dei matrimoni egualitari) a insegnare agli studenti che “i ragazzi possono sposare i ragazzi”. Il professor Peterson non menziona ragazze che sposano ragazze o una qualsiasi variazione di lesbismo. Le allusioni al matrimonio maschio-maschio superano quelle sul matrimonio femmina-femmina con un rapporto di 3 a 1… questo cosa ci dice su quale sia più temuto?

Anche se i bisessuali non sono omosessuali, è la bisessualità maschile che è più soggetta a bi-cancellazione (“bisexual erasure”) rispetto a quella femminile. Ovviamente uno dei motivi per questo è il feticismo che molti maschi etero hanno verso le donne che fanno sesso con altre donne, ma questo non altera il punto sottostante, in quanto tale fantasia è probabilmente un prodotto della visione maggiormente preoccupata che la società ha verso il rapporto sessuale tra due uomini e non una sua causa. Le donne bisex hanno più possibilità di vedere la loro bisessualità accettata, mentre gli uomini bisex hanno molta più possibilità di essere legati a un pletismografo penile per vedere se stanno o non stanno dicendo la verità. Le bisessuali donne sono considerate quasi un ideale, mentre i bisessuali uomini sono o fabbriche di malattie sessualmente trasmissibili o “gay che negano di esserlo”. Come Mark Simpson (giornalista gay inglese che ha coniato il termine “metrosexual”) ha sottolineato (http://www.marksimpson.com/blog/2006/04/26/curiouser-and-curiouser-the-strange-disappearance-of-male-bisexuality/): “Non si è legiferato contro l’azione d’amore donna-su-donna perché, a differenza del sesso omo maschile, semplicemente non era considerata di grandi conseguenze. Può essere difficile per le femministe da afferrare, ma ‘il patriarcato’ stato sempre molto più preoccupato di dove andassero i peni degli uomini rispetto alla lingua delle donne”.

Simpson continua, “le donne etero ora hanno qualcosa da guadagnare e poco da perdere ammettendo un interesse per altre donne. Piuttosto che l’esilio alle miniere di acrilato di Planet Lesbo, le rende più interessanti, più avventurose, più moderne… solo più. Per la maggior parte, tuttavia, gli uomini eterosessuali hanno ancora nulla da guadagnare e tutto da perdere facendo un’ammissione simile. Ciò li rende molto… meno. A differenza delle donne, il sesso maschile è immediatamente sospetto se esprime un interesse per lo stesso sesso” Così, è un po’ come l’essere nerd; la bisessualità negli uomini è un biglietto per l’evirazione sociale, mentre la bisessualità nelle donne può (almeno in molte comunità in Occidente) aumentare lo status sociale di ogni donna e la sua attrattiva particolare. Come Simpson continua quando si parla di un articolo di giornale del Regno Unito circa due bisessuali calciatori Premier League inglesi, “Il titolo della storia ha usato la parola GAY con un font così grande che copriva più di metà pagina. (Le parole ‘sordido’ e ‘perverso’ e ‘osceno’ erano anche molto in evidenza, in una storia di donne bisessuali le parole sarebbero state: ‘sbarazzina’, ‘bollente’ e ‘sexy’).”

 

Perché gli uomini gay sono più oppressi?

Il punto di vista femminista ha un fondo di verità; l’omofobia contro i maschi è infatti radicata nel sistema di genere tradizionale. Tuttavia, il femminismo non riesce a capire veramente la natura del sistema di genere, il che a sua volta lo porta a mal diagnosticare la radice dell’omofobia contro i maschi.

Come spiegato nell’articolo “Summa Genderratica” (http://honeybadgerbrigade.com/2014/02/27/summa-genderratica-the-anatomy-of-the-gender-system/), la premessa-nucleo del sistema di genere è che gli uomini fanno, le donne sono. Gli uomini sono soggetti, le donne sono oggetti. Gli uomini sono azioni umane, le donne sono esseri umani. Gli uomini sono agenti morali, le donne sono pazienti morali. Ma dal momento che sia gli uomini che le donne hanno bisogno di agire al fine di provvedere alle loro necessità di sopravvivenza, gli uomini sono culturalmente tenuti a compensare la mancanza di ciò che le donne si presume non portino; il risultato è che gli uomini sono gravati con l’aspettativa di hyperagency (vale a dire che devono provvedere per più persone oltre che per sè stessi), mentre le donne sono sellate con la presunzione di hypoagency.

In aggiunta a questo, i maschi sono tenuti a dimostrare il loro valore per la società durante la loro vita, dando continuamente prova di aderire a questo ideale di hyperagency, mentre le femmine sono considerate come aventi un valore innato per la società solo per essere in grado di avere figli (e la società attribuisce questo valore a tutte le donne in generale, anche se non tutte le donne possono fare o avere figli). Questo crea una situazione in cui i maschi sono visti come iperagenti innatamente-sacrificabili che guadagnano valore vivendo la loro vita aderendo a questo ideale, mentre le femmine sono viste come ipoagenti innatamente-preziose che, come i bambini, sono il futuro e quindi preziose, ma sono anche meno competenti e meno in grado di affrontare le sfide della vita. In un articolo su Honey Badger Brigade (http://honeybadgerbrigade.com/2014/05/23/a-useful-phrase-the-instrumentalization-infantilization-dichotomy/), è stata coniata la frase “Dicotomia Strumentalizzazione-Infantilizzazione” per fare riferimento rispettivamente ai ruoli di genere maschile e femminile.

Se ciò è vero, allora non dobbiamo meravigliarci che gli uomini gay siano più oppressi delle donne lesbiche. Perché? Perché i maschi sono tenuti ad agire per conto non solo di sè stessi, ma per conto di donne, bambini e della società in generale. Dato che i ruoli di genere delimitano il dovere di agency ai maschi, quando un maschio si sottrae al suo dovere sta danneggiando non solo se stesso, ma almeno una donna e potenziali (e talvolta effettivi) bambini, quindi danneggia gli altri. Il modo tradizionale con cui i maschi hanno vissuto la loro aderenza al dovere di hyperagency era quello di impegnarsi con una donna (o, nel mondo antico e in alcune frange di comunità religiose, varie donne), e di provvedere al loro benessere e ai bambini che avevano insieme. Gli uomini erano tenuti a sposarsi, procreare e provvedere; dovevano fare cose per la loro donna/le loro donne e i loro bambini.

L’omosessualità maschile implica che gli uomini, invece di fare cose per le donne e i bambini, le facciano tra di loro.
La matematica dietro questo ragionamento è, almeno in teoria, ovvia.

Naturalmente questa matematica ha poco senso quando si guardano le cose in una luce moderna; dal momento infatti che i maschi possono essere bisessuali, il sesso maschio-maschio non implica l’incapacità di desiderio sessuale per le femmine o di impegnarsi con una femmina e allevare figli con lei. E le esperienze che abbiamo avuto nel corso dei decenni (e discutibilmente secoli) con gli uomini gay rendono abbastanza chiaro che molti uomini gay sono disposti ad almeno cercare di adempiere ai loro doveri socialmente assegnati, anche se non trovano farlo particolarmente appagante. Ma queste considerazioni più razionali chiaramente non hanno informato le posizioni della società del passato nei giorni in cui i ruoli di genere erano economicamente necessari e avere uno o due figli non garantiva la crescita della popolazione (e, per estensione, in un mondo a bassa tecnologia e crescita economica), considerando anche che la crescente accettazione della non-eterosessualità implica che gli uomini non eterosessuali divengano molto meno propensi ad accettare vivere nascosti per lunghi periodi della loro vita adulta. L’essere gay uomini nel mondo di oggi ancora suscita la reazione di chi vede il modo di vivere gay meno impegnativo, soprattutto se l’economia sessuale (cioè la relativa facilità di ottenere sesso da parte degli uomini rispetto all’ottenere sesso da parte delle donne) viene presa in considerazione.

Quindi gli uomini omosessuali sono vittime di gay bashing mentre le donne omosessuali raramente lo sono? Beh, certo, perché secondo il sistema dei ruoli di genere gli uomini gay si sottraggono al loro dovere e quindi lasciano che donne e bambini soffrano e muoiano di fame perché non le stanno proteggendo nè provvedendo a loro!

Gli uomini gay sono il default di persona gay/la persona gay primaria e sono trattati come più pericolosi e più minacciosi delle donne gay? Beh, certo, perché la società perde di più con un uomo gay che con una donna gay!

La bicancellazione (bisexual erasure) danneggia sproporzionatamente i bisessuali maschi? Beh, certo, gli uomini bisessuali possono sostituire il sesso con le donne con il sesso con gli uomini, il che significa che non hanno proprio lo stesso incentivo a provvedere/proteggere che hanno gli uomini eterosessuali! Inoltre, le donne bisessuali possono ancora avere una gravidanza e far saltar fuori un bambino (proprio questa minore paura della bisessualità femminile ha portato al feticismo sessuale che spinge molti uomini eterosessuali ad accogliere facilmente una partner di sesso femminile bisessuale).

Certo, le lesbiche sono vittime dell’orrendo crimine dello stupro “correttivo”, ma non è vero che gli uomini gay ne siano esenti. Per un attimo, però, glissiamo su questo, e ammettiamo senza concedere che le donne lesbiche siano la maggioranza degli stupri correttivi. Per quanto effettivamente siano atroci questi crimini, si fondano sull’idea che le lesbiche non siano intrinsecamente difettose (perché possono essere “curate”) e invece siano solo illuse o abbiano avuto un brutto momento con gli uomini o siano sciocche e immature. I gay, d’altra parte, spesso vengono picchiati a morte. Non sono considerati una “risorsa salvabile” nello stesso modo in cui lo sono le lesbiche (questo non significa sostenere che lo stupro correttivo non sia un’atrocità, vuol dire solo che esso si fonda su una base più ottimistica del gay bashing).

Ma, in realtà, come accennato prima, le lesbiche hanno “solo” lo stupro correttivo, mentre gli uomini gay vengono picchiati a morte e subiscono anche loro lo stupro correttivo. Le donne lesbiche vengono viste a priori come salvabili, contro gli uomini gay invece si ha “un’ampia scelta”, si può usare anche una tortura meno permanente (lo stupro, appunto) se funziona, altrimenti passare (o andare direttamente) a quella definitiva (la morte) per far “cambiare loro idea”: la concezione di fondo è che per eliminare un grande pericolo per la società si può ricorrere ad ogni mezzo.

Ma riportiamo i dati: uno studio del 2003 condotto da Out LGBT Well-Being (Out) e dall’University of South Africa Centre for Applied Psychology (UCAP) ha “trovato che la percentuale di uomini gay neri che affermava di aver sperimentato stupro correttivo coincideva con quella delle lesbiche nere che avevano preso parte allo studio”.
Brigadier Bafana Linda, il capo sezione dell’unità d’indagine sulla violenza familiare, sulla protezione dei minori e sui reati sessuali nel servizio di polizia del Sud Africa aggiunge che, dato che la maggior parte delle donne non denunciano i loro stupri, si può solo immaginare quanti pochi uomini si facciano avanti per riportarli. Cito le sue parole:
“Potrebbe avere qualcosa a che fare con la stigmatizzazione. Potrebbe avere a che fare con l’idea sbagliata per cui, se vanno lì per [segnalarlo], la gente potrebbe ridere di loro”.
Nel corso di un’indagine da parte dell’organizzazione giovanile loveLife della squadra magazine Uncut, sono stati evidenziati quattro casi di stupro correttivo su uomini, ma solo una persona ha accettato di lasciare che la propria storia venisse pubblicata.
Non ho mai segnalato il mio stupro [alla polizia]“, dice Asvat. “Io non volevo che la mia famiglia lo scoprisse perché è come [imbarazzante] per loro. Me ne sono occupato io stesso e con l’aiuto dei miei amici.” Né ha avuto alcun fiducia nelle autorità: “Una volta ho segnalato una rapina alla polizia pensando che forse avrebbero fatto qualcosa, ma non l’hanno fatto”.
(http://bhekisisa.org/article/2014-04-11-men-are-also-corrective-rape-victims)
[Polders, L. & Wells, H. (2004). Levels of Empowerment among Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender [LGBT] People in Gauteng, South Africa. Pretoria: Out LGBT Well-being.]

Tornando a noi, possiamo dire di vivere in un sistema di genere in cui dalle donne ci si aspetta di non essere in grado di “fare” roba, ma che invece venga fatta roba per loro. Il loro valore sociale non si trova in quello che “fanno”, ma piuttosto in quello che sono. Ergo, quando le donne fanno tra di loro, ciò non è visto come un mettere in pericolo il loro valore per la società, mentre quando gli uomini fanno tra di loro non hanno alcun incentivo a prendersi cura di donne e bambini e pertanto non vengono socialmente considerati come aventi valore.

Questo spiega il motivo per cui le politiche di genere della società puniscano i maschi più severamente rispetto alle femmine (e l’omofobia è chiaramente una forma di politica di genere); dal momento che la società pone implicitamente tutte le sue fortune nelle mani degli attori maschi, quando un uomo non agisce più “correttamente” è a rischio.

 

Conclusione

Trovo i tentativi di giocare alle “Olimpiadi dell’Oppressione” di cattivo gusto, e io non voglio dare l’impressione che le donne non eterosessuali abbiano vita facile (chiaramente non ce l’hanno). Ma storicamente parlando, la maggior parte dell’omofobia è stata omo-misandria e le lesbiche sono state spesso ignorate o invisibilizzate. Ora, l’invisibilizzazione non è assolutamente una buona cosa (come qualsiasi bisessuale, in particolare un maschio bisex, sarebbe felice di sottolineare), ma essere ignorato è preferibile all’essere ucciso.

Religiosamente, legalmente, storicamente e culturalmente, sono gli uomini gay che sono i target primari dell’omofobia. Gli uomini gay sono i target del gay bashing molto più delle donne gay. Le leggi sulla sodomia e i versi dei testi religiosi abramitici vietano l’omosessualità maschile molto più spesso dell’omosessualità femminile. Anche in campagne politiche contemporanee contro i diritti degli omosessuali, i maschi omosessuali sono visti come più minacciosi rispetto alle femmine omosessuali. Anche i nazisti vedevano gli uomini gay come un problema più grande rispetto alle donne gay. E la bisessualità maschile era difficilmente esente dai divieti religiosi e giuridici del passato, dal momento che tali divieti sono stati basati sull’atto sessuale, piuttosto che sul desiderio sessuale. In effetti, alcuni studiosi sostengono che i divieti religiosi in realtà si applichino più alla bisessualità maschile che all’omosessualità maschile; giacere con un uomo come si giace con una donna (se preso in modo assolutamente letterale) probabilmente non si applica a un uomo gay (che non dorme con le donne, presumibilmente) ma si applica a un uomo bisessuale (che giace con entrambi).

La NUS del Regno Unito sostiene che gli uomini gay non siano oppressi all’interno della cultura LGBT; ciò non è vero, dato che la cultura LGBT tende a negare l’aspetto di genere delle discriminazioni contro gli uomini gay mentre riconosce l’aspetto di genere delle discriminazioni contro le donne gay (avendo coniato il vocabolo universalmente accettato di “lesbofobia”). Tale negazione dell’aspetto di genere dell’omofobia contro gli uomini (che abbiamo chiamato “omo-misandria”) non è forse essa stessa discriminazione?
Pertanto affermare che gli uomini gay non siano oppressi all’interno della cultura LGBT è errato.

Inoltre gli uomini gay hanno creato la comunità LGBT come ‘spazio sicuro’ lontano dalla brutalità hanno sopportato dalla cultura etero. Questa brutalità sembra essere maggiore di quella sopportata dalle donne gay e quasi certamente più di quella sopportata dalle donne bisessuali (le questioni transgender sono una questione diversa, ma data la teoria sopra ho il sospetto che le donne trans vengano trattate socialmente in modo simile agli uomini gay, e forse peggio). Gli uomini gay hanno bisogno che le loro posizioni nella cultura LGBT vengano rispettate, perchè quegli spazi sono il luogo dove si possono recuperare dalle difficoltà con cui vengono trattati dalla cultura etero. La stessa logica, tra l’altro, è valida per i rappresentanti di tutti i vari sottogruppi LGBT poiché tutti questi sottogruppi hanno in qualche modo affrontato le difficoltà della società etero.

Ma, mentre la NUS non ha sostenuto che i gay non affrontino oppressione (in generale), il fatto che gli uomini gay sembrino essere ‘gettati sotto il bus’ da parte di sempre più gruppi che millantano di essere ‘anti-oppressione’ è più che preoccupante, se si considera che gli uomini gay sono stati storicamente gli obiettivi espliciti della maggioranza del bigottismo legato alla sessualità. Ciò ci ricorda, ancora una volta, che essere ignorato o nemmeno discusso è un destino più piacevole che venire messo alla forca.

Forse c’è un lato positivo in tutto questo; se gli uomini gay cominciano ad essere trattati come un seconda scelta all’interno delle organizzazioni che hanno primariamente creato, potrebbero iniziare a mettere in discussione che il femminismo intersezionale sia veramente un alleato per la loro causa. Gli uomini gay possono, di conseguenza, cominciare a rivoltarsi contro il movimento femminista di terza ondata; come l’attivista per i diritti dei gay John Lauritsen ha sostenuto anche nei giorni del femminismo radicale di seconda ondata (http://paganpressbooks.com/jpl/DTF.HTM), una tale svolta è piuttosto in ritardo.

 

(Tratto e adattato da: http://honeybadgerbrigade.com/2016/03/30/gay-men-are-not-oppressed-really/)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...