Il viaggio di uomo dalla misoginia alla santità

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Commenteremo oggi un articolo: “Ero un Attivista per i Diritti degli Uomini. Il viaggio di un uomo dalla misoginia al femminismo”.
Perchè questo titolo? Perchè il modo in cui è impostato ricalca esattamente lo stesso modo che hanno le testimonianze dei predicatori più tenaci su come erano passati da una vita “affetta da Satana” a una di santità, chiesa e preghiera. E’ esattamente lo stesso schema. E si applica a tutto, la musica metal? E’ Satana! Sesso prima del matrimonio? E’ Satana! L’evoluzione? E’ Satana! Allo stesso modo, qui è tutto misoginia. Il movimento per i diritti degli uomini? E’ Sat… ops, misoginia! Gli MRA? Misogini! L’idea che gli uomini abbiano diritti? Misoginia!

Ma partiamo a commentare questa perla:

Non avevo mai visto la parola “misandria” prima, ma ero in grado di dedurre immediatamente il suo significato: se la misoginia è l’odio verso le donne, la misandria deve essere l’odio verso gli uomini.

Wow, questo sì che è audace e controcorrente, ho pensato. Non mi era mai capitato di sentire che un maschio bianco ed eterosessuale potesse essere quello discriminato. Era  così provocatorio. Sulla copertina c’era un ragazzo bianco con addosso un completo elegante che veniva strangolato dalla sua cravatta.

Avete notato questo aspetto? Se si parla di misandria subito le femministe presuppongono che si parli di misandria contro uomini BIANCHI ed ETERO.
“Beh, sono i più comuni nell’ambiente MRA”
In primis il sottoscritto, ovvero la persona che sta commentando questo articolo, è dichiaratamente gay, in secondo luogo moltissime persone con cui collaboro sono dei più disparati orientamenti sessuali ed identità di genere, infine mi viene da dire “vi siete viste voi?”
Il 90% delle femministe che parla di uomini bianchi cis etero è composto da donne bianche cis etero.
Quindi combattere per i diritti delle donne significa combattere per i diritti delle donne BIANCHE ETERO? Vedete che impressione fa? Sembra come se la persona accomunasse la sua lotta (di genere) con quella in cui nega che una minoranza (etnica o sessuale) sia più discriminata delle altre.
Ebbene, lo chiarisco subito: dire che gli uomini sono discriminati quanto le donne non significa dire che le MINORANZE (perchè no, le donne non sono una minoranza) siano discriminate quanto le maggioranze.
Ma le femministe (anzi, usiamo la stessa strategia: le femministe bianche cis etero) lo fanno apposta e usano questa modalità per indurre a pensare ciò che vogliono loro nel lettore.

L’ho comprato. Studiavo scienze politiche, all’epoca, quindi non avevo mai riflettuto su fenomeni sociali come la misoginia e il sessismo. E’ stata una rivelazione. Il libro parlava di come la cultura pop demonizza i maschi bianchi eterosessuali perché sono l’unica porzione di popolazione che è accettabile prendere in giro.

Di nuovo bianchi etero.
Di nuovo in questo passaggio si nota che il ragazzo dice “non avevo mai riflettuto su fenomeni sociali come la misoginia e il sessismo”. Anche questa è una strategia, sembra dire: “se ci avessi pensato, se avessi letto, se FOSSI STATO INTELLETTUALMENTE PREPARATO, non sarei caduto in quei quattro argomenti da fessacchiotto”. Pone in automatico la visione degli MRA come la visione degli ignoranti. A differenza di quanto si creda, invece, moltissimi MRA conoscono la letteratura femminista molto più di quanto la conoscano le femministe stesse, che invece tendono a leggere direttamente sui blog più in voga. Sto esagerando? Benissimo, senza barare: cos’è la convenzione di Seneca Falls? Chi è Andrea Dworkin? Chi è Germaine Greer? Chi è Naomi Wolf? Ricordate: Google non vale.

Il capitolo che spiccava di più era quello che descriveva il modo in cui gli uomini sono ritratti dalla televisione, in particolare nelle sitcom: imbranati babbei. Le loro mogli, invece, sono donne illuminate costrette a sopportare dei mariti idioti. La cultura pop rappresentava gli uomini come dei buffoni di corte, degli sciocchi. Le donne erano quelle “empowered”, la voce della ragione. Home Improvement (Quell’uragano di papà), con un Tim Allen che si esprimeva a grugniti, ne era l’esempio.

Se ci ripenso oggi, mi rendo conto che Home Improvement riproduceva dinamiche di genere anni ’50. Il protagonista era un uomo che aveva un sacco di successo con il suo show televisivo, che era il capo di se stesso e aveva organizzato l’intero garage di casa in modo da poter trascorrere tutto il suo tempo libero riparando vecchie auto. La moglie, invece, era relegata alla sfera domestica, e anche se aveva un lavoro, la sua vita professionale era marginale rispetto al suo ruolo di madre e moglie.

Notate una cosa? Il riparare auto, i lavori tecnici in casa, sono tempo libero. In automatico. Se un uomo lavora, ripara, aggiusta, antenna, ecc. è una sua volontà. Chi l’ha costretto? E chi costringe le donne che lo vogliono (già il fatto che sia obbligato a scrivere “che lo vogliono” mentre per i lavori tecnici non debba farlo è indicativo! Diamo per scontato che tutti gli uomini lo vogliano fare e che tutte le donne non lo vogliano fare) a sbrigare faccende domestiche? “Beh quella è una scelta condizionata”. Perchè, quella degli uomini non lo è? Non viene automatico dire “se devo fare un lavoro tecnico in casa chiamo lui”, “sei tu l’uomo in casa, lo fai tu”, ecc.? Stessa cosa per i lavori pesanti (indipendentemente dal fatto che due donne riescano a sostenere il peso senza sforzi e anche quando lui è una piuma e lei un po’ meno piuma, se devi scegliere tra chiedere a un ragazzo o a una ragazza, la scelta va sul ragazzo, anche prima delle differenze corporali, anche quando il corpo di un ragazzo è quasi identico a quello di una ragazza per forza, sempre un ragazzo si sceglie).
Quindi lei è “relegata”, lui passa “tempo libero”. Due pesi due misure. Poi non so nello show esattamente, non l’ho visto, ma parlo in termini generali.

Secondo punto, il lavoro di lei è marginale in quanto donna o in quanto si deve rappresentare la sua relazione con il protagonista, che evidentemente non farà lo stesso lavoro suo (non so, non ho visto lo show) e quindi è più probabile trovare tale relazione in ambito domestico piuttosto che lavorativo?
Questo apre un’altra domanda: se un tizio è protagonista di uno show, tale show non può essere offensivo nei suoi confronti? Non può dipingerlo come idiota?
Sì che può farlo, altrimenti tutti quei vecchi sketch Disney razzisti che avevano protagonisti bambini neri non sarebbero più razzisti?

Infine, notate la dicotomia “o misoginia o misandria”? E’ un pensiero dicotomico, binario, o è l’uno o è l’altro. O esiste la misandria o esiste la misoginia.
Care femministe e caro aspirante santo che hai scritto questo sermon… coff coff, questa tua esperienza, vi faccio una rivelazione: possono esistere entrambi.
Entrambi, sì, può esistere sia la misandria che la misoginia.

Invece no, il femminismo parte da questo presupposto: o, o. Ed è questo il motivo per cui il movimento per i diritti degli uomini lo ha avversato. Immaginatevi un femminismo che vi dicesse “ma sì, esiste la misandria, tu rispetta che esista la misoginia e io rispetto che esista la misandria”. Sarebbe la pacchia. Sarebbe la pace tra i due schieramenti. Invece no, perchè altrimenti come fai a parlare di genere oppresso e genere oppressore? Gli MRA non hanno questa visione dicotomica, non ribaltano genere oppresso e genere oppressore come pensano le femministe, non siamo femministi al rovescio, siamo persone che riconoscono che entrambe le cose sono importanti e bisogna agire.
Proprio perchè le femministe hanno questa visione dicotomica, la proiettano sugli MRA, e proprio perchè la visione dicotomica femminista, negando le istanze maschili, è misandrica, dato che proiettano su di noi la loro visione ma al rovescio, vedono le nostre azioni al pari delle loro solo di polarità opposta, vale a dire misogine, visto che la loro visione è sessista.

Non so se provavo la sensazione che gli uomini stessero perdendo il loro ruolo nella società prima di leggere “Diffondere la misandria”, ma so che il libro ha cristallizzato quella sensazione.

Perdere il loro ruolo. Ecco un’ulteriore strategia femminista: il ruolo. Sembra che loro vogliano distruggere i ruoli di genere e noi invece rimpiangiamo i nostri “ruoli nella società”. Assolutamente no!
Che razza di idiota vorrebbe il ruolo maschile, il ruolo di morire in guerra, il ruolo di non poter esprimere tristezza e tenersela dentro fino al suicidio, il ruolo di non essere riconosciuto come vittima quando la tua compagna (o anche il tuo compagno, tanto i servizi antiviolenza LGBT sono anche loro vittime dell’invisibilizzazione dovuta al monopolio femminista dei servizi antiviolenza) ti mena, ti stupra, ti uccide?Il femminismo non vuole la distruzione dei ruoli di genere, vuole la distruzione dei ruoli di genere DELLE DONNE.
Gli uomini che esprimono la loro volontà di essere fuori dai ruoli di genere, le vittime maschili di violenza, gli amici di chi si è suicidato e vuole capire perchè, le vittime di omomisandria che riconoscono la questione di genere nell’odio verso di loro… sono silenziati. Non esistono. “E’ colpa del patriarcato!”, dicono. Strano questo patriarcato che beneficia gli uomini ma appena provano a chiedere aiuto non li soccorre. E’ come dire che i gay sono vittime della lobby gay. Lobby gay, patriarcato, gli illuminati, non vedete il complottismo che ritorna in varie forme quando una persona vuole trovare un capro espiatorio per non fare nulla? Dà la colpa a un nemico immaginario e se ne lava le mani.
No, cara, non te ne lavi le mani, o se vuoi farlo allora ammettilo, ammettilo che non te ne frega nulla di togliere gli uomini dai loro ruoli di genere, perchè per toglierli dai loro ruoli devi riconoscere che sono vittime di tali ruoli, e questo mette in discussione il tuo schemino di genere oppresso e genere oppressore.
Noi siamo qui per fare questo lavoro. Non siamo tradizionalisti, siamo anzi coloro che sono stati colpiti o che rappresentano coloro che sono stati colpiti dai ruoli di genere tradizionali. Ruoli di genere che voi accettate.

Ero così confuso in quel momento della mia vita, così insicuro, che ero particolarmente sensibile a questa cosa dei diritti degli uomini. Le mie opinioni politiche erano sconnesse e disorganiche: pensavo di essere un ultraliberale e allo stesso tempo stavo esplorando profondamente il mio cattolicesimo – ero più confuso che mai. (Essere un liberale non collima granché con i dettami di una Chiesa autoritaria fondata su rigide gerarchie.) Da ragazzo avevo amato le armi e la caccia e avevo desiderato entrare nelle forze dell’ordine. Poi, all’università, mi ero reso conto che odiavo la caccia ed ero diffidente nei confronti delle forze dell’ordine.

Stava esplorando profondamente il suo cattolicesimo. Allora visto che è la storia di come è diventato un santo 😀 ? Sto scherzando ovviamente (anche se il paragone d’impostazione resta valido).
A parte ciò, la caccia e le armi. Ovvio, no? Devi dimostrare di essere maschile, di essere virile se sei un MRA, non è quello che dicono? Ah no?
Vi farò una rivelazione (un’altra? eh che ci volete fare, sono pieno di sorprese!):

Mel Feit, fondatore del National Center for Men, gruppo MRA di New York, si presentava in TV con la gonna. Sì, la gonna.

Questo per mostrare solo uno dei tanti esempi di come la libertà di un MRA sia sfuggire ai ruoli di genere, non aderirvi. Ma sfuggirvi non parlando di “mascolinità tossica” come fanno le femministe, parlando di ruoli imposti. Infatti avete notato che quando le femministe parlano di come i ruoli di genere opprimono i due generi, nel caso delle donne non si parla mai di “femminilità tossica” ma di “ruolo socialmente imposto”, che evoca appunto una contrarietà, un atto di imposizione non condiscendente, mentre quando parlano degli uomini, si cita la “mascolinità tossica” in cui il termine mascolinità va a collimare con la personalità stessa dell’uomo, del maschio, e quindi sembra che sia lui a essersi volontariamente assunto quel ruolo. Ancora una volta il binomio donna oppressa-uomo oppressore: ruolo della donna imposto, ruolo dell’uomo voluto e ricercato.

Più tardi, ho scoperto di soffrire di depressione clinica. C’è parecchia letteratura che spiega come i gruppi estremisti – i men’s rights o quelli della supremazia bianca – sfruttano giovani uomini la cui vita è in fermento, le loro credenze in conflitto. “Diffondere la misandria” era uno strumento per reclutare giovani leve e io ero un bersaglio facile.

Perchè ovviamente Valerie Solanas era proprio un esempio di persona che non si è minimamente avvicinata al femminismo proprio perchè aveva qualche problema interiore da sistemare (e che ha deciso di sistemare sparando a un paio di uomini… Sì, sparando, leggetevi la vita della Solanas).

La maggior parte dei miei amici in quel periodo erano donne, così ho iniziato ad allontanarmi da loro e ho cominciato ad uscire di più con i ragazzi. Non cercavo più un rapporto di amicizia con le donne, piuttosto pensavo a come avrei potuto portarmele a letto.

La mia principale collaboratrice nel progetto è una donna, e sinceramente mai ho pensato alle donne come tizie da rimorchiarmi (anche perchè in quanto gay sarebbe curioso altrimenti, ma alt, io non posso esistere, sono un ologramma perchè come diceva il tizio prima gli MRA sono tutti etero, vè?).

Non ho incontrato l’espressione “diritti degli uomini” fino al 2005, poco prima che esplodesse il fenomeno social media. Avevo cercato su Google “l’oppressione degli uomini” o “anti-femminista” e trovai tutto ciò che cercavo su Blogspot o nei commenti su siti pre-Reddit come Fark. E, naturalmente, su 4chan.

Ogni volta che inciampavo in qualche MRA che invocava l’uccisione delle femministe pensavo: “Questo è folle”. Ma poi mi dicevo quello che un sacco di MRA si dicono: “Sono solo voci isolate”, convincendomi che non parlavano per il movimento nel suo complesso.

Punto uno: 4chan?! Ovvio che su 4chan trovi robe allucinanti, 4chan è proprio lo scarto di internet dove la gente può postare i discorsi più assurdi, politicamente scorretti e di odio e poi soffocare di risate per le reazioni della gente a quei contenuti.
Scandalizzarsi per 4chan è come scandalizzarsi per Nonciclopedia.
Punto due: gli estremisti stanno ovunque, è questo il fatto, che la critica al femminismo non è perchè ha degli estremisti, è perchè le basi teoriche, vale a dire genere oppresso-genere oppressore, conducono automaticamente alla misandria, in modi più o meno velati a seconda di quanto la persona si affaccia alla realtà delle cose o di quanto le nega. Perchè se dici che sei un genere oppresso e l’altro è oppressore, se ti porto problemi che vanno contro questa visione, se hai un minimo di ragionamento logico che connetta le due asserzioni, fingerai che tali problemi non esistano e combatterai coloro che portano avanti la loro soluzione, perchè appunto riconoscerli significherebbe andare contro lo schema genere oppresso – genere oppressore. Se il femminismo fosse stato un’ideologia che non si basava su tale binomio, potevate avere tutti gli estremisti che volevate, ma erano passeggeri e ‘sta grande ceppa dei vostri estremisti. Il problema non sono gli estremisti, ma l’ideologia alla base.
Punto tre: a ogni idea, lotta sociale, filosofia, religione, ecc. si aderisce di più se si è in depressione o confusi. E’ un fatto brutto? Può darsi. Ma è un meccanismo che si ha anche con il femminismo e con qualsiasi cosa. Perchè è il fatto che sia un sistema coerente e che pone ordine in una vita disordinata mentalmente che attira la gente che sta passando periodacci. Ora, se una tizia aderisce ad esempio al femminismo perchè confusa, perchè cerca punti di riferimento, vuoi dirmi che in automatico il femminismo sia una filosofia dell’odio? No, ovviamente (perchè lo è per altri motivi :D).

La mia vita fuori dal web era interamente dedicata allo studio, così il mio attivismo per i diritti dei miei uomini si svolgeva esclusivamente in classe. Se si parlava dell’Equal Rights Amendment in una classe di scienze politiche io dicevo: “Beh, e gli uomini?” Se si parlava di epistemologia femminista in un corso di filosofia io dicevo, “non si preoccupa nessuno del modo in cui gli uomini vedono il mondo?” Pensavo a me stesso come ad un provocatore.

1) Guardate che alcune delle principali oppositrici dell’Equal Rights Amendment sono state proprio le femministe, dato che se hai una legge per cui non puoi fare distinzioni, tutta la differenza di trattamento per vittime femminili e maschili di violenza domestica, tutte le quote, tutti i trattamenti differenziali che aiutavano maggiomente le donne che gli uomini… scomparivano. Pensiamo ad esempio all’opposizione all’ERA da parte del Women’s Joint Congressional Committee.
2) E’ assurdo come nei post MRA si trovi sempre la classica femminista che lamenta che si parla poco delle questioni femminili, e nessuno dice nulla, mentre quando un MRA dice “e gli uomini?” tutti partano con ‘sta tiritera a stelle e strisce “what about the menzzzzz?”. Tra l’altro è una battuta stupida, non è che argomenta nulla, dimostra solo che alla persona non interessa la questione maschile. Ma allora se quando dici “e gli uomini” prendi in giro il tuo interlocutore, perchè mai dici di essere per l’uguaglianza? Dì “io mi occupo solo di tematiche femminili”. Quello che ti rispondono solitamente invece è “stai deragliando l’argomento, se vuoi parlare di questioni maschili prenditi i tuoi spazi”. E ok, uno lo fa, ma allora la stessa femminista che urlava “what about the meeenzzz?” adesso ti chiede “e le donne?”. Della serie: tu sei malata, ma malata forte. Di Alzheimer forse, o piuttosto di paraculismo smemorino.

Mi sono tenuto a distanza dalla sociologia quei primi anni, perché le classi erano costituite prevalentemente da donne e condividevo un’idea diffusa tra chi si occupa di scienza, ingegneria e tecnologia, ovvero che la sociologia non è una vera scienza – tratta solo di sentimenti e di come gli uomini sono la fonte di tutti i mali.

Finché mi iscrissi ad un corso di sociologia il penultimo anno di college. C’erano questi dibattiti sul femminismo e le istituzioni patriarcali, e io continuavo a pensare a me stesso, mi dicevo: io non opprimo le donne. Perché vengo attaccato? Perché vengo vittimizzato da questo nuovo ordine femminista?

Disprezzavo la sociologia.

Racconto questo aneddoto: conosco un ragazzo gay che nel suo corso di classe appena sente cose tipo “coppie in cui lei e lui” inizia a fare “e i gay?” “e le persone omosessuali?” e così via.
Ora, è logico capire che fare generalizzazioni in questo caso su tutti i gay sarebbe un discorso strumentale tipico da omofobi.
Ora, non sto accusando l’autore di omofobia, ci mancherebbe.
Lo sto accusando di usare la stessa identica strategia degli omofobi.

Gli uomini sono educati a diventare stoici esseri razionali. Le uniche emozioni che sono autorizzati a provare sono la rabbia e la gioia, e in poche occasioni è permesso loro di piangere – ad esempio quando la nostra squadra perde. Quando ero un MRA, ho sempre creduto che fosse colpa delle donne e del femminismo. Ma i testi femministi che leggevo non solo parlavano della crisi della mascolinità, ma spiegavano come gli stessi uomini sono responsabili delle gabbie nelle quali si sentono rinchiusi. Gli uomini si denigrano l’un l’altro dandosi delle “femminucce”, perché sono appassionati di cose come come il cucito o la cucina, perché piangono. Perché sono “froci”. “Fai l’uomo!” “Non sei una fighetta, vero?”

Ancora una volta il rovesciamento, o è colpa degli uomini per le femministe o – pensano loro – gli MRA crederanno che sia colpa delle donne.
Assolutamente no. Basta leggere i testi MRA per capirlo.
Non è colpa di nessuno: è colpa della società, della cultura, che formiamo tutti.
La società si è evoluta così perchè nella preistoria l’aderenza ai ruoli di genere serviva per assicurare la sopravvivenza, e si è conservata tale visione con distinti ruoli di genere anche ora che non ha più senso di esistere.
Non sto dando la colpa al femminismo o alle donne, lo sto dando alla cultura, ovvero a uomini e donne che la formano, che ancora oggi perpetrano quegli stessi stereotipi e ruoli.
Il femminismo ha come colpa il diniego delle questioni maschili, non la creazione delle stesse. Il femminismo ha come colpa la diffusione della visione genere oppresso – genere oppressore, che impedisce agli uomini di poter liberarsi dai ruoli di genere. Ma i ruoli di genere non li ha creati il femminismo, li ha creati la cultura.
Inoltre se dovessimo dare la colpa dei loro problemi agli uomini perchè sono coloro che si dicono a vicenda “froc*o”, allora dovremmo dare allo stesso modo colpa dei propri problemi alle donne, perchè sono coloro che si dicono a vicenda “pu**ana”, o perchè le donne sono coloro che infibulano le proprie figlie.
Ovviamente tutto ciò è assurdo: è la cultura a essere la responsabile, non gli uomini, non le donne.

I MRA e le femministe discutono degli stessi problemi, ma i MRA non li collegano alla giusta causa. Le femministe ci hanno fatto notare che “Tutto questo è radicato nelle stesse istituzioni patriarcali che danneggiano le donne.” E’ sottile ma profondo.

No, non sono le istituzioni, l’alto che ci impone i ruoli di genere.
Uno perchè se i ruoli di genere formano l’ordine della società, allora automaticamente formano il patriarcato inteso come l’autorità di un uomo o più uomini sul governo di una Nazione/tribù/Stato/ecc. Ergo se i ruoli di genere creano il patriarcato, precedono logicamente il patriarcato stesso, quindi non è il patriarcato che li ha creati.
Due, le stesse femministe ci mostrano che non è chi ci governa a essere responsabile dei ruoli di genere. Ad esempio se una donna fa una legge sessista, le femministe solitamente parlano di “misoginia interiorizzata”. La “misoginia interiorizzata” è n costrutto culturale, ergo possiamo benissimo parlare di “misandria interiorizzata” per i governanti che fanno leggi oppressive contro gli uomini piuttosto che di “patriarcato”, in quanto ancora una volta la colpa non è dell’individuo, dell’uomo che sta formalmente a capo, ma della cultura. Anche perchè, se non ci fosse un’accettazione di questa cultura anche in basso, non si rifletterebbe in alto.

Il femminismo ha mostrato che gli uomini di colore e gli uomini queer sperimentano il mondo in modo diverso dagli uomini bianchi eterosessuali che dominano gruppi MRA, i quali danno per scontato che tutti gli uomini sono come loro.

Uomo queer a rapporto. Sono ancora MRA? Controllo.

Sì, pare di sì.

A un certo punto ho scritto una tesi nella quale sostenevo che il metrosexualism opprimeva gli uomini, che si trattava di un tentativo di “femmilizzarci” colpevolizzandoci perché eravamo troppo pelosi, perché non andavamo bene così come eravamo.

Mio caro ingenuo amichetto, la società non ti opprime quando sei aderente ai ruoli del tuo genere, ma quando ne sei distante.
Schemino riassuntivo per babbei:
Misoginia = colpevolizzazione delle donne che escono dal loro ruolo di genere femminile ed assumono un ruolo di genere visto dalla società come maschile.
Misandria = colpevolizzazione degli uomini che escono dal loro ruolo di genere maschile ed assumono un ruolo di genere visto dalla società come femminile.

Alcuni sostengono che il movimento per i diritti degli uomini è simile al femminismo, ma  è errato. Il movimento per i diritti degli uomini è sempre stato innanzi tutto antifemminista, e solo in seconda battuta si interessa dei problemi degli uomini.

Oh perdonami, eh, posso chiederti come mai allora dagli anni ’70 ad oggi il femminismo non è riuscito in nessun Paese in cui si è imposto a fornire pari servizi antiviolenza a vittime maschili di violenza domestica, a far perlomeno sapere alla gente che anche gli uomini possono essere stuprati, a diminuire la percentuale maschile dei suicidi, a… ma perchè vado avanti, suvvia è una delle scuse più banali.
E’ ovvio che si è antifemministi, io ci ho provato a non esserlo, ho pensato per tanto tempo “eh ma le femministe sono per l’uguaglianza”, ma non è così. Sono sceso dalle nuvole. Ma la colpa non è delle femministe, non è delle attiviste, è del substrato teorico: se uomini e donne sono oppressore e oppresso, non puoi riconoscere le questioni maschili. E’ impossibile. E per chi non è impossibile è perchè non pensa alle contraddizioni logiche della cosa e le lascia marcire nel proprio subconscio. Mmmh, adesso che ci penso potrebbe essere questo tipo di femminista la femminista alleata. Però purtroppo caso vuole che i nodi vengano sempre al pettine e le contraddizioni si scoprano.

Ogni volta che mi guardo indietro, al periodo della mia vita in cui aderivo al movimento per i diritti degli uomini, tutto quello che vedo è negatività, rabbia, odio, amarezza e paura. Ma non mi vergogno del mio passato. Non so nemmeno se me ne rammarico, perché senza potrei non essere dove sono ora. E’ grazie a quella fase se ho iniziato a studiare e sono arrivato al femminismo.

Beh se prima provavi odio verso il mondo e adesso e adesso no, vuol dire che non te ne frega niente delle oppressioni che vedi. Siano maschili o femminili, solitamente quando hai a che fare con gente stuprata, aggredita, senzatetto, che si suicida, ecc. se hai mezzo cuore stai male per loro.
Che tu sia MRA o femminista, poco cambia, se non sei più emotivamente coinvolto hai solo cercato di trovare una scusa a tutto ciò che ti faceva male vedere e vivere ignorando i problemi del mondo. Certo, ogni tanto va fatto, ma non è una questione di quale idea credi sia valida, è una questione di fregarsene o meno dell’orrore e del dolore della gente che vedi.

Esco con la stessa donna dal 2004, e, oh Dio, dovevo darle proprio sui nervi allora.

Esci con qualcuno? Ma come, e la strada per la santità? Lo sai che se sprechi energia sul ciacccccra sessshuale poi non puoi indirizzarli verso l’illuminazione? Però su dai che un po’ di preghierine e di fioretti e la santità la conquisti in un battibaleno! Ti proclameremo beato e poi verrai calendarizzato come san Edwin da Monterotondo, patrono dei white knight. Ti sta bene?

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