SUMMA GENDERRATICA: Anatomia del Sistema di Genere

(Tratto da Honey Badger Brigade: http://honeybadgerbrigade.com/2014/02/27/summa-genderratica-the-anatomy-of-the-gender-system/ e tradotto da Medusa Zia)

ipo-iper

Nota dell’autore: Questo è un riassunto della mia intera teoria su come il sistema di genere della nostra società opera e sulle sue origini. Intende essere una “mappa” delle norme della società sulla mascolinità e sulla femminilità. Credo che sia in grado di spiegare tutte le norme di genere nella nostra società. Il MHRM (Movimento per i Diritti Umani degli Uomini) richiede una teoria integrata e coerente sui generi per poter competere con la seconda e la terza ondata del femminismo radicale – questa teoria è un tentativo di fornirla.
Ciò che segue non menziona ogni singolo aspetto del sistema di genere della nostra società ma credo che tutti gli aspetti non trattati delle norme di genere possano essere spiegati da questa teoria.
Alla teoria!

PARTE 1

Prima premessa: lo scopo delle norme sociali.

Perchè esistono le norme sociali?
Questa teoria partirà dall’assioma che le norme sociali esistono per ragioni di praticità e di sopravvivenza. Le norme sociali vengono create in risposta alle sfide dell’esistenza fisica.

La Sfida

Il sistema di genere sorse agli albori della nostra specie. In quel periodo, il cibo e le risorse erano scarsi, accumularli era difficoltoso e spesso fallimentare ed era un lavoro manuale: il lavoro fisico era la fonte primaria del miglioramento delle condizioni di sopravvivenza e dello standard di vita (non come ai giorni nostri, in cui il capitale tecnologico e il lavoro intellettuale rispondono a queste esigenze.- Si dice che le prime obiezioni al sistema di genere comparvero durante l’Illuminismo e la rivoluzione industriale… periodi nei quali l’economia iniziò a dipendere meno dal lavoro manuale e più dal capitale grazie alle innovazioni tecnologiche. Si dice anche che le prime obiezioni al sistema di genere sorsero nelle classi benestanti della società.).

Poichè il lavoro manuale era il mezzo di produzione primario, veniva data molta importanza ai mezzi per crearlo, ovvero la riproduzione e l’aumento della popolazione. Ad ogni modo, solo una minoranza di bambini sopravviveva fino all’età adulta ed era indispensabile un altissimo tasso di natalità perchè la popolazione totale potesse aumentare.

Ma solo metà della popolazione poteva partorire figli.

La Risposta

Una combinazione di biologia e necessità di una riproduzione massiccia costrinsero le donne a “specializzarsi” e a dedicare gran parte del loro tempo all’essere ingravidate e al produrre bambini (e, quando incinte, sono meno mobili e per questo più vulnerabili – aspetto biologico).

Dal momento che i maschi non potevano svolgere questo importante compito, fornivano protezione e sostentamento (essenzialmente, tutto il “resto”).

Le norme sociali furono create per spingere le persone verso i ruoli imposti dal loro sesso. La “buona femmina” e “il buon maschio” erano la femmina e il maschio che contribuivano alla loro società svolgendo il ruolo loro assegnato; la “buona femmina” era la madre fertile e il “buon maschio” era il guerriero forte e il cacciatore capace. Queste norme sociali si riflettevano nelle istituzioni della società, inclusa la religione (basti vedere gli Dei guerrieri e le Dee madri come esempi).

 

Riassunto 1

  1. Le norme sociali sorgono in risposta alle sfide della vita e per raggiungere la prosperità
  2. La sopravvivenza nelle società poco tecnologiche dipende dal lavoro manuale
  3. Per aumentare la manodopera erano necessari tassi di natalità molto alti
  4. Solo metà della popolazione può partorire
  5. I ruoli di genere sorsero per incoraggiare la specializzazione sulla base del sesso di appartenenza.

 

PARTE 2

Maturità e genere

Come già detto, la “buona femmina” e il “buon maschio” erano intesi in termini di contributo alla società tramite lo svolgimento del compito assegnato al proprio sesso. Tuttavia, i bambini di entrambi i sessi non sono fisicamente in grado di farlo.

Una donna deve aver superato la pubertà per poter avere un figlio. I giovani maschi sono in media molto meno sviluppati fisicamente e per questo mancano della forza necessaria per avere anche solo la possibilità di portare a termine il compito assegnato al loro sesso.

Per questo, c’è un nesso tra la maturità e la conformità di genere. Una femmina deve subire un processo di maturazione biologica per poter dare il contributo femminile alla società ma questo processo è essenzialmente automatico e si suppone avvenga con il tempo, avendo le mestruazioni come chiaro indicatore biologico dell’essere idonee a portarlo a termine.

Con i maschi, le cose sono meno tangibili. Le competenze e le abilità necessarie per portare a termine le funzioni maschili, per non parlare dello svolgerle bene, non sono biologicamente garantite. Inoltre, non c’è un chiaro segno che indichi che “lui sia pronto” dato dalla biologia maschile.

Mentre le femmine “diventano” donne, i maschi non diventano automaticamente “veri uomini”.

Femminilità Aristotelica, Mascolinità Platonica e la dicotomia soggetto-oggetto.

Una giovane femmina diventa donna automaticamente, grazie alle proprietà innate della sua biologia. Le sue mestruazioni mostrano la sua maturità. La sua condizione femminile semplicemente esiste. Si dà per scontata la sua adesione al ruolo di genere e, di conseguenza, il fatto che svolga automaticamente il suo ruolo nella società.

Un giovane maschio deve dimostrare, attraverso le sue azioni, la sua capacità di svolgere compiti maschili con successo. Un giovane maschio deve provare di “essere cresciuto” e diventato “un vero uomo”. Non si presume la loro adesione al ruolo di genere (e, per questo, il loro essere socialmente utili); di per se, un maschio è solo un’altra bocca da sfamare con il lavoro dei “veri uomini”. Un uomo deve dimostrare la sua mascolinità con l’azione, altrimenti non è un vero uomo ma, piuttosto, un “ragazzo” (ovvero immaturo, maschio non adulto).

Con queste premesse, si possono considerare i ruoli di genere tradizionali come basati sull’essenzialismo epistemologico, anche se ogni ruolo è sorretto da un diverso tipo di essenzialismo epistemologico.

La femminilità si intende come innata alla biologia femminile, come sua natura intrinseca, mentre la mascolinità è più spesso intesa come un ideale al quale aspirare, una “convenzione” alla quale si partecipa per guadagnarsi un’identità.

E’ una fissazione tipica della psicologia umana, quella di percepire l’essere agente morale (avere la capacità di fare cose) e paziente morale (avere la capacità di subire cose) come una dicotomia, nonostante gli esseri umani siano, in effetti, entrambe le cose. Da questo, la percezione della mascolinità come agente e la percezione della femminilità come innata (come, ad esempio, l’idea che la gravidanza renda una donna meno mobile e più dipendente) che porta alla percezione della femminilità come paziente. Gli uomini sono visti come attivi e le donne come passive. Questa è la tradizionale dicotomia soggetto-oggetto.

La dicotomia sacrificabile-prezioso

Una persona, di qualsiasi sesso, che aderisca al suo ruolo di genere è vista come preziosa per la società (poiché si comporta in conformità alle norme di sopravvivenza). Si presume che le femmine aderiscano (o stiano per farlo) al loro ruolo; le donne non fertili sono l’eccezione e non la norma e da qui il presupposto che ogni femmina è (o sarà) in grado di partorire figli grazie alla sua biologia.

Per questo, alle femmine viene attribuito un valore intrinseco per il semplice fatto che siano femmine. Le femmine sono viste come naturalmente preziose perché sono le incubatrici del futuro.

Ciò è precluso ai maschi. La loro adesione ai ruoli di genere non è vista come tratto intrinseco della loro maturazione biologica ma, piuttosto, un ideale del quale essere all’altezza. I maschi non sono e non diventano “veri uomini” automaticamente. Per questo, non hanno valore intrinseco. Il valore di un uomo è esclusivamente il risultato delle conseguenze delle sue azioni e, in se e per se, lui è fondamentalmente sacrificabile.

Poiché gli uomini non sono valutati per le proprietà della loro biologia ma per i risultati delle loro azioni, la morte di un uomo è ceteris paribus una tragedia minore della morte di una donna, per la società. Dopotutto, quando si verifica una tragedia, il bilancio delle vittime solitamente specifica il numero di donne e bambini (ovvero, il futuro).

La nostra società esalta i suoi eroi maschi che si sacrificano perché altri vivano, ma, stando a quello che è stato appena detto, le norme sociali nascono per spingere gli individui a svolgere compiti benefici per la società; la celebrazione dell’auto-sacrificio eroico dei maschi è un modo di incoraggiare gli uomini a vedere la loro morte per una nobile causa come un giusto contributo alla società e, con questo, far sì che gli uomini siano più inclini a morire per gli altri.

Le norme di genere in breve

Come conseguenza di quanto detto, i maschi sono soggetti intrinsecamente sacrificabili mentre le femmine sono oggetti naturalmente preziosi.

Tutte le norme di genere si possono ridurre a questo.

 

Riassunto 2

  1. La maturità, per ogni sesso, è concepita come adesione al ruolo di genere
  2. La maturità femminile è vista come il naturale risultato dello sviluppo biologico
  3. La maturità maschile non è data per scontata ma va dimostrata e guadagnata
  4. Gli uomini fanno e le donne sono perché la mascolinità riguarda il fare e la femminilità “è”
  5. Dato che l’adesione ai ruoli di genere ha un grande valore e le donne sono viste come naturalmente inclini ad accondiscendere al ruolo di genere, le donne sono viste come intrinsecamente preziose
  6. Poiché l’adesione ai ruoli di genere NON è data per scontata nell’uomo, gli uomini sono considerati naturalmente sacrificabili
  7. Da qui, alla dicotomia soggetto-oggetto viene sovraimpressa la dicotomia sacrificabile-prezioso rendendo gli uomini soggetti intrinsecamente sacrificabili e le donne oggetti intrinsecamente preziosi.

 

PARTE 3 – Qualche implicazione profonda

Azione e Potere Femminile

Tutti ricaviamo un senso di potere – inteso come senso di utilità o competenza – quando svogliamo con successo un compito che ha come risultato finale il provvedere ai nostri bisogni. Questo ha un senso per l’evoluzione – se ciò che migliora la sopravvivenza non desse piacere e ciò che la diminuisce non provocasse dolore, un organismo avrebbe meno possibilità di sopravvivere.

Ma lo svolgimento di compiti era solitamente assegnato ai maschi; la femminilità non era associata all’azione e, data l’innata utilità riproduttiva delle donne, esse erano tenute al sicuro e lontane da potenziali pericoli quando possibile (cosa che, a sua volta, generava la presunzione, che si autoalimentava e spesso si auto-avverava, di una diminuita competenza femminile – presunzione che diventava reale durante la gravidanza e che poteva essere in qualche modo reale quando si trattava di compiti che richiedevano grande forza fisica, specie nel torso e nelle braccia – ma che è stata chiaramente esagerata e troppo generalizzata).

Ogni essere umano ha il bisogno materiale di sopravvivere e i bisogni materiali devono essere soddisfatti tramite l’azione (il cibo deve essere procurato, il riparo trovato). Perciò, come potrebbe una donna, ovvero qualcuno di culturalmente percepito e incoraggiato ad essere poco capace di azione, rispondere a quel bisogno?

La risposta è che le donne sono incoraggiate ad affidarsi agli uomini, e non solo in modo passivo ma sfruttando l’azione dei maschi per provvedere alla loro sopravvivenza. Il potere maschile equivale perciò a ciò che potenzia l’azione capace e riuscita (come i muscoli possenti) e il potere femminile equivale a ciò che aumenta la capacità di procurarsi agenti abili e capaci.

Il potere maschile è ciò che incrementa l’azione, il potere femminile è ciò che incrementa l’acquisizione e la conservazione di azione per procura.

Il sistema di genere, perciò, ha sempre contenuto una forma di potere femminile – ovvero il modo in cui le donne potevano agire per esaudire i loro bisogni materiali. Mentre riservava l’acquisizione diretta tramite azione agli uomini, riservava l’azione per procura alle donne.

Gerarchia maschile

L’idea di virilità, tipica della società, come ideale Platonico al quale aspirare spiega come ci possano essere “uomini migliori” o “uomini peggiori”, così come spiega come i maschi genetici possano non essere “veri uomini”. L’uso di “vero” con il significato di “ideale” spiega tutto.

Poiché la virilità è dimostrata attraverso lo svolgimento di determinati compiti, gli uomini sono classificati a seconda di quanto bene svolgono quei compiti. Gli uomini vengono classificati dagli altri uomini e dalle donne e la loro identità di genere è pesantemente soggetta alla convalida sociale e alla sua revoca. Ciò significa che la “vera virilità” è uno status che va conquistato, che dipende dalla collettività e che è gerarchico e competitivo, e che gli uomini possono essere socialmente castrati in ogni momento. L’identità maschile è connessa al competere gli uni con gli altri per dimostrare di essere “uomini migliori”.

Come illustrato qui sopra, la maturità è legata alla “reale virilità” ma la maturità maschile è anch’essa convalidata dalla società perché portare a termine compiti maschili non è biologico. Ciò significa che i maschi anziani (i padri, in particolare) assumono il ruolo di valutatori in virtù del quale giudicano i futuri maschi per separare i “ragazzi” dagli “uomini”.

La gerarchia maschile può essere divisa in tre categorie di base (dallo status sociale più basso a quello più alto):

1) Maschi che non sono “veri uomini”. I castrati sociali. I “ragazzi”. I maschi Omega.

2) Maschi che sono “veri uomini” ma non possono privare altri uomini del loro status di “veri uomini”. Maschi Beta.

3) Maschi che sono “veri uomini” con il potere di revocare lo status di “veri uomini” ad altri maschi. Maschi Alfa.

La distinzione tra status 2 e 3 è contestuale, dipende spesso dall’organizzazione istituzionale, ed è geografico: qualcuno può essere infatti Alfa in una gerarchia e Omega in un’altra.

Questa organizzazione, ironicamente, comporta il fatto che un Beta debba essere sottomesso ad un Alfa se non vuole diventare un Omega. In altre parole, il ruolo di genere maschile non riguarda solo il dominio ma richiede più che altro sottomissione agli uomini “migliori”.

Generi Sociali

Di norma, il “genere” è considerato binario: si riferisce alla mascolinità o alla femminilità. Tuttavia, ciò è difficile da conciliare con la situazione appena descritta, ovvero maschi che non sono “veri uomini” non posseggono virilità agli occhi degli altri (ovvero non danno contributo maschile). Sono “ragazzi” più che uomini, stando al sistema di genere.

Non godono di molti aspetti del “privilegio maschile” perché il “privilegio maschile” è, in effetti, il privilegio dei “veri uomini”. E benché siano socialmente castrati, non godono neanche dei privilegi femminili. Questo poiché la loro biologia non consente loro di portare a termine l’essenziale compito femminile di partorire figli.

In breve, gli uomini socialmente castrati non sono visti come maschi o femmine ma sono percepiti, trattati e classificati come un terzo genere. Non sono né uomini né donne (socialmente parlando, più che biologicamente parlando).

 

PARTE 4: Sfide

Ci sono svariati problemi tipici negli studi di genere che ogni potenziale disamina del sistema di genere deve spiegare. Di seguitp, prendo in esame alcuni di questi fenomeni e li metto in relazione con la teoria che ho proposto qui sopra.

Il doppio standard di promiscuità

Il doppio standard di promiscuità (da qui in poi PDS) della nostra cultura è ben noto: un uomo è visto come un virile e degno stallone se ha tante amanti mentre una donna è vista come una pu**ana che si degrada e si svende se fa la stessa cosa.

Di norma, il PDS è trattato come un costrutto unitario, come se gli obblighi di genere del PDS avessero la stessa origine. Ciò va contro la logica poiché gli obblighi del PDS sono in conflitto: gli uomini sono incoraggiati ad essere promiscui e le donne sono scoraggiate a fare altrettanto, con il risultato che gli uomini non possono seguire le regole del sistema senza che alle donne sia impedito di farlo e viceversa. Il PDS non fa certo gli interessi degli uomini, visto che incoraggia le donne a evitare che gli uomini siano degli stalloni (tramite la gestione della disponibilità al sesso).

La tipica analisi femminista vede il PDS come un costrutto maschile inventato allo scopo di controllare la sessualità femminile. Il fatto che gli interessi degli uomini non siano certo tutelati incoraggiando la castità femminile complica questa spiegazione, che è ulteriormente complicata dal fatto empirico che sono le donne stesse a insultare le altre donne chiamandole pu**ane. Se gli uomini avessero creato e applicato il PDS, ci si aspetterebbe che fossero loro i primi a insultare le donne chiamandole pu**ane.

Alla luce dei fatti, sarebbe più corretto vedere il Doppio Standard di Promiscuità non come un singolo costrutto ma come due costrutti differenti, proposti e applicati da differenti fazioni per scopi differenti.

Una cosa interessante a proposito del concetto di “pu**ana” è che le donne vengono chiamate così perché si pensa che si “svendano” e si “degradino” – si pensa che si concedano troppo facilmente (che diano via qualcosa senza ottenere nulla in cambio). Osserviamo quanto ciò rende il tutto una transazione: c’è un mercato, le donne offrono la disponibilità al sesso e gli uomini la domandano. Le donne sono incoraggiate a non concedersi “troppo facilmente”, ovvero sono incoraggiate a pretendere di ricevere qualcosa in cambio del sesso. Sono quasi sempre le donne che insultano le altre donne per essersi concesse.

Dal punto di vista economico, siamo di fronte ad un cartello: commercianti che cospirano per alzare il prezzo del sesso attraverso la limitazione della disponibilità del sesso immediatamente accessibile.

Ma qual è il “prezzo” del sesso? Come spiegato in precedenza, le donne sono incoraggiate a reclutare l’azione maschile per metterla al loro servizio, poiché il sistema di genere le scoraggia dall’agire per proprio conto. Perciò, il “prezzo” del sesso è l’azione maschile, in genere inclusa in una relazione stabile. Quando le donne sono pu**ane e “la danno via facilmente” la concorrenza abbassa il prezzo del sesso e, così facendo, danneggia (così come tradizionalmente considerati) gli interessi femminili.

Le implicazioni sono a dir poco deprimenti: poiché le donne sono spinte a sperimentare il potere tramite lo sfruttamento dell’azione maschile, la “pu**anaggine” si oppone al tradizionale potere femminile intaccando la capacità di trattativa delle donne. Le donne sono spinte dal sistema di genere tradizionale a vivere la loro sessualità come se si trattasse di essere sconfitte in battaglia ed espugnate, più che ottenere qualcosa che si desidera (la soddisfazione sessuale). Le donne vengono anche spinte a vedere gli uomini come avversari e a considerare il sostegno maschile alla liberazione sessuale come una minaccia alla loro sicurezza materiale (“vogliono solo che gliela diamo, quei mascalzoni!”)

In conclusione, il PDS non fu inventato “dagli uomini” – almeno metà del PDS è più che altro un’impalcatura mantenuta dalle donne atta a sostenere il tradizionale potere femminile attraverso la conservazione del valore del sesso al fine di massimizzare l’azione che le donne possono sfruttare in cambio della disponibilità al sesso. Gli obblighi del PDS sono in conflitto gli uni con gli altri e la compravendita sessuale implicita nel PDS è all’origine di un antagonismo che sabota la soddisfazione sessuale di entrambi i sessi.

Il Doppio Standard della Conformità di Genere nell’Infanzia

Un doppio standard molto comune nella nostra società è quello relativo alla conformità di genere nei bambini. Notate la facilità con cui la nostra società accetta che le bambine attraversino una fase da “maschiacci”. Comparatela con le preoccupazioni e le ansietà provocate da un bambino che desidera giocare con le bambole. E’ “normale, lo supererà con la crescita nel giro di qualche anno” se una bambina vuole giocare con i bambini ma se un bambino ammette che gli piace il rosa, si sospetta immediatamente che sia omosessuale o un fallimento del suo genere.

Questa è un’ovvia conseguenza del fatto che la maturazione biologica femminile (e, con essa, l’adesione al genere) è vista come un processo automatico che “semplicemente avviene”. Poiché l’essere donna è visto come qualcosa di biologicamente innato, le azioni di una donna non sono viste come il principale mezzo di valutazione del contributo che può dare alla società.

La maturazione biologica maschile, d’altra parte, non garantisce di essere in grado di portare a termine compiti che la società assegna al maschio. Essere un “vero uomo” (ovvero capace di dare il proprio contributo maschile alla società) non è biologicamente garantito. Dal momento che l’adesione al genere maschile è valutata non in base a cosa si è ma a cosa si fa, le azioni di un uomo mettono a rischio il suo valore sociale.

Molti teorici degli studi di genere sostengono che la società si preoccupi maggiormente dei maschi perché dà più valore alle caratteristiche maschili che a quelle femminili: questo contrasta con il fatto che le caratteristiche femminili sono elogiate quando esibite dalle donne (e contrasta anche col fatto che, storicamente, le società hanno sacrificato gli uomini per proteggere le donne: le società non sacrificano i loro membri più preziosi per il bene di quelli meno preziosi). La biologia fa sì che un uomo che si comporta da femmina non possa eseguire il compito principale che la società assegna alle femmine (partorire figli), e perciò comportarsi da femmina per lui significa sprecare un potenziale (ma quando una donna si comporta in modo femminile non viene vista come una minaccia). Perciò, un uomo che si comporta da femmina non è socialmente percepito come una donna ma, piuttosto, come asessuato (un maschio Omega).

Tuttavia, dal momento che sia gli uomini che le donne sono (nei fatti) agenti e il valore maschile non dipende da ciò che uno è ma da ciò che fa, le femmine possono dare, in una certa misura, contributo maschile (e il movimento femminista ha fatto sì che la gente accettasse la realtà dell’azione femminile, arrivando a festeggiare quando una donna trasgredisce i ruoli di genere). A conti fatti, le donne possono “aumentare di valore” attraverso la non conformità di genere, mentre gli uomini non possono; le femmine possono essere socialmente androgine mentre gli uomini (per via della loro impossibilità a svolgere il compito principale che il sistema di genere ha assegnato alle femmine) possono solo essere socialmente asessuati.

Perciò, è la dicotomia soggetto-oggetto (e non la presunta valutazione della mascolinità come superiore alla femminilità) che getta le basi per il doppio standard di conformità di genere nell’infanzia.

Il complesso santa-pu**ana e le valutazioni di genere del carattere morale

Il nostro sistema di genere ha influenzato gli standard etici imposti ad entrambi i sessi. Nel caso di questo problema, mentre gli uomini sono soggetti a standard etici normali, le donne non lo sono: i dubbi riguardo il carattere di una donna sono interamente incentrati su quanto sia casta.

Questo è sicuramente un prodotto della dicotomia soggetto-oggetto, che fa delle donne dei pazienti morali. Dal momento che non sono viste come agenti morali, non sono considerate soggette agli standard morali o capaci di grandi virtù morali (o vizi).

Il dare della pu**ana stando al sistema di genere è stato spiegato in precedenza, ma è ovvio che le norme religiose hanno influenzato il complesso santa-pu**ana (basti guardare il nome). La religione è un sistema separato da quello di genere (benché interagisca con esso) e le religioni abramitiche monoteiste condannano la promiscuità in entrambi i sessi (non solo nelle donne). Le donne, però, vengono definite pu**ane sia stando al sistema di genere che stando a quello religioso, mentre gli uomini vengono insultati per la loro promiscuità sessuale stando alle norme di un sistema ed elogiati stando a quelle dell’altro.

Questa confluenza tra norme di genere e norme religiose, abbinata all’oggettivazione della donna nel sistema di genere, spiega perché la castità/pu**anaggine sia così pesantemente enfatizzata nelle discussioni sul carattere delle donne: le donne vengono solitamente scagionate quando si tratta di stardard legati ad altri aspetti (sia le loro virtù che i loro vizi vengono minimizzati) perciò lo standard santa-pu**ana riempie il vuoto.

 

PARTE 5: conclusione

Quello qui sopra è un riassunto della mia teoria sul genere nella sua interezza e così come l’ho espressa in tutti i miei precedenti articoli. Credo sia una migliore spiegazione del sistema di genere delle teorie sullo status quo accettate nella maggior parte dei dipartimenti di studi di genere.

Un’espressione utile: la dicotomia strumentalizzazione-infantilizzazione

In “Summa Genderratica”, sostenevo che il nostro sistema di genere può essere compreso definitivamente grazie a due dicotomie sovrapposte: la dicotomia soggetto-oggetto e la dicotomia sacrificabile-prezioso. Gli uomini sono intesi come soggetti sacrificabili, valutati solo in base alle loro azioni, mentre le donne sono intese come oggetti preziosi, intrinsecamente utili grazie alla loro biologia ma, al tempo stesso, fragili e per questo sia meritevoli che bisognosi di protezione.

Il solo problema di questa formulazione è che è piuttosto complicata, perciò ho lavorato su un modo di esporla in maniera più semplice.

La dicotomia strumentalizzazione-infantilizzazione è la mia risposta definitiva.

La “strumentalizzazione” è una forma di oggettivazione (per maggiori informazioni, consultare “oggettivazione” di Nussbaum, che si riferisce ad essa come a “strumentalizzazione”) nella quale il valore di un individuo è determinato interamente dalla sua utilità/servizio al prossimo. Questo comprende sia l’azione (si deve essere in grado di agire per essere utili) che la sostituibilità/sacrificabilità innata, pertanto riassume perfettamente la condizione maschile.

L’“infantilizzazione” è anch’essa una forma di oggettivazione, nello specifico attraverso la negazione dell’azione, ma implica altresì il secondo elemento della condizione femminile: l’essere considerate intrinsecamente speciali e preziose. Il fatto che la società consideri donne e bambini come un tutt’uno spiega tutto – sono il futuro (o le incubatrici di esso) e per questo naturalmente speciali.

Pertanto, la dicotomia sacrificabile-prezioso si combina con la dicotomia soggetto-oggetto dando vita alla dicotomia strumentalizzazione-infantilizzazione, che riunisce perfettamente tutti gli aspetti del trattamento riservato a uomini e donne nell’ambito del sistema tradizionale di genere.

Per saperne di più sull’infantilizzazione delle donne, raccomando la lettura del post di Gincko “Neotenia come norma di genere femminile” [l’abbiamo posta subito dopo questo paragrafo – n.d.t.]: in questo post ci si riferisce anche alla “maturità” come aspetto del sistema di genere e a come questa si applica ai maschi – un punto che ho sottolineato ripetutamente come essenziale per comprendere la condizione maschile.

Ipoazione: la neotenia come norma di genere femminile.

La neotenia è la conservazione di tratti giovanili nell’età adulta. In questo caso, uso il termine nel senso sociale e lo utilizzo per definire le aspettative sulle donne e il permesso che esse hanno di comportarsi in modo infantile e, al tempo stesso, appropriarsi delle prerogative dei bambini – protezione e sostentamento al punto di porre l’incolumità e gli interessi del bambino davanti ai propri. E’ appellarsi ad un privilegio.

Vulnerabilità e vittimismo: La narrativa che lega la femminilità all’essere indifese e vittime è fin troppo conosciuta e diffusa perché io debba analizzarla nel dettaglio. L’ho definita femminilità tossica (http://honeybadgerbrigade.com/2014/11/12/femininities-toxic-femininity/). Le femministe della seconda ondata l’hanno presa di mira negli anni ‘70 ma poi, per qualche ragione, hanno cambiato idea. Per qualche ragione, questi meme si sono radicati nel femminismo moderno.

Parlare di “cultura dello stupro” e insistere che solo gli uomini possono porre termine agli stupri sono esempi di questa mentalità da vittima indifesa, ma l’impulso è molto più diffuso. Sembra che ogni volta che si dice che a un uomo è accaduto qualcosa di male sia indispensabile far notare che alle donne accade di peggio. Anche gli uomini vengono violentati? Beh, lo stupro è molto peggiore su una donna che su un uomo! (Perchè? – OMG! Che domanda sessista!) Beh, quando un uomo viene stuprato è sempre un caso isolato ma lo stupro a danno di una donna è una caratteristica strutturale del patriarcato, come evidenziato dalle enunciazioni profetiche della parola del Signore tramite Susan Borwnmiller.

Questa è la descrizione di Typhonblue del tentativo di una donna (http://www.youtube.com/watch?v=FSnjKQRT47A) di trasformare il massacro di uomini e ragazzi (e solo loro) in Serbia nella tragedia delle donne sopravvissute poiché la morte dei loro compagni le privava dell’utilità di questi ultimi. Esatto: gli uomini morivano ma, ovviamente, le vere vittime erano le donne.

Ciò si estende fino al modo con cui le femministe si sono aggrappate all’oppressione della gente di colore con l’espressione “donne e minoranze”. Come un commentatore, Chris, ha fatto notare riguardo alla femminilità tossica sotto al mio articolo:
“So di essere in ritardo per la festa ma questo si collega a qualcosa di cui vorrei che più gente parlasse. A me, la storia femminista della perpetua oppressione delle donne è sempre sembrata una cattiva imitazione della storia della gente di colore come raccontata dai movimenti per i diritti civili degli anni ‘60. Quando ho letto le teorie femministe per la prima volta, la dicotomia oppressi/oppressori mi è subito sembrata presa in prestito dai diritti civili. Non mi è mai sembrata sensata perché si vedeva che usava un linguaggio creato per parlare di razza e classe ma rimaneggiato al fine di essere usato per parlare di genere”.

Il filo conduttore vede le donne come vittime definitive di ogni situazione, come se questa fosse una caratteristica della loro identità di genere.

Gli uomini sono complici e difendono le donne per ragioni loro, che quasi sempre si riducono all’essere considerati i grandi e forti difensori o uomini buoni dotati di grande sensibilità morale. Perciò quando si parla di neotenia sociale, troveremo entrambi i sessi pronti a tollerare e difendere i casi di comportamento infantile nelle donne some se tale comportamento fosse un diritto naturale, come se fosse un diritto naturale che verso le donne siano accettati maggiormente comportamenti considerati immaturi negli uomini.

Qual è il punto? Quali benefici ci si aspetta da questa insistenza sul vittimismo?

Pretesa di protezione e mantenimento: La neotenia e i benefici che essa porta hanno un prezzo. Vieni controllata come un bambino. (Non posseduta: non sei una proprietà ma sei sotto custodia. Le proprietà possono essere vendute a piacimento). Se chiedi a qualcuno di proteggerti e difenderti al punto di perdere la capacità di farlo da sola, quando ti diranno che ti difendono solo entro un certo perimetro, ma non al di fuori, non hai altra scelta che rimanere al suo interno. Se non ari la terra per coltivare il tuo cibo, vivi alle spalle degli altri. Se vivi in una casa che qualcun altro ha costruito o ereditato dalla sua famiglia e non dalla tua, allora lo fai alle sue condizioni.

Allora qual è il prezzo? Il prezzo è che tu resti in casa e fai le faccende di casa mentre gli uomini escono a lavorare nei campi. E per quanto duri ed estenuanti potessero essere i lavori di casa secoli fa e nelle epoche precedenti, non c’è dubbio alcuno su quale mestiere fosse più pesante.

(E sì, so che “Ma gli uomini impedivano alle donne di fare quei lavori!” Certo che lo facevano: grazie per averlo chiarito. Gli uomini impedivano alle donne di svolgere quei lavori così come lo impedivano ad altri uomini. Gli organismi competono per le risorse – quegli orribili e duri lavori erano i più proficui tra quelli a disposizione di quegli uomini, che lottavano per essi. Anche le donne avrebbero potuto farlo: perché non lo fecero? Bisogna chiedersi come gli uomini siano riusciti a impedirlo loro. Ci sono riusciti perché quei lavori andavano a chi era più forte e determinato. Perché le donne erano meno forti e determinate? Perché potevano permetterselo. Perché avevano gente che lo era al posto loro – i loro uomini.

E, per paura che si dicesse che le donne “vivevano alle spalle dei loro uomini”, se così era, anche gli uomini vivevano alle spalle delle donne. Le cattedrali non sarebbero mai state costruite senza la birra e sappiamo chi l’ha inventata. Un uomo non avrebbe potuto lavorare 12 ore di fila in una miniera di carbone per giorni senza che qualcuno lo nutrisse quando arrivava a casa. Un uomo che fa questo tipo di lavoro non può proprio vivere e continuare a farlo da solo. Gestire una casa era un lavoro a tempo pieno prima che comparissero elettrodomestici e cibi in scatola, e le sole alternative che aveva erano stare in pensione o sposarsi.)

Indicatori di neotenia: Vi sono diversi indicatori comportamentali di neotenia: pensiamo ad esempio al trucco. Quando si tratta di cambiare l’aspetto da maschile a femminile, gli esperti sono le drag queen. Cosa fanno? Si truccano in modo da rendere i loro occhi più grandi e le loro bocche più piccole e alzano il timbro della loro voce.
Sono tutte caratteristiche della neotenia e si rifanno tutte al rendere piccolo e grazioso.

Osserviamo adesso altri comportamenti neotenici:

Comportamenti linguistici – allungamento delle parole (http://glpiggy.net/2013/02/21/why-women-email-and-text-the-way-they-do/), aumento dei marker del discorso tesi a costruire un rapporto (http://nymag.com/thecut/2013/02/how-to-tweet-like-a-girl.html), estrema velocità nel parlare, voce molto acuta (più acuta della reale voce della persona) – sono tutti comportamenti tipici dell’infanzia. Rendere la propria voce più acuta ti fa sembrare più piccolo e bambino.

Apparenza di svampitaggine – Le donne si lamentano di questo tratto e del fardello che impone ma la lamentela più ricorrente riguarda l’apparire stupide. Non vanno oltre.
L’esagerata, istrionica espansività emozionale che si associa alla femminilità è un’altra forma di apparenza di svampitaggine o di mancanza di serietà. Nella cultura anglosassone è associata al genere anche se non considerata connaturata al genere: in alcune culture gli uomini sono parecchio espansivi e affettuosi ed è interessante notare come ciò abbia lo stesso effetto svalutante agli occhi di chi appartiene alla cultura anglosassone. E non si tratta solo della cultura anglosassone: le culture orientali considerano il controllo delle emozioni, come tutte le forme di autocontrollo, un segno di maturità, e, di conseguenza, la mancanza di controllo come segno di immaturità.

[Nota di Antisessismo: ovviamente l’autore non vuole dire che le donne sembrino più svampite o altro, ma che la cultura vede e impone che questo tipo di apparenza sia più accettabile nelle donne in virtù della loro associazione con i bambini e quindi dell’infantilizzazione.]

Colori e abiti infantili – Il rosa è per le ragazze e non per gli uomini [sebbene sia nato come colore per gli uomini, ma presto – non a caso – il suo uso è cambiato, n.d.t.], ma vi siete mai chiesti perché? E non solo il rosa: tutti i colori vivaci e pastello. Ma qual è il filo conduttore? Sono tutti colori infantili, i colori della primavera – vivaci, allegri, gioiosi e spensierati. La gente che vuole apparire seria non si veste così, mentre i bambini spensierati lo fanno.

Età e peso – Durante la mia infanzia, una delle tante regole che mi fu insegnata era che non si chiede mai l’età a una signora e non si fa mai riferimento ad essa. Per qualche ragione, era considerato offensivo. Ho poi scoperto che non solo le signore ma le donne in generale si sentivano offese da quella domanda. Si tratta di neotenia ma ha anche effetti peggiori.

Avete notato come le donne adulte trovano normale definirsi “bambine” (“girls”)? Un tempo era una parola d’ordine femminista e potrebbe ancora esserlo, o almeno spero sia così. Ma chiamare una donna “bambina” non è offensivo quanto chiamare un uomo “bambino” (“boy”). Ciò deriva dall’aspettativa di maturità nei generi.

La gente grassa è grossa e non graziosa. Non graziosa e femminile. Perciò il grasso è odioso.

La fobia del grasso è una forma di fissazione neotenica sulla minutezza e graziosità. Quando le donne grasse dicono di essere trattate peggio degli uomini grassi perché il grasso è più accettato negli uomini, è di questo che stanno parlando.

Condiscendenza verso l’autorità –  Si sente dire che le ragazze maturano più in fretta e che si comportano in maniera più matura nei primi anni di scuola, ed è probabilmente vero, a seconda di cosa si intenda per maturità. Se sei un’insegnante che chiede collaborazione al fine di mantenere l’ordine, la condiscendenza può essere considerata maturità. Si sente dire che alle donne viene insegnato ad interagire in modo da “accontentare le persone” ma quando ne vediamo una impegnarsi ad accontentare, lo fa sempre con qualcuno appartenente ad uno status superiore: un capo, una donna che di status più alto o qualcuno che elevano a quel livello (come quando una madre in un ristorante sfoggia ossequiosamente il suo tentativo di far sì che il bambino ordini qualcosa e inizia a parlare come un cameriere che si rivolge al cliente).

A grandi linee, questo è il meccanismo che serve a vivere insieme come umani. La condiscendenza verso il potere legittimo è cruciale per un’organizzazione funzionale o anche solo per una società civile. Ma se un adulto prende la decisione consapevole di essere o meno condiscendente, ci si aspetta, invece, che i bambini siano condiscendenti d’ufficio.

Notate come il ruolo tradizionale maschile rifugge questo concetto, come reazione ad esso.

Sii uomo (man up) – Un paio di anni fa ci fu una discussione nella gendersfera a proposito dell’espressione “sii uomo”. La discussione verteva su come l’espressione fosse al tempo stesso misogina e misandrica, prendendo in considerazione solo il punto di vista del genere. Si pensava che l’espressione implicasse che un uomo potesse essere inadeguato per il suo non essere abbastanza virile o per il suo essere troppo femminile. Questo escludeva metà del peso semantico dell’espressione: l’altra metà ha a che fare con l’essere adulti e con la contrapposizione dei termini “uomo” e “bambino”.

Perchè non fu considerata? Perchè, io penso, la gente faceva un’associazione errata tra “uomo” e “donna” e “donna” non implica l’aspettativa di maturità. Se si osservano le situazioni nelle quali l’espressione viene usata contro un uomo, si tratta sempre di spingerlo ad assumersi una qualche responsabilità da adulto. Perchè non si dice “sii donna”?

Ecco come l’ipoazione sotto forma di neotenia funziona e come appare nel ruolo di genere tradizionale e femminile, e i privilegi che comporta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...