Archivi del mese: aprile 2017

Il Bisessismo di ieri è il Ginocentrismo di oggi

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Su questo sito, in linea di massima, siamo abbastanza restii a parlare di privilegi nell’ambito delle questioni di genere.
Ci sarebbero però delle cose da chiarire.
Come sapete, noi partiamo dall’assunto che la società tradizionale, così come è esistita per millenni, sia stata bisessista. Questo significa, detto in parole povere, che entrambi i sessi erano ugualmente oppressi, sebbene in modo diverso: gli uomini erano costretti nei loro ruoli di hyperagency (erano più liberi di agire rispetto alle donne, ma dovevano usare quella libertà per ottemperare a tutta una serie di doveri sociali che gravavano esclusivamente su spalle maschili: trovarsi un lavoro, mantenere la famiglia, e andare a morire in guerra in caso di necessità, ecc.; inoltre erano meno protetti e tutelati: erano il “sesso sacrificabile”), le donne nei loro ruoli di hypoagency (la vita delle donne era cioè molto più “statica” e caratterizzata da una mancanza di libertà: ad esse si appioppava il ruolo di badare alla casa e ai figli, in cambio però della protezione e della sicurezza economica che il lavoro del marito forniva loro e della tutela sociale: in caso di emergenza la vita della donna era da salvare prima di quella dell’uomo).
Dato che la libertà è solo uno dei vari fattori che determinano la qualità dell’esistenza umana, e che la tutela co-partecipa di buon grado nella valutazione di tale qualità di vita, non si può affermare che gli uomini stessero meglio delle donne o viceversa. E, a dirla tutta, né gli uomini né le donne erano liberi di vivere la loro vita al di fuori dei ruoli di genere che venivano loro aprioristicamente assegnati, quindi anche la libertà di cui godevano gli uomini era limitata e valeva solo in determinati ambiti.

Ciò che è invece possibile affermare è che il tradizionalismo fosse “”””egualitario”””” in maniera negativa, nel senso che uomini e donne erano oppressi ugualmente (sia chiaro, aberriamo il tradizionalismo e non ci torneremmo neanche se ci pagassero, ma bisogna riconoscere questa cosa).
Nell’ambito del tradizionalismo, quindi, non è possibile parlare di privilegi, vantaggi o svantaggi, né maschili né femminili, a maggior ragione se si vuole mantenere una visione d’insieme della questione.
Tuttavia, la società attuale non è più quella di cent’anni fa, e su una base tradizionalista si è innestato, negli ultimi decenni, un nuovo strato progressista (o finto tale).
Questo strato si chiama femminismo. Come ben sappiamo, il femminismo è fondato sull’idea fallace che in un sistema tradizionalista fossero gli uomini a stare meglio. I femministi hanno diffuso quest’idea fino a portarla nelle istituzioni, e di conseguenza negli ultimi decenni ci si è occupati solo dei problemi delle donne e mai di quelli degli uomini.

Quindi, ora, chi sta peggio?
Non ci piace parlare di privilegio, perché sembra un’accusa e non vogliamo affatto insinuare che le donne non abbiano problematiche irrisolte: ne hanno, soprattutto a livello sociale, e qualcuna ancora in ambito istituzionale.
Tuttavia, gli uomini hanno la stessa quantità di problematiche sociali, e a queste va aggiunta una valanga di discriminazioni da parte delle istituzioni. Sono i compiti arretrati del femminismo, quelli che gli costeranno la bocciatura a fine anno. Il femminismo è proprio come un alunno scapestrato: non solo si concentra su una sola materia fregandosene di tutte le altre, ma va anche in giro a sfottere e bullizzare gli altri alunni a cui quelle materie invece interessano.

In sintesi, se la situazione di partenza, ossia il tradizionalismo, presentava un equilibrio in negativo, al giorno d’oggi si ha una situazione di squilibrio, il ginocentrismo, in cui le donne hanno acquisito la maggior parte dei diritti che dovrebbero avere, mentre gli uomini sono ancora al punto di partenza.
Da qui la necessità di avere un movimento che si concentri sui diritti maschili. E questo è il motivo per cui siamo qui.

[H.]

bisessismo ieri ginocentrismo oggi

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Ancora sui linguaggi delle femministe e degli anti-MRA

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(Presa da “Equal Rights Advocate”)

Dopo aver risposto alle sue accuse precedenti nel nostro post “Lessico delle femministe e degli anti-MRA“, Abbatto i Muri continua ad attaccarci, questa volta con un articolo dal titolo “Ancora su linguaggi di maschilisti, antifemministi, mra“. Nuovamente, accomuna indebitamente l’attivismo per i diritti degli uomini (MRA) alla misoginia, già partendo dal titolo.

L’articolo in sintesi dice in una riga “invitiamo a non demonizzare e che teniate ben chiaro il fatto che esistono varie e più espressioni dell’antifemminismo” e la riga dopo “Sono gruppi diversi ma di eguale ispirazione”. In sintesi “non generalizzate ma sono tutti uguali”. Questo fa già capire quanto approssimativa sia la loro “critica femminista”.

Iniziamo subito:

Manu ci informa che negli Stati Uniti esistono mra, i redpillers e i mgtow. Sono gruppi diversi ma di eguale ispirazione.

Assolutamente no, non sono uguali. Ma come, la stessa persona che gestisce un blog in cui è sempre a discutere con altre correnti femministe, fa una simile generalizzazione?
Noi generalizziamo sulle femministe perchè tutte partono dal presupposto della Teoria della Dominazione Maschile, ma non lo facciamo in merito alla posizione sulla prostituzione (sex-positive e sex-negative), sulla transessualità (TERF e femministe queer), ecc. Allo stesso modo l’unica cosa che accomuna redpillers, MGTOW, MRA (e aggiungo io) PUA è il parlare degli uomini. Ma sono pensieri assolutamente distinti l’uno dall’altro, che non c’entrano assolutamente tra loro:

– si definisce MRA qualunque individuo che rigetta la Teoria della Dominazione Maschile e che fa o supporta l’attivismo per risolvere le questioni maschili;

– si definisce MGTOW qualunque individuo che attivamente scoraggia gli uomini a intraprendere relazioni romantiche con donne, specialmente il matrimonio, a causa di condizioni sfavorevoli per gli uomini in questo ambito;

– si definisce RedPiller qualunque individuo che analizza la differenza nell’approccio tra uomini e donne e lo usa per aumentare il proprio “”valore attrattivo”” (e solo indirettamente attirare donne, se uomo etero);

– si definisce PUA o Pick-Up Artist qualunque individuo che cerca di attrarre maggiormente persone a cui è interessato (tipicamente donne, se il PUA in questione è un uomo etero) mediante tecniche di seduzione.

[Gli MRA] Esistono anche in India, dove approdano nel 2010 in seguito al varo della legge sulla violenza domestica, ritenuta oppressiva per i mariti. Ovviamente la cultura che diffondono peggiora la già grave situazione delle donne indiane.

Però per carità, non diciamo che le leggi in India sono così deficitarie per i diritti maschili che le vittime maschili di stupro non possono denunciare perchè… manca la legge! E non diciamo che le femministe, in India, hanno manifestato per chiedere che la legge sulla violenza sessuale non si applicasse anche agli uomini, rendendoli di fatto privi di protezione. Non diciamo che una delle principali autrici di questo atto immondo, la femminista Flavia Agnes ha dichiarato, al Times of India, testuali parole: “Mi oppongo alla proposta di rendere le leggi neutre per il genere. Ci siamo opposte quando il governo ha reso le leggi sullo stupro sui bambini neutre per il genere“.
(Fonte: http://timesofindia.indiatimes.com/india/Activists-oppose-making-rape-gender-neutral/articleshow/15049606.cms)

Dunque devo pensare che questa opposizione all’attivismo MRA in India sia dovuta al supporto verso atti di questo tipo?

A partire dalle dichiarazioni del fondatore dei “mens right activist”

Non esiste nessun fondatore dell’Attivismo per i Diritti degli Uomini, non siamo una monarchia, e nemmeno eleggiamo Presidenti del Consiglio. Esiste un pensiero condiviso dalla maggioranza degli MRA, ovvero il rigetto della Teoria della Dominazione Maschile e il supporto dell’attivismo per le questioni maschili, punto.

Possiamo citare frasi prese da qui o da lì, e poi indebitamente generalizzarle a tutti gli MRA, così come possiamo citare frasi prese da qui o da lì e generalizzarle a tutte le femministe. Possiamo farlo con tutti i movimenti. Qualsiasi movimento avrà un pazzo o una pazza all’interno che svalvolerà e ci sarà sicuramente qualcuno a registrarlo/a in quel momento per poi poter generalizzare su tutti gli altri.
Noi però non crediamo a questo tipo di confronti, non crediamo che le discordie dipendano da un tizio o una tizia X che ha detto qualche follia. Noi pensiamo che le differenze si intravedano nella Weltanschauung, nel modo di concepire la società che i due movimenti hanno. E’ quello, è la concezione del mondo differente che crea la divisione tra femministi ed MRA, non è una persona che dal nulla se ne esce e dice assurdità.
E tale Weltanschauung è la Teoria della Dominazione Maschile: le femministe vi aderiscono, gli MRA no. Punto.

Ridurre tutto nella frase che una volta ha detto una persona sulle migliaia di personaggi di spicco dei nostri movimenti è, me lo si conceda, infantile, oltre che riduzionista nell’analisi dei conflitti tra i due gruppi.

Ma visto che dall’altra parte hanno tirato fuori dichiarazioni random, giochiamo anche noi. Citiamo ad esempio da “S.C.U.M. Manifesto” di Valerie Solanas, trattato politico femminista del ’67, che già dal titolo lascia intendere tutto: S.C.U.M., oltre che per f*ccia, sta per “Society for Cutting Up Men”. Questo manifesto non fu solo un testo morto, difatti la Solanas di morto voleva vedere Andy Warhol, che provò ad assassinare sparandogli. Quest’ultimo si salvò in extremis riportando però ferite gravi. Riporto (censurando con un asterisco le parole peggiori):

“S.C.U.M. sterminerà tutti gli uomini che non fanno parte dell’Ausiliare Maschile di S.C.U.M. Gli uomini dell’Ausiliare sono quelli che si applicano con diligenza alla propria eliminazione, uomini che sono nel giusto, qualunque siano le loro motivazioni, uomini che hanno accettato la partita con S.C.U.M. Ecco alcuni esempi tra l’Ausiliare Maschile: uomini che uccidono uomini, biologi impegnati in programmi costruttivi (invece di preparare la guerra biologica), giornalisti, scrittori, redattori, editori, produttori che promuovono e diffondono le idee che servono le mete di S.C.U.M.; fr*ci, che con il loro esempio magnifico incoraggiano altri uomini a smascolinizzarsi e perciò a rendersi relativamente inoffensivi [si intravede omofobia, ma in fondo da una donna che ha provato a uccidere un uomo gay che ci si può aspettare?, N.d.T.]. Nelle file dell’Ausiliare, ci sono anche uomini che generosamente mettono a disposizione denaro, proprietà, servizi; uomini che dicono le cose come stanno (fino adesso nemmeno uno lo ha fatto), quei pochi che sanno come comportarsi correttamente con le donne, che tirano fuori la verità sul proprio conto, che danno alle più str*nze femminemaschio un po’ di frasi corrette da ripetere; quelli che insegnano che lo scopo primario della donna dovrebbe essere quello di schiacciare il sesso maschile. Per aiutare gli uomini in questo sforzo S.C.U.M. organizzerà dei Seminari di M*rda, dove ogni maschio presente farà un discorso che dovrà cominciare così: “Sono una m*rda, una m*rda volgare e abbietta”, proseguendo con la lista completa di tutti i suoi aspetti m*rdosi. Come ricompensa, alla fine del seminario, lo si lascerà fraternizzare con le donne S.C.U.M. che saranno presenti.
[…] Prima di essere rimpiazzati dalle macchine, i maschi dovranno rendersi utili alle donne: servirle, soddisfare i loro minimi capricci, obbedire a tutti i loro ordini, essere totalmente sottomessi ed esistere solo per la loro volontà; questo per capovolgere la situazione attuale, completamente degenerata e distorta, in cui gli uomini non solo esistono e ingombrano il mondo con la loro ignominiosa presenza, ma si fanno anche leccare i piedi e il culo dalla massa delle donne inginocchiate in adorazione dell’Agnello d’Oro, e fanno anche i padroni, portati al guinzaglio dal loro cane, mentre la sola posizione accettabile per l’uomo, la meno miserabile, è, a parte quella di fare la drag queen [nuovamente omofobia, presente nel ritenere le drag queen “miserabili”, N.d.T.], quella di prostrarsi ai piedi della donna, come suo schiavo. Gli uomini ragionevoli desiderano farsi calpestare, schiacciare, torchiare e triturare, farsi trattare da vermi (perché tali sozzerie sono) e hanno bisogno di vedere confermata la loro ignominia. Gli uomini irragionevoli, malati, quelli che cercano di difendersi dalla loro ignominia, vedendo S.C.U.M./la f*ccia rotolargli addosso, si aggrapperanno terrorizzati alla Grande Mamma con le Grandi Tett* di gommapiuma; ma le Grandi Tett* non li salveranno da S.C.U.M./la feccia. La Grande Mamma si aggrapperà a Papà che starà lì in un angolo a ca*arsi nelle sue mutande di Superman. Gli uomini ragionevoli, invece, non scalceranno, non si dibatteranno, non faranno storie, ma siederanno col cuore in pace, approfitteranno dello spettacolo e si abbandoneranno alla deriva verso il loro destino finale.

Che dire, che orrore. Misandria + omofobia + lo schifo dello schifo. Ma noi non ci comportiamo da bambini, quindi non useremo tali parole per generalizzare sulle femministe, noi non ci attacchiamo agli estremisti dell’altra fazione per criticarla, esattamente come fanno i razzisti che generalizzano sugli arabi citando i terroristi islamici.
No, noi attacchiamo il femminismo – il pensiero, e mai le persone – per la sua concezione del mondo, non per frasi di qualche esaltata.
Mostriamo soltanto, però, che se vogliamo giocare a questo gioco, il femminismo non ne esce vincitore come voleva far credere.

Questo accade perché chi gestisce le pagine Mra, mascherate dietro un presunto quanto dubbio “antisessismo”, racconta solo la mezza messa e non fa vedere il vero volto del movimento.

La frase, vedendo dai commenti da cui è stata ripresa, in realtà era:

Questo accade perche’ chi gestisce le pagine mra, come ad esempio la famigerata “antisessismo”, racconta solo la mezza messa e non fa vedere il vero volto del movimento.

Quindi, come vediamo, è un attacco a noi. Tentativo di camuffamento fallito.
In primis, se noi non siamo così, perchè attaccarci? Magari potrebbero dire “ah vedi, sì in America c’è un tizio che dice frasi misogine ma per fortuna in Italia Antisessismo non è così”.
Invece ci stanno dicendo che noi non siamo misogini ma che lo siamo comunque perchè un altro tizio MRA, che non è il nostro migliore amico, con cui non usciamo la sera a prenderci una birra nè la mattina presto a fare colazione assieme, ha detto qualche frase misogina.
Ma che cosa…?!?!? No, vabbè, è un ragionamento così illogico che non ci perdo neanche tempo a smontarlo, fa già ridere così.

Allora ve lo faccio vedere io. Ecco un paio di dichiarazioni di paul elam, leader e fondatore degli mra:

Nuovamente, non esiste un fondatore degli MRA. Paul Elam è il fondatore di A Voice for Men, non del MRM (Movimento per i Diritti degli Uomini), tra l’altro non è neanche rappresentativo di tutta AVFM, dato che AVFM è un collettivo, e ci può scrivere praticamente chiunque facendone richiesta e avendo a cuore le questioni maschili, anche andando in contrasto con quanto scritto da Elam. Quindi la generalizzazione delle affermazioni di quest’uomo è pari a zero.

Sostanzialmente dice che proclama il mese di Ottobre come mese della violenza su una “c*gna” perché sarebbe un gesto di eguaglianza.

In realtà non dice il mese della violenza su una “c*gna”, ma su una “c*gna violenta“, ovvero su una donna autrice di violenza domestica contro un uomo. Invita dunque gli uomini vittime di violenza domestica a reagire contro la violenza che subiscono.
Assolutamente d’accordo sul fatto che è sbagliato reagire con eccesso nella legittima difesa, come invece sembra voler suggerire l’articolo, ma non mi pare che dall’altro lato della barricata ci si scandalizzi per cose di questo genere. Ad esempio esistono progetti femministi che vogliono la liberazione delle donne che hanno ucciso il marito abusante anche in situazione non di pericolo imminente, progetti femministi che dunque vorrebbero legalizzare l’omicidio per vendetta.
Io mi focalizzerei più su questo che sull’articolo di un blog, sinceramente.

“Should I be called to sit on a jury for a rape trial, I vow publicly to vote not guilty, even in the face of overwhelming evidence that the charges are true.”
fonte
In questa altra dichiarazione dice che bisognerebbe chiamarlo a far parte di una giuria in un processo per stupro e lui voterà “non colpevole” anche di fronte a prove schiaccianti contro l’accusato.

Basta aprire il link citato per leggere che si trattava di una provocazione, e che parlava non del caso di un sistema di giustizia imparziale (difatti asserisce che ciò vale “Until the system is reformed”, finchè il sistema sarà riformato), ma avendo presente i limiti – che lui ritiene siano molto estesi – di un sistema pieno di bias. Che tali limiti siano così estesi da non poter arrivare a nessuna conclusione è discutibile, e io ad esempio voterei in base all’evidenza, indipendentemente da quanto il sistema sia fallace (perchè altrimenti, nell’attesa di un sistema migliore, si ottiene l’immobilismo), ma la cosa essenziale è far notare che si trattava di una figura retorica per mostrare quanto il sistema giuridico fosse poco affidabile e non di un “liberiamo gli stupratori!!!1!!1!!111!”. Attribuirgli quest’ultimo significato è dunque un atto di estrema disonestà intellettuale.

Cito dalla nota editoriale:

Editorial note: in the early years of A Voice for Men, when it first started, deliberately inflammatory articles were often written in order to shake people out of their comfortable sensibilities and confront brutal realities they just did not want to see. This tiny handful of old articles is cited time and again by critics of the Men’s Human Rights Movement’s literature as “typical” and the sort of thing you see “all the time” or in a “steady stream,” when, rather tellingly, these are almost always articles at least a few years old and actually rather unusual.

In this particularly controversial essay, Paul Elam asks a provocative question: if you truly believe you cannot trust police, prosecutors, or judges to make sure you get the truth, the whole truth, and nothing but the truth, when rape shield laws withhold exculpatory evidence, how can you in good conscience trust anything you see in a court of law, no matter how damning the evidence might look?

It is an uncomfortable question, but it is rather telling that in the years since this was written, almost everyone continues to bring up this old article without ever addressing the substance of it, but instead just emotionally characterize it as “Paul Elam says men should get away with rape,” when what he actually says could not be more clear: due process and presumed innocence have been undermined, and until that changes how can you in good conscience convict a man of practically anything?

Until the system is reformed, it would seem to us that a growing number of people are going to come to the same uncomfortable conclusions Elam does here, and although not everyone in the Men’s Human Rights movement endorses this view, it is telling that most reactions to it are emotional and not logical. What most frequently happens is the whole thing is misinterpreted as “rape apologia’ rather than what it is: an indictment of a flawed criminal justice system.

It is also telling that, once again, this unusual article, not typical at all of AVfM content, is still years later regularly cited as “typical,”  instead of what it was: a provocative piece meant to force people to think about things they don’t like thinking about. Eds

Infine, noi non siamo legati ad Elam, quindi mi chiedo, fosse pure stato quello il suo pensiero, che c’azzecca con noi?

Sodini, voce autorevole, dice:
“properly owning a dog is excellent training for properly owning a woman. The behavior of dogs and women is eerily similar, and their relation to man testifies to that.
Like dogs, women need to be led. They *want* to be led. In fact, though they will never admit it, women want to be owned by their men.”

Fonte

Vale a dire che possedere un cane sarebbe un ottimo allenamento per riuscire a dominare una donna. Secondo lui il comportamento dei cani e delle donne sarebbe simile e identica sarebbe la relazione con l’uomo. “Come i cani anche le donne hanno bisogno di essere guidate. Vogliono essere guidate. In realtà, anche se non lo ammetteranno mai, vogliono essere di proprietà degli uomini.”

In realtà sembra che il sito (“Chateau Heartiste”) non sia MRA. Difatti anche autori tradizionalisti/della neo-mascolinità (in sintesi, sessisti), lo contrappongono ai siti MRA più conosciuti:

“It’s obvious that men, especially young men, don’t want what the MRM is selling: the most popular MRM sites, such as A Voice for Men and Fathers & Families, are eclipsed in popularity by sites like Roosh’s and Chateau Heartiste.”

L’articolo che lo afferma, dichiaratamente pro-tradizionalismo, si intitola “Feminism and the Men’s Rights Movement as Ideological Autism” e quindi non può essere accusato di favoreggiare gli MRA.

Jay hammers, altra voce autorevole altra corsa:

“Age of consent laws are designed to punish beta males. A beta male in his 20s, unsuccessful with women his own age who are infused with a sense of feminist entitlement and deride all but the top alpha males who take interest in them, who seeks companionship with a younger, sexually mature female who desires him, should not go to prison for acting on that which is normal male sexuality.
Females generally do not significantly mature mentally past puberty so it should always be illegal for any woman to have sex or it should never be illegal for any woman to have sex. There is no arbitrary age where females suddenly become self-aware, realizing the consequences of their actions, and stop seeking out alpha males. Thus there must not be an arbitrary age of consent for sex.”

Ovvero: “Le leggi che determinano qual è l’età del consenso sono realizzate per punire i maschi beta. Un maschio beta sui vent’anni, senza successo con le donne della sua età, le quali hanno respirato la cultura femminista dei diritti civili e che deridono tutti, quel maschio che cerca la compagnia di una femmina più giovane, non dovrebbe andare in prigione perché vive la naturale spinta che caratterizza la sessualità maschile.” (traduzione non letterale)
Continua dicendo che non esiste un’età in cui una donna diventa consapevole e si lamenta del fatto che le donne non cagano i maschi beta ma cedono alle attenzioni dei maschi alpha. Solita solfa del maschio sessualmente insoddisfatto che per l’incapacità di accettare un NO e il diritto al consenso da parte delle donne sviluppa una malata tendenza misogina.

Basta fare una ricerchina per trovare che:
“In fact, Jay Hammers was more or less excluded from the ‘Men’s Rights Movement’ soon after publishing it.” (Traduzione: “Infatti, Jay Hammers fu più o meno escluso dal “Movimento per i Diritti degli Uomini” subito dopo averlo pubblicato [l’articolo sull’età del consenso]”).

Altra osservazione di Manu è relativa al fatto che pagine facebook non si presentano come Mra se non dopo aver acquisito spazio e un minimo di consenso, perchè, per loro stessa ammissione, se non si nascondessero dietro espressioni rubate al femminismo troverebbero molte resistenze e avrebbero scatenato proteste. Diversamente negano l’origine del movimento al quale aderiscono e indorano la pillola continuando a demonizzare il femminismo con una puntuale retorica sessista e negazionista della quale conosciamo ogni virgola.

Ecco, qui è un attacco a noi.
No, lo mettiamo bene in chiaro: non abbiamo mai negato di essere MRA. Siamo stati i primi in Italia a identificarci con questo termine, e inizialmente abbiamo appoggiato il femminismo, è vero, ma sempre vedendolo come complementare all’Attivismo MRA. E’ possibile vederlo da uno dei nostri primi articoli che ahinoi, per pigrizia e mancanza di tempo ancora non abbiamo cambiato. Faccio lo screen:

mra

Adesso, essendoci resi conto che il Femminismo è indissolubilmente legato alla Teoria della Dominazione Maschile, vediamo MRA e WRA (Attivismo per i Diritti delle Donne al di fuori della Teoria della Dominazione Maschile) come complementari dell’Antisessismo, ma siamo sempre stati MRA e l’abbiamo sempre dichiarato.

Tutto questo fraintendimento proviene da un post che abbiamo pubblicato sulla pagina diversi mesi fa, e che faceva riferimento non al nostro “scoprirci come MRA” dopo le migliaia di like, ma al nostro rivelare che tutti i post che avevamo fatto fino al momento, servivano solo per raccogliere gente da far partecipare alle petizioni e agli invii mail. Questo quindi ha svelato non il nostro essere MRA, che già si sapeva, ma il fatto che privilegiamo le azioni di attivismo che possono portare a cambiamenti concreti al condividere post su facebook. Tutto qui. Quando si dice farsi i film mentali…

Non tutti coloro che parlano di diritti maschili sono semplicemente antifemministi e misogini. Manu segnala un progetto in cui si lotta per quei diritti senza spargere odio contro femministe e donne.

Il progetto in questione, MensLib:
1) non ha alcun seguito (su fb sono qualche decina di like, che non sono nulla sui social) e sembra essere stato creato solo come contentino per dire “vedete, facciamo qualcosa!”,
2) parte dalla Teoria della Dominazione Maschile e dunque da una visione del mondo falsata che non permette la piena liberazione dell’uomo dagli obblighi di genere imposti su di lui dalla società,
3) si focalizza sui sentimenti (ad esempio il poter piangere) e non sui cambiamenti strutturali della società (ottenendo l’assurdo di risultato di avere il diritto di “piangere inutilmente”, perchè i propri bisogni non verranno ascoltati).

dire che il patriarcato è una “teoria” pone gli Mra alla stessa stregua degli omofobi antiabortisti che parlano di teoria del gender. E vorrei anche dire che se a raccontare le mistificazioni Mra è un gay non significa che si espongono concetti antisessisti di per sè. Ne abbiamo conosciuti di gay sessisti e misogini. Oh quanti ne abbiamo conosciuti. Esattamente come abbiamo conosciuto tante donne sessiste.

Oh qui è l’attacco a me. Che belli, gli attacchi ad personam, che onore quando personaggi illustri come Abbatto i Muri ti accusano di essere “un gay misogino” per aver criticato una teoria. Perchè, non lo sapete? Le donne non sono fatte di carne e ossa, è una diceria, sono fatte di teorie! Scorrono i globuli teorini nel loro sangue, e le loro cellule nervose sono dette teoroni. E’ per questo che quando attacchi una teoria attacchi le donne, e non un pensiero, eh! *sarcasmo*

Parlando seriamente, sarebbe misogino negare il Patriarcato se dicessimo che le donne non sono mai state svantaggiate in alcun periodo storico dalla società. Ma no, noi non neghiamo la misoginia, noi estendiamo il sistema includendo anche la misandria. Inclusione, non esclusione. E’ per questo che la Teoria alternativa a quella della Dominazione Maschile è la Teoria della Bi-oppressione, una teoria che include la precedente ed estende anche agli uomini vittime di sessismo.

Ma poi la stessa frase citata ci conferma che le donne siano partecipi allo stesso modo degli uomini del sistema dei ruoli di genere (e dunque il termine “patriarcato” smette di aver senso). Infatti, se con patriarcato indichiamo l’atto di taluni uomini nell’opprimere le donne e lo allarghiamo con le varie scuse che le femministe affermano per indicarne l’origine anche di problemi maschili, diventa l’atto di tutti nell’opprimere tutti. Ad esempio, se aggiungiamo che “il patriarcato fa male anche agli uomini”, gli uomini possono opprimere gli uomini; se aggiungiamo che esistono donne che danno sostegno al patriarcato, le donne possono opprimere gli uomini; se aggiungiamo che esistono donne che hanno “interiorizzato il sessismo”, le donne possono opprimere le donne.
Come detto prima, si passa da una visione in cui “gli uomini opprimono le donne” a una in cui “la gente opprime altra gente”. Quindi, come accennato in precedenza, il termine patriarcato smette di aver senso.

Infine, l’accostamento tra Teoria della Dominazione Maschile e Teoria del Gender oltre che assolutamente fuori luogo, sembra essere un caso classico di fallacia di “avvelenamento del pozzo”. Cito da Wikipedia:

Per “avvelenamento del pozzo” si intende un tipo di fallacia argomentativa per cui ciò che sarà sostenuto dall’avversario viene pubblicamente delegittimato in anticipo insinuando un sospetto circa la sua buona fede o sulla sua credibilità. Ogni cosa che dirà l’interlocutore sarà quindi ignorata, considerata irrilevante o del tutto falsa, da parte degli astanti.
[…] L’avvelenamento del pozzo può assumere la forma di argomento implicito o esplicito. Questo argomento ha la seguente forma:

  1. Un’informazione sfavorevole (sia essa vera o falsa, rilevante o irrilevante) contro “A” (il bersaglio) è presentata da un altro (esempio: “Prima che ascoltiate il mio avversario, vorrei ricordarvi che lui è stato in prigione”).
  2. Conclusione implicita: “Pertanto, ogni richiesta fatta da “A” non può essere fatta valere”.

Una variante di questa forma consiste nell’applicazione di un attributo negativo a eventuali futuri avversari, nel tentativo di scoraggiare il dibattito (per esempio: “Questa è la mia posizione sul finanziamento del sistema della pubblica istruzione e chiunque sia in disaccordo con me odia i bambini”). Dunque, la persona che si farà avanti per contestare la posizione di colui che ha applicato preventivamente questo attributo negativo rischierà di vedere attribuita a se stesso l’etichetta sfavorevole.

Questo argomento può presentarsi anche in un’altra forma:

  1. Vengono presentate definizioni sfavorevoli (vere o false) che impediscono il disaccordo (o fanno valere la posizione affermativa).
  2. Eventuali contestazioni che preventivamente non accettino le definizioni di cui sopra vengono automaticamente respinte.

E con questo è tutto. Grazie per l’attenzione,

il vostro amato [A.]

Lessico delle femministe e degli anti-MRA

privilegio

(Preso dalla pagina facebook “Equal Rights Advocate”)

 

Recentemente il blog femminista “Abbatto i Muri”, ha pubblicato un articolo in cui ha attaccato la nostra pagina (ci ha esplicitamente nominati: “[gli MRA] per lo più si nascondono dietro etichette mal interpretate tipo “antisessismo”, “diritti maschili”, assumendo come proprie, per esempio, le rivendicazioni di uomini che vivono situazioni di disagio familiare e affettivo”).
Tale articolo, “Lessico di maschilisti, antifemministi, mra (come riconoscerli)“, già dal titolo cerca di assimilare gli Attivisti per i Diritti degli Uomini (MRA, Men’s Rights Activists) ai misogini, in virtù del comune nemico, il Femminismo.

Ma perché gli MRA attaccano il Femminismo? Per il suo agire a favore delle donne? Assolutamente no, difatti il MRM (Movimento per i Diritti degli Uomini) supporta l’Attivismo WRA, ovvero l’Attivismo per i Diritti delle Donne (Women’s Rights Activism) ma non appoggia il Femminismo.
Cosa distingue dunque una Femminista da una WRA?
La “Teoria della Dominazione Maschile”.
La Teoria della Dominazione Maschile è l’idea che gli uomini abbiano, nel corso della storia, oppresso e sottomesso le donne.
Tale teoria a sua volta è scomponibile in 3 sotto-teorie:
– Teoria del Privilegio Maschile;
– Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta;
– Teoria del Patriarcato.

La Teoria del Privilegio Maschile afferma che gli uomini non subiscano discriminazioni, o se le subiscono siano semplicemente un “fuoco di ritorno” dei loro privilegi o peggio ancora siano “misoginia benevola”: gli uomini sarebbero, secondo questa teoria e secondo le femministe, le quali la appoggiano, discriminati solo quando si comportano in maniera considerata “femminile” dalla società. Esisterebbe dunque non un odio contro gli uomini ma un odio contro la femminilità e quindi le donne, anche quando espresso dagli uomini.
Gli MRA e le WRA rispondono a questa teoria mostrando in primis la realtà delle problematiche maschili, in secondo luogo dimostrando la loro esistenza già dagli albori della società, parlando dunque di Bisessismo al posto di Privilegio di un sesso o dell’altro, e infine spiegando che ogni sesso è oppresso quando non segue le regole dettate dai ruoli di genere imposte a tale sesso. Perciò gli uomini sono sì oppressi principalmente quando si comportano in maniera “femminile”, ma anche le donne sono oppresse principalmente quando si comportano in maniera “maschile”. Dunque o quest’ultimo caso è la prova che la società odia il maschile e quindi gli uomini, o non ha senso asserire che la società odi il femminile e le donne. La società, in sintesi, secondo MRA e WRA, odia tutti gli uomini e le donne che fuoriescono dai propri rispettivi ruoli di genere.

La Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta asserisce che gli uomini siano stati facilitati nel loro intento di opprimere le donne dalla loro maggiore indole violenta.
Gli MRA e le WRA al contrario mettono in dubbio l’esistenza di una simile indole violenta tipicamente maschile, ritenendo che nè influenze biologiche nè influenze socio-ambientali siano abbastanza forti da causarla. MRA e WRA dunque ritengono che uomini e donne:
– abbiano la stessa propensione a uccidere e a infliggere violenza fisica;
– abbiano la stessa propensione a stuprare (nel caso femminile si intende il “forzare a penetrare”) e a commettere violenza sessuale;
– abbiano la stessa propensione ad uccidere o a commettere violenza fisica o sessuale sul partner (violenza domestica);
– infliggano violenza della stessa gravità (le persone meno forti fisicamente impiegherebbero difatti maggiormente oggetti per sopperire alla minore potenza corporea).
Gli MRA e le WRA ritengono che la maggiore presenza di uomini tra gli incarcerati per crimini violenti sia spiegabile dal sessismo giuridico, ovvero la maggiore possibilità che, a parità di reato e circostanze, un uomo venga arrestato, incarcerato se colpevole e che abbia una pena più lunga o severa; dalla maggiore clemenza che si dimostra verso le autrici di crimini violenti di sesso femminile (viste come più deboli e quindi più innocenti) e dall’under-reporting delle vittime maschili di violenza femminile.

La Teoria del Patriarcato, infine, attribuisce la colpa delle discriminazioni di genere ai soli uomini, in quanto maggioranza dei governatori e dei regnanti durante tutta la storia umana.
Gli MRA e i WRA al contrario, asseriscono che il sesso dei regnanti sia poco rappresentativo del pensiero che li domina e che domina la società tutta: tale pensiero deriverebbe invece da un substrato culturale condiviso tra uomini e donne, che ambedue sostengono e alimentano.
Mentre gli uomini sostengono indubbiamente tale substrato culturale mediante l’autorità, le donne contribuirebbero ad esso grazie al potere per procura o “by proxy”.
L’accezione antropologica di Patriarcato fa infatti riferimento all’autorità politica, ma c’è differenza tra autorità e potere. Riprendendo un famoso detto, se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, anche dietro un meschino patriarca c’è una meschina donna. Entrambi esercitano potere, ma solo uno (l’uomo) autorità formale. Il potere femminile è dunque un potere “per procura”, “by proxy”, come quello delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita o, più genericamente, delle mogli dei governanti, delle reggenti, delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni.
Per gli MRA e le WRA, dunque, non esisteva un Patriarcato nell’imposizione dei ruoli di genere, ma un contributo maschile dovuto all’autorità e un contributo femminile dovuto al potere per procura: basti pensare che se l’educazione dei figli era affidata alle madri, proprio una donna era la prima a contribuire al passaggio generazionale delle idee sui ruoli di genere. Dunque attribuire la responsabilità del sistema dei ruoli di genere ad un solo sesso appare riduttivo.

Come vediamo, dunque, gli MRA e le WRA sostituiscono la Teoria della Dominazione Maschile con la “Teoria della Bi-oppressione”, e quindi rispettivamente:
– La Teoria del Privilegio Maschile con la “Teoria del Bisessismo”;
– La Teoria della Dominazione Violenta o Violenza di Genere con la “Teoria della Simmetria di Genere”;
– La Teoria del Patriarcato con la “Teoria dell’Autorità Maschile e del Potere Femminile”.

Perciò attribuire l’astio degli MRA verso il Femminismo alla misoginia è fuori luogo: gli MRA appoggiano l’azione per i diritti femminili quando agisce al di fuori della Teoria della Dominazione Maschile, ovvero quando tale azione è WRA, Attivismo per i Diritti delle Donne.

Una volta chiarite le basi, andiamo ad analizzare il contenuto dell’articolo per smontarne le accuse:

“[Gli MRA fanno] mansplaining spiegando a noi come deve essere la “vera donna”.”

Assolutamente falso, non abbiamo mai parlato di “vera donna”, così come rifiutiamo il concetto di “vero uomo”. Una vera donna o un vero uomo lo si diventa eseguendo le proprie funzioni fisiologiche di base, non mediante l’aderenza a stupidi stereotipi di genere.

“[Gli MRA] sostengono che il femminismo sia una forma di estremismo tale e quale al maschilismo. falso. il femminismo lotta per la liberazione di tutt*. il maschilismo lotta per ottenere l’egemonia su tutt*.”

In realtà il femminismo riduce il sessismo contro i maschi a un “fuoco di ritorno del maschilismo contro gli uomini”. In sintesi dice che anche quando gli svantaggiati sono gli uomini, le vere vittime sarebbero le donne, e se le donne sono le vere vittime, “perchè agire per gli uomini? Si risolverà tutto automaticamente agendo solo per le donne”. Come vediamo, è un semplice stratagemma per evitare di agire per migliorare la condizione maschile.

“sessismo=negazione dei diritti maschili. ma i diritti maschili di cui parlano quali sarebbero?”

Se le femministe agissero davvero per i diritti degli uomini, non farebbero domande su quali siano tali diritti che al momento mancano.
Ma rispondiamo nel merito: le questioni maschili sono innumerevoli, e le abbiamo già elencate altrove sul nostro sito (basta consultarlo), ma le principali sono sicuramente:
– assenza di un collocamento condiviso dei figli dopo la separazione;
– mancanza di servizi antiviolenza per gli uomini;
– liste di leva esclusivamente maschili;
– maggioranza maschile di morti sul lavoro;
– maggioranza maschile di suicidi;
– maggioranza maschile di senzatetto;
– maggioranza maschile di dropout scolastico;
– assenza di sforzi mirati a ridurre il gap di genere nell’aspettativa di vita;
– pressione sociale a mantenere economicamente la partner;
– assenza di considerazione (e in alcuni Paesi addirittura di leggi) per le vittime maschili di stupro, soprattutto ad opera di donne;
– pene più aspre e maggiore probabilità di arresto e incarcerazione per gli uomini a parità di reato e circostanze;
– assenza di una rinuncia di paternità per gli uomini che non vogliono diventare padri, analoga alla rinuncia di maternità già esistente;
– assenza di un’obbligatorietà di avviso per gli uomini che possa permettere loro di diventare genitori unici del bambino quando la madre lo dà in adozione al parto;
– assenza di un congedo di paternità con un numero di giorni pari a quello di maternità;
– discrepanza nell’età di pensionamento;
– assenza di anonimato per gli accusati di crimini violenti prima della condanna definitiva (che si collega al fenomeno delle false accuse);
– male-bashing;
– virgin-shaming e pig-shaming contro gli uomini;
– mantenimento alle stupratrici da parte delle vittime maschili di violenza sessuale in Paesi Occidentali come gli USA;
– vittime maschili di tratta;
– discriminazioni positive;
– frode di paternità;
– invisibilizzazione delle problematiche maschili;
solo per dirne alcuni.

“insistono col produrre idiozie tipo “se vai in giro con un orologio d’oro non devi lamentarti se te lo rubano”. tale metro di paragone viene sostenuto per colpevolizzare la vittima di stupro.”

Non abbiamo mai detto simili assurdità. È evidente che si tratti di uno straw man.
Cito da Wikipedia per chi non lo conoscesse: “L’argomento fantoccio (dall’inglese straw man argument o straw man fallacy) è una fallacia logica che consiste nel confutare un argomento proponendone una rappresentazione errata o distorta.”

“ogni volta che si parla di femminicidio arriva lo stuolo di presunti antisessisti a raccontare che bisogna considerare i suicidi e i morti sul lavoro.”

Perché mai dovremmo parlare di suicidi o morti sul lavoro quando si discute di violenza domestica? Noi accogliamo la necessità di discutere della violenza domestica, evitiamo solo che ciò avvenga da una sola parte, ovvero escludendo le vittime maschili di omicidio del partner intimo.

“se un uomo cade da una impalcatura non in sicurezza, si può dire che cade giù perchè quello è un lavoro che prevalentemente viene affidato a uomini, ma la causa sta nella assenza di sicurezza”

No, la causa dei morti sul lavoro è nella mancanza di sicurezza.
La causa della MAGGIORANZA MASCHILE nei morti sul lavoro è negli stereotipi di genere.
Ancora una volta una questione maschile minimizzata o negata dalle femministe: ma non avevano detto che agivano per liberare tutt*?

Relativamente ai suicidi, viene detto:
“una donna che viene picchiata dal marito perennemente e si suicida probabilmente lo fa perchè si sente una nullità, l’autostima è sprofondata di un chilometro e dunque si suicida perchè vittima di violenza. eppure queste non si considerano vittime di femminicidio.”

In realtà vi sono stati degli studi sui suicidi causati da violenza domestica, e danno risultati contrastanti con l’ideologia femminista. Infatti una ricerca del 2010 afferma che:
Quando i suicidi legati alla violenza domestica sono combinati con gli omicidi di violenza domestica, il numero totale di decessi legati alla violenza domestica è più elevato per i maschi che per le femmine.
[Richard Davis, (2010) “Domestic violence-related deaths”, Journal of Aggression, Conflict and Peace Research, Vol. 2 Iss: 2, pp.44 – 52.]

“un uomo che si suicida perchè ci si aspetta da lui che faccia l’uomo, con tutto quello che il ruolo imposto prevede per l’esercizio della funzione maschile, è una vittima per questioni legate al sessismo. se si suicida perchè affetto da depressione o per problemi economici, come molte altre persone fanno, la causa di tutto ciò va ricercata nei motivi che lo hanno ridotto in quello stato. economia malata, mancanza di lavoro, debiti, welfare inesistente, non possono definirsi, in tutti i casi, una questione di genere.”

Nuovamente, l’economia spiega perché esistono i suicidi economici, ma non spiega perché i suicidi economici siano A MAGGIORANZA MASCHILE.
Infatti, se vediamo che nel ruolo di genere maschile vi è l’obbligo a mantenere la partner, ci rendiamo conto che il fatto che il 95% (sì, il 95%: http://www.eures.it/upload/doc_1305878239.pdf ) dei suicidi per motivi economici sia maschile deriva proprio dalla misandria, ovvero dall’obbligo che la società ha imposto agli uomini di provvedere economicamente alla propria moglie o compagna e alla prole.
Questa non è forse una questione di genere? Assolutamente sì.

“nuova frontiera dell’antiabortismo o della sovradeterminazione sui corpi delle donne è l’idea che lui debba decidere su quel che una donna deve fare in caso decida di abortire o non ha voglia di farlo. ti dicono che sei sessista se pensi che la donna debba avere il sacrosanto diritto di scegliere perchè il corpo e suo e lo gestisce lei.”

Nuovamente argomento fantoccio: non abbiamo mai detto che gli uomini debbano decidere sull’aborto, ma gli uomini devono poter decidere di ESSERE O NON ESSERE PADRI. Paradossalmente, l’argomento femminista per cui ciò viene negato, il classico “potevi tenertelo nei pantaloni”, è analogo all’argomento antiabortista del “potevi tenere le gambe chiuse”.
Inoltre gli MRA chiedono che gli uomini possano decidere sul futuro del bambino QUANDO È NATO, ovvero al momento del parto, non prima.
Quando dunque la donna vuole darlo in adozione a terzi, non quando vuole subire una interruzione di gravidanza.
È evidente che vi sia una differenza sostanziale tra l’esigere che si chieda al padre se vuole essere genitore unico del bambino prima di darlo in mano ad estranei e il chiedere che l’uomo possa avere potere decisionale sull’intenzione della donna di interrompere la gravidanza.

“pensano che gli uomini siano stuprati tanto quanto le donne. possibile che subiscano stupri, in numero inferiore rispetto alle donne, e soprattutto per mano di altri uomini, ma non per questo assolvo donne che usano i corpi maschili solo perché pensano di poterlo fare.”

Questa è l’obiezione più assurda: si accusa un dato perché politicamente scorretto. Si scrive che saranno sicuramente più uomini a stuprare uomini senza minimamente uno straccio di prova, solo perché “suona meglio”. Questa è post-verità, questo è il mettere l’ideologia prima dei dati.
Questo è porre la propria narrativa prima della logica, i propri sentimenti prima dell’obiettività.

“ritengono che le donne usino il femminismo per risalire la scala sociale impoverendo gli uomini.”

Sbagliato: la critica al femminismo non è una critica alle donne, è la critica ad una narrativa. La nostra critica al femminismo dunque è aspra indipendentemente da chi sia il o la femminista in questione.
Anti-femminismo =/= anti-donna. Non attacchiamo un genere, nessuno attacca un genere, si attacca una narrativa, la Teoria della Dominazione Maschile, di cui il femminismo è l’esempio più lampante.
Gli antifemministi non dicono che sia tutto colpa delle donne, gli antifemministi dicono che i ruoli di genere, le discriminazioni contro uomini e donne, siano CULTURALI, ovvero sostenute sia da uomini che da donne, con EGUAL partecipazione. Non stiamo quindi rovesciando il “dare la colpa ai soli uomini” delle femministe con un “dare la colpa alle sole donne”. Stiamo dando la colpa a ENTRAMBI.

“per loro non esiste il privilegio maschile – ovvero quello che ti porti addosso perchè culturalmente trovi un contesto che ti mette un gradino più su nella scala di oppressione, rispetto ad una donna, un gay”

Vorrei sottolineare una cosa: da uomo gay che scrivo questo articolo, sono un patriarca cattivo e privilegiato o una povera vittima? Ma soprattutto dire che esista un privilegio degli uomini ed escludere noi uomini omosessuali, non sembra un filino omofobo? È evidente l’intento di dire che “non siamo veri uomini”, e allora che siamo? E dire che non siamo “veri uomini”, a me pare assolutamente discriminatorio. Svolgo le mie funzioni fisiologiche come ogni altro uomo, in che modo sarei “meno vero”?
Ma soprattutto è evidente l’intento di far sembrare gli MRA tutti etero, bianchi, cisgender, ecc. quando la realtà è completamente diversa, e noi per primi di Antisessismo annoveriamo tra le nostre fila admin e utenti di tutti i sessi e gli orientamenti, gay, bisessuali ed etero indifferentemente.

“tu maschio non fai rivendicazioni al posto mio, non mi dici come dovrei fare la femminista”

Ma paradossalmente invece tu femminista (donna o uomo indifferentemente), dici a me uomo come dovrei fare l’MRA, ovvero aderendo alla Teoria della Dominazione Maschile.
Chiariamo questo punto: gli MRA ce l’hanno con il Femminismo non per le questioni femminili (per questo supportano il WRA), ma perché il Femminismo impone la narrativa che le donne o la femminilità (modo implicito per far tornare nel discorso le donne) siano le uniche vittime del sistema di genere. Il Femminismo dunque sfora il campo che è suo lecito (quello delle questioni femminili) per INVADERE UNO CHE NON GLI APPARTIENE: quello delle questioni maschili. Facendo negazionismo, minimizzando, distorcendo i dati. Il tutto per far sembrare le donne NON VITTIME, ma le UNICHE vittime.

Il resto dell’articolo è una serie di argomenti fantoccio così mal costruita che non perdo tempo oltre a smontare un discorso che ogni persona dotata di ingegno capisce da sé non avere nè capo nè coda.

[A.]