Lessico delle femministe e degli anti-MRA

privilegio

(Preso dalla pagina facebook “Equal Rights Advocate”)

 

Recentemente il blog femminista “Abbatto i Muri”, ha pubblicato un articolo in cui ha attaccato la nostra pagina (ci ha esplicitamente nominati: “[gli MRA] per lo più si nascondono dietro etichette mal interpretate tipo “antisessismo”, “diritti maschili”, assumendo come proprie, per esempio, le rivendicazioni di uomini che vivono situazioni di disagio familiare e affettivo”).
Tale articolo, “Lessico di maschilisti, antifemministi, mra (come riconoscerli)“, già dal titolo cerca di assimilare gli Attivisti per i Diritti degli Uomini (MRA, Men’s Rights Activists) ai misogini, in virtù del comune nemico, il Femminismo.

Ma perché gli MRA attaccano il Femminismo? Per il suo agire a favore delle donne? Assolutamente no, difatti il MRM (Movimento per i Diritti degli Uomini) supporta l’Attivismo WRA, ovvero l’Attivismo per i Diritti delle Donne (Women’s Rights Activism) ma non appoggia il Femminismo.
Cosa distingue dunque una Femminista da una WRA?
La “Teoria della Dominazione Maschile”.
La Teoria della Dominazione Maschile è l’idea che gli uomini abbiano, nel corso della storia, oppresso e sottomesso le donne.
Tale teoria a sua volta è scomponibile in 3 sotto-teorie:
– Teoria del Privilegio Maschile;
– Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta;
– Teoria del Patriarcato.

La Teoria del Privilegio Maschile afferma che gli uomini non subiscano discriminazioni, o se le subiscono siano semplicemente un “fuoco di ritorno” dei loro privilegi o peggio ancora siano “misoginia benevola”: gli uomini sarebbero, secondo questa teoria e secondo le femministe, le quali la appoggiano, discriminati solo quando si comportano in maniera considerata “femminile” dalla società. Esisterebbe dunque non un odio contro gli uomini ma un odio contro la femminilità e quindi le donne, anche quando espresso dagli uomini.
Gli MRA e le WRA rispondono a questa teoria mostrando in primis la realtà delle problematiche maschili, in secondo luogo dimostrando la loro esistenza già dagli albori della società, parlando dunque di Bisessismo al posto di Privilegio di un sesso o dell’altro, e infine spiegando che ogni sesso è oppresso quando non segue le regole dettate dai ruoli di genere imposte a tale sesso. Perciò gli uomini sono sì oppressi principalmente quando si comportano in maniera “femminile”, ma anche le donne sono oppresse principalmente quando si comportano in maniera “maschile”. Dunque o quest’ultimo caso è la prova che la società odia il maschile e quindi gli uomini, o non ha senso asserire che la società odi il femminile e le donne. La società, in sintesi, secondo MRA e WRA, odia tutti gli uomini e le donne che fuoriescono dai propri rispettivi ruoli di genere.

La Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta asserisce che gli uomini siano stati facilitati nel loro intento di opprimere le donne dalla loro maggiore indole violenta.
Gli MRA e le WRA al contrario mettono in dubbio l’esistenza di una simile indole violenta tipicamente maschile, ritenendo che nè influenze biologiche nè influenze socio-ambientali siano abbastanza forti da causarla. MRA e WRA dunque ritengono che uomini e donne:
– abbiano la stessa propensione a uccidere e a infliggere violenza fisica;
– abbiano la stessa propensione a stuprare (nel caso femminile si intende il “forzare a penetrare”) e a commettere violenza sessuale;
– abbiano la stessa propensione ad uccidere o a commettere violenza fisica o sessuale sul partner (violenza domestica);
– infliggano violenza della stessa gravità (le persone meno forti fisicamente impiegherebbero difatti maggiormente oggetti per sopperire alla minore potenza corporea).
Gli MRA e le WRA ritengono che la maggiore presenza di uomini tra gli incarcerati per crimini violenti sia spiegabile dal sessismo giuridico, ovvero la maggiore possibilità che, a parità di reato e circostanze, un uomo venga arrestato, incarcerato se colpevole e che abbia una pena più lunga o severa; dalla maggiore clemenza che si dimostra verso le autrici di crimini violenti di sesso femminile (viste come più deboli e quindi più innocenti) e dall’under-reporting delle vittime maschili di violenza femminile.

La Teoria del Patriarcato, infine, attribuisce la colpa delle discriminazioni di genere ai soli uomini, in quanto maggioranza dei governatori e dei regnanti durante tutta la storia umana.
Gli MRA e i WRA al contrario, asseriscono che il sesso dei regnanti sia poco rappresentativo del pensiero che li domina e che domina la società tutta: tale pensiero deriverebbe invece da un substrato culturale condiviso tra uomini e donne, che ambedue sostengono e alimentano.
Mentre gli uomini sostengono indubbiamente tale substrato culturale mediante l’autorità, le donne contribuirebbero ad esso grazie al potere per procura o “by proxy”.
L’accezione antropologica di Patriarcato fa infatti riferimento all’autorità politica, ma c’è differenza tra autorità e potere. Riprendendo un famoso detto, se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, anche dietro un meschino patriarca c’è una meschina donna. Entrambi esercitano potere, ma solo uno (l’uomo) autorità formale. Il potere femminile è dunque un potere “per procura”, “by proxy”, come quello delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita o, più genericamente, delle mogli dei governanti, delle reggenti, delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni.
Per gli MRA e le WRA, dunque, non esisteva un Patriarcato nell’imposizione dei ruoli di genere, ma un contributo maschile dovuto all’autorità e un contributo femminile dovuto al potere per procura: basti pensare che se l’educazione dei figli era affidata alle madri, proprio una donna era la prima a contribuire al passaggio generazionale delle idee sui ruoli di genere. Dunque attribuire la responsabilità del sistema dei ruoli di genere ad un solo sesso appare riduttivo.

Come vediamo, dunque, gli MRA e le WRA sostituiscono la Teoria della Dominazione Maschile con la “Teoria della Bi-oppressione”, e quindi rispettivamente:
– La Teoria del Privilegio Maschile con la “Teoria del Bisessismo”;
– La Teoria della Dominazione Violenta o Violenza di Genere con la “Teoria della Simmetria di Genere”;
– La Teoria del Patriarcato con la “Teoria dell’Autorità Maschile e del Potere Femminile”.

Perciò attribuire l’astio degli MRA verso il Femminismo alla misoginia è fuori luogo: gli MRA appoggiano l’azione per i diritti femminili quando agisce al di fuori della Teoria della Dominazione Maschile, ovvero quando tale azione è WRA, Attivismo per i Diritti delle Donne.

Una volta chiarite le basi, andiamo ad analizzare il contenuto dell’articolo per smontarne le accuse:

“[Gli MRA fanno] mansplaining spiegando a noi come deve essere la “vera donna”.”

Assolutamente falso, non abbiamo mai parlato di “vera donna”, così come rifiutiamo il concetto di “vero uomo”. Una vera donna o un vero uomo lo si diventa eseguendo le proprie funzioni fisiologiche di base, non mediante l’aderenza a stupidi stereotipi di genere.

“[Gli MRA] sostengono che il femminismo sia una forma di estremismo tale e quale al maschilismo. falso. il femminismo lotta per la liberazione di tutt*. il maschilismo lotta per ottenere l’egemonia su tutt*.”

In realtà il femminismo riduce il sessismo contro i maschi a un “fuoco di ritorno del maschilismo contro gli uomini”. In sintesi dice che anche quando gli svantaggiati sono gli uomini, le vere vittime sarebbero le donne, e se le donne sono le vere vittime, “perchè agire per gli uomini? Si risolverà tutto automaticamente agendo solo per le donne”. Come vediamo, è un semplice stratagemma per evitare di agire per migliorare la condizione maschile.

“sessismo=negazione dei diritti maschili. ma i diritti maschili di cui parlano quali sarebbero?”

Se le femministe agissero davvero per i diritti degli uomini, non farebbero domande su quali siano tali diritti che al momento mancano.
Ma rispondiamo nel merito: le questioni maschili sono innumerevoli, e le abbiamo già elencate altrove sul nostro sito (basta consultarlo), ma le principali sono sicuramente:
– assenza di un collocamento condiviso dei figli dopo la separazione;
– mancanza di servizi antiviolenza per gli uomini;
– liste di leva esclusivamente maschili;
– maggioranza maschile di morti sul lavoro;
– maggioranza maschile di suicidi;
– maggioranza maschile di senzatetto;
– maggioranza maschile di dropout scolastico;
– assenza di sforzi mirati a ridurre il gap di genere nell’aspettativa di vita;
– pressione sociale a mantenere economicamente la partner;
– assenza di considerazione (e in alcuni Paesi addirittura di leggi) per le vittime maschili di stupro, soprattutto ad opera di donne;
– pene più aspre e maggiore probabilità di arresto e incarcerazione per gli uomini a parità di reato e circostanze;
– assenza di una rinuncia di paternità per gli uomini che non vogliono diventare padri, analoga alla rinuncia di maternità già esistente;
– assenza di un’obbligatorietà di avviso per gli uomini che possa permettere loro di diventare genitori unici del bambino quando la madre lo dà in adozione al parto;
– assenza di un congedo di paternità con un numero di giorni pari a quello di maternità;
– discrepanza nell’età di pensionamento;
– assenza di anonimato per gli accusati di crimini violenti prima della condanna definitiva (che si collega al fenomeno delle false accuse);
– male-bashing;
– virgin-shaming e pig-shaming contro gli uomini;
– mantenimento alle stupratrici da parte delle vittime maschili di violenza sessuale in Paesi Occidentali come gli USA;
– vittime maschili di tratta;
– discriminazioni positive;
– frode di paternità;
– invisibilizzazione delle problematiche maschili;
solo per dirne alcuni.

“insistono col produrre idiozie tipo “se vai in giro con un orologio d’oro non devi lamentarti se te lo rubano”. tale metro di paragone viene sostenuto per colpevolizzare la vittima di stupro.”

Non abbiamo mai detto simili assurdità. È evidente che si tratti di uno straw man.
Cito da Wikipedia per chi non lo conoscesse: “L’argomento fantoccio (dall’inglese straw man argument o straw man fallacy) è una fallacia logica che consiste nel confutare un argomento proponendone una rappresentazione errata o distorta.”

“ogni volta che si parla di femminicidio arriva lo stuolo di presunti antisessisti a raccontare che bisogna considerare i suicidi e i morti sul lavoro.”

Perché mai dovremmo parlare di suicidi o morti sul lavoro quando si discute di violenza domestica? Noi accogliamo la necessità di discutere della violenza domestica, evitiamo solo che ciò avvenga da una sola parte, ovvero escludendo le vittime maschili di omicidio del partner intimo.

“se un uomo cade da una impalcatura non in sicurezza, si può dire che cade giù perchè quello è un lavoro che prevalentemente viene affidato a uomini, ma la causa sta nella assenza di sicurezza”

No, la causa dei morti sul lavoro è nella mancanza di sicurezza.
La causa della MAGGIORANZA MASCHILE nei morti sul lavoro è negli stereotipi di genere.
Ancora una volta una questione maschile minimizzata o negata dalle femministe: ma non avevano detto che agivano per liberare tutt*?

Relativamente ai suicidi, viene detto:
“una donna che viene picchiata dal marito perennemente e si suicida probabilmente lo fa perchè si sente una nullità, l’autostima è sprofondata di un chilometro e dunque si suicida perchè vittima di violenza. eppure queste non si considerano vittime di femminicidio.”

In realtà vi sono stati degli studi sui suicidi causati da violenza domestica, e danno risultati contrastanti con l’ideologia femminista. Infatti una ricerca del 2010 afferma che:
Quando i suicidi legati alla violenza domestica sono combinati con gli omicidi di violenza domestica, il numero totale di decessi legati alla violenza domestica è più elevato per i maschi che per le femmine.
[Richard Davis, (2010) “Domestic violence-related deaths”, Journal of Aggression, Conflict and Peace Research, Vol. 2 Iss: 2, pp.44 – 52.]

“un uomo che si suicida perchè ci si aspetta da lui che faccia l’uomo, con tutto quello che il ruolo imposto prevede per l’esercizio della funzione maschile, è una vittima per questioni legate al sessismo. se si suicida perchè affetto da depressione o per problemi economici, come molte altre persone fanno, la causa di tutto ciò va ricercata nei motivi che lo hanno ridotto in quello stato. economia malata, mancanza di lavoro, debiti, welfare inesistente, non possono definirsi, in tutti i casi, una questione di genere.”

Nuovamente, l’economia spiega perché esistono i suicidi economici, ma non spiega perché i suicidi economici siano A MAGGIORANZA MASCHILE.
Infatti, se vediamo che nel ruolo di genere maschile vi è l’obbligo a mantenere la partner, ci rendiamo conto che il fatto che il 95% (sì, il 95%: http://www.eures.it/upload/doc_1305878239.pdf ) dei suicidi per motivi economici sia maschile deriva proprio dalla misandria, ovvero dall’obbligo che la società ha imposto agli uomini di provvedere economicamente alla propria moglie o compagna e alla prole.
Questa non è forse una questione di genere? Assolutamente sì.

“nuova frontiera dell’antiabortismo o della sovradeterminazione sui corpi delle donne è l’idea che lui debba decidere su quel che una donna deve fare in caso decida di abortire o non ha voglia di farlo. ti dicono che sei sessista se pensi che la donna debba avere il sacrosanto diritto di scegliere perchè il corpo e suo e lo gestisce lei.”

Nuovamente argomento fantoccio: non abbiamo mai detto che gli uomini debbano decidere sull’aborto, ma gli uomini devono poter decidere di ESSERE O NON ESSERE PADRI. Paradossalmente, l’argomento femminista per cui ciò viene negato, il classico “potevi tenertelo nei pantaloni”, è analogo all’argomento antiabortista del “potevi tenere le gambe chiuse”.
Inoltre gli MRA chiedono che gli uomini possano decidere sul futuro del bambino QUANDO È NATO, ovvero al momento del parto, non prima.
Quando dunque la donna vuole darlo in adozione a terzi, non quando vuole subire una interruzione di gravidanza.
È evidente che vi sia una differenza sostanziale tra l’esigere che si chieda al padre se vuole essere genitore unico del bambino prima di darlo in mano ad estranei e il chiedere che l’uomo possa avere potere decisionale sull’intenzione della donna di interrompere la gravidanza.

“pensano che gli uomini siano stuprati tanto quanto le donne. possibile che subiscano stupri, in numero inferiore rispetto alle donne, e soprattutto per mano di altri uomini, ma non per questo assolvo donne che usano i corpi maschili solo perché pensano di poterlo fare.”

Questa è l’obiezione più assurda: si accusa un dato perché politicamente scorretto. Si scrive che saranno sicuramente più uomini a stuprare uomini senza minimamente uno straccio di prova, solo perché “suona meglio”. Questa è post-verità, questo è il mettere l’ideologia prima dei dati.
Questo è porre la propria narrativa prima della logica, i propri sentimenti prima dell’obiettività.

“ritengono che le donne usino il femminismo per risalire la scala sociale impoverendo gli uomini.”

Sbagliato: la critica al femminismo non è una critica alle donne, è la critica ad una narrativa. La nostra critica al femminismo dunque è aspra indipendentemente da chi sia il o la femminista in questione.
Anti-femminismo =/= anti-donna. Non attacchiamo un genere, nessuno attacca un genere, si attacca una narrativa, la Teoria della Dominazione Maschile, di cui il femminismo è l’esempio più lampante.
Gli antifemministi non dicono che sia tutto colpa delle donne, gli antifemministi dicono che i ruoli di genere, le discriminazioni contro uomini e donne, siano CULTURALI, ovvero sostenute sia da uomini che da donne, con EGUAL partecipazione. Non stiamo quindi rovesciando il “dare la colpa ai soli uomini” delle femministe con un “dare la colpa alle sole donne”. Stiamo dando la colpa a ENTRAMBI.

“per loro non esiste il privilegio maschile – ovvero quello che ti porti addosso perchè culturalmente trovi un contesto che ti mette un gradino più su nella scala di oppressione, rispetto ad una donna, un gay”

Vorrei sottolineare una cosa: da uomo gay che scrivo questo articolo, sono un patriarca cattivo e privilegiato o una povera vittima? Ma soprattutto dire che esista un privilegio degli uomini ed escludere noi uomini omosessuali, non sembra un filino omofobo? È evidente l’intento di dire che “non siamo veri uomini”, e allora che siamo? E dire che non siamo “veri uomini”, a me pare assolutamente discriminatorio. Svolgo le mie funzioni fisiologiche come ogni altro uomo, in che modo sarei “meno vero”?
Ma soprattutto è evidente l’intento di far sembrare gli MRA tutti etero, bianchi, cisgender, ecc. quando la realtà è completamente diversa, e noi per primi di Antisessismo annoveriamo tra le nostre fila admin e utenti di tutti i sessi e gli orientamenti, gay, bisessuali ed etero indifferentemente.

“tu maschio non fai rivendicazioni al posto mio, non mi dici come dovrei fare la femminista”

Ma paradossalmente invece tu femminista (donna o uomo indifferentemente), dici a me uomo come dovrei fare l’MRA, ovvero aderendo alla Teoria della Dominazione Maschile.
Chiariamo questo punto: gli MRA ce l’hanno con il Femminismo non per le questioni femminili (per questo supportano il WRA), ma perché il Femminismo impone la narrativa che le donne o la femminilità (modo implicito per far tornare nel discorso le donne) siano le uniche vittime del sistema di genere. Il Femminismo dunque sfora il campo che è suo lecito (quello delle questioni femminili) per INVADERE UNO CHE NON GLI APPARTIENE: quello delle questioni maschili. Facendo negazionismo, minimizzando, distorcendo i dati. Il tutto per far sembrare le donne NON VITTIME, ma le UNICHE vittime.

Il resto dell’articolo è una serie di argomenti fantoccio così mal costruita che non perdo tempo oltre a smontare un discorso che ogni persona dotata di ingegno capisce da sé non avere nè capo nè coda.

[A.]

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