Archivi del mese: maggio 2017

Definire il Movimento per i Diritti degli Uomini e il problema dei finti MRA

finti mra

Molte persone pensano che basti semplicemente assecondare un paio di questioni maschili per potersi definire MRA (“Men’s Rights Advocates”, Difensori dei Diritti degli Uomini). Questa idea ha portato a situazioni assurde, per cui attualmente è possibile vedere sedicenti MRA compiere affermazioni completamente fuori dalla linea del movimento, come: “gli uomini sono più violenti delle donne!”; “le donne sono la maggioranza delle vittime di violenza domestica e/o subiscono conseguenze più gravi!”; “gli stupri sugli uomini da parte di donne sono eccezioni!”; “gli uomini uccidono più delle donne!”; “una volta le donne erano più oppresse degli uomini!” o addirittura “i problemi degli uomini derivano da altri uomini!”.

In realtà, l’aderenza al Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) non dipende dall’accettazione o meno di un paio di questioni maschili (in caso contrario, anche diverse femministe dovrebbero essere definite MRA!), ma piuttosto dall’opposizione alla “Teoria del Patriarcato” o “Teoria della Dominazione Maschile”.

Ma cos’è la Teoria del Patriarcato?
La Teoria della Dominazione Maschile o Teoria del Patriarcato (in senso esteso) è l’idea che gli uomini abbiano, nel corso della storia, oppresso e sottomesso le donne.
Tale teoria a sua volta è scomponibile in 3 sotto-teorie:
– Teoria del Privilegio Maschile;
– Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta;
– Teoria del Patriarcato nel senso stretto del termine.

La Teoria del Privilegio Maschile afferma che gli uomini non subiscano discriminazioni, o se le subiscono siano semplicemente un “fuoco di ritorno” dei loro privilegi o peggio ancora siano “misoginia benevola”: gli uomini sarebbero, secondo questa teoria e secondo le femministe, le quali la appoggiano, discriminati solo quando si comportano in maniera considerata “femminile” dalla società. Esisterebbe dunque non un odio contro gli uomini ma un odio contro la femminilità e quindi le donne, anche quando espresso dagli uomini.
Gli MRA rispondono a questa teoria mostrando in primis la realtà delle problematiche maschili, in secondo luogo dimostrando la loro esistenza già dagli albori della società, parlando dunque di Bisessismo al posto di Privilegio di un sesso o dell’altro, e infine spiegando che ogni sesso è oppresso quando non segue le regole dettate dai ruoli di genere imposte a tale sesso. Perciò gli uomini sono sì oppressi principalmente quando si comportano in maniera “femminile”, ma anche le donne sono oppresse principalmente quando si comportano in maniera “maschile”. Dunque o quest’ultimo caso è la prova che la società odia il maschile e quindi gli uomini, o non ha senso asserire che la società odi il femminile e le donne. La società, in sintesi, secondo gli MRA, odia tutti gli uomini e le donne che fuoriescono dai propri rispettivi ruoli di genere.

La Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta asserisce che gli uomini siano stati facilitati nel loro intento di opprimere le donne dalla loro maggiore indole violenta.
Gli MRA al contrario mettono in dubbio l’esistenza di una simile indole violenta tipicamente maschile, ritenendo che nè influenze biologiche nè influenze socio-ambientali siano abbastanza forti da causarla. Gli MRA dunque ritengono che uomini e donne:
– abbiano la stessa propensione a uccidere e a infliggere violenza fisica;
– abbiano la stessa propensione a stuprare (nel caso femminile si intende il “forzare a penetrare”) e a commettere violenza sessuale;
– abbiano la stessa propensione ad uccidere o a commettere violenza fisica o sessuale sul partner (violenza domestica);
– infliggano violenza della stessa gravità (le persone meno forti fisicamente impiegherebbero difatti maggiormente oggetti per sopperire alla minore potenza corporea).
Gli MRA ritengono che la maggiore presenza di uomini tra gli incarcerati per crimini violenti sia spiegabile dal sessismo giuridico, ovvero dalla maggiore possibilità che, a parità di reato e circostanze, un uomo venga arrestato, incarcerato se colpevole e che abbia una pena più lunga o severa; dalla maggiore clemenza che si dimostra verso le autrici di crimini violenti di sesso femminile (viste come più deboli e quindi più innocenti) e dall’under-reporting delle vittime maschili di violenza femminile.

La Teoria del Patriarcato (in senso stretto, mentre in senso esteso è sinonimo di Teoria della Dominazione Maschile), infine, attribuisce la colpa delle discriminazioni di genere ai soli uomini, in quanto maggioranza dei governatori e dei regnanti durante tutta la storia umana.
Gli MRA al contrario, asseriscono che il sesso dei regnanti sia poco rappresentativo del pensiero che li domina e che domina la società tutta: tale pensiero deriverebbe invece da un substrato culturale condiviso tra uomini e donne, che ambedue sostengono e alimentano.
Mentre gli uomini sostengono indubbiamente tale substrato culturale mediante l’autorità, le donne contribuirebbero ad esso grazie al potere per procura o “by proxy”.
L’accezione antropologica di Patriarcato fa infatti riferimento all’autorità politica, ma c’è differenza tra autorità e potere. Riprendendo un famoso detto, se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, anche dietro un meschino patriarca c’è una meschina donna. Entrambi esercitano potere, ma solo in un caso (l’uomo) tale potere è un’autorità formale. Il potere femminile è dunque un potere “per procura”, “by proxy”, come quello delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita o, più genericamente, delle mogli dei governanti, delle reggenti, delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni.
Per gli MRA, dunque, non esisteva un Patriarcato nell’imposizione dei ruoli di genere, ma un contributo maschile dovuto all’autorità e un contributo femminile dovuto al potere per procura: basti pensare che se l’educazione dei figli era affidata alle madri, proprio una donna era la prima a contribuire al passaggio generazionale delle idee sui ruoli di genere. Dunque attribuire la responsabilità del sistema dei ruoli di genere ad un solo sesso appare riduttivo.

Come vediamo, dunque, gli MRA sostituiscono la Teoria della Dominazione Maschile con la “Teoria del Bisessismo” (in senso esteso) o “Teoria della Bi-oppressione”, e quindi rispettivamente:
– La Teoria del Privilegio Maschile con la “Teoria del Bisessismo” (in senso stretto);
– La Teoria della Dominazione Violenta o Violenza di Genere con la “Teoria della Simmetria di Genere”;
– La Teoria del Patriarcato con la “Teoria dell’Autorità Maschile e del Potere Femminile”.

Perciò, come si vede, tutte quelle affermazioni di esempio elencate all’inizio dell’articolo implicano una non appartenenza al movimento MRA della persona che le supporta, per il semplice motivo che ognuna di quelle frasi conferma la Teoria del Patriarcato:

“Gli uomini sono più violenti delle donne!”; “le donne sono la maggioranza delle vittime di violenza domestica e/o subiscono conseguenze più gravi!”; “gli stupri sugli uomini da parte di donne sono eccezioni!” e “gli uomini uccidono più delle donne!” supportano la Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta;
“Una volta le donne erano più oppresse degli uomini!” supporta la Teoria del Privilegio Maschile;
– Infine “i problemi degli uomini derivano da altri uomini!” supporta la Teoria del Patriarcato (nel senso stretto del termine).

Ne deriva che un individuo che appoggi tali idee non possa definirsi MRA. Si tratterà dunque, al massimo di un falso MRA: una persona che supporta qualche questione maschile ma che non è parte del MRM, non aderisce al Movimento per i Diritti degli Uomini.

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No, gli MRA non sono tradizionalisti e non rivogliono i ruoli di genere

TRADCON FEMMINISTI

Definiamo un secondo le parole: cosa intendiamo per “Tradizionalismo”?
Il Tradizionalismo è la difesa dei ruoli di genere tradizionali e per estensione il sistema dei ruoli stesso. Il Tradizionalismo è quello che la società chiama erroneamente “Maschilismo”. Perchè dico erroneamente? Per un semplice motivo: non è di aiuto agli uomini.

E’ stato il Femminismo a farci credere che il sistema dei ruoli di genere fosse impostato in modo da favorire gli uomini e opprimere le donne (Teoria del Patriarcato), ma nella realtà il sistema dei ruoli, il tradizionalismo, è stato deleterio anche verso la popolazione maschile; il Tradizionalismo è la base dell’oppressione contro gli uomini così come è la base di quella contro le donne.

All’interno del Tradizionalismo possiamo distinguere due “aspetti”:
– Maschilismo,
– Ginocentrismo.

Il primo aspetto del Tradizionalismo è quello che conosciamo tutti, è l’oppressione della libertà della donna. Si fonda sul Binomio Tutela-Infantilizzazione: la donna viene maggiormente tutelata e protetta (pensiamo al “prima le donne e i bambini!” o all’ “una donna non si tocca neanche con un fiore!”) ma per farlo la si infantilizza; in quanto infantilizzata non viene vista come in grado di assumersi responsabilità e quindi si limita la sua libertà per “proteggerla”.

Il secondo aspetto del Tradizionalismo, il Ginocentrismo, è invece l’oppressione dell’uomo. Il Ginocentrismo si fonda sul Binomio Libertà-Sacrificabilità: l’uomo viene visto come sacrificabile, privo di tutele (pensiamo alla frase “gli uomini non piangono” quando un ragazzo esprime i suoi sentimenti o chiede aiuto, o all’empathy gap, il divario di empatia quando un uomo viene ucciso, scompare, ecc. rispetto a una donna: le notizie stesse dicono “5 persone sono rimaste uccise, tra cui 2 donne” senza specificare gli uomini), ma grazie al suo essere carne da macello viene visto come più responsabile e quindi più libero, perciò può studiare e lavorare (ma in quanto sacrificabile con il ricavato del lavoro è obbligato a mantenere la moglie e i figli).

In questa sede, inoltre, intendiamo il termine “Femminismo” come sinonimo di Teoria del Patriarcato, ovvero l’idea che le donne siano il sesso oppresso e gli uomini siano il sesso oppressore. In realtà il Femminismo include sia questa idea che le parti di Tradizionalismo che non punta a rimuovere. Se il Femminismo, con la sua Teoria del Patriarcato, non riconosce l’esistenza dell’aspetto Ginocentrico del Tradizionalismo, evidentemente lo giustificherà o lo appoggerà.
Possiamo dunque dire che il Femminismo sia un Tradizionalismo a cui è stato rimosso l’aspetto Maschilista ma che conserva, in virtù dell’invisibilizzazione delle questioni maschili dovuta alla Teoria del Patriarcato, l’aspetto Ginocentrico. Perciò:
Femminismo = Tradizionalismo – Maschilismo = Ginocentrismo;
Tradizionalismo = Maschilismo + Ginocentrismo.

Il Tradizionalista dunque è semplicemente una persona che è avversata dai Femministi non perchè supporta i ruoli di genere, ovvero Maschilismo e Ginocentrismo, ma perchè supporta il Maschilismo. Il Ginocentrismo, al contrario, è appoggiato da entrambi i movimenti. Possiamo dunque considerare il Femminismo un’evoluzione del Tradizionalismo, un suo sottoinsieme che rifiuta il Maschilismo, un Ginocentrismo 2.0.

Dal punto di vista delle questioni maschili, il Tradizionalista teme il movimento MRA tanto quanto il Femminismo. Il Movimento MRA vuole infatti rimuovere il Ginocentrismo (senza cercare di far rimanere il Maschilismo, anzi talvolta avversandolo apertamente), mentre quello femminista vuole rimuovere il Maschilismo (mantenendo però il Ginocentrismo, perchè ogni atto contro il Ginocentrismo sarebbe una disprova della Teoria del Patriarcato).

Perciò:
– il Tradizionalista cerca di imprigionare le donne mantenendo gli uomini imprigionati anch’essi;
– il Femminista cerca di liberare le donne mantenendo gli uomini imprigionati;
– l’MRA cerca di liberare gli uomini mantenendo la liberazione delle donne.

Come si può vedere, un MRA che sia coerente con la propria idea non può assolutamente essere Tradizionalista, perchè il Tradizionalismo è supportivo della Sacrificabilità Maschile. Giustifica la Sacrificabilità e non ritiene che sia un problema.

La società adesso mette l’accento sul fatto che il Tradizionalista ritenga che le questioni femminili non siano un problema e che rivuole l’istituzione dei ruoli per le donne, ma questo non deve far pensare che il Tradizionalismo si comporti in modo migliore verso gli uomini. Semplicemente non essendoci un’alternativa conosciuta (come il movimento MRA) che punta alla liberazione degli uomini, l’aspetto Ginocentrico non viene notato, dato che viene condiviso da entrambi gli assetti: sia dal Femminismo che dal Tradizionalismo.

In aggiunta, da questo punto di vista possiamo capire che i Tradizionalisti sono i migliori alleati (o meglio, i migliori utili i*ioti) del Femminismo, perché gli danno ragione: dicono che nel passato si stava bene, che i ruoli di genere del passato andavano bene.
Il femminismo di suo partendo dalla Teoria del Patriarcato afferma che i ruoli di genere opprimevano solo le donne, e che invece “gli uomini stavano bene”.
Quindi in una immaginaria conversazione tra femministi e tradizionalisti, si direbbero:
– Tradizionalista: i ruoli di genere del passato erano di beneficio per tutti! Uomini e donne!
– Femminista: no per le donne no! Per gli uomini sì.
– Tradizionalista: siamo in disaccordo con le donne, ma sul fatto che facessero bene agli uomini siamo dello stesso parere!

Come è stato appena detto, i Tradizionalisti sono utili i*ioti, ovvero i*ioti utili alla narrativa femminista che spinge l’idea per cui nel passato gli uomini fossero privilegiati e non ci fosse nessuna componente Ginocentrica nella società del passato.

Un MRA, per definizione, dunque, non può essere Tradizionalista, perché i Tradizionalisti negano che ci fossero questioni maschili nel passato e hanno nostalgia dei “bei vecchi tempi” e dei loro ruoli, mentre gli MRA affermano che quei tempi e quei ruoli di genere erano certamente vecchi ma assolutamente non belli per gli uomini, che all’epoca venivano considerati carne da macello, erano elementi sacrificabili per la società.

tradizionalismo