The Red Pill: il film che “Abbatto i Muri” non ti farebbe mai vedere

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Oggi parliamo di “The Red Pill”, un documentario sulle questioni maschili condotto da Cassie Jaye, una giovane regista americana già autrice di “Daddy I Do”, del 2010, che parla di come l’educazione sessuale riduca le gravidanze indesiderate, e di “The Right to Love”, del 2012, sui diritti LGBT e sul matrimonio egualitario.

Una persona del genere farebbe un documentario con l’apposito scopo di diffondere misoginia, far credere che tutte le donne siano cattive e così via? Secondo le femministe sì, e questo documentario sarebbe proprio “The Red Pill”! Strano, visto che il progetto inizialmente doveva riguardare proprio un tema femminista, femminista come l’autrice che così si identificava da circa dieci anni: la cultura dello stupro. La regista inizia a imbattersi per caso su siti MRA proprio cercando informazioni su tale tema. Non a caso il documentario inizialmente nasce proprio per mostrare che gli MRA siano solo un gruppo d’odio ed è per questo che intervista Paul Elam, a capo di A Voice for Men, un’associazione per i diritti maschili che spesso usa post provocatori per ottenere visibilità e farla ottenere alle tematiche di genere degli uomini (strategia che noi non condividiamo molto).

Eppure secondo il blog femminista Abbatto i Muri, Red Pill sarebbe “di parte” favorendo la parte MRA. Come sia possibile tutto ciò partendo da queste basi, ce lo dovrebbe spiegare.
E dove ha scritto tutto questo? Nell’articolo “The Red Pill: un documentario di parte su Mra & company” che adesso andremo a debunkerare.

“Creato da Paul Elam, che sta alle origini degli Mra, cosa che alcuni Mra negano per prendere le distanze da certe sue raccapriccianti affermazioni”

No, Paul Elam non sta alle origini degli MRA.
In primo luogo MRA è una sigla, sta per Men’s Rights Activism/Activist/Advocate, quindi va maiuscola, se non vi piace usare le sigle potete chiamarlo Mascolinismo o Mascolismo.
In secondo luogo possiamo dire che il movimento MRA abbia anch’esso, come il femminismo, 3 ondate. Una prima ondata, capitanata da Ernest Belfort Bax, autore di “The Legal Subjection of Men” (pubblicato nel 1908) e “The Fraud of Feminism” (nel 1913), dove parla delle discriminazioni maschili al tempo delle suffragette.
Una seconda ondata è rappresentata da associazioni storiche come la “National Coalition for Men” o NCFM (fondata nel 1977 con il nome di “National Coalition of Free Men”) e il “The National Center for Men” o NCM (fondato nel 1987), capitanato da Mel Feit che apparve diverse volte in talk show come Donahue, Oprah, Sally Jessy Raphael, The Morton Downey Jr. Show, Geraldo, ecc. sempre con capelli lunghi e gonna, per mostrare come fosse un diritto per gli uomini poter indossare qualsiasi capo d’abbigliamento, anche quelli considerati femminili.
Il passaggio dalla seconda alla terza ondata è stato il distacco di Warren Farrell dalla NOW (la più grande organizzazione femminista negli USA e nel mondo) e soprattutto la pubblicazione del suo libro “The Myth of Male Power” nel 1993.
La terza ondata è stata la diffusione delle tesi MRA mediante internet, soprattutto Reddit, e in questo frangente si può inserire A Voice for Men. Ma:
1) AVfM è un collettivo, e non è necessario concordare con l’opinione di Elam per farne parte. Nei collettivi ognuno ha la sua posizione, che esprime ma che non rappresenta la totalità degli MRA.
2) AVfM apre i battenti nel 2009, ovvero 16 anni dopo la pubblicazione del libro di Farrell e più di 30 anni dopo l’apertura della NCFM. Definire dunque Elam “alle origini degli Mra” come afferma Abbatto i Muri è scorretto storicamente.
Dunque la posizione di Elam non è la posizione “degli MRA”, è solo la sua.

“[Il documentario] Intervista persone che fanno parte di quel gruppo, ideologi e oratori/oratrici schierati in quella direzione, confrontando pareri degli Mra con quelli di femministe più o meno radicali (radical feminist degli Stati Uniti) che per l’impostazione filo-istituzionale, per legami con il potere politico ed economico, per l’appartenenza al femminismo della seconda onda, molto diverso da quello che molte persone, come me, della terza, quarta onda, praticano, non portano argomenti utili ad affrontare l’argomento. L’unica che ha detto cose condivisibili è stata “la rossa” che ha citato un elenco di temi attorno ai quali – se l’Mra non fosse stato in malafede – avrebbe assolutamente dovuto essere disponibile ad una lotta comune. La trovate verso la fine del documentario.”

“La rossa”, ovvero Chanty Binx, è quella che all’Università di Toronto assieme ai suoi amici femministi ha interrotto illegalmente un evento sulle questioni maschili azionando l’antincendio (il dissenso è lecito, ma impedire lo svolgersi di un evento in maniera illegittima è un altro conto!). Dopo che tutti sono stati evacuati ha iniziato a chiamare “f*ckface” gli MRA con cui parlava, a urlare ogni due per tre “shut the f*ck up”, quando si è iniziato a parlare di suicidi maschili li ha ridicolizzati canticchiando “cry me a river”, insomma non direi proprio l’esempio più adatto di interlocutore credibile.

“Cassie Jaye per un anno viaggia per tutto il Nord America, in cui gli Mra esercitano la propria influenza, e intervista personaggi che uno per uno snocciolano argomenti conditi di grandi ovvietà, decontestualizzandoli, e attribuendone la malefica radice a quello che chiamano nazifemminismo.”

Non mi pare: la colpa è data alla società, addirittura l’accusa che gli MRA rivolgono alla società sembrava così simile a quella effettuata dal femminismo che è stato chiesto cosa distingueva un MRA da una femminista e la risposta è stata:
“La flessibilità dei ruoli è ciò a cui tutti dovremmo aspirare. Qualsiasi attivista per i diritti maschili che io rispetti, sostiene quelle correnti femministe che incoraggiano le donne ad avere una maggiore flessibilità nei ruoli.”
“E quindi su cosa il movimento MRA e il femminismo sono in disaccordo?”
“Beh, solo sul fatto che i femministi dicono che gli uomini sono degli oppressori, parte integrante di un mondo patriarcale in cui gli uomini avrebbero inventato le regole a beneficio di loro stessi e a scapito delle donne.
“Quindi non viviamo in un patriarcato, quando la maggior parte delle nazioni del mondo non hanno ancora avuto un leader donna, e le donne sono meno del cinque per cento dei CEO delle 500 aziende americane più ricche?”
“Bisogna guardare più a fondo. Il Patriarcato è il risultato dei ruoli di genere e non viceversa.
Tradizionalmente il potere e la responsabilità delle donne è stata nella sfera riproduttiva, mentre il potere e la responsabilità degli uomini è stata nella sfera produttiva. Sai, ci si deve riprodurre per proseguire la specie e si deve produrre per nutrire le persone in modo che si possano riprodurre, è come lavorare insieme.
La maggior parte delle culture hanno diviso i ruoli perché le donne avevano la capacità di partorire e di allattare, e quindi erano cose che avrebbero fatto loro. Le donne dovevano crescere i figli. Gli uomini dovevano fare soldi, o ammazzare animali, o nel fare affari a Wall Street. Ma questi erano i nostri obblighi.
Questo è il motivo per cui l’industria era dominata dagli uomini, così come il governo, perché quello era il nostro ruolo…
E così quello che noi chiamiamo “patriarcato” sono gli uomini nei ruoli che sono obbligati ad assumere.
Molti di questi ruoli comportano rischi, orari di lavoro lunghissimi, lavori pericolosi, dove si può morire.
[…] Inoltre, il fatto che gli uomini siano quelli che, per esempio, scrivono le leggi, non significa che queste leggi proteggano gli uomini.
“Hai sentito parlare del patriarcato, giusto? Tutti i mali del mondo derivano dal patriarcato, ma siamo noi a morire.
E moriamo per voi, per proteggere le nostre famiglie, i nostri amici.
In qualunque società, le donne hanno avuto privilegi e protezione che gli uomini non hanno mai avuto. Per esempio, difficilmente si sente parlare di come gli uomini siano stati esclusi dalla Convenzione del Lavoro Forzato del 1930. La Convenzione del Lavoro Forzato era un trattato internazionale che vietava la schiavitù e la servitù forzata, ma faceva eccezione per i maschi sani di età tra i 18 e i 45 anni. Alla fine l’hanno cambiata, ma comunque senza estenderla a prigionieri e militari, di cui il 90% è di sesso maschile.
Smettete di fingere di essere oppresse e che gli uomini siano i vostri oppressori, è una menzogna ed è una menzogna offensiva, una menzogna odiosa, ed è sbagliato.”

Come si vede, la critica al femminismo c’è, ma non perché si pone in esso l’origine delle questioni maschili.
Il problema del femminismo è il vedere una società che opprime entrambi i sessi (bisessista) come una società che opprime solo le donne e anzi privilegia gli uomini (patriarcale).

“Quel che dimenticano di dire, o che l’autrice non è stata in grado di approfondire, è il fatto che negano la violenza di genere, violenza esercitata in ragione del ruolo di genere attribuito”

Nessuno nega la violenza domestica sulle donne, semplicemente si fa notare che è solo la metà del problema, che l’altro 50% della violenza domestica, quello sugli uomini, esiste ed è necessario creare delle strutture antiviolenza e dei rifugi per accogliere queste persone, che non sono persone di serie B, sono persone che soffrono esattamente come le donne.

“negano il fatto che quell’attribuzione di ruoli, come quello riproduttivo e di cura sia il risultato di una grave discriminazione.”

Sarà per questo che le femministe cercano di negare il ruolo di cura e di accudimento dei bambini delle coppie di uomini gay che vorrebbero figli mediante GPA? Insomma le femministe non mi pare che lo odino così tanto questo ruolo se fanno di tutto per evitare che altri lo assumano.

“Negano che esista la cultura dello stupro.”

Nessuno nega che esistano dei casi di stupro uomo-su-donna. Sono le femministe che negano che esistano casi di false accuse di stupro e casi di stupro donna-su-uomo.

“Qualcun@ dice perfino che in realtà tante donne vorrebbero essere stuprate, avrebbero fantasie di stupro, confondendo i giochi di ruolo consensuali, eventualmente definiti in alcune relazioni, con lo stupro che deriva da una totale assenza di consenso.”

Questa è un’idiozia. L’articolo a cui si fa riferimento, pubblicato su AVfM da Paul Elam, era una provocazione (riuscita abbastanza male, motivo per cui non crediamo che simili atti siano utili). Cito:
“NOTA EDITORIALE: chi vuole diffamare AVoiceForMen spesso usa questo articolo, tacendo sul fatto che si tratta di una satira con un finale a sopresa che ne ribalta il significato. Ci dispiace avervi rovinato la sorpresa. Segue l’articolo originale.”
E nel finale:
“Occorre infine considerare che lo studio di Romeo non ha trovato nessuno dei risultati qui attribuitigli, e che gli altri studi citati non esistono. Questo intero articolo è pura invenzione, scritto al solo fine di illustrare, con un esempio pratico a parti invertite, i metodi che le femministe hanno usato e stanno usando per ingannare l’opinione pubblica per far credere che gli uomini siano più violenti delle donne.

“Negano che tante donne sono alla disperata ricerca di lavoro, che si suicidano uguale”

Il problema è che non esiste una cultura della donna che ha l’obbligo di mantenere l’uomo, ma solo dell’uomo che ha l’obbligo di mantenere la donna, ergo è normale che il 95% dei suicidi per motivi economici siano uomini: hanno maggiore pressione sociale.
E’ vero, si suicidano anche le donne. Il 5% delle donne si suicida per motivi economici.
Noi non neghiamo questo 5%, perché voi negate il 95%?

“o che sono vittime indiscriminate di stupri e violenze inflitte perché donne, la cui disponibilità sessuale, riproduttiva e di cura non può essere messa in discussione. Dire di No a tante donne non è permesso.”

Dire di no è invece permesso per gli uomini? E’ vero che vi sono vittime femminili di stupri e violenze, ma è falso che lo siano in quanto donne. Vi sono infatti sia vittime maschili che femminili. Lo stupro non ha sesso, gli stupratori e le stupratrici non hanno sesso.

“Non parlano minimamente dell’assenza di educazione alla consensualità”

L’idea di “insegnare agli uomini a non stuprare”:
1) Parte dal presupposto errato che ogni uomo sia uno stupratore a meno che non gli si insegni a non esserlo.
2) Obbliga le vittime maschili di stupro a sentirsi dire che non devono stuprare.
3) Sottace l’esistenza di stupratrici di sesso femminile.
4) Suppone che gli stupratori smetteranno di esserlo quando si ricorderà loro che stuprare è illegale, cosa che già sanno.
5) Colpevolizza collettivamente gli uomini per stupri che non hanno commesso.
6) Incoraggia le donne a farsi paranoie.
7) Insegna alle donne che bisogna diffidare degli uomini.

“dimenticano che con le loro esposizioni vittimiste non fanno che galvanizzare uomini che vogliono soltanto che si torni ai tempi in cui i patriarchi governavano sulle donne senza nessuna possibilità di appello.”

Riformulo: le femministe dimenticano che con le loro esposizioni vittimiste non fanno che galvanizzare donne che vogliono soltanto che si torni ai tempi in cui le donne potevano commettere reati e far andare il marito in galera al loro posto (con la Coverture) senza nessuna possibilità di appello.
Come suona?

“Parlano di diritti della donna su riproduzione e aborto e inseriscono tra i temi urgenti di cui parlare il fatto che data la “troppa” libertà di scelta delle donne in questo campo dovremmo tornare al tempo in cui era l’uomo a dire alla donna se poteva abortire o meno.”

No, non si parla di aborto. Si parla di rinuncia di maternità. Si parla di quando il bambino è già nato, ma la madre dandolo in adozione anonima può farlo adottare a terzi prima ancora che venga interpellato il padre e che gli venga richiesto se vuole diventare genitore unico del piccolo.
Qua non parliamo di feti, non parliamo di embrioni, parliamo di un bambino già nato! Un bambino già nato che un genitore (la madre) può dare a terzi senza chiedere il consenso dell’altro (il padre). Senza che l’altro possa decidere di crescerlo da solo!

“Altra tiritera assoluta è quella che riguarda gli uomini protettori, produttori e responsabili del mantenimento delle famiglie, come se fosse frutto di un complotto femminista. Ci attribuiscono la pena dei morti in guerra, dei suicidi per povertà e dello sfruttamento di tanti uomini per lavori rischiosi che di solito non vengono svolti dalle donne.
La separazione dei ruoli, incastrati nella famiglia definita “naturale”, è data da tradizione e cultura patriarcale. Certo che quella cultura è stata veicolata e lo è ancora anche da tante donne ma ciò non vuol dire che il paternalismo, l’esigenza di sorveglianza e controllo della vita sessuale, riproduttiva e di cura delle donne, sia frutto di una cospirazione femminista.”

Allora, vediamo di usare la logica basic:
Le donne contribuiscono alla mentalità, alla cultura tradizionale al pari degli uomini (lo dice la stessa articolista: “quella cultura è stata veicolata e lo è ancora anche da tante donne”).
– Questa cultura crea danni sia a uomini che a donne.
– Quindi questa cultura non può essere “patriarcale”, perché non è creata solo dagli uomini.
– Le donne quindi sono responsabili quanto gli uomini nell’averla creata e nel portarla avanti.
– Perciò non ha senso dire “è il patriarcato”. Non è il patriarcato, è uomini+donne. E’ bisessismo.
– Perché allora il femminismo parte dall’assunto che sia una creazione patriarcale? E’ per questo errore che lo si critica!

“Il welfare si regge sulla disponibilità gratuita delle donne a fare le mogli, le madri, le badanti, le colf, le tate, e via di seguito e sulla disponibilità degli uomini a partecipare al piano di ammortizzazione economica non distogliendo le donne da questi ruoli e piuttosto andando a distruggersi la vita lavorando per mantenerle. Non è colpa delle femministe se la struttura legislativa sia quella che nega diritti genitoriali ed economici agli uomini che vogliono finalmente fare i genitori accollandosi il ruolo di cura.”

Diventa colpa delle femministe quando queste negano che gli uomini siano svantaggiati da tale sistema, o che non sia solo colpa loro.
Si dice agli uomini che le discriminazioni che subiscono siano “misoginia” che si è “rivoltata” contro di loro: più o meno come una sorta di proiettile vagante destinato a qualcun altro, alle donne.
Quello che fanno le femministe è riportare le discriminazioni maschili a quelle femminili, finendo per impedire che le vittime maschili delle discriminazioni sociali vengano aiutate direttamente.
Se volessimo rendere il tutto in una scenetta, immaginiamo una donna (le femministe) che vede un incidente (la discriminazione sugli uomini), ferma l’ambulanza che sta per soccorrere i feriti (gli aiuti verso gli uomini) dicendo loro che è lei la vera e unica che si è fatta male (gli uomini subiscono “misoginia” ovvero l’odio è comunque contro le donne anche se rivolto agli uomini; ergo vanno aiutate loro e non i maschi): l’ambulanza allora torna indietro (assenza di aiuti per gli uomini) e quando qualcuno fa notare alla signora che quello che ha fatto è terribile, risponde che non è lei che ha causato l’incidente (“non siamo noi ad aver creato la società tradizionalista!”).

“Morti in guerra? Non abbiamo mai voluto né i morti né la guerra. Le femministe odiano ruoli che derivano da patriarchi che ancora oggi scimmiottano ragionamenti su onore, gloria, patria e dio/patria/famiglia, di origine maschilista e anche fascista.”

Immagino sia per questo che la Pankhurst, a guida delle suffragette inglesi, partecipò alla Campagna delle Piume Bianche per spingere gli uomini che si rifiutavano di andare in guerra a parteciparvi ridicolizzandoli in pubblico per la loro obiezione di coscienza consegnando loro delle piume bianche!

“E’ vero che molti uomini si suicidano quando perdono il posto di lavoro, ma anche questa è conseguenza di impostazione familiare, tradizionale, e patriarcale, con attribuzione di ruolo produttivo, da sostenitore economico, in cerca di prestigio sociale, che di certo non c’entra con tante femministe.”

1) Aridaje con “patriarcale”! Tradizionalista, non patriarcale! Bisessista, non patriarcale! Di responsabilità sia di uomini che di donne colpevoli di sostenere la cultura tradizionale, non solo responsabilità maschile!

2) E’ per questo che le femministe hanno normalizzato il ruolo della donna lavoratrice ma hanno lasciato invariato quello maschile? E’ per questo che il femminismo non ha lottato nemmeno un minimo per spingere le donne a mantenere gli uomini casalinghi?
Così adesso la donna può decidere di:
– restare a casa se vuole (casalinga ed essere mantenuta)
– un po’ a casa un po’ a lavoro (lavoro part-time e in parte mantenuta)
– lavorare full-time (indipendente)

Mentre gli uomini possono decidere solo di lavorare full-time senza che nessuno li mantenga.
3 opzioni diverse contro 1.

“convinte che il maschio sia l’origine di tutti i mali, il maschio e non la cultura patriarcale che ha reso vittime tanti uomini che non aderiscono ai ruoli del maschio etero vecchio stile, sarebbe il diavolo.”

Nooo, le femministe buone non vogliono colpevolizzare gli uomini, vogliono colpevolizzare una società e chiamarla “patriarcato” in modo da affibiare la colpa degli schifi che l’affligge agli uomini! Come, non vedete la differenza?
Come risposta, cito una riflessione dal documentario:
“L’onnipotente, onnipresente Patriarcato, la forza invisibile che dirige tutte le nostre vite, giusto?
E causa tutte le oppressioni e tutte le sofferenze, giusto? Il nostro diavolo.
E la bella, meravigliosa forza per la giustizia… il Femminismo, la Via. E’ la Via!
Sembra una religione. Sembra proprio una religione.
E, oh mio Dio, per essere un movimento che è solo per l’uguaglianza e che non vuole colpevolizzare gli uomini, hanno chiamato la forza del male come gli uomini e la forza della giustizia come le donne, e per essere un movimento che è molto molto molto attento alle implicazioni del linguaggio, così attento che se chiami un pompiere (firefighter) “fireman” scoraggerai le ragazzine ad aspirare a diventare pompiere, e a volte scoraggerai le donne cresciute ad aspirare a essere pompiere chiamandole “firemen”… ma possiamo chiamare la forza di tutte le oppressioni, la chiamiamo essenzialmente “uomini”, “patriarcato”, e possiamo chiamare la forza del bene e della giustizia “donne” (“femminismo”), e questo tipo di linguaggio, questo non ha implicazioni. Non stiamo colpevolizzando gli uomini, no, abbiamo solo chiamato tutto ciò che è male come loro…

“L’ho sempre detto che chi pensa che la violenza sia “maschile”, invece che violenza di genere a tutto tondo, maschilista ed eteropatriarcale, insiste nel dare ragione a chi pensa che per risolvere il problema bisogna rieducare o sterminare i maschi. Non è l’uomo l’origine della violenza ma una cultura che ha reso vittime anche gli uomini. Che loro ne siano consapevoli o meno.”

La colpa non è degli uomini… quindi chiamiamo le colpe come gli uomini?
La violenza non è maschile, è maschil—ista?
Risposta mia: Questa frase non è che non ha senso, è solo insensata!

“Sono le aziende che non assumono le donne per lavori cosiddetti maschili”

Ma come? Parliamo tanto di cultura e ce la scordiamo qui? E la cultura che dice alle donne che quei lavori li fanno gli uomini? E quella cultura che fa dire a molte donne “porta tu questo pacco su che sei un uomo!”, “ripara tu l’antenna che sei un uomo!”, “ripara tu l’elettrodomestico rotto, che sei un uomo!”, “se un uomo non prova anche il lavoro rischioso allora è uno scansafatiche!”? Quella cultura magari potremmo iniziare a cambiarla. A fare progetti con i bambini e le bambine e dire loro che sì, sei una ragazza e puoi fare la muratrice, puoi fare lavori rischiosi se te la senti, così come un ragazzo può fare il casalingo e la moglie può mantenerlo.
Le femministe però non lo fanno, sono un po’ come i tradizionalisti omofobi che ciarlano di teoria giendeer, solo che almeno questi ultimi lo sono interamente, mentre le femministe lo sono a metà: quando l’interscambiabilità dei ruoli reca benefici alle donne, ecco che sono a favore, mentre quando l’interscambiabilità dei ruoli reca benefici agli uomini, sono contrarie.
Il femminismo è tradizionalismo a intermittenza.

“[Per gli MRA] Le donne non vengono definite persone ma solo nemiche da combattere.”

Ma come non lo sai? Gli MRA dicono ogni due per tre che la colpa della società è sia di uomini che di donne, che è condivisa tra i sessi, quindi sono misogini! No? Non torna? *Sarcasmo*

“[Cassie Jaye] Ha confermato il fatto che per lei di femminismo ce n’era solo uno. Ha deciso che il femminismo è una roba unica, dal pensiero unico, una sorta di dittatura filosofica che in realtà a tante tra noi non riguarda affatto.”

Il femminismo può cambiare, ma la base è quella: la teoria del patriarcato.
Il femminismo è l’idea che gli uomini siano il genere oppressore o almeno privilegiato e le donne quello oppresso.
Poi possono esserci altre differenze, ma non ci importa. Quando attacchiamo il femminismo attacchiamo in realtà solo la teoria del patriarcato.
Il patriarchismo è ciò che rende il femminismo un movimento revisionista e dannoso.
Se parti dall’idea che gli uomini sono privilegiati, che gli uomini hanno il potere, allora non puoi proteggere gli uomini, anzi, negherai il problema per far tornare i conti, per evitare di mettere in dubbio il tuo assunto di base.

“Non interessa davvero risolvere alcuni problemi, la povertà, la disperazione, la impossibilità di capovolgere i ruoli imposti, incluso quello di padre solo pagante, perché dirige tutti verso un odio nei confronti delle donne e delle femministe.”

A me pare che sia stata la Rossa che tanto piace ad Abbatto i Muri ad aver interrotto un evento MRA e non viceversa.
Anche l’attacco alla Teoria del Patriarcato è un attacco perché voi siete entrate nel CAMPO NOSTRO. Con la Teoria del Patriarcato NEGATE le NOSTRE QUESTIONI, non siamo noi a negare le vostre. Vi attacchiamo perché il vostro assunto di base dice che non abbiamo diritti da reclamare, e che se proviamo a lamentarci perché vogliamo che delle persone che soffrono abbiano un rifugio anche loro siamo dei suprematisti.
Questo è il motivo per cui vi attacchiamo, perché voi state nel nostro territorio e dovete sloggiare.
Poi nel vostro fate quello che vi pare, anzi, siamo i primi a spingere diritto all’aborto assieme al diritto alla rinuncia di paternità, siete voi invece le prime a separare le due cose, sempre per colpa della teoria del patriarcato.

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2 risposte a “The Red Pill: il film che “Abbatto i Muri” non ti farebbe mai vedere

  1. https://abbattoimuri.wordpress.com/2017/09/28/the-red-pill-un-documentario-di-parte-su-mra-company/

    Il mio commento all’articolo di “Abbattoimuri” (vedi sotto), a distanza di – ormai – 15 giorni, pare debba essere ancora “moderato”.
    Vorrà dire qualcosa? 🙂

    [Foxtrot59 says:
    dicembre 7, 2017 alle 5:52 am
    Il tuo commento deve ancora venire moderato.

    Ottimo documentario…
    … e ottimo articolo di risposta:
    https://antisessismo.wordpress.com/2017/10/04/the-red-pill-il-film-che-abbatto-i-muri-non-ti-farebbe-mai-vedere/%5D

    Capisco che non era all’altezza (!) dell’unico commento attualmente presente colà, cioè questo:

    [standing ovation]

  2. Un debunking micidiale

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