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Se difendi le vittime di violenza… sei complice di un pluriomicida?! L’assurda logica degli anti-MRA

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Il 23 aprile Alek Minassian, un uomo che si autodefiniva “Incel” (ovvero “Involontariamente Celibe”) ha ucciso 10 persone a Toronto, investendo la folla con un furgone in una strada affollata della città canadese.

Prima di compiere questo attentato, avrebbe scritto sul suo profilo social di aver iniziato “La Ribellione degli Incel”, il cui obiettivo sarebbe “distruggere tutti i Chad [uomini attraenti che fanno sesso] e le Stacy [donne attraenti che fanno sesso]!”.

Abbatto i Muri, blog anti-MRA molto noto, già da subito (questa volta affiancato anche da altri media) ha cercato di associare gli Incel agli MRA. Spiegheremo qui come mai il paragone è fuori luogo e quali sono, secondo noi, le soluzioni a fenomeni così terrificanti come questo.

 

Partiamo dal motivo principale per cui gli MRA vengono assimilati, dai nostri oppositori, agli Incel. Questo motivo può essere riassunto con una parola, una parola odiosissima, che è “manosphere”. Alcuni hanno tradotto questa parola con uomosfera, altri con manosfera, altri ancora con maschiosfera (non so quale traduzione sia la peggiore). In sintesi, si tratta del raggruppamento di tutte quelle realtà che si occupano di uomini o mascolinità. Questo gruppo però riunisce realtà così opposte che tanto varrebbe unire assieme MRA, barbieri e stilisti che si occupano di abiti maschili. E’ un termine inutile che mischia insieme in un unico calderone cose che stanno agli estremi opposti.

In virtù di questo termine, vengono assimilati gli MRA – ovvero persone che, credendo in una visione del sessismo non unidirezionale, bensì bi-direzionale, si occupano dei diritti dei padri separati, chiedono diritti riproduttivi come la rinuncia di paternità, vogliono pari servizi antiviolenza per le vittime maschili di abuso fisico, domestico e sessuale, e così via – con… Redpillati, MGTOW e Incels.
Quindi secondo questa logica, la logica di Abbatto i Muri, se difendi le vittime di violenza domestica, in automatico sei complice di un pluriomicida!
Se vuoi fermare i suicidi maschili (che sono la stragrande maggioranza del totale), sei responsabile delle morti causate da un tizio che investe la folla con un furgone!
Se vuoi l’equiparazione tra congedi di paternità e di maternità, sei un assassino!
Se vuoi l’affido condiviso, ammazzi le persone!1!1!1!

Ecco, in sintesi, il pensiero assurdo che porta avanti Abbatto i Muri.
In virtù di una parola che non vuol dire niente, vengono squalificate tantissime battaglie per *diritti civili*, per *diritti umani*, tra cui la salvaguardia dell’incolumità fisica di persone vittime di violenza fisica, sessuale e/o domestica, che ancora oggi non possono accedere a centri antiviolenza solo per la loro appartenenza a un sesso.
Ecco a cosa porta la parificazione di movimenti diversi che tra loro non hanno nulla a che fare!

 

Inoltre gli Incel non si capisce in che modo possano essere equiparati a chi lotta per i diritti maschili (MRA), perché, come abbiamo visto, attaccano sia uomini (i “Chad”) che donne (le “Stacy”), perciò il loro atteggiamento è misandrico oltre che misogino. Questo li pone in evidente contrasto con il movimento MRA, il quale richiede diritti per tutti gli uomini, e che, come sostiene la body acceptance dei corpi maschili non considerati dagli standard di bellezza attuali (al pari di come fanno le attiviste per i diritti femminili con i corpi femminili), allo stesso modo sostiene anche l’accettazione degli uomini che vi aderiscono (quelli che gli Incel chiamano “Chad”, e che ad esempio sono spesso attaccati proprio per l’ideale fisico che portano avanti, vedasi l’idea per cui i culturisti non sarebbero intelligenti, il classico “tutto muscoli e niente cervello” e così via).
Inoltre, così come sosteniamo il diritto degli uomini che non vanno a letto con molte donne a non essere insultati (opposizione al virginshaming), allo stesso modo sosteniamo il diritto a non essere insultati degli uomini che invece vanno a letto con molte donne (opposizione al pigshaming; il pigshaming sarebbero gli insulti e le vessazioni contro tali uomini, definiti porci, promiscui, e così via).
Nella stessa maniera, sosteniamo la libertà di esprimere la propria sessualità da parte degli uomini gay, bisessuali e pansessuali, oltre che la possibilità di esprimere la propria identità di genere nel caso degli uomini trans (appoggio alle tematiche LGBT+).

Tornando a noi, è evidente che questo individuo fosse misandrico. Come poteva dunque essere MRA? L’invisibilizzazione della misandria di soggetti simili si ebbe anche nel caso di Elliot Rodger, omicida a cui si pensa si sia ispirato Alek Minassian; Rodger infatti uccise oltre a 2 ragazze, anche 4 ragazzi: George Chen, di 19 anni; Cheng Yuan “James” Hong, di 20 anni; Weihan “David” Wang, di 20 anni e Christopher Michaels-Martinez, anche lui di 20.
Nonostante il numero di vittime maschili risultasse maggiore di quelle femminili, la misandria del gesto non venne mai messa in evidenza.

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In entrambi i casi, nonostante si parli di persone *misandriche*, cioè odiatrici di uomini, si cerca di collegarle – impropriamente – al movimento per i diritti degli uomini, il che è folle.

 

Gli MRA vengono visti come l’origine del fenomeno degli Incel, ciò che li avrebbe causati. In realtà è l’esatto opposto: il Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) si oppone, come abbiamo visto, al virginshaming, ed è proprio il virginshaming a creare la mentalità Incel.
E’ proprio l’idea per cui il valore di un uomo dipende da quante donne lo trovano bello, da quante donne vanno con lui, da quanto riesce a catturare l’approvazione femminile, ad aver creato gli Incel.
Sono proprio ragionamenti come quelli che leggo in queste ore su diversi giornali, che definiscono gli Incel “sfigati con l’uccello piccolo che non riescono a trovare una donna” a creare gli Incel.

Noi al contrario, contrastando il virginshaming, diciamo agli uomini: “il vostro valore non dipende dall’approvazione femminile, non dipende da quante donne vi trovano attraenti o vanno a letto con voi. Il vostro valore è intrinseco e indipendente da tutto questo. Non siete dei quadri, il cui unico scopo è quello di essere gradevoli alla vista di chi vi guarda, siete persone umane e avete diritti umani, qualunque sia il vostro aspetto e il numero di ragazze con cui siete stati o non stati”.
Eppure i media, soprattutto quelli femministi, dicono che è colpa nostra di questa tragedia. Non è colpa loro che parlano di “sfigati” riferendosi agli uomini che hanno avuto poche ragazze, no, è colpa nostra!
Noi che contrastiamo il fenomeno che crea gli Incel, noi che diciamo agli uomini che non hanno bisogno di essere “approvati” dalle donne o dalla società… saremmo la causa degli Incel! Assurdo, davvero assurdo.

Poi leggo addirittura chi parla di “uomini che si sentono in diritto di accedere al corpo delle donne”. Queste persone non hanno colto minimamente il punto.
Gli Incel non si sentono in diritto di accedere al corpo delle donne, al contrario, la società ha detto loro che potranno ottenere valore solo e unicamente se qualche donna li troverà attraenti.
E’ dunque questo il nucleo fondamentale che crea gli Incel. Gli Incel sono incaxxati non perchè non riescono a sfogare pulsioni sessuali, ma perchè la società dice loro “finchè non accadrà tu non vali nulla”, “il tuo valore è 0 finchè una donna non ti troverà attraente”.
Il motivo per cui sono arrabbiati con gli uomini (sì, perchè la loro è anche misandria e non solo misoginia) e con le donne non-incel è perchè pensano “tu non vuoi darmi valore”, “tu vuoi che io continui a valere zero”. Vedono quindi gli uomini non-incel come persone già valorizzate che impediscono loro di essere anch’essi riconosciuti come degni di valore, e se la prendono con le donne perchè le vedono come persone che non vogliono conferire loro un valore.
La soluzione a tutto questo dunque non sta nel definirli, nuovamente, “sfigati che non riescono a trovare una donna”, perchè è proprio quello il problema!
La soluzione si avrà solo quando smetteremo, come società, di pensare che un uomo che non riceve approvazione femminile, che non viene considerato attraente da una donna, non abbia valore.
Rimarcare che sono degli “sfigati con l’uccello piccolo”, a enfatizzare la mancanza di attrattività fisica, creerà nuovi Incel.
E’ solo quando l’attrattività fisica non conterà più nell’assegnare un valore alle persone che questo fenomeno terminerà.

 

Qualcosa di analogo è già avvenuto, è avvenuto con la body acceptance per le donne più in carne rispetto agli attuali standard di bellezza femminile. Anche loro chiedevano di essere considerate come esseri umani, di non essere insultate, criticate, e il femminismo è riuscito molto bene a portare avanti questo proposito.
Purtroppo, però, lo stesso femminismo adesso parla di “uomini sfigati che non riescono ad andare a letto con nessuna donna”, lo stesso femminismo usa termini di body-shaming, parlando di uomini “con l’uccello piccolo”, quello stesso femminismo che diceva che “tutti i corpi sono perfetti”. Quello stesso femminismo che voleva sconfiggere il body-shaming, il sex-shaming, adesso parla di “sfigati”, parla della sessualità maschile facendo pesare su di essa degli standard che non accetterebbe se pesassero sulle donne.
Il femminismo, in questo momento, sta portando avanti una campagna di body-shaming e virgin-shaming contro molti uomini insicuri, causando, de facto, fenomeni come quello degli Incel.
Perpetra, de facto, il tradizionalismo, o almeno gli aspetti della società tradizionale che opprimono gli uomini.

 

Il virginshaming, però, è un’arma davvero ignobile, per un movimento che afferma di combattere per i diritti delle persone: viene usato in situazioni molto gravi, ad esempio per colpevolizzare le vittime maschili di violenza sessuale.

Riporto in proposito questo video di una vittima maschile di stupro che, a seguito dell’atto, *deve* dire che l’abuso che ha subito gli è piaciuto, perché sa che se non lo facesse verrebbe preso in giro, come “verginello”, come “sfigato” e come gay, usando il termine in senso dispregiativo (perché ricordiamo che misandria e omofobia sono collegate):

 

Nel video, il ragazzo dice che doveva fingere di averlo voluto. Che doveva fingere di essergli piaciuto, che doveva fingere che fosse stata una bella esperienza, anche se in realtà era “la cosa peggiore che mi potesse capitare, come se fossi meno che umano”, perché altrimenti avrebbero riso di lui, lo avrebbero chiamato f*nocchio. Ecco. E’ questo ciò a cui porta il virginshaming.

In quest’altra foto, un ragazzo vittima di violenza sessuale scrive, su di un cartello: “Non ti preoccupare, ai ragazzi deve piacere”:

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In quest’altro caso, un ragazzo scrive: “Sei un ragazzo. Non puoi dire no a una ragazza come me”.

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Viviamo in un mondo dove un ragazzo che dice di no, viene visto come un “verginello”, come uno “sfigato”, e un ragazzo che non riesce a ottenere l’approvazione femminile che la società gli impone, viene considerato come avente un valore minore.
E’ questa la ragione per cui esistono gli Incel. E’ questa la ragione, inoltre, per cui le vittime maschili di stupro non vengono avanti. E’ questa la ragione per cui entrambi questi fenomeni, il silenzio delle vittime maschili e i gruppi come gli Incel, sono ancora vivi nella nostra società.

Solo il contrasto al virginshaming può aiutare. E noi stiamo combattendo per questo, non siamo noi il nemico, non siamo noi gli incitatori di Incel. Noi siamo ciò che cerca di risolvere questi fenomeni.
Per l’origine di essi, si deve guardare altrove, a quegli stessi media che adesso si sentono tanto paladini della giustizia e che invece contribuiscono a creare, con le loro narrative, un mondo del genere.

 

A seguito di questo evento ci hanno detto di tutto, ci hanno accusato di tutto. Ma io mi chiedo, da founder di Antisessismo, uno dei più grandi gruppi MRA in Italia, come si può pensare che io, ragazzo gay, abbia cercato di creare una simile realtà – come sono stato accusato da molte femministe in questi giorni di aver fatto – per “poter chiav*re con più donne, e arrabbiarmi con tutte le donne se non lo fanno”? C’è qualche cosa che non torna, tipo, sapete, il fatto che i ragazzi gay non cercano di chiava*e con donne! ^^’’ E poi dove sarebbe l’attacco a tutte le donne? Bah…

Il motivo per cui ho creato questo sito è per poter far fronte a questioni gravi che affliggono la società, e che sono ignorate dai più, non per motivi di interesse personale.
Come me, moltissime persone sono MRA e quasi tutte lo fanno per empatia verso le vittime maschili di violenza, lo fanno per evitare suicidi, morti sul lavoro, ridurre il numero di senzatetto, che ancora oggi sono prevalentemente uomini; lo fanno per far riabbracciare i figli ai loro padri, lo fanno per poter permettere ai padri di poter passare più tempo con i propri figli grazie a congedi di paternità degni di questo nome, lo fanno per poter permettere a ragazzi a cui le partner bucano i preservativi di non spendere 18 anni di lavoro per un figlio voluto solo da una parte ma non dall’altra, che è stata semplicemente ingannata.
Non è per altro che lottiamo. Lottiamo per la giustizia per gli uomini, non per togliere diritti alle donne.

 

Così come non generalizziamo sulle femministe, non diciamo cioè che tutte le femministe sono assassine perché ci sono stati casi simili, non è giusto che lo si faccia con gli MRA.
Sì, avete capito bene, casi simili sono esistiti. Facciamo qualche esempio:

  • Suzanne Steinmetz fece l’errore di pubblicare un libro ed articoli che mostravano chiaramente come uomini e donne fossero violenti in egual misura. L’odio si concretizzò in minacce di bombe al matrimonio di sua figlia, è stata vittima di una campagna per negarle il posto e stroncarle la carriera universitaria alla University of Delaware. 20 anni dopo lo stesso è accaduto ad un ricercatore all’University of Manitoba la cui tesi dimostrò che uomini e donne sono violenti in egual misura: gli hanno impedito la promozione ed il posto.

    [Fonte: Strauss, Murray A. (2007). Processes Explaining the Concealment and Distortion of Evidence on Gender Symmetry in Partner Violence. European Journal on Criminal Policy and Research 74 (13): 227–232.]

  • Erin Pizzey, creatrice del primo rifugio antiviolenza nel Regno Unito, e sostenitrice della simmetria di genere nella violenza domestica tra uomini e donne, ricevette minacce di morte a lei e alla sua famiglia, minacce di bombe, e addirittura le uccisero un cane la giornata di Natale.

    [Fonte: http://www.fathersforlife.org/pizzey/failfamt.htm ]

  • Valerie Solanas, autrice del trattato femminista “SCUM Manifesto”, attentò alla vita dell’artista Andy Warhol, del suo critico d’arte, e del suo curatore e compagno di allora Mario Amaya, sparando diversi colpi di pistola.

    [Fonte: Ingrid Schaffner. The Essential Andy Warhol. New York City, Harry N. Abrams, 1999, p. 79.]

  • A maggio 2017, a Clifton (contea di Mesa dello stato del Colorado, negli USA), il 29enne Aleksandr Kolpakov ha ucciso con diversi colpi di arma da fuoco su collo e torace la 31enne Heather Anable. Entrambi erano youtuber femministi, e gestivano assieme l’account “Skeptic Feminism”: lui era conosciuto con il nickname di “Russian Deadpool“, mentre lei con quello di “Poison Ivy“. L’account era associato con posizioni particolarmente ostili verso le questioni maschili, e gli attacchi contro gli MRA, nei vari video registrati dai due, si sprecavano.
    http://it.avoiceformen.com/propaganda-femminista/youtuber-femminista-anti-mra-commette-femminicidio/
  • Un membro dell’associazione femminista “Maschile Plurale”, è stato accusato di violenza qualche anno fa. Ovviamente potrebbe essere una falsa accusa, ma Abbatto i Muri riferendosi al problema parla di “presunti pericoli di false accuse da parte di donne vendicative”, perciò se non riconosce la presunzione di innocenza negli altri casi perché dovrebbe fare eccezione con i femministi?
    http://it.avoiceformen.com/mega-evidenza/membro-di-maschile-plurale-accusato-di-violenza-e-una-calunnia-femminista/
  • Le femministe, in India, hanno manifestato per chiedere che la legge sulla violenza sessuale non si applicasse anche agli uomini, rendendoli di fatto privi di protezione. Una delle principali autrici di questo atto immondo, la femminista Flavia Agnes ha dichiarato, al Times of India, testuali parole: “Mi oppongo alla proposta di rendere le leggi neutre per il genere. Ci siamo opposte quando il governo ha reso le leggi sullo stupro sui bambini neutre per il genere”.

    [Fonte: http://timesofindia.indiatimes.com/india/Activists-oppose-making-rape-gender-neutral/articleshow/15049606.cms ]

Come vediamo, quindi, seguendo lo stesso principio di generalizzazione, se l’attivismo per i diritti degli uomini è la porta di accesso per tante cose brutte e orribili, allora logicamente anche il femminismo è la porta di accesso per la violenza e l’omicidio.

Oppure, più razionalmente, qualunque movimento ha le sue mele marce.

Cosa dunque deve importare nel valutare un movimento? La sua Weltanschauung, la sua concezione del mondo.

Noi non ci opponiamo al femminismo perché qualche femminista ha fatto qualcosa di brutto o ha detto qualcosa di brutto, ma semplicemente perché la nostra concezione del mondo non coincide con la loro. Tutto qui.

 

E qual è la concezione del mondo del movimento MRA? La seguente. Cito da un nostro articolo precedente:

“[L]’aderenza al Movimento per i Diritti degli Uomini (MRM) […] dipende […] dall’opposizione alla “Teoria del Patriarcato” o “Teoria della Dominazione Maschile”.

Ma cos’è la Teoria del Patriarcato?
La Teoria della Dominazione Maschile o Teoria del Patriarcato (in senso esteso) è l’idea che gli uomini abbiano, nel corso della storia, oppresso e sottomesso le donne.
Tale teoria a sua volta è scomponibile in 3 sotto-teorie:
– Teoria del Privilegio Maschile;
– Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta;
– Teoria del Patriarcato nel senso stretto del termine.

La Teoria del Privilegio Maschile afferma che gli uomini non subiscano discriminazioni, o se le subiscono siano semplicemente un “fuoco di ritorno” dei loro privilegi o peggio ancora siano “misoginia benevola”: gli uomini sarebbero, secondo questa teoria e secondo le femministe, le quali la appoggiano, discriminati solo quando si comportano in maniera considerata “femminile” dalla società. Esisterebbe dunque non un odio contro gli uomini ma un odio contro la femminilità e quindi le donne, anche quando espresso dagli uomini.
Gli MRA rispondono a questa teoria mostrando in primis la realtà delle problematiche maschili, in secondo luogo dimostrando la loro esistenza già dagli albori della società, parlando dunque di Bisessismo al posto di Privilegio di un sesso o dell’altro, e infine spiegando che ogni sesso è oppresso quando non segue le regole dettate dai ruoli di genere imposte a tale sesso. Perciò gli uomini sono sì oppressi principalmente quando si comportano in maniera “femminile”, ma anche le donne sono oppresse principalmente quando si comportano in maniera “maschile”. Dunque o quest’ultimo caso è la prova che la società odia il maschile e quindi gli uomini, o non ha senso asserire che la società odi il femminile e le donne. La società, in sintesi, secondo gli MRA, odia tutti gli uomini e le donne che fuoriescono dai propri rispettivi ruoli di genere.

La Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta asserisce che gli uomini siano stati facilitati nel loro intento di opprimere le donne dalla loro maggiore indole violenta.
Gli MRA al contrario mettono in dubbio l’esistenza di una simile indole violenta tipicamente maschile, ritenendo che nè influenze biologiche nè influenze socio-ambientali siano abbastanza forti da causarla. Gli MRA dunque ritengono che uomini e donne:
– abbiano la stessa propensione a uccidere e a infliggere violenza fisica;
– abbiano la stessa propensione a stuprare (nel caso femminile si intende il “forzare a penetrare”) e a commettere violenza sessuale;
– abbiano la stessa propensione ad uccidere o a commettere violenza fisica o sessuale sul partner (violenza domestica);
– infliggano violenza della stessa gravità (le persone meno forti fisicamente impiegherebbero difatti maggiormente oggetti per sopperire alla minore potenza corporea).
Gli MRA ritengono che la maggiore presenza di uomini tra gli incarcerati per crimini violenti sia spiegabile dal sessismo giuridico, ovvero dalla maggiore possibilità che, a parità di reato e circostanze, un uomo venga arrestato, incarcerato se colpevole e che abbia una pena più lunga o severa; dalla maggiore clemenza che si dimostra verso le autrici di crimini violenti di sesso femminile (viste come più deboli e quindi più innocenti) e dall’under-reporting delle vittime maschili di violenza femminile.

La Teoria del Patriarcato (in senso stretto, mentre in senso esteso è sinonimo di Teoria della Dominazione Maschile), infine, attribuisce la colpa delle discriminazioni di genere ai soli uomini, in quanto maggioranza dei governatori e dei regnanti durante tutta la storia umana.
Gli MRA al contrario, asseriscono che il sesso dei regnanti sia poco rappresentativo del pensiero che li domina e che domina la società tutta: tale pensiero deriverebbe invece da un substrato culturale condiviso tra uomini e donne, che ambedue sostengono e alimentano.
Mentre gli uomini sostengono indubbiamente tale substrato culturale mediante l’autorità, le donne contribuirebbero ad esso grazie al potere per procura o “by proxy”.
L’accezione antropologica di Patriarcato fa infatti riferimento all’autorità politica, ma c’è differenza tra autorità e potere. Riprendendo un famoso detto, se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, anche dietro un meschino patriarca c’è una meschina donna. Entrambi esercitano potere, ma solo in un caso (l’uomo) tale potere è un’autorità formale. Il potere femminile è dunque un potere “per procura”, “by proxy”, come quello delle incitatrici nelle faide di sangue, delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita o, più genericamente, delle mogli dei governanti, delle reggenti, delle madri nell’influenza sui figli e sulle future generazioni.
Per gli MRA, dunque, non esisteva un Patriarcato nell’imposizione dei ruoli di genere, ma un contributo maschile dovuto all’autorità e un contributo femminile dovuto al potere per procura: basti pensare che se l’educazione dei figli era affidata alle madri, proprio una donna era la prima a contribuire al passaggio generazionale delle idee sui ruoli di genere.Dunque attribuire la responsabilità del sistema dei ruoli di genere ad un solo sesso appare riduttivo.

Come vediamo, dunque, gli MRA sostituiscono la Teoria della Dominazione Maschile con la “Teoria del Bisessismo” (in senso esteso) o “Teoria della Bi-oppressione”, e quindi rispettivamente:
– La Teoria del Privilegio Maschile con la “Teoria del Bisessismo” (in senso stretto);
– La Teoria della Dominazione Violenta o Violenza di Genere con la“Teoria della Simmetria di Genere”;
– La Teoria del Patriarcato con la “Teoria dell’Autorità Maschile e del Potere Femminile”.”

 

In che modo tutto ciò è assimilabile all’idea di far fuori tutti i Chad e tutte le Stacy di cui ha parlato Alek Minassian? In nessun modo.

[A.]

 

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Risposta a La 27esimaOra sul criterio del Tenore di Vita

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Su La 27esimaOra, blog del Corriere della Sera, è stato pubblicato un articolo firmato da varie esponenti di associazioni femministe e intitolato “Il divorzio e i conti (sbagliati) sul tenore di vita uomo/donna”. Il suo scopo è quello di fare pressione affinché venga rivisto l’orientamento stabilito dall’ultima sentenza della Cassazione in merito all’assegno di mantenimento all’ex coniuge, che aboliva il parametro del tenore di vita nella sua quantificazione, riducendolo ad un assegno “di sussistenza”.

L’articolo si oppone dunque ad una sentenza storica e antisessista, per chiedere a gran voce il ritorno di un assegno divorzile che permetta all’ex moglie non solo di sopravvivere, ma di continuare ad avere lo stesso tenore di vita che aveva in costanza di matrimonio grazie ai soldi del marito. Secondo le autrici, insomma, la donna deve poter liberarsi dagli svantaggi di un’unione diventata a quel punto sgradita, senza però dover rinunciare anche ai vantaggi derivanti dall’unione patrimoniale. Poco importa, poi, che questa irruzione a mano armata nei portafogli degli ex mariti costituisca una palese violazione dei loro diritti ‒ o nello specifico una forma di violenza economica, come vedremo più avanti.
Rispondiamo, adesso, ai punti salienti dell’articolo:

“Con il divorzio ciascuno va per la sua strada, ammonisce la Corte, con le risorse di cui dispone in quanto singolo/singola in base al principio dell’autosufficienza economica, non dovendosi dare alcun valore alla qualità e durata del tempo vissuto insieme, all’entità dell’apporto di ciascuno/a alla vita e al patrimonio comune.”

Ovvio. Uomini e donne sono uguali, nessuno impedisce alle donne di lavorare e di guadagnare per provvedere al proprio sostentamento.
Alla qualità del tempo vissuto insieme contribuiscono in egual misura entrambe le parti: le mogli non sono “dame da compagnia” che stanno con i mariti per fare loro un piacere o dietro compenso (almeno vogliamo sperare!), ma persone che, in una coppia che si ama, danno e ricevono. Proprio come i loro coniugi di sesso maschile.

“Sotto il profilo della dimensione pubblica occorre considerare che, se è vero che l’Italia si apre verso un modello paritario di divisione del lavoro sia per la maggiore possibilità di accesso al lavoro retribuito delle donne che per la più equa distribuzione del lavoro familiare nelle coppie, secondo l’Istat il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni rimane tra i peggiori dell’Unione europea: l’Italia è, infatti, al penultimo posto, prima della Grecia.”

Grossa leggerezza, qui: se non si è occupati, si può essere disoccupati o inattivi. La differenza è che i disoccupati cercano lavoro, mentre gli inattivi non lo cercano.
In Italia è il numero di inattive, e non di disoccupate, a determinare un tasso di occupazione femminile inferiore a quello maschile.
Tenendo conto dei dati Istat più recenti a nostra disposizione (quelli di Febbraio 2018, pubblicati il 4 aprile 2018, ovvero pochissimi giorni fa), notiamo infatti che vi sono più disoccupati uomini (1.526 migliaia di unità) che disoccupate donne (1.308 migliaia di unità) [1].
Ergo, chi abbassa la percentuale delle donne occupate è quella fetta di donne che si fanno mantenere dal coniuge, pratica tradizionalmente accettata per la donna ma non per l’uomo, che se non porta a casa la pagnotta è visto come uno sfaticato che si sottrae al suo dovere.

Sono gli uomini, infatti, ad essere più svantaggiati da questa impostazione, visto che le donne non sono obbligate a stare a casa, ma nemmeno sono obbligate a lavorare. La donna, al giorno d’oggi, può scegliere, mentre l’uomo no.
Ella difatti dispone di 3 possibilità, mentre il suo compagno solo di una. Lei può decidere tra:
– Farsi mantenere,
– Farsi mantenere in parte e lavorare part-time,
– Lavorare full-time.

Mentre lui, al contrario, può “scegliere” solo tra diverse gradazioni della medesima opzione, ovvero:
– Mantenere se stesso e la moglie totalmente;
– Mantenere se stesso e la moglie in parte;
– Mantenere solo se stesso.

Questa pressione a mantenere e l’assenza dell’opzione socialmente accettata di farsi mantenere da una donna fa sì che gli uomini ancora oggi siano la quasi totalità dei suicidi per motivi economici (nel 2012 erano 86 uomini e 3 donne; nel 2013 erano 144 uomini e 5 donne; nel 2014 erano 187 uomini e 14 donne; nel 2015 erano 175 uomini e 14 donne; durante il primo semestre del 2016 erano 75 uomini e 6 donne [2]) e la stragrande maggioranza dei senzatetto (85,7% [3]).
Difatti, se sei obbligato socialmente a mantenere e non riesci più a farlo per motivi economici, la tua vita è rovinata: non vali più come persona, e nessuno è altrettanto disponibile ad aiutarti economicamente, a mantenerti o anche solo ad ospitarti, e spesso ti ritrovi per strada o preferisci la via tragica del suicidio.

È quindi oggettivo che ancora oggi molte donne *SCELGANO* di non lavorare, e quando si fa una scelta consapevole ce ne si assume anche la responsabilità e ne si accettano le conseguenze (cioè l’inappetibilità sul mercato del lavoro). Se invece vogliamo premiare quelle donne che *NEL DUEMILADICIOTTO* (sì, nell’anno corrente) scelgono di non istruirsi e di non cercare l’indipendenza economica (!!!), distribuendo loro quel paracadute sociale che è il mantenimento al coniuge con tanto di tenore di vita invariato rispetto a prima, che incentivo avranno a lavorare e a rendersi indipendenti? È un circolo vizioso e controproducente, ed è molto strano che dopo tutta questa presunta attenzione ai fattori e alle dinamiche sociali ci si lasci sfuggire di vista la cosa più importante.
Al contrario, rimuovere il mantenimento al coniuge salvo in caso di mancanza dei mezzi di sussistenza è proprio ciò che spingerebbe le donne inattive a cercare un lavoro e a rompere quei ruoli di genere che le femministe dicono tanto di odiare ma che qui sembrano tanto amare e difendere.

“Tra le donne occupate con figli, il 67% del lavoro familiare prodotto dalla coppia è a carico delle donne per la cura dei figli, delle persone anziane e di eventuali componenti disabili della famiglia, mancando in Italia un welfare che le sostenga.”

Questa percentuale è dovuta proprio alla mancanza di *possibilità* per gli uomini di occuparsi dei figli.
E’ paradossale usare questi dati per chiedere il mantenimento della moglie: se un uomo è occupato a lavorare per mantenere la moglie, dove lo trova il tempo per vedere i figli?
E’ infatti proprio quest’obbligo che spinge gli uomini a lavorare più delle donne, e quindi ad avere meno tempo per tutte queste mansioni che invece svolgerebbe.

Ricordiamo infatti che vi sono diversi ostacoli socialmente imposti che intralciano la possibilità di cura dei bambini da parte dei padri:
– la mancanza di un collocamento paritario nei modi e nei tempi, a seguito della separazione e/o del divorzio;
– l’assenza di un congedo di paternità di pari durata e modalità, identico in tutto a quello di maternità;
– l’obbligo sociale che grava sugli uomini a mantenere la famiglia, che quindi li porta a lavorare più ore, a fare lavori più gravosi e pertanto ad occuparsi di meno della casa e della cura dei figli.

E’ quindi singolare chiedere di mantenere un ostacolo alla maggiore partecipazione degli uomini alla vita della prole, usando questi dati come sostegno.
Al contrario: è necessario che il padre stia maggiormente con i figli e per farlo è imperativo che li sostenga direttamente, che possa accedere a un congedo di paternità degno di questo nome e soprattutto che possa avere del tempo da dedicare loro al posto di impiegarlo per lavorare di più per mantenere l’ex moglie.
Inoltre, in virtù delle maggiori ore di lavoro fuori casa dell’uomo, ne consegue un numero minore di ore da parte della donna, che dunque avrà proprio per questo motivo maggior tempo da dedicare alla casa e ai figli.

Infatti il mito per cui “le donne fanno due lavori, uno in casa e uno fuori, mentre gli uomini solo uno” è, appunto, solo un mito.
Citando Warren Farrell: “Le donne lavorano sì più ore dentro casa, ma ciò che non sentiamo a riguardo è che gli uomini lavorano più ore fuori casa. L’uomo medio si sposta più lontano, passa più tempo a lavorare in giardino, a fare lavori di riparazione e a ripitturare, e quando tutti questi elementi sono combinati, come ha scoperto uno studio dell’Università del Michigan nel Journal of Economic Literature nel 1991 [quindi un periodo in cui gli uomini contribuivano ancora MENO in casa rispetto ad oggi, N.d.T.], l’uomo medio lavorava 61 ore a settimana. Le donne medie lavoravano 56 ore.” [4]

Questo dato è confermato dal rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD) del 2013, che parla di un minor numero di ore lavorate dalle donne, e [del]la più alta prevalenza femminile in lavori temporanei e part-time” [5].

In definitiva, quindi, l’attuale situazione dipende dal ruolo di mantenitore che la società impone ancora agli uomini e alla conseguente scelta di molte donne del lavoro part-time o comunque di un lavoro che preveda un numero minore di ore e che lasci loro più tempo per occuparsi dei bambini.

Probabilmente molte di loro, influenzate dal loro ruolo di genere, nemmeno si chiedono se sia giusto che il peso del mantenere la famiglia gravi maggiormente (o esclusivamente, nel caso delle inattive di cui abbiamo parlato poco fa) sull’uomo piuttosto che su di loro.
Molte altre donne, inoltre, probabilmente influenzate anch’esse dal loro ruolo di genere, si sentono ancora in dovere di essere il genitore che si occupa maggiormente della cura dei figli. Tuttavia, si presume che queste siano scelte di coppia condivise da ambo le parti, le quali spesso avranno scelto l’opzione “di default”, ma volendo avrebbero potuto fare altrimenti. Se una delle parti accetta la cosa controvoglia, deve incolpare solo se stessa e la sua incapacità di imporsi a livello decisionale nella relazione.

Ribadiamo, nessuno obbliga le coppie a dividersi la cura dei figli in questo modo. Le scelte di coppia non devono interessare al legislatore.

La 27esimaOra continua tirando in ballo “Altri dati [che] confermano la condizione di disuguaglianza sostanziale in cui versano molte donne”.
Tra questi dati vi sarebbero:
– discriminazioni, molestie, ricatti o fantomatici divari salariali sul lavoro;
– violenza domestica intesa come “violenza psicologica o economica dal partner attuale, intendendo per violenza economica, tra l’altro, l’impedimento alla donna di lavorare o di conoscere il reddito familiare e decidere le spese familiari, di avere una carta di credito o un bancomat, di usare il proprio denaro e il costante controllo sulle spese di lei”.

Per quanto riguarda la violenza domestica, quasi 40 anni di studi hanno dimostrato che essa sia simmetrica tra uomini e donne, ovvero che uomini e donne la sperimentino in egual misura dal/la proprio/a partner [6]. Pertanto questo dato non può essere preso come esempio per indicare una condizione di disuguaglianza sostanziale a danno delle donne.

L’articolo, poi, lascia ad intendere che la violenza economica colpisca più le donne che gli uomini. Questa supposizione, però, fa a botte con il fatto che la quasi totalità dei suicidi per motivi economici siano di sesso maschile. Quindi, per evitare grottesche contraddizioni, sarebbe forse il caso di prendere in considerazione anche le modalità con le quali la violenza economica può essere esercitata dalla donna sull’uomo, che sono sostanzialmente diverse ma ugualmente devastanti:

Mettere in dubbio la virilità e la dignità di un uomo che non mantiene “abbastanza” la sua donna, umiliandolo pubblicamente e definendolo un “ominicchio”, non è forse anch’essa violenza economica?

Non contribuire alle spese familiari e aspettarsi che l’altra persona compri tutto, paghi tutto, senza metterci mai un soldo di tasca propria, non è forse anch’essa una forma di violenza economica?
Umiliare l’altro se non lo fa, asserendo che non sia un “vero uomo” se si sottrae a quest’obbligo sociale, non è forse anch’essa violenza economica?

Minacciare di togliere la casa e di far rimanere per strada il proprio compagno – considerando che gli uomini in situazioni di difficoltà economica ricevono meno spesso ospitalità rispetto alle donne, il che li porta a diventare la stragrande maggioranza dei senzatetto – non è forse anch’essa violenza economica?

Minacciare di non far vedere i propri figli all’ex marito se questi non porta a casa regali, soldi, oggetti e così via non è forse una forma di violenza economica?

Infine, dare alle donne sempre più strumenti per dire “se non fai come dico divorzio e ti prendo figli, casa e stipendio” non è forse un incoraggiamento alla violenza economica?

Per quanto riguarda invece la violenza psicologica non prettamente economica, ricordiamo che anche le donne hanno la possibilità di esercitare un controllo ossessivo sul partner, limitare la sua libertà nell’agire, nel comportarsi, nel rapportarsi ad amici, parenti e altre persone significative e spingerlo a isolarsi da essi.

La violenza economica non ha sesso, così come tutta la violenza domestica in generale, sia psicologica che fisica [7].

Per ciò che concerne invece le discriminazioni sul lavoro, dipende dal tipo di lavoro.
Così come vi sono lavori a maggioranza maschile, in cui le donne si trovano svantaggiate, vi sono lavori a maggioranza femminile in cui lo sono gli uomini. Pensiamo alle difficoltà degli uomini che svolgono lavori a contatto con i bambini o in mansioni tipicamente considerate femminili.
E’ dunque lecito, in base a tali difficoltà, richiedere che gli uomini che svolgono questi lavori vengano mantenuti dalle ex mogli?
Non credo proprio. Pertanto non ha alcun senso richiedere la stessa cosa a parti invertite.

Inoltre, per quanto riguarda la disparità salariale, essa non sussiste, o vogliamo forse pensare che i sindacati stipulino Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) con la clausola del gender gap?
L’idea dell’esistenza nel XXI secolo di un gap di genere nei salari proviene probabilmente dall’America, Paese dove tra l’altro è già stata smontata più e più volte [8], perché compara mele (salari di tutti gli uomini) con pere (salari di tutte le donne), senza considerare che gli uomini:
– lavorino più ore delle donne;
– accettino lavori più pesanti o rischiosi;
– vi sia un maggior numero di uomini che si specializza in lavori a più alta paga rispetto alle donne, che preferiscono di solito materie umanistiche (basti vedere i dati degli iscritti alle varie materie, senza andare a urlare alla discriminazione!);
– le donne hanno la possibilità di accedere al congedo di maternità, mentre quello di paternità è indegno di essere chiamato tale (quindi si tratta di una discriminazione contro gli uomini e a favore delle donne che si ritorce contro le donne stesse, ma solo di ritorno, e che andrebbe sanata dando pari diritti agli uomini nei congedi).
Inoltre, se fosse vero che le donne a parità di ore prendono una paga minore, perché le imprese, per risparmiare, non assumono solo donne?

E’ dunque evidente che le giustificazioni all’assegno di mantenimento non reggono, e, anche se vi fossero svantaggi contro le donne sul lavoro, non è responsabilità del marito sopperire, così come non sarebbe responsabilità della moglie mantenere un ex marito discriminato in un posto di lavoro a maggioranza femminile.
Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, che la tutela aggiuntiva costituita dal criterio del tenore di vita sia illegittima, poiché si fonda su una violazione dei diritti maschili: come è noto, togliere diritti ad alcuni per darne ad altri è sbagliato, soprattutto se ‒ come abbiamo dimostrato ‒  non c’è alcuno squilibrio da correggere in termini di opportunità di indipendenza economica.

Al contrario, per migliorare la situazione delle donne nell’ambito del lavoro, per permettere loro di lavorare più ore e stare meno ore a casa a badare ai figli, dobbiamo agire in direzione del permettere agli uomini di mantenere meno: avere minore pressione a mantenere la famiglia, spingendo così le donne inattive a lavorare e non a vedersi precipitare un assegno di mantenimento dall’ex coniuge, dando agli uomini congedi di paternità identici a quelli di maternità, e rimuovendo l’obbligo a mantenere l’ex moglie.
Ecco, quindi, che l’aiuto a rimuovere i ruoli di genere va in contrasto con la pressione delle associazioni femministe a richiedere che il criterio del tenore di vita permanga.

Sicuramente, c’è da ribadirlo, l’influenza dei ruoli di genere nel determinare la divisione del lavoro nelle coppie è ancora molto forte. Ma se si vuole che le donne lavorino tanto quanto gli uomini, aumentare l’assegno di mantenimento alle ex mogli è davvero l’ultima cosa da fare: non solo sarebbe, nel qui ed ora, un ingiustificato privilegio, ma alla lunga consoliderebbe questi ruoli piuttosto che rimuoverli. Si rivelerebbe cioè uno sforzo controproducente nella lotta a queste scorie del tradizionalismo. Il modo corretto di agire, lo ribadiamo, consiste invece nel sollevare gli uomini dalla pressione a mantenere la famiglia (facendo sì che donne e uomini sentano la stessa urgenza di fare carriera), nel dare agli uomini congedi di paternità identici a quelli di maternità (unico modo per eliminare le discriminazioni nelle assunzioni), e nel rimuovere l’obbligo a mantenere l’ex coniuge (spingendo così le divorziate inattive a lavorare invece di vedersi precipitare un assegno di mantenimento). Questo equilibrerebbe la situazione attuale, permettendo agli uomini di stare maggiormente in casa e alle donne di essere economicamente indipendenti quanto gli uomini.
Ci aiuterebbe a rimuovere finalmente questi dannati ruoli di genere.

Il grande errore di fondo dell’articolo de La 27esimaOra è invece il pretendere delle leggi “contestualizzate”, che ‒ tradotto ‒ vuol dire differenziate in base al genere. Ma la giurisprudenza e la sociologia dovrebbero essere tenute ben separate, poiché la società non potrà mai progredire finché ci saranno leggi a sbarrare la strada al cambiamento. Se la legge tiene conto dei ruoli di genere, finirà per legittimarli e rafforzarli; la parità (sociale, lavorativa) potrà arrivare solo se le leggi cominceranno a presupporla. È un sine qua non.
Una codificazione legale dei ruoli di genere come questa che loro chiedono è invece un’aberrazione che danneggerà tutti: in primis gli uomini, che si vedranno obbligati a pagare per le scelte delle partner (alle quali nessuno le aveva obbligate), e in secondo luogo le donne stesse, alle quali la società dirà “Ma tu prendi l’assegno di mantenimento apposta perché ci si aspetta che durante la vita matrimoniale sia tu a fare queste cose? Allora ti spetta farle davvero”.

È veramente assurdo che il femminismo stesso (le firmatarie dell’articolo sono femministe, ricordiamolo) non riconosca questo aspetto e, pur di fornire ad ogni donna privilegi nel qui ed ora, avvalli misure che alla lunga rafforzano i ruoli di genere invece di eradicarli.

 

Fonti:

[1] https://www.istat.it/it/files/2018/04/CS_Occupati-e-disoccupati_FEBBRAIO_2018.pdf?title=Occupati+e+disoccupati+%28mensili%29+-+04%2Fapr%2F2018+-+Testo+integrale+e+nota+metodologica.pdf

[2]
Suicidi per motivazioni economiche. Dati: 2012, 2013, 2014, 2015, 2016 (1° semestre). A cura di Link Lab (Laboratorio di Ricerca Sociale della Link Campus University).

http://linklab.unilink.it/wp-content/uploads/2016/07/Suicidi-crisi-1%C2%B0semestre-2016-NEW.pdf

[3]
Anno 2014. Le persone senza dimora. Istat, Caritas Italiana, fio.PSD, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 10 dicembre, 2015.
https://www.istat.it/it/files/2015/12/Persone_senza_dimora.pdf?title=Le+persone+senza+dimora+-+10%2Fdic%2F2015+-+Testo+integrale.pdf

[4] Warren Farrell. The Myth of Male Power: Why Men Are the Disposable Sex (Part One). New Male Studies: An International Journal, Vol. 1, Issue 2, 2012, pp. 4-33.

[5] OECD (2013). How’s Life? 2013: Measuring Well-being. OECD Publishing, pag. 114.

[6]
Straus, M. A. (2010). Thirty years of denying the evidence on gender symmetry in partner violence: Implications for prevention and treatment. Partner Abuse, 1(3), 332-362.

[7]
Leggasi i numerosi studi che abbiamo raccolto qui:
https://antisessismo.wordpress.com/2014/06/29/violenza-domestica-verso-gli-uomini-e-le-donne/
qui:
https://antisessismo.wordpress.com/2015/10/19/le-inesattezze-di-chi-attacca-lauren-southern/
qui:
https://antisessismo.wordpress.com/2016/06/03/no-la-violenza-sulle-donne-non-ha-conseguenze-piu-gravi-di-quella-sugli-uomini/
e qui:
https://antisessismo.wordpress.com/2017/06/29/perche-e-stupido-non-usare-la-parola-maschicidio/

[8] Leggasi: http://time.com/3222543/wage-pay-gap-myth-feminism/
E vedasi le numerose documentazioni riassunte in questi video: https://www.youtube.com/watch?v=BDj_bN0L8XM
https://www.youtube.com/watch?v=58arQIr882w