Donne in fabbrica in tempo di guerra e donne che supportano il conflitto armato

partigiane

Molte volte si sente dire che il fatto che le donne facessero i lavori degli uomini in tempo di guerra implicherebbe che le donne fossero oppresse in quel periodo tanto quanto gli uomini mandati a morire nel conflitto armato per colpa della leva esclusivamente maschile.
Alcuni hanno addirittura parlato di “poteri maschili che, terminati gli scontri, hanno ricacciato le donne dentro casa dopo che queste avevano retto il Paese lavorando negli uffici e nelle fabbriche durante le guerre, mentre i mariti erano al fronte”.

Peccato che, essendo la morte a seguito della leva obbligatoria un massacro che colpiva selettivamente gli uomini, un simile ragionamento equivarrebbe al dire che gli uomini, nel caso si trovassero a svolgere le mansioni delle femmine durante un massacro selettivo contro le donne, sarebbero vittime di questo massacro al pari di queste ultime. Tutto ciò, ovviamente, è assurdo.

In guerra, infatti, erano obbligati ad andarvi soltanto gli uomini, quindi la situazione più pericolosa spettava a loro, come testimonia il numero dei caduti e dei mutilati.
Mentre erano al fronte, qualcuno doveva necessariamente sostituirli nelle loro mansioni; una volta terminata la situazione di emergenza, chiaramente la società tradizionalista tornava in gran parte al suo assetto originario.

In tempi di pace il massimo pericolo lavorativo erano le fabbriche, e quindi erano gli uomini a lavorarci, in quanto sacrificabili. In tempi di guerra, il massimo pericolo diventava il conflitto armato stesso, perciò gli uomini venivano reclutati e qualcuno doveva evidentemente rimpiazzarli nelle fabbriche.

In questo senso, dunque, è improprio dire che le donne venissero “ricacciate” in casa alla fine del conflitto militare: le donne durante la guerra venivano protette da un pericolo maggiore, la guerra appunto, mentre durante i tempi di pace venivano protette dal pericolo del lavoro nelle fabbriche.

 

“Ma i lavori d’ufficio?”

I lavori d’ufficio e intellettuali, rispetto a quelli in cui viene impiegata la forza fisica, possono essere visti come una deviazione moderna: in origine (pensiamo ad esempio alla preistoria) praticamente tutti i lavori erano più o meno pericolosi, poi nel tempo se ne sono creati altri anche non pericolosi, ma sono rimasti gli uomini a farli proprio come retaggio.

Il rischio di questi ultimi, dei lavori cosiddetti non-pericolosi, era comunque rappresentato dal fatto che tramite essi si doveva mantenere la famiglia, obbligo che alle donne non toccava (ed erano invece loro ad usufruire del beneficio del mantenimento). Gli uomini quindi, anche tramite questi lavori non-pericolosi, erano meno tutelati perché economicamente non li manteneva nessuno e ciò dunque implicava una forma di rischio che le donne invece non correvano.

In questo senso, la moglie che assume il ruolo del marito quando lui va al fronte prende quel rischio minore (il mantenere economicamente qualcuno, in questo caso se stessa), mentre al marito spetta il rischio assai maggiore (la possibilità di morire in guerra). Questo rispetta appieno il binomio libertà maggiore – tutela minore che veniva assegnato agli uomini e tutela maggiore – libertà minore che veniva affibbiato invece alle donne.

Inoltre anche in periodo di pace l’assetto del tradizionalismo opprimeva entrambi i sessi: non erano infatti solo le donne ad essere “ricacciate” in casa, ma anche gli uomini ad essere “ricacciati” nel loro ruolo di lavoratori e mantenitori obbligati a sostenere economicamente le proprie mogli.

 

Non è vero che la guerra è un rischio maggiore per gli uomini, perchè le donne sono la maggior parte dei civili uccisi!

Questa è una falsità bella e buona.

Gli uomini adulti sono stati, secondo un report del 2015 delle Nazioni Unite, il 70% delle vittime civili in Afghanistan. Il restante 30% non include solo le donne, ma sia donne che bambini che bambine.
Qui per maggiori informazioni: https://hombresgeneroydebatecritico.wordpress.com/2015/08/15/las-victimas-civiles-en-afganistan-como-naciones-unidas-discrimino-a-los-hombres-otra-vez/

Questi dati sono confermati da Emergency, che parla delle vittime donne e bambini dicendo che sarebbero pari a circa un terzo (sottintendendo perciò che gli uomini siano i due terzi): http://www.emergency.it/afghanistan/2013-in-aumento-le-vittime-civili.html

Anche Medici Senza Frontiere riporta numeri simili:
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2015/06/29/news/afghanistan_decine_di_feriti_curati_dopo_i_pesanti_combattimenti_nella_provincia_di_kunduz_un_terzo_sono_donne_e_bambini_-117916417/

Parlando più in generale e non solo dell’Afghanistan, diversi studi, tra cui alcuni che si basano su dati delle Nazioni Unite, mostrano che le vittime civili delle guerre sono in prevalenza uomini:
http://www.feministcritics.org/blog/2007/10/25/are-the-vast-majority-of-war-victims-unarmed-civilians/

Ulteriori numerose analisi delle fonti ufficiali dimostrano che gli uomini siano la stragrande maggioranza dei civili uccisi in guerra:

http://www.feministcritics.org/blog/2006/09/08/are-80-of-war-victims-women-and-children/

http://www.feministcritics.org/blog/2006/09/13/evolution-of-a-myth-more-on-that-80-figure/

http://www.feministcritics.org/blog/2006/09/16/what-the-icrc-really-tells-us-about-war-casualties/

https://www.cambridge.org/core/journals/international-organization/article/women-and-children-first-gender-norms-and-humanitarian-evacuation-in-the-balkans-199195/416E848849B8C92DBB571D4855F7BFEB

E infine report internazionali mostrano che vi sono da 1,3 a 10 volte più morti dirette civili maschili rispetto a quelle femminili:
http://politicalviolenceataglance.org/2013/07/11/male-victimhood-in-armed-conflict/

 

La guerra è intrinsecamente una colpa maschile, perciò non facciamo finti vittimismi! Il conflitto armato si lega intrinsecamente con un culto del corpo maschile e della forza fisica! Gli uomini ricavavano una gloria duratura nel caso di vittorie in campo bellico!

In realtà il culto del corpo maschile (pensiamo ad esempio all’arte greca) era probabilmente legato alla sua utilità per la comunità. A cosa “serviva” un corpo maschile, secondo la società? A proteggere.

L’uomo veniva rappresentato – e perciò ci si aspettava da lui che fosse – alto, forte e muscoloso (qualità legate alla maggiore prestanza fisica e quindi alla possibilità di essere sfruttato per la protezione), o almeno un bravo ed eroico soldato, che avrebbe difeso la sua donna o la Patria (cioè “donne e bambini”, visto che erano costoro che rimanevano a casa) anche a costo della sua stessa vita.

Perciò questa esaltazione della bellezza maschile, come anche l’aspirazione ad un’astratta gloria post-mortem in generale, non erano altro che degli inganni per convincere gli uomini ad adempiere al proprio ruolo.

L’appellativo di “eroe” è dunque molto simile a quello di “angelo del focolare”, per cui è ipocrita che nel caso degli uomini si veda questa come una grande “esaltazione”, mentre per le donne una “riduzione”. Si tratta in entrambi i casi di semplici inganni imposti dalla società – e spesso interiorizzati – per spingere le persone ad aderire alle aspettative di genere.

Come dice Warren Farrell: “La più grande barriera che impedisce agli uomini di guardare dentro di sé è costituita da quell’aver insegnato loro a definire potere ciò che qualsiasi altro gruppo definirebbe impotenza. Non parliamo di sessismo per «l’uccisione di uomini»; parliamo piuttosto di «gloria». Non parliamo di olocausto nel caso di un milione di uomini ammazzati o mutilati nel corso di una sola battaglia durante la prima guerra mondiale (la battaglia della Somme[2]); parliamo di «servire la patria». Non definiamo «assassini» coloro che scelgono soltanto gli uomini perché vadano a morire. Sono «elettori».”

L’idea che, visto che la guerra era considerata un’arte e portava gloria, allora non era uno svantaggio, ha poi ben poco senso.

Proviamo ad esempio a traslare questo pensiero con il lavoro domestico:
Visto che il lavoro domestico era considerato un bene e portava i plaudi della società, allora non era uno svantaggio.

Se infatti diciamo che il chiamare “eroe” un uomo per convincerlo a lottare e a mettere a repentaglio la sua vita annulla tutti gli svantaggi del morire quasi sicuramente (ricordiamo che parliamo di un’epoca pre-antibiotici, per cui anche una piccola ferita poteva portare alla morte, se non si veniva uccisi direttamente), a maggior ragione, il chiamare una donna “angelo del focolare” per convincerla a stare a casa annulla tutti gli svantaggi del badare alla casa.

O è così per entrambi o non è così per nessuno. Tertium non datur.

 

Sono gli uomini che si spingono a fare gli eroi, che si auto-discriminano, le donne non appoggiano minimamente l’eroismo maschile!

Peccato che numerosi studi dicano il contrario. Uno realizzato dall’Università di Southampton ha presentato a 92 donne diversi modelli di uomo, dagli sportivi agli affaristi, e il più apprezzato è risultato proprio l’eroe di guerra. Anche uno studio successivo realizzato in Olanda dagli stessi ricercatori, stavolta su 159 donne, ha prodotto risultati simili. Addirittura l’eroismo sul campo di battaglia è risultato più apprezzato che quello in zone di disastri naturali.
Tutto questo, quando parliamo delle chance di sopravvivenza nel passato, ha molto senso. Un uomo pronto a sacrificarsi in battaglia significava più protezione, e in un mondo ostile quale era quello antico o preistorico non era un vantaggio da poco, considerando anche la ridotta mobilità femminile dovuta alle frequenti gravidanze.

[Fonte: Hannes Rusch, Joost M. Leunissen, Mark van Vugt. Historical and experimental evidence of sexual selection for war heroism. Evolution and Human Behavior 2015, 36(5): 367-373.]

 

Ok potranno aver appoggiato l’eroismo, ma le donne non hanno mai appoggiato la guerra, che è stata intrapresa esclusivamente da uomini! Se ci fossero più donne al potere ci sarebbero meno guerre!

In realtà le donne hanno appoggiato politiche di guerra e governi distruttivi o comunque che sicuramente non si prefiggevano scopi umanitari: pensiamo ad esempio al fatto che le analisi sul voto femminile nella Germania degli anni ’20 e ’30 hanno appurato che il ruolo dell’elettorato femminile nell’ascesa del Partito Nazista fu tanto importante quanto quello maschile.

[Fonte: Helen L. Boak. “Our Last Hope”; Women’s Votes for Hitler: A Reappraisal. German Studies Review, Vol. 12, No. 2 (May, 1989), pp. 289-310.]

 

Un altro esempio di appoggio femminile ai conflitti armati è sicuramente “La Campagna delle Piume Bianche”:
Il Regno Unito fu uno dei pochissimi Paesi che permetteva l’obiezione di coscienza alla leva militare in tempo di guerra. La “Campagna delle Piume Bianche” fu un’iniziativa promossa da gruppi di donne britanniche che distribuivano, durante la Prima Guerra Mondiale, piume bianche ai giovani che non indossavano la divisa per umiliarli pubblicamente accusandoli di codardia, spingendo così moltissimi uomini a partire a morire ammazzati.

[ Per maggiori informazioni: https://hombresgeneroydebatecritico.wordpress.com/2013/05/16/las-plumas-blancas-hombria-guerra-y-coaccion-femenina/ ]

 

Infine, anche se spesso si pensa che gli Stati guidati da donne siano meno inclini al conflitto di quelli guidati dagli uomini, ciò non è supportato da prove. Alcuni ricercatori, per approfondire la questione, hanno esaminato le politiche di guerra in Europa tra il XV e il XX secolo. In questo periodo le donne avevano più possibilità di acquisire il ruolo di monarca se il precedente non aveva un figlio maschio o se aveva una sorella che poteva seguirgli come succeditrice. E’ stato notato che, in questo intervallo di tempo, le regine avevano più possibilità di dichiarare guerra rispetto ai re. Infatti, analizzando 28 regni europei guidati da regine dal 1480 al 1913, i ricercatori hanno trovato una percentuale del 27% in più di possibilità di dichiarare guerra quando una regina era a capo rispetto a quando regnava un re.

[Fonte: Oeindrila Dube, S.P. Harish. Queens. National Bureau of Economic Research, April 2017, Working Paper No. w23337. ]

 

Come abbiamo visto, dunque, le donne in fabbrica non erano oppresse quanto gli uomini che andavano a morire in guerra, gli uomini sono la maggioranza dei civili uccisi, l’esaltazione del corpo maschile e la gloria sono inganni sociali (al pari del costrutto di “angelo del focolare” femminile) costruiti dalla comunità per poter spingere gli uomini a difenderla, e le donne supportano l’eroismo e la guerra (almeno) quanto gli uomini.

Perciò, in ultima analisi, possiamo dire che la guerra è responsabilità delle donne perlomeno quanto lo è degli uomini.

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