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Cavalleria e rimanenze di tradizionalismo nelle relazioni etero (Parte I)

Cavalleria e rimanenze

Recentemente un mio amico bisessuale mi ha confessato che secondo lui le relazioni omo sono “più comode”: gli uomini sono più protettivi, fanno la prima mossa anche loro, ti accompagnano a casa anche loro, non si aspettano la cena pagata e tollerano le tue insicurezze, eventuali sbalzi di umore, instabilità o debolezze senza che ciò ti “demascolinizzi” ai loro occhi o faccia perdere loro interesse nei tuoi confronti.

Da uomo gay non ho mai fatto attenzione a queste cose, forse perché per me sono la normalità e ho sempre potuto dare per scontato che la reciprocità fosse lo standard, la situazione di default in ogni rapporto sano. Faccio fatica a immaginare che la maggioranza della gente ritenga invece che in una relazione etero certi atteggiamenti debbano essere a senso unico, ma evidentemente è così.

L’unico scorcio diretto a questo “strano mondo” che sono le dinamiche relazionali etero l’ho avuto tramite una mia amica che mi ha raccontato, soddisfatta (mai reazione fu più inappropriata di questa!), che in passato due amici a cui aveva dato segnali di interesse avevano litigato “per lei”. Una simile reazione felice e anzi fiera mi era sembrata non solo fuori luogo, ma oserei dire antisociale: qualunque persona, vedendo rapporti di amicizia di lunga data incrinarsi per colpa sua, dovrebbe vergognarsi ed agire per ripararli, non compiacersene dicendo “wow che romantico!”.

Il problema di fondo, secondo me, è che la gente dovrebbe pensare a sé e al/la proprio/a partner come persone e non come ruoli, aspettandosi le stesse cose dall’altro/a indipendentemente dal suo genere. I ragazzi dovrebbero essere trattati esattamente come le ragazze, e questo da parte di tutti, sia da ragazzi gay che da ragazze etero. Non ha senso pensare che solo nel mondo gay ci si debba aspettare protezione e reciprocità: sono cose che un uomo dovrebbe ricevere tanto se va con un altro uomo quanto se va con una donna!

Mi rendo però conto che se si è dello stesso sesso il fattore “aspettative di genere” scompare, cosa che non avviene nelle relazioni etero dove invece queste catene che sono i ruoli di genere sono ancora fortemente dominanti.

A mio avviso un uomo bi non dovrebbe aspettarsi di “lasciare queste catene” quando va con un uomo e di “riprenderle” quando va con una donna. Tutti, non solo gli uomini, dovrebbero trattare gli uomini come persone e non come bancomat viventi o protettori.

È assurdo che ancora oggi sia tabù che un ragazzo chieda protezione a una ragazza ma che viceversa sia la norma. Invito pertanto tutti i ragazzi, al primo appuntamento o successivi, a dire frasi come “mi sento protetto quando sto con te” o “mi piace sentirmi così vicino a te, mi sento come se mi proteggessi”. Osservate le reazioni, e se l’altra persona reagisce male allora invito tutti a scaricarla.
Se si desidera che gli altri ci trattino come esseri umani, bisogna necessariamente scartare chi non lo fa. Non possiamo pretendere che questa cosa poi cambi in automatico, né ha senso lamentarsene quando abbiamo accettato l’atteggiamento dell’altro.

Facciamo un discorso con la nostra potenziale partner, in cui esprimiamo che a nostro avviso:

  • la protezione dev’essere un atteggiamento reciproco, e non unicamente maschile;
  • in caso di pericolo (aggressioni, furti, risse, ecc.) dunque un uomo deve essere protetto, difeso e soccorso dalla propria partner quanto lei da lui, senza sacrifici unidirezionali;
  • un uomo deve essere riaccompagnato a casa dalla propria partner tanto spesso quanto lui riaccompagna lei;
  • un uomo deve avere il diritto ad aprirsi alle proprie debolezze, sbalzi di umore, insicurezze, senza che ciò lo renda “meno uomo” agli occhi di una donna;
  • la “prima mossa” e il “provarci” devono diventare appannaggio delle donne quanto attualmente lo sono degli uomini;
  • l’altezza, i muscoli o la dimensione dei genitali non devono essere fattori rilevanti nella scelta del partner quanto non deve esserlo la grandezza del seno per selezionare le donne;
  • le donne devono pagare la cena agli uomini tanto spesso quanto avviene il contrario; nel caso non si voglia pagare la cena ad altri, non si deve pretendere che venga pagata a sé stessi;
  • nel caso di convivenza, un uomo in difficoltà economiche deve avere la stessa possibilità di una donna nelle stesse condizioni di poter essere mantenuto dalla partner e dedicarsi ai lavori di casa come casalingo, smantellando l’idea dell’uomo come obbligato ad essere breadwinner e della donna come unica a poter diventare casalinga o a essere mantenuta.

cavalleria provider

Nuovamente: se l’altra parte rifiuta queste condizioni, 2 di picche e arrivederci. Come ci si può lamentare di non essere trattati da esseri umani se accettiamo che l’altra parte declini le conditio sine qua non perché ciò sia possibile?

cavalleria essere umano

NB: Qualcuno potrebbe obiettare che il post, indicando un maggiore svantaggio da parte degli uomini etero rispetto agli uomini gay nelle relazioni, lascerebbe intendere che gli uomini etero siano più “oppressi” rispetto ai gay. In realtà è l’esatto contrario: è proprio in virtù di questa maggiore libertà dalle aspettative di genere, di questo potenziale di liberazione maschile presente nelle relazioni omo, che tali relazioni sono state reputate pericolose e da sopprimere. È proprio perché la società non voleva darla vinta così facilmente agli uomini, permettendo loro di fuggire – mediante rapporti con altri uomini – dalle aspettative di genere a loro imposte, che l’omosessualità è stata duramente contrastata, soprattutto e con maggior vigore quella maschile.
Le relazioni omosessuali permettono alle persone di “scappare” dai loro ruoli, e proprio perché un uomo che si sottraeva al suo ruolo di genere, che era quello di proteggere e mantenere unilateralmente una donna, rappresentava un affronto ben più grande per il sistema tradizionalista del sottrarsi di una donna (che sfuggendo al proprio ruolo aveva come effetto collaterale soltanto quello di non lasciarsi mantenere, che è meno grave rispetto al rifiutarsi di mantenere qualcuno che, secondo i dettami della società, avrebbe il diritto a essere mantenuto), l’omosessualità maschile è stata avversata molto più duramente di quella femminile. Proprio per evidenziare questa maggiore discriminazione degli uomini gay è stato coniato il termine omo-misandria, che riassume così la loro doppia oppressione sia in quanto uomini che in quanto gay. Per maggiori approfondimenti in merito, è possibile leggere il nostro articolo a (questo link).
È dunque evidente che in questo post non si stia postulando alcuna oppressione degli etero o fantomatiche “eterofobie”. Gli uomini etero sono sì oppressi, ma in quanto uomini e non in quanto etero.

[A.]

+++ Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi continuare la lettura, qui trovi la seconda parte: [LINK] +++

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