Intervista a Santiago Gascó Altaba, autore del libro “La grande menzogna del femminismo”

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  1. “Un’opera titanica di contro-narrazione della Storia e dell’attualità” recita la retro copertina. Un’opera vasta?

Necessariamente. I protagonisti dell’opera sono il femminismo e, naturalmente, il suo antagonista, il patriarcato. Cos’è il patriarcato? Per esplicita ammissione, il patriarcato è ovunque ed “è tutto”: la Storia, la psiche, la politica, il sesso, l’amore, la famiglia… Chi vuole discutere di femminismo è dunque obbligato a discutere di “tutto”.

  1. C’è un punto di partenza?

Il punto di partenza è la definizione del termine femminismo. E non è un punto di poco conto. È un punto fondamentale. Solo una corretta comprensione e definizione del termine femminismo permette di addentrarsi oltre, di analizzare criticamente quel “tutto” appena accennato mediante una selezione accurata tra infiniti argomenti: Adamo ed Eva, la caccia alle streghe, il suffragio universale, le quote rosa, la violenza di genere, il sessismo nella lingua, l’eterno femminino, l’aspettativa di vita, le torture, i suicidi, il matrimonio, …

  1. Cos’è il femminismo?

Cosa non è il femminismo? È più facile iniziare al contrario.

Intanto il femminismo non è parità. Tutti i dizionari del mondo (tutti!) associano il termine femminismo al termine parità. La parola parità è presente in tutte le definizioni, parità di diritti (non di doveri!).

Il femminismo sarebbe il movimento che lotta per l’equiparazione dei diritti delle donne ai diritti degli uomini.

Il femminismo non sarebbe il movimento che lotta per l’equiparazione dei diritti degli uomini ai diritti delle donne.

Trovate qualcosa di paritario nelle due premesse soprastanti? La parità si definisce per sé, senza bisogno di qualifiche. Quando è necessario specificare il “tipo di parità” – delle donne verso gli uomini, non degli uomini verso le donne –, allora non è più parità.

L’incontro di Seneca Falls negli Stati Uniti nel 1848 segna, per la maggior parte delle storiche femministe, la nascita del movimento femminista associativo. Da quella data fino ad oggi è trascorso più di un secolo e mezzo e centinaia di migliaia di iniziative, campagne, rivendicazioni, manifestazioni del movimento femminista a favore dei diritti delle donne. Dal 1848 fino ad oggi, quante sono state le iniziative, campagne, rivendicazioni o manifestazioni del movimento femminista a favore esclusivo di un qualsiasi diritto dell’uomo? Voi ne conoscete qualcuna? Allora, dove risiede la parità?

(Menzione a parte, in questi ultimi anni, meritano i permessi di paternità. Introdotti per richiesta anche da una parte delle associazioni femministe, ad esempio in Spagna, le loro intenzioni non erano quelle di parificare i diritti ma, per esplicita ammissione, si cerca di decostruire l’uomo patriarcale, s’incoraggiano le cure domestiche per favorire lo sviluppo professionale delle donne).

  1. Se ho capito bene, il femminismo sarebbe la dottrina che stabilisce che gli uomini non hanno bisogno di diritti perché li hanno già conquistati tutti?

Sì, ma manca ancora un altro pezzo nella comprensione del termine femminismo.

Oggi il femminismo, come il patriarcato, è “tutto”. Molte storiche femministe hanno augurato esplicitamente la distruzione delle religioni, oppressive e patriarcali, eppure esistono anche la teologia femminista e le femministe teologhe. Per la dignità del corpo delle donne manifestano a braccetto suore e prostitute, tutte femministe. Nella storia del femminismo e ancora oggi ci sono femministe regolamentariste e femministe abolizioniste della prostituzione, femministe con velo e femministe anti-velo, femministe abortiste e femministe anti-abortiste, pro-sufragio femminile e anti-sufragio femminile, comuniste e borghesi, nudiste e pudiche, socialiste e capitaliste, femministe dell’eguaglianza e femministe della differenza, … Al di là dell’esistenza di qualsiasi programma razionale e articolato, tutte si dichiarano femministe.

Di questa eterogeneità abbiamo tutti conferme, quando nelle interviste, le stesse femministe, per giustificare posizioni contrapposte o comportamenti non condivisi, affermano che esistono “molti femminismi”. Anche la stessa storiografia femminista è divisa in ondate diverse (tre o addirittura quattro, secondo le fonti che si adoperano), e, malgrado le proprie contraddizioni in alcuni casi anche interne, tutte si dichiarano femministe.

Questo permette a tutti di avvicinarsi al femminismo in maniera confortante, aderiamo a quello che ci compiace e scartiamo quello “sbagliato”. “Io sono femminista della prima ondata, io invece femminista della terza ondata, io sono femminista abolizionista, io invece femminista liberale…”. Tutti femministi e tutti contenti.

  1. Un femminismo alla carta?

In pratica sì. Siamo di fronte a un grossolano gioco ermeneutico, una semplice creazione di sistemi o gruppi di linguaggio ma anche di valori, che ci permette a tutti di poter scegliere tra un femminismo conveniente e uno sconveniente. All’interno di questo gioco esiste sempre un femminismo corretto, un “femminismo moderato” e un femminismo sbagliato, un “femminismo radicale” o violento.

In questa maniera il termine Femminismo è sempre in salvo, inattaccabile, perché ci sarà sempre un femminismo conveniente, un “femminismo buono”.

Questa è una grande sciocchezza.

Le ideologie non si giudicano per la loro applicazioni, ma per i loro pochi dogmi, fondamentali, intorno ai quali aderiscono tutti gli accoliti. Non esiste un nazismo buono e uno cattivo, un comunismo buono e uno cattivo, un suprematismo bianco buono e uno cattivo, … Sono le ideologie, in toto, con i suoi dogmi, che sono buone o cattive.

Dopo questa lunghissima premessa, ritorniamo alla domanda: « cosa accomuna Lagarde o la Clinton alle attiviste del festival antisistema “Femminismo grasso, postporno e punk”? »

  1. Infatti, cosa accomuna la femminista Christine Lagarde, Direttore del Fondo Monetario Internazionale, e le femministe antisistema?

Siamo nel cuore della questione. Quale dogma comune spinge tutte queste donne a dichiararsi femministe e compagne di lotta? Io l’ho chiamato Principio Assiomatico Assoluto. Mi permetto di usare qualche frase del mio libro: « Tutto il movimento di liberazione è basato sull’assunto che la donna sia oppressa e che sia l’uomo a opprimerla. Su questo binomio, “donna-vittima/uomo-carnefice”, incisivo e chiaro, è stato eretto il più importante e influente edificio ideologico dell’ultimo mezzo secolo. Possiamo denominarlo “Principio Assiomatico Assoluto” »

Questo Principio Assiomatico Assoluto è una costante nella dottrina femminista, in ogni rivendicazione, in ogni manifestazione: donna vittima, uomo colpevole. Dunque, il femminismo si può definire molto più correttamente come “ideologia che promuove la liberazione delle donne dagli uomini” che come “ideologia che promuove la parità”.

Il mio lavoro vuole vagliare criticamente questo Principio che ci assegna il ruolo di vittima o di carnefice a seconda del sesso. Ma questo Principio è troppo generico per essere vagliato. A questo punto ho individuato quattro dogmi femministi più specifici e da questi è iniziata la mia disamina.

  1. Quali sono questi quattro dogmi?

« Primo dogma: Nel corso di tutta la Storia e in tutte le società la donna ha vissuto oppressa dall’uomo sotto una struttura sociale denominata patriarcato. La donna è la vittima della Storia, l’uomo il suo oppressore.

Secondo dogma: Attualmente la donna continua a subire discriminazione e oppressione, frutto di una eredità e di una struttura storica, che la colpisce in ogni ambito, in ogni attività e in ogni paese del mondo. Il dominio maschile è esercitato tanto nell’ambito sociale – la chiesa, la scuola, lo stato – come nell’unità domestica. Oggigiorno la donna è la vittima, la società maschilista il suo oppressore.

Terzo dogma: Femminismo dell’uguaglianza. Donna non si nasce, si diventa. Il sesso (il corpo) si eredita, il Genere (la psiche) si costruisce. Le strutture mentali femminili sono un prodotto dell’educazione storica (patriarcato) e sociale. È necessario destrutturare le “costruzioni sociali patriarcali” (famiglia, religione, scienza, linguaggio).

Quarto dogma: Femminismo della differenza. In molti ambiti è connaturata nella donna una superiorità intellettuale e comportamentale rispetto all’uomo, principalmente nell’ambito morale. Lo status di vittima storica dell’oppressione maschile attribuisce di fatto alla donna una superiorità morale ontologica. »

  1. Come possiamo essere certi che questi dogmi riescano a determinare con precisione l’essenza della dottrina femminista?

Tanto l’esistenza di questo Principio Assiomatico Assoluto quanto quella dei quattro dogmi è supportata da numerose citazioni esplicite femministe, molte delle quali provengono dal femminismo storico.

  1. Infatti, il libro contiene un numero impressionante di citazioni e riferimenti testuali.

Circa 6.000 nell’opera completa. L’opera è divisa in due volumi. Il primo volume tratta il Principio Assiomatico Assoluto e il Primo Dogma. Il secondo gli altri tre dogmi e le conclusioni. Tutta l’opera è approcciata da un punto di vista prevalentemente storico, ma non solo, dove si alternano di continuo prima il testo discorsivo e successivamente le citazioni e i riferimenti che lo riguardano.

Il motivo che mi ha spinto ad adoperare testualmente le citazioni è semplice.

Oggigiorno il femminismo è la dottrina dominante, nelle istituzioni, nei media, nelle scuole. La mia posizione è che il femminismo è un’ideologia deleteria, e questa è una posizione controcorrente e molto politicamente scorretta. Molte delle mie posizioni controverse si basano su citazioni femministe, perfettamente verificabili. Chi se la prende con me, se la deve prendere anche con Simone de Beauvoir, Kate Millett, Germaine Greer, Phyllis Chesler, Juliet Mitchell, Mary Wollstonecraft, Christine de Pizan, …

  1. In che modo si vagliano criticamente gli argomenti specifici? È possibile fornire un esempio? Ad esempio, la caccia alle streghe.

Sì, lo vediamo però un’altra volta. Credo sia importante metabolizzare quanto è stato detto. Anche se un po’ lungo, definire e capire cosa è e cosa non è il femminismo credo sia il primo passo, determinante, per poter affrontare il mondo “femminista” in maniera critica così come le femministe affrontano ogni giorno in maniera critica il loro mondo “patriarcale”. Grazie!

  1. Grazie per aver risposto al nostro invito.
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