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Anche le donne stuprano. Ecco come

Molti tradizionalisti accusano il femminismo di aver “mascolinizzato le donne e femminilizzato gli uomini”. In realtà, vedendo gli articoli delle femministe, sembra proprio che non sia così, infatti l’uomo non è stato femminilizzato affatto: non è protetto né tutelato come le donne, non esistono campagne in difesa degli uomini vittime di violenza, e i ruoli di un tempo sono stati superati solo per le donne, ma non per gli uomini. Le donne possono scegliere tra lavorare e stare a casa, ma gli uomini ancora non possono stare a casa e sono ancora obbligati dalle norme sociali a lavorare. Similmente, nell’ambito della violenza, le donne possono essere considerate indipendenti, “strong and independent women” che non hanno bisogno dell’aiuto degli uomini, ma al tempo stesso nessuno nega loro l’aiuto in caso di violenza subita. Agli uomini, al contrario, viene negato ogni aiuto se vittime di violenza domestica o sessuale. E’ quindi evidente come l’uomo non sia mai stato femminilizzato, e anzi, l’avrei nettamente sperato. Au contraire, la donna può assumere ogni ruolo, maschile e femminile, mentre l’uomo non è stato liberato e ancora è limitato al suo ruolo di genere maschile (un esempio lampante è il numero quasi nullo di casalinghi e la preponderanza degli uomini tra i suicidi per motivi economici e senzatetto, fenomeni questi che non sarebbero a maggioranza maschile se gli uomini potessero rimanere a casa in caso di mancanza di lavoro).

L’articolo che vedremo oggi, nello specifico, è un articolo femminista che riprende proprio le classiche tesi tradizionaliste contro la possibilità degli uomini vittime di stupro: la forza fisica, la pericolosità del girare per strada (specialmente vicoletti bui) solo per le donne, e l’erezione.
Questo stesso modo di pensare è così identico al tradizionalismo (che il femminismo erroneamente chiama “maschilismo”, quando un sistema che opprime gli uomini quanto le donne non ha senso che venga chiamato così) che mostra quanto sia evidente che il femminismo è l’erede del tradizionalismo: ha liberato le donne dai loro ruoli ma mantenendo gli uomini nei loro. Ha tolto gli svantaggi per le donne, ma per gli uomini è semplicemente un’altra forma di tradizionalismo.

Il collegamento con il tradizionalismo è che non è nemmeno necessario parlare di patriarcato (tipico costrutto femminista) per far pensare il lettore che lo stupro sia a maggioranza maschile; addirittura il patriarcato sembra diventare una conseguenza della maggiore forza maschile, vista come quella che “sottomette le donne”. Il femminismo quindi costruisce il suo costrutto identitario (la teoria del patriarcato) sopra l’essenzialismo di genere, sopra al determinismo biologico di origine tradizionalista.

Leggiamo infatti in “Può esistere lo stupro di una donna su un uomo?” del blog femminista Abbatto i Muri:

“Prende di mira un uomo di un metro e ottanta (anche di un metro e settanta se volete) come minimo e poi cosa fa? Lo insegue? […] Lui dice no e lei che fa? Come lo immobilizza e lo trascina in un luogo non frequentato?”

Come è evidente, qui si fa riferimento alla forza fisica in maniera essenzialista, come se fosse l’elemento cardine per permettere una violenza. L’aspetto psicologico della persona non esiste. Eppure sappiamo tutti che esistono persone anche molto alte, molto forzute, che non farebbero del male a nessuno, e persone basse o con poca forza che possono fare molto, molto male.
Noi rifiutiamo l’idea che la forza fisica sia l’origine della violenza, anche perché noi umani come specie dominiamo il pianeta, e non siamo assolutamente la specie più forzuta del mondo. Esistono maniere tramite cui questa piccola creatura che è l’essere umano ha potuto sovrastare bestie feroci molto più grandi e forti di lui. In che modo? Tramite gli oggetti, tramite armi proprie ed improprie, e tramite la dominazione. La dominazione non è una questione di forza, ma di volontà di predominio.

Poco ci puoi fare con la forza fisica se non sai usarla, se non hai sangue freddo, se sei scoordinato, se non sai rispondere in maniera immediata o se hai il “difetto” di considerare i tuoi aggressori come esseri umani nel momento in cui devi reagire.
Moltissimo dipende dalla forza psicologica, che è una caratteristica individuale e non di genere.

Sebbene sia vero che le donne hanno più paura degli uomini delle aggressioni, questo riguarda il pericolo potenziale. Quando il pericolo diventa effettivo, la reazione, comune a entrambi, è di freezing.
Come fai a sapere se avrai o no una reazione di freezing nel momento in cui ti puntano contro una lama?
A maggior ragione considerando che il freezing non sembra essere un’eccezione, ma la norma: nei casi di stupro sugli uomini addirittura l’87% non resiste all’attacco perché congelato dalla paura e dallo shock. Persino l’aver svolto un qualsiasi tipo di allenamento al combattimento o alle arti marziali prima dell’attacco non influenza il risultato.
[ Walker J, Archer J, Davies M. Effects of rape on men: a descriptive analysis. Arch Sex Behav. 2005 Feb;34(1):69-80.]

Se quindi ti freezi, a cosa ti serve la maggiore forza fisica? Cosa ci fai?

A maggior ragione, l’importanza della forza fisica diventa risibile quando vengono usate le armi.
Infatti le donne impiegano maggiormente oggetti o armi proprie o improprie rispetto agli uomini per sopperire alla minore forza fisica nell’aggressione contro gli uomini in ambito domestico. Simili strategie possono logicamente essere estese nell’ambito della violenza sessuale, quando effettuata con modalità che implichino la forza fisica.
Citiamo ad esempio McLeod, che, esaminando un insieme di dati di 6200 casi di violenza contro il coniuge nell’area di Detroit nel 1978-79, scoprì che gli uomini usavano armi il 25% delle volte mentre le donne le usavano l’86% delle volte (ciò significa che le donne compensavano la propria minore forza fisica usando un’arma, solitamente un oggetto domestico); il 74% degli uomini aveva riportato ferite e, tra questi ultimi, l’84% aveva necessitato di cure mediche. [McLeod M. (1984). Women against men: An examination of domestic violence based on the analysis of official data and national victimization data. Justice Quarterly, 1(2), 171–193.].
Inoltre, uno studio del 2004 sul Journal of Family Violence che comparava la gravità delle lesioni nei casi maschili e femminili di violenza domestica, fece notare come le donne usino maggiormente armi ed oggetti negli episodi di abusi sul partner e che ciò conduca a procurare ferite al proprio compagno altrettanto gravi di quelle fatte da uomini violenti verso le loro compagne. Cito:
“Contrariamente alla nostra ipotesi, non c’era differenza nella percentuale di donne e uomini che avevano inflitto livelli di lesione da grave a estremo ai loro partner (vedi Tabella II). Queste lesioni, che richiedevano attenzione medica, includevano contusioni, ossa rotte e ferite da coltello […] Così, quando le donne infliggevano lesioni gravi ai loro partner, nella maggior parte dei casi usavano un’arma o un oggetto. Al contrario, gli uomini che infliggevano questo stesso grado di lesione erano più propensi ad usare i loro soli corpi per assalire le loro vittime”.
[Busch, A. L., and Rosenberg, M. S. (2004). Comparing women and men arrested for domestic violence: A preliminary report. Journal of Family Violence, 19(1), 49-57.]

Il discorso sulla forza si rivela quindi l’ennesima razionalizzazione che inconsciamente siamo portati a fare per giustificare e perpetuare gli atavici schemi dell’uomo sacrificabile e della donna da proteggere.
Ruoli apparentemente tradizionalisti ma che il femminismo ci tiene a mantenere.
Per carità, poi è possibile che ci si creda realmente, ma sentirsi arbitrariamente Superman, o percepire l’altro sesso come tale, non gli conferisce alcun superpotere e porta invece ad esporlo al pericolo senza alcuna effettiva tutela o protezione.

Oltre ai soliti svantaggi che possono derivare dall’uso di armi, oggetti e attacchi a sorpresa, la normale reazione di freezing che è possibile avere in una colluttazione è in questo caso pesantemente aggravata dal doppio standard per cui “una donna non si tocca nemmeno con un fiore”. Questo può portare l’uomo a difendersi in modo blando ed inefficace, per paura di far male alla partner violenta, e anche per timore di subire conseguenze sociali e penali (molti studi hanno mostrato infatti che quando la violenza è reciproca, è lui ad avere le maggiori possibilità di essere arrestato [Koller, J. (2013). “The ecological fallacy” (Dutton 1994) revised. Journal of Aggression, Conflict and Peace Research, 5(3), 156-166.], e le sue affermazioni di aver agito per legittima difesa – qualora egli riesca ad ammetterlo – difficilmente vengono prese sul serio).

Ecco dunque evidenziato come:
– la violenza non dipende dalla forza fisica, ma dall’ambito psicologico;
le donne usano armi proprie e improprie per sopperire alla minore fiducia nella loro forza fisica, mentre gli uomini usano maggiormente il proprio corpo per via di una maggiore fiducia nella propria forza fisica, il che rende le conseguenze fisiche dell’aggressione da parte di una donna pari a quelle da parte di un uomo;
la reazione di freezing impedisce alla quasi totalità degli uomini, in caso di pericolo concreto e non solo potenziale, di usare la forza fisica per difendersi;
– l’empathy gap, il doppio standard per cui “una donna non si tocca nemmeno con un fiore” e la paura di passare per l’aggressore in caso di violenza subita, impediscono ancora di più un’eventuale reazione di un uomo alla violenza di una donna.

Torniamo adesso all’articolo e notiamo come lo scenario immaginato dall’autrice sia proprio il classico vicoletto buio e lo stupro effettuato da uno sconosciuto. Ma come? Non erano proprio le femministe a dire che gli stupri erano attuati in prevalenza da conoscenti? E adesso che fanno, visto che vogliono negare lo stupro sugli uomini fanno tornare in auge il mito dello stupro in mezzo alla strada?
Infatti è risaputo che le aggressioni in strada di solito, visto il rischio di essere scoperti o che qualcuno chiami la polizia, implicano un’azione rapida come una rapina veloce per poi fuggire via, un’uccisione o un’aggressione fisica il più breve possibile, e non qualcosa di facile da scoprire e che richiede molto tempo come lo stupro, che richiede la durata di un intero rapporto sessuale.
E anche in questo ambito, sono gli uomini che subiscono maggiori aggressioni (e omicidi) per strada.
[Schlack, R., Rüdel, J., Karger, A. & Hölling H. (2013). Physical and psychological violence perpetration and violent victimisation in the German adult population: results of the German Health Interview and Examination Survey for Adults (DEGS1). Bundesgesundheitsblatt Gesundheitsforschung Gesundheitsschutz, 56(5-6), 755-64.]

Infatti secondo numerosi studi, 2/3 degli stupri avvengono in spazi non pubblici, e più di 3/4 sono commessi da persone che la vittima conosce.
[Planty, M., Langton, L., Krebs, C., Berzofsky, M. & Smiley-McDonald, H. (2013). Female Victims of Sexual Violence, 1994-2010. Bureau of Justice Statistics.]

Dunque chiedersi come faccia una donna ad “abbordare la vittima” se uomo, è una domanda assai ignorante, visto che di norma gli autori di stupro conoscono già le loro vittime, e non si capisce perché quando le vittime sono uomini ciò dovrebbe essere diverso. Inoltre ogni interazione sociale può rappresentare per una stupratrice un modo per conoscere le sue potenziali vittime.

Continuiamo adesso con un’altra uscita ignorantissima. Cito:

“Come vuoi convincere il pene ad una erezione? Perché senza erezione lei non può farsi penetrare. Dunque? Lo manipola e trova zone erogene segrete?”

Solitamente avrei citato il come e il perché dell’erezione, ma voglio chiarire una cosa: lo stupro sugli uomini non necessita di un’erezione. Per illustrare meglio questo concetto, porterò l’esempio dello stupro effettuato da Amy Schumer, che ha violentato un ragazzo a cui l’erezione non è arrivata, ma spero che nessuno consideri quello che ha subito come qualcosa di diverso da una violenza sessuale.

Amy Schumer ha tenuto questo discorso al Gloria Awards and Gala dell’associazione femminista “Ms. Foundation for Women”. Vorrei porre attenzione sulla parte in cui la Schumer ha affermato: “io stavo qui, e volevo essere tenuta e toccata e sentita desiderata, nonostante tutto. Volevo stare con lui”.
Ecco, lei aveva capito che lui non era in grado di acconsentire davvero, non era in grado nemmeno di stare bene in piedi (infatti dice che cercava di guardarla “di lato, come uno squalo”) – al punto che successivamente, mentre lo fanno, lui si addormenta più e più volte e cade addirittura dal letto – ma lei se ne frega. Lei voleva “essere tenuta e toccata e sentita desiderata, nonostante tutto”. E questo anche facendo sesso con una persona che evidentemente non era in grado di acconsentire.

Riporto qui le parti salienti del discorso che fanno riferimento allo stupro:

“Finalmente, la porta si apre. E’ Matt, ma non davvero. Lui è lì, ma non veramente. La sua faccia è una specie di distorta, e i suoi occhi sembrano come se non si potessero concentrare su di me. In realtà sta cercando di vedermi di lato, come uno squalo. “Hey” urla, troppo forte, e mi dà un abbraccio, troppo forte. E’ fottutamente andato. […] Ma io stavo qui, e volevo essere tenuta e toccata e sentita desiderata, nonostante tutto. Volevo stare con lui. Ci immaginavo sul campus insieme, tenendoci per mano, dimostrando, “Guarda! Sono adorabile! E piaccio a questo ragazzo figo e più grande di me!”. Non posso essere la bambolina a forma di troll che temevo fossi diventata. […] Le sue dita si infilarono dentro di me come se avessero perso le chiavi lì dentro. E poi venne il sesso, e uso quella parola molto vagamente. Il suo pene era così soffice, sembrava come uno di quei cosi antistress che scivolano dalla tua mano? […] Iniziò a scendere su di me. E’ ambizioso, credo. E’ ancora considerato azzeccarci se il ragazzo cade addormentato ogni tre secondi e muove la sua lingua come un anziano che mangia la sua ultima farina d’avena? […] Lo scuotei per svegliarlo. “Matt, cos’è questo? Il suoundtrack di Braveheart? Puoi mettere qualcosa di diverso, per favore?” Si sveglia scontroso, cade sul pavimento, e striscia. […] Strisciò indietro nel letto, e provò a schiacciare a questo punto la sua terza palla nella mia vagina. Al quarto colpo, si arrese e si addormentò sul mio seno.

Questo non è stupro, forse? Anche se non c’è stata un’erezione? Sfido chiunque ad affermarlo. Questo è uno stupro. Su un uomo. E non è stata necessaria un’erezione per affermarlo.
E la sua stupratrice lo ha deriso pubblicamente per un’erezione che non è riuscito a sostenere, pur essendo cosciente che non era in grado di acconsentire per via del suo stato.

Per spiegare poi come sia possibile stuprare un uomo e quali meccanismi, oltre all’erezione, le stupratrici usano, ho stilato questo schemino, che cito:

“A chi dice che non è possibile che una donna stupri un uomo, spieghiamo noi in che modo è possibile:
1) ricatto o minaccia
2) alcol (ad esempio inducendo o approfittando di uno stato di alterazione alcolica tale che la persona non è in grado di dare il consenso)
3) droghe o farmaci
4) forza (sia fisica nel caso di maggiore massa che usando armi proprie o improprie nel caso di minore massa)
5) non rispettare il “no” dell’individuo e questi è freezato o per attitudine non reagisce (ma nemmeno dà il consenso) quando l’altra parte insiste e fa come le pare
6) come il #5 ma durante un rapporto già avvenuto, quando ad esempio si contratta di cambiare posizione e la vittima non consente ma l’altra parte va avanti comunque.

Se chiede invece in cosa consista, può essere:
1) stimolazione (orale, manuale o coadiuvata da sex toys) dei capezzoli
2) sesso orale (sia con sia senza erezione, sia di sé che dell’altra parte)
3) sesso manuale (mast..bazione all’altro e/o ricevuta, sia con sia senza erezione)
4) penetrazione vaginale con erezione spontanea
5) tentata penetrazione vaginale senza erezione spontanea
6) penetrazione anale con erezione spontanea
7) tentata penetrazione anale senza erezione spontanea
8) anilingus (sia ricevuto sia eseguito)
9) penetrazione ricevuta tramite dita, strapon, dildo, sex toys o altri oggetti
10) probabilmente molto altro, visto che il sesso è un argomento molto vasto, e quindi altrettanto vaste sono le possibilità di impiegarlo come strumento per fare violenza
.

Premesso dunque che non è necessaria l’erezione per parlare di stupro dato che è stupro anche il solo provare/maneggiare i genitali altrui senza il consenso dell’altro, numerosi studi hanno riscontrato che l’erezione è riflessogenica e che può avvenire anche in caso di rabbia, paura, terrore e altre emozioni sicuramente non positive.
In più c’è sempre la possibilità di far ingerire all’altro del viagra o farmaci simili.”

Anche altri femministi, rispondendo all’articolo originario, hanno evidenziato come gigolò e trans mtf nel giro della prostituzione riescano a fare sesso e ad ottenere erezioni anche con persone da cui non sono attratti e attratte. Cito:

Stefano scrive: “Certi maschi anche in caso di sottomissione e paura, con la stimolazione ripetuta possono ottenere un’erezione, le erezioni non sono semplici e uguali a tutti come sembra dire l’articolo.
Anche obbligarlo al sesso orale o inserendogli cose nell’ano è stupro, drogarlo o minacciarlo per sesso idem.
Non è detto che lei debba sottometterlo tutto il tempo con le sue mani, potrebbe anche riuscire legarlo o minacciarlo con tipo un coltello.
Ricordiamoci che gigolò e trans mtf nel giro della prostituzione la maggior parte delle volte fan sesso con gente che non gli attrae manco un po’ e riescono ad avere erezioni.”

E:

A chi dice che solo chi ha un pene può stuprare risponde Clare che dice: “//Solo chi ha un pene può stuprare// allora castrare gli stupratori funzionerebbe benissimo, mentre l’obiezione classica è che un violento castrato troverà altri modi per esercitare il suo desiderio di sopraffazione (oggetti, per dirne una?). Il nemico non è l’uccello, è il disprezzo per il consenso.”

Questo è un punto importante, il fatto che lo stupro non sia sinonimo di eccesso di desiderio sessuale, ma di sopraffazione dell’altro impiegando il sesso come mezzo. L’autrice invece cede proprio alla narrazione che lo stupro derivi da un approccio sessuale “standard”. Cito dal suo articolo:

“Prende di mira un uomo di un metro e ottanta (anche di un metro e settanta se volete) come minimo e poi cosa fa? Lo insegue? Gli dice “quanto sei bono, vieni con me che ti faccio vedere le stelle?”.”

E questa è una delle obiezioni principali alla simmetria di genere tra stupri uomo-su-donna e donna-su-uomo: l’idea che lo stupro segua il classico modo di funzionare del sesso normale. Molti si chiedono: “se gli uomini sono socializzati (o biologicamente portati, a seconda delle idee) a essere “cacciatori”, a fare più sesso, ad essere meno selettivi delle donne (la questione ipo/ipergamia), ad accettare di più un invito al sesso rispetto alle donne, come può esserci parità di violenza?”.

Questa idea però parte da un presupposto sbagliato: lo stupratore o la stupratrice come colui/colei che vuole sesso dalla sua vittima. In realtà se volesse solo sesso, non sarebbe uno stupratore: gli uomini che fanno molto sesso sono libertini, e l’essere libertini non porta a diventare automaticamente stupratori o a essere più propensi a diventarlo. Lo stupratore non cerca solo sesso: cerca sesso + voglia di controllare, dominare, umiliare o danneggiare l’altro. Quindi le volte in cui è in grado di appagare il bisogno di sesso sono meno “invitanti” ai suoi occhi rispetto alle volte in cui è in grado di appagare il bisogno di controllo e umiliazione dell’altro. Questo perché di fatto lo stupratore è un narcisista: non sceglie semplicemente in base all’attrazione fisica o psicologica, lo stupratore o la stupratrice scelgono in primo luogo in base alla possibilità di poter avere un dominio totale sull’altro, dominio questo espresso mediante la violenza. Mediante la violenza lo stupratore esalta sè stesso, vede sè stesso come potente, rafforza il suo narcisismo.

Che lo stupro sia correlato con il narcisismo è evidente da diversi studi. Ad esempio, secondo una ricerca del 2003, il narcisismo correlava positivamente con le credenze supportive dello stupro e negativamente con l’empatia verso le vittime di stupro, i narcisisti presentavano maggiore gradimento verso film che presentavano scene di stupro a seguito di scene di sesso consensuale ed erano maggiormente punitivi verso persone del sesso opposto che si rifiutavano di leggere loro ad alta voce passaggi testuali sessualmente eccitanti [Bushman, Brad J.; Bonacci, Angelica M.; van Dijk, Mirjam; Baumeister, Roy F. Narcissism, sexual refusal, and aggression: Testing a narcissistic reactance model of sexual coercion. Journal of Personality and Social Psychology, Vol 84(5), May 2003, 1027-1040.].

Un’ulteriore prova che mostra il collegamento tra volontà di nuocere mediante il sesso e stupro, e che non relega quest’ultimo a semplice “eccesso di desiderio sessuale” riguarda la castrazione. Difatti una review di diversi studi mostra che tra lo 0 e il 10% degli stupratori castrati reitera una violenza anche in questo stato, violenza che dunque non può essere più collegata a semplice desiderio sessuale [Weinberger LE, Sreenivasan S, Garrick T, Osran H. The impact of surgical castration on sexual recidivism risk among sexually violent predatory offenders. J Am Acad Psychiatry Law. 2005;33(1):16-36.]. Ci si aspetterebbe, se l’ipotesi “stupro come eccesso di desiderio” fosse vera, che il range di reiterazione dei soggetti non castrati fosse superiore al 10%, ma non è così: infatti il numero di stupratori NON castrati negli USA che reiterano è il 5,3%, perfettamente nella media di quelli castrati [Langan, P.A., Schmitt, E.L., & Durose, M.R. (2003). Recidivism of sex offenders released from prison in 1994. Bureau of Justice Statistics Special Report, November 2003, NCJ 198281. Washington, DC: U.S. Department of Justice.].

In aggiunta, uno studio che ha preso in considerazione i resoconti di 133 stupratori e 92 vittime riguardanti la motivazione dominante per gli stupri, ha trovato che tali crimini potevano essere distinti in “stupro di potere” (sessualità usata primariamente per esprimere potere) e “stupro di collera” (uso della sessualità per esprimere collera): non vi erano stupri in cui il sesso era la motivazione dominante, ma la sessualità era sempre a servizio di altri bisogni non sessuali [Groth AN, Burgess W, Holmstrom LL. Rape: power, anger, and sexuality. Am J Psychiatry. 1977 Nov;134(11):1239-43.].

Un’altra evidenza delle differenze tra stupro – ovvero una violenza consapevole – e un rapporto sessuale normale, è il fatto che esista una maggiore possibilità di essere nuovamente vittime (fenomeno chiamato “rivittimizzazione sessuale”) o di diventare autori di stupro (sebbene la maggioranza delle vittime non lo diventi) in caso di violenza sessuale subita, il che ci suggerisce che essa sia un pattern di interazione sessuale violenta, e non una semplice questione di “opportunità” , e che dunque i criminali, uomini e donne, cerchino una vittima, piuttosto che una persona disponibile al sesso, che probabilmente non troveranno altrettanto interessante ai loro occhi.

Quindi, come abbiamo visto, la questione domanda-offerta sessuale non si pone nel caso dello stupro, in quanto pattern di interazione sessuale violenta e non semplice sesso.

Per questo motivo una stupratrice, al pari di uno stupratore, troverà più attraente ai propri occhi:
– persone che non provano attrazione per lui/lei;
– pratiche sessuali a cui anche le persone che provano attrazione per lui/lei non aconsentono;
– fare sesso nei momenti in cui l’altro non ne ha voglia (momenti che – obiettivamente – esistono per tutti).

Il tutto al fine di aumentare il proprio narcisismo: forzare l’altra persona alimenta l’idea di potenza e di controllo che lo stupratore associa o vuole associare a sè, in maniera assolutamente narcisistica.
La vittima diviene riflesso della sua potenza e ciò rafforza il suo ego.

Tornando alle tre variabili, l’unione di esse fa sì che la differenza tra domanda e offerta che normalmente è presente nelle relazioni sessuali consenzienti appaia in questo caso insignificante.

D’altra parte, la memoria di questa differenza tra domanda sessuale e offerta nelle relazioni consensuali fa sì che anche nei casi in cui non si applica, come quello dello stupro, vengano valutati alla luce di tale modello. Per questo motivo gli uomini stuprati da donne vengono giudicati maggiormente delle donne stuprate da uomini.

Adesso che abbiamo approfondito il tema stupro-come-violenza e quello della castrazione, torniamo all’erezione.

Come affermato in precedenza, infatti, anche se non è in erezione, cercare di avvolgere il pene di un uomo con la propria vulva senza che lui dia il consenso è stupro.
In fondo una persona che “lavora” con i genitali di un’altra nel mezzo di un’attività sessuale sta già compiendo una violenza, che poi tale atto porti o meno ad un’erezione o ad un orgasmo non lo rende meno violenza.

In realtà però l’erezione è molto facile da mantenere in caso di violenza o di stato di intossicazione. Partiamo da questo, infatti molte persone erroneamente credono che non si possa ottenere un’erezione se l’uomo è ubriaco.

Cito ad esempio da un articolo del 2004:

“Reported American cases have, to some extent, acknowledged that a man is able to sustain an erection during unwanted sexual contact. For example, in State v. Karlen, 166 the Supreme Court of South Dakota interpreted a sexual encounter as non-consensual when a man performed fellatio upon another man to the point of ejaculation when the victim had been asleep and/or passed out. The Massachusetts court of appeals held similarly in Commonwealth v. Tatro, 167 where the victim dozed off and/or passed out and subsequently awoke to find the defendant performing fellatio on him.
[…] these cases […] recognize that a victim can sustain an erection during unwanted sexual touching, […] the alleged consent was induced by fraud, drugs, or alcohol.
[Siegmund Fred Fuchs. Male sexual assault: issues of arousal and consent. Cleveland State Law Review 51:93–121, 2004.]

Un altro articolo, del 2011, afferma: “This review supports the idea that men often experience involuntary erections or ejaculations during a sexual assault and that these responses do not signify consent by the victim.”
Voglio sottolineare l’often, spesso. Non si tratta di casi isolati ma di un fenomeno diffuso.
Cito ancora dallo stesso paper:
Many male victims, either because of physiological effects of […] direct stimulation by their assailants, have an erection, ejaculate, or both during the assault. This is incorrectly understood by assailant, victim, the justice system, and the medical community as signifying consent by the victim. Studies of male sexual physiology suggest that involuntary erections or ejaculations can occur in the context of nonconsensual […] sex. Erections and ejaculations are only partially under voluntary control and are known to occur during times of extreme duress in the absence of sexual pleasure. Particularly within the criminal justice system, this misconception, in addition to other unfounded beliefs, has made the courts unwilling to provide legal remedy to male victims of sexual assault, especially when the victim experienced an erection or an ejaculation during the assault.”
[Clayton M. Bullock and Mace Beckson. Male Victims of Sexual Assault: Phenomenology, Psychology, Physiology. Journal of the American Academy of Psychiatry and the Law Online April 2011, 39 (2) 197-205.]

E i casi dove l’uomo è ansioso? Può un uomo ansioso (e si presuppone che uno stupro crei ansia) avere un’erezione? Un paper del 2011 conferma di sì. Cito:

“Studies have show that increased anxiety is associated with premature or spontaneous ejaculation, and there is a notable body of literature, going back to Freud, on the association of anxiety-provoking situations with erections and ejaculation. Men and boys have been described as having spontaneous ejaculations in response to several exciting or anxiety-provoking stimuli, including during examinations and public performances or when experiencing fear of being punished or fear of not being able to finish tasks. Several case reports describe individuals who have spontaneous ejaculations during times of extreme anxiety or even during panic attacks. Premature ejaculation is a common sexual dysfunction in male socially phobic patients, and one study found that 9 of 19 patients studied retrospectively had this complaint. Anxiety seems to facilitate erections in men. For example, a 1983 study of male volunteers found that the threat of contingent shock while the volunteers watched an explicitly erotic video produced the highest penile tumescence. “If anything, anxiety stimulates sexual arousal” (Ref. 55, p 242). In an excellent collection of case reports, Sarrel and Masters describe several cases of men forcibly sexually assaulted, who nevertheless maintained erections and ejaculated during the assault. This includes one case of a 27-year-old who was drugged, taken to a motel room, tied to a bed, and gagged. He was forced to perform coitus with four different women repeatedly over the course of more than 24 hours. At one point between coital episodes, he was threatened with castration and a knife applied to his scrotum when he experienced difficulty having an erection. He was able to have a full erection after rest periods. Kinsey concluded, “The record suggests that the physiologic mechanism of any emotional response (e.g., anger, fright, and pain) may be the mechanism of sexual response.”
[Clayton M. Bullock and Mace Beckson. Male Victims of Sexual Assault: Phenomenology, Psychology, Physiology. Journal of the American Academy of Psychiatry and the Law Online April 2011, 39 (2) 197-205.]

Proprio questo caso è esemplare. Sarrel e Masters parlano di un 27enne che è stato drogato, portato in una stanza di un motel, forzato a fare sesso con 4 diverse donne ripetutamente nel corso di più di 24 ore, con minacce di castrazione e con un coltello puntato al suo scroto quando aveva difficoltà ad avere un’erezione. Eppure, nonostante questo, è stato in grado di avere erezioni dopo dei periodi di riposo tra un rapporto e l’altro.

Lo studio di Sarrel e Masters afferma categoricamente, quindi che “la convinzione che sia impossibile per i maschi rispondere sessualmente quando sottoposti a molestie sessuali da parte di donne è contraddetta. L’erezione può verificarsi in una varietà di stati emotivi, tra cui la rabbia e il terrore [Sarrel PM, Masters WH. Sexual molestation of men by women. Arch Sex Behav. 1982 Apr;11(2):117-31.].
Similmente, un articolo del 2004 sul Journal of Clinical Forensic Medicine afferma che: “La review esamina se la stimolazione sessuale non richiesta o non consensuale sia di femmine che di maschi possa portare ad eccitazione sessuale indesiderata o addirittura a raggiungere l’orgasmo. La conclusione è che tali scenari possono verificarsi e che l’induzione di eccitazione e l’orgasmo non indicano che i soggetti abbiano acconsentito alla stimolazione. La difesa dei perpetratori costruita semplicemente sul fatto che la prova di un’eccitazione genitale o dell’orgasmo dimostri il consenso non ha validità intrinseca e deve essere ignorata[Levin RJ, van Berlo W. Sexual arousal and orgasm in subjects who experience forced or non-consensual sexual stimulation — a review. J Clin Forensic Med. 2004 Apr;11(2):82-8.].

Riassumendo, quindi:
– l’erezione non è necessaria perché un uomo possa essere stuprato, anche solo provare a forzarlo a penetrare è uno stupro;
– l’erezione si verifica anche in caso di paura, rabbia e terrore (studio di Sarrel e Masters);
– l’erezione si verifica anche in caso di ubriachezza o intossicazione da alcol o sostanze (studio di Siegmund Fred Fuchs);
– l’erezione si verifica anche in caso di ansia (studio di Bullock e Beckson);
– l’erezione si verifica SPESSO in caso di violenza (anche qui Bullock e Beckson);
– l’erezione si verifica anche nell’eventualità dell’impiego di forza e minaccia di violenza grave, come il caso del 27enne forzato a fare sesso con 4 diverse donne ripetutamente nel corso di più di 24 ore con minacce di castrazione e con un coltello puntato al suo scroto.

Un aspetto spesso taciuto della questione stupro-sugli-uomini ed evidenziato in un articolo del 2018, è l’interazione tra violenza sessuale e violenza sui minori. Il paper riporta la testimonianza di un uomo che, vittima di violenza sessuale da parte della moglie, doveva sottostare ai suoi abusi perché lei lo minacciava di fare del male ai figli. Cito:
“One man disclosed that threats were made by his partner toward his children; “[she] threatened to abandon [the] children or hurt them…when I refused sex.”

Lo stesso studio, dimostra un ampio uso da parte delle stupratrici della forza fisica, e, secondo l’autrice: “the findings highlight that more effort needs to be put into dispelling the stereotype that women cannot and do not use force when compelling men into penetration and, more broadly, the myth that women do not “have the size, strength, or ability to physically force a man to have sexual contact” (Struckman-Johnson & Anderson, 1998, p. 11). This is a damaging stereotype that is likely to negatively impact upon reporting rates and criminal justice and societal responses to this form of sexual violence.”
Questo paper, oltre ad evidenziare i classici tipi di violenza sessuale (coercizione verbale con minacce e ricatti, intossicazione con alcol e sostanze, uso della forza fisica, ecc.), rivela che esistono alcune strategie “di genere” che le donne stupratrici usano. Si tratta di “strategies where women are aware of, and take advantage of, their gendered roles and experiences, qua women.”
Queste strategie prendevano due forme diverse: minacce riguardanti false accuse di stupro, e lo sfruttamento del ruolo di madri per interferire nella relazione padre-figlio.
Per quanto riguarda il primo tipo, l’autrice ci tiene a far capire che esso è indipendente dall’ambito giudiziario e dalla prevalenza nei tribunali di false accuse, e che riguarda più un ambito sociale, dunque l’effettiva prevalenza delle false accuse che arrivano in tribunale non va a intaccare l’esistenza di questa strategia di violenza. Cito:

“it is suggested that a strategy involving the threat of a false allegation is one that is likely to have maximum impact when used by a woman because of existing legal and social definitions and understandings of sexual violence, i.e., men as perpetrators and women as victims. Therefore, while the same threats of a false rape allegation could be made by a man in respect of a woman, the woman concerned may not believe there would be real consequences for her as a result. For men, however, the potential for such a threat to become a reality may be particularly coercive because of the damaging consequences that could occur. It is true that there are undoubtedly still issues around women who report sexual violence being believed (see, e.g., Bahadur, 2016; Jordan, 2004). However, a report of rape is (quite rightly) expected to at least involve a police investigation and, depending on the available evidence, potentially a criminal trial. There is also likely to be a substantial amount of emotional distress experienced by a man under investigation in the context of a false allegation due to the potential stigma and reputational ruin associated with being considered a “rapist” (Levitt & Crown Prosecution Service Equality and Diversity Unit, 2013; Wells, 2015). Societal perceptions around sexual violence perpetrators are only likely to enhance this further, with recognition of men as perpetrators and women as victims much more common than any other victim–perpetrator paradigm (Weare, 2018).”

Per quanto riguarda la seconda strategia, invece: “men reported women exploiting their roles as mothers or mothers-to-be, for example by threatening to negatively interfere in the men’s relationships with their children, harming the fetus while pregnant, or terminating the pregnancy. Seven men reported this strategy being used against them; for example: “[s]aid that she would stop all access to see my children” and “said she’d get an abortion if I didn’t have sex with her. […] In the context of the findings presented here, there is evidence that some women use their roles as mothers as a coercive strategy in relation to compelled penetration. In doing so, it appears that they are creating and exploiting a power hierarchy where they use their gendered role as mothers to solidify control over men’s behavior and coerce them into intercourse. ”

[Weare S. From Coercion to Physical Force: Aggressive Strategies Used by Women Against Men in “Forced-to-Penetrate” Cases in the UK. Arch Sex Behav. 2018 Nov;47(8):2191-2205.]

A proposito della prevalenza, nonostante abbiamo già riportato moltissimi studi in numerose situazioni, aggiungiamo un recente studio del 2018, che mostra come la violenza sessuale delle donne sugli uomini sia un fenomeno con differenze di genere non significative, e che riporta come tale risultato sia in linea con le precedenti ricerche:

“The overall rates of victimization did not differ significantly between men and women. Perpetration rates […] did not differ significantly in the 12 months between T1 and T2. […] Overall, the two gender groups showed more similarities than differences in the extent to which they reported victimization and perpetration, similar to previous studies (D’Abreu, Krahe ́, & Bazon, 2013; Hines, Armstrong, Reed, & Cameron, 2012; Krahe ́et al., 2015).”

[Tomaszewska P, Krahé B. Predictors of Sexual Aggression Victimization and Perpetration Among Polish University Students: A Longitudinal Study. Arch Sex Behav. 2018 Feb;47(2):493-505.]

Abbiamo quindi visto come la violenza fisica sia effettivamente impiegata anche dalle donne, come la prevalenza dello stupro sugli uomini sia pari a quella dello stupro sulle donne, e infine come alle strategie classiche si aggiungano specifiche strategie “di genere” per costringere gli uomini a fare sesso contro la loro volontà, incluse minacce di violenza nei confronti dei figli, di impedire il contatto con il loro padre e minacce di false accuse di stupro.

Sperando di aver risposto a chi chiedeva “come è possibile stuprare un uomo?”, concludo qui l’articolo e ringrazio tutti per avermi seguito fino a qui nella lettura.

Un caro saluto,
[A.]

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