L’unico Anti-Femminismo che conta è l’Anti-Ginocentrismo

Gli MRA spesso guardano con divertimento ai nuovi arrivati che si presentano dichiarando il loro sostegno agli uomini portando un curriculum che dice solo una cosa: “Sono anti-femminista”, come se fosse tutto ciò che dovremmo sapere.

Perché l’antifemminismo e l’attivismo per i diritti degli uomini (MRM o attivismo MRA) sono sinonimi, giusto? Questo è ciò che presumono… erroneamente.

Molti di coloro che presentano un simile curriculum, spesso infatti si muovono rapidamente per promuovere una tradizione ginocentrica che promuove immagini di maschi che salvino le donne da inondazioni, incendi, proiettili o le risparmino da piccoli inconvenienti nella vita – come sforzi, sporcizia, critiche o addirittura lavorare.
Le donne femminili, dicono, sono meglio preservate dai pericoli se sono casalinghe; ogni donna viene vista come un essere prezioso, come se fosse le dita di un pianista, e non deve mai essere messa a dura prova.
Gli uomini, dicono, sono eroi, nati su questa terra per sollevare cose pesanti, come direbbe Jordan Peterson, e sollevarle specificatamente per le donne fragili, e naturalmente, sempre incinte (24h su 24, 7 giorni su 7, a ogni ora del giorno e della notte per tutti gli anni a venire in saecula saeculorum).

“La vita del passato era il più vicino possibile alla perfezione”, schiumano, “era una disposizione in cui le donne femminili facevano complimenti agli uomini per i loro continui sacrifici – una disposizione di molto superiore all’approccio femminista che fa di tutto per denigrare gli uomini aspettandosi che continuino a portare avanti quegli stessi sacrifici”.

È superiore perché massaggiare l’ego di un uomo in cambio del sacrificio atteso è in qualche modo meno denigrante che dire, come fanno le femministe, “ti odiamo”. Ma questa gratitudine è davvero migliore quando entrambe le donne femministe e tradizionaliste continuano ad aspettarsi una servitù maschile? Quando entrambi riducono gli uomini al ruolo di “fai le cose per me”?

Questa è l’essenza dell’accordo: un piccolo accarezzamento dell’ego in cambio di un uomo che si auto-distrugge.
Lei gonfia il suo ego come un pallone ad elio, almeno nell’area del salvataggio, del servirla e del porla su un piedistallo, e lui firma per impegnarsi in un’abbuffata di sacrifici autodistruttivi e in una morte precoce.

Potremmo immaginare il complimento eseguito dalla donna tradizionalista in cambio del sacrificio maschile come il discorso di una candidata a Miss Mondo che parla di portare la pace nel mondo mentre osserva cadaveri e cadaveri che si accumulano attorno a lei.

Questa sembra essere la tradizione ginocentrica che la maggior parte degli anti-femministi spacciano, quella che sostituiranno al posto dei modelli femministi.

Alcuni lettori potrebbero protestare che dovremmo essere grati nei confronti di coloro che si affrettano a distruggere il ginocentrismo progressista (femminismo) per sostituirlo con il ginocentrismo tradizionalista.
Ma in realtà, se ci pensiamo, questa sostituzione equivale al passare dalla padella alla brace.
Tutto deve cambiare perché nulla cambi, direbbe il Gattopardo.

Il punto è che l’anti-ginocentrismo è l’unico anti-femminismo che conta.
Dal punto di vista anti-ginocentrico, uomini e donne tradizionalisti non sono liberatori degli uomini, sono ginocentristi non-femministi.

Confrontiamo adesso il ginocentrismo tradizionalista come descritto sopra con il pensiero di quelle donne che non sono né femministe né ginecentriche tradizionaliste; donne come Janice Fiamengo, Suzanne McCarley, Elizabeth Hobson, Alison Tieman, Hanna Wallen e innumerevoli altre persone che mettono in discussione i privilegi sbilanciati delle donne tradizionali quanto i privilegi delle femministe. La differenza di prospettiva tra questi due tipi di donne non potrebbe essere più netta.

Il resto purtroppo sono truffe, si tratta di donne tradizionaliste che si mascherano come alleate mentre invitano gli uomini ad adottare una truffa al servizio delle donne con l’esca di un camice degli anni ’50 e uno sguardo pudico.
Si tratta di donne che ancora non sono disposte a rispondere con gesti o sforzi reciproci a quelli degli uomini.
Le donne tradizionaliste non vogliono addossarsi gli stress della vita, che delegano tranquillamente agli uomini.

Quando le donne ginocentriche tradizionaliste vengono intervistate dai media, elogiano sempre l’utilità della “mascolinità” e degli “uomini veri”, che salvano le donne dagli incendi domestici.
In questi casi non si può fare a meno di notare l’assenza di discussioni su cosa diano in cambio agli uomini, come se ciò non fosse un problema rilevante.

Forse ringraziare, lodare, apprezzare, è una forma di rispetto per gli uomini, ma rispetto per cosa?
Sembra il rispetto di un narcisista, ovvero di quel tipo di persona che “rispetta” gli altri come cibo per soddisfare la propria ghiottoneria impersonale ad avere un trattamento preferenziale.

Forse potrei essere più generoso e dire che, piuttosto che cercare di schiavizzare gli uomini, i ginocentristi non-femministi sono semplicemente indietro con i tempi, credendo che stiano sostenendo il minore degli unici due mali offerti. Lo vedono come il minore dei due mali perché, sotto il ginocentrismo tradizionalista, gli uomini ricevevano almeno dei complimenti per il loro lavoro e ricevevano medaglie dopo la loro morte – una cosa negata sotto la visione femminista che vede uomini e donne come concorrenti per il territorio narcisisticico in cui solo le donne ricevono complimenti.
Non gli uomini, ma solo le donne sono le “stupende e coraggiose”.

Purtroppo (o per fortuna?), il contratto sociale tradizionalista in base al quale quella situazione funzionava, quello che limitava le opzioni di uomini e donne a favore di ruoli ristretti, non può più funzionare in una cultura che rifiuta di incoraggiare e sostenere lo stesso contratto sociale. Un’ondata dopo l’altra di attività femminista ha completamente spremuto il dentifricio dal tubo.
Le donne non torneranno mai più al “ruolo” delle mogli sforna-bambini che cucinano una torta di mele, perché ogni tentativo di ridurre la vita “multi-opzione” delle donne verrà accolto con risentimento, se non interpretato come un abuso. Pertanto, qualsiasi tentativo di attuare quel ruolo tradizionale oggi equivarrà a poco più di un cosplay.

Scambiare il ginocentrismo progressista con il ginocentrismo tradizionalista non ci sta portando da nessuna parte.
Non solo non possiamo più riportare indietro le lancette dell’orologio sulla “Liberazione delle Donne”, ma dovremmo anche smettere di ignorare il fatto che la Liberazione degli Uomini dovrà avere luogo: gli uomini non hanno più bisogno di essere legati al ruolo tradizionalista di salvatori delle donne, di He-for-She, di Lui-per-Lei.

Prima di concludere questo articolo, voglio tornare alla domanda su quale sia, in ogni caso, il valore dell’anti-femminismo per il Movimento per i Diritti degli Uomini.
In merito a ciò, mi vengono in mente due delle risposte più ovvie.

In primo luogo, il lavoro antifemminista si oppone agli sforzi per creare più richieste He-For-She (Lui-Per-Lei), ad es. la presunta responsabilità degli uomini di fermare la violenza domestica; la responsabilità degli uomini di affrontare il “divario salariale”; la pressione nei confronti degli uomini di aiutare a promuovere politiche di azione affermativa; di fare più lavori domestici (senza corrispettivo femminile a mantenere maggiormente a livello economico); relativamente all’occupare troppo spazio femminile sui trasporti pubblici o al non aver impostato l’aria condizionata dell’ufficio alla temperatura desiderata dalle donne. Queste e molte altre liste “il patrarcato fa” equivalgono a poco più di un fastidio collettivo femminile, che gli anti-femministi stanno aiutando a controbattere nell’ambito pubblico.

In secondo luogo, gli anti-femministi combattono la diffusa censura delle questioni maschili da parte delle femministe. Il problema della de-formattazione e della censura guidate dalle femminista fu persino evidente ai tempi di Ernest Belfort Bax, che descrisse nell’anno 1913:
“[Le femministe] cercano di fermare la diffusione della spiacevole verità così pericolosa per la loro causa. La pressione esercitata sugli editori e sui redattori dall’influente sorellanza femminista è ben nota.”
In risposta vi sono sempre state persone interne al movimento MRA che si sono opposte e continuano ad opporsi alla censura guidata dalle femministe sulle questioni maschili, e ad ogni altro tipo di censura delle stesse anche da parte di altre parti, e questo tipo di azione deve continuare con tutta forza.

D’altra parte, mettendo queste due preoccupazioni nel contesto, respingere le rivendicazioni femministe sugli uomini e la censura femminista non sono mai stati gli unici obiettivi del movimento MRA, nonostante le femministe se la raccontino dicendo che l’MRM sia sinonimo di “backlash antifemminista”.
Suggerire l’equivalenza è confondere i movimenti puramente antifemministi con il ventaglio molto più ampio del Movimento per i Diritti Umani degli Uomini.

Un sondaggio degli ultimi 100 anni rivela che l’MRM si preoccupa più direttamente di problemi che incidono su uomini e ragazzi come alimenti, mutilazioni genitali di neonati maschi, senzatetto, malattie mentali, false accuse, pregiudizi dei tribunali familiari, suicidio, custodia dei figli, basso finanziamento per problemi di salute maschile, discriminazione legale, rendimento scolastico e misandria nella cultura mainstream solo per citarne alcuni.

E altrettanto importante, un problema urgente oggi è la promozione di più scelte di vita per gli uomini: è tempo che gli uomini abbraccino qualsiasi opzione esista al di là del ruolo strettamente prescritto di servire le donne – proprio come le donne da tempo hanno rigettato ruoli ristretti e responsabilità nei confronti degli uomini.

Il tempo dell’uomo multi-opzione è giunto.

Tradotto e adattato da:
https://gynocentrism.com/2019/12/01/anti-gynocentrism-is-the-only-anti-feminism-that-matters/?fbclid=IwAR0MafMKj1j5gVfjM2rMrnahOOHPCbrGBhKZ5PvgJo7Dh8PTtLcdPd-N1tc

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