Le donne zittite da s. Paolo e la questione del sacerdozio femminile

Gira da un po’ su Internet questa immagine, che abbiamo opportunamente deciso di correggere, su Paolo di Tarso (non sono cristiano e quindi per me non è santo) e le donne, che va a rafforzare, spacciandosi da informazione contro la Chiesa cattolica e il cristianesimo, la propaganda patriarchista femminista. Vediamola assieme:

paolo-tarso-donne

 

Questa è essenzialmente cultura pop che rafforza la teoria del patriarcato spacciandosi da critica anticlericale.

Chiariamo una cosa: il cristianesimo de facto non si distanza nella questione ruoli di genere dalla società in cui era inserito (giudaica da una parte e romana dall’altra).

In entrambi i casi infatti le donne erano escluse dal potere formale. Questo voleva dire che non avessero potere? Assolutamente no, l’avevano. Ma era informale. Oltre a quello dell’educazione dei figli (come vedremo tra poco), esisteva un potere esercitato dalla moglie verso il marito.

Ad esempio Catone il Censore ci rivela come spesso i bambini nell’antica Roma, quando i mariti tendevano a non rivelare i particolari della vita politica alle mogli, presenziassero agli incontri del Senato, dando poi notizia alle madri di tutto ciò che avevano appreso, e queste, venute a conoscenza dell’attività politica che si era appena svolta, cercavano di convincere il marito a intraprendere questa o quell’altra scelta nella successiva seduta, oppure si prestavano direttamente a proteste di vario tipo.

Questo tipo di potere informale (influenza della moglie sulle scelte politiche del marito) si aggiungeva ad altri tipi di poteri per procura femminili. Ricordiamo ad esempio, in altri periodi storici, il caso delle incitatrici nelle faide di sangue e nella mafia e quello delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale.

Possiamo dire che in passato esistessero due poteri, uno formale e uno informale. Quello formale è appunto quello politico di autorità, come quello di parlare alle assemblee (questo caso), o vere e proprie scelte politiche (monarchi, governatori, personaggi politici eletti, voto).

Ricordiamo infatti che i romani stessi non includevano le donne in questo tipo di politica. Quindi Paolo non è che dicesse qualcosa di diverso.

Semplicemente il suo culto (il cristianesimo) è una derivazione di quello ebraico in cui, come molti altri culti del passato, il potere sacerdotale e quello politico venivano a confondersi, motivo per il quale le sacerdotesse non ci sono.

Non per altro ma perché appunto potere religioso = potere politico.

Solitamente vediamo infatti il sacerdozio femminile quando il potere religioso è distinto da quello politico, mentre quando sono assieme di solito il sacerdozio è a maggioranza (o esclusiva) maschile.

Perché il potere politico veniva assegnato solo agli uomini nell’antichità?

Parlando solo dell’antica Grecia, Aristotele ci spiega che il potere di decidere delle questioni della polis deve essere bilanciato dall’obbligo di difendere la polis.

Evidentemente dove anche il sacerdote non andasse effettivamente in guerra a difendere la comunità, ovviamente, era comunque scelto che il sacerdote fosse rappresentato dal sesso che doveva difendere la comunità.

Questo perché si credeva che, se le donne erano esentate dal rischiare di morire per difendere la comunità, ovviamente non avevano esperienza sul difendere la comunità e quindi non conoscessero necessariamente le strategia adeguate per far fronte ai pericoli.

E’ una questione di ruoli: se il ruolo dell’uomo viene percepito come colui che difende e della donna come colei che è difesa, non si può pensare che si dia il potere formale alle donne se esso viene visto come ciò che può difendere le donne stesse, perché equivarrebbe a dire loro “difendetevi da sole”. Se le donne sono viste come da difendere, non possono essere viste anche come difensori.

O si vuole un trattamento di favore nell’essere esentati dal morire per gli altri, o si vuole decidere come difendere chi è esentato. Non è possibile avere entrambe le cose.

D’altra parte questo potere formale solo maschile era controbilanciato da un potere informale solo femminile, quello dell’educazione dei figli.

Avere il potere di educare i figli vuol dire avere il potere di plasmare le loro decisioni, i loro valori, e così via.

Ergo vuol dire implicitamente decidere che cosa, riprendendo il caso di Paolo, “diranno gli uomini nelle riunioni di comunità”, perché ovviamente gli uomini esprimeranno i valori con cui sono cresciuti, valori impressi e decisi dalla madre.

Che le madri abbiano questo grande potere informale è evidente dal fatto che la chiesa stessa ha cercato di appropriarsene senza riuscirci, vedasi i vari gesuiti e le loro scuole.

Nei vari paesi colonizzati i gesuiti cercavano di “rieducare le popolazioni pagane al cristianesimo” tramite l’educazione delle nuove generazioni, in una modalità che essenzialmente era conflittuale e competitiva con il potere delle madri.

Il punto è che non ci sono riusciti perché l’analfabetismo è sempre stato enorme, e il periodo in cui la gente ha iniziato ad andare a scuola è stato il periodo in cui via via la scuola è diventata “affare femminile”.

Adesso le insegnanti dell’infanzia, periodo in cui i bambini sono più malleabili e “porosi”, assorbendo come spugne i valori delle insegnanti, sono a maggioranza femminile, quasi totalità. Parliamo appunto “delle insegnanti” e non “degli insegnanti”.

Quindi così come va esteso il potere formale politico, del voto, dell’esprimere la propria opinione durante le riunioni, così va esteso il potere informale dell’educazione dei figli anche per i padri, permettendo loro che passino lo stesso tempo delle madri con loro, ad esempio estendendo il congedo di paternità, sdoganando l’uomo casalingo e impostando l’affido condiviso dopo il divorzio con residenza alternata; e ovviamente anche per quanto riguarda la scuola, incentivando l’assunzione di personale maschile tra gli insegnanti a contatto con l’infanzia.

Altrimenti un sesso avrà più potere dell’altro.

Altrimenti le donne avranno sì il potere formale di esprimersi con il voto, nelle riunioni delle comunità/parlamento/altro potere politico formale in maniera diretta (cosa giustissima e ormai ottentua).

Ma avranno anche (a mio avviso ingiustamente, dovendo questo potere essere ridistribuito) il potere di decidere cosa, nelle riunioni delle comunità/parlamento/altro potere politico formale, viene detto perché loro avranno plasmato le menti degli uomini che parleranno in quelle stesse riunioni, in quello stesso parlamento, e in generale in quella stessa comunità, tramite l’educazione degli stessi in età infantile.

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