Perché il Principio di Reciprocità non si applica con le femministe

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In un mio precedente articolo ho affrontato il tema del Narcisismo Conversazionale. In questo stesso periodo, su un blog di questioni maschili (“Ragione Antisessista”), si affrontava il tema dei Social Justice Warrior.
Che cosa collega i due argomenti? Il fatto che, spesso, chi agisce per la giustizia sociale lo faccia, uno per accrescere la propria autostima (“vedete quanto sono buono?”), ma due soprattutto per via della credenza in un principio di reciprocità.
Infatti l’altruismo ha un valore pro-sociale. Come specie aiutarsi ha senso perché se io ti aiuto oggi che ne hai bisogno tu, allora tu mi aiuterai quando ne avrò bisogno io.
Questo principio è stato studiato nell’ambito della psicologia e si applica molto nel marketing. Presente le persone che vi “regalano” qualcosa e poi vi chiedono un’offerta? Se lo fanno, riuscite meno a dire di no.

Questo perché il principio di reciprocità funziona così:
1. Ogni favore crea un debito.
2. Ogni debito deve essere saldato.
3. Il favore che salda il debito può essere più grande del favore che l’ha creato.

Questo principio però si applica sempre? No. Si infrange quando si scontra con certi ruoli.
Molti ruoli infatti sono impostati perché la persona che li incarna aiuti gli altri ma non riceva aiuto.
Pensiamo al medico: chi ha mai pensato di aiutare un medico, di chiedergli “e lei dottore, come va con la gamba”?
O a uno psicologo: “lei come sta? Si sente ancora un po’ triste”?
Diremmo mai a una guida: “ti posso dare una mano a ritrovare il sentiero”?
Cercheremmo mai di aiutare con l’informatica un guru del settore, o con la meditazione un guru nel vero senso del termine?
Il principio di reciprocità si infrange davanti all’assurdità di pensare di insegnare all’insegnante.

E da qui, da questa inapplicabilità del principio di reciprocità, nasce il narcisismo conversazionale.
Il narcisismo conversazionale femminista infatti si basa su una simile assegnazione di ruoli complementari: vittima e privilegiato (a volte addirittura carnefice).
Vale a dire che fintanto che io sono la vittima, allora io non reciprocherò mai, perché tu sei quello che ha tutto e io quello che non ha niente.
Quindi non vedrò mai te in difficoltà, vedrò solo la mia difficoltà, anche quando tu mi crolli a terra.
E’ questo il motivo per cui le femministe rigirano sempre le questioni maschili per farle ruotare attorno alle donne: perché nella loro mente solo le donne sono vittime, gli uomini invece no.

Questo lo sapevamo, ciò che non sappiamo ancora però è che spesso, nell’attivismo per i diritti degli uomini, conserviamo un po’ di fiducia nel principio di reciprocità, anche quando non ha senso averne.
Chi si aspetta ad esempio che, se aiutiamo le femministe, loro ci aiuteranno, crede ancora nel principio di reciprocità.
Chi pensa “ah è che ci sono troppi misogini qui” (non esistono misandriche femministe? Eppure perché la società si interessa di questioni femminili nonostante la loro presenza?) o “è che non andiamo a combattere la battaglia X femminista, per questo non ci aiutano” (molti MRA, soprattutto all’inizio quando l’ingenuità è alle stelle, vanno proprio ai cortei femministi per le battaglie per il diritto all’aborto, eppure questo non spinge le femministe a organizzare qualcosa di analogo o di assisterci quando facciamo eventi), “quando aiuteremo loro loro aiuteranno noi” (quante volte la società le ha aiutate? Loro chi hanno aiutato perché gli altri le aiutassero?) è ancora impregnato di fiducia nel principio di reciprocità.

Affacciandoci però un secondo alla finestra della realtà, possiamo osservare al contrario che aiutare un narcisista non lo farà reciprocare.
Anzi, rafforzerà in lui l’idea che è soltanto lui la vittima. E tu lo stai aiutando non perché lui debba reciprocare, ma perché lui è la vittima. Lui pensa che questo sia il motivo per cui riceve aiuto, perché lui ha problemi.
Non crede di avere un debito e non lo salderà mai. Anzi, crede che tu debba continuare a pensare solo a lui perché tu non hai nessun problema, e il fatto di aiutarlo mostra che non hai problemi.
Ecco a voi, gente, il narcisismo.

E’ dunque necessario, per spezzare il narcisismo (in questo caso femminista), agire con un po’ di sano egoismo. Non parliamo di egoismo patologico, di narcisismo di ritorno, perché non vediamo solo gli uomini come uniche vittime.
Si tratta di un egoismo sano, quello che non dice “siamo *SOLO* noi le vittime”, ma quello che dice “siamo *ANCHE* noi le vittime”.

Non a caso parliamo di un bisessismo: riconosciamo che le donne avessero problemi nel sistema dei ruoli di genere tradizionali, non lo neghiamo. Neghiamo che SOLTANTO LORO avessero problemi o problemi più grandi.
E’ necessario un po’ di egoismo sano per contrastare il narcisismo.
Davanti a una persona (un movimento in questo caso) che pensa solo a se stesso, non si può pensare che assecondandolo reciprocherà.
Bisogna prendere spazio, bisogna essere un minimo egoisti.
Bisogna dire “guarda che io non sono un bancomat, non puoi prendere senza dare”.
Davanti a un narcisista non si può sperare nel suo buon cuore, si deve dire “io penso a me perché tu a me non ci pensi”.

Con questo non vogliamo dire che non dobbiamo appoggiare le questioni femminili, vogliamo solo ribadire che non è che le femministe non appoggiano le questioni maschili perché magari gli unici spazi che ne parlano non parlano anche al 50% delle questioni femminili (sì, ci hanno accusato di questo miliardi di volte).
Non è condividendo l’unico spazio disponibile con una propaganda anche giusta molte volte (quando parla di tematiche effettive come aborto, diritti riproduttivi, ecc., ovviamente non quando parla di patriarcato e privilegi maschili) che però arriva in TV, social media, radio, poster, cartelloni, libri e che viene appoggiata da molti governi (mentre la nostra non arriva nemmeno al vicino fuori casa) che le femministe capiranno che devono aiutarci.
Non è annullandoci che loro si annulleranno per noi.
Davanti a un narcisista annullarsi vuol dire perire. Vuol dire scomparire.
Non reciprocheranno manco per niente.
Davanti a un’eterna vittima, che ti guarda come a dire “beato te che non hai problemi”, non si può rispondere: “poverina, come stai male” sperando che ci aiuti.
Bisogna risponderle a tono e dirle “non hai problemi solo te, vedi come sto anch’io”.

E se si arrabbia?
Si arrabbierà sicuramente, perché un narcisista si arrabbia quando tutto non gira attorno a sé.
Immaginatevi se il medico ad un certo punto iniziasse a parlarvi dei suoi acciacchi. Rimarreste straniti.
Ma noi non abbiamo mai firmato nessun contratto per essere il medico di nessuno, e lo Stato, il vero medico, deve aiutare noi quanto loro.
E’ questo che dobbiamo far capire.

E’ quindi necessario abbandonare l’idea che il principio di reciprocità sia valido, perché non lo è.
Non funziona e non funzionerà mai.
Dovremo prima distruggere i ruoli di donna vittima e uomo privilegiato, di narcisismo conversazionale, di teoria del patriarcato, prima che il principio di reciprocità sia di nuovo valido.
Dopo 100 anni di continuo bombardamento sul fatto che entrambi i generi sono vittime, che non ce n’è uno più vittima dell’altro, quando non resterà più traccia del narcisismo femminista, allora potremo riprendere il mano il principio di reciprocità.
Prima di allora sarà mera illusione.

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