Come ridurre la maggioranza maschile tra i morti sul lavoro

privilege oppression

Secondo i dati forniti dai giornali La Stampa e QuiFinanza, vi sono almeno 3 morti sul lavoro al giorno. Tra le professioni più a rischio troviamo:
l’agricoltore e il bracciante,
il muratore,
il cavatore,
l’operaio edile,
l’autotrasportatore (camionista),
il meccanico,
il magazziniere.

Molti sono intervenuti per migliorare le condizioni di sicurezza, ma quasi nessuno ha preso in considerazione la prospettiva di genere. Infatti la quasi totalità dei morti sul lavoro, come ben sappiamo, è maschile.

Conosciamo quindi teoricamente (sebbene la pratica sia tutt’altra cosa) come ridurre le morti sul lavoro in generale, ma come ridurre la maggioranza maschile tra le morti sul lavoro?

Molti oppositori del movimento MRA hanno infatti asserito che citare i morti sul lavoro sia inutile, visto che a loro dire noi non proporremmo niente per ridurne la portata tra gli uomini.
Abbiamo quindi deciso di rispondere a questa obiezione e fornire una serie di idee su come rendere i lavori connessi maggiormente ai decessi sul lavoro più appetibili al genere femminile, continuando al contempo lo sforzo già intrapreso nell’applicazione delle norme di sicurezza atte a ridurre il numero generale dei morti.

L’aumento della percentuale femminile in queste professioni già di per sé migliorerebbe la condizione dei lavoratori, visto che il ruolo di genere femminile è molto meno correlato all’assunzione di rischi rispetto a quello maschile, pertanto potrebbe esercitare un’influenza positiva sugli uomini del settore, spingendoli ad adeguarsi a uno standard di sicurezza più elevato.

Ovviamente esiste sempre il rischio che i lavori più pesanti o rischiosi vengano affidati agli uomini rispetto alle donne (il che ovviamente neutralizzerebbe la precedente influenza positiva della presenza femminile, e anzi peggiorerebbe la condizione dei lavoratori maschi). Per questo motivo, la presenza dei sindacati dovrebbe essere incrementata in modo che un lavoratore uomo possa sporgere reclamo qualora dovesse notare una differenza nei compiti assegnati a sé rispetto alle sue colleghe di sesso femminile.
Similmente, l’affissione di cartelli o targhe sul posto di lavoro che ricordino l’illegalità di una simile discriminazione anti-maschile nell’assegnazione dei compiti dovrebbe essere resa obbligatoria.

Oltre a un’azione in loco, è necessario spingere le bambine, sin da piccole, a vedere questi lavori come adatti anche alle femmine. Per fare ciò è possibile pensare a libri per bambini dell’asilo o a testi scolastici nelle elementari, medie e superiori in cui tutti i lavoratori nei settori agricolo, di estrazione e lavorazione dei materiali lapidei, edile, e tutti i muratori, meccanici, autotrasportatori e magazzinieri vengano rappresentati di sesso femminile.

Similmente, è necessario che anche le rappresentazioni nei più comuni film, libri, giornali, riviste, telegiornali, programmi televisivi e programmi radio via via includano sempre più personaggi femminili che abbiano intrapreso le suddette professioni. Anche le pubblicità dovrebbero spingere in tal senso.
Tutto ciò non per fingere una realtà che non esiste, ma per spingere le giovani donne all’emulazione di questi modelli, in modo da rendere poi effettiva tale rappresentazione.

Lo Stato dovrebbe inoltre fornire incentivi alle aziende che assumono donne facenti parte dei settori elencati e a più alta percentuale di morti sul lavoro, oltre che pubblicizzare con qualunque mezzo simili opportunità di lavoro per il pubblico femminile.

Un ultimo ostacolo può essere rappresentato dalle casalinghe, dalla pressione di numerosi uomini a mantenere le donne e di numerose donne a essere mantenute (o comunque a sposare/convivere con uomini con un reddito più alto del loro). Come abbiamo infatti visto in un precedente articolo, molte più donne che uomini sono casalinghe e, come rivelano numerose ricerche internazionali, molte più donne che uomini preferiscono farsi mantenere rispetto al mantenere il proprio partner, il che ovviamente riduce la motivazione femminile ad approdare verso lavori rischiosi.

Per questo motivo una doppia soluzione potrebbe essere rappresentata dal tassare le famiglie in cui un componente di sesso femminile di età adulta sia lavorativamente inattivo (da questa tassa si potrebbe poi ricavare l’introito per fornire gli incentivi alle aziende in settori ad alto rischio che assumano donne, di cui abbiamo parlato poco fa) ed eventualmente, al contempo, fornire un contributo economico alle famiglie in cui un componente di sesso maschile esegua attività di cura della casa e degli obblighi familiari a tempo pieno (ovvero faccia il casalingo).

Per riassumere, le possibili proposte per un riequilibrio delle percentuali di genere nelle professioni ad alto rischio, al momento sono:

  • Incremento della presenza dei sindacati sul posto di lavoro per permettere ai lavoratori maschi di segnalare discriminazioni misandriche nella divisione dei compiti;
  • Obbligo di affissione di cartelli o targhe che ricordino l’illegalità di una differenziazione per genere nell’assegnazione dei lavori;
  • Testi scolastici e libri per i bambini dell’asilo in cui tutti i lavoratori nei settori a rischio vengano rappresentati di sesso femminile;
  • Rappresentazioni di donne lavoratrici in settori ad alto rischio in film, libri, telegiornali, programmi televisivi, giornali, riviste e programmi radio;
  • Pubblicità (sia cartacee che televisive, cartelloni e via internet) che rappresentino donne lavoratrici in settori ad alto rischio;
  • Incentivi alle aziende dei settori a rischio che assumono donne;
  • Ampia pubblicizzazione delle opportunità di lavoro per le donne in questi ambiti;
  • Tassa sulle donne casalinghe e/o incentivi agli uomini casalinghi.

Dopo aver visto come fare, rispondiamo adesso all’obiezione che sicuramente sarà sorta nella mente di moltissimi avversari delle questioni maschili, ovvero “ah ma i morti sul lavoro non sono una questione di genere perché derivanti dalla maggior forza fisica maschile!1!”

Quest’argomentazione è fallace perché confonde i lavori rischiosi con quelli pesanti, quando in realtà i primi non prevedono necessariamente un sollevamento pesi o attività simili.
Se ci riflettiamo, infatti, possiamo renderci conto che la quasi totalità dei lavori ad alto rischio non implica uno sforzo fisico diretto di molto maggiore – pensiamo ad esempio ai carpentieri o agli antennisti -, bensì un porsi in situazioni appunto ad alto rischio. Lavare le vetrate dei grattacieli sospesi a centinaia di metri di altezza è pericoloso, ma non serve forza fisica; lo stesso possiamo dire degli elettricisti che operano sui cavi ad alta tensione, degli autotrasportatori, di coloro che lavorano sui ponteggi, e di molte altre categorie professionali tra le più colpite dalla piaga delle morti bianche.
E’ chiaro quindi che se ci viene da storcere il naso di fronte all’idea che una donna faccia queste cose, la causa non può essere la disparità di forza fisica: ha più senso ricondurre questa reazione al meccanismo inconscio che vede le donne come preziose e gli uomini come sacrificabili.

Non vorrei, però, far passare il messaggio che per i lavori pesanti invece una maggioranza maschile così netta sia giustificata, perché non è vero neanche in questo caso. Anche i lavori pesanti, pur essendo decisamente stancanti e alla lunga logoranti, non prevedono sforzi sovrumani o impossibili per una donna: per il trasporto è stata inventata la ruota già da un po’ di tempo, e il peso massimo delle eventuali cose da sollevare viene progressivamente diminuito attraverso regolamentazioni. Inoltre, gli stessi operai uomini, per sollevamenti particolarmente difficili o scomodi, si fanno aiutare dai loro colleghi, lo stesso è possibile tra operaie di sesso femminile: carichi medi sono sostenibili indifferentemente da uomini e donne, e se un carico molto pesante magari può essere sollevato da due uomini può esserlo fatto altrettanto bene da tre donne.

Non dimentichiamoci, peraltro, che all’occorenza anche le donne possono andare in palestra e mettere su quel minimo necessario di muscoli, proprio come possono fare quegli uomini minuti di costituzione. Non stiamo certo parlando di acquisire la massa muscolare di un bodybuilder.

Ecco quindi che non ci sono scuse che possano impedire alla nostra società di avanzare verso un mondo in cui le morti bianche non siano più morti di genere.

 

:: Risposta alle obiezioni ::

Obiezione #1:

“L’idea che i problemi maschili si risolvano con ulteriori incentivi solo per donne è assurda perché si eliminerebbero semplicemente posti di lavoro per gli uomini: dobbiamo semmai incrementare la presenza maschile nei lavori a basso rischio, principalmente nell’insegnamento! Così, oltre a ridurre il numero di morti maschili sul lavoro, si affronta anche il problema del gender gap educativo!”

Risposta:

L’idea SAREBBE buona, ma purtroppo STORICAMENTE si è rivelata fallace.

Nel senso che già abbiamo avuto lavori a basso rischio a maggioranza maschile: gli psicologi una volta erano a maggioranza maschile, adesso a maggioranza femminile; una volta i maestri erano a maggioranza maschile (ricordiamo il libro “Cuore”?), adesso a maggioranza femminile; una volta gli iscritti a lettere erano a maggioranza maschile, adesso a maggioranza femminile, e così via.
Ma anche allora gli uomini erano la quasi totalità dei morti sul lavoro. Quindi ritornare al passato non ci aiuterà.

Però è vero che se hai 6 lavori ad alto rischio e 6 a basso rischio, se dai tutti e 6 quelli a basso rischio alle donne automaticamente dai tutti e 6 quelli ad alto rischio agli uomini; ed è anche vero che se oltre a quelli togli posti per uomini, gli uomini diventano senzatetto.
Ma perchè solo gli uomini diventano senzatetto?
Qual è il lavoro a più basso rischio di tutti, e che le donne non abbandonano?
Esatto: le casalinghe.
Le casalinghe sono alla base di tutto. Se togli le casalinghe, se spingi la società a far mantenere un uomo e una donna nella stessa percentuale, hai risolto.

Quindi sì, dare incentivi solo per donne in quei lavori è sbagliato SE non dai incentivi solo per uomini in lavori a basso rischio.
Ma questo vuol dire anche che dare solo per donne in quei lavori è GIUSTO se dai incentivi solo per uomini in lavori a basso rischio. Ed è ciò che ho richiesto io.
Sicuramente aumentare i maestri, gli psicologi, ecc. è utile per ridurre la percentuale di uomini che sono costretti a entrare nei lavori ad alto rischio, ma non è sufficiente: la soluzione principale è aumentare i casalinghi.

Perchè il lavoro ad alto rischio è proprio l’ultima spiaggia per mantenersi e mantenere la propria moglie/fidanzata/compagna/ecc.
Quindi se gli uomini non avranno più tutta questa pressione a mantenere, il lavoro ad alto rischio non sarà più “l’ultima spiaggia”: avranno la possibilità di fare i casalinghi.
E al tempo stesso, le donne stesse avranno meno “ultime spiagge” da casalinghe e più possibili ultime spiagge da operaie edili, ecc.

Quindi l’accoppiata incentivi per donne a lavori ad alto rischio + disincentivi per donne casalinghe secondo me è vincente.
Ovviamente solo incentivi per donne no.
Ma non ho mai proposto una cosa del genere.

Inoltre specifico che la tassa sulle casalinghe è un po’ una provocazione: non penso accetterebbero e forse è un po’ sessista, però magari cartelloni, campagne, ecc. per invitare le donne a mantenere… why not?

Obiezione #2:

“Quindi stai dicendo che aumentare il numero di donne diminuirà i morti sul lavoro?! Ma è follia! Dovremmo concentrarci sul migliorare le condizioni dei lavoratori e non sul genere! Solo questo ridurrà le morti!”

Risposta:

Non ho mai detto che PER ridurre i morti sul lavoro si debba aumentare la percentuale femminile tra i lavori ad alto rischio.

Ho detto, come da titolo, che per ridurre la MAGGIORANZA MASCHILE tra i morti sul lavoro si debba aumentare la percentuale femminile tra i lavori ad alto rischio.

Infatti noi non diciamo “ah ci stanno X morti sul lavoro uomini”. Diciamo “gli uomini sono il 99/98/a seconda dell’anno % dei morti sul lavoro”.

Questo vuol dire che se in un anno muoiono 2 persone, ma sono in lavori a maggioranza maschile, E’ OVVIO CHE SARANNO SEMPRE UOMINI A MORIRE.

Quindi sì, va fatta una lotta per diminuire le morti sul lavoro in generale, ma facendo SOLO quello la percentuale di uomini resterà comunque la stessa. Perchè fossero pure delle morti non prevenibili e minime rispetto al numero attuale, se l’insieme di partenza è costituito da uomini, quello di morti su tale insieme di partenza sarà comunque costituito da uomini.

Quindi diminuire i morti totali non basta per ridurre la percentuale di morti uomini.

Diverso ad esempio è per i suicidi, perchè se diminuisci il numero di uomini suicidi si equipara con quello di donne suicide. Ma per i morti sul lavoro non funziona così.

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