Gli uomini casalinghi spaventano ancora molte donne

casalingo

Replichiamo oggi al post di Abbatto i Muri sui casalinghi, che a sua volta è una replica al nostro post “Il maschicidio esiste: una risposta ad Abbatto i Muri”.

1. In realtà il post di Abbatto i Muri non è una risposta a noi, è il proseguimento di un dibattito sui casalinghi (che ha soltanto preso spunto dall’articolo sul maschicidio, senza affrontarlo direttamente né quindi smentirlo) e che essenzialmente diceva: “ah ma io conosco tanti casalinghi, se la passano benissimo, le donne sono disponibilissime a mantenere gli uomini, sono gli uomini a non voler essere mantenuti. I ruoli di genere tradizionali su chi fa il/la casalingo/a sono voluti solo dagli uomini e non dalle donne!”.

2. Nell’articolo di Abbatto i Muri, si afferma ora che i casalinghi siano visti male sul posto di lavoro, che soffrano il giudizio sociale e che suscitino l’invidia degli amici che direbbero “sei fortunato ad aver trovato una donna che ti mantenga” (ma come, non si è appena detto che gli uomini non vogliono fare i casalinghi? Perchè ne invidierebbero uno, se non desiderassero diventarlo?), ora invece che siano “privilegiati rispetto alle donne”, le quali verrebbero viste al contrario in maniera accondiscendente come se fossero state costrette a quel ruolo (ma come, le femministe si lamentano di questa reazione quando sono le stesse che l’hanno creata? Quando sono loro che hanno sostenuto da sempre la narrativa per cui le donne sarebbero oppresse in quanto casalinghe? Mentre gli uomini – costretti a lavorare e a mantenere le dette casalinghe – loro no, non sarebbero oppressi!).

Insomma, le femministe prima creano la visione vittimistica patriarchista (cioè aderente alla teoria del patriarcato) per cui le donne sarebbero state oppresse più degli uomini, e poi quando la gente guarda effettivamente come vittime più le donne che gli uomini, se ne lamentano!
Ok, smettete di lamentarvene e dite che effettivamente le donne casalinghe erano oppresse TANTO quanto gli uomini costretti a lavorare! Ah no, non sia mai! “Teoria del Patriarcato sempre e comunque!”.
Allora, chi è causa del suo mal pianga se stesso.

casalingo abbatto

3. Come è possibile vedere dallo screen, sembra che l’uomo la cui testimonianza compone la totalità dell’articolo di Abbatto i Muri non sia reale, infatti impiega una desinenza femminile plurale. Potrebbe essere una rivendicazione politica, della serie “sono una casalinga anche se sono un uomo”? Tendo a escluderlo perchè solitamente le rivendicazioni politiche vengono espresse, vengono esplicitate per essere messe in risalto. Questo sembra più un errore di distrazione, fatto da una donna che cerca di spacciarsi per uomo e per casalingo.

EDIT: Abbatto i Muri ha fatto una correzione, ma sbagliando nuovamente anche qui, scordandosi il verbo al femminile!
Mi pare sempre più evidente che l’uomo casalingo dell’articolo non esista.

sbagliato

4. Anche se fosse reale, si tratterebbe comunque di evidenza aneddotica. Non è statistica. Dire “ah mio nonno ha vissuto 105 anni e ha fumato dalla mattina alla sera” non è statistica, è raccontarsela.

Non è uno studio, è un aneddoto.

L’evidenza appunto aneddotica è una fallacia logica. Una raccolta di singoli casi non è una statistica.

La statistica necessita di un campione che sia rappresentativo, di un’assegnazione casuale del campione a un gruppo sperimentale e un gruppo di controllo, e una manipolazione della variabile indipendente per osservare come e se varia di conseguenza la variabile dipendente. Questo per inferire una causalità. Si può anche eseguire uno studio correlazionale per vedere la correlazione tra due variabili senza poter dire che una sia la causa dell’altra.

In ogni caso, come è evidente, non è possibile fare ciò prendendo 10 persone che conosciamo e inferendo qualcosa. Il campione non è rappresentativo e manca tutta la randomizzazione.

In più, non siamo osservatori imparziali, quindi l’assenza di un doppio cieco non ci permette di analizzare i dati senza vederli con le nostre lenti pregresse, cadendo così in un confirmation bias.

Quindi dire “ho conosciuto X persone, casalinghi, e stavano una meraviglia” non è scienza.

E se questa è la risposta che le femministe ci danno, vuol dire che non sanno come controbattere, se non con della vuota retorica.

5. Andiamo quindi ad analizzare i veri dati, che non sono “mio cugino è casalingo”, ma un’analisi statistica seria.
Prendiamo ad esempio uno studio del 2005, con un campione di diverse migliaia di partecipanti provenienti da tre dozzine di culture: “Per identificare le dimensioni universali delle preferenze di acoppiamento a lungo termine, abbiamo utilizzato un database archivistico di valutazioni delle preferenze fornito da diverse migliaia di partecipanti provenienti da tre dozzine di culture [Buss, D. M. (1989)]. I partecipanti di ciascuna cultura hanno risposto alla stessa misura di 18 item.”.
I risultati quindi di questo studio ci mostrano una tendenza globale, universale della specie umana.
Leggiamo nel testo. In primis la ricerca precedente effettuata fino a quel momento: cosa ci dice? Leggiamo leggiamo:
“Una grande quantità di ricerche ha esaminato le caratteristiche che uomini e donne desiderano in un compagno a lungo termine (per review, vedasi Buss, 1998, 2003; Gangestad & Simpson, 2000; Okami & Shackelford, 2001). Queste ricerche mostrano abitualmente che uomini e donne si differenziano in diverse preferenze relative al loro compagno. Ad esempio, sulla base di diversi decenni di valutazioni, usando diverse metodologie e prendendo in considerazione le culture più disparate, emerge che gli uomini più delle donne apprezzano l’attrattività fisica in una compagna a lungo termine, mentre le donne più degli uomini valutano buone prospettive finanziarie in un compagno a lungo termine (Buss, 1989; Buss, Shackelford, Kirkpatrick, & Larsen, 2001; Hill, 1945; Hoyt & Hudson, 1981; Hudson & Henze, 1969; Kenrick, Groth, Trost, & Sadalla, 1993; McGinnis, 1958; Wiederman & Allgeier, 1992).”
Questa è la ricerca precedente. Cosa ci dice invece lo studio in esame? Rispondiamo subito:
“Gli uomini hanno ottenuto punteggi più alti rispetto alle donne su Amore vs. Status/Risorse, indicando che le donne più degli uomini valutano lo status sociale e le risorse finanziarie in un compagno a lungo termine, coerentemente con il lavoro precedente (reviewed in Buss, 2003; Okami & Shackelford, 2001).”
Fonte:
[Shackelford, T. K., Schmitt, D. P., & Buss, D. M. (2005). Universal dimensions of human mate preferences. Personality and Individual Differences, 39(2), 447-458.]

6. Come possiamo vedere, quindi, gli studi su diverse migliaia di partecipanti provenienti da tre dozzine di culture ci mostrano che le donne tendono a preferire gli uomini con maggiori risorse finanziarie.
Ora, quante risorse finanziarie ha un casalingo? ZERO.
E avendone zero, una donna solitamente non è attratta da un uomo casalingo.
Quindi l’idea che “le donne sono disponibilissime a mantenere gli uomini, sono loro che non lo vogliono” è contraddetta da un’evidenza enorme. Poi ovviamente esistono i casi contrari, FORTUNATAMENTE, e noi cerchiamo di spingere affinché diventi invece normale che una donna sia attratta da un uomo casalingo, perchè riteniamo che sia necessario che un uomo possa diventare casalingo con la stessa facilità di una donna.
Ma riusciamo anche a vedere che attualmente non è così.
Se crediamo invece che le donne non abbiano alcun problema a mantenere gli uomini, ci inganniamo.
E ci inganniamo anche quando prendiamo 3 casi in croce di nostra conoscenza che ci dicono il contrario, perchè non costituiscono un’evidenza scientifica. Sono evidenza aneddotica, e non valgono una ceppa.

7. “Ma io so che tra gli ultraortodossi le donne lavorano e gli uomini stanno a casa! Quindi non è sempre così!”

Rispondiamo anche a questa obiezione.
In primis, è scorretto prendere un unico caso su millemila che evidenziano il contrario.
In secondo luogo il caso degli ebrei Haredim (“ultraortodossi” da alcuni di loro è visto come un insulto) rappresenta una realtà molto recente. Si tratta di un cambiamento avvenuto a seguito dell’olocausto. In sintesi, dato che si rischiava che la cultura haredim fosse spazzata via, allora hanno deciso di impegnare la loro intera vita nello studio della Torah, al fine di preservare il loro stile di vita. Lo stato di Israele paga agli uomini haredim che studiano nelle yeshivah (istituzioni educative ebraiche incentrate sullo studio dei testi religiosi tradizionali) un vero e proprio stipendio, in più figliando molto, le donne haredim prendono ulteriori soldi dagli incentivi economici per le nascite. Quando però il governo israeliano ha iniziato a diminuire il contributo economico per le nascite, le donne haredim hanno iniziato a lavorare e a mantenere gli uomini.
Le donne hanno iniziato anche a minacciare di divorzio gli uomini haredim se avessero iniziato a lavorare e non si fossero impegnati nello studio della Torah.
Questo però ha creato una pressione simile a quella lavorativa negli uomini haredim, legata sempre al conseguimento di un elevato status sociale, ma ottenuto in questo caso studiando anziché lavorando.
Come infatti ci segnala uno studio di Yaffe e colleghi del 2018, anche in questo caso le donne preferiscono gli uomini con uno status alto, sebbene questo status non sia legato alla capacità economica, bensì alla bravura nello studio della Torah e alla devozione religiosa.
Un meccanismo molto simile si nota nell’ammirazione-infatuazione che molte donne hanno verso guru e santoni o maestri, di status elevato sebbene siano nullatenenti.
Lo studio di Yaffe et al del 2018 nasce per “fornire informazioni su un contesto culturale unico, la comunità ebraica ultra-ortodossa in Israele, dove i ruoli sociali sono invertiti, in modo tale che le donne sono i principali breadwinner della famiglia”. Leggiamo quello che hanno riscontrato:
“Nella maggior parte delle società moderne […] [è] l’accumulo della ricchezza, ma nella comunità ultraortodossa è la devozione religiosa e la pietà che determinano lo status degli uomini. Un esame delle preferenze di accoppiamento nella comunità ultra-ortodossa conferma molte previsioni della prospettiva evolutiva e si discosta solo nel fatto che le donne non mostrano una preferenza per i compagni con buone prospettive finanziarie, ma piuttosto, a causa della particolare definizione socioculturale di status, le donne mostrano una preferenza per gli uomini di forte devozione religiosa (Studio 2). Ciò contrasta con la comunità ebraica secolare in cui le donne mostrano la preferenza tipica per gli uomini ricchi (Studio 3). Questi risultati sono coerenti con l’idea che gli uomini possano avere evoluto delle preferenze nel raggiungimento dello status, dati i vantaggi di accoppiamento che conferisce con le donne, ma come lo status viene raggiunto può essere culturalmente specifico.”
Probabilmente *OGGI* lo status può essere cultura-specifico (anche se nel 99% dei casi ha sempre a che fare coi soldi), inizialmente però doveva essere per forza strettamente legato alla sopravvivenza e quindi alla capacità di mantenere. Poi magari nei millenni a forza di usare lo status come variabile proxy per quello, è stato possibile in alcuni rari casi “ingannare” le preferenze femminili dando arbitrariamente status agli uomini per attività che non migliorano le prospettive di sopravvivenza.
Nel senso che la società decide che un comportamento è da ammirare e quindi attribuisce uno status elevato agli uomini che lo mettono in atto, risvegliando istintivamente l’originaria associazione tra status e capacità di mantenere.
Fonti:
[Nechumi Malovicki Yaffe, Melissa McDonald, Eran Halperin, Tamar Saguy. God, sex, and money among the ultra-Orthodox in Israel: An integrated sociocultural and evolutionary perspective. Evolution and Human Behavior, Volume 39, Issue 6, November 2018, Pages 622-631.]

8. Come abbiamo visto, quindi, è universalmente condiviso il fatto che le donne cerchino uomini con status elevato e/o con maggiori risorse finanziarie.
Noi non siamo deterministi biologici, quindi crediamo che queste preferenze si possano cambiare con un cambiamento della società.
Ma il cambiamento richiede sempre una consapevolezza. In questo caso la consapevolezza è che le donne siano responsabili almeno tanto quanto gli uomini nella situazione in cui ci troviamo oggi, ovvero dove gli uomini casalinghi non sono la norma.
Perché lo diventino dobbiamo operare un cambiamento anche nelle donne. Dobbiamo spingere culturalmente le donne a mantenere gli uomini, dobbiamo assegnare a entrambi i sessi la stessa pressione sociale a mantenere l’altro, pressione che attualmente le donne non hanno per nulla.
Questa è l’unica via. Il resto è raccontarsela, è prendere in giro sé stessi e gli altri.

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