La caccia alle streghe ha davvero avuto origine dalla misoginia?

streghe

E’ diffusa la credenza secondo cui la misoginia sarebbe stata alla base della caccia alle streghe tra il XV e il XVII secolo (con alcuni casi sporadici nel XIV e nel XVIII). Qui spiegherò su basi storiche come mai tale ipotesi sia inesatta.

Una delle fonti principali alla base di tale affermazione è sicuramente il Malleus Maleficarum, manuale inquisitorio scritto da due domenicani tedeschi, Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer e pubblicato nel 1487.

D’altra parte questo documento è tardo, e la strega come figura principalmente femminile esisteva già da tempo. La sua associazione nel mondo cristiano con le donne è riscontrabile ad esempio nel Canon Episcopi, testo clericale di istruzione ai vescovi del 906, il quale afferma al suo interno:

“Né bisogna dimenticare che certe donne depravate, le quali si sono volte a Satana e si sono lasciate sviare da illusioni e seduzioni diaboliche, credono e affermano di cavalcare la notte certune bestie al seguito di Diana, dea dei pagani (o di Erodiade), e di una innumerevole moltitudine di donne; di attraversare larghi spazi di terre grazie al silenzio della notte profonda e di ubbidire ai suoi ordini come a loro signora e di essere chiamate certe notti al suo servizio.” [1]

Nel XIII secolo l’arcivescovo Jacopo da Varagine racconta la storia di San Germano, che, dopo aver cenato da alcuni contadini, vede che dopo aver mangiato questi riapparecchiano la tavola per le buone donne che vengono di notte” [2].

Queste “buone donne che vengono di notte” corrispondono certamente alle figure siciliane delle donne di fuori” che si credeva vagassero durante la notte con il proprio spirito staccato dal corpo e che erano sottomesse a una figura, simile a una Dea, chiamata “Regina delle Fate”, “Maestra”, “Signora Greca”, “Signora Grazia”, “Sapiente Sibilla” o con molte altre varianti [3].

La strega come “donna per definizione”, dunque, ha radici più arcaiche della semplice misoginia e rimanda a credenze popolari che altro non erano che rimanenze, ricordi, di culti femminili.

Secondo Sabina Magliocco, professoressa di Antropologia e Folklore alla California State University, Northridge (CSUN), l’origine di queste figure femminili (che poi verranno demonizzate) a capo delle streghe deriverebbe dal culto di Ecate [4].

Che il culto di Ecate fosse associato alle donne e alla stregoneria lo riscontriamo già nelle Metamorfosi di Apuleio, dove si parla delle temutissime streghe tessaliche [5]. In Tessaglia sacrifici a questa Dea sono stati effettuati fino al medioevo [6]. Lo stesso Orazio nelle Satire, parlando di due streghe, Canidia e Sagana, narra di come avessero invocato Ecate e Tesifone [7].

Sulla base di questi dati possiamo affermare dunque che la figura della strega in quanto donna deriva da un suo collegamento a culti femminili precristiani, e non tanto alla misoginia.

Questo è verificabile comprendendo che, laddove figure analoghe alla strega sussistevano in territori con influenze culturali differenti, legate ad esempio a culti maschili o dove erano gli uomini a occuparsi della guarigione nei villaggi, anche le percentuali di persecuzione cambiavano.

La prevalenza di accuse contro individui di sesso maschile emerge in modo singolare in alcune zone periferiche d’Europa maggiormente pervase da elementi culturali sciamanici e coinvolte tardi dalla persecuzione della stregoneria. Ad esempio Heikkinen e Kervinen affermano:
“Nel XVI secolo in Finlandia, lo stereotipo del fattucchiere era un uomo. Questo è probabilmente dovuto alle tradizioni popolari finniche e all’antica religione finlandese, in cui i poteri soprannaturali non erano associati con le donne ma con gli uomini [8].

Kirsten Hastrup, professoressa di Antropologia all’Università di Copenhagen ha affermato:

La tipica strega islandese era maschile [9].

In Islanda, infatti, conoscenza e saggezza sciamaniche erano associate agli uomini, e in particolare a figure di uomini-cantori depositari della poesia scritta e orale. Gli sciamani si dicevano in grado di uscire dal corpo e di divinare.

Questi casi non sono isolati, se contiamo che, nonostante la maggioranza dell’Europa fosse influenzata dallo stereotipo della strega-donna derivante dai culti precristiani femminili che abbiano visto sopra, secondo Robin Briggs, nell’insieme dei condannati a morte per stregoneria, ben il 20-25% era di sesso maschile, e addirittura nella vicinissima Francia “poco più della metà erano uomini” [10].

Ma soprattutto se la caccia alle streghe fosse stata davvero conseguenza della misoginia, avremmo dovuto vedere una maggioranza di uomini tra gli accusatori delle presunte streghe.
Eppure lo studio di Deborah Willis sulle dinamiche delle accuse di stregoneria tramite un’analisi dei documenti legali, dei trattati religiosi, ecc. ha rilevato che fosse chiaro […] che le donne erano attivamente partecipi nel costruire accuse di stregoneria contro le loro vicini femminili:

“[Alan] Macfarlane ha trovato che tante donne quanti uomini informavano contro le streghe nei 291 casi dell’Essex che aveva studiato; circa il 55 per cento di coloro che credevano essere stati stregati era di sesso femminile. Il numero di liti di stregoneria che hanno avuto inizio tra le donne potrebbe in realtà essere stato superiore; in alcuni casi, sembra che il marito come “capo famiglia” si faceva avanti per fare dichiarazioni a nome di sua moglie, anche se la lite centrale aveva avuto luogo tra lei e un’altra donna. […] Può, quindi, essere fuorviante mettere sullo stesso piano “informatori” con “accusatori”: la persona che ha rilasciato una dichiarazione alle autorità non era necessariamente la persona che aveva litigato direttamente con la strega. Altri studi supportano una figura nella gamma del 60 per cento. Nell’esame di Peter Rushton dei casi di calunnia nei tribunali ecclesiastici di Durham, le donne hanno preso provvedimenti contro altre donne che le avevano etichettate come streghe nel 61 per cento dei casi. […] J.A. Sharpe rileva inoltre la prevalenza delle donne come accusatori nei casi Yorkshire seicenteschi, concludendo che “su un livello di villaggio la stregoneria sembra essere stata qualcosa di peculiarmente invischiata nei litigi tra donne”. In misura considerevole, quindi, a livello di villaggio la caccia alle streghe è stata un lavoro delle donne. [11]

Dorothy A. Mays, professoressa al Rollins Collage, in “Women in Early America” afferma, sulle accuse di stregoneria nel Nord America:

“Gli accusatori posseduti erano quelli che affermavano di soffrire dei tormenti afflitti dalla strega. L’ottantasei per cento degli accusatori posseduti era femmina.” [12]

Non a caso, nel famoso processo alle streghe di Salem, tutte le denuncianti “stregate” erano donne [13].

Gli uomini costituivano la maggioranza dei giudici e dei carcerieri, ma questo avveniva in tutto il sistema legale e non solo nelle accuse riguardanti la stregoneria o i crimini commessi da donne, pertanto non può essere preso come segno di origine misogina della caccia alle streghe.

 

Riferimenti Bibliografici:

[1] Decretum Gratiani, causa 26, quaestio 5, canon 12.

[2] Jacopo da Varazze, rec. Johann Georg Theodor Grässe. “Legenda aurea vulgo historia Lombardica dicta ad optimorum librorum fidem”, seconda ed., Lipsiae:1850, p. 449.

[3] G. Henningsen. Le ‘donne di fuori’: un modello arcaico del sabba. «Archivio Antropologico Mediterraneo», a. I, n.0, 1998.

[4] Sabina Magliocco. Who Was Aradia? The History and Development of a Legend. Pomegranate: The Journal of Pagan Studies, vol. 18, 2002.

[5] Apuleio. Metamorfosi. Garzanti, 2007.

[6] Éva Pócs. Fairies and Witches at the Boundary of South-Eastern and Central Europe. FF Communications No. 243. Suomalainen Tiedeakatemia, Helsinki, 1989, pag. 80.

[7] Orazio. Satire. Garzanti, 2007.

[8] Heikkinen, Antero & Kervinen, Timo. “Finland: The Male Domination”. In “Early Modern European Witchcraft. Centres and Peripheries”. Ed. by Bengt Ankarloo and Gustav Henningsen. Clarenton Press, Oxford, 1990, p. 322.

[9] Kirsten Hastrup. “Iceland: Sorcerers and Paganism”. In “Early Modern European Witchcraft. Centres and Peripheries”. Ed. by Bengt Ankarloo and Gustav Henningsen. Clarenton Press, Oxford, 1990, p. 388.

[10] Robin Briggs. Witches and Neighbors: The Social and Cultural Context of European Witchcraft. Penguin Books, 1998, pp. 260-261.

[11] Deborah Willis. Malevolent Nurture. Witch-hunting and Maternal Power in Early Modern England. Cornell University Press, 1995, pp. 35-36.

[12] Dorothy A. Mays. Women in Early America. Struggle, Survival, and Freedom in a New World. ABC-CLIO, 2004, p. 428.

[13] Ana Kocić. SALEM WITCHCRAFT TRIALS: THE PERCEPTION OF WOMEN IN HISTORY, LITERATURE AND CULTURE. FACTA UNIVERSITATIS Series: Linguistics and Literature Vol. 8, No 1, 2010, pp. 1 – 7.

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