Quelli che negano il dramma dei padri separati

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Oggi risponderò a un’obiezione che circola su internet riguardante i divorzi e i padri separati:

“L’affido dei bambini sarebbe attribuito nell’80% dei casi alle madri – notano – ma senza specificare che nella maggioranza dei casi questa decisione è il frutto della richiesta di entrambi i genitori. Solo il 18,8% dei padri reclamerebbero la concessione della residenza alternata e la otterrebbero nel 17,3% dei casi, secondo i dati del Ministero della Giustizia (2013). Solo il 2% dei divorzi e il 6% delle separazioni darebbe luogo ad un disaccordo sulla residenza del bambino. Inoltre “il 93% dei padri e il 96% delle madri – percentuale analoga – vedrebbe accolta la propria richiesta dal Tribunale””

Winston Churchill avvertiva sugli inganni di certe statistiche quando scherzando diceva “credo solo alle statistiche che manipolo io stesso”.

In primis, dicendo “nella maggioranza dei casi questa decisione è il frutto della richiesta di entrambi i genitori” si sta cadendo nella fallacia dell’uomo di paglia. Infatti le statistiche parlano sì di un accordo, ma tale accordo, secondo gli stessi dati statunitensi, è solo nella più piccola parte informale, mentre per ben 7,3 milioni di casi si parla di “accordi legali”, il che significa che si ha già sentito un avvocato e si è già capito cosa si può ottenere e cosa invece si perderebbe in una causa: sapendo che i tribunali discriminano contro gli uomini, molti uomini rinunciano a chiedere giustizia in un tribunale. La situazione reale è stata ben descritta da quell’avvocata che tentò di far assolvere Clara Harris, che aveva ucciso il marito investendolo, sostenendo che non poteva essere colpevole perché in quanto donna aveva altri modi di distruggere il marito:

«L‘uomo ti tradisce? Gli fai quel che ogni moglie fa in questo paese: lo ripulisci e lo lasci al verde; gli prendi la casa, l’auto, i bambini… gli fai desiderare di essere morto» [1]

Formalmente sono conteggiati come accordi, ma nella sostanza sono bandiere bianche. Addirittura, alcuni uomini vengono falsamente accusati, e accettano le condizioni capestro pretese dalla ex mogli in cambio del ritiro delle denunce [2].
Formalmente sono conteggiati come accordi, ma nella sostanza sono estorsioni.

Inoltre, i dati statunitensi ci dicono che senza accordo vanno in causa 5,5 milioni di famiglie e solo 0,6 milioni si presentano a seguito di un accordo informale [3].

D’altra parte cosa potrà mai dire un legale, sapendo che anche nel caso di disaccordo le percentuali danno una maggioranza di affidamenti alla madre? Infatti, i dati francesi ci dicono che in caso di disaccordo il giudice fissa al 63% la residenza presso la madre e solo nel 24% dei casi presso il padre [4].

In questo senso, i dati che riportano una percentuale di richieste accolte come molto alta significano poco o nulla, dato che si riferiscono nella maggior parte dei casi a queste richieste “mediate” da discussioni con avvocati, e in molti altri – dati i lunghi tempi della giustizia – a quelle poche lotte legali intraprese che possono sì portare al risultato, ma molto spesso dopo svariati anni, quasi sempre quando ormai ne mancano uno o due alla maggiore età del figlio.

Inoltre, il pensiero che sembra voler emergere dalle affermazioni che stiamo contestando è quello del vedere la maggior parte dei padri come disinteressati ai figli o peggio ancora abusanti.  In questo senso, però, i dati sostengono un’altra opinione. Infatti, secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani Statunitense, il 46% dei maltrattamenti infantili sono imputati alle madri e solo il 18,6% al padre [5].

Abbiamo notato, dunque, come ancora una volta, tali critiche non abbiano alcun sostegno.

Note:

[1] Barbara Kay. Ideology trumps equality. National Post, Wednesday, June 21, 2006.
[2] Annamaria Bernardini de Pace. Divorzi difficili e menzogne. Quei papà-mostri costruiti a tavolino. Il Giornale, 27 giugno 2011.
[3] Timothy S. Grall. Custodial Mothers and Fathers and Their Child Support: 2001. U.S. Dept. of Commerce, Economics and Statistics Administration, U.S. Census Bureau (2003).
[4] Maud Guillonneau, Caroline Moreau. La résidence des enfants de parents séparés. De la demande des parents à la décision du juge. Exploitation des décisions définitives rendues par les juges aux affaires familiales au cours de la période comprise entre le 4 juin et le 15 juin 2012. MINISTERE DE LA JUSTICE, DIRECTION DES AFFAIRES CIVILES ET DU SCEAU, PÔLE D’EVALUATION DE LA JUSTICE CIVILE, Novembre 2013.
[5] U.S. Department of Health and Human Services, Administration on Children, Youth and Families. Child Maltreatment 2006 (Washington, DC: U.S. Government Printing Oice, 2008).

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