MRA/WRA che si occupano delle donne e Femministi/e che si occupano degli uomini

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La visione del mondo dei due movimenti è completamente diversa

Si può agire per i diritti delle donne ed essere MRA/WRA e si può agire per i diritti degli uomini ed essere femministi/e.

Una persona che lotta per i diritti delle donne, magari anche parlando SOLO dei diritti delle donne, ma riconoscendo (e ovviamente esprimendo tale riconoscimento) che:

  • il sistema tradizionalista è co-responsabilità di entrambi i sessi (uomini – tramite autorità formale -, donne – tramite potere informale come l’educazione dei figli, l’appello alla mascolinità e l’incitazione – ed entrambi – tramite influenza sociale, influenza sul marito/moglie, sulla famiglia e sulla propria nicchia di conoscenti);
  • il sistema opprimeva entrambi i sessi allo stesso modo PRIMA del femminismo (Bisessismo) e adesso, con 200 anni di focus solo sulle donne, opprime in misura maggiore gli uomini (essendo rimaste le corrispettive maschili non ancora risolte delle problematiche femminili già risolte + le corrispettive maschili ancora da risolvere delle problematiche femminili ancora da risolvere)
  • la violenza fisica, domestica e sessuale (nell’ambito maschile nel senso di “forzare a penetrare”, corrispettivo della “penetrazione subita forzata” femminile) sia effettuata in maniera paritetica tra uomini e donne (capendo che le statistiche ufficiali si basano su un dato biased, quello degli incarcerati, che non tiene conto del sessismo giuridico che porta gli uomini a essere più sospettati, arrestati, condannati, incarcerati se condannati, e ad avere pene più lunghe a parità di reato e circostanze)

… non è femminista! È WRA.
Anche se agisse solo per i diritti delle donne resterebbe WRA/MRA e non femminista, in quanto condividerebbe i presupposti teorici (Teoria del Bisessismo) del movimento MRA/WRA, totalmente in opposizione a quelli della Teoria del Patriarcato femminista.

Allo stesso modo una persona può occuparsi di diritti maschili come il congedo di paternità ma essere femminista anti-MRA.
Perché anche se magari vuoi il congedo di paternità, se lo chiedi per “aiutare le donne a essere assunte”, comunque contribuisci all’ambiente che vede l’uomo come mezzo e non come fine, che non lo identifica come vittima, alimenti il narcisismo conversazionale femminista e rafforzi l’idea che le questioni maschili siano “proiettili vaganti” che hanno colpito gli uomini solo per sbaglio ma che erano indirizzati originariamente alle donne.
Quindi anche se agisci per un diritto maschile, crei un ambiente che va a inficiare le successive lotte perché decostruisci una coscienza di genere maschile, declassando gli uomini dal ruolo di vittime del sistema dei ruoli a quello di carnefici o di beneficiari anche nei casi in cui sono loro a soffrirne.

[A.]

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