Cosa sono MRA e WRA?

Cosa sono MRA e WRA

MRA e WRA sono, secondo la nostra visione del mondo, le due branche dell’Antisessismo (o Egualitarismo di Genere). Esse si concentrano rispettivamente nella lotta al sessismo contro gli uomini (misandria) e al sessismo contro le donne (misoginia).

MRA sta per Men’s Rights Activist, “Attivista per i Diritti degli Uomini”. Definiamo tale chi lotta per i diritti maschili sulla base di un sistema di pensiero completo e coerente che prevede la presenza di un bisessismo storico (entrambi i sessi erano oppressi, in modo diverso ma con la stessa intensità) che si è poi tramutato in ginocentrismo istituzionale (gli uomini adesso hanno meno diritti rispetto alle donne) attraverso l’azione miope e unilaterale del femminismo.

WRA sta invece per Women’s Rights Activist, “Attivista per i Diritti delle Donne”. Definiamo tale chi agisce per i diritti femminili concordando però con la base teorica MRA (bisessismo storico e ginocentrismo istituzionale attuale) e appoggiando quindi anche le battaglie maschili, o quantomeno non ostacolandole. Analogamente, gli MRA appoggiano o non ostacolano l’azione per i diritti femminili quando essa avviene al di fuori della Teoria del Patriarcato (vedi spiegazione più in basso), ovvero quando tale azione è appunto WRA, e non femminismo. Una critica WRA agli elementi teorici e pratici dannosi del femminismo può mostrare al mondo un modo più costruttivo di approcciarsi ai diritti di genere, permettendo interscambi fluidi e contaminazioni positive nelle rispettive lotte. In questo senso l’azione WRA risulta estremamente funzionale, compensando in buona parte il fatto di per sé negativo del lottare per le donne in un periodo storico dove sarebbero gli uomini coloro che più hanno bisogno d’aiuto, e conciliando così tra loro molteplici esigenze di carattere personale ed etico.

MRA e WRA concordano ovviamente con la necessità di superare i ruoli di genere, e quindi si oppongono al tradizionalismo. I tradizionalisti (o “tradcon”, ovvero tradizionalisti-conservatori) non vogliono liberare gli uomini, ma tornare alla situazione bisessista del passato, ripristinando i ruoli di genere femminili e mantenendo in piedi quelli maschili.
Per un tradizionalista, la sacrificabilità maschile va bene, finché la società dice “grazie”, celebra la “mascolinità eroica” e non insulta gli uomini.
Anche gli MRA credono che gli uomini non debbano subire male-bashing, ma credono che non debbano essere nemmeno sacrificabili.

Infine, come abbiamo accennato, sia MRA che WRA condividono una base teorica che è in contrasto con quella femminista, e questo si riflette sulle loro azioni. Il femminismo, infatti, tende ad ignorare, sminuire o negare le questioni maschili, proprio perché si basa sulla Teoria del Patriarcato: secondo questa teoria, le donne in passato sarebbero state oppresse dagli uomini, e questo avrebbe giustificato l’azione unilaterale del femminismo per compensare questo “privilegio maschile”.
Ne deriva che difficilmente un femminista può riconoscere e appoggiare più di un paio di questioni maschili, poiché esse, provenendo quasi tutte indiscutibilmente dal passato, sono la prova dell’errore storico del femminismo stesso. Un MRA/WRA, invece, può tranquillamente appoggiare le questioni femminili ancora esistenti, poiché la loro esistenza non è in contrasto con alcuna teoria (il fatto che oggi gli uomini abbiano meno diritti rispetto alle donne non significa che le donne ce li abbiano tutti).

Teorie a confronto: Dominazione Maschile vs Bi-oppressione

La Teoria del Patriarcato in senso ampio, ovvero così come l’abbiamo descritta sopra, è anche detta Teoria della Dominazione Maschile. Essa è il risultato di tre diverse credenze, strettamente connesse tra loro:

  • Teoria del Privilegio Maschile;
  • Teoria della Dominazione Violenta;
  • Teoria del Patriarcato (in senso stretto).

La Teoria del Privilegio Maschile afferma che gli uomini non subiscano discriminazioni, o se le subiscono siano semplicemente un “fuoco di ritorno” dei loro privilegi, o peggio ancora “misoginia benevola”. Secondo questa teoria e secondo le femministe, le quali la appoggiano, gli uomini sarebbero discriminati solo quando si comportano in maniera considerata “femminile” dalla società. Esisterebbe dunque non un odio contro gli uomini ma un odio contro la femminilità e quindi le donne, anche quando espresso dagli uomini.
Gli MRA e le WRA rispondono a questa teoria mostrando in primis la realtà delle problematiche maschili, in secondo luogo dimostrando la loro esistenza già dagli albori della società, parlando dunque di Bisessismo al posto di Privilegio di un sesso o dell’altro, e infine spiegando che ogni sesso è discriminato quando non segue le regole imposte dal proprio ruolo di genere. Perciò gli uomini sono sì oppressi principalmente quando si comportano in maniera “femminile”, ma anche le donne sono oppresse principalmente quando si comportano in maniera “maschile”. Dunque o quest’ultimo caso è la prova che la società odia il maschile e quindi gli uomini, o non ha senso asserire che la società odi il femminile e le donne. La società, in sintesi, secondo MRA e WRA, odia tutti gli uomini e le donne che evadono dai rispettivi ruoli di genere.

La Teoria della Violenza di Genere o della Dominazione Violenta asserisce che gli uomini siano stati facilitati nel loro intento di opprimere le donne da una loro presunta maggiore indole violenta. Gli MRA e le WRA invece mettono in dubbio l’esistenza di una simile indole violenta tipicamente maschile, ritenendo che influenze biologicheinfluenze socio-ambientali siano abbastanza forti da causarla. MRA e WRA dunque sostengono che uomini e donne:

Gli MRA e le WRA ritengono che la maggior presenza di uomini tra gli incarcerati per crimini violenti sia spiegabile dal sessismo giuridico (ovvero la maggiore possibilità che, a parità di reato e circostanze, un uomo venga arrestato, incarcerato se colpevole e condannato a una pena più lunga o severa); dalla maggiore clemenza che si dimostra verso le autrici di crimini violenti di sesso femminile (viste come più deboli e quindi più innocenti) e dall’under-reporting delle vittime maschili di violenza femminile (ovvero il fatto che gli uomini tendano a denunciare o raccontare ciò che hanno subito solo molto raramente, per paura di non essere creduti o di essere derisi).

La Teoria del Patriarcato in senso stretto, infine, attribuisce la colpa delle discriminazioni di genere ai soli uomini, in quanto maggioranza dei governatori e dei regnanti durante tutta la storia umana. MRA e WRA, al contrario, asseriscono che il sesso dei regnanti sia poco rappresentativo del pensiero che li domina e che domina la società tutta: tale pensiero deriverebbe invece da un substrato culturale condiviso tra uomini e donne, che ambedue sostengono e alimentano.
Mentre gli uomini sostengono indubbiamente tale substrato culturale mediante l’autorità, le donne contribuiscono ad esso in misura uguale, grazie al potere informale, che molte volte è un tipo di potere per procura (o by proxy).
L’accezione antropologica di Patriarcato fa infatti riferimento all’autorità politica, ma c’è differenza tra autorità e potere. Riprendendo un famoso detto, se dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, anche dietro un meschino patriarca c’è una meschina donna. Entrambi esercitano potere, sebbene solo uno (l’uomo) abbia autorità formale. Il potere femminile è dunque un potere per procura, come quello delle incitatrici nelle faide di sangue, quello delle donne della campagna delle Piume Bianche nella Prima Guerra Mondiale, e quello delle coniugi che inviavano il marito ad accusare di stregoneria una compaesana a loro particolarmente sgradita.
Più genericamente, possiamo pensare a quello delle mogli dei governanti, a quello delle reggenti, e a quello delle madri (a cui veniva affidata l’educazione dei bambini) nella socializzazione dei figli e quindi anche nella trasmissione intergenerazionale dei ruoli di genere, così come nell’influenza politica (ad esempio Catone il Censore ci rivela come spesso i bambini nell’antica Roma, quando i mariti tendevano a non rivelare i particolari della vita politica alle mogli, presenziassero agli incontri del Senato, dando poi notizia alle madri di tutto ciò che avevano appreso, e queste, venute a conoscenza dell’attività politica che si era appena svolta, cercavano di convincere il marito a intraprendere questa o quell’altra scelta nella successiva seduta, oppure si prestavano direttamente a proteste di vario tipo).
Per MRA e WRA non è dunque mai esistito un Patriarcato che imponesse i ruoli di genere, ma un contributo maschile tramite l’autorità e un contributo femminile tramite potere informale o per procura.

Per riassumere, MRA e WRA sostituiscono la Teoria della Dominazione Maschile con la Teoria della Bi-oppressione (o del Bisessismo, in senso ampio), e quindi rispettivamente:

  • La Teoria del Privilegio Maschile con la Teoria del Bisessismo (in senso stretto);
  • La Teoria della Dominazione Violenta o della Violenza di Genere con la Teoria della Simmetria di Genere;
  • La Teoria del Patriarcato (in senso stretto) con la Teoria dell’Autorità Maschile e del Potere per Procura Femminile.
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